Domenica delle Palme, ore otto (ieri mattina erano le sette; dalle due è ritornata l’ora legale): silenzio anomalo, quasi inquietante! Siamo in zona rossa, di domenica, con le lancette spostate in avanti… ero abituata ad altri risvegli, quasi chiassosi, con motorini roboanti, cani gaudenti in passeggiata col padrone, runner salutisti in esercizio a ridosso dei campi. Sembra che le persone siano uscite di scena… ma so che ci sono. Stanno aspettando, come me che la tempesta si allenti perché chissà quanto ancora ci vuole perché possiamo uscire tranquillamente allo scoperto. Gli uccellini in libertà azzardano timidi pigolii, solo dopo un’ora abbondante riprendono a cantare, è già qualcosa. Dietro un cielo immusonito si intravede qualche spiraglio di luce, forse pioverà, non si sa. Mi chiedo come nobilitare la domenica precedente la Pasqua, quanto a penitenza sono a posto. Uno spot televisivo suggerisce, tra cinque consigli forniti, di sorridere, che equiparo al detto “Fare buon viso a cattiva sorte”, diciamo la verità! Magari chiamiamola resilienza, ma la sostanza è la medesima. Accendo la radio per sentirmi in compagnia, riconosco alcune voci, scrivo. A poco a poco la luce prende piede, il panorama si rasserena. La zona dove abito è prediletta dai merli, ma oggi, data la ricorrenza, sono protagoniste le tortore, che da qualche parte tubano ossessive, Pia ne sa qualcosa… Campane, sento suonare le campane! È un messaggio rincuorante: nonostante l’esordio sotto tono, sarà una buona domenica.
Spettacoli e spettacoli
Non mi sarebbe dispiaciuto recitare in una compagnia teatrale. Ne conosco un paio, di validi artisti non professionisti, che si sono esibite gli anni scorsi nei paesi vicini, con ampio consenso di pubblico. Spettacoli spesso in dialetto, cuciti addosso a persone comuni, dotate di grande comunicativa ed espressività. Purtroppo costrette al silenzio, come tanta gente del mondo dello spettacolo, compreso quello itinerante. Speravo tanto si potesse, come ipotizzato tornare al cinema da oggi e invece niente: sono costretta ad accontentarmi del cinguettio degli uccelli, in un sabato pomeriggio di costrizione. Si parlano da un noce all’altro, in via dei tigli dove abito, in prossimità del cimitero e danno spettacolo, a loro insaputa… io calcai il palco del teatro parrocchiale una sola volta, a cinque anni, danzando per aprire la rappresentazione. Ricordo il buio della sala quando spensero le luci e lo sguardo incoraggiante del maestro di musica dietro le tende. Ecco, è come se quel buio improvviso fosse tornato e si fosse riversato sul mondo intero, in attesa di uno sguardo benevolo, esterno da noi che ci salverà dalla desolazione. Non sono una fanatica delle grigliate e nemmeno una frequentatrice di sagre: apprezzo il silenzio e so stare da sola. Mi manca lo scambio culturale, la condivisione di un buon film, di un concerto, di una mostra, di una qualsivoglia opera d’arte, anche del teatro dialettale, tanto ridanciano e sagace. Dai media viene qualche apprezzabile proposta, ma non c’è paragone con uno spettacolo dal vivo. Il cane del vicino abbaia, cantano i canarini ma si tacciono gli abitanti degli alberi, forse per un moto di empatia. Alzo lo sguardo al cielo e continuo a sperare.
Luce materiale e Luce intellettuale
La giornata odierna, dedicata al risparmio energetico con la frase suggestiva “M’illumino di meno”, mi riporta ad un fatto privato che tra poco diventerà pubblico e che riguarda il mio prossimo libro IL FARO E LA LUCE. Nel mio caso si tratta di luce intellettuale, suggerita da quella materiale del faro, magistralmente interpretata dal dipinto in copertina. Sto curando gli ultimi dettagli, prima di dare l’ok alla stampa. Con questo romanzo biografico, dedicato alla memoria del mio professore di liceo Armando Contro, ho assunto l’impegno morale di rendergli omaggio, pur temendo di inciampare in varie difficoltà. A prova quasi finita, mi rasserena constatare che ne è uscito un prodotto corale, cui hanno aggiunto sostanza diverse persone, direttamente o indirettamente coinvolte: una piccola squadra di artisti di vario genere, di grande umanità. Come il professore, che sapeva coniugare benissimo sapere e nobiltà. Gli “stili di vita sostenibili” menzionati nel titolo della giornata odierna, alludono anche ai percorsi preferenziali per valorizzare le energie ed evitare gli sprechi di materie prime. Anche l’energia intellettuale va sostenuta e valorizzata, tanto quanto quella che proviene dalle fonti energetiche. Questo almeno è quello che penso io e conto di essere in buona compagnia. Se possibile, vorrei sapere come la pensano i miei lettori. Intanto… buona illuminazione!
