Il pregio della lettura

Scrivo con una certa regolarità da circa 15 anni; spartiacque tra il pensare di farlo e il farlo la morte di mia mamma alla quale dedicai nel 2008 C’era una volta l’ostetrica condotta, cui seguirono altre undici opere, la maggior parte stampate in tipografia, alcune edite. In una occasione, forse due avrei potuto partecipare come autrice al Salone del Libro di Torino… previo esborso di una quota che non era irrisoria. Perciò rifiutai, anche perché le spese dell’eventuale soggiorno sarebbero state a mio carico. Non so se la modalità per accedere oggi all’importante ‘mercato’ del libro sia cambiata. Dubito che sarei diventata famosa, cosa che non mi interessa. Può darsi che avrei venduto qualche copia in più delle mie creature letterarie che adesso mi ingombrano casa (ma sono anche reperibili su Amazon). Il punto dolente è un altro: chi frequenta il Salone del Libro è veramente interessato alla lettura? Pare che 6 italiani su 10 non lo sia, sconfortante, se è vero! Qual è lo spirito di chi ci va? Leggo a pag.10 de IL CORRIERE l’articolo “Salone del libro, blitz anti Roccella”, Ministro per la Famiglia che intendeva presentare la sua opera Una famiglia radicale, ma le è stato impedito ed è stata contestata. Con lei sul palco c’era Annamaria Bernardini de Pace, 75 anni, esperta di diritto di famiglia che senza peli sulla lingua definisce i contestatori: “arroganti, alla loro età ero più colta”. Se considero l’età degli attivisti e quella del famoso avvocato, compresa la mia poco distante, deduco che l’aria si è fatta pesante per promuovere serenamente la cultura, in qualunque ambito si esprima. Addio Salone di Torino per me, cercherò altre strade per promuovermi. Dopo (titolo di una mia poesia) lascerò le mie opere invendute in eredità a chi vorrà leggerle.

Composizioni a sei mani

Sarebbe doloroso parlare ancora dell’alluvione, argomento che temo ci terrà compagnia per molto. Penso ai ragazzi che spalano e cantano: invidio cordialmente la loro energia e la voglia di fare squadra. Per distrarmi, senza scordare la pesante attualità, penso a qualcosa che mi risollevi il morale: la mia piccola squadra di scrittrici, con le quali a breve partirà un blog letterario che è stato ‘battezzato’ Verba Nostra, ad indicare che l’idea è partita dal mio blog Verba Mea. Per ora le presento, dalla più grande alla più giovane, poi ognuna lo farà di suo pugno: Francesca, Ada (me), Sara, Valentina, Veronica ed Elisa. Sara è stata per un anno mia vicina di casa e compagna di giochi di mio figlio, che da adulto mi ha presentato Valentina ed Elisa, entrate tra i miei contatti speciali. Veronica è una giovane e dolce collega che conosco da poco. Ho scoperto che Francesca, mia paesana, appena può scrive di getto come me. Tutte e sei abbiamo partecipato al Concorso Letterario “Città di Vittorio Veneto”, ricevendo lo scorso 8 marzo una menzione speciale come Gruppo Pensieri Poetici Asolano. Da cosa nasce cosa…e tra poco nascerà il nostro blog, uno spazio per pubblicare le reciproche opere, con il desiderio di condividere pensieri ed emozioni. Infatti, la cosa che mi dà soddisfazione è aver trovato e frequentare persone che amano scrivere, disposte a far circolare il frutto del loro ingegno, intanto tra di noi e poi magari connettendosi con lettori e/o commentatori interessati a seguirci. Le nostre saranno ‘Composizioni a sei mani’, di un gruppo online di autrici, che però si conoscono e si frequentano anche in carne e ossa. Un bouquet di sei fiori sarà la nostra copertina. A proposito di fiori, stamattina mi è arrivata la foto di una calla che si sta aprendo: un’immagine bellissima, evocativa di qualunque inizio e adatta a sintetizzare l’impresa letteraria che si sta formando. Grazie ad Aletta che me l’ha inviata e grazie alle amiche scrittrici di viaggiare con me nello spazio letterario.

