Sono passati quasi trent’anni (29) da quando Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli uomini e le donne delle loro scorte persero la vita. La commemorazione, promossa dal Ministero dell’Istruzione si ripete ogni anno dal 2002 e coinvolge migliaia di studenti che raggiungono Palermo a bordo della “Nave della Legalità”. La frase di Antonino Caponnetto “La mafia teme la scuola più della giustizia”, si sta rivelando vera e foriera di energie positive. Data la circostanza, anziché parlare dell’infausto evento dell’attentato, ricostruito anche dal cinema, mi interrogo su cosa sia il coraggio, che le vittime delle mafie hanno messo in campo sopra ogni cosa. Potrebbe sembrare parola desueta il coraggio oggi, perciò cerco spunti dal pensiero stesso di Falcone, che diceva: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”, oppure: “Chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e cammina a testa alta muore una volta sola”, che mi richiama quest’altra: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Non finirei più di attingere al pensiero di quest’uomo straordinario, dalla voce calda e carezzevole. I suoi pensieri sono per me una miniera di benessere e di ottimismo sul genere umano, che sopravanza la ferita inferta alla sua persona, con il dolente carico dei colleghi e amici con lui sacrificati. Da molti anni tengo in camera il poster dei due amici giudici Falcone e Borsellino, che sono diventati una sorta di faro illuminante le mie giornate grigie. Quando mi coglie lo smarrimento o la sfiducia nelle istituzioni, osservo la foto che li ritrae complici e bendisposti, invidiando la loro amicizia e rendendo grazie al loro servizio, alimentato dal sangue di tante altre vittime. E mi dico che il loro pensiero deve camminare anche sulle mie gambe.
Rita da Cascia… e mamma Giovanna
Il vero nome della santa è Margherita Lotti, figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri. Nata nel 1371 (o 1381) muore il 22 maggio del 1447 (o 1457). Il processo di beatificazione inizia tardi, nel 1626, sotto il pontificato di Urbano VIII mentre Leone XIII la proclama santa nel maggio 1900. Un processo canonico lungo, ma Rita era venerata da subito dopo la morte. Moglie, madre di due figli maschi prematuramente scomparsi, vedova, monaca agostiniana protettrice delle calamità naturali, è ritenuta la Santa degli Impossibili. Anche mia madre era nata il 22 maggio e credo fosse legata a Rita da Cascia per questa coincidenza natale, oltre che per il fatto di essere stata sposata (il marito Paolo di Ferdinando di Mancino viene assassinato nel 1406). Un paio d’anni fa ho visto una rappresentazione teatrale dedicata alla figura di questa donna, toccata in vita dalla disgrazia e dalla grazia. Da laica, mi sono fatta l’idea che fosse una donna controcorrente, in grado di rivestire diversi ruoli… in definitiva una combattente, come era un po’ mia madre, che era religiosa a modo suo. Giovanna, mia madre, non aveva tempo di andare a messa tutte le domeniche, anche perché, in qualità di ostetrica, alias levatrice capitava che corresse da una partoriente per assistere all’evento straordinario della nascita, che non ha orari, com’è noto. Però da anziana, di sera prima di coricarsi, le vedevo fare il segno della croce che interpretavo come gesto di riconciliazione. Le dedico un bouquet casalingo, perché amava i fiori, hobby che mi ha trasmesso. La sua forte personalità sta lavorando dentro di me, che oggi invoco santa Rita perché le conceda un sereno e meritato eterno riposo.
