Coincidenze

Care amiche/amici del blog, oggi scrivo da una postazione particolare: l’ospedale di Bassano dove sto facendo gli esami di rito, in previsione dell’intervento all’anca, entro un mese. Mai piaciuti gli ospedali, anche se questo è il San Bassiano, nominato dai tempi del liceo frequentato in questa città “in illo tempore” (mezzo secolo fa), il che di fa sentire quasi a casa. Inoltre oggi è San Bruno e Bruno è un altro nome che mi è familiare. Insomma, sto cercando agganci per mandare giù questa pillola indigesta della ospedalizzazione, che spero mi restituirà la voglia di camminare spedita. Nel mentre approfitto dell’occasione per guardarmi intorno e… scrivere. La prima cosa che mi colpisce è l’ampiezza del parcheggio dell’ospedale e la lucentezza dei pavimenti interni, di un bel mattone con venature. Poi è sempre un gran camminare alla ricerca degli ascensori – lenti e limitati – per raggiungere i vari piani. Sono arrivata un pelino in ritardo, perché ho sottovalutato il traffico mattutino, con i long vehicle per gli studenti in marcia verso le scuole superiori della città. Mi è andata bene lo stesso, perché ho fatto quasi subito quello che prevede il day hospital e ora imbastisco il post in attesa della visita anestesiologica. Un signore vicino a me vorrebbe parlare, ma io non ne ho voglia: preferisco interloquire con voi (e rientrare a casa il più presto possibile). Riassumendo il mio percorso sanitario, convivo con l’artrosi dal 2015, “regalo della pensione” dice qualcuno, eredità di mio padre dico io, dato che lui era stato operato, più giovane di me, sempre qui a Bassano, tanti anni fa (altra coincidenza). Grazie alle infiltrazioni di acido ialuronico, fornitemi a Feltre dal cordiale e abile dottor Guido Mazzocato ho convissuto discretamente bene col problema per cinque anni, sapendo che sarebbe arrivato il momento di fare la protesi all’anca. Avrei preferito tenermi il “pezzo originale”, come simpaticamente l’ha identificato Lisa, ma devo essere realista, magari col sorriso, come mi vede Pia. Ok, amiche: non posso deludervi. La salute e l’indipendenza meritano qualche sacrificio. Grazie di essermi vicine. Alla prossima!

A passi felpati avanza l’autunno

Penultimo sabato di settembre, primo pomeriggio. Il paese sembra in letargo, del resto è il momento della siesta, anche per me che riservo mezza mattina per la cura dei capelli. Stamattina qualcuno segava legna nel campo vicino casa, ieri un camioncino ha scaricato legna dal vicino…io sono a posto perché ho bella impilata quella avanzata lo scorso inverno, che tra un paio di mesi nutrirà la mia stufa di maiolica, mentre mi gusterò i programmi della sera. Infatti preferisco il riscaldamento col termosifone, integrato dalla stufa a legna solo la sera. Caspita, mentre scrivo mi sono già proiettata in avanti, ma c’è tempo per la stagione fredda, sono ancora vestita estiva e nelle ore centrali mi godo i benefici della stagione avanzante, di cui ho scritto ieri. Anzi, per non ripetermi, trascrivo la poesia A PASSI FELPATI che ho buttato giù un paio di giorni fa, che sottopongo al vaglio dei lettori, senza obbligo di valutazione. Se però viene, grazie anticipate: la considero una specie di vendemmia verbale, per restare in tema con le attività stagionali. A passi felpati/avanza/l’autunno/disseminando/abbondanza/di tracce colorate./L’uva fragola/inonda/la pergola nera/di profumo invitante./Il melograno/si arrossa/come le guance/di un bimbo felice./Sulla tamerice/si adagia/la rugiada trasparente/mentre l’astro nascente/annuncia/che ci viene consegnato/un altro giorno/da colorare.//

