Amore di mamma

Ho portato un vasetto di confettura delle mie prugne a una giovane collega, mamma di tre figli piccoli, di due, tre e sette anni. Dove sta la novità? Beh, nel fatto che ha tre figli, due di età ravvicinata, ama scrivere e fa l’insegnante di sostegno. Ma lei, chi la sostiene? Sicuramente la forza dell’amore, però davvero non vorrei essere nei suoi panni, senza un attimo di tregua tra le intemperanze dei figli suoi, pure straordinari e le difficoltà degli allievi, figli degli altri. La incontro nel campetto sotto casa, mentre bada alle corsette dell’ultima nata; il più grande sfoga la sua irruenza su una piccola palla che sgattaiola fuori del limite imposto dentro il condominio e il secondogenito valuta da che parte stare. Non mi trattengo molto, chiaro che badare a tre bimbi piccoli non concede molto spazio. Consegno il mio dono, contenta di averla rivista, abbronzata e con la luce negli occhi. La sorpresa arriva al pomeriggio, grazie a un breve video con protagoniste le tre gioie che fanno merenda: sedute composte e distanziate, intingono il cucchiaino dentro la tazza e si godono la mia confettura rossastra, tanto da impiastricciarsi la bocca e farsi dei dolci baffi! Uno spettacolo genuino e spontaneo che mi procura una soddisfazione indicibile. È proprio il caso di affermare che l’amore di mamma non conosce confini.

Se fossi un fiore…

Interpretando il linguaggio dei fiori, scopro che ce n’è per tutti i gusti. Ad esempio il fiore di Curcuma, chiamata anche “zafferano d’Oriente” simboleggia la gioia. Di questi tempi vale la pena richiamarla. Ieri al mercato locale ho comperato l’ultima pianta disponibile, con tre bei fiori di colore viola, che dovrebbero farmi compagnia qualche settimana. Per forma e tinta assomigliano ai Fiori di Loto e sono molto decorativi. Più tardi le foglie lanceolate ingialliranno e la pianta andrà come in letargo, per vegetare nuovamente la prossima primavera. Tutto considerato, un ciclo vegetativo ordinato che consente di staccare e poi riprendere vitalità. Non mi dispiacerebbe essere un fiore di Curcuma! Quanto alla gioia rappresentata, credo derivi dal fatto che la pianta ha bisogno del sole per dare il meglio di sé; in tal senso è nella stessa posizione del Girasole, protagonisti entrambi dell’estate. Gira e rigira, i fiori fanno parte della mia vita in maniera indissolubile. Ogni mattina mi distendono le rughe e addolciscono il mio sguardo. Sono il trampolino per il mio benessere, punto di partenza per una giornata gioiosa.

Ogni scatto un regalo!

Incredibile quante cose si possono scoprire, curiosando nel linguaggio dei fiori. Prendi la Clematis o fiore di Bach. Ne ho una in vaso, che fa bellissimi fiori a stella blu, venati di viola. Credevo fosse morta, perché a fine vegetazione si secca e non dà più segni di vita. Invece a primavera spuntano i rametti nuovi che si insinuano sul traliccio posizionato per consentirgli di appoggiarsi, trattandosi di una pianta rampicante. Per questa sua attitudine, viene anche chiamata laccio d’amore. Sottolineo l’appropriata scelta del nome, rincuorante. Un’altra Clematis di colore rosa, acquistata al mercato, non ha avuto la stessa benevola sorte. Mi sta bene che sia sopravvissuta la blu, perché è del mio colore preferito. Adesso è un po’ in sofferenza, per via del caldo ma fiorirà fino a ottobre. Di mattina mi nutro di fiori e fermarli con l’obiettivo mi procura un intimo piacere. Ogni scatto è un regalo! Loro sono docili e non oppongono resistenza, compiaciuti di procurarmi benessere. Praticamente una terapia a metro e costo zero.

Frutti sì, frutti no

In questa strana estate noto che la pergola di uva fragola, gli anni scorsi generosa di grappoli profumatissimi, risulta pressoché priva di uva. Un’altra assenza per cui mi rammarico. In compenso il piccolo melograno si sta addobbando di frutti tondi e lucidi; se il maltempo non ci mette lo zampino, tra qualche mese giungeranno a maturazione. Una volta spaccata la mela, lo spettacolo dei grani rossi, pare oltre 600, mi rallegrerà la vista e pure il palato, se metterò a frutto qualche ricetta. Per ora mi soddisfa il significato di questo frutto, che abbraccia le parole abbondanza, fecondità, energia vitale e addirittura coesione tra i popoli, per via degli arilli stretti insieme a fare comunità. Di questi tempi, c’è bisogno di simboli positivi per ricaricarsi e superare il distanziamento psicologico. In attesa di tornare a sentirsi parte di un tutto rigenerato.

