Il mio lavoro mi sta dando da pensionata delle soddisfazioni inimmaginabili quand’ero in servizio. Stamattina me le offre su un piatto d’argento Annu, un’ex brava alunna delle medie, di origine indiana, sposata da circa un paio d’anni con John, indiano, nato e cresciuto in Canada dove i due giovani vivono. Lei si è laureata in Economia Aziendale a Venezia, lui è medico oculista. Intanto noto la bellezza della coppia che traspare dagli sguardi e dal sorriso disarmante di lei che parla in italiano e traduce in inglese a lui, che comprende qualcosa della nostra lingua. Quando si sono conosciuti, Annu comunicava in Indiano. E già questo connubio di lingue è affascinante. Mentre io e lei ci raccontiamo un po’ di cose, lui chissà cosa pensa. Per coinvolgerlo, le chiedo di tradurre al consorte qualche mia curiosità e vado subito sul sentimentale, tipo Cosa ti piace di Annu? e la risposta è un capolavoro: La dolcezza! Poi la conversazione riprende tra? noi due e lui chiede di passargli lo smartphone, ‘per tradurre’ ipotizza la consorte. Io mi informo del suo lavoro, della cucina, dei suoi familiari che in parte conosco. Mi sorprende l’affetto con cui Annu ne parla, tanto da non escludere di portarseli in futuro in Canada, a sottolineare che la famiglia è un valore prioritario. Mentre noi stiamo amabilmente conversando, con il capo chino, John scrive sul tablet… non una parola, ma un bellissimo omaggio alla moglie – in Italiano – che mi fa leggere. Mi viene la pelle d’oca (per l’invidia) quando leggo Annu ama furiosamente. Ok, l’avverbio sarà esagerato, ma il concetto si capisce benissimo! Che bella coppia, prima distanti e ora così vicini, trasferitisi lontano dall’Europa ma non dimentichi dell’Italia, tanto che a giorni andranno a Palermo. Riassumendo per Annu: India, Italia, Germania (dove si sono sposati), Canada… chissà dove il futuro porterà questi giovani coraggiosi. L’apertura mentale e l’amore fanno grandi cose. Grazie di avermelo ricordato, Annu e John!
La partigiana Gabriella
Non mi stupisce che settimanali e quotidiani parlino di Tina Anselmi, di cui stasera, su Rai 1, ore 21.30 andrà in onda il film biografico TINA ANSELMI – UNA VITA PER LA DEMOCRAZIA. Avevo letto tempo fa che si stava girando il film sulla sua vita a Castelfranco dov’era nata nel 1927 e nove è morta nel 2016, personaggio molto importante che ha lasciato un’impronta nella vita politica italiana: prima donna ministro – del Lavoro e della Sanità – dopo 115 anni dall’Unità d’Italia e con 886 ministri maschi. Partigiana 17enne, sindacalista, deputata della democrazia cristiana, nel 1981 presiede la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2. Sul CORRIERE DELLA SERA di ieri, nella pagina Ritratto d’Autore, l’autore dell’articolo ricorda che la Anselmi era soprannominata ‘Tina Vagante’, in riferimento alla percezione di ‘pericolosità’ che poteva diffondere tra i colleghi per le sue doti e la sua intransigenza. Un curriculum straordinario che non le impediva di ascoltare chi le chiedeva udienza, per qualunque motivo. Come successe a Elisa, figlia della mia amica Marcella che nel 2001 la intervistò sulla Resistenza e sul suo ruolo di partigiana, col nome di battaglia Gabriella. L’ esposizione che ne fece al colloquio orale per la Maturità le valse un bel cento. So di altre udienze concesse a persone che conosco, risoltesi con successo. Credo che l’onorevole Anselmi fosse molto portata per l’ascolto, abilità piuttosto desueta tra i politici. Mi sarebbe piaciuto conoscerla di persona ma è comunque entrata nella rosa delle mie persone di riferimento per essere stata innovativa, coraggiosa, anticonvenzionale in un periodo un cui le donne erano confinate in casa e apprezzate per fare figli. A proposito, nell’articolo di Valerio Millefoglie su il venerdì di Repubblica, leggo che aveva un fidanzato, morto per tubercolosi a 24 anni. Se fosse diventata madre, immagino si sarebbe distinta anche in quel ruolo. Grande Tina, a stasera!
