Nel quotidiano locale un titolo cattura il mio interesse, perché contiene la parola “garden”, a me cara sia per il significato “giardino”, sia perché in un lontano passato, non del tutto archiviato sono stata una frequentatrice dell’omonima sala da ballo, al Ponte della Priula a Susegana. Nell’articolo si parla del ballo di gruppo di un centinaio di persone, in barba al divieto di assembramento. Qualcuno ha filmato l’evento, che è approdato alla stampa ed è finito in cronaca, mi verrebbe da definire rosa, se non fossimo in piena pandemia. Indaga il prefetto. Al di là dell’episodio, che non sarà l’ultimo di tal genere, mi pongo due domande:1) Quanto costa obbedire alle regole? 2) Quanto vale la vita degli altri? Alla prima rispondo molto, in rapporto anche alla vita sociale di ogni persona, più o meno intensa. Per la seconda mi soccorre l’art. 32 della Costituzione Italiana, tante volte citato a scuola, che definisce la Salute un bene individuale e collettivo. Come dire che nessun uomo è un’isola. Ora come allora, percepisco che la dimensione civica è carente e bisognerebbe dare molto più spazio, tra le materie scolastiche, alla Educazione Civica, aggettivo che riguarda appunto il cittadino, civis in latino. Negli ultimi decenni i programmi si sono ampliati a dismisura, accogliendo novità didattiche sacrosante, ma trascurandone altre, a torto ritenute “superate”. Con le conseguenze deludenti che conosciamo riguardo al bel parlare, ma anche a livello relazionale. Inoltre sono stati aboliti tutti i riti di passaggio che introducevano all’età adulta. Lungi da me fare una lezioncina facile sul rispetto delle regole, che costano parecchio anche alla sottoscritta, ex ballerina provetta. Adesso che sono “in quiescenza”, ascolto la musica a gambe ferme, lasciando i pensieri volteggiare a briglia sciolta.
Ospiti graditi
Non sono una brava donna di casa. Ma ogni tanto devo sbrigare qualche faccenda domestica, come ieri quando, approfittando di uno sprazzo di sole decido di pulire il pavimento alla veneziana della zona giorno, ormai terreno del vecchio cane Astro. Metto nel secchio un detersivo “Fiori di lavanda”, tanto per restare in tema floreale. In studio, la mia stanza prediletta, ho il pavimento a parquet che merita altro trattamento igienico. Ma, già che ci sono allungo il mocio anche là, tanto per dare una passata. Quando occupo la stanza di sera, sento un gradevole profumo di fiori, che attribuisco alla recente pulizia. La sensazione si ripete, ogni volta che entro in studio. Stamattina si svela il mistero: avevo dimenticato in un angolo un cestino con tre bulbi di giacinto, comperati circa 15 gg fa e ancora indietro nella fioritura. Appoggiati sulla cyclette vicino al termosifone hanno trovato il posto ideale per svilupparsi e sbocciare: uno rosa, uno blu e uno bianco che diffondono una fragranza intensa e penetrante. Mi sono stupita e rallegrata, come se avessi ricevuto in visita degli ospiti graditi e inaspettati. Adesso li ho trasferiti in cucina, quali diffusori di aroma naturale, oltre che di bellezza. Anche oggi la natura mi ha fatto una bella sorpresa!
