Corso di ‘giustizia riparativa’: non ne avevo mai sentito parlare e meno che mai per delle persone anziane. Nel caso specifico, una coppia di 78 e 75 anni – rispettivamente lui e lei – di Spresiano (TV) ha vessato la nipote con insulti e atti di violenza fisica perpetrati durante la convivenza con la giovane e la di lei madre, anzi ragazza madre. Temo che la precisazione serva a immaginare la situazione di degrado in cui è maturata la vicenda, ‘sfuggita’ ai servizi sociali. Denunciati infine dalla nipote, i nonni aggressivi sono stati condannati per maltrattamenti a tre anni, poi ridotti a due con sospensione della pena e obbligo di seguire un corso ‘di umanizzazione ‘. Non è mai troppo tardi anche in questo caso. Mi spiace parlarne, perché ho un ottimo concetto delle persone anziane, eccettuate le minoranze controcorrente. Non mi sono goduta i nonni, mancati troppo presto; ho conosciuto solo Adelaide, la nonna materna passata a miglior vita quando avevo dodici anni, una figura a metà strada tra una dea e una fata sofferente (in un paio di giorni perse due figlie giovanette, a causa del tifo). Le ho dedicato un racconto tra i miei primi scritti, nella raccolta Note di vita, opera esaurita. Ho trovato altre persone ‘grandi’ di riferimento, per lo stile di vita e per lo spessore morale. Ne ho parlato nella mia prima opera C’era una volta l’ostetrica condotta con sottotitolo piccole storie di donne grandi, anche questa esaurita, ma non il ricordo e la traccia lasciata dalle protagoniste. Poi è stata la volta dei miei due insegnanti: quello delle elementari e delle superiori, protagonisti del mio ultimo e penultimo lavoro (disponibili su Amazon). Per me l’anziano è un patrimonio e non riuscirei a scrivere un’opera con un senior negativo. In caso di ravvedimento però, potrei ripensarci.
Categoria: Emozioni e pensieri
Casa, dolce casa
Parva sed apta mihi (piccola ma adatta a me) è una citazione dalle Satire di Quinto Orazio Flacco riferita alla sua casa, ma è anche l’iscrizione posta sulla facciata della propria casa da Ludovico Ariosto nel 1525 quando si stabilì a Ferrara, di ritorno dalla Garfagnana dove era governatore. L’ ho presa alla larga per rendere omaggio alla mia casa (che non è parva/piccola ma piuttosto lata/vasta) dove mi sono trasferita 23 anni fa come oggi, il 24 giugno del 2000 da Possagno, dove occupavo un appartamento in affitto (lo dico anche nell’episodio Traslochi, a pag.39 del mio ultimo lavoro Dove i Germogli diventano Fiori, disponibile su Amazon). L’ evento va sottolineato perché prendevo possesso di un bene immobile importante, frutto dell’impegno economico di tre persone: la sottoscritta, mia madre e il padre di Saul. L’investimento non era nei miei progetti, tanto che ho vissuto piacevolmente in affitto per vent’anni, ma si è delineato opportuno con la nascita di mio figlio, che lo erediterà. Ho affrontato un mutuo di 15 anni e all’inizio è stata dura, anche perché le spese di manutenzione si sono rivelate una novità impegnativa. Ricordo – ora con un sorriso – che contavo le monetine, sperando mi bastassero fino al successivo stipendio, peraltro gravato dalla detrazione del quinto, oltre che dalla rata del mutuo, prelievo percepito come una lunga malattia. Adesso mi sto godendo un benessere che non è solo materiale, perché frutto del sacrificio e della convergenza di un trio affiatato. Col senno di poi, credo che ho anche rischiato, ma si sa “Chi non rischia non rosica”. Adesso la mia casa è il mio rifugio, il mio porto di quiete, il mio eden. Non pensavo mi ci sarei affezionata, ma è successo e me ne occupo in prima persona, sentendomi domina/padrona di casa…regina! Non c’è che dire: il latino aiuta parecchio a sottolineare l’importanza del ruolo della casa, come bene materiale e sede degli affetti.