Il potere della bellezza
È bello svegliarsi con una buona notizia. Mi succede domenica mattina, appena alzata mentre mi preparo la colazione. Gatti sfamati e tivù accesa sul primo canale, sento parlare di Roberto Celestri, il primo influencer di arte in Italia, con 325mila follower, nato a Noto (Sicilia) nel 2001: si tratta dunque di un ragazzo che ama l’arte, cresciuto in una famiglia di restauratori. “Sono nato in un mondo di statue e cornici. Quando avevo 7 o 8 anni invece di andare a Gardaland mia madre mi portava a fare il giro delle chiese per vedere le cose belle che c’erano dentro”. Complimenti anche alla mamma. Durante il periodo del lock down ha avuto una brillante idea: creare contenuti d’arte e poi postarli sui social. Un ‘nativo digitale’ che racconta la bellezza grazie alla tecnologia e alla sua sensibilità. Suo obiettivo è quello di far parlare l’arte attraverso dei video pubblicati su Instagram. Al momento collabora con molti artisti ed è stato contattato da Rai cinema. Allarga il cuore pensare che ci siano giovani così, innamorati della bellezza e desiderosi di espanderla. Infatti lui è un divulgatore di bellezza. Ha realizzato videoclip musicali e spot pubblicitari per privati, aziende, Enti pubblici. ‘L’ arte mi emoziona, mi fa pensare ed è un vizio di famiglia’, sono le parole che usa per presentarsi nei video pubblicati. Io vedo quello intitolato Il Cimitero Monumentale di Milano – InstArt di Roberto Celestri: eccezionale, come essere là dove avrei voluto andare e non ci sono riuscita durante le mie rapide visite alla città meneghina. Mi propongo di seguire questo ragazzo, appassionato della bellezza, con l’augurio che non si stanchi a cercarla dove c’è e non lo sappiamo ancora. Non a caso l’Italia è conosciuta come il Belpaese. Grazie a Roberto che ci fa apprezzare le svariate bellezze della penisola con un semplice click da casa.
Aggressione brutale
Sono esterrefatta per quanto accaduto alla psichiatra Barbara Capovani, presa a sprangate fuori dal reparto alla fine del suo turno, venerdì pomeriggio. Operata alla testa, le sue condizioni sono critiche. Il bollettino diramato ieri dall’Azienda Ospedaliera precisa che “Versa in condizioni estremamente critiche ma è ancora viva”. La psichiatra 55enne è responsabile dell’unità funzionale di Salute Mentale dell’ospedale Santa Chiara di Pisa. La squadra mobile è alla ricerca dell’aggressore, con la mascherina e vestito di nero, di cui al momento non si conosce l’identità. Scontato pensare a uno fuori di testa, magari un suo paziente. “Nell’ultimo anno in Toscana oltre 1200 medici e infermieri aggrediti” è il titolo di un articolo pubblicato dal quotidiano LA NAZIONE. Vorrei che fosse una bufala, o quantomeno un’esagerazione. “Atto gravissimo” lo definisce Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici. Una professoressa intervistata consiglia alle sue specializzande di seguire corsi di autodifesa. L’aggressività e la violenza sono cresciute in maniera esponenziale: io lo constato quando guido, operazione che faccio peraltro malvolentieri. Il personale sanitario è in prima linea, quanto a rischio, come pure chi lavora per garantire l’ordine e la sicurezza. Godendo di buona salute, frequento l’ambulatorio della mia dottoressa Roberta Bolzonella di rado. Tuttavia quando succede, mi viene spontaneo pensare alla concentrazione di ansia, di aspettative e talvolta di pretese che si mischiano nella sala d’attesa. Pazienti di varie età e pelle, dotati di mascherina chini sul cellulare intenti ad ammazzare il tempo, prima di poter conferire con il proprio medico di base, suppongo dotato di una pazienza infinita. Immagino che alla sera la dottoressa, cui mi lega un rapporto d’amicizia, sia pressoché distrutta. Meglio se sbaglio. Spero non le sia mai capitato un episodio increscioso…certo ne avrebbe storie da raccontare! Mi sono permessa questa digressione personale, per esprimere la mia solidarietà al personale sanitario tutto, in questo periodo in grave affanno. Alla psichiatra vittima della brutale aggressione, la mia pietà e la speranza che ce la faccia.
