Primo Novembre 2020, Ognissanti, in qualche calendario chiamata anche Festa di tutti i Santi. Loro festeggeranno in Cielo, ma qui in terra, impediti gli assembramenti, è un mesto andare al Camposanto senza la processione e i canti degli anni scorsi. Io abito in prossimità del Cimitero da vent’anni ed è la prima volta che non registro la lieta festa deputata dai vivi ai defunti. Le restrizioni vanno rispettate, la pandemia ha rialzato la testa; ammetto però di soffrire il lockdown affettivo e le privazioni connesse. Per fortuna, di questi giorni i cimiteri gioiscono grazie ai fiori, di tutte le fogge e colori, regalando una nota di vivacità a chi va in visita, quasi fossero loro, i defunti a regalarci una nota di speranza attraverso le lastre tombali tirate a lucido e le foto che si animano. Il tema della vita è inequivocabilmente congiunto con quello della morte, anche se il secondo viene volentieri archiviato, finché il lutto non diventa palpabile. Facendo pulizia dietro uno scaffale, proprio oggi ho trovato un foglietto, dove avevo trascritto la seguente frase sulla morte attribuita a Epicuro: “Quando c’è lei non ci sono io. E viceversa.” Dopo una preghiera privata e un pensiero ai cari defunti, considerato che devo occuparmi della vita, mi auguro di gestire al meglio quella che mi resta, estendendo l’augurio pure ai miei lettori.
Categoria: Tempo
Una bella giornata
Giovedì, bella giornata, non solo per il sole che trasmette energia, ma perché sono stata visitata dall’arte: musica di mattina, pittura di pomeriggio. Vado per ordine. Con tutte le cautele decido di andare a Bassano in giorno di mercato, spettacolo folcloristico di suo. Mi servono delle cose non urgenti, ma mi torna utile procurarmele… non fosse mai di ripiombare in un secondo lockdown! Faccio anche la pausa caffè, in un bar che frequento sì e no un paio di volte l’anno. E chi ti trovo? Nadia, la mia amica di gioventù, ora impegnata dentista, fortunatamente introdotta dalla dea Fortuna proprio nello stesso locale. La mattinata, iniziata sotto buoni auspici promette bene. Scambio di notizie, con promessa di rivederci. Poi proseguo per le mie compere, curiosando tra i banchi di frutta e verdura. All’altezza delle due piazze, difronte a un istituto di credito, un quartetto di giovani musicisti si sta esibendo con maestria: tre ragazze suonano il violino, in compagnia di un giovanotto che si applica al contrabbasso, proponendo pezzi classici e moderni. Singolare e azzeccato il nome del gruppo: Le Corde del Mondo, che fotografo e in parte registro. Ho le mani impedite per applaudire, ma sono bravissimi! Torno a casa contenta, perché la musica mi ha rasserenata. Posso vivere di rendita per il resto della giornata. Invece, di pomeriggio Serapia mi offre l’opportunità di andare a vedere una mostra di pittura in Asolo, dell’artista Elisa Panfido. Fiori e mare sono i soggetti dei suoi bei quadri, argomenti anche delle mie poesie. Ho con la pittrice un piacevole scambio di pensieri, intrecciati al filo delle emozioni, obiettivo centrale di ogni artista. Mi sento privilegiata a farmi contagiare da qualsivoglia forma espressiva. Ci voleva un rinforzo in questo senso, per darmi la spinta a ritornare sulle mie carte. Oggi mi è andata bene…, “Domani è un altro giorno”, come canta Ornella Vanoni.
