In compagnia di Lucia, faccio visita a Pio Zardo, gentilissimo pittore ultraottantenne con occhi azzurri, barba bianca e un cuore evergreen. Mi emoziona il suo discorrere cordiale, infarcito di ricordi personali e di accurate descrizioni dei suoi dipinti, alcuni di grandi dimensioni custoditi in un soppalco, altri più piccoli appesi alle pareti della sua casa interessante, in mezzo ai campi di San Zenone. Valore aggiunto, difronte ad alcune opere Pio declama versi di accompagnamento con invidiabile disinvoltura. Le figure femminili di diversi quadri sono sprovviste di occhi e labbra, a mio modesto avviso di struggente attualità, pensando alle donne afgane dei nostri giorni, anche se l’obiettivo dell’artista dubito fosse questo, quanto piuttosto spronare l’osservatore a cercare l’anima della persona tratteggiata. Predominano i colori soft e una diffusa armonia nell’insieme. La tecnica usata è il pastello, steso con grande maestria, tanto da sembrare altro. Alcune cornici sono anch’esse delle opere d’arte, specie una che inquadra una miriade di fiori. Percepisco di essere a casa di un artista che mi ha invitata perché io scrivo poesie, e lo scambio artistico è una meraviglia che accolgo come un dono. Del resto Leonardo da Vinci diceva “La pittura è una poesia muta” e Simonide di Ceo, prima di lui sosteneva “La poesia è una pittura parlante”. Prima di congedarmi Pio, affabile intrattenitore, stacca dalla parete un quadro con un fiore bianco in campo verdino e me lo dona. Da signore qual è non trascura la mia amica, cui ne dona uno su fondo arancione. Poi ci accompagna all’auto, augurandoci buone cose e facendoci una confidenza preziosa: è sereno e contento della sua lunga vita. Grazie alla ricchezza interiore e all’arte. Una testimonianza da premio.
Frutti di stagione
Stamattina fotografo delle rose “bacara” profumatissime, con un grappolo d’uva fragola, anch’essa profumata e due mele rosse trovate ai piedi dell’albero, sul lato sud del giardino. L’insieme mi rasserena e mi dà la carica per la ripartenza. Ieri Susy mi ha fatto trovare un sacchetto con rucola selvatica, prezzemolo e pomodorini belli maturi che ho gustato a pranzo. L’autunno si presenta bene, con colori e sapori invitanti. Anche la temperatura è scesa di qualche grado: se pioverà nelle prossime ore, sarà acqua benedetta, perché la terra ha sete. Me ne accorgo dalle piante in giardino afflosciate e dai fiori di Geranio ridotti e provati, sia dal caldo che dagli insetti. È stata una torrida estate, lunga e opprimente, finalmente uscita di scena. A metà settembre, si può contare su un cambio stagionale salutare, che consenta di godere dei frutti di stagione, che è diventata la mia preferita, forse perché l’autunno si armonizza meglio con la mia età predisposta al tramonto. È ripresa la scuola e sono ripartite varie attività, tra cui quelle in palestra dove lavora mio figlio, che mi sembra più tranquillo. Le premesse per ben sperare ci sono: molti nodi restano da sciogliere ma accontentiamoci di raccogliere i frutti che ci vengono offerti e rimbocchiamoci le maniche per raccogliere i prossimi che stanno maturando. Ss
Anche a me piace scrivere
Nella rubrica “Cultura e Società”, a pag. 31 del Gazzettino leggo l’interessante articolo di Paolo Malaguti intitolato: “Incontro, lettori e un velo di cipria La mia estate con il Campiello”. L’autore del testo si è classificato secondo, con il romanzo Se l’acqua ride (Einaudi), mentre il primo premio è stato assegnato alla scrittrice Giulia Caminito, con il romanzo L’acqua non è mai dolce (Bompiani).
La sera del 4 settembre scorso ho seguito le votazioni alla cinquina finalista del Premio, nato nel 1963 per iniziativa degli industriali veneti. Ne sentii parlare per l’omonima commedia di Carlo Goldoni, intitolata appunto il campiello al Liceo classico e poi da adulta, quando il mio stimato professore di Italiano, per telefono mi chiedeva: “A quando il Campiello?”. Conoscendo la mia attitudine a scrivere, forse il suo voleva essere un incoraggiamento che male non mi ha fatto, perché in effetti scrivo da almeno un decennio. Però non ho finora partecipato a concorsi letterari prestigiosi, che richiedono un certo iter, compreso l’affidarsi ad un serio editore. Non mi dispiacerebbe che la cosa accadesse, ma anche senza condivido le considerazioni di Malaguti che dichiara: “A me piace scrivere, che è un piacere che nel tempo si è affinato”, mentre in un altro passaggio dice: “E’ la scrittura stessa l’unico aspetto per me necessario”. Insomma, mi sento in sintonia con il pensiero di uno scrittore che mette nero su bianco il suo mondo interiore e lo offre agli altri, per una sorta di impulso interiore, una caratteristica che contraddistingue chiunque coltivi una forma d’arte, una specie di cifra e di coloritura.
