Tulipani e Poesia

Premesso che tutti i fiori mi piacciono, ho una predilezione per il tulipano. Originario della Turchia, di cui è simbolo nazionale, fu importato in Europa nel 1554 dall’ambasciatore fiammingo Ogier Ghislain Busbecq che affidò alcuni bulbi al botanico Carolus Clusius che fece il resto, favorendone la coltivazione in modo estensivo nei Paesi Bassi intorno al 1593. Comunque il fiore era già molto popolare in Turchia, durante il regno di Solimano il Magnifico, già nel corso del XVI secolo. Quanto al significato del tulipano – il cui nome deriva dal turco e significa copricapo – rappresenta il vero amore, declinato in maniera diversa, a seconda del colore. Ad esempio, il tulipano rosa è simbolo di affetto, premura e buon auspicio, perfetto da donare a una persona amica o a un familiare. Quello viola simboleggia la rinascita ed è l’ideale per festeggiare l’arrivo della primavera. Adesso mi calo nel privato. La mia simpatia per questo fiore è legata alla prima poesia che scrissi, attorno ai 16 anni: carina, dedicata a un lui del passato, tenera e intensa come le emozioni che si trasmettono attraverso i fiori. L’ho trovata in fondo a un armadio, dentro una borsetta celeste, nascosta nella taschina interna chiusa dalla cerniera, ed è stato come… abbeverarmi a una fonte! Oggi riconosco nel tulipano delle qualità che apprezzo e che vorrei avere: discrezione, eleganza, riservatezza, cura del bello interiore come il caleidoscopio di colori dentro il fiore. L’assenza di profumo non è un problema perché sono allergica a quelli troppo intensi che mi stordiscono. In attesa che i miei tulipani prossimamente fioriscano, mi gusto l’occhio con quelli immortalati l’anno scorso. E ringrazio chi si firma con un tulipano rosa…

Spettacolo insolito

Sto correggendo la bozza del mio ultimo lavoro letterario, un romanzo biografico intitolato IL PROFESSORE, che dedico alla memoria del mio amato professore di Italiano del Liceo, mancato un anno fa. Aggiornerò sull’uscita dell’opera, al momento in tipografia. Da ragazza, pensavo che avrei potuto fare, tra le altre cose, la correttrice di bozze, per la mia dimestichezza con le parole, cosa che per fortuna non si è verificata perché è un’operazione veramente stressante, almeno fatta in privato. Per concedermi una pausa, verso le 10.30 esco in giardino a fare uno spuntino e mi attrae uno spettacolo insolito: i bambini della Scuola dell’infanzia in passeggiata! Una ventina di gioiose creature, con in testa alla cordata una maestra e un’altra che chiude la fila. Hanno scelto un percorso tranquillo dalle parti del cimitero, dove abito. In prossimità delle quattro piante di Noce, spesso fotografate dalla sottoscritta, mi colpisce l’invito che una maestra rivolge ai bimbi di osservare le gemme sui rami: io le ho sotto il naso, eppure non avevo pensato di prestare attenzione alle modifiche in atto, aldilà della strada! Amo la natura… ma non mi appartengono più l’ingenuità infantile, la meraviglia della scoperta, la curiosità disinteressata. Però ho anche guadagnato altre capacità, non intendo buttarmi giù: ogni età ha le sue “specialità” e non sono nostalgica a oltranza. Mi piace fare qualche tuffo nel passato, restando con i piedi ben fermi per terra, osservando e descrivendo la vita “con felice realismo”, secondo l’osservazione del mio compianto professore.

Omaggio ai fiori

Ho ripreso a fotografare i fiori di casa mia, quelli esterni, come le bellissime stelline rosa di una pianta grassa messa a dimora in una fioriera di fronte al garage. Non so come si chiami, ma mi sorprende la resistenza al freddo e alle intemperie, tanto da donare una stupefacente fioritura alla fine dell’inverno. Contatto Serapia, architetto col pollice verde che, in men che non si dica mi informa che trattasi di Bergenia cordifolia, molto usata come bordura negli antichi giardini. Lei è una fonte affidabile di nozioni green, un’appassionata di cinema e grande lettrice, anche mia fan: le sono grata.Tra l’erba occhieggiano veronica (occhi della Madonna) e pratoline. I pansè, alias mammole o viole del pensiero, hanno rialzato il capo e si godono il tepore delle ore centrali, perché la temperatura è ancora rigida. Il tempo che dedico a salutare e a fotografare i fiori è il miglior ricostituente della giornata, dev’essere una cosa genetica perché anche mia mamma se ne circondava, senza avere tuttavia il tempo di occuparsene. Infatti ogni anno ne comperava di nuovi, perché quasi sempre i suoi non superavano l’inverno. Era un avvicendarsi di gerani, violaciocche, margherite… che devono aver lasciato un imprinting su di me bambina. Dei fiori mi piace tutto: il colore, la forma, con o senza profumo, coltivati o selvatici sono la più bella, discreta ed elegante espressione della natura. Qual è il mio fiore preferito: difficile concentrarsi su uno solo, però dovendo sceglierei direi il tulipano, perché custodisce nascosto il suo meglio. Come le persone che preferisco.

