Il fiore dell’amicizia

Affascinata dagli antichi, ho comprato di recente un libro intitolato COME ESSERE STOICI che ha per sottotitolo “riscoprire la spiritualità dei classici per vivere una vita moderna”. Come mio solito, inizio la lettura scegliendo dall’indice il capitolo più attraente, dedicato all’amore e all’amicizia. L’autore afferma che Aristotele distingueva tre tipi di amicizia: quella basata sull’utile, quella basata su ciò che è piacevole e quella basata su ciò che è buono. Il primo genere di amicizia è quello che oggi definiremmo un rapporto di mutuo vantaggio, “per esempio quello che vi lega al vostro parrucchiere di fiducia” (pag. 221) e qui mi fermo per parlare proprio del mio rapporto più che cordiale con Lara, la mia parrucchiera di fiducia da oltre trent’anni. Lei si prende cura delle mie chiome, assecondando la mia simpatia per i capelli ondulati e mi sta a sentire, mentre le racconto qualcosa o le chiedo notizie sulle sue figlie. Anche attraverso la mascherina si genera una corrente affettuosa che mi fa stare bene dentro, sebbene il casco spari aria calda che mi irrita la pelle e chiazza di sudore la camicetta sulla schiena. Quaranta minuti di asciugatura sono il limite oltre il quale… devo accorciare i capelli, come ho fatto di recente. Stare nel suo salone è per me (e sono certa anche per parecchie clienti) terapeutico, con la sola spesa della piega. Lara si merita un bel geranio rosa, che viene simbolicamente associato all’amicizia fruttuosa.

I 7 migliori medici

Tra gli oggetti che mi fanno compagnia c’è il tablet, che per me è un ponte sul mondo: ci scrivo, fotografo, annoto pensieri, comunico in internet, scambio e ricevo messaggi. Credo di dargli lo spazio che occupava la televisione durante la mia fanciullezza (da giovane studiavo parecchio e mi divertivo poco). Spero che sopravviverei anche senza, ma oggi, anche a causa del lockdown il telefonino/tablet è uno strumento sostitutivo di altre privazioni. Tengo molto ai miei contatti, pochi e selezionati. Stamattina la mia amica Antonietta mi invia una vignetta con la seguente perla di saggezza, moltiplicata per sette: I 7 migliori medici sono, nell’ordine: il sole, l’aria fresca, l’esercizio fisico, l’acqua, l’amore, il riposo, le risate. Mi sembra ben congegnato, credo che il suggerimento terapeutico affondi le radici nell’antica Grecia. Lo faccio mio con qualche spostamento. Darei senz’altro più spazio alle risate, perché ce n’è un gran bisogno, di questi tempi poi… Anche il riposo si merita una considerazione in più, e qui il distanziamento sociale ci può dare una mano a selezionare tra impegni inderogabili e abitudini acquisite senza riscontro di beneficio. Quanto all’esercizio fisico, perfino gli antichi romani erano concordi sul progetto “mens sana in corpore sano”, estendendo la pratica sia nelle palestre che a domicilio (io mi accordo col tapis roulant, mio figlio fa l’istruttore in palestra). L’amore, argomento troppo personale e impegnativo; ognuno lo insegue a modo suo. Rimangono il sole, l’acqua e l’aria fresca che erano preziose pure per il poverello di Assisi, che le menziona nel famoso Cantico delle Creature. Beh, tutto considerato sembra che per stare bene in salute non serva poi sbracciarsi tanto: prendere il sole, bere, riposare… farsi anche qualche risata liberatoria, pensando che se avesse da piovere, anche l’acqua è un bene di Dio (purché non sia troppa!)

Amore di mamma

Credo che la nascita di di un bimbo sia paragonabile al sorgere del sole, quando lo spettacolo della luce inonda la terra che esce dalle ombre notturne. Tutto si rianima e la vita pulsa frenetica. Stamattina ho fatto visita ad una giovane collega e a suo figlio: un angioletto di due anni tutto riccioli e paroline. L’ingresso occupato da giocattoli di ogni sorta mi ha richiamato la stessa situazione da me vissuta trent’anni fa, senza nostalgia ma con garbato pudore. Piccolo dettaglio: il bimbetto riconosce già le lettere dell’alfabeto, sarà un leader alla scuola materna! Immagino che agli occhi della madre, insegnante, sarà l’alunno preferito. Se confronto la velocità di apprendimento dei pargoletti odierni con quella di sessant’anni fa c’è da restare basiti! Pensare che in prima elementare io ho cominciato i miei esercizi di scrittura con le aste… sembra che siano passati secoli! Se il contesto o la cornice, per restare in ambito artistico sono cambiati, mi tranquillizza constatare che le emozioni profonde sono rimaste. In questo caso mi riferisco all’amore materno, intessuto di attenzioni, pazienza, sacrificio… coniugati con spontaneità, intuito, meraviglia e tante altre sfumature sentimentali. Poi i figli crescono e cercano la loro strada, com’è giusto che sia. Però è tanto bello vedere nuove mamme ripercorrere un tratto di cammino all’unisono con il proprio erede.