Benedetta gioventù

Li chiamano Gli angeli del fango: l’accostamento ci sta, perché sono giovani, belli, forti e spalano fango dalle zone alluvionate dell’Emilia Romagna mentre dovrebbero essere a lezione da qualche parte, in facoltà oppure alle superiori…se non fosse successo quel cataclisma che è successo. L’espressione era stata creata in riferimento ai volontari, di cui molti giovani che erano accorsi a Firenze per l’alluvione del 4 novembre 1966 per cercare di salvare più opere d’arte possibile. Storia vecchia che si ripete. Anche l’espressione torna ad essere usata. Di bello c’è la presenza di tanti ragazzi che si ingegnano a dare una mano: con guanti e stivali si passano i secchi d’acqua per liberare gli scantinati allagati. Si meriterebbero dei buoni studio speciali o anche una laurea honoris causa in dottorato civico. Sono divisa tra l’ammirazione verso le migliaia di persone, giovani e meno giovani accorse sulla scena del disastro annunciato e lo sdegno per la cecità o miopia usate nel considerare la fragilità del territorio dell’Appennino. Vedere per televisione frane che piombano sulla strada e auto sommerse – anzi immerse – nel fiume tracimato sembra inverosimile, in una nazione ritenuta civile. Ho visto persone in acqua col gatto nel trasportino e ho seguito la storia dell’allevatore Sauro che non è riuscito a salvare la moglie Marinella che voleva salvare l’asina. Ogni mattina c’è un aggiornamento delle vittime, per lo più anziani che volevano mettere in salvo gli animali. Ad oggi sono 14, le persone portate via dal flagello abbattutosi sulla regione. Migliaia gli sfollati. Tristezza e rabbia si fondono. Durante il notiziario delle tredici, sento che i giovani con secchi e badili, ogni tanto si fermano e cantano, strappando sorrisi e lacrime di commozione. Benedetta gioventù!

Piogge tropicali sull’Emilia Romagna

“Dall’estremo all’inaudito” sono le parole del meteorologo Filippo Thiery, volto Rai di ‘Geo” riguardo il disastro successo in Emilia Romagna in un paio di settimane. L’ allerta rossa era giustificata: 23 comuni allagati, 14 fiumi esondati, comunicazioni in tilt, 9 vittime finora. Martedì pomeriggio Manuel, il mio assistente tecnico-informatico, studente di ingegneria elettronica a Cesena mi invia un breve video, giratogli da altri dove si vede di spalle un tipo condurre la bicicletta in mezzo a un lago d’acqua marrone che gli arriva alla cintola: quasi ‘comico’ se non fosse vero. Chissà dove tentava di andare, e il peggio doveva ancora arrivare. Manuel è domiciliato in una zona alta della città, risparmiata dall’alluvione, comunque non può spostarsi e non sa se potrà rientrare a casa per il fine settimana. Segue le lezioni online, anzi no perché sono state sospese. Sono desolata di constatare quanto sia precaria la situazione. Nell’emergenza c’è un grande concorso di aiuti e di forze da molte parti, tuttavia il degrado ambientale e l’innalzamento climatico denunciano la sottovalutazione delle problematiche ambientali connesse. Tutti sappiamo che l’Italia è ‘ballerina’, però avere rinviato la messa in sicurezza del territorio sta portando i nodi al pettine. Esemplare la vignetta a pag. 23 del quotidiano IL GAZZETTINO odierno, dove a chi chiede: “E il piano contro il dissesto?” l’altro risponde: “Fa acqua da tutte le parti”. È risaputo che siamo bravi nell’emergenza, ma difettosi nella prevenzione. Dovremo convivere con questo tipo di cataclismi, indietro non si torna. Si annuncia un’estate più torrida della precedente e questo aumenta il livello dell’ansia. Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare durante un’intervista dice che dobbiamo prepararci a questi eventi, per cui è sensato chiedersi non se avverranno ma quando avverranno. Rimbocchiamoci le maniche.