Cronaca quotidiana
Dunque, due mesi fa era primavera che alla data attuale non sembra affatto essersi avviata verso la stagione estiva. Instabilità atmosferica e umorale prevalgono alla grande. Pare che avremo a che fare con un’estate di tipo tropicale, non mi sembra una previsione tranquillizzante, dovremo farcene una ragione. Del resto, dopo tanti mesi di confinamento sociale, non arretreremo difronte al tempo che fa le bizze: ombrello a portata di mano, golf e qualche maglia. Tintarella quando possibile, anche a domicilio, come faccio io. Al momento sto scrivendo sotto la pergola del glicine, in una calma pomeridiana quasi surreale. Qualche bombo gira attorno spaesato, perché i fiori sono numerati, dato che la pianta ha subito una drastica potatura. Il cane sonnecchia e i canarini sono in pausa canora. Niente uova, o meglio depongono e se le mangiano: dovrò indagare perché. Ogni tanto passa un’auto, prima si è fermata quella di Adriana, venuta a prelevare due dolcetti alle fragole, fatti stamattina. Insegna matematica e verso mezzogiorno mi scrive: risolvo due problemi e arrivo. Penso si tratti di quelli con le operazioni… ma dopo due ore deve ancora arrivare e deduco che si tratti di altro. Sospetto confermato: la scuola è sempre una palestra sfiancante! Per lei che fa pure la coordinatrice di plesso, lo è doppiamente. La pensione, ad arrivarci, è un beato momento che auguro a ognuno di meritarsi e di godere in serenità e salute. A vivacizzare il mio pomeriggio, arriva Manuel, oggi in veste di elettricista: il rombo della sua macchina mi mette di buonumore. Mi cambia la scheda al led del frigo e mi applica il decoder alla tivu in salotto e in cucina, per essere a posto, quando a settembre avverrà la “riassegnazione delle frequenze”: non ho chiaro di cosa si tratti, so che va fatto. La mia giornata scivola verso sera, con la soddisfazione di aver avuto la visita di due care persone.
Api e insegnanti
Istituita nel 2017, oggi è la giornata mondiale delle api, scelta per omaggiare l’apicoltore sloveno Anton Jansa, pioniere dell’apicoltura. Me lo ricorda Martina, che ringrazio. Le laboriose bottinatrici si meriterebbero un post dedicato, ma oggi è anche il compleanno di Giancarlo Cunial, laborioso intellettuale e discreto amico, cui riservo le mie riflessioni, legate anche a una comune esperienza scolastica: il concorso per l’immissione in ruolo alla scuola media. Correva l’anno 1980, o giù di lì. Mi ricordo che indossavo un completo leggero bianco e blu, quindi era periodo di tarda primavera; Giancarlo era pieno di libri stipati in una borsa, a cui si ruppe un manico per il carico eccessivo. Mi sfuggono i dettagli del viaggio a Mestre, sede del colloquio orale, ma è bene impressa la recitazione della poesia La pioggia nel pineto (pioveva…) che il mio amico sciorinò, stupendo la commissione esaminatrice. Avendo cognomi simili, lui mi precedette ed io potei gustarmi la sua arte declamatorio e la profonda cultura che gli venne riconosciuta con un punteggio pressoché massimo (39/40). Andò bene anche a me, con un punteggio poco inferiore (35/40). In seguito, nessuno mi chiese mai come avessi superato l’esame di concorso, ma mi piace ricordare che fu un banco di prova delle nostre energie psico-attitudinali all’esercizio della professione docente. Io sono pensionata, lui quasi. Tanta acqua è passata sotto i ponti. Come le api laboriose, abbiamo svolto un onesto lavoro, forse trascurando io qualche fiore poco appariscente. Però sono orgogliosa di assistere stasera, ore 18, in Villa Reale a Crespano, alla presentazione del libro Bianca Milesi arte e patria nella Milano risorgimentale, del professore Federico Piscopo, mio eccellente allievo delle medie di alcuni decenni fa. Anche lui come un’ape laboriosa. Una fortuna e un premio.
Amici Fiori
Rose perfette, Iris eleganti, piccoli Garofani profumatissimi… il sole: cos’altro per essere felici? Da quando ho una casa con un po’ di scoperto adibito in parte a giardino, ritengo che il meglio della mia proprietà stia fuori, dove preferiscono stare anche cane gatto e uccellini in voliera, che sposto dal portico est di mattina a quello ovest nel pomeriggio. Ieri è venuto un giovane giardiniere a tagliare l’erba, cresciuta a dismisura grazie alle piogge abbondanti. Di solito me ne occupo io, ma lui fa meglio di me e mi godo la pulizia effettuata… anche se per poco, perché verso mezzogiorno il tempo cambia ed ora piove di nuovo! Pensare che l’alternativa era un viaggetto al mare, in buona compagnia… ma l’umidità non è gradita all’artrosi! Ne riparleremo il mese prossimo. Sistemo in un vaso i fiori raccolti, ovviamente li fotografo… e ci parlo. Cosa gli dico? Li ringrazio di concedermi la loro bellezza, i colori, il profumo e di farmi silenziosa compagnia in casa, dove hanno un posto destinato perché possa goderne da ogni angolazione. Mi spiace non saper dipingere, perché fisserei sulla tela le emozioni che mi procurano. Rimedio con la poesia, che mi viene più facile. Così, quando il bouquet ha esaurito il suo ciclo vitale mi rileggo i versi, con una foto di accompagnamento. I fiori sono amici affidabili che ti curano senza aspettarsi niente in cambio. Da premio!
