Chi ben comincia…

Ho notato un fermento nuovo stamattina: il parcheggio vicino alla scuola occupato, finestre dell’edificio spalancate… immagino classi pressoché al completo, sorrisi dietro le mascherine, insegnanti propositivi e pazienti. La ricreazione deve essere stata bellissima, con una mattinata luminosa come quella odierna. Non ho potuto fermarmi, perché avevo un controllo oculistico e poi l’incontro con Luisa, nello stabile annesso all’ospedale. D’altronde non ho provato nessuna nostalgia perché a suo tempo ho dato. Dopo circa un anno ho potuto stringere la mano alla mia vicina di casa, ovviamente dopo la sanificazione, il controllo della temperatura, eccetera eccetera. Non siamo state al bar, come succedeva prima della pandemia, ma raccontarci le nostre cose senza l’ossessione del controllo, guardandoci negli occhi è già qualcosa. Voglio sperare che nel prossimo futuro, ci saranno altre aperture. Quello che ho percepito stamattina, primo giorno di lezioni in presenza e visita a quattr’occhi in pensionato mi fa ben sperare. Com’è andata l’estate scorsa non si deve più ripetere. A passi felpati ci avviamo verso l’ultimo miglio – come qualcuno ha detto – e verrà il giorno che ci metteremo alle spalle questo lungo tempo di forzata clausura. Intanto buon anno scolastico a docenti e alunni, e buona salute a tutti gli ospiti dei pensionati.

Una boccata di ossigeno

Ieri sono stata a Vittorio Veneto, per consegnare alcune mie opere alla Mostra del libro, nell’ambito della rassegna 1000 libri, dell’associazione Zheneda, in Rotonda di Villa Papadopoli. Già i nomi la dicono lunga, per chi non è del posto… se poi aggiungo che il navigatore ci ha portato fuori strada e le indicazioni stradali per Vittorio Veneto sono emerse superata Conegliano, lascio immaginare lo sconforto di arrivare in ritardo, quantomeno condiviso con Lucia e Manuel, miei accompagnatori. Ad attendermi un’altra Lucia, la mia gentile cugina e il Presidente dell’associazione Aldo Bianchi, che si è premurato di farmi vedere dove sarà allestita la mostra che avrà luogo da domani 19 settembre fino al 25, con interventi culturali pomeridiani, come da programma. Così scopro che tra gli artisti espositori ci sono: 3 scrittori (una sono io), 1 poeta, 1 scultore, 1 vignaiola e il gruppo archeologico del Cenedese che insieme fanno un bel grappolo invitante per chi vuole ristorarsi con la cultura. Era prevista anche la premiazione del concorso letterario collegato, slittata per problematiche inerenti ai controlli sanitari: peccato! Comunque, lo spirito della rinascita culturale è ciò che conta e che spero inonderà i visitatori della mostra. Dopo tanti mesi di isolamento, c’è bisogno di condivisione e di scambio anche emozionale: di luce interiore, suggerita dal titolo del mio ultimo scritto, Il Faro e La Luce, che propongo insieme ad altri romanzi, unitamente ad una decina di fotografie con annessa poesia. Per chiudere, al ritorno abbiamo evitato la “strada maestra” per seguire quella tortuosa ma rilassante dei colli, godendo di uno spettacolo pittoresco. Volendo, anche questa deviazione… una lezione!

Piccoli piaceri

“Il piacere è sempre o passato o futuro, e non mai presente”, è pensiero attribuito a Giacomo Leopardi, che mi sento di contraddire, almeno oggi. A parte il fatto che il poeta non era poi così pessimista come la cultura scolastica ce lo ha presentato, tant’è che aveva impulsi rivoluzionari, mi sono convinta che è il presente a dominare la mia giornata e che sono io a dovermi impegnare per farmela piacere. Sul come, ci sono diversi suggerimenti, ad esempio la sessuologa Graziottin consiglia di usare adeguatamente i cinque sensi e di fare viaggi mentali. Provo a vedere come mi sono applicata stamattina e poi tiro le somme. È sbocciato nella mia aiuola metallica un bellissimo Gladiolo color malva, che ho immortalato e posterò su Instagram: la vista è stata coinvolta e nobilitata. Questo fiore è inodore, ma mi spruzzo sulle braccia un profumo al fico e anche l’olfatto è servito. Alle 9.30 prelevo da casa sua Lucia e suono il clacson perché salga in macchina, senza farmi spegnere il motore: l’udito funziona! Abbiamo un appuntamento di piacere e di amicizia con Annamaria, in un bar-gelateria, dove gusto una coppa di gelato che elettrizza le mie papille gustative. A questo punto, il tatto rimane l’unico senso inevaso, perché baci e abbracci sono sconsigliati. Però è una soddisfazione vedere come Annamaria scarta con delicatezza la teiera verdina che le abbiamo regalato, procurandomi una sorta di tatto passivo! Beh, chiaro che il mio è un esercizio di libera applicazione dei suggerimenti della dottoressa Graziottin. La lunga introduzione, per dire che ho trascorso un paio d’ore di piacevole intrattenimento, anticipato dal buonumore che mi ha trasmesso il mio fiore spettacolare. Dati i tempi ancora di “penitenza” sanitaria, non mi è andata male. Grazie anche alla compagnia (credo che il buon Leopardi approverebbe).

