C’è una stanza a casa mia dove il sole si trattiene più a lungo ed è la camera di mio figlio (lui vive nell’appartamentino adiacente), adibita un po’ a studiolo e un po’ a fioreria. Posizionata a sud, si affaccia sull’orlo dove il generoso albicocco ha perso le foglie. È anche la stanza preferita da Puma, la gatta che non a caso si accomoda sopra il letto pieno di cuscini o sulla poltroncina vicino alla finestra dove curiosa impertinente il sole. Sulle mensole alle pareti si riposano diversi libri, parecchi cd e qualche pianta verde… anche le ultime talee di geranio ricavate dalle piante madri il 20 ottobre scorso (ho controllato sull’ adesivo posto sul vasetto). A colpo d’occhio è una stanza per me molto stimolante, perché ci trovo ciò che mi piace: luce, libri, fiori. Stamattina una sorpresa: è fiorita la Natalina che avevo trasferito dallo studio. Evidentemente le ha fatto bene godere di luce e tepore (qui tengo spento il termosifone). Il nome botanico della vivace pianta, che appartiene alla famiglia delle cactacee è difficile (Schlumbergera), perciò preferisco chiamarla col nome popolare, suppongo legato alla fioritura stagionale. La mia ha dei bellissimi fiori penduli, di colore fucsia e di forma stellare all’estremità dei peduncoli verdi, che si riproducono molto facilmente. Una sua simile si chiama Pasqualina, perché fiorisce a primavera. Ecco, i fiori che non hanno bisogno di cure sono quelli che mi sorprendono di più. Li abbandoni in un angolo e quando non te lo aspetti ti stupiscono con insperate fioriture. Chissà se madre natura vuole trasmetterci un messaggio, che in questo caso potrebbe essere: mai disperare, c’è sempre un’altra possibilità. Il linguaggio dei fiori è silenzioso ma educativo. La Natalina oggi mi ha proposto la sua esemplare lezione.
Categoria: Fiori e frutti
Ospiti graditi
Non sono una brava donna di casa. Ma ogni tanto devo sbrigare qualche faccenda domestica, come ieri quando, approfittando di uno sprazzo di sole decido di pulire il pavimento alla veneziana della zona giorno, ormai terreno del vecchio cane Astro. Metto nel secchio un detersivo “Fiori di lavanda”, tanto per restare in tema floreale. In studio, la mia stanza prediletta, ho il pavimento a parquet che merita altro trattamento igienico. Ma, già che ci sono allungo il mocio anche là, tanto per dare una passata. Quando occupo la stanza di sera, sento un gradevole profumo di fiori, che attribuisco alla recente pulizia. La sensazione si ripete, ogni volta che entro in studio. Stamattina si svela il mistero: avevo dimenticato in un angolo un cestino con tre bulbi di giacinto, comperati circa 15 gg fa e ancora indietro nella fioritura. Appoggiati sulla cyclette vicino al termosifone hanno trovato il posto ideale per svilupparsi e sbocciare: uno rosa, uno blu e uno bianco che diffondono una fragranza intensa e penetrante. Mi sono stupita e rallegrata, come se avessi ricevuto in visita degli ospiti graditi e inaspettati. Adesso li ho trasferiti in cucina, quali diffusori di aroma naturale, oltre che di bellezza. Anche oggi la natura mi ha fatto una bella sorpresa!
