Sento odore…di frittelle, crostoli e castagnole, i dolci tipici del carnevale. Veramente è già da un po’ che fanno bella mostra nel panificio locale, ma confesso che non sono molto attratta dal fritto e preferisco le creme. Ad essere sincera, non stravedo neanche per le maschere, i coriandoli e gli scherzi in generale. Salvo qualche eccezione che si distingua per cura e buongusto. Sento parlare di imminenti sfilate di carri allegorici nelle cittadine vicine, ma la cosa non mi tocca: mi spiace, non mi piace il baccano. Rimedierò seguendo quelli di Viareggio dalla poltrona. Però ho ricordo di quando mamma mi vestiva da fatina, nel quale personaggio non mi identificavo perché l’ho sempre detestata: troppo ‘costruita’, con la bacchetta ‘magica’ di plastica ed il cappello a punta! Molto meglio la zingara o chiromante, vestita quasi di stracci ma che sapeva leggere la mano! Poi c’è stato il tempo della geisha, tutta stretta nel chimono e con gli occhi bistrati, una simpatia per il Giappone che dura tuttora. In seguito ho smesso di calarmi nei panni di chicchessia, anche solo per una sfilata. Le maschere mi procurano disagio, le sento false. Forse non so stare al gioco. Anche mio figlio da piccolo non sopportava Arlecchino, talis pater/mater talis filius, esempio di trasmissione di gusto. Comunque, dopo la clausura emotiva imposta dalla pandemia, ben venga il recupero di una tradizione legata al periodo che precede la quaresima, durante il quale si rimedia agli eccessi con il digiuno. Credo che i più coinvolti siano i bambini, per la voglia di immedesimarsi in un personaggio – spesso dei fumetti o dei cartoon – a loro caro. Mi sovviene un aneddoto curioso: circa trent’anni fa, in tempo di carnevale ero all’ Upim con mio figlio, attratto dal costume di Aladino, che conosceva dalla tivù. Mi chiese con candore se il tappeto allegato volasse! Ovviamente sorrisi e mi dispiacque deluderlo. La fantasia va tenuta a bada…
Categoria: Tempo
I giorni della merla
Ci siamo: 29, 30 e 31 Gennaio sono conosciuti come i Giorni della Merla, secondo la tradizione i tre giorni più freddi dell’anno. Beh, che sia freddo mi pare normale: siamo in inverno, capitato piuttosto bruscamente dopo un autunno lungo e caldo. Le previsioni meteo attendibili non vanno oltre i cinque giorni, perciò mi sembra che non ci sia nulla di nuovo sotto l’orizzonte. Se c’è il sole, come oggi sono più contenta, mentre l’umido e la pioggia mi intristiscono. Tornando ai giorni della merla, la leggenda più quotata è quella della merla bianca, rifugiatasi in un comignolo coi suoi piccoli per ripararsi dal freddo intenso, da cui se ne partì col piumaggio diventato scuro, per via della fuliggine. Ma trovo attraente anche un’altra leggenda, di tradizione pagana, secondo cui la merla è vista come messaggera dell’arrivo della primavera. Gli antichi vedevano gli uccelli come messaggeri degli dei. Persefone (o Proserpina in latino), dea degli inferi e dell’oltretomba, rapita da Ade che se ne è invaghito, può uscire dalle tenebre solo con la bella stagione, previo avviso alla madre Demetra (Proserpina o Cerere in latino) che presiede la natura, i raccolti e le messi. Informa del suo arrivo attraverso un uccello messaggero, la merla appunto. Trovo intrigante l’intreccio tra inverno e primavera, tra ‘Inferi e Superi’, tra figure mitologiche e creature umane. Il culto della dea Persefone era particolarmente diffuso, per la molteplicità dei significati: fertilità della natura, morte e rinascita, il ciclo delle stagioni. A me piace assai che gli uccelli siano considerati messaggeri degli dei. Abitando il cielo, sono equidistanti tra noi terreni e il divino. Sentirli cinguettare, anche senza conoscere le leggende mitologiche pure affascinanti, per me è un conforto. Vale anche per i pennuti che non cantano, merla compresa.