Amarillys, uno spettacolo atteso pazientemente…

In spagnolo “aspettare” si dice “esperar”, perché in fondo aspettare è anche sperare. Così recita un messaggio giunto via Whatsapp, che corrisponde al buongiorno mattutino, interessante se fa riflettere. È quello che è successo, aspettando che il bulbo di Amarillys, messo a dimora a Novembre, desse i suoi frutti: tre magnifici fiori rossi, sbocciati ieri, una meraviglia! Sottolineo tre, che si considera numero perfetto (perché rinvia alla Trinità, se ricordo bene, ma anche per altri motivi). Dante, di cui ricorrono i 700 anni dalla morte, sul numero tre e i suoi multipli ha costruito tutta la Divina Commedia. Il rosso non è il mio colore preferito, ma in questo caso i petali sembrano velluto. Ma ritorno sul tema dell’attesa, che implica anche pazienza, alquanto invocata in questi quasi dodici mesi di pandemia. Mi auguro davvero che si possa recuperare un po’ di libertà di movimento, coniugata con molta attenzione, perché la strada da fare è ancora lunga e dissestata. Mi ispiro alla natura, che riesce a dare frutti meravigliosi insperati. Il bulbo di Amarillys mi ha fatto compagnia in studio, davanti al computer tra la lampada e la fotocopiatrice. Ne spiavo ogni giorno gli impercettibili cambiamenti, che si sono palesati negli ultimi venti giorni. Se potesse parlare, il fusto reggente le tre splendide corolle, potrebbe ampiamente raccontare i miei umori di scrittrice e di poetessa, descrivere il caos sulle due scrivanie, informare sui miei gusti musicali… eccetera. Da parte mia, quando sto con i gatti e i fiori, sono in ottima compagnia.

Se i fiori potessero parlare

Se i fiori potessero parlare, quante cose potrebbero raccontare! In casa ho parecchi vasetti distribuiti in varie stanze, comprese le talee di gerani che ho fatto sia nella prima che nella seconda ondata della pandemia. La stanza più luminosa è la cameretta a sud, dove la gatta schiaccia il pisolino quotidiano e io scrivo il post di primo pomeriggio, illudendomi, se c’è il sole che sia primavera. Ci stazionano le piante verdi, in compagnia di libri, quadri di fiori realizzati a mezzo punto da mia madre, musicassette e fotografie sulle ante dell’armadio: una sorta di galleria domestica. Per lo squilibrio termico, deve essersi confuso un vasetto di ciclamini, inizialmente confinato in bagno e dato per spacciato, che ha ripreso vigore: prima spunta un fiore di un bel rosa deciso, incalzato poi da una decina di boccioli puntuti che si fanno strada tra una decina di foglie in cerca di luce, qualcuna mangiucchiata da un minuscolo bruco. Intuendo una ripresa vegetativa, l’ho trasferito nello studiolo – la stanza luminosa – dove ha trovato la collocazione ideale per fiorire, o forse per rifiorire, dato che si tratta di una piantina vecchia, non so se in ritardo rispetto alla stagione, oppure in abbondante anticipo. Dati i tempi controversi, non mi stupirei della confusione che distribuisce a piene mani temperature rigide ed altrettante miti. Comunque sia, nel cuore dell’inverno, a ridosso dei freddi giorni della merla, sono grata al piccolo ciclamino che colora di rosa la mia giornata. Anche oggi madre natura ha impartito la sua lezione fuori copione, dimostrando che c’è ancora posto per la meraviglia.