Argomento tabu

A ridosso del pranzo, mi capita di sentire su Rai3 per Quante Storie una breve intervista a Michela Murgia, di cui in questi giorni si fa un gran parlare. Era successo anche sabato sera, quando Gramellini ha informato che sarà sua ospite durante la trasmissione LE PAROLE. Qualcosa sapevo di questa scrittrice 50enne sarda, che aveva vinto il premio Campiello nel 2010 con il libro “Accabadora”. Ora per Mondadori è appena uscito “Tre Ciotole, storie da usare come rituali”, una raccolta di racconti. Una decina di giorni fa, in una lunga intervista al Corriere, lei stessa ha dato la notizia-bomba di essere affetta da carcinoma renale in fase avanzata. Scelta legittima, tanto quanto quella di tacere. Leggo diverse opinioni al riguardo e penso al brivido che provai quando sentii la notizia della morte di Fabrizio Frizzi, visto giorni prima in tivù a condurre l’amata trasmissione con il pubblico. Legittima anche la sua scelta di discrezione e silenzio. Immagino che parlare di un grave problema sanitario richieda grande coraggio, specie in un’epoca dove prevale l’immagine. La scrittrice si mostra con un bizzarro copricapo colorato che nasconde la perdita dei capelli a causa delle cure oncologiche, ha il viso gonfio e un velo di malinconia nello sguardo. È una persona provata che lotta contro la malattia e coraggiosamente ne parla, sdoganando il tabù del fine vita. Mi auguro che in questo difficile percorso sia sostenuta da persone di cuore e di scienza, come lei stessa sottolinea in riferimento al suo terapeuta. Ammiro la sua forza, ma non credo che mi esporrei come lei perché ritengo la sofferenza una faccenda privata, alla stregua dell’amore. Comunque offre una lettura innovativa della gestione della malattia. Seguirò il suo caso e le auguro di tenere duro.

Pomeriggio di sole

Meteorologicanente parlando, oggi è l’incontrario di ieri. Era previsto, e mi dispiace perché ho bisogno di caldo e di luce. Maggio finora è una delusione, sembra la personificazione di certi comportamenti umani contraddittori, di chi fa il bello e il brutto tempo. Comunque andiamo avanti, anzi torno indietro, a ieri quando ho trascorso diverso tempo all’aperto. Per comprendere con quanta soddisfazione, recupero ‘l’appello delle emozioni’ usato a scuola, prima di avviare la lezione di italiano, storia/cittadinanza o geografia che fosse. In pratica, l’alunno interpellato, accanto al ‘presente’ doveva comunicare il suo umore, in base a una scala che andava da 0 a 10, motivando a sua discrezione il punteggio. Le risposte mi servivano per ridimensionare l’atmosfera della classe, introducendo eventualmente qualche variante al programma. Direi che ha funzionato per il gruppo; ora torna utile anche a me ripropormelo. Perciò ho valutato con un bel nove il lungo pomeriggio di ieri, trascorso ieri all’aperto. Spiego a fare cosa: ho messo in vaso due piantine di pomodori (altre otto sono in terra), tre di prezzemolo, una di basilico speciale, trasferito in un vaso più grande la salvia (ma ne ho dell’altra in terra, perché questa pianta mi piace molto), spuntato l’erba cipollina…e soprattutto sono riuscita a mettere in moto la tosaerba elettrica, dando una ripassatina al giardino, in precedenza riordinato da Reginaldo con il tagliabordi e la vecchia tosaerba, che solo lui riesce ad avviare, tirando il filo per l’accensione. Quella ‘nuova’ si avvia, premendo un pulsante…ma dopo la pausa invernale non è scontato. Infatti prima di partire ha gracchiato un po’, ma alla fine sbuffando si è mossa (beh, anche questo attrezzo merita una personificazione, che potrei riferire a me stessa). Dopo un paio d’ore di giardinaggio ero accaldata e pure affamata. Ma avevo pensato a prepararmi per tempo la cena: seppioline ripiene gratinate, con zucchine al forno. È bastato impostare il tempo di cottura e verso le 19.30 ho cenato soddisfatta.

