Seconda puntata al bar con le stampelle. Sfoglio di fretta il quotidiano, in piedi per non affaticarmi, giusto il tempo di riassaporare il cappuccino, con il decoro di un fiore gentile fatto dalla gentile titolare Gabriella. Mi spiace che lei abbia a che fare con un dolore alla spalla…giusto per condividere qualche “magagna” e confortarci a vicenda. Secondo me, il servizio al tavolo (che io consumo più comodamente su uno sgabello alto con la seduta rossa) prevede anche uno scambio emozionale con la clientela, che in questo locale avviene. D’altronde il bar non è una biblioteca dove prevale il silenzio. Mi colpisce una notizia che riguarda un compleanno speciale in zona: compie 100 anni una signora, di cui mi sfugge il nome, ospite della Casa di Riposo Aita di Crespano del Grappa. Un traguardo ambìto, ma da pochi raggiunto. Leggendo il trafiletto dedicato alla centenaria che sarà festeggiata sabato, estrapolo una notizia in controtendenza: l’unico figlio della signora è mancato qualche tempo fa, quindi si è verificato un passaggio di consegne, per così dire anomalo, perché naturalmente il genitore dovrebbe andarsene prima del figlio. Non so se la signora abbia parenti che la sostengano, me lo auguro. Di certo la comunità le avrà costruito attorno una rete affettiva di supporto che allevierà le sue pene. Diciamo che la notizia su cui mi sono soffermata è dolce e triste insieme: dolce per la longevità della signora, triste perché non le è stato risparmiato un grave lutto. Personalmente sono molto attratta dai vecchi invecchiati bene, che ritengo una miniera di risorse. Che un figlio muoia prima di un genitore mi pare uno sberleffo del destino, ma è successo e succede. Concludo con un pensiero posto sotto il titolo del mio ultimo impegno letterario POST PER UN ANNO: Ieri è storia, domani è mistero, oggi è un dono. Pertanto godiamoci ciò che ci offre la vita, senza fare progetti a lunga scadenza, questi in mano al destino o alla Provvidenza.
Categoria: Emozioni e pensieri
Sulla competenza
Nella sua rubrica “PASSIONI E SOLITUDINI” di ieri, lunedì, Alessandra Graziottin auspica “Il ritorno della competenza per migliorare la nostra vita”. Leggo l’articolo al bar, in piedi con le stampelle quasi appiccicate addosso, la prima uscita dopo l’intervento. Consumo un crodino perché sono le undici, gusto l’oliva e sorseggio l’ambrato aperitivo che trovo delizioso. Gabriella, la titolare, è appena andata via. Volevo ringraziarla di aver chiesto mie notizie. A breve, riprenderò le mie vecchie abitudini e potremo scambiarci i complimenti. Certo l’umore recuperato aiuta, l’articolo della specialista mi prende e lo adotto in pieno. Già la parola “competenza” è illuminante e la citazione di Antonio Gramsci ci sta a pennello: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”. Secondo la sessuologa, la voglia di competenza sta crescendo, sostenuta dall’aumento di chi legge libri, e si sa quanto faccia bene allenare la mente a pensare. Palese è l’invito a studiare, conoscere, approfondire… per garantirsi una buona salute fisica e mentale. “Meno turpiloqui e banalità e più approfondimento, prima di argomentare”, suggerisce la dottoressa che porta come esempi, sul fronte dello sport gli atleti che hanno vinto in svariate discipline e le Farfalle della ginnastica ritmica. Successi che sono frutto di tanto impegno, perseveranza, sacrificio, prima di tradursi in competenza tecnica e ricchezza umana. Infine, un invito a coltivare i talenti che ognuno si ritrova, per contribuire in prima persona al benessere della comunità. Senza demandare ad altri, “esercizio” in cui cadiamo spesso.