Incomunicabilità
IL CORRIERE di lunedì contiene due articoli su cui mi soffermo, in qualche modo collegati, oltre che vicini nello spazio del quotidiano: uno di cronaca nera a pag. 17, mentre quello a pag. 19 è un’intervista a Paolo Crepet. Entrambi legati dal filo comune della incomunicabilità. Ora spiego. Nel caso di cronaca successo nel Casertano venerdì scorso, l’imprenditore 48enne Giovanni Sasso rimprovera due giovinastri che mangiano noccioline davanti al suo autosalone, lasciando cadere i gusci per terra: in risposta non riceve un auspicabile “scusi” bensì un pugno dal 17enne che lo fa cadere rovinosamente, con grave trauma cranico e conseguente morte. Nell’intervista alla pagina successiva, il noto psichiatra invita i genitori a non calarsi nei panni dei figli e ad usare autorevolezza nell’esempio educativo. Che è poi il concetto espresso da Massimo Gramellini nella rubrica IL CAFFÈ di stamattina, con l’articolo intitolato “Non sono tuo amico”. Prima di procedere, mi viene spontaneo emettere un sospiro di condivisione e di preoccupazione, alimentato dalle difficoltà delle mie colleghe impegnate in esami, oppure nella consegna della scheda, alias pagella. Qualche genitore se la prenderà con il Consiglio di Classe se il figlio non è stato ammesso alla classe successiva, perché delegare è più semplice che fare un po’ di sana autocritica. Spianare la strada ai pargoli, impedendogli di apprendere anche dagli insuccessi è una scelta genitoriale diffusa. Eppure la fatica è indispensabile per crescere. Come studente mi sono sempre arrangiata, ho faticato soprattutto al Ginnasio con una crisi da cedimento psico-fisico al penultimo anno. Non ricordo comprensione da parte dei miei genitori: studiare era affar mio e loro erano impegnati in altri ambiti. Se fossi stata un maschio, mio padre si sarebbe occupato di me, per…investirmi con le sue passioni sportive. Comunque, a testa bassa il giorno della Laurea (30.11.1976) mi regalò una coppa, dono originale per me, assai diffuso tra i suoi amici motociclisti. Come madre avrei voluto essere amica di mio figlio, ma l’ho evitato, persuasa che non sia una buona cosa. Adesso che è adulto, spero che me l’abbia perdonato.
Cuore e Giustizia
Leggo un’intervista al Ministro della Giustizia Carlo Nordio sul IL GAZZETTINO di Treviso di ieri: interessante e sorprendente, perché traspare l’uomo più che il politico, ex magistrato e saggista, coinvolto in questi giorni nella Riforma della Giustizia, nodo cruciale. A parte che il ministro è un gigante fisicamente ed è di Treviso (dov’è nato il 6 febbraio 1947), mi sono compiaciuta nel leggere che ama i gatti, come me e che tra le letture preferite pone i Pensieri di Blaise Pascal (Clermont, 19 giugno 1623 – Parigi 19 agosto 1662), mio riferimento culturale privilegiato dai tempi del Liceo quando trascrissi alcuni pensieri su un cartoncino, affisso poi sopra il letto. Mi è rimasto stampato “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”. Le ragioni del cuore sono uno degli argomenti più famosi della Filosofia. Tema sempre attuale, a mio dire. Tornando a Carlo Nordio, mi ha colpito la sua personale ricetta per la felicità, obiettivo che ritiene sacrosanto: scovare i talenti dentro di sé e coltivarli…magari ignorando l’invidia che ritiene un male sociale. Partendo dal presupposto che ognuno ha delle predisposizioni, concordo che vanno indagate e favorite, cosa che si fa a scuola con le attività di Orientamento in vista della scelta della scuola superiore. Per molti però la ricerca si ferma prima dell’età adulta, forse sopraffatti da necessità contingenti legate al mondo del lavoro, oppure alla creazione di una famiglia. Però la persona è in continuo divenire ed è soprattutto da adulti che serve una spinta per elevarsi: che sia arte, artigianato o volontariato va bene comunque. A proposito di arte, già gli antichi Greci avevano identificato in nove personaggi mitologici femminili le Muse protettrici di altrettanti ambiti espressivi dell’ingegno umano. La cultura da allora si è alquanto ampliata e tutte le branche del sapere hanno un loro protettore che le rappresenta. In assenza, sopperiscono i santi. Quale amante della natura e della poesia, a me sta bene il poverello di Assisi (se a lui non dispiace)
