Cultura collante dei popoli

Oggi cultura, inevitabilmente legata a ciò che succede fuori casa: il museo russo Hermitage “con una missiva perentoria” firmata dal direttore del museo Michael Piotrovskij ha chiesto la restituzione delle opere in prestito alle mostre milanesi, ben 23, tra cui due olii su tela: Giovane donna con cappello piumato (1534 – 1536) di Tiziano e Giovane donna con vecchio di profilo (1515 – 1516) di Giovanni Cariani. Richiesta successivamente attenuata. Curiosando sul web, vedo che il prestigioso museo fu voluto da Caterina II di Russia (Stettino, Polonia, 2.05.1729 – 17.11.1796) e l’apertura risale al 1764. Seguace dell’Illuminismo, Caterina modernizzò la Russia occidentale e fondò il primo istituto d’istruzione superiore in Europa. Il periodo del suo regno che durò trentaquattro anni, è considerato l’età d’oro dell’impero russo. Sposata a 16 anni con Pietro III (che detronizzò dopo un colpo di stato), ebbe numerosi amanti e addirittura 13 figli, di cui solo Elisabetta ed Anna raggiunsero l’età adulta. Mi sono trattenuta con Caterina, l’ultima zarina di Russia, conosciuta come Caterina la Grande, perché, al netto dei vizi fu una donna estremamente lungimirante e moderna che amava la cultura. E la cultura è un collante con tutti i popoli, di tutti i tempi e in tutti i luoghi. Sono certa che molte donne si siano distinte, nel corso della storia anche se non hanno avuto l’onore degli altari e/o dei libri. Basta pensare alle nostre nonne e bisnonne che sostituivano gli uomini in tempo di guerra. Come fanno molte ucraine oggi, diplomate e laureate. Nella difesa della patria c’è anche la protezione delle opere d’arte. A nostro godimento e a futura memoria.

Fatalità

Fatalità: avversità, sfortuna, disgrazia sono i sinonimi. Avvenimento dovuto al caso, secondo il dizionario di Italiano il Sabatini Coletti. Questa premessa, per introdurre due fatti di attualità ascrivibili alla parola suddetta. Uno è successo a Novara, dove Ludovica, una 15enne è caduta da una giostra. Andata al luna park per festeggiare il suo compleanno con un gruppo di amici, ci ha trovato la morte. Tra l’altro il luna park era al primo giorno di apertura e l’incidente è avvenuto all’ultimo giro della giostra, un Tagada, attorno alle 23. L’altro fatto è accaduto all’alba, all’altezza di Forlì, tra Cesena e Valle del Rubicone, dove si è ribaltato un autobus – pare per un colpo di sonno dell’autista- con una ventina di persone, tutte di nazionalità ucraina: è morta una 32enne, in fuga dalla guerra. Con lei i figli di 5 e 10 anni. Questo però lo considererei un effetto collaterale della guerra, più che una fatalità…e i figli della giovane vittima dovranno sopportare un doppio incubo. Certo che siamo fili d’erba, come diceva il filosofo e matematico Blaise Pascal; a differenza del filo d’erba, sappiamo di dover morire. Sul dove e come però vige il mistero, mentre ogni persona, libera e sana si augura di avere una vita lunga e piacevole, disseminata di belle esperienze. Tuttavia il quotidiano riporta notizie di persone giovani decedute, molte per incidente o fatalità, come la sfortunata quindicenne. A Paderno, nel paese vicino si stanno svolgendo le esequie di un 17enne, caduto rovinosamente dalla moto che stava provando. La cultura della vita ha bisogno di nutrimento, per godere responsabilmente del tempo che ci è concesso. Con la speranza che sia tanto e clemente.