Madre Terra
Nella giornata mondiale della Terra, mi relaziono con la natura che ho in casa. Personificandola, raccolgo dei tulipani da offrirle, nati spontaneamente nel mio giardino e ne faccio un grazioso bouquet: quattro sono sul rosso, uno beige e il più lungo è giallo con striature rosse. Con due rametti di glicine e delle foglie di evinimo fanno proprio un bel vedere, che fotografo per postarli e rivederli quando saranno sfioriti, perché trovo salutare il potere evocativo dell’immagine. La stagione che avanza è una gioia per gli occhi e avere la bellezza a metro zero procura una grande soddisfazione. Credo sia per questo che non sento il bisogno di girare, perché ho realizzato il mio eden in casa e viaggio abbastanza con la mente. Certo, se ci fossero le condizioni – per dire vincessi un viaggio premio – mi piacerebbe visitare il Paese del Sol Levante, il Giappone e tornerei volentieri in Grecia dove misi piede con mamma nel lontano 2006: Santorini mi è rimasta nel cuore. Tornando ai fiori, trovo che siano distributori di armonia, parola bellissima che per me è in cima alla scala del benessere. Sono discreti e silenziosi, necessitano comunque di qualche attenzione. Ad esempio tolgo i petali sgualciti delle primule messe a dimora un paio di mesi fa che stanno concludendo la fioritura e taglio i gambi dei ranuncoli che a un semplice tocco si sfogliano. I pansè blu e gialli mi hanno fatto compagnia tutto l’inverno e reggono ancora il confronto con gli esemplari più resistenti. Tengo d’occhio un folto gruppo di iris selvatici nella parte sud dell’abitazione; giusto stamattina, aprendo la finestra lo sguardo si è posato sul primo fiore blu che mi ha dato il buongiorno. Dico la verità, non mi sentirei contenta senza il contributo della generosa madre terra.
Compleanno speciale
Oggi 21 aprile, compleanno speciale di Roma Capitale! La città eterna compie la bellezza di 2776 anni, portati piuttosto bene. Secondo la leggenda, fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. Credo che i miei ex alunni se lo ricordino, perché era una data che amavo sottolineare. Quanto allo stato di salute, dovrei chiedere ai residenti, tipo a mia nipote Cristina che però ci abita da poco ed è spesso in viaggio per lavoro. Io ci sono stata in gita scolastica – poteva essere il 1970 – e di passaggio verso Napoli, meta finale. Ricordo il giro in pullman delle vestigia romane, peraltro senza scendere perché pioveva a dirotto. Mi sento legata emotivamente alla Roma antica, rappresentata da Cesare e Ottaviano Augusto in ambito politico e dai poeti Orazio, Ovidio, Virgilio e Catullo in letteratura. L’influenza degli studi classici permane. Quanto alla Roma moderna, andrei cauta a farmi prendere dagli allettanti inviti turistici. Ribadisco di essere piuttosto sedentaria. Ultimamente mi scopro anche insofferente per il traffico caotico e la confusione. Sono certa che la capitale offre un sacco di attrattive, sia professionali che culturali. Tuttavia, al momento preferisco immaginarmela da casa dove godo momenti di tranquillità garantita dall’ambiente ‘agreste’. Adesso che ci penso, credo sia un deterrente – ma parlo per me – il fatto che ospiti la sede del parlamento e del governo italiani, con tutto il gran via vai di politici, non tutti beneintenzionati allo stesso modo. Che la premier Giorgia Meloni sia una donna mi fa ben sperare, se la lasciano fare. Ho sentito che stamattina ha ricordato il super compleanno della vetusta città, che deve tirar fuori tutto il fiato per soffiare sulle strepitose candeline. Io ci scherzo un po’, ma so che gli stranieri ci invidiano le città millenarie. Dovremmo, me compresa, sostenerle di più: non solo per il fascino antico, ma per essere, prove alla mano un faro di civiltà.
