Com’è tenera una foglia che nasce! Una talea di Ficus elastica, messa a dimora diversi mesi fa, dà segni di aver attecchito. Me ne accorgo dall’involucro sulla punta contenente una nuova foglia, che si srotola e finalmente si stacca dalla guaina protettiva: un parto silenzioso, chissà se anche doloroso. La neonata foglia è molto piccola rispetto a quelle sottostanti, circa un terzo, di un bel verde brillante, liscia e perfino luminosa. Sicuramente è nata con un potenziale che promette bene. L’osservazione di questo processo mi commuove, perché è metafora della nascita, grazie alla quale siamo nati tutti… e la foglia stessa, nel suo percorso è simbolo vitale. Ci sono foglie di tutti i tipi, come ci sono persone di vario genere, con tante storie e diversi percorsi esistenziali. Adesso che ci penso, uno dei miei romanzi si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Di qualche anno fa , mi ha dato una certa soddisfazione, perché le alunne di terza media che lo avevano adottato, ci hanno costruito attorno un raffinato spettacolo, con l’aiuto di Carmen, la loro insegnante di Lettere, che è stato rappresentato con successo alla fine dell’anno scolastico. Beh, senza tirare in ballo competenze che non ho, mi sento di dire che anche un’umile foglia può fare compagnia e portare lontano. Senza scomodarsi da casa.
Categoria: Fiori e frutti
Ciclamino, fiore d’autunno
Marcella mi ha ricordato che da qui a tre mesi sarà capodanno! Caspita, come cammina il tempo… nessuno avrà nostalgia di questo anno infernale. Oltretutto ho sentito che l’emergenza sarà prolungata, causa risalita dei contagi. Non mi resta che emettere un sospiro di delusione frammista a sopportazione. Non mi sono ammalata, sono stata attenta e fortunata. Però mi sono immalinconita, il distanziamento sociale condiziona eccome le relazioni sociali. Mi butto sui fiori e sui frutti autunnali, per distrarmi e sorridere. Stamattina, al mercato locale la bancarella dei vivaisti era una passerella di ciclamini, grandi e piccoli, bianchi, rosa, rossi e screziati. Mi piacciono quelli molto piccoli, perché posso incastrarli tra la soia e il balcone, che chiudo di sera. Ne ho anche diversi vasetti in giardino sotto l’abete, ma sono in ritardo rispetto a quelli messi in vendita. Fiore autunnale interessante, il Ciclamino, dall’indole riservata… credo che un po’ mi assomigli. In ogni caso porta una nota di colore, e talvolta di profumo (mi riferisco a quelli coltivati, gli altri è vietato raccoglierli) che fa bene agli occhi e alla mente. Mia madre li amava molto: ne comperava vari esemplari, che si godeva giusto il tempo della fioritura, perché non resistevano più di tanto (temo li bagnasse troppo). In ogni caso rappresentavano un allegro ingresso in famiglia. Insieme alle talee di Gerani, mi occuperò dei Ciclamini vecchi e nuovi, per dare un po’ di colore alle prime nuvolose giornate autunnali.
Mela, frutto di Eva
Fatta la presentazione del mio ultimo libro, mi concedo lo svago dolciario dei muffin alle mele, che cadono in quantità dal mio albero in prossimità dell’orto, peraltro trasformato in una zona mista tra fiori e frutti. Secondo un rituale noto ai contadini, le piante da frutto producono ad anni alterni, e questo è quello buono per il mio melo che non è stato trattato con prodotti chimici contro le consuete malattie, cosicché i frutti sono “ruspanti”, spesso ammaccati e con sgradevoli macchie. Ma quello che resta di commestibile è naturale e gustoso! Per recuperare il prodotto che cade per terra e sottrarlo alle lumache, urge raccoglierlo e trasformarlo in fretta. Poco fa ho provveduto facendo i muffin, stasera farò mele cotto e domani magari la composta di mele e cannella. Se farà brutto tempo, potrebbe scapparci anche lo strudel, ovviamente di mele! Il profumo che si diffonderà per la zona giorno donerà una nota allegra alla domenica. Ho già in mente i destinatari delle mie leccornie: Lucia, Lara, Adriana, Marcella… senza dimenticare le mie colazioni mattutine. Succede che qualche volta resti senza muffin fatti in casa e mi adatti a consumare un prodotto industriale… ma non c’è storia. Il mio palato si è abituato alle mie leccornie, con ingredienti dosati e controllati, grassi compresi. Anche il mio colesterolo ringrazia. Io ringrazio madre natura e il frutto di Eva!