Può piacere o non piacere, c’è posto per tutti. Se la linfa non è occasionale, qualcosa di definitivo uscirà. Nel mio caso sto costruendo l’eredità che più mi rappresenta. Con o senza patente.
Chi ben comincia…
Ho notato un fermento nuovo stamattina: il parcheggio vicino alla scuola occupato, finestre dell’edificio spalancate… immagino classi pressoché al completo, sorrisi dietro le mascherine, insegnanti propositivi e pazienti. La ricreazione deve essere stata bellissima, con una mattinata luminosa come quella odierna. Non ho potuto fermarmi, perché avevo un controllo oculistico e poi l’incontro con Luisa, nello stabile annesso all’ospedale. D’altronde non ho provato nessuna nostalgia perché a suo tempo ho dato. Dopo circa un anno ho potuto stringere la mano alla mia vicina di casa, ovviamente dopo la sanificazione, il controllo della temperatura, eccetera eccetera. Non siamo state al bar, come succedeva prima della pandemia, ma raccontarci le nostre cose senza l’ossessione del controllo, guardandoci negli occhi è già qualcosa. Voglio sperare che nel prossimo futuro, ci saranno altre aperture. Quello che ho percepito stamattina, primo giorno di lezioni in presenza e visita a quattr’occhi in pensionato mi fa ben sperare. Com’è andata l’estate scorsa non si deve più ripetere. A passi felpati ci avviamo verso l’ultimo miglio – come qualcuno ha detto – e verrà il giorno che ci metteremo alle spalle questo lungo tempo di forzata clausura. Intanto buon anno scolastico a docenti e alunni, e buona salute a tutti gli ospiti dei pensionati.
Una data che ha cambiato la storia
L’ undici settembre 2001, in tarda mattinata stavo portando Luna, il mio cane allora di un anno, dal veterinario, per i consueti controlli. Sentii della disgrazia per autoradio. Al momento pensai a un incidente di volo, ma durante la giornata emerse che si trattava di un attentato, in tutte le sue drammatiche varianti, con migliaia di vittime: bruciate, volate giù dalle Torri Gemelle, disperse tra le rovine. L’11 settembre è una data che ha cambiato la storia dell’America, e non solo. In un reportage trasmesso alla tivù vengono trasmesse immagini e testimonianze, con lo scopo di non dimenticare. Un fotografo realizza lo scoop di un uomo che cade, divenuto l’emblema della tragedia. Un giornalista viene incaricato di scoprirne l’identità e di raccontarne la storia. Da quello che ho capito, l’uomo fotografato mentre precipita, potrebbe essere un cuoco sudamericano o, più probabilmente un tecnico del suono. A me è piaciuta l’interpretazione ribaltata che l’uomo in caduta rappresenta tutti noi, nei nostri fallimenti quotidiani, lasciando in ombra la sua vera identità. Documenti inenarrabili sono i messaggi di affetto, raccomandazioni e saluti lasciati in segreteria ai propri cari come ultimo congedo. Che altro dire? Al male non c’è mai fine, il sacrificio della vita di quasi 3000 persone non deve essere oscurato. Da quella immane tragedia, la vita non è più la stessa, non solo per i familiari delle vittime e per i superstiti, ma anche per chi, pur non avendo perso cari o beni materiali, ha perso la serenità, forse anche la fiducia in un futuro migliore, messa a repentaglio da altre calamità. Di proposito posto questa mia riflessione il giorno dopo la ricorrenza, non certo per diluire il ricordo ma per distribuirlo a piccole dosi, come cura per una malattia cronica.