Fisioterapia e Natura
Non pensavo che le sedute di fisioterapia fossero così rilassanti. Adesso che la riabilitazione me lo impone, mi gusto questo momento della giornata come un’iniezione di energia e di fiducia. Fa quasi tutto Federico Zalunardo, il fisioterapista, un uomo dal fisico prestante e dalle mani dolci, che ho cercato con il lanternino, sfruttando il passaparola. Anche il posto dove esercita ha il suo peso: in mezzo ai campi, in una struttura adattata alla professione, accogliente come una sobria spa (non sono esperta, ma ho frequentato volentieri quella delle Terme di Bibione): pareti arredate con sinuose tavole di legno, musica soft, finestroni affacciati sui campi circostanti, la cui visione predispone già al relax. Silenzio circostante e voce rilassante del professionista sono un valore aggiunto alla prestazione specialistica. Non so quante sedute farò, dipende da come reagisco. Il fisioterapista è contento di me e io di lui: finché servirà, ci torno volentieri. Mi accompagna un volontario/a del Servizio Sociale del Grappa, struttura che rappresenta un’altra risorsa del nostro territorio, alimentata da persone del posto con cui ho l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere durante il tragitto da Castelcucco a Pieve del Grappa, ammirando il foliage di questa stagione agli sgoccioli: sabato era uno spettacolo cromatico unico, di foglie rosse, gialle, verdi viranti a tonalità più leggere…una tavolozza degna di un eccellente pittore. Anche a casa mia seguo il processo di spogliazione delle piante: il ciliegio giapponese si è alleggerito, il nocciolo pure…regge bene il glicine, il mio rifugio letterario, anche se non ci stazioni più sotto. Ma tornerà la bella stagione e il ciclo vegetativo riprenderà, speriamo senza traumi per la Natura che rimane la nostra prima casa.
I miei pets
Ieri ho fotografato una rosa, varietà rustica, di un bel colore magenta, frutto di un innesto effettuato da mio figlio su una precedente pianta ad alberello. Abbastanza raro che sia fiorita a metà novembre, per me messaggera dell’affetto felino di Puma, sepolta sotto, dopo undici anni di affiatamento e complicità. Ho avuto molti gatti ma con lei c’era un feeling particolare. E poi era nera, dalle orecchie alla coda, con un suo portamento regale. Quello che immagino sono probabili proiezioni del pensiero cui do sostanza, ma sono certa che la mia sfortunata gattina, sofferente di cuore verrebbe volentieri ad accoccolarsi sulle mie gambe, come faceva in vita. D’altronde, non diceva Lavoisier, iniziatore della chimica moderna: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma?”. Se Puma si è rimessa in gioco, trasformandosi in cinque teneri petali fatti a cuore è bellissimo immaginarlo. Il mio rapporto con gli animali è di lunga data e davvero non vivrei bene senza occuparmene. Di sicuro loro danno a me più di quanto io sia a loro. Talvolta, anzi spesso Grey mi fa arrabbiare perché è insaziabile e ruba la pappa al cane che è troppo buono. Lui adesso mi fa cadere le stampelle perché ha la cataratta e ci sbatte contro, ma non si spaventa perché è sordo: però mi fa tanta compagnia. Quando russa sotto il tavolino del sa!otto, disteso per traverso sul cuscinotto a quadrettono mi fa pure ridere. Viaggia verso i 18 anni e ogni giorno che viviamo insieme è un dono del Cielo. La giornata dei canarini è più breve perché segue il corso della luce: al crepuscolo si appisolano sulle sbarre più alte della voliera…e fanno già Natale, tondi e gialli come sfere dell’albero. Come faccio a sentirmi sola, in compagnia dei miei Pets?