Frutti di stagione

Stamattina fotografo delle rose “bacara” profumatissime, con un grappolo d’uva fragola, anch’essa profumata e due mele rosse trovate ai piedi dell’albero, sul lato sud del giardino. L’insieme mi rasserena e mi dà la carica per la ripartenza. Ieri Susy mi ha fatto trovare un sacchetto con rucola selvatica, prezzemolo e pomodorini belli maturi che ho gustato a pranzo. L’autunno si presenta bene, con colori e sapori invitanti. Anche la temperatura è scesa di qualche grado: se pioverà nelle prossime ore, sarà acqua benedetta, perché la terra ha sete. Me ne accorgo dalle piante in giardino afflosciate e dai fiori di Geranio ridotti e provati, sia dal caldo che dagli insetti. È stata una torrida estate, lunga e opprimente, finalmente uscita di scena. A metà settembre, si può contare su un cambio stagionale salutare, che consenta di godere dei frutti di stagione, che è diventata la mia preferita, forse perché l’autunno si armonizza meglio con la mia età predisposta al tramonto. È ripresa la scuola e sono ripartite varie attività, tra cui quelle in palestra dove lavora mio figlio, che mi sembra più tranquillo. Le premesse per ben sperare ci sono: molti nodi restano da sciogliere ma accontentiamoci di raccogliere i frutti che ci vengono offerti e rimbocchiamoci le maniche per raccogliere i prossimi che stanno maturando. Ss

Sapori d’autunno

Vado a trovare Lina, un saluto veloce a metà mattina, anche se lei mi invita a fermarmi a pranzo. Declino la gentile offerta, perché ho in mente di fare una sosta anche dalla collega che le abita vicino. Come da gradita abitudine, dopo uno scambio di confidenze, Lina mi offre dei prodotti di stagione a chilometro zero, che raccoglie direttamente nel suo orto-giardino davanti casa: fichi e uva fragola. Nel caso dei fichi, lei sostiene che sono di una pianta che io le regalai anni fa, nata spontaneamente nel mio angolo verde, da un precedente esemplare che avevo estirpato. Se è così – e non ho motivo di dubitare – si tratta di un dare-avere cordiale, una corrispondenza… di prodotti naturali che fa bene al cuore e al palato. I frutti sono piccoli ma dolcissimi, turgidi e sodi. L’uva fragola è bianca, gustosissima, distribuita lungo un graticcio che ricopre la parte laterale dell’atrio dove stazionano diversi vasi di fiori. Anch’io ho una vecchia pianta di uva fragola, versione nera, che pilucco quando vado in zona garage. Ma trovo quella della mia amica di qualità superiore, forse perché “L’erba del vicino è sempre più verde”. Come da programma passo da Adriana, che all’ombra del grande noce sta sminuzzando con le forbici erba cipollina, salvia e rosmarino per fare la salamoia, da donare a Natale a chi se lo merita. Certi doni vanno preparati per tempo! Assisto con piacere alla procedura: erbe aromatiche dentro il mixer con abbondante sale grosso, avvio robot per qualche minuto e la mistura profumata è bella e pronta, basta solo che si asciughi e poi può essere inserita nei vasetti di vetro da etichettare a dovere. Semplice e facile, con prodotti di casa propria. Le mie narici sono inebriate dal profumo delle aromatiche, oggi olfatto e gusto sono stati stimolati piacevolmente. Torno a casa di buonumore.

Benvenuto Settembre!

“Aria fresca settembrina… alla sera e alla mattina” recita un messaggio odierno, incorniciato da foglie dorate. Convengo che è proprio così, finalmente dopo settimane torride si dorme meglio, di sera torna utile un golfino e le ore centrali sono una delizia, potendo esporsi al sole. Il nuovo mese si annuncia clemente ed è un buon motivo per dare una sistemata al proprio umore. Sento per tivù che l’economia è in crescita, spero non sia una fake news. Porto l’auto in officina e noto che sono pieni di lavoro, mi fermo a sfogliare il quotidiano al bar e la titolare si affretta a portare cappuccini e aperitivi ai clienti, seduti fuori. Le palestre hanno riaperto, anche se con l’ansia di dover rinchiudere tra un po’. Ecco, come una spada di Damocle grava il pericolo di tornare indietro, dati i precedenti. Ma “I problemi esistono per essere risolti” ha affermato l’ospite di una trasmissione televisiva stamattina, la vaccinazione e il vituperato Green pass servono quantomeno per limitare i danni. So di liti in famiglie dove i componenti sono di idee diverse… e una volta tanto non piango sulla mia situazione di single (anzi ne vado piuttosto fiera) con figlio di opposte vedute. La diversità è stimolante, finché non diventa limitante per le scelte altrui. Ci stiamo avviando verso la parte finale della pandemia, qualcosa abbiamo imparato. Se non vogliamo crocifiggerci, carichiamo le pile e andiamo avanti, assaporando il piacere delle piccole cose. Per esempio una pizza in compagnia, che mi concedo con Manuel e Lucia dopo dieci mesi. Ad altiora semper! (Sempre verso mete più alte!)