Distanziamento
Domenica di metà Novembre, ore 9: silenzio innaturale, che si menziona nella bella canzone VITA MERAVIGLIOSA di Diodato. Ma non percepisco nulla di meraviglioso, forse arriverà dopo. Non cantano nemmeno i canarini del vicino, anche se c’è il sole. Per sentire una voce accendo la radio e aspetto di sentire i primi messaggi sul tablet, pochi, ma costanti e rassicuranti. Il paese sembra sepolto sotto la coltre della prudenza e del distanziamento sociale: corretto, ma non usuale. Tre mesi fa era Ferragosto e qualcuno si è divertito troppo, pensando che l’avessimo scampata… mi auguro che a Natale i festeggiamenti saranno contenuti. Del resto sono piuttosto schiva ai cenoni e alle rimpatriate forzate; farò di necessità virtù, come dice san Girolamo. Se qualcosa di positivo lascerà questo terribile anno, sarà da cercare nella condivisione delle limitazioni e del disagio, che ci renderanno più essenziali. Sempre che la memoria breve non abbia il sopravvento. Personalmente mi impongo di essere positiva, perché sono in salute e non mi manca niente di materiale. Certo risento del distanziamento sociale: niente mostra del libro, niente cinema, niente incontri culturali… niente di niente fino al prossimo dpcm, incrociando le dita. È già un miracolo che il Veneto si mantenga in fascia gialla! Non intendo contribuire all’inquinamento dei numeri. Perciò mi mordo le dita e cerco di distrarmi da sola, consapevole che sono in compagnia di milioni di Italiani. Ma non me la sento di avallare, in questa circostanza, il proverbio “Mal comune mezzo gaudio” perché il godimento è fuori discussione. Ciò detto, buona domenica a tutti!
Hotel covid
Non ho memoria di aver vissuto vacanze memorabili, né per spirito avventuroso né per mezzi economici, entrambi carenti. Sarò stata in hotel tre-quattro volte, d’estate al mare quando non trovavo disponibilità in altre strutture. Parlo di oltre trent’anni fa, prima della nascita di mio figlio. Già la parola hotel evoca qualcosa di estraneo, più consono al cinema e ad abitudini non mediterranee. La sento nominare oggi durante il telegiornale, per informare che sono stati attrezzati degli ambienti per ospitare persone affette da covid che non rientrano in famiglia, per evitare di contagiare i familiari. Mi sembra una buona idea, peraltro confermata dal quotidiano letto poco prima, dove apprendo che la vita, in questi hotel covid è tutt’altro che vacanziera. Per farsi un’idea, vietato uscire dalla propria stanza, pena non poterci più rientrare. Pasti consegnati sull’uscio dove vengono ritirati gli avanzi… vita da clausura, incrociando le dita nell’attesa che la quarantena passi veloce e che il tampone risulti negativo. Pare che ci sia una grande richiesta di questa possibilità abitativa, ovviamente non gratis, presumibilmente con il contributo sanitario. Ecco, l’alone di godereccio che ammantava la parola straniera hotel, è scemato del tutto. Dubito che farò vacanze nel prossimo futuro fuori casa, anche perché non mi separo volentieri dai miei conviventi animali. Se mi capitasse, una stanza d’albergo andrebbe più che bene, potendo entrare e uscire a mia discrezione. Con l’augurio che tutti possano godere a breve di tale libertà.
La città delle sirene
Sono stata a Venezia poche volte: la prima da ragazza, in una mattina nebbiosa in cui mi sembrò una città da favola; successivamente da insegnante in gita di istruzione con la mia classe, con il percorso di visita studiato a tavolino e perciò piuttosto “inquadrata”. Nel 2006 feci una crociera con mamma, con partenza da Venezia per la Grecia, che ricordo volentieri perché fu l’ultimo viaggio insieme, prima che se ne andasse. A conti fatti, ho vissuto la città da turista frettolosa, mettendo a margine i suoi problemi, emersi in pieno dalla visione del documentario LA CITTÀ DELLE SIRENE, di Giovanni Pellegrini, in onda ieri sera sul canale Youtube di Ginko Film, dalle 18 alle 24. Ammetto che sono stati 50 minuti angoscianti sulla “AQUA GRANDA 2019”, raccontati con tono asciutto dal giovane regista veneziano che ha documentato la settimana successiva all’alluvione. La domanda che si fa “Cosa ne sarà del nostro mondo, se l’acqua dovesse alzarsi di cinque metri?” lascia sgomenti e senza risposta. Finora la soluzione attesa dal Mose è da venire, mentre sono aumentati i conflitti – e le ruberie – per la gestione del problema. Una persona intervistata ricorda “l’acqua fredda freddissima… il divano che galleggiava”; un prete si rammarica che “il sale corrode il marmo del pavimento”, mentre un altro signore evidenzia “la sensazione di violenza e impotenza” provocata dalla marea, giunta a 1 metro e 87! Personalmente ho provato desolazione nel vedere libri e stampe galleggiare, come creature annegate. Non mi dilungo, per lasciare spazio alla curiosità di andare a documentarsi di persona e di sensibilizzarsi su un problema ambientale che ci tocca da vicino. Un cenno al titolo, accattivante perché fa pensare alle leggiadre figure mitologiche. Ma anche alle conturbanti sirene di allarme che annunciano l’onda alta. Venezia, gioiello mondiale, city of sirens, città da ammirare. Ma anche da salvare!