Il fiore della gentilezza
Domani 13 novembre, Giornata Mondiale della Gentilezza, nata in Giappone grazie a un movimento fondato nel 1988 a Tokyo e da lì diffusasi in tutto il mondo. È osservata in molti paesi, tra cui Canada, Australia, Nigeria ed Emirati Arabi Uniti. In realtà domani sarà la giornata clou, essendo in corso la Settimana dedicata alla Gentilezza, su cui mi interrogo. Ne sento parlare in tivù e raccolgo le idee: mi viene facile, perché in questa settimana ho avuto la testimonianza di diverse persone gentili che mi hanno supportato durante la prima fase della convalescenza: Marcella ha servito i miei amici animali durante la degenza in ospedale e mi ha portato dalla parrucchiera; Lara mi ha fatto la piega quasi fuori orario; Lucia è venuta a trovarmi più volte, portandomi conforto e il giornale; Pia mi ha salvato dalle calze costrittive e ha addolcito la mattinata con biscotti artigianali e ovetti di cioccolato; Norina è venuta ad accertarsi sulle mie condizioni di salute, con un omaggio floreale. Ho ricevuto gradite telefonate e messaggi augurali da diverse persone… e stamattina ho rivisto Manuel, di ritorno dalla sede universitaria, con la mamma Nadia che reggeva una gradita pianta di colore viola. Tra l’altro pare che il viola sia il colore della gentilezza perché fonde il rosso (fuoco, amore) con il blu (tranquillità). A questi “intimi” e a quelli che mi sostengono in privato, aggiungo i volontari di recente conoscenza, che fanno un invidiabile lavoro egregio: Mary, Elvira, suo figlio Luigi (mio ex alunno di vent’anni fa, ora ingegnere) e una ragazza di cui ignoro il nome, il papà di Michele, chi ha consegnato il pranzo mercoledì mentre ero a togliere la sutura…altri volontari seguiranno nei prossimi giorni. Ora mi chiedo come posso restituire il bene della gentilezza e mi viene “fisiologico” usare le parole: 10 100 1000 grazie. Appena sarò ristabilita, intendo fare qualcosa di concreto per trasmettere sensazioni positive, perché se il bene circola è meglio. Grazie amici e contatti vari, per la vostra gentilezza. Vi auguro di riceverne in gran copia, non solo oggi!
Di corsa, con le stampelle!
Mattinata piena. A mezzogiorno devo essere in ospedale, sala gessi per rimuovere la “sutura continua”, rinviando alla settimana prossima la rimozione dei punti staccati. Mio figlio prende la carrozzina e mi porta all’ingresso, spingendomi fino all’ambulatorio di ortopedia, credo uno dei più frequentati. È una bella sensazione essere spinta da un fusto che fa l’istruttore. Sembra quasi un gioco dove lui guida e io mi lascio scompigliare i capelli dall’energica spinta. Quando raggiungiamo il posto, l’atmosfera cambia. C’è da aspettare, qualcuno è impaziente ma l’infermiera non tergiversa. Sono introdotta dopo circa quaranta minuti di attesa e l’operazione è fastidiosa, ma non importa. Giusto una settimana fa ero sotto i ferri… e oggi cammino con le stampelle. Il ritorno avviene di corsa, perché Saul ha un buon rapporto col volante. Sono le tredici passate e inizio a sentire un certo languorino. Immagino che la consegna del pranzo sia già avvenuta. Avrò appena il tempo di pranzare e poi verrà a prendermi un volontario per portarmi dal fisioterapista. Potrei intitolare il post odierno “Di corsa, con le stampelle!”. La sorpresa sta dietro il cancelletto: nel cesto è stato inserito il pranzo: pasta e fagioli, brasato, purè, pane e budino al cioccolato. Una vera soddisfazione per me che non amo stare ai fornelli. Col sole che mi segue e Astro che gironzola tra sala e cucina mi siedo a scoprire i miei piatti, uno più buono dell’altro. Anche se non li conosco, ringrazio chi lavora per fornire questo servizio, che nel mio caso rappresenta una variante gastronomica alla routine. Inoltre rivedo persone di ieri o ne conosco di nuove: effetti collaterali positivi dell’intervento. Per chi vede grigio, cui aggiungo una nota di giallo energetico.