Il buon sonno

Oggi, 13 marzo, Giornata Mondiale del sonno, istituita nel 2008 dalla World association of sleep medicine, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi del sonno e sui relativi costi per la collettività. Ne soffre il 45 % della popolazione mondiale; in Italia una persona su cinque riposa male, mentre uno su quindici soffre di insonnia cronica (come sempre, uso i dati che trovo in internet). Per fortuna, non ho questo problema che però affliggeva mia madre e che disturba diverse persone che conosco. Lei ricorreva con disinvoltura al sonnifero che le toglieva memoria e lucidità mattutina. Leggendo qua e là, apprendo che i fattori indispensabili per un sonno corretto, secondo gli esperti sono tre: regolare la temperatura della stanza (tra i 15 e i 20 gradi), allontanare i dispositivi elettronici, leggere un libro. Quest’ultimo suggerimento fa particolarmente piacere a una persona che scrive. So che Vilma se ne serve ampiamente. Io trovo soporifera certa tivù, specie con la stufa accesa e la abat jour di spalle. Mi sono rimproverata diverse volte di non ritirarmi prima in camera da letto…ma è troppo confortante osservare Astro che dorme (e russa) sul tappeto sotto il tavolino e Grey acciambellata sulla poltrona. Capita che mi svegli molto presto, se devo sbrigare qualcosa di importante – in questo periodo la correzione delle bozze del mio prossimo libro – ma poi recupero al pomeriggio, quando riesco a concedermi un pisolino. Rispetto a quando insegnavo, adesso gestisco meglio il mio tempo: sono più riposata e non ho bisogno di recuperare ore di sonno perse per svariate ragioni. Sono persuasa che dormire bene sia fondamentale per l’equilibrio psico-fisico. Ovviamente a poterselo permettere, perché ci sono lavoratori in prima linea a tutte le ore, cui va il mio grato saluto e l’invito a resistere.

Guerra mediatica

Sapevo che dal giorno 8 marzo bisognava sintonizzare i canali, o risintonizzarli nel mio caso, visto che mi ero provveduta per tempo del decoder. Nonostante ciò, per un paio di giorni sul primo canale vedo tele Lombardia, anziché Veneto e ricevo un paio di altre reti. Poco male, tanto le brutte notizie tengono banco dappertutto. Aspetto Manuel che con un click risolva il problema legato alla nuova ricezione digitale; per ora mi accontento di ciò che passa il convento. Mi colpisce la frase della giornalista Tiziana Ferrario, a proposito del conflitto Ucraina-Russia in corso: “È la guerra più mediatica della storia”. Convengo, ma sento il bisogno di approfondire e cerco la spiegazione della parola mediatico: “imposto o generato dalla cultura dei mass media”, cui appartiene anche la televisione. Semplificando, significa che vediamo le azioni di guerra, come se fossimo in prima fila al cinema (sempre che i filmati siano reali e non datati). Non so dire se questo sia un bene, oppure no. Intuisco che devo cercare io, utente del mezzo televisivo la risposta. Le conseguenze psicologiche degli orrori perpetrati in Ucraina negli ultimi sedici giorni di conflitto e trasmessi dal video avranno una lunga coda. Credo che perfino il premier Vladimir Putin li abbia sottovalutati, tant’è che molti giornalisti sono stati silenziati e le reti televisive oscurate; viceversa credo che il presidente ucraino Zelensky, abituato al confronto con il pubblico per il suo precedente lavoro ci guadagni in popolarità. I veri protagonisti dell’esodo in corso verso l’Europa, donne e bambini per il 90 % ignorano come sarà il loro futuro. Anche l’Europa dovrà cambiare passo e non mettere la testa sotto la sabbia. Al momento pare che le nazioni della UE abbiano ritrovato unità di azione, il che sarebbe una buona base di partenza, per un autentico rinnovo. Finalmente arriva Manuel, sorridente ed esperto di Elettronica: purtroppo è di fretta, perché deve sistemare diversi televisori. In quattro e quattrotto sistema le reti scompaginate del mio apparecchio. Adesso posso selezionare un programma che mi restituisca un po’ di serenità. Senza scordare tutto il resto.