Fiori, eredità del paradiso
Mercato locale sottotono, meno gente del solito. Ho comperato bulbi di giacinti che metterò in acqua, perché mi piace osservarne la trasformazione, lenta ed avvolgente che mi regalerà profumatissimi fiori a Natale. Durante il breve percorso per raggiungere la piazza, ho sentito e apprezzato le voci dei bimbi del vicino Nido e ho pensato alla frase attribuita a Dante, per cui fiori bambini e stelle sono tre cose rimasteci del paradiso. E ho ritenuto che ho due buoni motivi per pensare positivo. Ho sostato al bar per leggermi il quotidiano, e quando sono uscita gli studenti delle medie stavano allegramente vociando in cortile: meno male, mi sono detta, per loro funziona ancora la didattica in presenza, chissà che duri… chissà come avrei affrontato l’insegnamento in questo doloroso periodo. Le colleghe in servizio mi aggiornano e non le invidio per la marea di difficoltà che devono affrontare ogni giorno, per contenere i danni da contagio. Penso anche al disagio dei genitori degli allievi, sempre col fiato sul collo. La solidarietà per la categoria è scontata, dato che in ambito scolastico ho profuso le mie energie per oltre trent’anni, ma non scordo nessuno di quanti lavorano in prima linea, e nemmeno chi è costretto a casa perché ha perso il lavoro. Mi aggrappo alla speranza che la pandemia finalmente rallenti, che da qualche parte arrivino buone notizie e che si possa tornare ad abbracciarci senza timore.
Progetto “Felicità”
Leggo sul quotidiano locale riguardo la curiosa ed apprezzabile iniziativa del Comune di Pieve del Grappa, per attivare iniziative volte al benessere dei cittadini residenti, dai 12 anni in su, tramite un questionario. Il progetto “Felicità” è stato presentato alla Regione Veneto, che l’ha finanziato. Il questionario va compilato e restituito entro il 20 novembre 2020. Io abito a Castelcucco, paese confinante e l’iniziativa non mi riguarda materialmente, ma la ricerca della felicità sì, eccome. Se ricordo bene, già nella Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio 1776 un articolo recita che “A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla felicità”. Di recente ho letto INCHIESTA SULLA FELICITÀ, di Gianni Bisiach, Rizzoli, 1987, lettura interessante ma non risolutiva, nel senso che le centinaia di persone intervistate hanno espresso la loro personale convinzione, senza ovviamente fornire ricette. Plausibile che anch’io mi sia interrogata e data una risposta, o meglio più risposte, in relazione a parametri quali salute, libertà, ambiente, relazioni, benessere economico… che fanno da contenitori della felicità. Volendo stringere, per me la felicità assomiglia molto alla serenità, obiettivo agognato e ostacolato parecchio dalla pandemia attuale. Può darsi che chi conduce vita di clausura abbia raggiunto il distacco per elevarsi sopra le umane debolezze e goda dell’armonia generatrice di felicità. Oggi è san Martino, che seppe privarsi del superfluo per darlo al povero. È pure una bella giornata di sole. Il progetto “Felicità” è comunque stimolante. Due più due fa quattro. Speriamo…
Estate di san Martino
Non è che abbia una grande confidenza con i santi, ma quello di domani 11 Novembre mi ricorda qualcosa di piacevole: in un borgo vicino, a Castelcies di Cavaso del Tomba, in zona panoramica si festeggiava il santo di Tours, con celebrazioni nella omonima bimillenaria chiesetta (considerata il documento più antico del trevigiano, datato secondo secolo avanti Cristo) e con ristoro sotto il tendone, allestito per l’occasione. L’ affluenza di pubblico era notevole, per l’affezione al santo che donò il mantello al povero, ma anche per lo spettacolo della natura, vestita dei colori autunnali. Per fortuna, la natura non si smentisce e domani come oggi sarà una giornata con temperatura gradevole e spettacolo per gli occhi. Peccato che dovremo godercelo in solitaria, senza corsa coi sacchi, senza profumo di braciole, senza scambio di sorrisi e confidenze. La mia amica Norina, per anni attivissima nel servizio durante la consumazione, quest’anno si riposerà, ma sono sicura che avrebbe preferito altrimenti, come tutti i volontari coinvolti nella realizzazione dell’evento, che richiamava visitatori non solo dai paesi confinanti. Un’aria di mestizia gravita sul borgo e anche attorno alla chiesetta, un gioiello incastonato nella natura. Come tutti, mi auguro che i festeggiamenti torneranno in auge l’anno prossimo e torneremo ad apprezzare il piacere di stare insieme. Magari con un occhio più attento alle cose che contano davvero.
