QUASI UN CONGEDO Se non potessi più risvegliarmi sarebbe un vero peccato non aver abbastanza amato. Sento di aver privilegiato fiori gatti e cani che hanno alleggerito la mia vita arricchita di sogni ad occhi aperti, in parte realizzati altri sfumati. Nel campo della letteratura qualcosa ho seminato, tra racconti romanzi foto e poesie, piccole manie dal sapore antico. Gli amici benedico che mi hanno fatto compagnia e chi mi ha sopportato con allegria.
Categoria: Emozioni e pensieri
QUASI UN CONGEDO
Se non potessi
più risvegliarmi
sarebbe un vero
peccato
non aver abbastanza
amato.
Sento di aver
privilegiato
fiori gatti e cani
che hanno
alleggerito
la mia vita
arricchita
di sogni
ad occhi aperti,
in parte realizzati
altri sfumati.
Nel campo
della letteratura
qualcosa ho seminato,
tra racconti romanzi
foto e poesie,
piccole manie
dal sapore antico.
Gli amici benedico
che mi hanno fatto
compagnia e chi
mi ha sopportato
con allegria.
Ave, Maria, gratia plena…
Oggi ultima domenica di ottobre. Siccome domani ricorre la festività dei Santi, mi pare un giorno prefestivo, con molta gente che visita il camposanto e si dedica alla sistemazione delle tombe. Io sono distratta dal mio prossimo intervento e cerco di sistemare cane gatto uccellini – i miei conviventi – affinché non abbiano a risentire della mia assenza, che mi auguro brevissima, non oltre i tre giorni. Quando rientro a casa, sono le 12 dell’ora solare ritornata stanotte ma il mio stomaco, ignaro del cambio segnala un certo appetito. Pertanto metto in microonde la crespella ai funghi porcini appena acquistata e accendo la televisione: papa Bergoglio recita l’Ave Maria in latino e poi impartisce la benedizione, che prendo anch’io prima di sedermi a tavola. Sentire recitare la popolarissima preghiera in latino mi procura una certa emozione, perché mi riporta al Corso di Latino che tenni molti anni fa, come integrazione scolastica agli studenti – in realtà quasi tutte ragazze – che frequentavano allora la seconda o terza media. Parlo di circa vent’anni fa. Ricordo che stampai io stessa l’attestato di frequenza e che mi servii della bellissima orazione, per seminare qualche nozione di lingua latina. Pare che la preghiera sia partita addirittura dall’Egitto, diffondendosi sia nella chiesa cristiana orientale sia in quella occidentale. La prima formulazione completa si trova nel libro di preghiere del beato Antonio da Stroncone (1368 – 1461), francescano umbro. Mi piace sottolineare che la lode iniziale “Ave” non è un semplice saluto, ma è un invito a gioire pari a “Rallegrati”. Anche il nome Maria è interessante perché ha due radici diverse: una egizia “Myr” che vuol dire amata e una ebraica “yam”, abbreviazione di Iahvè, che significa l’amata di Iahvè, la prediletta di Dio. Il resto del significato della preghiera lo lascio ai singoli lettori. In ogni caso sono lieta di essermi occupata di questo testo a poche ore dalla solennità di Ognissanti, per fugare i disturbi e le ombre dell’incombente Halloween!