Nuvolando
Di primo pomeriggio ho colto in cielo delle nuvole bizzarre, direi giocose: ho preso il tablet e le ho immortalate, pensando che ci avrei scritto attorno qualcosa. Adesso è il momento di ricamarci sopra. La parola ricamo rende bene ciò che ho visto: un fenomeno di breve durata, dai contorni morbidi, con riflessi di luce e in continuo movimento. In una parola, uno spettacolo gratis e a portata di naso all’insù! Metaforicamente, potrei associarle al periodo turbolento dell’adolescenza, quando le nuvole “si fanno e disfanno in chiaro cielo” come nella poesia RITRATTO DELLA MIA BAMBINA, di Umberto Saba, un poeta a me molto caro. Ricordo che a scuola era stato realizzato un cartellone, cui era stato dato il titolo NUVOLANDO, con disegni a tema realizzati dagli studenti, uno dei più belli. Credo che il lavoro di gruppo fosse finalizzato a valorizzare le EMOZIONI che Madre Natura ci regala. Non male guardarsi attorno a tutte le età senza timore di apparire sdolcinati. Spaziare con la mente usando i sensi che ci sono stati donati è un esercizio che raccomanda anche la dott.ssa Graziottin, menzionata nel post di ieri. Del resto il mondo è grande e c’è posto pure per chi la pensa diversamente. Io mi aiuto come posso, cioè come mi è congeniale: se mi capita di fare un click di effetto sono contenta. Se mi riesce di scriverci qualcosa al riguardo, sono doppiamente contenta. Il top è condividerlo con qualcuno. Perciò grazie a chi mi segue!
Sguardo Antico e Tempo che torna: pittura e scrittura
Giusto un mese fa presentavo il mio ultimo impegno letterario, TEMPO CHE TORNA in centro sociale a Castelcucco, primo incontro pubblico dopo l’emergenza covid. Il vice sindaco, Giampietro Mazzarolo si augurava fosse il primo di una serie di eventi culturali da proporre in autunno, confidando nella clemenza pandemica. Temo che così non sarà, stanti i bollettini che aggiornano sulla ripresa del virus, caparbio e resistente. Quella sera, giovedì 24 settembre, era una brutta sera, con tuoni e rovesci che hanno costretto a restare prudentemente a casa diverse persone. Tuttavia ho avuto il conforto di una trentina di presenti, più i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, sindaco compreso, che torno a ringraziare. A rate sto vedendo il filmato girato da Manuel sull’evento, che mi giunge in tarda serata, quando lui, studente lavoratore può occuparsene. Credo che il ricordo di quella intensa serata mi farà compagnia tutto l’inverno. Intanto approfitto delle osservazioni che mi giungono via Whatsapp o tramite blog verbameaada.wordpress.com per ricaricarmi, in vista di altre storie. La mia arma vincente contro l’isolamento sociale rimane la scrittura, anche se lo stato d’animo attuale è al ribasso. Segue la fotografia, con spazio per gli amici animali. Anche per gli amici, pochi ma buoni, da frequentare soprattutto da remoto, in attesa che torni il sereno. Come suggerisce l’interpretazione del dipinto SGUARDO ANTICO di Noè Zardo, in copertina: dal buio alla luce, che infine emergerà. Un viaggio interiore alla ricerca del bello, scavando tra le pieghe dell’anima. Un messaggio che diventa un augurio. Complimenti all’artista!