Ospiti non del tutto graditi
Oggi sono a corto di foto e pure di idee. Approfittando della bella giornata, ho fatto il bagno al cane e ho rinnovato l’aiuola di metallo in giardino. Sbocciato e sfiorito l’ultimo gladiolo, era diventata un agglomerato di lunghe foglie e steli verdi, oramai in sofferenza per l’arsura e anche per la colonia di lumache, nel frattempo stabilitesi tra gli anfratti e i bordi dei quattro contenitori. La presenza di questi molluschi in orti e giardini non è una novità, nemmeno a casa mia. Nella zona ombreggiata davanti alla cucina, dopo la pioggia, di sera è una processione di chiocciole che devo evitare di calpestare quando esco, per tirare giù la tenda a cappotto nella parte nord della casa. Fanno un colpo d’occhio di famiglia questi gasteropodi in libera uscita, proiettati a scalare i vasi di fiori che ho posizionato ben alti, per impedirne l’assalto, con modesti risultati. Una fioriera più esposta ha subito l’assalto e la demolizione perfino di un peperoncino, per cui adesso non ci metto più niente e lascio che venga invasa dall’edera sottostante. In altre occasioni ho provato ad attrarre le lumache nella birra, oppure ho disseminato di gusci d’uovo la base della pianta… tuttavia ho solo limitato il danno, visto che gli esserini mollicci con casetta incorporata sono tornati a farmi visita. Ormai li considero “ospiti non del tutto graditi”. Dopotutto anche loro hanno diritto di cittadinanza in questa terra (e sono pure preziosi per la loro bava). Vedrò di farmene una ragione e studierò per loro un percorso senza fiori.
I fiori sono poesie…
In tarda mattinata vado da Lina, per prendere dei rametti da una bellissima rosa baccara color velluto, da consegnare a Serapia, che ne farà delle talee. Chiaro che i fiori sono un ottimo collante delle relazioni, oltre che un piacere per gli occhi. Guarda caso, stamattina mi è arrivato un saluto da Annamaria, con la seguente scritta, riportata su un coppo decorativo: “I fiori sono poesie che parlano al cuore delle anime sensibili”. Beh, parlo per me: i fiori mi nutrono dentro e mi fanno buona compagnia. A ruota ci sono i frutti, belli da vedere e da gustare. Lina mi prepara un presente di uva fragola bianca – squisita – e dolcissimi fichi viola, mentre io giro per il giardino a caccia di bellezze da immortalare: un’altera rosa, un ibisco, un fiore di canna indica bicolore giallo-arancio… finché non vengo attratta da un dorato fiore di zucca che spicca tra una moltitudine di campanelle/ipomee blu: una meraviglia che attrae anche laboriosi insetti ronzanti nei paraggi. Peccato non poterlo cogliere per metterlo in vaso, che non è il suo destino. Fritto sarebbe da solo un saziante contorno, da quant’è grande, il che mi consente di ricordare che ci sono anche i fiori eduli. Il colore di intenso giallo è di per sé una iniezione di fiducia. Con tanto malloppo torno a casa contenta, appagata dai fiori e dal fiore dell’amicizia.
Dolce raccolto
Non è proprio stagione di fragole, ma sono contenta che le mie piante in vaso continuino sorprendentemente a produrne. Durante il mio giretto mattutino, è una soddisfazione arricchire la mia colazione all’aperto, staccando qualche fragola rossa, che penzola dal fogliame e sembra che mi chiami per essere gustata. Il cane condivide con me questo bocconcino, perché gli piace la parte verde del colletto. Se non ci sono fiori da raccogliere per mettere in vaso, sono contenta lo stesso, perché ho ricevuto il mio regalo quotidiano dalla natura. Resistono i gerani, sebbene attaccati dalle lumache. Sboccia ancora qualche rosa, che tengo in conto prezioso. Tengo d’occhio una serie di vasetti di ciclamini, posizionati all’ombra sotto il glicine, in attesa che spuntino i fiori, altrove già fioriti. Peccato per l’uva fragola, che quest’anno ha dato forfait! Vorrà dire che aprirò la confettura fatta l’anno scorso e la spalmerò sulle fette di pane casereccio. Adesso che sono in pensione, posso permettermi il lusso di fare colazione, senza i minuti contati. Del resto, non è la felicità fatta di piccole cose? Se non è proprio felicità, è benessere, un parente di primo grado.