Come è profondo il mar(l)e
Leggo in mattinata che la campionessa paralimpica di nuoto Giusy Barraco ha subito il furto della carrozzina che per lei corrisponde alle gambe e mi viene da parafrasare il brano di Lucio Dalla COME È PROFONDO IL MARE in Come è profondo il male! Ma cosa se ne faranno mai i ladri di una carrozzina per disabili? La ricicleranno al mercato nero? Può essere che sia ingenua, oppure svampita a causa dell’età non più green, o entrambe le cose, ma non riesco a concepire una speculazione su un argomentazione di per sé doloroso. Immagino che l’autore/gli autori del furto abbiano una madre, una sorella, una figlia… oppure le avranno avute, con le gambe efficienti oppure chissà! La vittima del furto, che è un’artista e ha imparato a convivere con il suo limite, riuscirà di certo a rimediare alla sottrazione fraudolenta del suo mezzo locomotore. Però non si spiega ciò che sta dietro il furto, salvo ricorrere a una mente malata, per cui sarebbe salutare una sostituzione. Mi sovviene una domanda di mio figlio alla tenera età di cinque anni, quando, sentendo parlare di trapianti in televisione, mi chiese se era possibile… il trapianto di anima! Non mi ricordo esattamente cosa gli risposi. Certo mi stupì la richiesta, che tuttora trovo interessante. Ora come allora non mi viene null’altro come risposta di un accorato: Magari!
Nuovo Presidente Americano
L’ America ha il nuovo presidente: auguri a lui e al suo vice, finalmente una donna! Non mi occupo di politica, vado ad intuizione più che a documentazione, ma il presidente uscente che scalpita per non cedere lo scranno proprio non mi piace. Neanche prima, veramente, per la mancanza delle qualità che reputo debba avere un buon politico. Trattandosi poi dell’uomo più potente della terra… Se ne sono accorti molti Americani (anche se meno del previsto) che bisognava girare pagina. Del nuovo eletto, so che è stato visitato molto dalla sfortuna e questo suppongo sia una garanzia per non fare del male alla comunità che si appresta a governare. In ogni caso, la faccenda ci riguarda, per la politica estera e non solo. Mi ricordo che a scuola, dopo la rielezione di Obama diversi alunni avevano svolto un compito in classe, per esprimere simpatia all’inquilino della Casa Bianca, che a mio dire ha operato dignitosamente e continua a godere di stima. Il neo eletto aveva lavorato con lui, e anche questo non è un dettaglio da poco. Mi sovviene una massima di Leonardo da Vinci: I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Siccome l’argomento è tosto, mi affido al suo geniale pensiero. Ogni nazione ha problemi da risolvere a casa propria, ma quest’anno tormentoso ne ha distribuito a piene mani uno comune a tutti, che ci auguriamo venga affrontato e risolto con una strategia condivisa. Fuori è una bella giornata di sole, le previsioni sono buone.