Serena convalescenza
Essere in convalescenza, stando nel complesso bene devo dire che non è affatto male. Mi sono svegliata con la pioggia e con molta cautela ho aperto gli scuri. Le ipomee azzurre abbarbicate sulla rete mi hanno sorriso e io ho sorriso alla rossa melagrana che dietro di loro si sta ingrossando ogni giorno di più. Devo anzi staccarla dalla pianta, prima che si spacchi. Appena mi vede, Grey scansa timorosa la stampella ma mi conduce al posto dove mangia, in attesa della sua croccante colazione. Astro è più paziente e sa che prima devo farmi il caffè. Per svegliare i sette canarini, gli accendo la radio e funziona: uno stende un’ala e un altro emette un pigolio di saluto: tra poco arrivano le vettovaglie, sotto forma di semini e un pezzo di mela. La mattina procede lineare tra telefonate, messaggi e appunti sulle cose da fare, compresi gli esercizi – tredici – che il reparto di Ortopedia del San Bassiano mi ha invitato a fare, al momento della dimissione. Mi applico, tanto non faccio da mangiare: il pranzo mi arriva dal Servizio Sociale del Grappa ed è una novità interessante, per me di grande sollievo. Oltretutto me lo consegna una gentile signora coi capelli rossi, che circa vent’anni fa mi serviva il cappuccino all’Azzurra di Crespano, dove allora insegnavo. Bello rivedersi in un altro contesto, in salute, sebbene con un carico d’anni e di vicissitudini passate. La rivedrò lunedì prossimo e durante la consegna dei piatti le dirò qualcosa di me. Affronto le pietanze con un certa curiosità: pasta gorgonzola e noci, frittata e carciofi, due susine, pane. Ne ho anche per stasera, posso dedicarmi a scrivere tranquillamente. Le conseguenze dell’operazione sono tutte in positivo: mi tratto bene e gli altri mi trattano bene. Mi resta da scrivere al chirurgo che mi ha operato, dottor Giovanni Grano, per ringraziarlo dell’ottimo lavoro. Con preghiera di estendere il complimento anche al robot Mako.
Il piacere della normalità
Prima domenica di novembre e compleanno di Marcella. Per me coincide con la ripresa della normalità dopo il soggiorno in ospedale e l’artoprotesi all’anca. Sono stupefatta di non provare dolore… merito dell’equipe operatoria e pure del robot Mako che ci ha messo le “mani”, nel senso che ha posizionato la protesi nel posto giusto. Nadia dice che sono stata una brava paziente e questo complimento fatto da un medico mi lusinga. Mi spiace per le mie compagne di camera che sono ancora ricoverate, cui auguro un completo ristabilimento. Mentre ero in ospedale pensavo ai miei animali, fedeli amici e mi interrogavo come avrebbero accettato la mia assenza, soprattutto Astro, il cane che viaggia verso i 18 anni. Ho delegato Marcella a sostituirmi nel pomeriggio, mentre al mattino se ne sarebbe occupato mio figlio. Così è andata e stanno benone. Marcella è un’amica insostituibile, cui devo tanto. Si meritava di ricevere in omaggio i muffin con mandorle e carote che ho volentieri rifatto apposta per lei. Tornando ai pets, credo che Astro sia stato disorientato dalle stampelle, ma se n’è già fatto una ragione. La gatta sta studiando la novità, ma golosa com’è affoga i dubbi negli adorati croccantini. I canarini mi hanno riconosciuta (dalla voce credo) e hanno emesso un incipit canoro. Devo dire che è bello godersi la normalità del vivere quotidiano, fatto di abitudini consolidate e sicuri affetti. Quando si affrontano imprevisti che distraggono dal bene assicurato, si perde il metro della valutazione e si disperdono energie nella ricerca di ciò che abbiamo già, senza rendersene conto. Sono grata perfino all’artrosi se sono diventata più saggia. Ma soprattutto ai miei cari contatti, dentro e fuori il blog, che mi hanno sostenuto e dato la forza di reagire bene. Un prosit in più oggi per Marcella, che festeggia il compleanno!