Silenzio e Sapere
Stamattina cambio strada, nel senso che non vado al bar ma in biblioteca. Ci pensavo da un po’. Orari alla mano, oggi è la giornata giusta: piove e il mercato locale non è attraente come al solito. Inoltre siamo a ridosso della Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore – sarà domenica – quindi in tema. Durante il percorso da casa alla piazza dove si trova la biblioteca del mio paese, Castelcucco incontro Francesca. Mi informa di aver buttato giù in tarda serata un racconto su un vecchio noce in cui si identificava il padre che torna ad incontrarla attraverso le foglie. La sua confidenza letteraria è un dono stimolante. Mi conferma altresì che per leggere e scrivere c’è bisogno di silenzio, per ovvie ragioni non di casa al bar. Salgo i quindici gradini dello stabile e mi trovo nel luogo deputato alla ossigenazione della mente. Al momento sono l’unica frequentatrice. Mi accomodo nella stanza che dà sulla piazza: da un’ampia finestra vedo l’orologio; più appartato l’ingresso della scuola media dove ho insegnato Lettere diversi anni, fino al 2015, luogo familiare. Pavimento in legno, l’arredamento è chiaro, con le basi degli scaffali che sostengono i libri di un rasserenante turchese. Sui tre tavoli rettangolari sono accostate le sedie rivestite di tessuto tinta cobalto. In bella vista il seguente monito: In Biblioteca si Deve: 1) Leggere e consultare libri 2) Rispettare la regola del silenzio 3) Rispettare la struttura. Direi che è il minimo, evidenziato in ogni biblioteca che si rispetti. Mi siedo e leggo finalmente in santa pace il quotidiano, comperato prima in cartoleria. Sento il rumore discreto del riscaldamento e i tacchi della bibliotecaria che sta per andarsene, sostituita da un gentile ragazzo, Riccardo De Bortoli, con cui scambio due parole prima di congedarmi. Nel luogo della cultura cosa scopro? Che domani è il gran giorno: si laurea in Ingegneria meccatronica a Vicenza! Anche questo dettaglio non è casuale. Come diceva il grande Leonardo, I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio. Tutto torna, nel luogo deputato al sapere. Buona laurea e buona vita Riccardo!
Cigno innamorato
Piuttosto insolito che il quotidiano regali articoli ‘rosa’ in cronaca. È ciò che trovo a pag. VI de Il Gazzettino di martedì di cui riporto il titolo: Pescheria, il cigno innamorato cerca la compagna tra i passanti, con tanto di foto del fedele uccello che io ho usato per illustrare la copertina del mio diario- congedo scolastico. Il quel caso avevo fotografato degli esemplari a Caorle, di cui ammiro l’eleganza natatoria ma anche l’indipendenza rispetto al gruppo. Forse erano soggetti giovani perché si mettono in coppia dai due anni e non si lasciano più. Così ci dicono gli studiosi e la cosa mi intenerisce, anche se non mi stupirei di un’eccezione alla regola. Il protagonista dell’articolo è provabilmente un soggetto adulto ed è verosimile che cerchi la sua compagna, forse passata a miglior vita (non credo scappata con un altro). Mentre scrivo non so se ridere o immalinconirmi pensando alle ferite da privazione del/della patner, però provo una grande simpatia per il cigno e spero che qualcuno riesca a rimediare al suo disagio. Il servizio veterinario sarà in grado di prendersene cura. Non so se offrirgli la compagnia di un altro cigno sia la modalità giusta, comunque suppongo che la faccenda si possa risolvere presto e bene. Un cigno non è un orso, ma mi astengo dall’entrare in un altro argomento, questo sì assai doloroso. Tornando ai miei cigni fotografati a Caorle, oltre la pineta se ricordo giusto, mi avevano suggerito questo scherzoso augurio per i miei colleghi che restavano in servizio: Di buon grado me ne vado. Buona navigazione a chi resta. Nel frontespizio del fascicolo-diario un cigno con il collo tra il piumaggio e sulla ‘quarta di copertina’ in fondo un gruppo di cigni in navigazione. Il mare è un ottimo collante delle relazioni, umane e non.