Proposta culturale a Cavaso del Tomba
L’incontro con l’autore (la sottoscritta) è passato, non affollatissimo ma di qualità. Non lo dico io, ma il sindaco di Cavaso Gino Rugolo che non lesina complimenti e si rammarica per chi non c’è. Visto che sono parte in causa, raccolgo ciò che il pubblico in sala mi offre: attenzione, ascolto, partecipazione che sono il collante tra chi produce arte e chi la riceve. Il breve romanzo Il Faro e La Luce consente una circolarità di emozioni che toccano la poesia, la pittura, la narrativa, la recitazione. Il mio relatore, collega e amico Giancarlo Cunial valorizza la luce della conoscenza, che richiede impegno e prende forma da una primigenia impronta scura, bene rappresentata dall’amico pittore e poeta Noè Zardo nella figura femminile allungata sulla scogliera, tra il faro e la stella marina. Simbologia efficace, che tocca le corde giuste. A proposito di corde, assolutamente da premiare quelle vocali dell’ammirevole lettrice Lisa Frison che col timbro giusto comunica emozioni oltre il significato delle parole. La mia amica Lucia Zanchetta rende giusto omaggio a chi fa volontariato, compresa l’associazione Anteas promotrice della serata, col patrocinio dei Comuni di Possagno e di Cavaso del Tomba. Un intervento del sindaco sottolinea l’importanza che un insegnante lasci un segno, una traccia che va oltre la competenza e il ruolo rivestito: ciò che mi ha regalato il mio compianto professore di Liceo, Armando Contro, cui dedico l’opera. Infine, ma non ultima la soddisfazione di vedere tra il pubblico le colleghe Valentina, Adriana 1 e 2, Roberto, Renato, Daniele, Danila, Josephina, Alda, Marcella, Bruno, Michele (che ha un cognome invidiabile)… Novella che arriva in chiusura ma sempre gradita e Vilma che mi ha proposto di scrivere sul padre Enrico Cunial, mio maestro di quinta elementare, cui destino il prossimo impegno letterario che ho in lavorazione. Peccato siano mancate altre persone attese, che si dovranno accontentare di questo resoconto. In chiusura: foto di rito tra il sindaco Gino Rugolo che mi abbraccia cordialmente (non è da tutti) e il mio relatore preferito Giancarlo Cunial, sullo sfondo della bellissima opera Il Faro e la Luce dell’amico artista Noè Zardo, riprodotta in copertina. Alla prossima!
Pane e companatico
Sono stata a pranzo con Pia, in una trattoria della zona, un convivio beneaugurante in vista del mio prossimo intervento: la prossima volta che condivideremo un piatto, sarò una donna “bionica” con artoprotesi. Ringrazio la mia amica e mi vengono spontanee delle riflessioni sul piacere di mangiare insieme. A maggior ragione se non si può condividere quotidianamente il pasto con un familiare, perché non c’è più, oppure se n’è andato. Se non ricordo male, Sant’Agostino diceva che mangiare bene avvicina a Dio. Di certo sua la frase: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Come dichiarato in altre occasioni, a me non piace stare ai fornelli ma riconosco il grande merito di chi ci opera e apprezzo il buon cibo, genuino e poco lavorato. Ad esempio oggi ho gustato i garganelli con finferli e speck croccante, serviti in un gran piatto, decorato con un ciuffo di prezzemolo fresco. Una proposta stuzzicante e appetitosa. Però l’aspetto più godereccio, se così posso esprimermi, è stato il contorno di buonumore e confidenze che sono intercorse tra me e la mia commensale, che è anche una grande amante della natura, in questa domenica soleggiata veramente spettacolare. Valeva la pena abbandonare presto il tavolo, per uscire all’aperto e gustare il foliage delle chiome arrossate delle piante e il tappeto giallo sotto gli alberi. In tema col rosso è la pianta di peperoncino che ho comperato come beneaugurante, in quanto i frutti mi sembrano tanti cornetti. La Pedemontana del Grappa in questo periodo offre paesaggi di rilassante bellezza. Se ne sono accorti anche i miei canarini che hanno ripreso a cantare. La stagione di passaggio dona oggi grande piacere agli occhi che è anche un buon nutrimento per l’animo. Come dire che oggi abbiamo gustato il pane…e il companatico.
