Stamattina i campi davanti casa erano imbiancati dalla brina o forse si trattava di galaverna, fenomeno atmosferico che si forma in presenza di nebbia con temperatura al di sotto dello zero. Infatti ieri sera c’era la nebbia, era umido e freddo. Non mi sono mossa da casa. Del resto siamo in inverno e non stupisce più di tanto, anzi ci sta con il periodo prenatalizio. Con cautela verso le dieci ho preso la macchina e sono andata a fare la spesa nel supermercato a Fonte, senza passare per il bar perché volevo sbrigarmi in fretta. Strada facendo, sulla strada maestra dal centro verso Bassano mi ha colpito un gigantesco babbo natale di plastica, che suppongo abbia lo scopo di ricordarci il periodo attuale (e magari fare una capatina nei negozi vicini) ma che su di me ha un effetto disturbante: perché rosso, gonfio/obeso, ridicolo…non meno di quelli a penzoloni dai balconi, come ladri improvvisati. Mi spiace se sono in controtendenza, ma apprezzo altri simboli delle imminenti festività, magari più contenuti e di sostanza, tipo i biscottini fatti in casa, le tovagliette realizzate a mano, un pensiero piccolo fatto col cuore. Ho ricevuto da un amico carabiniere un piccolo oggetto artigianale in ceramica, da appendere eventualmente all’albero che rappresenta il Babbo Paracadutista…realizzato in esclusiva per l’Arma dei Carabinieri che mi fa sorridere, ma anche pensare: sorridere perché ha il paracadute, quindi si è cautelato contro le cadute, anziché penzolare dai balconi e pensare che e’ opportuno attrezzarsi di un mezzo per superare gli ostacoli della vita, tanto abbondanti in questo secondo Natale di pandemia non ancora domata. Paracadute come metafora di sopravvivenza. Il mio è intessuto di poche ma buone relazioni, di fiori, di piccoli animali, di lettura e di scrittura. Sono grata per quello che mi viene donato. Per gli eventi avversi tengo a portata di mano un paracadute provvidenziale.
Categoria: Emozioni e pensieri
Un sano ottimismo
Poco dopo mezzogiorno mi ritiro in cucina, luogo a me poco congeniale. Comunque bisogna pur mangiare e decido di fare il purè, da accompagnare alle quaglie allo spiedo che non facevo da una vita. Oggi sono quattordici anni dalla morte di mia mamma; lei era una buongustaia e apprezzava quel poco che sapevo fare, quaglie comprese che oggi ripropongo in sua memoria. Mentre sbuccio le patate, dal televisore mi giunge la voce di Papa Francesco che sta parlando ai fedeli, come di consueto a quest’ora. Poi reciterà delle preghiere in latino e impartirà la benedizione: bene, mi sento in buona compagnia, anche se la mia postazione è molto…casalinga. D’un tratto poso il coltello e presto attenzione a ciò che il Santo Padre dice e che provo a sintetizzare: la cosa più bella che possiamo fare al nostro prossimo è offrirgli un volto felice, perciò chiediamo un sano ottimismo in dono al Padreterno! Sagace di un papa, è ciò che mi serve oggi, con l’umore un po’ al ribasso. Vediamo su cosa posso contare: sto bene, c’è il sole, ieri è venuta a trovarmi un’amica con una splendida orchidea gialla (il mio colore preferito) e più tardi vedrò un caro amico. Avanti sera farò due passi col cane e un giro di telefonate prima del crepuscolo. Del resto non sono mai stata festaiola ed ora non è tempo di tirare i remi in barca, dato che noi veneti siamo tornati in zona gialla addirittura in anticipo. Mi spiace assai dover rinunciare a baci ed abbracci, limitare le frequentazioni e vivere ancora col fiato sospeso. Come ho detto a un’amica, muffin – di cui sono diventata un’esperta – e scrittura sono la mia copertura, il mio salvagente quotidiano. Chissà che tra un po’ possa dedicarmi anche ad altro, condizione sanitaria permettendo. Intanto cerco di sorridere. Saluti e Salute a tutti!