Homo homini lupus (l’uomo è un lupo per l’altro uomo)

Dalle zone di guerra, tra le tante infauste notizie arriva anche questa: le persone sono costrette a bere l’acqua infetta dei pozzi, che mi riporta a mia nonna materna Adelaide, friulana doc che perse in cinque giorni due figlie di 17 e 19 anni per il tifo, contratto bevendo l’acqua del pozzo. Correva l’anno 193; mia madre aveva 14 anni, subì la perdita delle amate sorelle e anche l’abbandono dei parenti, terrorizzati di un eventuale contagio. Mia nonna si chiuse in un patologico mutismo e mia madre dovette occuparsene come se fosse una sua figlia. Una tragica vicenda privata che mi ha lasciato in eredità il nome di una delle due sfortunate zie, Ada. L’altro, Lina, andò a mia sorella. Non oso immaginare cosa succederà in Ucraina e in Europa, a causa del conflitto in corso. Dopo 15 gg di duro combattimento, la pace è ancora un miraggio: aumentano profughi e vittime, molte seppellite alla svelta in fosse comuni. Continuano a nascere bambini sotto le bombe, e questo è recepito come un messaggio di speranza…ma venire al mondo è solo l’inizio della marcia verso il futuro. Se una malattia epidemica è incontrollabile, non altrettanto si può dire dell’aggressione di un paese vicino, qualunque siano le ragioni. Non si può accettare, dopo due guerre mondiali e milioni di morti, di essere coinvolti, direttamente o indirettamente in conflitti armati, se non addirittura nucleari. Mi sovviene l’espressione latina: homo homini lupus (l’uomo è un lupo per un altro uomo), attribuita al commediografo latino Plauto, che allude a una pessimistica condizione umana, basata sull’egoismo e la sopraffazione. Piuttosto in linea con la vicenda biblica di Caino e Abele. Che il Cielo ci aiuti!

Fiori protagonisti

Sono in piedi molto presto, perché devo revisionare l’ultima bozza del mio prossimo lavoro, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, un centinaio di pagine che non sono un granché, se confrontate con le varie centinaia dei romanzi stranieri. Ne sto giusto leggendo uno, CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI, che di pagine ne ha 473. Mi mancano da leggere le ultime cento. Storia coinvolgente di una custode di cimitero che però si appesantisce verso la fine. Non oso immaginare la fatica dell’autrice, Valérie PERRIN, per tenere in piedi il racconto, né del correttore di bozze per ottimizzare la narrazione. Meno male che io ho fatto un altro lavoro, anche se agli esordi non avrei disdegnato un’offerta in una redazione. Con l’apertura del blog, mi sono presa una parziale rivincita, che da una parte mi tiene piacevolmente occupata e dall’altra mi impone aggiornamento e autocontrollo, sia delle fonti che della forma. Estrapolo la parola “fiori” dal titolo sia del mio prossimo lavoro sia dal librone che sto leggendo, per dire che ho fotografato il mio vecchio albicocco in fiore: una meraviglia, uno spettacolo che attrae gli insetti e infonde riconoscenza verso la natura. Gli dedico questi versi: L’albicocco in fiore/ mi allarga il cuore./Temevo di averlo perso/invece è riemerso/ alla fine dell’inverno/in tutto il suo fulgore.// Ritengo che i fiori rappresentino la poesia del creato e perciò si meritano le attenzioni degli artisti, ma anche di chi ha soltanto un animo sensibile per coglierne la bellezza. Mia madre per esempio, temperamento fumantino, si rilassava ricamando fiori a mezzopunto e io mi pregio di avere la casa abbellita dai suoi centri diventati opere d’arte. Affascinata da FIORI COLORI PENSIERI (titolo della mia mostra di foto-poesia, 2018), a me succede di scrivere dei versi, che giro alle amiche oppure custodisco in una cartellina, per ulteriori sviluppi. Concludendo, attingo energia e benessere da ciò che ho sotto gli occhi. Provvista di lenti per correggere la miopia.