Proposte rivitalizzanti
Il sabato mattina mi assento da casa. È un’abitudine che mantengo da quando sono in pensione. Ho appuntamento fisso con Lara, la mia parrucchiera che fa parte dei miei contatti speciali. I capelli lunghi sono esigenti, esigono attenzioni particolari, ma poi non ci penso più per tutta la settimana. Torno verso mezzogiorno, di solito affamata perché prima non riesco a infilarci la puntata al bar con annessa lettura del quotidiano. Accendo il televisore sul primo canale dove prendo atto di una iniziativa a carattere culturale-religioso che trovo interessante: la “Lunga notte delle chiese” in città e sul territorio, venerdì 9 giugno a Padova, per il quinto anno. Partecipazione gratuita, su prenotazione che vede alternarsi un programma musicale e uno teatrale, dal tardo pomeriggio fino alle 24, con la proposta “In cerca di armonie” nella chiesa di San Gaetano, dove già la parola armonie fa intuire parecchio. Bene ha fatto la diocesi di Padova per favorire l’incontro tra momenti artistici, culturali e religiosi. Ritengo che le chiese sarebbero frequentate anche da chi non è praticante, se l’invito fosse esteso a tutti, indipendentemente dal credo. Mi viene in mente il fortunato film ambientato in un convento americano dove la finta suora, interpretata dall’esuberante Whoopi Golberg riesce a riempire la chiesa con il coro delle sorelle/attrici. Si tratta di una commedia musicale, del 1992 che ebbe un enorme successo, grazie anche al messaggio innovativo. Ritengo che sarebbe arricchente per lo spirito di chiunque sentirsi invitato a un banchetto culturale nel luogo dello spirito. D’altronde le chiese racchiudono dei patrimoni d’arte per dipinti e sculture. Inserirci altre espressioni artistiche, quali la poesia, il teatro, la musica (diversa da quella religiosa che già c’è) ed altre manifestazioni dell’ingegno non può che vitalizzare l’anima.
Educare non è allevare
Giorno di mercato locale… e di pulizia giardino, visto che la mattina è soleggiata ma il pomeriggio potrebbe piovere. Mentre Reginaldo taglia l’erba, io lego i pomodori che stanno crescendo. Mi piace sentire l’odore rilasciato dalle foglie mentre le tocco. Le due piantine di zucca hanno cacciato il primo fiore arancione. Occuparmi dello scoperto sta diventando un’abitudine quindicinale piacevole. Tra un po’ potrei smettere di andare al mercato, dove peraltro frequento due-tre bancarelle: fiori, sementi, frutta/verdura. Alle dieci il mio aiutante se ne va e io faccio una capatina in piazza. Il bar Mirò di Gabriella è frequentato più fuori che dentro, data la bella giornata. Solita consumazione ‘mezza dentro e mezza fuori’ nel senso che la vetrata d’ingresso è aperta. Mi arrampico sullo sgabello e leggo IL GAZZETTINO di Treviso, dove mi attrae l’argomento anticipato in prima pagina, taglio medio-basso (se ricordo bene): Bullismi social, il provveditore alle famiglie: “Educate i figli”, argomento trattato all’interno a pag. VII con la foto del dirigente scolastico provinciale Barbara Sardella ed il suo punto di vista al riguardo che sintetizzo con le sue stesse parole: “c’è una generazione di genitori immaturi…pur cresciuta bene a livello educativo”. Oibò, un colpo all’incudine e un colpo al martello. A parte il riferimento a episodi incresciosi accaduti alla Scuola Media Serena, come genitore mi sento chiamato in causa. Però mio figlio è adulto, tra due mesi giusti compirà 35 anni. Sono alquanto sollevata che non sia adolescente e che si stia costruendo una vita autonoma. Non so cosa pensi di me come genitore, mi sono interrogata spesso, riconoscendo che il ruolo è duro e assorbente, oltre l’immaginabile. Da madre single ho dovuto arrangiarmi, cercando gli aiuti giusti, senza mai delegare. Praticamente mi sono comportata come una delle piante autoctone che hanno preso possesso del mio giardino, sfornando frutti acerbi e gratuiti.
