Ho seguito il discorso del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, che si è rivolto ai “cari concittadini e care concittadine” con tono paterno e parole chiare, invitando alla “ripartenza”. Eravamo in molti, circa 15 milioni, ad ascoltare il suo accorato messaggio. Capelli bianchi, abito blu, sguardo mite sembrava un importante membri di una allargata famiglia: credibile e rassicurante, pur ricordando le vittime e i danni perpetrati dalla pandemia nel corso del drammatico 2020. Ad un certo punto ha dichiarato che si vaccinerà, appena arriverà il suo turno. Esemplare. Riguardo alla ripartenza, sento il parere di diversi opinionisti, che prendo con le pinze. Oggi 2 gennaio 2021, durante il programma televisivo Unomattina ho selezionato due parole del pensiero di un qualificato ospite, che potrebbero diventare un’accoppiata vincente per la ripresa dell’economia nei prossimi mesi: Tecnologia e Umanesimo. Preciso che non sono affatto un’esperta, mi affido all’intuito più che altro, per definire la mia posizione. Avendo fatto studi classici e amando l’arte, che in Italia è di casa, vedo volentieri qualunque iniziativa volta a valorizzare il nostro immenso patrimonio. Quanto alla tecnologia, se bene utilizzata e non invasiva, perché no? Fa risparmiare un sacco di tempo e di code. La prima mail è stata inviata nell’ottobre del 1971 e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti! Certo non si può semplificare: la didattica a distanza è un palliativo rispetto alla lezione in presenza. Me lo confermano le mie colleghe in servizio. Io da pensionata le sostengo con qualche verso… che devo alla mia cultura umanistica.
Lettera aperta al nuovo anno
Caro 2021, non vorrei essere nei tuoi panni, perché sarai subissato da richieste, dopo un anno terribile che ci ha prosciugati dentro e fuori. Siamo stanchi di vivere col fiato sul collo per il timore di cadere nelle grinfie del pericolo subdolo che tante vittime ha già fatto. Concedici una tregua, anzi concedici il grande dono di restituirci la vita di prima, fatta di incontri, attività, svaghi, scambi, emozioni… strette di mano ed abbracci. Dopo tante privazioni, credo che abbiamo imparato la lezione: siamo diventati più essenziali, badiamo di più a ciò che vale veramente: la salute, gli affetti, la natura, le relazioni, la libertà di muoversi… il tempo, che non va sprecato. Avrai il tuo bel daffare a tamponare (ops, questo verbo mi ricorda qualcosa) situazioni critiche un po’ dovunque, nelle alte sfere e nei piani bassi. Ma se parti bene attrezzato e ti farai le ossa, avrai un seguito di estimatori che alla fine dell’anno non ti metteranno in croce, ma ti congederanno con i mortaretti e i fuochi d’artificio. Diciamolo: vedere le nostre belle piazze vuote fa tristezza. Basterebbero i palloncini e le grida dei bambini, le risate e le allegre radunate per recuperare il buonumore. Vedi cosa puoi fare. Mettici il cuore!
Cari Lettori del blog…
Un simpatico signore, con barba e berretto, alias babbo natale della porta accanto, intervistato stamattina in tivu sugli auguri da fare, interviene sulla parte finale del messaggio, modificando “d’anno” in “danno”, così da leggere “Auguri di fine danno”. Trovata intelligente, che strappa un sorriso e un applauso. Credo che siamo davvero una moltitudine ad augurarci, se non la fine di un incubo, almeno un alleggerimento. Troppe persone non potranno rispondere all’appello del 2021 e temo quelli che negano la pandemia oppure la ignorano. La vita è diventata più complessa e difficile, ma per questo più preziosa. Fatta questa premessa, voglio rivolgermi ai lettori del mio blog, che negli ultimi sei mesi mi hanno fatto compagnia: Lucia, Martina, Marcella, Piero, Manuel… i più assidui commentatori. Ma nomino anche coloro che leggono e basta, oppure mi rispondono in privato, per una sorta di pudore espressivo: Pia, Serapia, Irene, Antonietta, Adry e Adriana, Arletta, Rossella, Marisa, Lisa, Lara, Lina, Grazia, Giancarlo, Giampietro, Noè, Ivano dalla Spagna, Paola da Nazareth, Sara dal Papua… siete diventati il pubblico con cui condivido pensieri ed emozioni: grazie di cuore! Cresce in me la percezione di qualcosa di buono dietro le parole, che consente di tenerci metaforicamente abbracciati e perciò uniti nell’esperienza di una vita non di mera sopravvivenza, ma di consapevolezza. Se la famiglia dei lettori, e dei commentatori, si allargherà, ben venga! Non ci sono premi in palio, ma la soddisfazione di condividere e la possibilità di spaziare con anima e mente. Magari anche di abbracciarci, appena possibile. Pertanto grazie amici di penna e auguri di fine “danno”! Ada
Una donna coraggiosa
Il giudice Giovanni Falcone diceva che si muore per tante ragioni, e anche senza ragione. Questa frase si addice al fatto di cronaca nera successo in Trentino poche ore fa, dove Agitu Idea (forte questo secondo nome) Gudeta è stata uccisa da un dipendente ghanese. Etiope 42enne giunta in Italia dieci anni fa, era diventata imprenditrice agricola, allevando capre, che accudiva senz’altro con passione, da chiamare la sua azienda “La capra felice”. Pare che il delitto sia avvenuto per ragione di soldi. Falcone docet. Immagino il passato di questa donna coraggiosa che da profuga era diventata un simbolo di integrazione, le sue lotte, le sofferenze… finalmente il respiro grazie a un progetto realizzatosi. Poi la morte violenta a causa di colpi inferti con un martello (!) da un 32enne: di colore come lei, ma tanto distante dal suo essere grande. Immagino, o meglio intuisco la ricaduta che avrà in Italia e in Etiopia la sua morte. Qualcuno penserà che non sarebbe successo se fosse rimasta a casa sua… magari a morire di fame o di scontri tribali. Mi sento incapace di argomentare sul destino che ci alita addosso, talora come una travolgente raffica. Intendo esternare la mia ammirazione per una donna simbolo di riscatto, troppo presto costretta a deporre le armi. Onore a Agitu Idea Gudeta.