Una boccata di ossigeno
Ieri sono stata a Vittorio Veneto, per consegnare alcune mie opere alla Mostra del libro, nell’ambito della rassegna 1000 libri, dell’associazione Zheneda, in Rotonda di Villa Papadopoli. Già i nomi la dicono lunga, per chi non è del posto… se poi aggiungo che il navigatore ci ha portato fuori strada e le indicazioni stradali per Vittorio Veneto sono emerse superata Conegliano, lascio immaginare lo sconforto di arrivare in ritardo, quantomeno condiviso con Lucia e Manuel, miei accompagnatori. Ad attendermi un’altra Lucia, la mia gentile cugina e il Presidente dell’associazione Aldo Bianchi, che si è premurato di farmi vedere dove sarà allestita la mostra che avrà luogo da domani 19 settembre fino al 25, con interventi culturali pomeridiani, come da programma. Così scopro che tra gli artisti espositori ci sono: 3 scrittori (una sono io), 1 poeta, 1 scultore, 1 vignaiola e il gruppo archeologico del Cenedese che insieme fanno un bel grappolo invitante per chi vuole ristorarsi con la cultura. Era prevista anche la premiazione del concorso letterario collegato, slittata per problematiche inerenti ai controlli sanitari: peccato! Comunque, lo spirito della rinascita culturale è ciò che conta e che spero inonderà i visitatori della mostra. Dopo tanti mesi di isolamento, c’è bisogno di condivisione e di scambio anche emozionale: di luce interiore, suggerita dal titolo del mio ultimo scritto, Il Faro e La Luce, che propongo insieme ad altri romanzi, unitamente ad una decina di fotografie con annessa poesia. Per chiudere, al ritorno abbiamo evitato la “strada maestra” per seguire quella tortuosa ma rilassante dei colli, godendo di uno spettacolo pittoresco. Volendo, anche questa deviazione… una lezione!
Nessun uomo è un’isola
Una storia triste, intessuta di disagio sociale ma anche di generosità. Succede a Livorno dove Alfredo, un pensionato 86enne, vedovo e senza cibo, chiede aiuto a due giovani agenti che lo soccorrono, facendogli la spesa e compagnia. Bravo il pensionato che ha chiamato il 112 e bravi i poliziotti, “Due angeli con la pistola” come li ha definiti il signor Alfredo che con loro si è confidato, raccontando la sua storia. È successo due settimane fa e ieri un programma televisivo ha riproposto la disavventura dell’anziano, ora preso in carico dai Servizi sociali. Una storia di emarginazione e solitudine venuta alla ribalta e rimediata. Ma chissà quante altre storie simili si celano dietro a indifferenza e solitudine. La pandemia non ha certo favorito l’inclusione… speriamo che la sanità territoriale e i servizi sociali ne escano rinvigoriti. Anche saper chiedere aiuto, come ha fatto il signor Alfredo, è indice di socialità, perché “Nessun uomo è un’isola”, come titola il celebre saggio di Thomas Merton (scrittore e monaco cristiano statunitense, dell’ordine dei Trappisti). Data la mia età non più green, mi capita di pensare alla parte finale della vita, cui i saggi raccomandano di prepararsi da giovani… il che sembra anacronistico, ma ha un suo senso, a mio dire, perché nessuno può sapere quando uscirà di scena. Però ognuno può decidere come vivere ora, che è il pensiero attivo introdotto da Alfredo per rompere il suo stato di disagio. Ho una grande simpatia per le persone anziane che hanno superato indenni o quasi vari travagli della vita, mantenendo la voglia di esserci e di farsi sentire. Incrocio le dita e spero di imparare a invecchiare bene. (per motivi tecnici può essere che saltino i post di domani e sabato)
Addio, Chiara…
Vorrei scrivere di belle cose, ma la cronaca nera imperversa, purtroppo. Tra i fattacci, mi ha colpito la morte di Chiara Ugolini, la 27enne veronese, vittima del vicino, arbitrariamente entrato in casa sua, non certo con buone intenzioni. Al momento è ignota la causa dell’aggressione che si ipotizza di tipo sessuale. Il vicino, Emanuele Impellitteri, già condannato per rapina e altro, padre di una bimba piccola era da poco uscito di galera. Il fidanzato della sfortunata ragazza, ha postato un pensiero d’addio molto commovente. A lui riservo le mie riflessioni, destinando a lei tutta la mia pena. Nel post del compagno pubblicato su Instagram si legge: “… non ti preoccupare amore mio, ti porterò per sempre con me, dentro al mio cuore… so che tu sarai sempre al mio fianco, per tutta la vita. Ti amo Chiara”. Perdere il compagno della propria vita, agli albori di una relazione amorosa tutta in crescita deve essere tremendo, mi auguro che i ricordi leniscano il dramma di questo giovane, privato proditoriamente della sua metà. Penso anche alla compagna e alla figlioletta dell’aggressore, che non avranno vita facile, non per colpa loro. Dato che il sospettato – ormai reo confesso – era sotto osservazione dei Servizi sociali, mi vien da pensare che si tratti di un recidivo che incarna bene il male, per usare una figura retorica e lascio stendere il suo profilo agli esperti del crimine. Infine, considero come sia pervasiva la casualità: se Chiara avesse avuto un altro vicino, non sarebbe successo quel che è successo. Ovvio che non c’entra la palazzina a tre piani dove conviveva da poco col fidanzato, ma dal diabolico inquilino che vi abitava. Dolce Chiara, non ti dimenticheremo. Riposa in pace.