Pace e Peonie

Tra i molti fiori del mio giardino, coltivo anche una peonia rosata. Ci ho messo un po’ di tempo per conoscerla ed apprezzarla, incentivata dallo spettacolo offerto dal cespuglio di peonie di una mia amica. Oltre che bella, è anche profumatissima, di una fragranza non invasiva. Se piove a dirotto, purtroppo i fiori si piegano e sgualciscono presto. Viceversa, sopravvivono vari giorni in vaso. Chiamata anche rosa senza spine, nel linguaggio dei fiori ha vari significati, a seconda del colore. Io mi approprio di quello attribuitole quando è in fioritura: pace, parola bellissima! Se bastasse circondarsi di peonie, per allontanare gli effetti devastanti delle male azioni dell’uomo, il pianeta sarebbe un giardino incantato di peonie multicolori. Mi rammarica sentire l’aggiornamento delle disgrazie provocate, coscientemente o meno dall’uomo, dentro e fuori casa nostra, la nostra terra accogliente trasformata in discarica. La pandemia ci aveva messo sul chi va là, speravo che l’estate si portasse appresso il buon senso della prudenza e della vigilanza che taluni hanno mandato in ferie, per restare in tema vacanziero. Personalmente sono turbata e ritengo la pace personale legata a stretto giro con quella altrui. Mi auguro che anche nelle stanze del potere si mantenga una visione allargata sulle problematiche mondiali. Magari con un bel bouquet di peonie sul tavolo.

Ogni frutto ha la sua stagione

Non sapevo che la Portulaca fosse una pianta commestibile. Circa un mese fa, ho comprato al mercato sei vasetti di Portulaca, detta anche porcellana, tre bianchi e tre rosati, che ho interrato in una fioriera in pieno sole, perché non hanno bisogno di acqua e resistono alle alte temperature. I fiori sono piccoli e si chiudono di sera, un po’ come le Ipomee. Curiosando nel web, scopro che le foglie della Portulaca sono ottime se aggiunte alle insalate e alle frittate… quindi so già cosa mangerò stasera! È già successo con gli aghi dell’abete divenuti ingrediente del risotto. Per non parlare delle bacche della rosa canina, trasformate in liquore, con tanto di foto sulla bottiglia. Adesso che ci penso, anche se nego di essere una brava cuoca, ammetto che ho fatto volentieri qualche esperimento culinario in cucina. Il top però rimangono le marmellate, o meglio confetture realizzate con la frutta prodotta dalle mie poche e generose piante. Giusto poche ore fa mi sono dedicata alla trasformazione delle prugne cadute dall’albero in sette vasetti di confettura violetta. Con il cambio di stagione faranno da copertura alle future crostate. Sono d’accordo con chi sostiene che l’ideale è consumare il prodotto fresco, e lo faccio. Ma è un peccato lasciar marcire nell’erba quello che cade per svariati motivi. Ho sperimentato che procura una grande soddisfazione nutrirsi a metro zero con i propri prodotti; nel mio caso, spulciando la mattina tra i lamponi e le fragole. Se la pianta si è stabilita in casa da sola, come il susino goccia d’oro, la soddisfazione è doppia. Quando abitavo in condominio, ignoravo il piacere della raccolta diretta dei fiori e dei frutti. D’altronde dovevo occuparmi di altro, non meno importante! Però adesso mi godo quello che ho, accordandomi col proverbio “Ogni frutto ha la sua stagione”!