Presente e Passato

Chiamatelo pure vintage. A me piace tornare a usare oggetti del passato, ci ho pure scritto il breve romanzo “Tempo che torna”, presentato lo scorso settembre, con in copertina il bel dipinto intitolato “Sguardo antico”, del mio amico Noè Zardo. Ho recuperato un piccolo registratore usato per le mie interviste da corrispondente di zona del Gazzettino risalenti a vari decenni fa, con l’intenzione di servirmene per raccogliere testimonianze utili al romanzo che sto scrivendo. Scopro che l’oggetto non è in forma, qualcosa si è rotto. Contatto Manuel, prezioso factotum, che non si stupisce e si offre di aggiustarlo. Detto, fatto! Finalmente posso sentire quello che era stato registrato nella facciata A della micro cassetta: una lezione in classe di circa trent’anni fa, una interrogazione collettiva di Geografia, su Spagna, Portogallo, Cipro e Grecia rivolta a quattro miei studenti… suppongo ora padri o madri di famiglia, con figli alle medie in tempo di dad (didattica a distanza). Ammetto che è stato emozionante: mi sono sentita grintosa, a momenti anche spiritosa. Richiamo chi fa confusione dal posto e mi scappa spesso di dire OK, che riconosco mio intercalare. Nelle soffitte polverose e nelle cantine, come è capitato a me, possono nascondersi tesori, anche materiali talvolta. Nel mio caso, si tratta di un incontro col passato che mi consente di fare una riflessione ed un confronto costruttivo col mio vissuto, per ottimizzare il presente che si trasformerà in passato domani. Certo ci vuole la chiave giusta, per non farsi travolgere dalla nostalgia e neppure dal negazionismo di ciò che era considerato valore. La via di mezzo, insomma, così come l’avevano già identificata gli antichi Latini: uno sguardo antico sui tempi odierni.

San Rocco

Oggi san Rocco. Non potevo dimenticare questa data, perché era il compleanno di mio padre e perché oggi compie gli anni Lina, cui rinnovo gli auguri. Curioso che Rocco di Montpellier (1346/1350 – 1376/1379), pellegrino e taumaturgo francese, patrono di numerose città e paesi, di emarginati, ammalati, farmacisti, volontari… cani, sia pure protettore delle ginocchia e delle articolazioni: perciò fa anche al caso mio, in questo periodo afflitta dall’artrosi. Quando abitavo a Possagno, era bello il giorno di san Rocco salire sull’omonimo colle a fianco del Tempio, dove si riversava parte del paese, per stare in compagnia e assistere alle funzioni religiose in onore del santo. Per l’occasione, si poteva anche pranzare con piatti tradizionali elaborati sul posto, in un contesto di accogliente convivialità. Era l’occasione per conoscere o rivedere qualcuno, che sceglieva il colle di san Rocco per una giornata di festa. Ma anche in solitaria, era un posto ideale per stare in compagnia di se stessi, meditare, rilassarsi. Da oltre vent’anni abito a Castelcucco e, giocoforza ho adottato altre abitudini. Ignoro se lassù oggi si festeggi, indagherò. Comunque il colle è sempre là, anticipato dal profilo di cipressi che sottolineano la Via Crucis, per chi ha gambe e voglia di raggiungere a piedi il pianoro, che si raggiunge comodamente anche in macchina. Dato che la pandemia non è ancora risolta, credo che una raccomandazione al santo del giorno non sia fuori luogo. Magari inoltrata dopo aver fatto il proprio dovere di cittadini responsabili.