Oggi Poesia
Confesso che le parole sono il mio pane quotidiano. Non per nulla il mio blog si chiama verba mea, cioè parole mie in latino, lingua madre. Pertanto scrivere, condividere e ricevere risposte è la forma espressiva che mi rappresenta meglio. Il massimo è corrispondere in poesia, settore di nicchia in ambito letterario. La premessa per spiegare l’emozione che mi ha dato ricevere da un amico una poesia, attraente fin dal titolo: Filo Poetico. La parola filo mi ha riportato indietro di molti anni, quando trascrissi su un poster, poi appeso sopra il letto un pensiero del filosofo francese Blaise Pascal (19.06.1623 – 19.08.1662) che inquadra l’uomo in una posizione ambivalente, sospeso tra il grande e il piccolo, tra la meraviglia e il fango: “L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo s’armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancora più nobile di ciò che lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui; l’universo invece non ne sa nulla”. È evidente che la canna è come il filo d’erba. La consapevolezza di essere mortali di Pascal si sposa con la pena dell’uomo moderno, imbrigliato da mille obblighi che tarpano le ali della libertà che il mio amico poeta cerca di contrastare con i versi. Questo l’inizio della sua poesia: “Vagheggiando/in questa ferita libertà,/mi soffermo/a guardare/un filo di erba bambina,/” dove l’autore vorrebbe /inciampare/ per tornare a gioire. Ma si intravede la via d’uscita nei versi: /come la Luce/dei tuoi occhi./ La parola luce appare con la lettera maiuscola, perché elemento naturale, ma anche simbolico per conoscenza, sapere…filo di congiunzione tra bene e male, tra felicità e dolore, tra spirito e materia. Mi piace abbandonarmi tra le parole e i significati espressi, a volte reconditi, a volte palesi. Una ricerca sul campo dell’animo che riserva sorprese confortanti. Grazie a Pascal e grazie al mio amico.
Tramonto e tramonti
Nato il 13 ottobre 1941, il cantautore chitarrista e attore statunitense Paul Frederikpc Simon compie oggi 80 anni. I genitori ebrei di origine ungherese erano Louis, un celebre bassista e Belle Simon, una maestra elementare. Curioso che all’inizio della carriera musicale, il duo formato con l’amico Art Garfunkel si chiamasse ” Tom & Jerry”. Appassionato di rock and roll, tra il 1957 e il 1964 scrisse incise e pubblicò più di trenta canzoni. Tralascio il resto della biografia per dire che ha suonato la celebre The Sound of Silence durante il memoriale in ricordo della tragedia dell’attacco al WTC dell’11 settembre 2001. Ho ascoltato il brano, in altre occasioni sentito senza sapere di chi fosse, perché non sono una cultrice di musica americana e poco tempo avevo da dedicare a questa forma d’arte in età giovanile e poi da adulta. Da pensionata devo dire che è bello riempire dei vuoti e recuperare suggestioni ed emozioni confinate nel passato. Oltretutto questo artista dimostra grande vitalità, gli auguri che gli giungono da ogni dove sono giustificati e meritati, testimoniando quanto sia salutare invecchiare con un interesse artistico. A mio dire, una buona vecchiaia si accompagna alla pratica di un hobby che ci solleva da terra quel tanto che basta per sentirsi allegri dentro, o almeno leggeri. Senza pretesa di piacere a tutti, ma assecondando un bisogno interiore. Dato che anch’io ho intrapreso il viale del tramonto (bellissimo evento naturale), ammetto di farmi molta compagnia con la scrittura e di provare soddisfazione nel condividerla. Ringrazio il mio pubblico di lettori e di commentatori che è piuttosto ristretto ma di grande conforto. Per me vale come una 🏅
Incontro
Stamattina (ieri) faccio uno strappo e vado a fare colazione nel paese vicino, in un rinomato bar pasticceria: mi colpisce il pavimento, lucidissimo, ma mi rammarico per l’assenza dei giornali. Rimedio con il mio tablet, in attesa del cappuccino e della croissant vuota, che mi riempiono di marmellata all’albicocca. Mentre mi alzo per pagare, mi avvicina una signora bionda che non conosco: mi dice che è amica di Serapia e che legge sempre il mio blog! Sono piacevolmente stupita e riconoscente verso questa lettrice, che si chiama Rosanna e ha avuto la delicatezza di presentarsi per farmi un complimento che apprezzo molto. Le ho consegnato un mio biglietto da visita, invitandola a commentare i post. Se vuole leggere i miei romanzi, basta che mi contatti tramite mail adacusin@gmail.com oppure sito http://www.adacusin.com Come è vero che la felicità viene dalle piccole azioni…grazie Rosanna di avermi espresso simpatia e apprezzamento. Come ho dichiarato in altre occasioni, scrivere è la mia cifra, la linfa che mi scorre nelle vene, la vitamina quotidiana, la “mia malattia” secondo il mio compianto professore di liceo. Quando la condivido con gli altri, diventa la mia cura. Perciò grazie ai lettori che mi tengono in salute. Ho anche altri hobbies: la fotografia, la poesia, il buon cinema, coltivare buone relazioni, leggere… ultimamente trascurato a vantaggio della produzione. Da poche ore sto pensando a un Concorso letterario in memoria di Gianna De Paoli, una cara collega coetanea, prematuramente scomparsa alla vigilia della pensione, nel maggio 2014. Se qualcuno può darmi suggerimenti al riguardo, ne farò buon uso. Anche Gianna era una letterata, lei capirà!