Dura lex, sed lex
Rocambolesca la vicenda successa a Napoli, dove un’anziana signora vince un patrimonio al gratta e vinci, ma il biglietto le viene sottratto dal tabaccaio della rivendita che fugge col biglietto vincente 500 mila euro. Il buon Boccaccio (16.06.1313 – 21.12.1375) che a Napoli aveva soggiornato al seguito del padre, per imparare il mestiere mercantile e bancario, avrebbe potuto scriverci un’altra novella da aggiungere alle 100 del Decameron. Accusato di furto pluriaggravato e tentata estorsione, Gaetano Scutellaro è stato arrestato mentre tentava di fuggire alle Canarie, dopo aver depositato il biglietto in una banca di Latina. Al di là di come evolverà la vicenda, con l’augurio che il denaro vada a chi gli spetta, mi viene da fare alcune considerazioni. Forse per lo studio dei classici, di cui ho tradotto tanti pensieri durante il Liceo, condivido ciò che sostiene Seneca: “Una grande fortuna è una grande schiavitù”. Troppo denaro crea problemi di gestione e… molti falsi amici, interessati a goderne di riflesso. Il che non significa sputarci sopra, ma prendere le giuste distanze. Mia madre aveva l’abitudine di comprare dei biglietti della lotteria, in occasioni speciali, sperando in una vincita, scelta che io contestavo. Per fortuna non ha vinto perché in tal caso prevedevo un carico di responsabilità e di noie burocratiche. Sono tuttora persuasa che la vera ricchezza sia interiore e che l’equilibrio delle relazioni favorisca il vero benessere. D’altronde molte liti familiari scaturiscono per motivi di eredità, svelando un dietro le quinte per nulla edificante. Seguo di pomeriggio il programma Forum condotto da Barbara Palombelli, che è un’ottima palestra per riflettere sui motivi dei conflitti. Anche nell’ipotesi che alcune cause siano costruite a tavolino, la citazione degli articoli di legge e le sentenze elaborate dai giudici sono pertinenti ed esaustive. “Dura lex, sed lex” (la legge è dura, ma è legge). Concludendo, mi godo il mio piccolo gruzzolo e auguro ai forti vincitori di non perdere la testa!
Sapori d’autunno
Vado a trovare Lina, un saluto veloce a metà mattina, anche se lei mi invita a fermarmi a pranzo. Declino la gentile offerta, perché ho in mente di fare una sosta anche dalla collega che le abita vicino. Come da gradita abitudine, dopo uno scambio di confidenze, Lina mi offre dei prodotti di stagione a chilometro zero, che raccoglie direttamente nel suo orto-giardino davanti casa: fichi e uva fragola. Nel caso dei fichi, lei sostiene che sono di una pianta che io le regalai anni fa, nata spontaneamente nel mio angolo verde, da un precedente esemplare che avevo estirpato. Se è così – e non ho motivo di dubitare – si tratta di un dare-avere cordiale, una corrispondenza… di prodotti naturali che fa bene al cuore e al palato. I frutti sono piccoli ma dolcissimi, turgidi e sodi. L’uva fragola è bianca, gustosissima, distribuita lungo un graticcio che ricopre la parte laterale dell’atrio dove stazionano diversi vasi di fiori. Anch’io ho una vecchia pianta di uva fragola, versione nera, che pilucco quando vado in zona garage. Ma trovo quella della mia amica di qualità superiore, forse perché “L’erba del vicino è sempre più verde”. Come da programma passo da Adriana, che all’ombra del grande noce sta sminuzzando con le forbici erba cipollina, salvia e rosmarino per fare la salamoia, da donare a Natale a chi se lo merita. Certi doni vanno preparati per tempo! Assisto con piacere alla procedura: erbe aromatiche dentro il mixer con abbondante sale grosso, avvio robot per qualche minuto e la mistura profumata è bella e pronta, basta solo che si asciughi e poi può essere inserita nei vasetti di vetro da etichettare a dovere. Semplice e facile, con prodotti di casa propria. Le mie narici sono inebriate dal profumo delle aromatiche, oggi olfatto e gusto sono stati stimolati piacevolmente. Torno a casa di buonumore.