Capodanno
In cucina, col profumo di mele cotte che si espande dal vecchio fornetto di mamma, dal Quirinale a reti unificate seguo il Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo dello Stato parla in piedi, senza interruzioni per circa venti minuti, sguardo dolce e voce ferma. Penso che avrebbe potuto godersi uno scampolo di pensione, se non fosse stato caricato di un altro settennato. Perciò tengo conto delle sue parole, più che negli anni scorsi. Non delude le aspettatuve perché lo trovo lungimirante e attento, mai pedante e riguardoso sempre verso le istituzioni e le persone. Un Presidente che fa onore all’Italia. Rende omaggio a Papa Benedetto XVI appena scomparso e a Giorgia Meloni, prima premier donna. Parla della complessità dei fenomeni globali che ci coinvolgono, ricorda la guerra in corso, augurandosi il silenzio delle armi per l’anno nascente, nomina le ragazze dell’Iran, i ragazzi russi che si oppongono al regime autoritario…la Costituzione, il pianeta da mettere al sicuro, i giovani che gli stanno a cuore e non devono perdere la vita per un atto di disattenzione. Conclude il suo dire – misurato ed esaustivo – con le parole che mi annoto: Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Abbiamo fiducia. Buon anno! Personalmente, dopo il suo discorso mi sento rincuorata, spronata a vedere la luce in fondo al tunnel, oppure il bicchiere mezzo pieno. Per me il Presidente è come un fidato professore che indica la via. A percorrerla siamo noi, mettendo in atto le strategie dell’accorto viandante. Mi soccorre una frase sul futuro di Abramo Lincoln, 16esimo presidente degli Stati Uniti (dal 1861 al 1865) letta sul calendario letterario dell’estetista Grazia venerdì scorso: La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta. E va bene così, buon anno!
Bilanci
Sabato 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, o vigilia di Capodanno, chiamata anche Saint Sylvester’s Day (notte di San Silvestro) perché il santo che si festeggia è appunto san Silvestro papa che guidò la chiesa cristiana dal 314 al 31.12.335 dopo Cristo, data della morte. Protettore di muratori e tagliapietre, è stato il 33esimo vescovo di Roma.* Si deve a lui celebrare la domenica come giorno del Signore. Il suo papato coincise con l’impero di Costantino, primo imperatore romano a convertirsi al Cristianesimo. Pertanto san Silvestro è una specie di ‘traghettatore’ che trasporta le persone verso il nuovo anno. La tradizione vuole che si saluti l’anno che se ne va e si accolga con festa quello che inizia. I festeggiamenti pare risalgano al dio Giano, quello bifronte da cui deriva il nome di gennaio. Fatta la premessa, i festeggiamenti per me non sono obbligatori, ma è inevitabile un bilancio dell’anno che sta per chiudersi, negativo assai per la situazione internazionale: aggressione della Russia in Ucraina, negazione dei diritti civili in Afghanistan e Iran, siccità…cui aggiungere i femminicidi e le morti violente sotto ogni cielo. Pare che il covid stia battendo in ritirata, quantomeno fa meno paura. Però ci sono gli effetti collaterali: individualismo, isolamento, aggressività alle stelle. Per quanto mi riguarda, mi concentro su ciò che ho conservato: salute, indipendenza, realismo condito di ottimismo che la mia amica Pia chiama realismo felice. Mantengo una rosa di contatti positivi per cui non mi sento sola, anche se vivo da sola. Il blog rappresenta lo spazio della condivisione dei miei pensieri e mi garantisce la ricarica psicologica. Intrattenimento giocoso me lo offrono Fiocco e Pepe, i micetti entrati in casa otto mesi fa: sono un cinema e perfino Grey, la gatta adulta li ha accettati. I canarini (2 maschi e 3 femmine) mi dilettano con il loro cinguettio. Tornando a piedi dalla piazza, li ho sentiti cantare dal ripostiglio dove stazionano in questo periodo invernale. Ho attribuito al loro canto un messaggio di speranza che estendo a tutti. 🍀🧡🌻 * È morto stamattina il Papa emerito Benedetto XVI, a 95 anni: 265esimo papa della chiesa cattolica e vescovo di Roma: una preghiera riverente al simbolo e all’uomo 🙏