Anemone o “Fiore del Vento”

Mi sono arrivate delle foto da Nazareth, dove abita Paola, mia amica di liceo che ha immortalato dei bellissimi Anemoni rossi, blu e viola. Tra l’altro mi informa che ieri la temperatura in Israele era di venti gradi e che è già stata vaccinata contro il covid, una doppia bella notizia. Indago sul fiore, che viene chiamato anche “Fiore del Vento” per la fragilità delle sue corolle, dagli svariati colori. Simbolo di caducità e di vita effimera, è anche legato al concetto di attesa. Pertanto lo ritengo adatto a questo periodo liquido nel quale si vive come sospesi, in balìa delle raffiche della pandemia. In Veneto siamo messi male, temo che passeremo a breve in zona rossa, e la cosa mi disturba parecchio perché significa che il Dpcm di Natale non è bastato a migliorare la situazione sanitaria. Per essere chiari, è stato un provvedimento che molti non hanno rispettato, condividendo il virus con i piatti delle feste, laddove altri hanno pranzato da soli, come la sottoscritta. Ed è chiaro che la mancanza non riguarda il cibo, che succede anche di buttare. Adesso la situazione si è addirittura complicata e solo la vaccinazione di massa potrà restituirci un po’ di normalità, in tempi non brevissimi. Tornando all’argomento iniziale dei fiori fragili in Israele, la nazione sta vivendo composta il terzo lockdown, e vorrà significare qualcosa se ha provveduto a mettere velocemente al riparo i suoi nove milioni di abitanti, che come premio si godono temperature primaverili, mentre noi combattiamo con neve e gelo. Devo indagare con la mia amica sull’andamento climatico colà: se fosse costante tutto l’anno, non escludo di fare come le rondini in autunno (per tornare a primavera).

La pazienza del giacinto

Mi piace la fioritura lenta dei bulbi in acqua. Da un paio di mesi ho acquistato dei bulbi di giacinto che ho messo a radicare in acqua, processo che avviene in tempi non rapidi e per step: prima le radici, poi la gemma e infine il fiore, che è un raggruppamento di minuti fiori profumati, di varie tonalità. Io prediligo quelli blu, ma ne ho di diversi colori. Gli devo la soddisfazione letteraria procurata da una mia poesia intitolata GIACINTO BLU, che riporto sotto, con protagonista appunto lui. La cosa curiosa è che ritengo la motivazione della poesia esemplare, perché ha colto in pieno lo stupore nell’osservare, passo dopo passo, il manifestarsi della natura in tutto il suo fulgore. Quindi il riconoscimento è andato anche alla capacità di attendere il compiersi dell’evento. Il che mi induce a considerare la pazienza un ingrediente del successo, concetto sintetizzato anche nel proverbio “Chi va piano va sano e va lontano”. Beh, di questi tempi gravati dalla pandemia, ce ne vuole davvero tanta, per non lasciarsi vincere dallo sconforto. In attesa che si compia il miracolo del ritorno alla normalità, in tempi non biblici. GIACINTO BLU Nella boccia di vetro/ho spiato/le radici avvolgenti/distendersi/come velo da sposa./La gemma tenace/ha nutrito/per lungo tempo/la mia voglia/di meraviglia./Il primo fiore/s’è infilato incerto/tra le foglie,/incalzato/da una costellazione blu./Tra colori e radici/si sono sciolte/le ansie quotidiane,/come sulla rena/la spuma del mare.//

Calicanto, il fiore dell’inverno

Ieri, lunedì arancione, ne approfitto per fare un salto dalla sarta, ritirare un prodotto in farmacia e fare una visita veloce a Lina, perché poi devo fare la spesa e non voglio trovarmi inguaiata tra carrelli e persone (infatti quando arrivo al supermercato, il parcheggio è pressoché al completo). Lina dispone di un giardino spazioso che sconfina nell’orto, curato da lei personalmente e in una zona a frutteto. In passato siamo state insegnanti di Lettere nella stessa scuola, ma abbiamo trovato affinità di sentire nella vita quotidiana. Come me, ama i gatti e i fiori. Il marito Luigi è un avvincente raccontatore di storie e mi chiede sempre “Cosa mi racconti di bello?”, spiazzandomi quando sono a corto di leggerezza. Lina mi regala spesso dei fiori del suo giardino, ora quasi del tutto a riposo, meno che per una vigorosa pianta di Calicanto, da cui taglia due lunghi rami per me. Deposti con riguardo in auto, la inondano di una fragranza intensa. A casa ne ricavo un paio di bouquet che distribuisco in diverse stanze. E mi documento su questo fiore che sboccia d’inverno. Originario della Cina, il suo nome deriva dal greco e significa “fiore dell’inverno”. Nel linguaggio dei fiori, simboleggia “protezione e affetto”, aiuta a superare i momenti difficili e protegge dalla negatività. Secondo una leggenda, accolse un pettirosso infreddolito in cerca di rifugio, che era stato rifiutato da altri arbusti. In cambio ricevette dal Cielo una pioggia di stelle, trasformate nei profumatissimi fiori gialli dal cuore purpureo, che sbocciano direttamente dal legno. Sia come sia, la natura non smentisce la sua generosità, donandoci una fioritura straordinaria in tempo avverso. A ben considerare, un bell’esempio di resilienza!