Tra le righe oltre le rughe

Metti tre giovani anziane in un caldo pomeriggio d’agosto: potrebbe essere l’inizio di un racconto, con trama da definire strada facendo. Invece è la realtà: trascorrere due ore in piacevoli conversari con due compagne del liceo diventate amiche mi sembra un esordio interessante. Il tempo è un galantuomo e restituisce frutti insperati. Da studentesse non c’era competizione tra noi, ognuna presa dall’impegno scolastico, ma nemmeno un grande afflato. Credo non ci fosse neanche il tempo di frequentarci, dopo la scuola, tempi duri al liceo classico. Poi le scelte di vita, con investimenti affettivi e professionali. Ora finalmente la pensione, con spazi da riempire a discrezione e a piacere, tempo da dedicare anche al recupero delle frequentazioni passate e scoprire che è bello stare insieme, a parlare di tutto e di niente. Attenzione, non siamo fuori di testa, anzi alla testa anteponiamo il cuore e la rete affettiva si fa più solida. Due ore passano veloci. Fuori è caldo ma in salotto si sta bene, con acqua fresca e gelato ricoperto. Ho messo i baci di dama portati in dono in frigorifero perché la cioccolata non si coli… ma sono presa dalla conversazione e mi dimentico di tirarli fuori. Prima del congedo, conduco le mie amiche in giardino che non è al top, causa troppo caldo. Però la pergola del glicine ci accoglie per uno scatto dove leggo tra le righe e oltre le rughe, quant’è bella l’amicizia!

Panta rhei (tutto scorre)

Bella Bassano, ma faticoso per me camminarci in questo periodo di limitazione motoria! Dovevo vedere una persona, per raccogliere la testimonianza sui suoi trascorsi scolastici: incontro andato solo in parte a buon fine, come un altro saltato. Non me ne dolgo, ma l’anca artrosica sì, purtroppo! Raggiungere piazza Libertà significa lasciare l’auto nei pressi del parcheggio santa Caterina, salire per la scalinata a Otto eccetera, scendere per una delle vie laterali e finalmente trovarsi nel cuore di Bassano. Nel mentre scatto un paio di foto che mi servono come documentazione dello scritto. Da studente liceale percorrevo queste vie a passo affrettato, per raggiungere il Liceo Classico G.B.Brocchi, ora ubicato altrove. Ricordo l’aria pungente che saliva dal Brenta…tremenda d’inverno, mentre stamattina procura un piacevole sollievo. Dall’inizio della pandemia, molte vetrine hanno cambiato allestimento e non poche hanno abbassato la saracinesca. Percepisco un’aria triste sulla città, ma può darsi che mi sbagli. Siamo in piena estate e può essere che ci sia chi va ancora in ferie. Le mie sono forzatamente di prossimità, anzi di rivisitazione del passato migliore, quando venivo al museo con annessa biblioteca per scrivere i miei primi romanzi, dieci anni fa. Non so se è nostalgia, oppure felice realismo, stile che mi riconosce Pia. Devo prendere atto che tutto cambia, tutto scorre come l’acqua di un fiume: “panta rhei” afferma il celebre aforisma attribuito al filosofo greco Eraclito. Non mi chiedo se sia bene o male: è così! Il viaggio stamattina non è stato liscio, ha cozzato contro un paio di imprevisti. Come l’acqua del fiume sulle pietre d’inciampo. C’est la vie (così è la vita)!