‘Magia’ del Natale
Nei giorni precedenti ho sentito spesso nominare la ‘magia’ del Natale, su cui peraltro uno spiritoso vignettista ha costruito la sua vignetta in riferimento al denaro che sparisce facile, tra bollette e regali. La parola magia è di per sé accattivante e può indurre in errore, tanto che i suoi sinonimi non sono affatto tranquillizzanti. In sintesi, per magia si intende una tecnica che fa uso di gesti e rituali appropriati per influenzare o dominare gli eventi e l’essere umano. Quindi la magia del Natale dei messaggi pubblicitari consiste nell’imbonire, al fine di vendere svariati prodotti tipici del periodo natalizio noti a tutti. Ecco, da questa magia io mi discosto e tento di cercare quella del Natale dentro di me. Quando credo di averla trovata, la metto in versi che sono il mio dono odierno per chi vorrà gradire, titolo compreso. Su Instagram, sotto il mio nome trovate anche la versione incastonata nella foto, scattata da casa mia verso la chiesa di Castelcucco dove abito. SPERANZE SOTTO NATALE Un Natale lieve/come la neve/che si posa silenziosa/su ogni cosa./Un Natale frugale/che metta le ali/ai sentimenti/e dismetta i risentimenti./Tacciano le armi/avanzi prepotente/la considerazione/dell’ambiente./Che il male sparisca/dalla terra o almeno/venga compensato/da un impegno non blaterato./Un Natale trasparente/come l’acqua del torrente/che gorgoglia cristallina/sulle pietre del fondale./ Non sarebbe male/ridurre addobbi e lustrini/prestando attenzione/alla lezione della capanna.// Magico Natale a tutti! 💖🌲🌻
Antivigilia di Natale
Stamattina cambio bar, pur restando in paese. Voglio osservare il presepe artigianale allestito vicino al bar Al Portego, dove tra i quotidiani c’è anche Il Corriere. Di strada entro in cartoleria e compero la Repubblica. Una breve sosta davanti alla natività dipinta su legno, un prodotto essenziale senza effetti speciali, per favorire il raccoglimento. Mentre sto per varcare l’ingresso del bar, noto dei singolari alberelli appesi alla sbarra cui si appoggia la tenda d’estate: sono costituiti da tappi di sughero connessi circolarmente, fino a creare un originale albero di Natale. Bella idea che ricicla il materiale disponibile nel locale, praticamente a costo zero. Il significato del decoro arriva chiaro, l’allestimento è originale. Una prova che basta poco per comunicare un concetto, se c’è lo spirito dietro. Mi accomodo in disparte, come d’abitudine in cerca di notizie da privilegiare. Mi soffermo su quella che mi sembra più in relazione con il presepe artigianale allestito a pochi passi: sette giovani afgani – solo due maggiorenni – sono stati scoperti in un camion che trasporta mangime nello stabilimento Maia di Pieve di Soligo. A dare l’allarme il conducente del camion, uno straniero accortosi dei sigilli rotti nel rimorchio. Quindi ‘carico umano’, giunto furtivamente e miracolosamente a destinazione in Italia, dopo aver superato la rotta balcanica. Identificati e rifocillati, i sette migranti sono stati poi trasferiti in adeguate strutture a Vittorio Veneto. Una storia quasi finita bene, simile ad altre purtroppo con esito drammatico. Posso solo immaginare le sofferenze dei sette afgani in cerca di salvezza, un po’ come i pastori nei pressi della grotta. Mi auguro che il futuro riservi loro sostegno, oltre all’accoglienza che è il primo passo verso un percorso tortuoso alla ricerca della stabilità e magari del benessere. Suppongo che anche i 17 milioni di italiani in movimento sulle strade in questi giorni stiano cercando qualcosa di simile.