Fiori, eredità del paradiso
Mercato locale sottotono, meno gente del solito. Ho comperato bulbi di giacinti che metterò in acqua, perché mi piace osservarne la trasformazione, lenta ed avvolgente che mi regalerà profumatissimi fiori a Natale. Durante il breve percorso per raggiungere la piazza, ho sentito e apprezzato le voci dei bimbi del vicino Nido e ho pensato alla frase attribuita a Dante, per cui fiori bambini e stelle sono tre cose rimasteci del paradiso. E ho ritenuto che ho due buoni motivi per pensare positivo. Ho sostato al bar per leggermi il quotidiano, e quando sono uscita gli studenti delle medie stavano allegramente vociando in cortile: meno male, mi sono detta, per loro funziona ancora la didattica in presenza, chissà che duri… chissà come avrei affrontato l’insegnamento in questo doloroso periodo. Le colleghe in servizio mi aggiornano e non le invidio per la marea di difficoltà che devono affrontare ogni giorno, per contenere i danni da contagio. Penso anche al disagio dei genitori degli allievi, sempre col fiato sul collo. La solidarietà per la categoria è scontata, dato che in ambito scolastico ho profuso le mie energie per oltre trent’anni, ma non scordo nessuno di quanti lavorano in prima linea, e nemmeno chi è costretto a casa perché ha perso il lavoro. Mi aggrappo alla speranza che la pandemia finalmente rallenti, che da qualche parte arrivino buone notizie e che si possa tornare ad abbracciarci senza timore.
Ultime Rose
Ho fotografato le mie ultime rose sullo sfondo del cielo plumbeo e le ho girate ai miei contatti, come una firma che mi caratterizza. Mi risponde Arletta, elogiando la foto che ritiene “ricca di poesia e pregnante di significato, perché è il simbolo della speranza, della vita più forte di ogni avversità”. Trovo il suo commento molto confortante e di buon auspicio. Confesso che quando fotografo, mi lascio guidare dall’istinto, dalla ricerca del bello senza tante elucubrazioni mentali. La riflessione arriva dopo, se arriva. Mi fa piacere che mi giunga un aiuto dall’esterno, che mi consente di allargare il mio orizzonte interiore e mi fa sentire in consonanza con altre anime. Tornando alle rose, che non sono il mio fiore preferito, riconosco che sono un esempio di tenacia e di resistenza, oltre che di eleganza e di bellezza, doni che conferiscono sapore alla vita aspra di questi giorni. Il colore rosa che piaceva molto a mia mamma, conferisce una tenerezza all’insieme, che smorza il grigiore dello sfondo. Oltre l’apparenza, per la simbologia diventano fonte ispiratrice di emozioni e di poesia. Considerando che tra qualche giorno, per la festività di Ognissanti sarà tutto un esplodere di Crisantemi, ben vengano le ultime rose ad ingentilire il mio giardino. Ne reciderò un bocciolo e lo metterò accanto alla bella immagine di mia madre. Dall’alto sono certa che gradirà.
Vite parallele
Giorno di mercato a Fonte. Mi piace che capiti a inizio settimana, perché mi trasmette una carica di energia. Prima faccio una puntatina al bar, dove hanno reintrodotto i quotidiani. Leggo su IL GAZZETTINO l’articolo della dottoressa Graziottin, come sempre interessante. Oggi raccomanda la lettura di un libro che ha un titolo accattivante “La vita segreta degli alberi” e di effettuare viaggi mentali. Trovo incoraggianti le sue parole, che trascrivo sul retro di uno scontrino per non dimenticarle: “Torniamo a viaggiare di più con la mente, con la conoscenza e con la fantasia, per arricchire di luce e di nuovi orizzonti i nostri giorni”. Perfetto, è quello che ci voleva per rafforzare un mio convincimento. Stavo appunto progettando di rileggere qualche classico, buttare giù dei versi, irrobustire la trama di un romanzo avviato da qualche tempo. Quello che mi manca è la spinta a farlo, perché non mi sento in stato di grazia. La ragione è universalmente nota. Però la sessuologa, che vedo in tivu sempre sorridente, mi offre un’occasione per applicarmi, nonostante l’umore al ribasso. Oltretutto, anche l’invito a leggere il romanzo succitato mi sembra appropriato, per imparare qualcosa dalle piante, messaggere di benessere. Perfino il loro cambio d’abito autunnale è premonitore di una trasformazione che tocca tutte le creature, uomo compreso. In questo periodo sospeso, le creature vegetali accolgono silenziose le mie attenzioni: mentre tolgo qualche foglia rinsecchita del Ficus, oppure ingiallita del Geranio, gli parlo e mi libero di qualche grammo di ansia o di tristezza. Le Viole del pensiero sistemate all’esterno, nella grande aiuola di metallo crescono vigorose insieme ai Crisantemi, prossimi a sbocciare. Parafrasando il libro consigliato, la vita delle mie piante mi è nota. È consolante sentire che la mia viaggia in parallelo alla loro.
