Mi piace la fioritura lenta dei bulbi in acqua. Da un paio di mesi ho acquistato dei bulbi di giacinto che ho messo a radicare in acqua, processo che avviene in tempi non rapidi e per step: prima le radici, poi la gemma e infine il fiore, che è un raggruppamento di minuti fiori profumati, di varie tonalità. Io prediligo quelli blu, ma ne ho di diversi colori. Gli devo la soddisfazione letteraria procurata da una mia poesia intitolata GIACINTO BLU, che riporto sotto, con protagonista appunto lui. La cosa curiosa è che ritengo la motivazione della poesia esemplare, perché ha colto in pieno lo stupore nell’osservare, passo dopo passo, il manifestarsi della natura in tutto il suo fulgore. Quindi il riconoscimento è andato anche alla capacità di attendere il compiersi dell’evento. Il che mi induce a considerare la pazienza un ingrediente del successo, concetto sintetizzato anche nel proverbio “Chi va piano va sano e va lontano”. Beh, di questi tempi gravati dalla pandemia, ce ne vuole davvero tanta, per non lasciarsi vincere dallo sconforto. In attesa che si compia il miracolo del ritorno alla normalità, in tempi non biblici. GIACINTO BLU Nella boccia di vetro/ho spiato/le radici avvolgenti/distendersi/come velo da sposa./La gemma tenace/ha nutrito/per lungo tempo/la mia voglia/di meraviglia./Il primo fiore/s’è infilato incerto/tra le foglie,/incalzato/da una costellazione blu./Tra colori e radici/si sono sciolte/le ansie quotidiane,/come sulla rena/la spuma del mare.//
Categoria: Fiori e frutti
Calicanto, il fiore dell’inverno
Ieri, lunedì arancione, ne approfitto per fare un salto dalla sarta, ritirare un prodotto in farmacia e fare una visita veloce a Lina, perché poi devo fare la spesa e non voglio trovarmi inguaiata tra carrelli e persone (infatti quando arrivo al supermercato, il parcheggio è pressoché al completo). Lina dispone di un giardino spazioso che sconfina nell’orto, curato da lei personalmente e in una zona a frutteto. In passato siamo state insegnanti di Lettere nella stessa scuola, ma abbiamo trovato affinità di sentire nella vita quotidiana. Come me, ama i gatti e i fiori. Il marito Luigi è un avvincente raccontatore di storie e mi chiede sempre “Cosa mi racconti di bello?”, spiazzandomi quando sono a corto di leggerezza. Lina mi regala spesso dei fiori del suo giardino, ora quasi del tutto a riposo, meno che per una vigorosa pianta di Calicanto, da cui taglia due lunghi rami per me. Deposti con riguardo in auto, la inondano di una fragranza intensa. A casa ne ricavo un paio di bouquet che distribuisco in diverse stanze. E mi documento su questo fiore che sboccia d’inverno. Originario della Cina, il suo nome deriva dal greco e significa “fiore dell’inverno”. Nel linguaggio dei fiori, simboleggia “protezione e affetto”, aiuta a superare i momenti difficili e protegge dalla negatività. Secondo una leggenda, accolse un pettirosso infreddolito in cerca di rifugio, che era stato rifiutato da altri arbusti. In cambio ricevette dal Cielo una pioggia di stelle, trasformate nei profumatissimi fiori gialli dal cuore purpureo, che sbocciano direttamente dal legno. Sia come sia, la natura non smentisce la sua generosità, donandoci una fioritura straordinaria in tempo avverso. A ben considerare, un bell’esempio di resilienza!