Pietà, sentimento raro
Oggi non c’è verso di farmi aiutare dal web per scrivere il mio quotidiano post. Provo a cercare notizie, ma sullo schermo del computer leggo ‘impossibile collegarsi al sito’ perciò consulto il calendario, anzi i calendari perché ne ho più di uno in giro per casa, retaggio di quando ero in servizio e super affaccendata. Vedo che è San Roberto e il compleanno di Marta. Intanto auguri alle Roberta che conosco, dato che non esiste la forma femminile del nome ed altrettanti auguri a chi lo porta al maschile (per pignoleria, mi risulta ci sia anche un san Roberto Bellarmino il 17 settembre), poi mi sposto sul compleanno odierno di Marta, entrata a gamba tesa tra i miei contatti speciali, per le qualità che le riconosco: simpatica, gentile, servizievole. Quest’ultimo aggettivo è raddoppiato per il numero di persone che cura e accudisce, macinando chilometri e dedicando loro non poco tempo. Qualche volta ci scambiamo ‘doni’ fatti in casa: io muffin e lei uova dal guscio bianchissimo. Spesso mi invita a bere il caffè a casa sua, mentre lei si ferma al cancello di casa mia, perché è di passaggio verso il dovere dettatole dal cuore. Ammiro il suo spirito di servizio, piuttosto latitante altrove. Marta impersona la pietà, sentimento poco di moda. Ma spero di sbagliarmi. Se necessitata ad occuparmi come lei di un familiare anziano e/o di un amico in difficoltà, il suo impegno mi sarebbe di riferimento e di aiuto. Penso che molti volontari siano impegnati in vari ambiti con lo stesso spirito, basti pensare ai molti giovani e meno giovani attivi nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Perciò l’augurio più calzante che posso fare a Marta è di custodire la sua umanità, sperando che il suo esempio non rimanga circoscritto. Auguri di cuore, Marta! 🥂
Buon onomastico e Buon compleanno
Oggi non c’è verso di farmi aiutare dal web per scrivere il mio quotidiano post. Provo a cercare notizie, ma sullo schermo del computer leggo ‘impossibile collegarsi al sito’ perciò consulto il calendario, anzi i calendari perché ne ho più di uno in giro per casa, retaggio di quando ero in servizio e super affaccendata. Vedo che è San Roberto e il compleanno di Marta. Intanto auguri alle Roberta che conosco, dato che non esiste la forma femminile del nome ed altrettanti auguri a chi lo porta al maschile (per pignoleria, mi risulta ci sia anche un san Roberto Bellarmino il 17 settembre), poi mi sposto sul compleanno odierno di Marta, entrata a gamba tesa tra i miei contatti speciali, per le qualità che le riconosco: simpatica, gentile, servizievole. Quest’ultimo aggettivo è raddoppiato per il numero di persone che cura e accudisce, macinando chilometri e dedicando loro non poco tempo. Qualche volta ci scambiamo ‘doni’ fatti in casa: io muffin e lei uova dal guscio bianchissimo. Spesso mi invita a bere il caffè a casa sua, mentre lei si ferma al cancello di casa mia, perché è di passaggio verso il dovere dettatole dal cuore. Ammiro il suo spirito di servizio, piuttosto latitante altrove. Marta impersona la pietà, sentimento poco di moda. Ma spero di sbagliarmi. Se necessitata ad occuparmi come lei di un familiare anziano e/o di un amico in difficoltà, il suo impegno mi sarebbe di riferimento e di aiuto. Penso che molti volontari siano impegnati in vari ambiti con lo stesso spirito, basti pensare ai molti giovani e meno giovani attivi nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Perciò l’augurio più calzante che posso fare a Marta è di custodire la sua umanità, sperando che il suo esempio non rimanga circoscritto. Auguri di cuore, Marta! 🥂
Dietro le quinte del blog Verba Nostra