Problemi di bellezza
È consuetudine per me gustare il primo cappuccino sentendo le notizie alla tivù verso le sette. Dopo le dieci esco al bar per assumere il secondo, in compagnia di altri avventori e del quotidiano che indago per bene. La notizia su cui intendo riflettere oggi mi giunge dallo schermo e sarebbe futile, se non nascondesse un dramma che riguarda la bellezza violata. Vengo al caso: Linda Evangelista, famosa top model degli Anni ’90 di origine canadese è stata sfigurata da trattamenti che avrebbero dovuto preservarne la bellezza, ora irrimediabilmente compromessa nonostante interventi chirurgici che non le hanno restituito l’aspetto originario. Da mesi la modella vive nascosta ed è caduta in depressione, vergognandosi del suo aspetto deturpato. Ora è uscita allo scoperto e pare abbia chiesto uno stratosferico indennizzo per quanto capitatole. Questa la cronaca di un fatto molto grave, occorso a molte persone anonime che si sono affidate al bisturi per dimagrire e\o migliorare un aspetto oggettivamente sgradevole o che loro vedevano tale. Mi soccorre il detto che la bellezza è interiore, non solo per consolarmi perché madre natura è stata piuttosto avara nei confronti del mio aspetto (cui non bado molto), quanto perché sono convinta che la troppa bellezza sia un impedimento per esprimere altre potenzialità, ovviamente se ci sono. Un’icona in questo senso rimane per me la grande Anna Magnani, affezionata alle sue rughe costruite durante gli anni. Senza nulla togliere al merito dei bravi chirurghi estetici, che ci sono e alla scienza benefica. Ma gli sbagli si pagano, sia quelli prodotti sul viso/corpo che sull’anima.
Un allievo modello
Oggi lunedì, il mio giorno settimanale preferito, è un giorno speciale per Manuel, il mio “factotum” che compie la bellezza di anni 21; ai miei tempi coincideva con la maggiore età. Come lui sa, nel suo caso andrebbe almeno triplicata, non per aggiungere anni, ma per le svariate esperienze fatte nel frattempo, messe anche a mia disposizione per risolvere numerosi problemi in casa: ho avuto il piacere di averlo come elettricista, idraulico, falegname, tecnico audio-video, esperto di pc, autista, grafico… soprattutto come presenza umana cordiale e disponibile, oltre che ex allievo speciale. Diciamo che nel tempo è diventato lui il mio maestro, supportandomi nel disbrigo di una quantità di impicci domestici. Oggi inizia la frequenza di un corso universitario a Cesena e potrà finalmente dedicarsi ai suoi studi di Ingegneria Elettronica, senza essere subissato di chiamate mie e altrui, cui certo non si sarebbe negato. Merito del suo DNA e dell’educazione ricevuta dai suoi genitori. Adesso che ci penso, averlo conosciuto sui banchi delle medie e poterlo frequentare da studente universitario intraprendente è un bel dono che mi viene dall’insegnamento e dalla pensione. Anche il blog che ho in internet è opera sua, uno spazio quotidiano dove comunico ed esprimo opinioni su accadimenti ed emozioni. Gli dedico il post di oggi, perché Manuel rappresenta il giovane propositivo di cui c’è un grande bisogno, per nutrirci di ottimismo e di speranza, specie dopo gli ultimi 19 pesanti mesi trascorsi. So già che lui si commuoverà a leggerlo, ma questo è il mio regalo per il suo compleanno! Grazie Manuel, ad maiora!