Amiche Foglie
Foglie gialle, verdi, rosse, viola… quanti colori e quanta bellezza nelle foglie. Stamattina ho fotografato gli esemplari che tappezzano l’area di contenimento del piazzale davanti alla Gipsoteca di Possagno. Pare si tratti di Hydrangea quercifolia. Ortensia a forma di quercia. Ringrazio le amiche Serapia, Erica e Adriana per avermi messo sulla giusta strada. Sia come sia, anche se ero di fretta non ho resistito dal fotografarle, come se mi avessero chiamato: mi sono distratta dai quotidiani affanni e mi sono immaginata una conversazione “sui generis” con queste amiche vegetali, dove ho intravisto padre, madre, sorelle, zie… vite passate e ammonimenti per il presente ed il futuro. Non a caso un mio romanzo si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Dopo gli scatti, mi è tornato il buonumore, come se mi fossi intrattenuta in famiglia, quando i componenti erano tutti presenti, senza i tagli introdotti dal tempo e dagli eventi. Certo la foglia è vulnerabile, e caduca come la vita umana. Ma durante il ciclo vegetativo sa comunicare parecchio, a saperla ascoltare. Mi conforta che molti artisti, nelle varie espressioni pittoriche letterarie musicali abbiano dato spazio a queste creature imparentate con i fiori. Un confronto interessante tra i due regni lo fa Rabindranath Tagore, quando afferma: “I fiori sono parole, le foglie silenzio… tutto raccolto attorno a essi”. Beh, data la stagione avanzata verso l’inverno, possiamo goderci ancora un poco queste amiche dei fiori, che qualcuno per conservarle inserisce ancora romanticamente tra le pagine dei volumi. Perché le cose più belle sono spesso nascoste.
Fiori Libri, coppia vincente
Primo weekend di dicembre, pioggia e cielo grigio. Non è giornata favorevole a scattare foto, perciò cerco nell’archivio del mio tablet, dove trovo lo scatto che risponde al mio spirito odierno: uno sguardo al crepuscolo dentro lo studio, vigilato da un aitante Amaryllis sul davanzale. Il soggetto mi fa tornare in mente la frase di Confucio; “Al cielo non chiedo che una casa piena di libri e un giardino pieno di fiori”. I libri ci sono, i fiori c’erano. Anzi ci sono i Ciclamini sotto il portino, i Crisantemi nell’aiuola in giardino, i Pansè nelle ciotole… ma la stagione non è favorevole per i fiori da recidere e mettere in vaso che tanto mi piacciono. Così rimedio con le bulbose invernali, come Amaryllis e Giacinti che adesso compero, in attesa che tra un paio di mesi fioriscano quelli messi a dimora in terra. Una variante la offrono i Giacinti coltivati in acqua, che mi fanno compagnia per diverse settimane, offrendomi uno spettacolo a rate, che replico ogni anno di questa stagione. Ammetto che non mi stanco mai di occuparmi dei fiori, ci parlo anche (visto che sono sola e non desto preoccupazione di cedimento mentale)… ovvio che non mi rispondano! Però la relazione affettuosa che instauro non è a senso unico, perché a loro modo comunicano, regalandomi bellezza e serenità. Del resto sono creature abitanti la terra quanto me, con un loro scopo e non serve rileggere Il Cantico delle Creature di san Francesco, per convincersene. Ma rileggerlo per ossigenarsi fa sempre bene. Comunque l’abbinamento fiori libri mi sembra quanto mai azzeccato, e in questo periodo di limitazioni e di penitenza può essere assai salutare. Provare per credere…
A lezione da Natalina…
C’è una stanza a casa mia dove il sole si trattiene più a lungo ed è la camera di mio figlio (lui vive nell’appartamentino adiacente), adibita un po’ a studiolo e un po’ a fioreria. Posizionata a sud, si affaccia sull’orlo dove il generoso albicocco ha perso le foglie. È anche la stanza preferita da Puma, la gatta che non a caso si accomoda sopra il letto pieno di cuscini o sulla poltroncina vicino alla finestra dove curiosa impertinente il sole. Sulle mensole alle pareti si riposano diversi libri, parecchi cd e qualche pianta verde… anche le ultime talee di geranio ricavate dalle piante madri il 20 ottobre scorso (ho controllato sull’ adesivo posto sul vasetto). A colpo d’occhio è una stanza per me molto stimolante, perché ci trovo ciò che mi piace: luce, libri, fiori. Stamattina una sorpresa: è fiorita la Natalina che avevo trasferito dallo studio. Evidentemente le ha fatto bene godere di luce e tepore (qui tengo spento il termosifone). Il nome botanico della vivace pianta, che appartiene alla famiglia delle cactacee è difficile (Schlumbergera), perciò preferisco chiamarla col nome popolare, suppongo legato alla fioritura stagionale. La mia ha dei bellissimi fiori penduli, di colore fucsia e di forma stellare all’estremità dei peduncoli verdi, che si riproducono molto facilmente. Una sua simile si chiama Pasqualina, perché fiorisce a primavera. Ecco, i fiori che non hanno bisogno di cure sono quelli che mi sorprendono di più. Li abbandoni in un angolo e quando non te lo aspetti ti stupiscono con insperate fioriture. Chissà se madre natura vuole trasmetterci un messaggio, che in questo caso potrebbe essere: mai disperare, c’è sempre un’altra possibilità. Il linguaggio dei fiori è silenzioso ma educativo. La Natalina oggi mi ha proposto la sua esemplare lezione.