Storia di resilienza e di amicizia

Vado a salutare Marcella, mia amica da almeno quarant’anni: discreta, disponibile, premurosa. All’ingresso, uno spazio delimitato è riservato al verde, dove fa bella mostra di sé uno straordinario Oleandro bicolore giallorosa, nel pieno della fioritura. Non siamo al mare, ma la foto che lo immortala sullo sfondo del cielo a batuffoli è ossigenante. La pianta ha una lunga storia, iniziata oltre trent’anni fa. Prima mi apparteneva. Quando seppi di aspettare un bambino me ne disfai, sapendo che fiori foglie e legno sono altamente velenosi. Non potevo correre il rischio e a malincuore la trasferii, col suo consenso, da Marcella, che abitava in una casa immersa nel verde. Allora si trattava di un oleandro giovane, che non ebbe problemi di adattamento. Poi anche Marcella cambiò casa e si portò dietro il mio dono che per la terza volta dovette ambientarsi nel nuovo habitat, dove si trova tuttora, con reciproca soddisfazione di entrambe. A ben pensare, una bella storia di resilienza vegetale e di amicizia duratura. Anche le piante possono raccontare cosa c’è dietro il loro percorso e svilupparsi maestosamente quando capitano tra le mani di chi si vuol bene e ama la natura.

ARCOBALENO

Sono sempre stata affascinata dai colori, che sono entrati come tema della mia ultima mostra fotografica, insieme con i fiori e le emozioni. I miei preferiti sono il giallo e il celeste, in tutte le nuance ma trovo affascinante anche il nero, in combinazione. Il mio soggiorno è quasi in technicolor, perché porta l’impronta di cinque colori, una rarità a detta dei pittori che anni fa hanno ritinteggiato le pareti. Predominano il giallo e il celeste, appunto, con inserzioni verticali di mattone, la parete in fondo viola e il soffitto bianco. Un mix che si addice alla mia esuberanza! Ne consegue che l’arcobaleno sia per me uno spettacolo cromatico superlativo, che non può lasciarmi indifferente. Se poi lo immortalo sopra la mia casetta, come ho fatto appena mi sono resa conto del fenomeno, sembra un regalo che Madre natura mi ha deposto sul tetto, un vivace biglietto da visita, un pensiero bene augurante. “L’arcobaleno è il nastrino che si mette la natura dopo essersi lavata la testa”, afferma simpaticamente Ramon Gomez De La Serna. La temperatura è finalmente scesa, l’aria è ossigenata dalla pioggia, l’ombra della sera induce a rilassarsi e a editare. Ferragosto è passato indenne. La settimana si apre sotto i migliori auspici: incrocio le dita e vediamo che succede…

Ah, l’amore!

Ho chiesto a un’amica qual è la cosa più bella che potrebbe capitarle d’estate, così più per gioco che per curiosità. Senza esitare, mi ha risposto “Innamorarmi”. Premetto che siamo single e non di primo pelo. Avrei riso, se la sua risposta fosse stata priva di determinazione e non ho osato contraddirla. Dopotutto, non si dice che l’amore non ha età? Mi auto interrogo e convengo che innamorarsi è uno spettacolo per cui vale la pena mettersi in fila e aspettare pazientemente alla cassa, sperando che la rappresentazione non deluda le aspettative. Mi è successo la prima volta da ragazzina, poi da ragazza… vuoi vedere che il cuore mi riserva ancora qualche sorpresa? Osservo con tenerezza la mia amica: lei non ha dubbi, ci spera! Le consiglio di infilarsi un fiore di ibisco tra i capelli. Pare porti fortuna a chi è in cerca dell’anima gemella. Non si sa mai, provo anch’io…

Incontro… di fuoco!