Solstizio d’inverno
21 dicembre solstizio d’inverno: da oggi inizia la stagione più fredda. In realtà percepiamo temperature rigide da un paio di settimane almeno. Del resto è ‘normale’, se l’andamento ciclico avviene secondo aspettative. Dopo una torrida estate e un autunno relativamente mite, vediamo cosa ci porterà l’inverno. Non mi aspetto sconvolgimenti climatici e mi adeguo al tempo che fa. Prendo le mie contromisure contro il freddo: esco poco e trascorro più tempo in casa, che non è proprio il mio regno dove comunque ho il mio angolo preferito, lo studio (anche da Fiocco, sopra la stampante). Condivido il pensiero di Victor Hugo: L’inverno è nella mia testa, ma un’eterna primavera è nel mio cuore. Anche se preferisco le stagioni intermedie, cerco di valorizzare ciò che ‘passa il convento’: più silenzio, più intimità, più progettualità. Per me che scrivo, dovrei essere favorita nella stesura di una trama per un prossimo romanzo: un canovaccio, una sinossi come la chiamano gli addetti ai lavori, ma non è così scontato. Sono distratta non tanto dalla gestione della casa, quanto dagli imprevisti per il funzionamento dei vari elementi: il blocco della caldaia, la rottura di un tubo dell’acqua, la pulizia del camino…cui si aggiungono le visite dei micetti dal veterinario e le mie dal dentista in questo periodo. Risaputo che non ho aiuti costanti tra le mura di casa e che sono una donna indipendente, mi arrangio…ma al pomeriggio sono stanca e faccio stop. Per scrivere mi rimane la sera, anche se mi sento più espressiva di mattina. Vabbè, non scrivo su commissione, lo faccio perché mi fa stare bene, qualunque sia la collocazione temporale. Passate le feste, provo a ritagliarmi il momento più utile per iniziare la tredicesima opera. Sperando che il numero mi porti fortuna!
Aspettando Natale
Mi piacciono i regali semplici, gli addobbi discreti, il silenzio piuttosto del chiasso. Avere in casa tre gatti, di cui due ancora cuccioli mi impedisce di usare festoni e lustrini che attirerebbero senz’altro la loro attenzione, con esito immaginabile. Ieri ho tolto dal ripostiglio un pinetto sintetico cui ho appeso dei cartoncini dove ho attaccato degli adesivi a soggetto natalizio. Su alcuni rami ho attorcigliato delle mini sfere chiudipacco, posizionando sulla punta un fiore giallo. Se Fiocco e Pepe ci giocheranno, almeno non faranno danni. Quanto al presepe, ripropongo quello artigianale dell’Ecuador: su una piccola pedana rotonda c’è la Sacra Famiglia e qualche altro personaggio. Argomento regali: mi sono esercitata a preparare diversi pacchettini con prodotti fatti in casa (specificatamente in cucina e in studio), ovverosia marmellata vari gusti e poesia a tema natalizio, prodotti per il corpo e per la mente. Ho già spedito la poesia a vari contatti e sono lieta che il pensiero venga apprezzato. Anch’io ho già ricevuto dei piccoli doni che non mi sarei aspettata: crema per le mani dalla parrucchiera, sapone per le mani dalla farmacia che frequento, un calice pieno di cioccolatini, una scatola di Ferrero Collection, un libro intitolato IO SONO UN GATTO del giapponese Natsume Soseki (1867 – 1916), considerato il più grande scrittore del Giappone moderno. In questa lista di doni avviata, ci aggiungo il cappuccino decorato da Gabriella, del bar Mirò. Stamattina ho avuto una lunga seduta dal dentista – appuntamento alle ore 9 – per la ricostruzione di un dente premolare che si era spezzato. Un’ora con la bocca spalancata, senza poter emettere verbo, per me è un’esperienza abbastanza penosa, anche se il dentista sa il fatto suo. Per recuperare lo spirito, ho pensato di fermarmi al bar Mirò, dove Grabriella omaggia i suoi clienti con cappuccini ripieni di Babbo Natale (il decoro è gratis). Le ho chiesto di farmi una foto, per valutare la mia espressione: non vi compare la seduta dal dentista!