Fascinose Ortensie
Trovo che le Ortensie siano dei fiori stupendi, anche nella fase della decadenza vegetativa, quando scolorano e assumono nuance antiche. È il caso di quelle che ho incontrato stamattina in paese, andando dalla sarta. Anzi sono le sue, cresciute non in giardino dove regnano altre piante verdi e fiorite, ma in un retro ombreggiato della casa, quasi inosservate. Anch’io ho interrato piante di Ortensie, inizialmente rosa e celesti che si sono mischiate, così da offrire capolini variopinti che d’estate sono una meraviglia. I primi freddi determinano il viraggio dei colori, che avviene più o meno dolcemente. Quelle che ho fotografato stamattina sono una meraviglia: grandi, bicolore rosa-verdi, maestose. Mi piace attribuire alla loro trasformazione autunnale un significato positivo: un cambiamento di status incoraggiante, quasi simbolico e perfino metaforico, da estendere ad esempio alla vecchiaia e alle situazioni che implichino perdita di energia o di risorse. In altre occasioni ho omaggiato questo fiore, cui manca solo il profumo. È entrato come soggetto fotografico in due mostre che ho allestite negli ultimi cinque anni, ed ha nutrito qualche mia poesia. Praticamente fa parte della famiglia, come gatti cani e uccellini. Ne ho fatto bouquet sistemati in vaso senza aggiungere acqua, che si conservano a lungo. In passato le ho anche coperte di porporina oro e argento per addobbi natalizi, ma le preferisco al naturale. Quando poi sono totalmente esaurite, le uso come… fuochi d’artificio durante l’accensione della stufa: nel loro sfrigolio percepisco un saluto ed un arrivederci alla prossima primavera.
Lezione dall’alto
– Prima del crepuscolo, gli uccellini si danno appuntamento sulle estremità degli alberi e fanno convegno. Li ho sentiti sugli abeti nei pressi di una chiesetta, sui tigli in prossimità del cimitero, tra il fogliame dei platani nel parchetto vicino a casa mia e mi sono chiesta: cosa mai si diranno, con tanto entusiasmo, gli uccellini al calar della sera? Si daranno informazioni sul tempo, sui luoghi da visitare l’indomani, sulle avventure vissute… un po’ come succede (o dovrebbe succedere) nelle buone famiglie. Ovviamente è una mia proiezione, un botanico direbbe altre cose. A ben pensarci, è un conforto sentire il loro cicaleccio vibrante, non coperto dal frastuono delle auto cittadine, dopo la chiusura delle fabbriche la sera. La Pedemontana del Grappa offre ancora questi spettacoli sonori gratis, che in tempo di corona virus vale la pena di tesorizzare. Chissà, magari loro, gli uccellini, avrebbero altri insegnamenti da trasmetterci: fate squadra come noi, guardatevi bene dai predatori, valutate bene le briciole che trovate disseminate lungo il viale… perché aguzzare la vista non è un optional! Dopo questa immaginaria lezione degli abitanti del cielo, rifletto sulle mie abitudini e convengo che si può sempre migliorare.