Alzata presto, esco in giardino per la mia solita ricognizione, a caccia di fiori che ormai scarseggiano. Mi dovrò concentrare sui frutti. Ancora un po’ assonnata, butto gli occhi al cielo e mi colpisce lui: l’astro d’oro appena uscito dalle nuvole, uno spettacolo! Corro a pigliare la fotocamera e scatto, per cogliere l’attimo perché dopo qualche secondo la scena cambia. Sono sola e non ho la possibilità al momento, di condividere la meraviglia. Mi viene spontaneo pensare al Cantico delle Creature o di Frate Sole del poverello di Assisi, autore della famosa lode, nella quale dice: “Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significazione.” Non so cosa mi riservi la giornata, ma confesso che la partenza di dà la carica giusta per affrontare l’incognita di ciò che sarà.

San Lorenzo

Oggi è san Lorenzo. La tradizione invita ad esprimere un desiderio, e di questi tempi le richieste abbonderanno. Per il mio ci penso, lo tengo di riserva, per non sovraccaricare il santo. Comunque auguri a chi porta questo bel nome. Mi sposto sul fiore che ho postato, simile alla margherita, che si chiama Astro. Secondo il linguaggio dei fiori, simboleggia la profondità intellettuale e l’amore eterno. Non lo sapevo quando ho dato il nome Astro al mio cane, che ha 16 anni. La volta celeste mi aveva già suggerito il nome Luna per la madre e Sky per l’amato soriano. Io sono più cinefila che cinofila, ma mi sono affezionata a questo animale, di una bontà incredibile: si fa fregare il cibo dalle gatte e mi fa una incondizionata compagnia, senza essere invasivo. Tornando al linguaggio dei fiori, credo che mi ami molto più lui di quanto io gli corrisponda. Del resto la locuzione latina “Nomen est omen” attribuita a Plauto, significa che il nome è un presagio. Per coniugare la riflessione sul santo del giorno e sull’astro fiorito, esprimo il desiderio che Astro, il mio devoto cane continui a farmi buona compagnia!

08.08.88, che data!!!

L’otto agosto di 32 anni fa diventavo mamma, esperienza totalizzante e straordinaria, per me unica, essendo consapevolmente single. Innanzitutto auguri a mio figlio e un plauso a tutte le mamme, sole o accompagnate, di ieri e di oggi, anche a quelle che non lo sono nel corpo ma nello spirito. Finalmente posso raccogliere i frutti di una scelta umanamente arricchente, ma anche restrittiva della libertà personale. Ogni madre sa quante ore di sonno ha perso, quanto si è trascurata, quanto è invecchiata nell’accudire la prole. Anche quante critiche ha dovuto incassare (dal compagno, dai genitori, dai maestri dei figli, dai figli…) per non essere stata all’altezza del suo ruolo, chissà perché causa di ogni bene e di ogni male. Uno psicologo, a suo tempo consultato, mi congedò dicendomi, che per ogni problematica che avesse a insorgere tra genitori e figli, sarebbe sempre – sottolineo sempre – stata fatta ricadere sulla madre. Non me ne sono ancora fatta una ragione, ma intuisco perché in Italia, e non solo abbondino le culle vuote. Per non diventare noiosa, sposto il discorso sull’essere figlio, privilegio di cui, bene o male godiamo o abbiamo goduto tutti. Ritengo che sia un ruolo meno impegnativo, rispetto a quello del genitore, non fosse altro per la facilità (e comodità) di scaricargli addosso colpe e responsabilità legate alla crescita e all’educazione. Ma come ci sono genitori e genitori, ci sono figli e figli. Nel mio caso mi è andata bene. Dopo una lunga e stressante dedizione, adesso mio figlio è un uomo autonomo e interessante, con un accattivante fisico da personal trainer dentro cui pulsa un cuore buono. Tanti Auguri!

Dubbio

Non ho ancora risolto il dubbio se con l’età si migliori. Nutro tuttora delle riserve, perché conosco persone che sono molto cambiate in positivo, ma anche viceversa. Io credo di stare a metà percorso, con la speranza di prendere posizione per l’opzione più rassicurante. Osservo la natura e cerco delle illuminazioni. La calla, ad esempio: così pulita e perfetta! Eppure cresce bene nei fossi: potrà significare qualcosa, tipo che il giusto sta nel mezzo? Spontaneo pensare al verso di De Andrè che nel brano Via del campo afferma “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”. Forse il bisogno di conforto facilita letture accomodanti, ma se è vero che Madre Natura insegna non mancano le lezioni dal vivo, o sul campo per dirla con il cantautore genovese. In questi termini, il mio modesto giardino mi impartisce ogni mattina una lezioncina, che provo a interiorizzare e poi a condividere con i miei lettori. Gradirei conoscere il loro punto di vista, se possibile. Precisando che il mio ruolo è di allieva e non ho nessuna ambizione di… tornare a salire in cattedra!