La nascita del blog Verba Nostra alla data di oggi si intende avvenuta. Come un neonato che emette il primo vagito e poi è tutto un concentrato di cure, così questo diario online sarà nutrito dagli scritti delle autrici, me compresa che mi considero una zia. Il padre putativo è Manuel, senza il quale non ci sarebbe neanche il blog Verba Mea che sta per compiere due anni. Ieri il mio prezioso ex studente ha caricato alcuni testi per così dire di presentazione, in uno scorcio temporale… dovuto al temporale abbattutosi sul bassanese che gli ha consentito di defilarsi dalla fiera di elettronica cui partecipava e di fiondarsi da me. Stanco lui, incompetente io abbiamo anche riso parecchio, pasticciando coi nomi e coi cognomi delle autrici del blog: Veronica e Valentina talvolta si scambiavano i cognomi simili, il mio per assonanza richiamava quello di Sara ed alla fine Cusin, con una punta di malizia trasformando la vocale u in a ci faceva scompisciare dalle risa. Insomma, il dietro le quinte della nascita di un blog composto da sei persone offre degli spunti per narrazioni frizzanti. Personalmente sono ammirata della bravura di ognuna del gruppo che è come il lato di un esagono colorato, oppure il fiore in boccio di un bouquet, come lo ha rappresentato poeticamente Francesca. Cosa ci aspettiamo dal blog, ognuna lo dice in apertura dopo essersi presentata: sono biglietti da visita genuini che preludono a racconti, poesie e storie emozionanti. Ognuna conta sul sostegno dell’altra e insieme contiamo di ricevere visite e commenti costruttivi. Le più giovani sapranno cavarsela col computer meglio della sottoscritta che rinnova un grazie stratosferico a Manuel per l’apporto fornito da remoto e in presenza. Entro la fine del mese, il mio tecnico informatico, studente di Ingegneria elettronica a Cesena deve sostenere un bel po’ di esami, in vista della laurea in autunno. Dopo faremo festa grande! 🥂
Un film capolavoro
Rivedo per l’ennesima volta il film Il Postino, che avevo proposto anche alle mie terze durante il servizio scolastico. Non mi sono ancora stancata, lo ritengo un capolavoro; mi fa bene ogni volta che mi capita di rivederlo, come è successo ieri pomeriggio su rete 4. Il film è del 1994, perciò ha quasi trent’anni, tuttavia cattura l’attenzione come fosse sempre nuovo: dev’essere un privilegio dei classici. Quattro nomination per l’Oscar nel 1996, un premio Oscar per la colonna sonora a Luis Bacalov, Massimo Troisi miglior attore protagonista, miglior regia a Michael Radford erano già un segnale. Superlativa anche l’interpretazione di Philippe Noiret nei panni di Pablo Neruda, il poeta delle donne e del popolo, come precisa il capoufficio del piccolo ufficio postale dell’isola dove è stato mandato in esilio il poeta cileno per le sue idee comuniste. La morte di Troisi (19.02.1953 – 4.06.1994) il giorno dopo che fu girata l’ultima scena del film – che uscirà il 22.09.1994 – ha ulteriormente accresciuto l’alone di meraviglia che lo avvolge, meraviglia che esce dagli scorci panoramici, dalla timidezza del protagonista Mario Ruoppolo, dal fascino mediterraneo di Beatrice/Cucinotta, dall’energia grezza della zia… dall’amicizia tra il grande poeta e il postino quasi analfabeta che si emancipa. Nell’insieme un omaggio alla ricerca della bellezza e di ciò che eleva lo spirito. Ma ognuno può farne la lettura che crede e ricavare la sua lezione. Se ispirata, anch’io scrivo poesie e per me questo film è una miniera di suggerimenti. Perciò grazie a chi l’ha pensato, interpretato e giustamente premiato. Vale la pena di vederlo e rivederlo. Provare per credere!