Evento Letterario

È stato un 8 marzo misto di tristezza e di soddisfazione. Accantono l’emozione predominante, perché ho bisogno di ossigenarmi e mi concentro sull’evento “Primo Concorso Letterario Città di Vittorio Veneto”, tutto al femminile, cui ho partecipato, in buona compagnia di molte donne, e non solo. Accompagnata dalla fedele Lucia e dalla provetta pilota Adriana, raggiungiamo Ceneda di Vittorio Veneto quasi in orario per assistere alla cerimonia di premiazione in Sala Consiliare del Museo della Battaglia, location mirabile con affreschi e statue. Vengo gentilmente invitata a prendere posto in seconda fila, riservata agli invitati. Al tavolo d’onore identifico, nonostante la mascherina Aldo Bianchi, il presidente dell’associazione ZHENEDA e la coordinatrice del Concorso, Paola Alessandra Vacalebre che ho avuto il piacere di conoscere lo scorso autunno. Tra i numerosi presenti, che subito non individuo ci sono tre care cugine: Lucia, Giuliana, Luisa ed Elisa, una giovane amica scrittrice. Partecipano all’evento diversi Assessori dei paesi vicini, il CIF e la LILT di Vittorio Veneto, il Club artistico culturale Xinciso e il Circolo VITTORIESE ricerche storiche. La flautista Federica Lotti rallegra l’atmosfera con le sue proposte musicali e lo storico Giovanni Tommasi istruisce sull’affresco della parete laterale della sala – che ingloba tre donne combattenti – e su diverse figure femminili che hanno dato lustro alla città: molto interessante. Segue la parte riservata all’assegnazione dei premi, esaltata dalla lettura della Coordinatrice in veste di ottima Lettrice. Mi complimento con le premiate delle varie sezioni – ci sono anch’io, per la sezione Libri Editi con il romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio – e mi congratulo con chi ha elaborato ogni singola motivazione del premio, a mio dire una chicca da conservare. Provo un brivido di vero compiacimento quando viene invitata a ritirare il primo premio per la sezione racconti inediti Elisa, la mia giovane amica, per il testo DONNA DI PENNE dove “L’ Autrice tocca corde profonde e invita ad alzare lo sguardo per vivere nel mondo”. Alzare lo sguardo è ciò di cui abbiamo urgente bisogno. Grazie Elisa e grazie a tutte le donne!

8 marzo 2022

Giornata internazionale della donna che la cultura popolare chiama Festa della donna. Pare che l’8 marzo dell’anno 415 d.C. fosse morta Ipazia d’Alessandria, matematica, astronoma, filosofa greca che contribuì alla vita culturale di Alessandria d’Egitto durante il IV e V secolo. Dettaglio: fu uccisa – lapidata in una chiesa – per mano di fanatici religiosi. Simbolo della libertà di pensiero e dell’indipendenza della donna, oltre che come martire del paganesimo, è ritenuta una delle menti più avanzate esistenti allora, ovverosia 1600 anni fa. Non intendevo partire da così lontano, ma è risaputo che è lunghissimo il percorso fatto dalle donne per il riconoscimento dei loro diritti. Per restare in ambito culturale, il Consiglio comunale di Padova (dove mi sono laureata) realizzerà una scultura dedicata a Lucrezia Cornaro Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684), prima donna laureata al mondo. Quando insegnavo, un otto marzo passato era stato rallegrato dai disegni di un gentile alunno per le compagne di classe, pensiero che ben disponeva a immaginarne il futuro di serene relazioni con l’altro sesso. Ho seguito in parte il discorso del Presidente della Repubblica, certo un gentiluomo che ha ricordato innanzitutto le donne ucraine, costrette a indicibili sofferenze. Credo siamo tutti d’accordo di considerare la giornata attuale un momento di riflessione, e meno che mai una festa, anche se il fiore giallo rallegra la vista e addolcisce il cuore. Mi chiedo cosa potrei fare, con le mie modeste risorse, per sostenere la causa di tutte le donne che si impegnano quotidianamente, in silenzio e spesso oltre le loro forze, per i familiari, la comunità, il diverso, il forestiero…il profugo. Ognuna meriterebbe una storia, a futura memoria. Magari ci penso…Ciao Donne, vi abbraccio tutte!