Dantedì
Quando sostenni il colloquio, all’esame di terza media fui invitata a recitare “La Preghiera di S. Bernardo alla Vergine” (Paradiso, canto XXXIII), non proprio una passeggiata di 39 versi. Fui licenziata con il nove, ma da allora la mia simpatia per il padre della nostra letteratura virò al ribasso, preferendogli quel simpaticone di Giovanni Boccaccio del Decameron, oppure Francesco Petrarca, il languido cantore di Laura. Dante non me ne vorrà, se dico che mi è rimasta sullo stomaco l’impegnativa recitazione della sua alta poesia, richiesta in sede d’esame. Alle superiori c’è stato un analitico studio delle tre cantiche, con simpatia per l’Inferno, non fosse altro per una sorta di compartecipazione con le anime dei dannati, Paolo e Francesca in testa. All’università, liberata dagli oppressivi studi liceali, ho apprezzato altre opere del fiorentino illustre, tipo il raffinato Convivio e l’interessante De Vulgari Eloquentia. Tuttavia il magone mi è rimasto. Quando mi sono interessata alla vita raminga del nostro, costretto a “scendere e ‘l salir per l’altrui scale”, è scattata la molla giusta per riagganciarlo, e farmelo piacere. Così, maneggiando con un certo riguardo le monete da due euro, mi è parso di essermelo fatto, se non proprio amico, almeno familiare. La sua vita avventurosa è di per sé un romanzo. Un uomo colto e illuminato che ha costellato il suo percorso di versi e di opere, pagando di tasca sua per le scelte politiche. Così almeno la vedo io. Un modello esemplare, anche di coerenza politica, come ha affermato il nostro Presidente Sergio Mattarella. Da ultimo, trovo interessante e lungimirante la considerazione che il “Sommo Poeta” aveva delle donne. Giusto dedicargli il Dantedì, il 25 Marzo, giorno in cui iniziò il viaggio allegorico attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso descritto nella Commedia. Nel 700esimo anniversario della sua morte, buona Giornata Nazionale all’illustre fiorentino, più vitale che mai!
La “mia” Sardegna
Ho conosciuto (dovrei dire conobbi… ma sono veneta) la Sardegna attraverso i romanzi di Grazia Deledda, ai tempi del liceo. Non ho ancora avuto la possibilità di visitare l’isola di persona, però rientra tra i progetti futuri. Quella letteraria della scrittrice continua ad affascinarmi e su quella reale mi manda delle bellissime foto Massimiliano, un collega di Scienze motorie che ho avuto il piacere di conoscere quand’ero in servizio a Castelcucco. Lui è rientrato nella sua favolosa terra e legge i miei post a fine giornata: una soddisfazione, sapere che i miei pensieri giungano in Sardegna, da dove ricevo aggiornamenti e lodi! È un po’ come esserci, restando a casa! Saranno le storie passionali della Deledda, unica donna italiana ad aver ricevuto il Nobel per la Letteratura nel 1926, saranno i documentari, oppure le foto di Massimiliano, che ringrazio, sento uno struggimento per un luogo dove immagino starei bene, tra i profumi della macchia mediterranea, il vento e la solitudine, elementi presenti in tutti i romanzi della scrittrice. Circa cinquanta, se non ricordo male, usciti dalla penna di una donna che la maestra considerava “intelligentina” e che aveva ripetuto la quarta elementare, per rafforzare le conoscenze apprese. Infatti le bambine non erano destinate a continuare gli studi, quanto a rivestire presto il ruolo di spose e madri. Credo che la Deledda mi abbia attratto anche per le sua scelta coraggiosa di lasciare Nuoro, dov’era nata e vissuta fino al matrimonio, per venire “in continente”, al seguito del marito. Tra i romanzi letti, rimane LA MADRE quello che mi ha segnato di più, una sorta di thriller psicologico che mi sembra sia diventato un film. CANNE AL VENTO, ELIAS PORTOLU, CENERE, EDERA, COSIMA… e diversi altri sono oggetto di riletture estive. Da ragazza le sue storie mi intrigavano, adesso apprezzo la sua grande capacità descrittiva, cui talvolta tento di ispirarmi. Beh, la buona Grazia… mi farà la grazia di perdonarmi!