San Camillo e Camillo

Oggi 14 luglio è san Camillo de Lellis (Chieti, 25.05.1550 – Roma, 14.07.1614), patrono universale dei malati, degli infermieri e degli ospedali. Mi spiace non poter fare gli auguri di buon onomastico a mio cugino, Camillo Cusin, mancato prematuramente lo scorso marzo. Così gli dedico il post di oggi, in segno di affettuoso ricordo. Non ho mai scritto di santi, ma mi attrae la storia di Camillo de Lellis, giovane abruzzese poco promettente, che fonda la Compagnia dei Ministri degli Infermi ed assiste i malati fino alla morte, avvenuta nel convento della Maddalena il 14 luglio 1614. Naturalmente non dall’oggi al domani, ma dopo essere passato attraverso varie tribolazioni. Il padre lo avvia alla carriera militare, cui deve temporaneamente rinunciare nel 1570 per un’ulcera al piede. Diventa soldato di ventura a Venezia e poi in Spagna. Decide di abbracciare la vita religiosa e si fa frate cappuccino. La ferita al piede lo avvicina al mondo della sofferenza e dei malati, di cui è protettore. Interessante parabola della vita: discendente da famiglia nobile, Camillo si dedica come infermiere al servizio dei malati, sotto la direzione di san Filippo Neri. Non so se mio cugino Camillo fosse devoto a san Camillo de Lellis, descritto come un gigante. Anche Camillo aveva una statura notevole, era generoso e di animo mite. Sapeva cucinare un ottimo risotto con salsiccia e radicchio, condiviso coi cugini durante una rimpatriata qualche anno fa. Mi spiace non ci sia più, eravamo quasi coetanei. Però mi rimane il ricordo di una persona buona e silenziosa, con un nome che gli calzava a pennello.

Tecnologia ed Esperienza

Salve! Uso questa espressione augurale latina, che significa “Stai bene”, sia perché ce n’è bisogno, in generale, sia perché me la attribuisco, avendone necessità. Ieri non ho scritto il post perché avevo appuntamento con il chirurgo ortopedico per la mia anca, ormai bisognosa di protesi. Il dottor Giovanni Grano è uno specialista acclarato in questo ambito e mi affido a lui per rimediare alla mia deambulazione oramai compromessa. Ho convissuto con il problema per oltre cinque anni, affidando alle infiltrazioni di acido ialuronico la terapia conservativa della cartilagine rimanente, che nel mentre è sparita. Mi ero quasi affezionata alla ortopedia di Feltre, dove il cordiale dottor Guido Mazzocato si è preso cura della mia anca per parecchio tempo. Sapevo che sarebbe arrivato il momento… dell’intervento, perché anche mio padre dovette affrontarlo, tanti anni fa (prova che i figli ereditano anche le “magagne”). Però stavolta c’è una novità: potrei essere operata dal robot! Intervento mini invasivo, con degenza abbreviata. In generale non ho simpatia dei robot e il dottor Grano è pure un uomo piacente, ma vince l’idea di stare in ospedale il meno possibile e di fidarmi, una volta tanto dell’alta tecnologia, approdata all’ospedale san Bassiano di Bassano del Grappa (VI), nel reparto di ortopedia, di cui il dottor Grano è primario. Spero che il mio atto di fiducia venga premiato e che la mia gamba sinistra faccia concorrenza alla destra (in tempi passati muovevo i passi a tempo di valzer e di tango). Scriverò il seguito di questo post tra un paio di mesi o giù di lì. Apprezzerei molto che uno dei lettori del blog mi dicesse la sua. Salute a tutti!

Felice incontro

A mezza mattina, mentre sbircio il quotidiano seduta con Lucia su una panca bordo marciapiede, nella zona concessa dal comune al bar Mirò vedo sfrecciare due cordate di giovanissimi con i rispettivi conduttori: zaini in spalla, berrettini, magliette colorate, volti sorridenti. Il giovane che fa da guida mi saluta… è un mio ex alunno delle medie, ora impegnato nel sociale. Colto il mio stupore, si trattiene a darmi informazioni riguardo al tempo passato, chiarendo che ha pure un fratello gemello. Per Lucia, fisionomista e più giovane di me le cose vanno meglio, tant’è che riconosce tutti. Tuttavia qualcosa si mette in moto nella mia mente e riemergono dal dimenticatoio volti di ragazzini, cresciuti e diventati ora uomini. È una soddisfazione constatare che non si siano scordati della loro insegnante. Il tempo di scambiare due chiacchiere e un’altra comitiva giunge dal lato opposto; la conduce una sgambettante ragazza riccioluta che vedo da dietro, anche lei un’ex brava alunna di una decina di anni fa. Lucia si informa sulle ragioni del movimento e scopro che è in corso… una caccia al tesoro paesana! Che meraviglia – penso tra me e me – magari mi fosse capitato di partecipare a un’escursione del genere, per conoscere il paese, anche nei suoi anfratti! Forse oggi possiamo chiamarlo “Turismo di prossimità” e quello che attrae è che sia finalizzato a conoscere ed apprezzare ciò che abbiamo a portata di mano. A costo zero e grazie all’impegno di tanti giovani cresciuti bene, come Anna e Samuele, incrociati stamattina per le vie del paese.