Ritorno a casa
Ultimo giorno di degenza in ospedale, sarò dimessa con la protesi d’anca, una pallina rosa di titanio su uno stelo grigio che sembra un fiore innestato nell’osso, tanto per restare in ambito floreale. Qui è tutto accelerato, compresa la fisioterapia che continuerò comodamente da casa. Dicono che sono una brava allieva: complimento che mi ricollega alla professione, dove è positivo ci sia lo scambio di ruoli. Ieri in camera, una vicina di letto ha detto: “Si vede che facevi la professoressa”, mentre con la matita segnavo gli esercizi da fare. Mah, forse col tempo si è interiorizzato il ruolo e scatta la deformazione professionale. Comunque non mi dispiace, ho esercitato con coscienza, se non proprio con piacere, e adesso raccolgo i frutti. Anche qui in ospedale, non tutti lavorano con trasporto: c’è chi è gentile e disponibile e chi è scorbutico e frettoloso. Ho dovuto segnalare che durante una nottata, tra le tre e le quattro di mattina c’era un inopportuno chiacchiericcio in corridoio, non certo provocato da un degente. Mi auguro che sia stato un caso isolato, ma l’ambiente e l’ora esigono rispetto. Anzi, diciamola tutta: gli ammalati vanno considerati con il massimo riguardo, non solo professionale – garantito – ma anche umano. Se no sono nel posto sbagliato. Quanto all’equipe medica, mi pare che gli operatori lavorino come in una catena di montaggio: si vedono poco e per breve tempo. Temo che anche qui, come in altri ambiti, ci siano pochi incentivi a rimanere in servizio e tante fughe. Chissà che l’evoluzione della pandemia non torni a sovraccaricare i reparti e le terapie intensive. Da parte mia ringrazio il Padreterno di essere viva e di riprendere a camminare, sebbene per ora con le stampelle per godere ancora un po’ dei piaceri della vita, in primis quello della Salute e della Libertà, insieme con i numerosi amici che mi sono stati vicini e che ringrazio di ❤️
Insolita postazione
Dalla mia stanza al settimo piano dove sono ricoverata vedo il cielo azzurro decorato di lunghe nubi bianche che sembrano sostare sulle cime ridenti dei monti. Vorrei fotografarle ma non posso ancora scendere dal letto, finché non passa l’ortopedico, previsto a breve. Nel mentre, provo a fare la cronaca della giornata di ieri, sicuramente la più importante dal punto di vista sanitario. Volevo conoscere il robot ma mi sono assopita prima: anestesia spinale con leggera sedazione, poi chiedo dettagli al chirurgo. La cosa importante è che non ho sentito dolore e stamattina va anche meglio, perché ho smaltito alle 21gli esiti della sedazione che mi aveva congelato il piede. Ricordo un sacco di persone entro e fuori la sala operatoria, ovviamente con mascherina e abiti da lavoro verde scuro, in maggioranza uomini. Le donne sono più concentrate nei reparti. In quello di ortopedia sono ricoverati 30 pazienti, tra cui la sottoscritta. Ho memorizzato qualche nome (anche se li confondo): Beatrice, Tamara, Marina, Marialuisa… Sergio, Roberto, Diego, Raffaele…i fisioterapisti Renzo e Flavio. Mi spiace non aver incontrato l’anestesista Giacomo, mio ex valido allievo in quel di Crespano, oltre vent’anni fa. Ma succederà, prima della dimissione. Dei primi due giorni, il più frustrante è stato quello del ricovero, perché dominano l’ansia e l’incertezza sul da farsi. L’ambiente è un porto di mare ed è naturale sentirsi un pesce fiori dell’acqua. Ma è giocoforza adattarsi, sapendo che poi si tornerà a casa più contenti e risanati. L’umore è ondivago, perché il corpo in difficoltà ha le sue ragioni che mi richiama la frase di Biagio Pascal “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. Adesso devo lasciarvi perché sono venuti a mettermi a nanna. Ciao amici lettori, grazie di farmi compagnia.