Bandiere Blu

Sarà che la primavera arranca, sarà che desidero rivedere il mare, ma è una soddisfazione leggere che in Veneto sono state premiate le spiagge di: Bibione, Caorle, Eraclea, Jesolo, Cavallino Treporti, Lido di Venezia, Sottomarina (in provincia di Venezia), Rosolina e Porto Tolle (in provincia di Rovigo). Sono state confermate anche le Bandiere Blu a Grado (Gorizia) e Lignano Sabbiadoro (Udine). Per ottenere il riconoscimento di Bandiera Bluh bisogna soddisfare 32 requisiti, tra cui spiccano ‘qualità delle acque e dei servizi’. Bene, sono contenta che la mia regione e quella confinante offrano tanto ben di Dio. Non vedo l’ora di fare una puntatina a Caorle oppure Bibione, in compagnia di Lucia e Adriana. Neanche farlo a posta, stamattina appena alzata, dalla radio di mamma che accendo prima di scendere in cucina sento la canzone di Tiziano Ferro ‘Destinazione Mare’, uscita il 5 maggio, potenziale tormentone estivo. Del testo, gradevole faccio miei i versi: ‘Ho chiuso la vita invernale/do fiducia alla nuova stagione/che tarda ad arrivare./Non smetto mai/non smetto mai di sperare/destinazione mare/. Anche il video su YouTube che accompagna il testo non è male. Credo che il prodotto abbia intercettato bene il desiderio di molte persone di liberarsi da pesi e frustrazioni accumulati durante il lungo inverno. Non sono una critica e il mio parere è frutto di un’intuizione. Di sicuro il mare a me piace molto, specie nella versione ‘selvaggia’, magari visitato da un branco di cavalli sulla battigia, come mi capitò di vedere diversi anni fa. Per me simboleggia la vastità, il movimento, la carezza delle onde sulle caviglie, l’incontro con l’immensità. Gli ho dedicato la poesia Corteggiamento del mare nella raccolta Natura d’oro, disponibile su Amazon. Per rimanere in tema letterario, il mare per me è un racconto avvincente, senza fine.

Mamme e uccelli migratori

Domenica 14 maggio, festa della mamma e giornata mondiale degli uccelli migratori: l’associazione mi piace, perciò provo a dire qualcosa di sensato al riguardo. Intanto auguri alle mamme della mia rete amicale: Lucia, Marcella, Marta1 e Marta2, Serapia, Francesca, Vilma, Antonietta, Valentina1 e Valentina 2, Paola… e auguri a chi mamma lo è nello spirito. Sul ruolo di mamma avrei così tanto da dire, che ci sto scrivendo un romanzo. È troppo edulcorato dalla pubblicità e poco sostenuto nelle necessità, distribuite a tempo indeterminato. Inoltre la mamma fa sovente da capro espiatorio se il figlio sgarra e/o si comporta male. La figura del padre ‘che lavora’ è meno coinvolta nell’educazione. Insomma, mamma multitasking sempre! Nel mondo animale la cura della prole è limitata nel tempo e questo dovrebbe suggerirci qualcosa. Anche le mamme hanno bisogno di deporre il carico e fare come gli uccelli migratori: girare pagina e impegnare le energie altrove. Conosco persone che si sono calate nei panni di ‘mamma della mamma’ dei nipoti, raddoppiando le fatiche e gli impegni, il che mi sembra onestamente esagerato. Salvo che la mamma impegnata a oltranza non stia bene nei panni della super mamma. Io sono pienamente appagata del ruolo di mamma in pensione, nel senso che non sono più in servizio attivo come genitore e ringrazio mio figlio, ora adulto di avermi restituito del tempo per fare ciò che mi piace. Ovviamente resto a disposizione per sostenere il legame parentale, con reciproco benessere, ma senza ‘ricatti affettivi’, a volte addotti perché fanno comodo a una delle parti. La libertà è una grande cosa, anche quella affettiva. Credo me l’abbia trasmessa mia mamma, donna battagliera, mancata nel 2007, cui va il mio pensiero oggi. I suoi profumatissimi garofani bianchi sono sbocciati stamattina, una presenza discreta e costante.