Ospiti graditi
Non sono una brava donna di casa. Ma ogni tanto devo sbrigare qualche faccenda domestica, come ieri quando, approfittando di uno sprazzo di sole decido di pulire il pavimento alla veneziana della zona giorno, ormai terreno del vecchio cane Astro. Metto nel secchio un detersivo “Fiori di lavanda”, tanto per restare in tema floreale. In studio, la mia stanza prediletta, ho il pavimento a parquet che merita altro trattamento igienico. Ma, già che ci sono allungo il mocio anche là, tanto per dare una passata. Quando occupo la stanza di sera, sento un gradevole profumo di fiori, che attribuisco alla recente pulizia. La sensazione si ripete, ogni volta che entro in studio. Stamattina si svela il mistero: avevo dimenticato in un angolo un cestino con tre bulbi di giacinto, comperati circa 15 gg fa e ancora indietro nella fioritura. Appoggiati sulla cyclette vicino al termosifone hanno trovato il posto ideale per svilupparsi e sbocciare: uno rosa, uno blu e uno bianco che diffondono una fragranza intensa e penetrante. Mi sono stupita e rallegrata, come se avessi ricevuto in visita degli ospiti graditi e inaspettati. Adesso li ho trasferiti in cucina, quali diffusori di aroma naturale, oltre che di bellezza. Anche oggi la natura mi ha fatto una bella sorpresa!
Fiori, eredità del paradiso
Mercato locale sottotono, meno gente del solito. Ho comperato bulbi di giacinti che metterò in acqua, perché mi piace osservarne la trasformazione, lenta ed avvolgente che mi regalerà profumatissimi fiori a Natale. Durante il breve percorso per raggiungere la piazza, ho sentito e apprezzato le voci dei bimbi del vicino Nido e ho pensato alla frase attribuita a Dante, per cui fiori bambini e stelle sono tre cose rimasteci del paradiso. E ho ritenuto che ho due buoni motivi per pensare positivo. Ho sostato al bar per leggermi il quotidiano, e quando sono uscita gli studenti delle medie stavano allegramente vociando in cortile: meno male, mi sono detta, per loro funziona ancora la didattica in presenza, chissà che duri… chissà come avrei affrontato l’insegnamento in questo doloroso periodo. Le colleghe in servizio mi aggiornano e non le invidio per la marea di difficoltà che devono affrontare ogni giorno, per contenere i danni da contagio. Penso anche al disagio dei genitori degli allievi, sempre col fiato sul collo. La solidarietà per la categoria è scontata, dato che in ambito scolastico ho profuso le mie energie per oltre trent’anni, ma non scordo nessuno di quanti lavorano in prima linea, e nemmeno chi è costretto a casa perché ha perso il lavoro. Mi aggrappo alla speranza che la pandemia finalmente rallenti, che da qualche parte arrivino buone notizie e che si possa tornare ad abbracciarci senza timore.
Ultime Rose
Ho fotografato le mie ultime rose sullo sfondo del cielo plumbeo e le ho girate ai miei contatti, come una firma che mi caratterizza. Mi risponde Arletta, elogiando la foto che ritiene “ricca di poesia e pregnante di significato, perché è il simbolo della speranza, della vita più forte di ogni avversità”. Trovo il suo commento molto confortante e di buon auspicio. Confesso che quando fotografo, mi lascio guidare dall’istinto, dalla ricerca del bello senza tante elucubrazioni mentali. La riflessione arriva dopo, se arriva. Mi fa piacere che mi giunga un aiuto dall’esterno, che mi consente di allargare il mio orizzonte interiore e mi fa sentire in consonanza con altre anime. Tornando alle rose, che non sono il mio fiore preferito, riconosco che sono un esempio di tenacia e di resistenza, oltre che di eleganza e di bellezza, doni che conferiscono sapore alla vita aspra di questi giorni. Il colore rosa che piaceva molto a mia mamma, conferisce una tenerezza all’insieme, che smorza il grigiore dello sfondo. Oltre l’apparenza, per la simbologia diventano fonte ispiratrice di emozioni e di poesia. Considerando che tra qualche giorno, per la festività di Ognissanti sarà tutto un esplodere di Crisantemi, ben vengano le ultime rose ad ingentilire il mio giardino. Ne reciderò un bocciolo e lo metterò accanto alla bella immagine di mia madre. Dall’alto sono certa che gradirà.