Post compleanno
Oggi mi godo gli effetti collaterali del compleanno, festeggiato “da remoto” in zona rossa, ma riempito di telefonate e messaggi fino a sera. Trovando occupato, qualcuno ha rimediato stamattina: devo dire che non mi sono sentita sola, anche se ho rinunciato alla tradizionale torta con candeline. Anzi, a farmi memoria ci ha pensato Antonietta, che mi ha inviato una foto augurale, con tanto di numero simbolico delle primavere, che io per prima stento a riconoscere… sarà l’effetto dell’età o dello “spirto guerrier ch’entro mi rugge”, per dirla col Foscolo, poeta a me caro. Se proprio devo considerarmi anziana, mi sia concesso di presentarmi come giovane anziana, e stendiamo un velo sugli acciacchi che non risparmiano nessuno, da un certo punto in poi. Ivano, un amico coetaneo, dalla Spagna mi chiama “ragazza” ed è paladino di una filosofia del sorriso che male non fa. Massimiliano dalla Sardegna mi ha inviato delle foto scattate durante il trekking di domenica, alla vigilia del cambio di colore dell’isola, una boccata di ossigeno dal mare. Per restare in tema, che dire del suggestivo dipinto “Il faro e la luce” di Noè che farà da copertina al mio imminente romanzo biografico? Accarezzo con gli occhi i fiori che mi sono giunti da parte di Marcella e Manuel, la collana artigianale creata da Roberta, con incisi dei versi miei nella medaglia… un omaggio alla poesia serenatrice. L’arte vibra nel drappo e nei guanti donatimi da Adriana che riproducono un’opera di Van Gogh. Un’amante dei gatti, oltre che dei fiori e del cinema come Serapia, ha scelto per me il libro giusto: “La felicità è un gatto”, con tenera dedica. L’elegante e profumatissima candela di Lucia stuzzica il mio olfatto come un mix di profumi, tanto quanto il set per bagno di Pia con cui ho condiviso il cordiale pranzo l’ultima domenica in arancione. Stamattina Vilma mi ha regalato la sua stima, prospettandomi di scrivere una biografia sul padre Enrico Cunial, mio caro maestro di quinta elementare. L’idea di scrivere ancora mi lusinga: alla vigilia dell’uscita del mio decimo lavoro letterario, è di per sé un ricostituente. Il mio 68esimo anno inizia con un bel progetto. Incrocio le dita!
Evviva all’acqua schietta!
Istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, oggi 22 marzo è la Giornata Mondiale dell’acqua, oro blu, da san Francesco chiamata “sor’aqua, la quale è multo utile er humile et pretiosa et casta” nel Cantico delle Creature. Oggi è anche il mio compleanno e non mi dispiace associare il giorno natale con questo elemento essenziale della vita. Per di più pare che il nome Ada, in turco significhi isola, che rappresenta bene il mio stare al mondo delle relazioni, oggi più che mai rallentate. Mi piace molto sentire l’acqua scorrere: nelle cabitoie quando piove, nel torrente Caniezza a un paio di chilometri, perfino dal rubinetto in bagno, in condivisione con la gatta Puma che si accomoda sul bidet e non si capacita da dove arrivi il gocciolio. Sono al corrente della mancanza e/o dello spreco di questo bene primario, nel mio privato cerco di adottare abitudini corrette: destino alle piante l’acqua dove porto a bollore le verdure, raccolgo quella piovana, uso con parsimonia quella che basta per i piatti… una goccia nell’oceano che spero di condividere con moltissime persone. Però non bevo quella potabile, perché sono rimasta scioccata da un documentario sull’argomento, intitolato, se ricordo bene “Veleni d’Italia”. A ciò si aggiunge che il nostro sistema idrico… fa acqua, per dirla con una battuta. Utilizzo acqua naturale in bottiglia, addizionata da succo di limone, se no è un problema mandarla giù. Al netto dei problemi che arrechiamo noi alla natura, l’acqua è la culla che ci ha accolto prima di nascere e la Venere del Botticelli ce lo ricorda. Bene, brinderò con un bicchiere di acqua acidulata alle mie rispettabili primavere. Confido che il prosit sarà lo stesso bene augurante!