Tempo di bilanci
Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha conferito le onoreficenze al merito a 36 cittadini, 15 uomini e 21 donne, dai 18 ai 92 anni, per meriti in svariati campi del sociale: un conforto conoscere queste storie di “eroi comuni” cui va un plauso enorme. Commovente pensare a chi si traveste da uomo ragno per portare un sorriso tra i piccoli ricoverati o alla signora che avvia una sartoria per impegnare altre donne senza lavoro. Tante belle storie dietro volti comuni, dal cuore grande. Suggellano un anno complesso e drammatico, ma non privo di nobili testimonianze, molte realizzatesi nelle corsie degli ospedali. Mancano due giorni alla fine dell’anno ed è tempo di bilanci anche per me: ho perso una persona cara. Mio figlio ha iniziato a lavorare e poi ha dovuto smettere, si sa perché. A fine giugno ho aperto il blog, che continua e mi fa stare bene. A settembre ho presentato il mio ultimo scritto TEMPO CHE TORNA, prima del secondo lockdown. Non mi sono ammalata e ringrazio il Cielo. Non oso lamentarmi e aspetto ansiosamente la vaccinazione… per andare a trovare Luisa, la mia vicina di casa, in una Residenza per anziani, per vedere qualche film sul grande schermo insieme con Serapia, per mangiare una pizza in compagnia di Pia, Lucia… per abbracciare Marcella e Lisa… per respirare l’aria buona della Pedemontana del Grappa senza mascherina. Succederà, lo sento!
È arrivata la neve
È arrivata la neve, “la dama dal bianco mantello”, come la definisce Anna, una mia sensibile amica. Come da previsione, verso le sei di mattina apro mezzo scuro e vedo tutto imbiancato: tetti, piante, siepi, oggetti… in un silenzio assoluto. Solo una stella di Natale blu rompe l’atmosfera sospesa e immette una nota di colore nello spettacolo che decido, seduta stante, di immortalare. Ma si accende la luce di un atrio, che rovina la visione e impedisce il tentativo; lo ripropongo nel mio giardino imbiancato, dove c’è una bassa panchina rossa. Mi viene spontanea la personificazione della neve quale vestale bianco vestita che vi si siede, per scegliere dal sacco dei doni la strenna speciale da depositare sulla soglia di casa: il Silenzio! A questo punto metto le emozioni sulla carta ed esce ciò che segue, che condivido con i lettori del blog BIANCA E SILENZIOSA Bianca e silenziosa/come una vestale/è arrivata la neve./S’è distesa/sulla panchina/rossa/a scegliere/la strenna/di Natale/da depositare/sulla soglia/immacolata./Tra tanta bellezza/la più pregiata?/SILENZIO assoluto!//
Domenica speciale
Oggi è una bella giornata, sia perché c’è il sole, sia perché è il “Vaccino day” per l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione Europea. Anzi, delle dosi di vaccino anti covid sono destinate a chi non fa parte dell’Unione (Paesi balcanici). Così si è espressa la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per la quale “Oggi iniziamo a voltare pagina”. L’ Europa unita nella sfida alla pandemia è rassicurante, anche se il piano vaccinale seguirà iter differenti. La primula usata per il logo L’ ITALIA RINASCE CON UN FIORE mi pare appropriata, perché fa pensare alla rinascita della Primavera, periodo non lontanissimo quando molti saranno stati vaccinati, sperando in un’alta adesione, dato che la vaccinazione è su base volontaria. Da parte mia ci sarò, anzi non vedo l’ora. Restano molte incognite da risolvere, tra cui quella gravosa del lavoro. Io sono pensionata, mentre mio figlio si era da poco inserito nel circuito delle palestre, ora chiuse. Lo vedo preoccupato… a ragione. Lavorare è un diritto, sancito dalla nostra Costituzione… una bella gatta da pelare per i nostri governanti (e non solo). Tra tante cose che ci sono state tolte, dobbiamo impedire che ci venga sottratta la speranza di tornare a una sana normalità, privata degli orpelli e intessuta di relazioni sociali e culturali. Magari scopriremo di essere dotati di qualità inimmaginabili, rimaste sotto la sabbia ed emerse per necessità a causa dell’emergenza sanitaria. Solo quando tutto sarà passato, potremo pensare a questo flagello come a una grave malattia superata. Intanto continuiamo a rispettare le misure prudenziali e teniamo viva la Speranza.