Addio a Franco Battiato
Tra le prime azioni che faccio quando mi alzo, accendo una vecchia radio in bagno, sintonizzata su un canale regionale che mi riconnette col mondo attraverso notizie e brani musicali. Stamattina trasmetteva un pezzo di Franco Battiato (all’anagrafe Francesco, nato a Jonia (CT) il 23 marzi 1945) cantautore, compositore ma anche regista che ignoravo fosse mancato. L’ho saputo dal telegiornale, mentre facevo colazione e ho collegato le due cose. Poi è stato un effluvio di informazioni. Pia mi manda un video del testo Uccelli: del raffinato musicista mi colpiscono le associazioni verbali, tipo le “geometrie esistenziali” citate in questo brano. Divenuto ormai un classico il “Centro di gravità permanente”, il musicista amava le contaminazioni espressive, le sperimentazioni e delle formule innovative per comunicare, che è poi l’obiettivo primario di ogni artista. Non sono esperta in materia e non sono stata neanche una fan del compositore siciliano, di cui ammiravo l’essere piuttosto controcorrente. Considero i suoi testi molto interessanti, per approcciare diverse discipline: musica, filosofia, storia, religione… perfino matematica con le suddette “geometrie esistenziali”. Chissà se ha chiarito qualcosa al riguardo, o cosa avrebbe potuto aggiungere. A me piace l’associazione della parola “geometrie” con l’aggettivo “esistenziali”: mi fa pensare alla strada che ognuno percorre in parallelo ad un altro, senza mai toccarsi ma con la possibilità di vedersi. Interpretazione opinabile ma per me suggestiva. Credo che andrò a cercare e a riascoltare i suoi testi, per connettermi con la sua bella anima. Buon viaggio, Franco Battiato: “Tutto l’universo obbedisce all’amore”!
Uscita di scena
Tra le notizie di attualità che oggi leggo in internet su TREVISOTODAY mi colpisce questo titolo: “Il sorriso di Michele si spegne a 22 anni: raccolta fondi per aiutare la famiglia. Penso a un incidente e considero l’articolo. Michele Pagniello di Istrana si è tolto la vita. Accompagna l’articolo la foto di un volto dolce, con leggera barba sopra le labbra, forse un velo di malinconia nello sguardo. Di motivi per dolersi ne aveva: padre morto da poco per tumore, studi abbandonati per aiutare la famiglia, diviso tra tre diversi lavori: magazziniere, cibi da asporto che forniva a bordo del “food truck” (camion che prepara cibo da asporto) e d’inverno vendeva le caldarroste per le strade e le piazze. Insomma, infaticabile, per sostenere la mamma e la sorellina ancora minorenne. Tant’è che mi chiedo: in una situazione economica stremata, dove è raro trovare una occupazione, non è che questo ragazzo si sia speso troppo? Non so nulla del suo carattere e se per caso avesse manifestato segni di cedimento, esclusi, a detta degli amici. Probabilmente era un soggetto che si teneva tutto dentro, e che non ce l’ha più fatta a reggere ritmi lavorativi esagerati. Chi troppo impegnato e chi troppo poco, magari finanziato da mamma e papà, nonni compresi. La via di mezzo sembra impraticabile. Mi fa pensare a un mio stimatissimo ex allievo che decise di uscire di scena, dopo essersi fatto una famiglia e aver cambiato un paio di lavori. Voleva la perfezione in tutto… che non trovava mai. La madre ottantenne, dolce e gracile, da tanti anni continua a chiedersi perché l’abbia fatto. Un tormento senza fine. E senza risposta.
Giornata mondiale della luce
Il 16 maggio si festeggia la luce e il miracolo tecnologico dell’illuminazione artificiale. La data scelta ricorda l’invenzione del laser e di conseguenza i risultati ottenuti grazie allo studio della luce, applicati in apparecchi diagnostici salva-vita o trattamenti medici. Come dire quanto la luce e le tecnologie concorrano per il benessere nella nostra vita quotidiana. La giornata festiva è iniziata con il sole, e speriamo si mantenga e scaldi perché la temperatura corrisponde a quella di aprile, quindi di un mese fa. Secondo la Bibbia, per la creazione della luce e dell’universo Dio disse: Fiat lux e la luce si materializzò. Per analogia con l’argomento proposto dalla giornata odierna, ripropongo il titolo del mio ultimo romanzo IL FARO E LA LUCE, che spero di presentare a breve. Qui però la luce non è quella materiale, bensì intellettuale mediata dal faro, simbolo di ricchezza interiore. Più semplicemente, il romanzo parla della stima e dell’amicizia tra due insegnanti, simboleggiata dal luminoso dipinto in copertina. Lo sfondo azzurro e il cerchio giallo che contiene il faro, con gli elementi marini di contorno rilassano lo sguardo e alleggeriscono l’animo, provato dopo tanti mesi di pandemia. La luce reca un grande contributo alla bellezza, in qualunque modo si esprima. Buona giornata luminosa a tutti!