Emozioni autunnali
Adriana mi ha regalato dei finferli e un bel porcino che preparo per pranzo. Fuori piove e tira vento, dubito che ci saranno le bancarelle del mercato locale. Per pranzo farò tagliatelle ai funghi. Ho il prezzemolo, l’aglio e la materia prima, custodita in un sacchetto da pane dove è attaccato lo scontrino con il nome della rivendita, LA BOTTEGA DEL BORGO. Ecco, la parola “borgo” mi colpisce e mi riporta a una dimensione umana temo persa, quando le persone si trovavano allegramente fuori casa, per fare la spesa e scambiare quattro chiacchiere. Un medioevo temporale ed emozionale ritenuto oscuro, scavalcato da altre abitudini. Facciamo decine di chilometri per andare a fare acquisti – spesso solo a curiosare – nei supermercati/ipermercati, mentre il piccolo negozio, la bottega appunto chiude o ha chiuso da tempo. La rivoluzione industriale ha rivoluzionato a oltranza, ed ora presenta il conto. Magari ci voleva un fermo, per guardarci indietro e recuperare qualche istruzione del passato che possa rivitalizzare il presente tormentato. Il messaggio che mi viene dall’etichetta dell’umile sacchetto di pane mi persuade a riprendere vecchie abitudini: esco a piedi e vado in panificio, augurandomi di percepire la fragranza del pane appena sfornato. Poi preparerò le tagliatelle ai funghi, che mentalmente mi porteranno nel bosco, a gustare profumi, colori, suoni. E soprattutto il silenzio.
Una foglia
Com’è tenera una foglia che nasce! Una talea di Ficus elastica, messa a dimora diversi mesi fa, dà segni di aver attecchito. Me ne accorgo dall’involucro sulla punta contenente una nuova foglia, che si srotola e finalmente si stacca dalla guaina protettiva: un parto silenzioso, chissà se anche doloroso. La neonata foglia è molto piccola rispetto a quelle sottostanti, circa un terzo, di un bel verde brillante, liscia e perfino luminosa. Sicuramente è nata con un potenziale che promette bene. L’osservazione di questo processo mi commuove, perché è metafora della nascita, grazie alla quale siamo nati tutti… e la foglia stessa, nel suo percorso è simbolo vitale. Ci sono foglie di tutti i tipi, come ci sono persone di vario genere, con tante storie e diversi percorsi esistenziali. Adesso che ci penso, uno dei miei romanzi si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Di qualche anno fa , mi ha dato una certa soddisfazione, perché le alunne di terza media che lo avevano adottato, ci hanno costruito attorno un raffinato spettacolo, con l’aiuto di Carmen, la loro insegnante di Lettere, che è stato rappresentato con successo alla fine dell’anno scolastico. Beh, senza tirare in ballo competenze che non ho, mi sento di dire che anche un’umile foglia può fare compagnia e portare lontano. Senza scomodarsi da casa.
Ciclamino, fiore d’autunno
Marcella mi ha ricordato che da qui a tre mesi sarà capodanno! Caspita, come cammina il tempo… nessuno avrà nostalgia di questo anno infernale. Oltretutto ho sentito che l’emergenza sarà prolungata, causa risalita dei contagi. Non mi resta che emettere un sospiro di delusione frammista a sopportazione. Non mi sono ammalata, sono stata attenta e fortunata. Però mi sono immalinconita, il distanziamento sociale condiziona eccome le relazioni sociali. Mi butto sui fiori e sui frutti autunnali, per distrarmi e sorridere. Stamattina, al mercato locale la bancarella dei vivaisti era una passerella di ciclamini, grandi e piccoli, bianchi, rosa, rossi e screziati. Mi piacciono quelli molto piccoli, perché posso incastrarli tra la soia e il balcone, che chiudo di sera. Ne ho anche diversi vasetti in giardino sotto l’abete, ma sono in ritardo rispetto a quelli messi in vendita. Fiore autunnale interessante, il Ciclamino, dall’indole riservata… credo che un po’ mi assomigli. In ogni caso porta una nota di colore, e talvolta di profumo (mi riferisco a quelli coltivati, gli altri è vietato raccoglierli) che fa bene agli occhi e alla mente. Mia madre li amava molto: ne comperava vari esemplari, che si godeva giusto il tempo della fioritura, perché non resistevano più di tanto (temo li bagnasse troppo). In ogni caso rappresentavano un allegro ingresso in famiglia. Insieme alle talee di Gerani, mi occuperò dei Ciclamini vecchi e nuovi, per dare un po’ di colore alle prime nuvolose giornate autunnali.