Evviva i colori!
la Repubblica di oggi venerdì 17 dicembre, a pag.6 propone il seguente articolo di Michele Bocci: Ventiseimila contagi Natale sarà in giallo per un italiano su cinque. Leggerò l’articolo più tardi, per ora mi concentro sul titolo, cui rubo la parola giallo, che è il mio colore preferito, a pari merito col blu in tutte le nuance. Non sto scherzando, chi mi conosce lo sa, perché è da un bel po’ che sono affezionata a questi due colori, che hanno pure delle implicazioni psicologiche (giallo simbolo della gioia, blu dell’armonia). A suo tempo, i pittori mi tinteggiarono la parete nord della casa metà azzurra e metà gialla, con esito temporaneo a causa di subentrata umidità. Ma rimangono tracce cromatiche nel decoro del portico e dei pilastri. Il giallo mi ricorda il sole, i girasoli, l’uva dorata, l’uovo, i pulcini, i canarini…mentre il celeste mi rimanda al cielo, al mare, al manto della Madonna, agli occhi dei bambini. Per non tirarla per le lunghe e tirando le somme (chiedo scusa per il gioco di parole), non mi preoccupa la notizia riguardo la previsione cromatica imminente, perché il giallo è stimolante ed energetico: se ognuno farà la sua parte, senza eccessi ed infrazioni, sarà meglio dell’anno scorso. Anche se non siamo ancora fuori dell’emergenza sanitaria. Personalmente mi sono assuefatta all’aggiornamento ossessivo della pandemia, numeri e istogrammi mi erano ostici anche a scuola. Vorrei sentire proposte di inclusione e vedere in tivù volti incoraggianti, perché la mente ha bisogno di spaziare. Senza nulla togliere alla cronaca essenziale ed obiettiva che spesso è caricata di negatività. Meglio, se mi sbaglio.
Fiori e pensieri
Geraneo Stoico
Il Geraneo color corallo imperturbabile al rigore non si duole della pandemia che la vita ha seminato d’intralci e di grovigli. Ai figli mancano i padri ai padri mancano i figli la confusione ha creato nel cuore un’inversione: annientato il desiderio, la libertà ferita, un’incognita la vita. Eppure il Geraneo imperturbabile al rigore non se ne duole e si concede al tiepido sole invernale ignaro del male.
Cari lettori, oggi sono in ritardo. Ma stamattina ho scritto una poesia, osservando il mio Geraneo sotto il portico, attribuendogli una sua filosofia, per così dire. Certo è una mia proiezioni sul fiore che personalizzo. Del resto non è una novità che mi riferisca alla natura, per una sorta di scambio di emozioni, che in questo periodo si tingono di varie nuance, degradanti verso i toni freddi. Beh, siamo in inverno, albe e tramonti spettacolari, temperature rigide…caldo della stufa e giornate corte. Per meditare e ritrovarsi. Alla prossima!
Sulla creatività
I danni psicologici della paura si combattono con la creatività, parola di Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta, che dice: “Disegna, scrivi, dipingi”. Lo sento durante la trasmissione Quarta Repubblica e il piglio dello specialista mi attrae. Trovo convincente il suo invito a esercitare la fantasia e a: “Vivere senza pesi mentali”, titolo della sua ultima opera. Mi stuzzicano anche questi altri titoli: “La vera cura sei tu” e “Vincere l’ansia” , che mi riprometto di indagare. Comunque il suo sostegno della creatività mi convince pienamente, perché lo sto esercitando tramite la scrittura, che mi serve per liberarmi, ma anche per agganciare persone sulla mia lunghezza d’onda. Per esempio Rossella, una cara collega che oggi compie gli anni e si accorse anni fa della mia attitudine per la poesia. Il contesto era una seduta d’esami di terza media, tra l’altro in uno stabile in prestito perché la scuola era inagibile, causa lavori di ristrutturazione del tetto. Tra l’emozione e l’ansia per le domande dei vari commissari, Rossella si interessò del quaderno delle poesie del candidato, dove erano state scritte varie opere considerate durante l’anno scolastico, complimentandosi con l’alunno e, di conseguenza con l’operato dell’insegnante che ero io. Ammetto che è stato un apprezzamento tra i più graditi che tuttora mi procura soddisfazione. Non è un caso se la nostra frequentazione è continuata, anche dopo il suo trasferimento. Sono lusingata di averla tra i miei contatti importanti e di avere in comune con lei alcune caratteristiche, che riguardano i fiori e la creatività. In maniera del tutto disinteressata, credo che possiamo considerarci delle buone testimonial del dott. Raffaele Morelli. Tanti cari auguri Rossella, continua a cercare il bello e a diffonderlo!