Nascite in calo
Sul tema della crisi demografica Papa Francesco, intervenuto agli Stati generali della natalità a Roma ha espresso il suo punto di vista con la suggestiva immagine “In Italia inverno demografico freddo e buio”. Leggendo l’articolo su la Repubblica, mi colpisce che in “Questo nostro Paese, dove ogni anno è come se scomparisse una città di oltre duecentomila abitanti, nel 2020 ha toccato il numero più basso di nascite dall’unità nazionale: non solo per il Covid, ma per una continua, progressiva tendenza al ribasso, un inverno sempre più rigido”. Sono numeri impressionanti, anche se in Italia siamo 60 milioni di abitanti scarsi (al 31.12.2020, ab. 59.257.566 su 302.068,26 km quadrati). Anche il premier Mario Draghi sottolinea l’importanza di avere figli per favorire la ripresa, investendo sulle donne e sul miglioramento delle condizioni femminili. Buoni propositi che mi auguro avranno un seguito. Ciò detto, mi permetto di dire la mia sull’essere genitore oggi: un’impresa senza fine. Quando decisi di diventare una ragazza madre non ero una ragazzina, avevo 35 anni, lavoravo stabilmente nella scuola: ricordo l’entusiasmo nell’affrontare un’avventura umana che sapevo mi avrebbe condizionato per sempre. Col tempo è venuto meno il sacro fuoco della dedizione e sono aumentate le preoccupazioni, ad esempio legate alla crisi economica, congiunta alla pandemia: mio figlio è un giovane adulto al momento senza lavoro, impossibilitato a crearsi una famiglia. Cerco di non essere invasiva e sto alla finestra, in attesa che qualcosa cambi. Diverse mie coetanee sono nonne, piacere per ora a me negato e di cui non sento la mancanza. Tra le mie colleghe in servizio molte sono single e senza figli, chissà se c’è un nesso. Mi sovviene il proverbio: “Dio manda il freddo secondo i panni”. Nel mio caso non so se ci abbia visto giusto…
Instabilità
Oggi sono senza argomenti, o meglio ce ne sarebbero diversi di attualità, ma tutti sulla cronaca nera o giù di lì, perciò preferisco evitare. Anche il tempo lascia a desiderare: stamattina era discreto e ora si è annuvolato. Può essere che piova anche oggi, già gocciola! Stamattina ho sentito tirare in ballo un proverbio che avevo dimenticato: “Se piove il dì dell’Assenza (Ascensione) per quaranta dì no semo senza”, non so quanto scientifico… ma pare che ci azzecchi! L’erba cresce rapidamente e si consolano gli allergici che, grazie alla pioggia starnutiscono di meno. I meteoropatici come me si intristiscono, perché hanno bisogno della luce e del calore. Avevo tolto una coperta dal letto e ho dovuto rimetterla, ieri sera ho pure riacceso la stufa. Sogno il mare a occhi aperti, e l’atmosfera di distensione che regala. Incrocio le dita e chissà che alla fine di giugno (quando si compiranno i fatidici 40 giorni) possa tornare a Bibione, in compagnia di Lucia e Adriana, che ha bisogno di ossigenarsi più di me! Nel mentre non mi resta che adattarmi alle bizze del tempo, magari paragonandole a quelle degli adolescenti, di cui non ho più la responsabilità diretta. A proposito di proverbi legati al tempo, ho sentito dire spesse volte che “Il tempo è rimasto scapolo per fare quello che vuole”, il che non è proprio una promozione per le coppie fisse. Chissà se il buontempone che l’ha inventato era coniugato o meno… mi pare di percepire una sorta di invidia per chi è libero da vincoli… la mente potrebbe anche essere una donna! Mentre sto concludendo il mio post, intravedo tra le nuvole una certa luce: vuoi vedere che tra un paio d’ore uscirà il sole?