Papaveri e tango

I papaveri mi sono simpatici, pur essendo rossi – e il rosso non è il mio colore preferito – perché sprigionano vitalità e allegria, alquanto scarse di questi tempi. Abitando in prossimità dei campi, d’estate mi gusto l’occhio parecchio. Ho scritto una poesia, intitolata Palcoscenico, per analogia con le ballerine di tango che spesso indossano svolazzanti gonne rosse. Pure io sono stata una tanghera, in tempi non sospetti e ho pure vinto un paio di coppe in occasione di gare di ballo liscio. Ogni tanto mi interrogo su cosa è rimasto del mio spirito “brioso e spumeggiante”, come lo definiva il mio caro professore di liceo. Secondo me, l’età matura ha steso una nota malinconica sull’insieme ancora vivace. Non ballo più il tango, ma ne ascolto volentieri la musica energizzante. Ho perfino soffiato la fisarmonica a mio figlio, per impratichirmi col mantice, con risultati assai modesti. Però ho avviato un racconto, su base musicale, intitolato Flamenco Therapy, che potrebbe diventare un romanzo. La protagonista combatte una malattia, iscrivendosi a un corso di ballo simile al tango. A parte le chiacchiere, non c’è dubbio che anche ballare sia terapeutico, insieme con le altre arti espressive. Mentre fantastico, penso alla danza caliente dei papaveri nel prato, diventato palcoscenico (e alla poesia Palcoscenico, leggibile nella mia pagina Instagram di oggi)

Frutta gratis

Col caldo i fiori soffrono. In compenso avanza la frutta di stagione. Ottima quella che matura sulla pianta e che si può gustare a metro zero. È il caso del susino cresciuto spontaneamente in giardino, tra il pesco selvatico e le lagerstroemie. Me ne sono accorta tardi, quando la pianta era già troppo cresciuta, per estirparla. E meno male! Adesso è una meraviglia, con tutte quelle gustosissime palline gialle che pendono dal ramo reclinato sul mio giardino. Susine della varietà “Gocce d’oro”, mi ricordano quelle, squisite, che mangiavo quand’ero bambina dalla zia in Friuli. Può essere che il passato ci metta qualcosa di suo per addolcire il presente, ma anche al netto della nostalgia questi piccoli frutti cresciuti dentro casa sono una vera delizia. E non sono i soli: si sono accomodati, in angoli differenti, un fico, un ciliegio, un sambuco che fanno buona compagnia alle piante da fiore. Con gli anni, lo spazio verde si è molto popolato, grazie anche ai contributi esterni della Natura. Che ovviamente ringrazio!

More per dessert

Giornata perturbata: stamattina (ieri) molto caldo, al pomeriggio afoso, verso sera nuvoloso. Prima che piova vado nell’orto dei semplici – ne ho parlato in un altro post – a raccogliere le more: grosse, nere, invitanti che si staccano facilmente dalla pianta e si sciolgono in bocca. Trattasi di more di rovo coltivate, per nulla esigenti e diventate nel tempo una bordura rustica dello spazio dedicato. Mentre mi sposto con cautela tra aromatiche ed erbe varie, mi avvolge un profumo di menta che sale dal basso: un giorno o l’altro verrò a raccoglierne le foglie per prepararmi un mojito. Un pomodorino ciliegino è giunto a maturazione e mi sembra un ottimo ingrediente da aggiungere al mio pasto frugale. Per oggi, il pezzo forte sono le more, in compagnia di qualche prugna che raccolgo in fase di rientro in cucina. Osservando il mio paniere, trovo Il viola delle prugne rasserenante, il nero delle more energizzante, mentre il pomodoro rosso dà un tocco di colore che vivacizza l’insieme. Un godimento per gli occhi e per il palato. Un dono di madre natura.

Skyline domestico

Circa tre mesi fa avevo interrato dei semi di girasole, pianta che già mi aveva dato soddisfazioni. Per evitare l’interesse delle lumache, imperterrite scalatrici, avevo sistemato il vaso a rispettabile altezza da terra, sopra un bidone blu capovolto. La cautela non è bastata perché le piantine nate sono state divorate comunque dalle chiocciole. Salvo una, quella nata al centro del vaso che è cresciuta in maniera incredibile, infilandosi tra i fili di ferro che sostengono i tralci della vite americana e sembra voler scalare il cielo. Per fotografare il girasole che spazia dall’alto sul tetto dei vicini sono salita sulla sedia, provando ammirazione per la sua crescita. Una sorta di skyline domestico che immette energia e buonumore. La competizione esiste anche in natura, dove la sopravvivenza può essere dovuta al caso, oppure alla messa in opera di strategie impegnative tanto quanto quelle umane. Il gigante giallo che occhieggia tra i camini del vicino, voglio sperare che guardi con benevolenza anche dentro casa mia. Se poi ci mettiamo che nel linguaggio dei fiori è segno di felicità e dedizione e in Cina simboleggia longevità e fortuna…