Vecchiaia attiva

Mi è proprio simpatico Bruno, il 94enne che a Milano ha sventato un tentativo di stupro ai danni di una condomina. Lo leggo sul quotidiano la mattina e vedo in tivù il servizio che lo riguarda alla sera: un anziano in salute e sveglio che non si perde d’animo e tiene in scacco il malintenzionato con una pistola a salve, fino all’arrivo dei Carabinieri. È successo lunedì mattina quando un giovane extracomunitario è riuscito a entrare nel palazzo in centro, zona Washington e a infilarsi nell’appartamento della dottoressa sua vicina, alle cui grida di aiuto è subito accorso. Quando gli viene chiesto se si sente un eroe, nega e risponde: “Dovevo fare qualcosa”. Come vorrei averlo un nonno così, che si aggira per casa con disinvoltura, fa la spesa da solo e guida l’automobile. Un esempio di vecchiaia attiva e generosa. Oltretutto credo sia solo: in un periodo in cui si parla della solitudine come di una nuova pandemia, il signor Bruno è un esempio in controtendenza che fa ben sperare. Nonostante l’età avanzata, non si è girato dall’altra parte ed è intervenuto, a suo rischio e pericolo. Non mi sorprende che il palazzo dove vive lo consideri un eroe e che il suo coraggioso intervento sia balzato in cronaca. Alla faccia di chi crede che gli anziani non siano più utili. Vero che dipende dalle condizioni psico-fisiche, che per molti sono impedienti. La salute per me è bene primario quanto la libertà: vale la pena prendersene cura da giovani, allenandosi a star bene e facendo del bene, come sosteneva “La decana dei presidi trevigiani”, Adele Fava Biasi, mancata a 102 anni, protagonista del post di giovedì. Senza volerlo, faccio le mie riflessioni su un uomo e una donna anziani, senza distinzione di genere perché la generosità è neutra, spazia ovunque e non conosce limiti di età.

L’ultimo tratto del viaggio

Giovedì penso di andare in biblioteca, anziché al bar che è piccolo e immagino affollato. Biblioteca chiusa, causa maltempo! Quindi rimedio col bar, dove Antonella, la titolare è totalmente afona: l’abbassamento di temperatura non risparmia nessuno. Chissà come ha fatto la signora Adele Fava Biasi ad arrivare fino a 102 anni… anzi lo dice lei stessa, attraverso le parole della figlia Lorenza: “Il segreto per vivere a lungo è tenere allenata la mente, esercitare la memoria e la fantasia”. Lo leggo sul quotidiano che le riserva l’articolo “La decana dei presidi trevigiani”. Nata a Oderzo nel 1920, laureatasi in Lettere classiche alla Cattolica di Milano, insegnante di Italiano e Latino per oltre vent’anni e poi reggente scolastica per altrettanti. Madre di tre figlie: Lorenza, Maria e Raffaella. Certo la signora avrà avuto un gran daffare tra casa e scuola. Un faro di riferimento in versione femminile (l’allusione è riferita al mio penultimo romanzo Il Faro e la Luce, dedicato al mio professore di Liceo, disponibile su Amazon). Per il lavoro svolto a scuola, la considero una collega che riteneva l’allenamento mentale una pratica conservativa dell’intelletto, la luce della mente. Mi sarebbe piaciuto conoscerla. È risaputo che ho grande stima dei vecchi lucidi e sereni, come Camilla mancata a 97 anni, cui avevo dedicato la poesia Longevità. Data la mia età non più evergreen, ne consegue che anch’io mi pongo delle domande riguardo l’ultimo tratto del viaggio. La risposta nei seguenti versi: Vorrei invecchiare come te,/che parli del passato senza nostalgia/e del futuro in modo incoraggiante./Vorrei invecchiare come te,/che ti commuovi per un fiore,/un prato e un cielo stellato./Bene, i modelli non mancano. Avanti tutta!