Il mio ferragosto

“In compagnia di noi stessi, in veranda o sotto la pergola… all’ombra” è il raffinato programma di un’amica che ama il bello, disseminato ovunque, a saperlo vedere. Mi è bastato questo pensiero per dare una svolta al mio giorno di festa, nel cuore dell’estate. Ho steso pochi panni sui tronchi orizzontali della pergola che mi fanno effetto gazebo; quasi distesa su due sedie di bianco metallo, provo a stendere due pensieri per il post odierno. Un moscone mi sfreccia sopra la testa, qualche foglia secca del ciliegio scricchiola al passeggio del cane. Per radio, un conduttore chiedeva agli ascoltatori se sia opportuno fare gli auguri di buon ferragosto, così equiparato a Natale e Pasqua… mi sembra una domanda stonata, nel senso che un sentito buongiorno, a mio dire può bastare. Il punto è un altro: cos’è veramente importante, da augurare che ci sommerga? Parlo per me, ovviamente: salute, serenità, sogni pochi e coltivati, tipo scrivere, amicizie selezionate, spazio dove muovermi liberamente. È quasi mezzogiorno, l’aria diffonde una nota di carne ai ferri… qualcuno si concede un pranzo coi fiocchi, probabilmente in lieta compagnia: anche questo è un piacere da considerare per il benessere fisico, quando rientra nelle abitudini. Ma prevale la serenità interiore, frutto di una ricerca paziente e complessa. Buon ferragosto a tutti!

Vigilia di ferragosto

Mi dà un po’ fastidio chi mi chiede cosa faccio a ferragosto…sembra obbligatorio fare chissà che o andare chissà dove, in tempo ancora di emergenza sanitaria. Senza contare che c’è chi lavora ed è sempre in prima linea, come le forze dell’ordine e gli ospedalieri. Per completezza, va considerato che il 15 agosto è anche la festa di Maria Assunta. Comunque non mi imbarazza rispondere: a casa, tappata dentro se la temperatura si mantiene hot, con sosta sotto la pergola di glicine, di mattina presto e dopo le venti. Niente grigliate o scampagnate, cui peraltro non sono abbonata. Per scelta e per necessità, le mie feste sono legate al recupero delle energie psico-fisiche. Se mi sostiene la vena, scrivo qualcosa, oppure leggo. Forse faccio un dolce, ma solo se ho tutti gli ingredienti sottomano. Di prima mattina faccio gli auguri di buon compleanno a Paola, a metà mattina vado a sorseggiare il caffè da Lucia, alle undici telefono a Martina… poi si vedrà. Mi mancano alcune persone che non ci sono più, aspetto di conoscerne altre. Il blog è come una piazza privata dove mi confesso e condivido emozioni. C’è chi entra e chi esce, in totale libertà. Se qualcuno vuole farmi compagnia, prego si accomodi e dica la sua: non si vince niente, ma si può scoprire che è bello condividere. Intanto anticipo buon ferragosto, secondo i propri desideri.

Addio luglio!