Spettacolo rosa
Mi diverto a scattare foto al mio ciliegio giapponese in fioritura che non piace solo a me, visto che Fiocco vi si arrampica e sale sui rami più alti, facendo cadere i petali sulla mia testa. Provo a fotografare anche lui, che è troppo elastico e in continuo movimento. Comprendo però che condividiamo lo stesso stupore per lo spettacolo della fioritura. Ho sentito per tivù che proprio in Giappone c’è qualche problema legato alla fioritura di queste piante spettacolari legata ai pollini e alle allergie. Indago e scopro che il ‘nemico’ è il polline, in modo specifico quello del cedro giapponese. Che sia un’emergenza lo si deduce anche dal titolo: Giappone, alberi in fiore, ma è una calamità: il governo alla guerra del polline. Danni per miliardi all’economia a causa delle allergie. Tra le cause, anche l’aumento delle temperature. Certo il Giappone deve occuparsi pure di altro, come del recente attentato contro il primo ministro Kishida, ma la fioritura dei ciliegi – sakura il suo nome giapponese – è un avvenimento importante per i giapponesi che corrono a frotte per godere della bellezza delle piante in fiore. Evento che inizia nelle zone più meridionali del Giappone, per poi lentamente risalire il paese verso nord, in un periodo compreso tra l’ultima settimana di marzo fino ai primi giorni di maggio nella zona settentrionale di Hokkaido. Lo ‘spettacolo rosa’, nato inizialmente come rito elitario riservato a nobili, appartenenti alla corte, samurai e poeti a partire dal 1600 circa coinvolge anche il resto della popolazione. La fioritura non è solo un evento di bellezza estetica, ma simboleggia la caducità cui siamo destinati, proprio come i fiori che sbocciano e ci donano la loro bellezza per un breve periodo. Tuttavia non si tratta di una ricorrenza triste, bensì commovente da festeggiare in compagnia. Mi piacerebbe visitare il Giappone, specie in questo periodo. Intanto mi gusto un pezzetto di Hanami – ammirare lo spettacolo – a casa mia, insieme con Fiocco sperando che duri ancora qualche giorno.
Un dolce prodotto, una storia
Grande affollamento di donne stamattina al bar Milady in piazza a Fonte. Ne conto quindici dal posto a sedere in angolo dove mi rifugio per leggere in santa pace il quotidiano. Chiacchierano forte, ma dubito siano tutte sorde e/o con problemi di udito. Due hanno la chioma bianca, età media sulla settantina… per farla breve più o meno mie coetanee, la cui verbosità mi dà un po’ fastidio. Ammetto che sono un tipo più da biblioteca che da bar, però nei paesi l’orario di questo luogo del silenzio è contenuto e non combacia con le mie uscite. Mentre le signore si raccontano con entusiasmo, il mio malessere cresce e penso di andarmene in fretta, quando mi trattiene l’articolo di Aldo Cazzulo dedicato al fondatore della Ferrero. Chi non conosce la famosa industria dolciaria? Mio padre ne fu rappresentante e negli Anni Sessanta vinse anche una targa come ‘venditore primatista’. Si chiamava Arcangelo, amante dei cani e delle moto, non disdegnava i gelati. Tuttavia non lo ricordo grande consumatore di cioccolata, come non lo sono neppure io. Però i prodotti Ferrero sono tutt’ora una garanzia di qualità; comperarli ogni tanto è rendere omaggio alla nota industria dolciaria e ricordare mio padre. Il titolo del libro parla da sé: Michele Ferrero, condividere valori per creare valore, di Salvatore Giannella, Salani editore, in libreria da domani. L’articolo concentra nel titolo il contenuto: Ferrero, il timido che partì con 30 chili di Pasta Gianduja e ingolosì il mondo. Si narrano gli esordi di Michele Ferrero quando andava di porta in porta a proporre la pasta di nocciole, senza avere la disinvoltura del venditore. Ma molte altre qualità covavano sotto la cenere e sappiamo cosa ne è nato: una leccornia in tanti prodotti da leccarsi i baffi!