“Una poesia al giorno leva il medico di torno”
Mentre cerco una poesia, mi imbatto nel sito POESIA CURATIVA con sottotitolo: una poesia al giorno leva il medico di torno. Capita giusto nella Giornata Mondiale della Poesia. Come non concordare che la poesia sia terapeutica? Nel mio caso, è un sollievo da quando sono in pensione, perché posso occuparmene senza limiti di tempo e altre incombenze. Ma anche prima era oggetto di interesse. Infatti delle sei ore settimanali di Italiano che impartivo alla mia classe, una era sempre destinata alla poesia. Anzi, mi torna alla mente un piacevole ricordo: durante un colloquio d’esame di terza media, Rossella, una cara collega di Tedesco, si interessò al quaderno delle poesie di una candidata, complimentandosi con lei e con me: non è scontato il riconoscimento in ambito lavorativo (Rossella, se mi leggi ti ringrazio di avermi dato una intensa soddisfazione). Proponevo autori famosi ma incentivavo i ragazzi a poetare, senza timore di sbagliare perché “la poesia è di chi gli serve”, come dice Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) nel bellissimo film Il Postino. Per quanto mi riguarda, se riesco a esprimermi e a condividere l’emozione dei versi con qualcuno, mi sento soddisfatta come chi arriva al traguardo dopo un’impresa. Un’amica mi invita a raccogliere le mie piccole opere sparse e a darle alle stampe, magari accompagnate da qualche scatto fotografico appropriato… chissà, forse lo farò in seguito. Per oggi do il mio contributo con l’ultima poesia, di ambientazione marina che mi è uscita di penna, anzi di matita. Il FARO Sole e onde/scogli e mare/riescono/ad allentare/la tensione./Mi regalano/l’illusione/d’un mondo/migliore/a un passo/dal faro/imponente/che dona/la sua luce/intermittente/al disorientato/navigante.// Buona giornata poetica a tutti!
Equinozio di Primavera
Equinozio di primavera… con temperature molto al ribasso. Però il cielo è terso e luminoso, perciò ci dobbiamo accontentare. Anche la coda dell’inverno ha i giorni contati. Spero che il mio vecchio albicocco in fiore resista all’escursione termica e alle raffiche di vento. Del resto non sono una novità questi sbalzi: molti anni fa, con un collega e rispettive classi uscimmo per una escursione sul territorio proprio il giorno di primavera e ci sorprese la neve. Dev’essere così da parecchio, se il mese di marzo per antonomasia è definito “pazzerello” nel proverbio “Marzo pazzerello, guarda il sole prendi l’ombrello”. Da casa mia si nota la spruzzata di neve sul Grappa. Immagino che tra una settimana la situazione sarà diversa, a ridosso di aprile. Mi piace ricordare che domani si conclude la settimana della Poesia, mezzo salutare per esprimere sentimenti emozioni e riflessioni. Anch’io contribuisco per mio conto, spesso ispirandomi alla natura e talvolta ai capricci del tempo. Prima di sera mi applico e vedo se esce qualcosa di decente da proporre all’attenzione dei miei lettori, che sono invitati a fare altrettanto. Ovviamente se d’accordo. A domani!
Festa del papà
In Italia, fino al 1976 il giorno di san Giuseppe era considerato festivo anche agli effetti civili, come lo è tuttora in alcune province della Spagna, in Canton Ticino e in altri cantoni della Svizzera. Comunque sia, san Giuseppe è il modello del padre. Nella tradizione popolare protegge anche gli orfani, le giovani nubili e i più sfortunati. In Italia è stata scelta la data di oggi, che si riferisce al giorno della morte dello sposo di Maria. Nel mondo la data è diversa, ma il senso è lo stesso. Fatta questa doverosa premessa, dico la mia sul ruolo del genitore in oggetto, servendomi della bellissima poesia di Camillo Sbarbaro “Padre, se anche tu non fossi il mio”, dettata a scuola durante il mio servizio. È una lirica semplice, che ha la struttura di un colloquio con il padre, visto come un uomo pieno di umanità e di sensibilità. Il seguito della poesia è “Padre, se anche fossi a me un estraneo,/per te stesso egualmente t’amerei./ Il sentimento che il poeta prova è al di sopra di qualsiasi legame di sangue e questo corrisponde alla convinzione che “Non è la carne e il sangue, ma il cuore che ci rende padri e figli” (frase di Friedrich Schiller). Scontato che ciò vale anche per il ruolo di madre. Conosco bravi padre, ma non tutti quelli che rivestono il ruolo lo sono. Oggi come oggi temo che la credibilità genitoriale sia più dura da conquistare di una volta, ma proprio per questo percepisco una consapevolezza nuova che fa ben sperare. Non è scontato sentirsi all’altezza di tutte le aspettative dei figli, da genitore spezzo una lancia a favore sia dei padri che delle madri. Mi piacerebbe che qualche uomo mi dicesse la sua: il blog è gratis e di libero accesso. Buon san Giuseppe a tutti!