Amiche Foglie

Foglie gialle, verdi, rosse, viola… quanti colori e quanta bellezza nelle foglie. Stamattina ho fotografato gli esemplari che tappezzano l’area di contenimento del piazzale davanti alla Gipsoteca di Possagno. Pare si tratti di Hydrangea quercifolia. Ortensia a forma di quercia. Ringrazio le amiche Serapia, Erica e Adriana per avermi messo sulla giusta strada. Sia come sia, anche se ero di fretta non ho resistito dal fotografarle, come se mi avessero chiamato: mi sono distratta dai quotidiani affanni e mi sono immaginata una conversazione “sui generis” con queste amiche vegetali, dove ho intravisto padre, madre, sorelle, zie… vite passate e ammonimenti per il presente ed il futuro. Non a caso un mio romanzo si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Dopo gli scatti, mi è tornato il buonumore, come se mi fossi intrattenuta in famiglia, quando i componenti erano tutti presenti, senza i tagli introdotti dal tempo e dagli eventi. Certo la foglia è vulnerabile, e caduca come la vita umana. Ma durante il ciclo vegetativo sa comunicare parecchio, a saperla ascoltare. Mi conforta che molti artisti, nelle varie espressioni pittoriche letterarie musicali abbiano dato spazio a queste creature imparentate con i fiori. Un confronto interessante tra i due regni lo fa Rabindranath Tagore, quando afferma: “I fiori sono parole, le foglie silenzio… tutto raccolto attorno a essi”. Beh, data la stagione avanzata verso l’inverno, possiamo goderci ancora un poco queste amiche dei fiori, che qualcuno per conservarle inserisce ancora romanticamente tra le pagine dei volumi. Perché le cose più belle sono spesso nascoste.

Fiori Libri, coppia vincente

Primo weekend di dicembre, pioggia e cielo grigio. Non è giornata favorevole a scattare foto, perciò cerco nell’archivio del mio tablet, dove trovo lo scatto che risponde al mio spirito odierno: uno sguardo al crepuscolo dentro lo studio, vigilato da un aitante Amaryllis sul davanzale. Il soggetto mi fa tornare in mente la frase di Confucio; “Al cielo non chiedo che una casa piena di libri e un giardino pieno di fiori”. I libri ci sono, i fiori c’erano. Anzi ci sono i Ciclamini sotto il portino, i Crisantemi nell’aiuola in giardino, i Pansè nelle ciotole… ma la stagione non è favorevole per i fiori da recidere e mettere in vaso che tanto mi piacciono. Così rimedio con le bulbose invernali, come Amaryllis e Giacinti che adesso compero, in attesa che tra un paio di mesi fioriscano quelli messi a dimora in terra. Una variante la offrono i Giacinti coltivati in acqua, che mi fanno compagnia per diverse settimane, offrendomi uno spettacolo a rate, che replico ogni anno di questa stagione. Ammetto che non mi stanco mai di occuparmi dei fiori, ci parlo anche (visto che sono sola e non desto preoccupazione di cedimento mentale)… ovvio che non mi rispondano! Però la relazione affettuosa che instauro non è a senso unico, perché a loro modo comunicano, regalandomi bellezza e serenità. Del resto sono creature abitanti la terra quanto me, con un loro scopo e non serve rileggere Il Cantico delle Creature di san Francesco, per convincersene. Ma rileggerlo per ossigenarsi fa sempre bene. Comunque l’abbinamento fiori libri mi sembra quanto mai azzeccato, e in questo periodo di limitazioni e di penitenza può essere assai salutare. Provare per credere…