Tempo di Ciclamini
– Ho fatto un giretto al mercato, non in paese dove capita di giovedì, ma in un paese vicino. Erano circa le undici e nel cortile della scuola media prospiciente il piazzale con le bancarelle gli studenti stavano facendo la ricreazione, diffondendo una nota di gaia spensieratezza. Ho cercato con lo sguardo qualche collega, pensando di avvicinarmi per un saluto. Poi ho desistito, per non mischiare disciplina con nostalgia. Ho puntato la bancarella del pesce e quella dei fiori, così mi sono provveduta del nutrimento per il corpo e per lo spirito: gamberoni e ciclamini, che prenderanno il posto dei tre gerani sotto al portico, ormai prossimi al riposo vegetativo. Prima però ne farò delle talee, dal momento che sono diventata quasi esperta al riguardo. I ciclamini sono di due toni di viola, uno più chiaro e uno più scuro mentre il terzo spicca per il colore rosa intenso. Nel porta fiori di vimini, insieme all’incenso faranno un bel vedere per diverse settimane, finché non farà proprio freddo. Ecco, iniziare la settimana sotto l’auspicio dei fiori, di un po’ di colore, di qualche sorriso… e qualche risata che giunge dai ragazzi in ricreazione mi ben dispone per affrontare il seguito. Incrociando le dita e contando sulla benevolenza del santo protettore… –
Mondo connesso e isolato
Superata la metà di Ottobre, spero che questo anno terribile si chiuda senza troppi dolori. Percepisco una legittima paura generale che degenera talora in panico, altrettanto pericoloso di una malattia. Anche mio figlio, che abita nell’appartamento contiguo al mio, mi richiama se non mantengo le distanze quando ci troviamo fuori in giardino. Va bene la prudenza, ma imbrigliare i sentimenti rattrista e snatura le emozioni. Non vorrei, con tutte le cautele del caso, trovarmi isolata anche affettivamente. Ho bisogno di sorridere e di concentrarmi sulle cose belle che ci sono ancora: fiori, colori, poesia, scrittura, buone relazioni… A darmi una mano, la notizia che la settimana prossima, se tutto va bene godremo di una “ottobrata”, cioè di buone giornate miti, che potrebbero addirittura prolungarsi fino all’estate di san Martino! Io sono meteoropatica e mi abbatto facilmente col brutto tempo, specie se cade di domenica, giorno in cui sento di più la privazione dei cari che non ci sono più. Col tempo la rete di sostegno affettiva si è assottigliata, un po’ come la pelle che si accontenta di una crema nutriente… ma non è altrettante semplice costruire buone relazioni a distanza. Non voglio scivolare nel lacrimoso, perciò chiudo in fretta, con l’impegno di valorizzare ciò che di bello scoprirò nei paraggi. Magari indossando gli occhiali più forti, quelli che uso per le lunghe distanze…
Autunno bifronte
Grazie a Dio, oggi è una bella giornata di sole. Esco per andare a ordinare un bancale di legna, faggio nello specifico, per la stufa che accendo da qualche sera. Non urge ancora avviare i termosifoni, ma dopo il tramonto intiepidire le stanze risulta gradevole. Lo apprezzano anche le gatte che scelgono di stare in casa, anziché uscire. Il cane non si pone il problema, perché sta dove sono io. Il momento clou del beneficio termico è dopo cena, quando accendo la stufa e mi distendo sulla mia poltrona relax, sentendo i ciocchi scoppiettare e percependo attorno un profumo di legna secca. Ammetto che questo rituale del fuoco mi affascina e mi ben dispone, forse mi ricorda qualcosa dell’infanzia, quando la mamma accendeva la stufa, non di maiolica come la mia, ma di ghisa, dove scaldava le vivande, precedentemente cotte sul gas accanto. Sembra un’altra epoca, da dove mi giungono ricordi misti, talvolta positivi. Non appartengo alla schiera di persone che, interpellate sul passato vorrebbero tornare indietro. Vivo il presente con l’atteggiamento del pescatore che attende con pazienza che abbocchi all’amo il pesce giusto. Sono per il recupero di ciò che era buono decenni fa, anche riguardo all’abbigliamento. Ho diversi capi, riadattati che svolgono ancora un buon servizio, mi pare che questa modalità si chiami vintage, tradotto da me in recupero. Sembra che la parola abbia una sfilza di significati non proprio esaltanti, tipo démodé, out, fuori moda, sorpassato, antiquato, superato… Beh, non mi tocca più di tanto: con il distanziamento sociale le occasioni mondane sono azzerate, di sera non esco quasi mai e mi godo la stufa. Se indosso un capo retrò, tanto meglio. Che ci stia dentro dopo vent’anni mi procura un’intima soddisfazione. Con buona pace di chi avesse da ridire.