È arrivata anche la fine di luglio, mese stressante per vari motivi: vorrei essere tutta da un’altra parte, magari insieme alle amiche che sono al mare, invece sono costretta a casa, per non aggravare l’anca ormai debilitata dalla “grave artrosi”, così ha scritto il chirurgo che mi opererà tra un paio di mesi o giù di lì. Devo fare buon viso a cattiva sorte, come si dice. Da sotto il glicine mi godo il primo pomeriggio, mentre dal fondo del campo mi giunge il rumore della sega che sta tagliando legna. Il cane gironzola per il giardino e aspetta paziente che rientri in salotto per il consueto riposino pomeridiano che facciamo in simbiosi. Immagino che la gatta si sia intrufolata tra le canne di mais, di fronte casa, in cerca di fresco. Ho cambiato opinioni sulle stagioni e l’estate non è più la preferita: troppe perturbazioni climatiche, gente disinvolta a passeggio senza mascherina, diffusi latrati di cani che vorrebbero uscire, con e senza padrone. Di positivo, segnalo che ho concluso il ciclo vaccinale martedì, ripetendo Astra Zeneca, con zero effetti collaterali, così tra una decina di giorni potrò fare visita alla mia vicina in R.s.a. senza tema di procurare guai. Nelle residenze per anziani, da noi diffuse, la pandemia ha colpito duro. Ma i danni a livello psicologico, per le persone fragili, sono inimmaginabili. Mi auguro che Agosto porti un po’ di sollievo.

Dopo il temporale, l’arcobaleno!

Certo, dopo il temporale può uscire l’arcobaleno che è sempre uno spettacolo, specie se si forma dietro a un gioiello architettonico come la millenaria chiesa di san Martino, in località Castelcies di Cavaso del Tomba. Anch’io ieri sera ho visto disegnarsi l’arco colorato dietro le casette a schiera, davanti casa mia: mi sono stupita e ho pensato a Iride, la messaggera degli dei che tiene i contatti tra terra e cielo. Ho anche pensato di fotografarlo, ma avrei replicato un soggetto già immortalato. Poi mi arriva da un’amica la foto che Floriano ha scattato alla sua “vicina di casa”, abitando nei pressi della storica chiesetta, ubicata su un’altura da cui si gode un ottimo panorama. Non per niente Floriano scrive poesie e la sua foto poetica parla da sola. Cosa dice? La natura è uno spettacolo, se abbiamo occhi per osservare e cuore per sentire… oltretutto gratuito e a cielo aperto. Peccato che per arrivarci, sia obbligatorio subire prima l’inferno, con temporale, nubifragio e altre calamità. Certo succedeva anche una volta, ma adesso i repentini cambiamenti climatici ci stanno disorientando, limitando molto il gusto di uscire, già compromesso dalla pandemia. Tornando alla chiesetta, anni fa era bello ritrovarsi lassù durante le giornate settembrine di Arte e Natura, cui anch’io ho partecipato con un banco dove promuovevo i miei libri. Artisti di varie branche operavano all’aperto, in uno scenario simbiotico tra creature e creato. Voglio sperare che siamo alla fine della pandemia. L’arcobaleno sulla chiesa di san Martino è incoraggiante.

Evviva le cicale!

Sono stata al mercato a Fonte, accolta dal canto delle cicale, proveniente dalla collinetta Nervo, a una decina di metri dalla piazza, a ridosso delle Scuole Medie. Ammetto di avere una simpatia per questi insetti, che mi ricordano il mare dove le ho sentite esibirsi in straordinari concerti nei pressi della pineta di Lignano Sabbiadoro, frequentata gli anni trascorsi. Per gli antichi greci, le cicale erano figlie della Terra, oppure, secondo alcuni di Titone e di Aurora. Platone, nel dialogo Fedro, suppone che siano nate per mano divina dalla metamorfosi di antichi artisti, specie in campo musicale e dell’eloquenza. Celeberrima è la favola di Esopo, La cicala e la formica, volta ad esaltare la previdente formica, a scapito dell’esuberante canterina. Ma la cicala vive una sola estate e fa bene a godersela, questo è il mio punto di vista, che contiene anche un atto d’accusa contro chi si impegna oltre il dovuto, trascurando altri piacevoli aspetti della vita. Se il canto delle cicale si trasformasse in messaggi verbali, immagino che potrebbe a ragione ricordarci che il tempo fugge e non va sprecato. In ogni caso, come la macedonia e l’insalata di riso, il gelato e l’anguria sono il corollario dell’estate, stagione di colori e sapori decisi. Se fossi un pittore, il mio quadro estivo sarebbe un pugno nello stomaco, perché conterrebbe pure gli aspetti negativi della stagione, che non elenco per non rovinarmi l’umore, ma che sono facilmente intuibili. Mi rimetto al frinire delle cicale, che assecondano l’attimo fuggente… e sarà quel che sarà!