Paesaggio invernale
È ancora buio quando stamattina apro i balconi prima delle sette: noto la Luna che volge al tramonto nel cielo nero. Ho il tempo di servire i gatti e di fare il caffè prima che inizi VIVA RAI2! con Fiorello che metterà un po’ di pepe alla giornata. Era previsto un repentino calo delle temperature, perciò ho provveduto da giorni ad avvolgere i gerani sotto il portico con tessuto non tessuto, compresa la limonera che riparerò dentro il garage nei giorni più freddi: alle otto la temperatura fa meno due e le montagne sono uno splendore. La luce del giorno nascente stende sui fianchi un lenzuolo di seta bianco che fa molto Natale. Penso ai giovanissimi caduti della Grande Guerra che riposano lassù nell’Ossario, protetti dal Silenzio e dalla Neve. Quaggiù l’umore è misto, tra chi vuole festeggiare e chi non vede l’ora di andare oltre. Più volte ho pensato che mi piacerebbe stare in un luogo con temperatura costante medio-alta, magari un’isola non troppo alla moda: una via di mezzo tra il silenzio e la confusione (credo sia una proiezione del mio essere… alla ricerca dell’equilibrio). Forse mi annoierei di un paesaggio identico e statico, perciò mi adeguo al luogo dove mi è capitato di vivere. Con l’età adulta e la pensione, giocoforza mi sono adattata all’ambiente dove vivo, la Pedemontana del Grappa che offre angoli di straordinaria bellezza. Mi manca un poco il mare, sopperito comunque dal fiume Piave a pochi chilometri. Da ragazza ci andavo a prendere il sole. In qualche occasione ho usato lo pseudonimo Fiume, giocando sul mio nome Ada che se raddoppia diventa quello del fiume Adda: bizzarrie giovanili! Comunque, se è vero che nel nome è contenuto un po’ il destino – i Latini dicevano Nomen omen (il nome è un presagio) – mi ritrovo nel paesaggio dell’isola, che in turco si dice ada. Beh, mi rendo conto che ho del tutto trascurato l’attualità per una digressione personale. Diversificherò nei prossimi post.
Natale di Davide Maria Turoldo
Leggo sul Gazzettino una pagina dedicata a Davide Maria Turoldo (Coderno di Sedegliano – Udine, 22/11/1916 – Milano, 6.02. 1992), religioso, poeta, saggista e mi torna in mente una sua poesia sul Natale che dettai ai miei alunni, alcuni anni fa. Il titolo è Natale in Friuli, dove era nato, nono di dieci fratelli. A chi gli dava del polentone rispondeva: La polenta mi piaceva: era profumata e calda. Nel latte, poi – quando c’era! – o col formaggio – sempre quando c’era! – aveva un sapore di miele. Personaggio scomodo e talentuoso, a guerra finita si laurea alla Cattolica in Filosofia con una tesi “Sulla fatica della ragione” e già la scelta dell’argomento la dice lunga. A 13 anni va in seminario e gli danno il nome di Davide Maria (all’anagrafe era Giuseppe) e alla fine del 1938 pronuncia i voti solenni a Vicenzia; poi va a Venezia a studiare Teologia. Scrive e vince premi ma è sgradito a politici e autorità che gli rendono la vita difficile. Ma lui non arretra. Il critico Carlo Bo dirà che ha avuto in dono da Dio la fede e la poesia. Sarà che anche mia madre era friulana, sarà che mi piacciono i personaggi scomodi e lui “coscienza inquieta della Chiesa” lo è senza dubbio, ma trovo interessante e stimolante il suo contributo poetico. Riporto l’inizio della poesia citata sopra: Ma quando facevo il pastore/ allora ero certo del tuo Natale./ I versi centrali, a mio dire i più intensi, sono i seguenti: I tronchi degli alberi parevano/creature piene di ferite;/mia madre era parente/della Vergine,/tutta in faccende,/finalmente serena./ Ecco, pochi versi sanno ricreare la vera atmosfera del Natale, all’insegna della semplicità rappresentata dall’ambiente e della operosità, incarnata dalla madre. Il tutto mi riporta alla capanna, simbolo del presepe col suo messaggio di pace e di amore.