Di mattina
Tra le prime azioni che compio di mattina, c’è quella di accendere la radio, un apparecchio datato che usava spesso mia mamma ad alto volume, non perché avesse problemi di udito, ma per godersi la musica in tutte le stanze della sua modesta casa popolare. Succedeva che non sentisse il campanello quando andavo a trovarla, con conseguente mia arrabbiatura. Ho preso la sua abitudine, ma tengo il volume basso. Non sono un’esperta in materia, mi manca la cultura musicale (e tante altre) ma seleziono ciò che mi piace, condividendo l’opinione che un Anonimo ha espresso al riguardo: “La musica è il più potente antidepressivo in commercio”. In questi giorni festivi caratterizzati dall’isolamento sociale, la musica fa buona compagnia, sia per radio che per televisione, risollevando il morale. Il programma radiofonico che ascolto in bagno verso le sette di mattina su radio VENETO UNO si chiama “Leggermente in musica”, proposta sia da orchestre sinfoniche, sia tramite brani orecchiabili. Apprezzabile, a mio dire, anche l’avverbio, che allude a proposte in punta di piedi. Un programma televisivo mattutino che tratta anche di musica è IL CAFFÈ DI RAI UNO, che intrattiene ospiti creativi in vari ambiti espressivi. Giusto durante la prima colazione, profumata dall’aroma del caffè. Così la mia giornata inizia sotto buone stelle e mi accompagna ad affrontare le incombenze domestiche con mezzo sorriso. L’altro mezzo mi viene dalla scrittura, se riesco a produrre dei versi o una cartella per un ipotetico romanzo. Il post per il blog – non a caso nominato VERBA MEA – mi esce spontaneamente, entro il primo pomeriggio, perché lo immagino all’interno di un colloquio coi miei lettori, diventati miei corrispondenti: “amici di penna” che ringrazio di esserci e di farmi buona compagnia.
Natale 2020
Ieri sera ho portato fuori il cane, ora di cena: nessuno per strada, lampioni avvolti da una coltre di nebbia che sembrava pioggerellina, qualche timida luminaria dai terrazzi, nessun rumore salvo il latrato di qualche cane. Siamo in zona rossa e obbediamo. Forse. Di sicuro ci conviene, sia per tutelare la salute, bene individuale e collettivo garantito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, sia per non alleggerire il portafoglio. Mi sono meravigliata di non aver incrociato anima viva nel raggio di trecento metri, laddove incontravo gruppetti di giovani con radio appresso, runner, conduttori di cani… Può essere un buon segno di collaborazione con le istituzioni, si chiarirà nei prossimi giorni. Oggi, mattina di Natale anomala, umida e silenziosa. Non fa freddo e quindi non nevicherà, peccato! I canarini del vicino cantano, non a squarciagola, ma quanto basta per dare il buongiorno in musica. Devo prestare orecchio alle campane, perché le funzioni religiose hanno subito dei cambi orario. Devo accordarmi con l’atmosfera strana che avvolge persone e cose. È una mattina speciale, ma qualcosa condiziona il mio umore: penso a quanti posti a tavola resteranno vuoti, a quanti pacchi non saranno consegnati, alla dilagante sofferenza negli ospedali. Desidero che tutto il male piombatoci addosso come un uragano si esaurisca e possiamo tornare a sorridere. Perché non può durare all’infinito navigare a vista. Mi distoglie dai tristi pensieri il trillo del tablet quando arriva un messaggio, anzi i messaggi dei miei contatti che mi augurano Buon Natale in tutti i modi e in tutte le forme. A questo punto sono caricata per accogliere l’oggi e abbracciare ciò che verrà.
Vigilia
Stamattina sento prevalere l’attitudine alla poesia rispetto alla prosa, perciò assecondo l’estro e metto giù qualche verso da deporre idealmente davanti alla capanna. Sperando che il divino bambino accolga la mia preghiera e conceda al mondo avvelenato di uscire dalla pandemia finalmente risanato. Nel mentre auguro a tutti, lettori e non, un sereno raccoglimento.
PREGHIERA LAICA Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che buca il terreno/ricoperto dalla neve./Dinanzi alla capanna/niente ninna nanna/ma il lamento/d’un animo turbato/dalla pandemia/che stenta/ad andare via,/avendo trovato/nella nostra fragilità/terreno per la stabilità./Molti in silenzio/sono trasvolati,/altri restano/e ricalcano turbati/le orme/di quelli andati./Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che non teme più/il gelo e la neve,/perché l’inverno/oltre al candore/offre attimi/d’inatteso /tepore.//