Potere del tempo e dei fiori
Credo proprio di essere meteoropatica: è bastato intravedere un pezzetto di azzurro nel gran concerto di nuvole per cambiare umore, oggi piuttosto al ribasso. Stamattina pioggia battente, gatte nervose dentro e cane appisolato. I canarini taciti in ripostiglio, incerti se nutrirsi oppure no della foglia di radicchio. Per vedere una passerella cromatica sono andata dalla fiorista, che ha confezionato un cesto regalo per il compleanno domani della mia amica Maria Pia. Ho comperato per me quattro vasi di pansè o viola del pensiero, che ho messo nell’aiuola metallica in giardino, per avere qualcosa di bello sotto gli occhi: i colori dominanti sono viola e giallo, a mio dire assortiti molto bene da Madre Natura. Nel linguaggio dei fiori, pare che dentro i petali della viola del pensiero sia possibile scorgere il volto della persona amata: meglio di un selfie! Data la stagione, sarà sempre più arduo immortalare fiori, salvo concentrarsi sulle piante grasse o d’appartamento, che danno comunque soddisfazione, ad osservarle. Ad esempio, la mia talea di Ficus, dotata di 4/5 foglie, ha srotolato una lucidissima piccola foglia in punta, che è una meraviglia! Credo che non mi mancherà la compagnia del verde, sebbene dovrò rinunciare ai bouquet dei fiori recisi da mettere in vaso. Mi restano comunque le foto, che saranno una consolazione durante il rigore invernale. Ma per quello c’è ancora tempo!
Bentornato Sole!
Che meraviglia sentirsi ancora il sole sulla pelle! Anche se la temperatura è bassina, confortano la luce e il tepore delle ore centrali. Le mie talee di gerani, messe a dimora lo scorso marzo, esibiscono fiori dai colori sgargianti e foglie verde intenso. Col distanziamento sociale mi sono data al giardinaggio e posso ben dire che sono in compagnia delle piantine che ho creato da me! I canarini perdono le penne ma iniziano a cantare, il cane sonnecchia a tutte le ore. Quando sono fuori in giardino si rotola sull’erba e immagino che gioisca delle sue capriole. Le gatte sono nomadi di giorno mentre di sera si ritirano sul letto, tra cuscini e peluche. Tra non molto accenderò la stufa e allora so che mi faranno compagnia, a ragionevole distanza fra loro, ma prossime al tepore sprigionato dalla legna di faggio o di carpino, rimasta dall’inverno, non eccessivamente freddo. Mi sembra incredibile che tra tre mesi sarà quasi la fine dell’anno, un anno bestiale per molti versi. Non mi resta che incrociare le dita e impegnarmi per mantenere lo statu quo. Magari valorizzando la pillola di saggezza udita stamattina da Juppiter su Rai1 mentre sorseggiavo il mio cappuccino fatto in casa: “Prendi il meglio che esiste e miglioralo; se non esiste, crealo!”. È una parola!… ma si può provare.
Addio caldo!
Stamattina, dieci gradi! Alle otto e trenta avevo appuntamento con l’oculista, slittato a primavera causa pandemia, località Pederobba dove tira spesso un’aria niente affatto gradevole. Oltretutto pioveva. All’ingresso vengo bloccata per prelievo della temperatura, sacrosanto, ma viene effettuato all’esterno, in una zona destinata al passaggio dei mezzi, tutt’altro che confortevole. Mi sono vestita in maniera adeguata, però non ho ancora adottato le calze e i piedi sono freddi. Dopo il controllo di rito, raggiungo lo studio dello specialista, che mi conosce da decenni. Per fortuna va tutto bene, nel senso che sono stazionaria e mi conferma le lenti (a onor del vero, dovrei dirlo al plurale, perché di occhiali ne ho ben tre paia, con gradazioni diverse), con la prescrizione delle vitamine che assumo controvoglia. Sollevata e infreddolita raggiungo l’auto al parcheggio. Metto in moto e attivo il riscaldamento, per vitalizzare i piedi quasi congelati. In fase di ritorno, mi fermo al supermercato per provvedermi di calze e di gambaletti. Addio abbronzatura! Temo che dovrò riporre il costume nell’armadio, fino alla prossima estate. Devo farmene una ragione. D’altronde c’è del buono in tutte le stagioni e l’estate appena trascorsa ci ha dato parecchio filo da torcere. Adesso si volta pagina, con la speranza che il cielo ce la mandi buona!