Salute e Saluti!

Oggi, giornata internazionale della salute. Bel concetto, definito la prima volta nel 1948 dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Quindi, lo stato di benessere è strettamente legato a quello di salute. Gli aggettivi fisico, mentale e sociale complicano un po’ le cose perché non è scontato che coesistano, specie in tempi di turbolenza politica, e peggio. Salute e benessere sono indispensabili per lo sviluppo economico e sociale. La nostra Costituzione, all’articolo 32 – spesso da me ricordato in classe – riconosce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”; pertanto è tra i diritti fondamentali della persona, a prescindere da età, genere e contesto socio-economico. Certo i legislatori ci avevano pensato bene, prima di mettere nero su bianco. Immagino l’impegno e la buona volontà per rendere comprensibili e attuabili concetti profondi. Il difficile è concretizzare, passare dalla teoria alla pratica! Per quanto mi riguarda, mi capita di chiudere spesso un messaggio oppure una mail con “Saluti e Salute”, che non vuole essere un congedo frettoloso, ma beneaugurante. Arthur Schopenhauer affermava: “La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente” e per mantenerla Thich Nhat Hanh consiglia: “La mattina quando vi alzate, fate un sorriso al vostro cuore, al vostro stomaco, ai vostri polmoni, al vostro fegato. Dopo tutto, molto dipende da loro”. Vale la pena di provare, non costa niente. E se dobbiamo convivere con qualche acciacco, riflettiamo su quanto dice Emanuela Breda: “La salute ci consente di godere la vita, la malattia di comprenderne meglio il significato”. Lettori, Salute e Saluti!

Musica tra le bombe

MUSICA TRA LE BOMBE Finalmente una bella storia, nonostante il contesto. Non perché non ce ne siano da raccontare, ma perché restano sepolte chissà dove, o perché prima devono essere metabolizzate. Ne sento parlare al telegiornale e poi cerco conferme in internet. Riguarda un musicista di origini siciliane che suona il piano per i profughi. Nato e cresciuto in Germania, risponde al nome di Davide Martello. Il 40enne non è nuovo a simili lodevoli iniziative. È noto per viaggiare nelle zone di conflitto per suonare il pianoforte a coda, trainato dalla sua bicicletta, usando un rimorchio elettrico. Nel 2014 si era già esibito a Istambul, suonando “Bella Ciao” e “Imagine”, con sequestro del pianoforte da parte dei poliziotti. Suonò al Donetsk nel 2014 e l’anno dopo al Bataclan di Parigi dopo l’attentato. Ha fatto un viaggio di 15 ore prima di arrivare al confine tra la Polonia e l’Ucraina e suonare il suo pianoforte per i profughi ucraini. “Sono giorni che sentono bombe e mitragliate, è giusto che adesso sentano un po’ di musica” : straordinario! La gente si ferma ad ascoltarlo, si commuove, lo fotografa, gli porta da mangiare. Ho sempre ammirato gli artisti di strada, ci ho anche scritto attorno un lungo racconto intitolato Flamenco Therapy. Offrono il talento gratuitamente là dove serve, senza prenotazione e senza abito da sera, come fa Davide da quando era un bamino: un grande, come spero ce ne siano altri. Anche se molte storie rimangono oscurate, di proposito o per altri impedimenti, questa di Davide è simbolica e le rappresenta tutte. Il messaggio che ne ricevo è che l’eredità buona non si disperde e aleggia sopra di noi anche quando il male spadroneggia.