Vite parallele
Giorno di mercato a Fonte. Mi piace che capiti a inizio settimana, perché mi trasmette una carica di energia. Prima faccio una puntatina al bar, dove hanno reintrodotto i quotidiani. Leggo su IL GAZZETTINO l’articolo della dottoressa Graziottin, come sempre interessante. Oggi raccomanda la lettura di un libro che ha un titolo accattivante “La vita segreta degli alberi” e di effettuare viaggi mentali. Trovo incoraggianti le sue parole, che trascrivo sul retro di uno scontrino per non dimenticarle: “Torniamo a viaggiare di più con la mente, con la conoscenza e con la fantasia, per arricchire di luce e di nuovi orizzonti i nostri giorni”. Perfetto, è quello che ci voleva per rafforzare un mio convincimento. Stavo appunto progettando di rileggere qualche classico, buttare giù dei versi, irrobustire la trama di un romanzo avviato da qualche tempo. Quello che mi manca è la spinta a farlo, perché non mi sento in stato di grazia. La ragione è universalmente nota. Però la sessuologa, che vedo in tivu sempre sorridente, mi offre un’occasione per applicarmi, nonostante l’umore al ribasso. Oltretutto, anche l’invito a leggere il romanzo succitato mi sembra appropriato, per imparare qualcosa dalle piante, messaggere di benessere. Perfino il loro cambio d’abito autunnale è premonitore di una trasformazione che tocca tutte le creature, uomo compreso. In questo periodo sospeso, le creature vegetali accolgono silenziose le mie attenzioni: mentre tolgo qualche foglia rinsecchita del Ficus, oppure ingiallita del Geranio, gli parlo e mi libero di qualche grammo di ansia o di tristezza. Le Viole del pensiero sistemate all’esterno, nella grande aiuola di metallo crescono vigorose insieme ai Crisantemi, prossimi a sbocciare. Parafrasando il libro consigliato, la vita delle mie piante mi è nota. È consolante sentire che la mia viaggia in parallelo alla loro.
Fascinose Ortensie
Trovo che le Ortensie siano dei fiori stupendi, anche nella fase della decadenza vegetativa, quando scolorano e assumono nuance antiche. È il caso di quelle che ho incontrato stamattina in paese, andando dalla sarta. Anzi sono le sue, cresciute non in giardino dove regnano altre piante verdi e fiorite, ma in un retro ombreggiato della casa, quasi inosservate. Anch’io ho interrato piante di Ortensie, inizialmente rosa e celesti che si sono mischiate, così da offrire capolini variopinti che d’estate sono una meraviglia. I primi freddi determinano il viraggio dei colori, che avviene più o meno dolcemente. Quelle che ho fotografato stamattina sono una meraviglia: grandi, bicolore rosa-verdi, maestose. Mi piace attribuire alla loro trasformazione autunnale un significato positivo: un cambiamento di status incoraggiante, quasi simbolico e perfino metaforico, da estendere ad esempio alla vecchiaia e alle situazioni che implichino perdita di energia o di risorse. In altre occasioni ho omaggiato questo fiore, cui manca solo il profumo. È entrato come soggetto fotografico in due mostre che ho allestite negli ultimi cinque anni, ed ha nutrito qualche mia poesia. Praticamente fa parte della famiglia, come gatti cani e uccellini. Ne ho fatto bouquet sistemati in vaso senza aggiungere acqua, che si conservano a lungo. In passato le ho anche coperte di porporina oro e argento per addobbi natalizi, ma le preferisco al naturale. Quando poi sono totalmente esaurite, le uso come… fuochi d’artificio durante l’accensione della stufa: nel loro sfrigolio percepisco un saluto ed un arrivederci alla prossima primavera.