Ci sono mele e mele
– Scarseggiano i fiori e avanzano i frutti. È il caso delle mele. In un angolo del giardino, posizionato a sud ho un piccolo albero strapieno di mele verdi che stanno acquistando colore. Varietà antica, croccanti al morso, ottime per fare strudel e confetture. Mi piace osservarle così aggruppate come appaiono nel momento che le fotografo, quasi una metafora del detto “l’unione fa la forza”. Molte sono cadute, per un eccesso di produzione e andranno a fare la gioia di Edna, una capretta di mia conoscenza. Per quanto riguarda il gusto, al momento preferisco centrifugarle insieme con le carote, oppure grattugiarle. Col cambio di stagione, trionferanno nella classica torta di mele. Per adesso, a pezzettini nell’impasto per fare i muffin sono… la ciliegina sulla torta! Ho cercato qualche informazione sul significato simbolico di questo frutto, che ne ha molti: la mela è conoscenza, religione, tentazione e seduzione. Simbolo della perfezione, per via della sua forma rotondeggiante e della bellezza. Mi sovvengono alla mente la fiaba di Cenerentola con la mela avvelenata e la guerra di Troia scatenata dal risultato del concorso di bellezza scritto su una mela. Per non parlare del peccato di Eva e di altre applicazioni di questo frutto anche in ambito tecnologico. Ma non voglio fare pubblicità a un’azienda arcinota (se mai al suo compianto fondatore). Oggi intendo rimanere in ambito privato e dare visibilità semplicemente alle mie mele, per il piacere degli occhi, del palato e della mente. –
Prugne e Fragole
Stamattina ho raccolto prugne e fragole, un bel vedere e una dolce merenda a costo zero. Ero una habitué del bar dove puntualmente consumavo cappuccino e cornetto, prima di dedicarmi alla lettura del quotidiano. Questo prima dell’emergenza sanitaria, il distanziamento sociale ha colpito eccome: niente giornali nei bar, salvo qualche lodevole eccezione, di cui approfitto se mi trovo in zona. Mi manca un po’ questa abitudine, anche se mi aggiorno in altro modo. Però non è più lo stesso: mi mancano il saluto e la battuta della cameriera, la confidenza spiattellata a voce alta da un’amica, la risata sonora del giocatore di carte che fa punti sul compagno che impreca a denti stretti. Un piccolo mondo vitale e godereccio. Mi rendo conto di essermi intristita. Non so quanto durerà questa situazione limitante, cerco di adattarmi e mi concentro su altro. Scrivere mi aiuta e condividere punti di vista allarga il mio orizzonte. Vivo da sola ma non sono sola. Tuttavia la situazione attuale non incoraggia gli assembramenti, neanche per motivi culturali e nemmeno le rimpatriate con amici e parenti. Mi restano i fiori, ospiti fedeli del mio giardino, ora in naturale quiescenza. Vorrà dire che oggi mi farò una scorpacciata di fragole e prugne!
Amore di mamma
Ho portato un vasetto di confettura delle mie prugne a una giovane collega, mamma di tre figli piccoli, di due, tre e sette anni. Dove sta la novità? Beh, nel fatto che ha tre figli, due di età ravvicinata, ama scrivere e fa l’insegnante di sostegno. Ma lei, chi la sostiene? Sicuramente la forza dell’amore, però davvero non vorrei essere nei suoi panni, senza un attimo di tregua tra le intemperanze dei figli suoi, pure straordinari e le difficoltà degli allievi, figli degli altri. La incontro nel campetto sotto casa, mentre bada alle corsette dell’ultima nata; il più grande sfoga la sua irruenza su una piccola palla che sgattaiola fuori del limite imposto dentro il condominio e il secondogenito valuta da che parte stare. Non mi trattengo molto, chiaro che badare a tre bimbi piccoli non concede molto spazio. Consegno il mio dono, contenta di averla rivista, abbronzata e con la luce negli occhi. La sorpresa arriva al pomeriggio, grazie a un breve video con protagoniste le tre gioie che fanno merenda: sedute composte e distanziate, intingono il cucchiaino dentro la tazza e si godono la mia confettura rossastra, tanto da impiastricciarsi la bocca e farsi dei dolci baffi! Uno spettacolo genuino e spontaneo che mi procura una soddisfazione indicibile. È proprio il caso di affermare che l’amore di mamma non conosce confini.
Se fossi un fiore…
Interpretando il linguaggio dei fiori, scopro che ce n’è per tutti i gusti. Ad esempio il fiore di Curcuma, chiamata anche “zafferano d’Oriente” simboleggia la gioia. Di questi tempi vale la pena richiamarla. Ieri al mercato locale ho comperato l’ultima pianta disponibile, con tre bei fiori di colore viola, che dovrebbero farmi compagnia qualche settimana. Per forma e tinta assomigliano ai Fiori di Loto e sono molto decorativi. Più tardi le foglie lanceolate ingialliranno e la pianta andrà come in letargo, per vegetare nuovamente la prossima primavera. Tutto considerato, un ciclo vegetativo ordinato che consente di staccare e poi riprendere vitalità. Non mi dispiacerebbe essere un fiore di Curcuma! Quanto alla gioia rappresentata, credo derivi dal fatto che la pianta ha bisogno del sole per dare il meglio di sé; in tal senso è nella stessa posizione del Girasole, protagonisti entrambi dell’estate. Gira e rigira, i fiori fanno parte della mia vita in maniera indissolubile. Ogni mattina mi distendono le rughe e addolciscono il mio sguardo. Sono il trampolino per il mio benessere, punto di partenza per una giornata gioiosa.