La leggenda della Stella di Natale
Oggi 6 dicembre, San Nicola, uno dei santi più venerati e amati al mondo. La sua leggenda ha fatto nascere il mito di Babbo Natale. Secondo la tradizione, regalò una dote a tre fanciulle povere: da qui si diffuse in Europa l’uso di ricordare l’episodio con lo scambio di doni, nel giorno dedicato al santo. Ma trovo attraente anche un’altra leggenda, che ignoravo, riguardante la stella di Natale, pianta protagonista del periodo natalizio, il cui nome scientifico è Euphorbia Pulcherrima (grazie Serapia!). “La leggenda della Stella di Natale” mi arriva tramite whatsapp, colorando di poesia l’inizio della settimana. Messico, vigilia di Natale. Una bambina molto povera vuole fare un regalo a Gesù ma non ha nulla da offrire. Interviene l’angelo che la invita a raccogliere le frasche a bordo strada: Altea obbedisce e le frasche si trasformano in una pianta meravigliosa con foglie verdi e rosse a forma di stella che la ragazzina depone sull’altare: era nata la Stella di Natale, il “Flores de Noche Buona”, diventato il fiore natalizio ufficiale. Secondo il linguaggio dei fiori e delle piante, è il simbolo del buon augurio per i mesi a venire, della rinascita e della serenità. In questo periodo Stelle di Natale multicolori riempiono i mercati e i negozi, si accompagnano ad altri doni in cesti regalo, in formato mignon fanno anche da segnaposto. Credo che me ne procurerò per abbellire la casa. Benvenute quelle che eventualmente mi verranno donate, perché una pianta porta con sé la sua storia, ma anche l’animo di chi la dona. Buoni Fiori a Tutti!
Donare
Oggi 27 novembre ricorre la Giornata Mondiale del dono: un invito a donare nel senso più ampio del termine, che si tratti di denaro, oggetti, tempo, sorrisi e abbracci. A parte una certa discordanza sulla data (per alcuni il 30 novembre, per altri il 4 ottobre), l’idea è nata a New York nel 2012; successivamente si è trasformata in un vero e proprio movimento globale che invita ad impegnarsi per costruire un mondo più giusto e solidale. Ogni atto di generosità conta. Assolutamente d’accordo con il principio, mi interrogo su come posso concretizzarlo. Intanto in questo periodo di convalescenza ho usufruito del dono di tempo e servizi che mi hanno regalato le mie amiche Lucia e Marcella soprattutto, dell’attenzione di Lisa e Roberta che mi mandano saluti e incoraggiamenti mattina e sera, come le mie cugine Giuliana, Luisa, Morena e Lucia. Un privilegio ricevere attenzioni e belle foto da Nazaret dove vive Paola, mentre Anna mi invia scatti poetici dalla sua “casara” sul Grappa. Ogni giorno Pia non mi fa mancare delicati commenti ai miei post, cui si aggiungono più diluiti ma sempre graditi quelli di Manuel, Martina, Adriana B., Antonietta, Rossella, Serapia, Massimiliano dalla Sardegna; in privato Marisa, Norina, Vilma, Giancarlo, Gianpietro, Piero, Ivano…pare che il mio blog verbameaada sia visitato settimanalmente da un bel po’ di persone, che ringrazio di cuore perché costituiscono le maglie della mia rete affettiva. Cosa dono io a loro? I miei pensieri giornalieri sull’attualità, sulla natura, sulle emozioni che concludo – secondo Pia – con una nota di realismo felice, osservazione che mi rincuora e mi lusinga. Siccome scrivere mi viene naturale, forse non dovrei considerare le mie parole un dono. Ma oggi voglio “vestirle” di questo abito metaforico perché giungano gradite e, possibilmente, rasserenanti. Va da sé che esistono vari modi di essere presenti e generosi: la gentilezza è una qualità che fa pandan con la generosità e qui eccelle Lara, la mia parrucchiera. Io uso quello che mi è congeniale. Se è un talento, sono lieta di metterlo a disposizione di chi possa giovarsene. Buone parole e buoni doni a tutti!
San Benigno
Il mio calendario riporta come santo del giorno San Benigno; il nome proprio, al minuscolo è un aggettivo che significa buono, benevolo, amabile, mite… Riguardo all’etimologia, deriva dal latino benignus, formato da bene cioè “bene” e da gignere ossia “generare”, quindi significa “che genera il bene”. È il santo appropriato per presentare le due persone per le quali ieri ho fatto i muffin: la mia amica Marcella, sempre disponibile e affidabile, e Gina, la nonna di Manuel che oggi spegne…un bel numero di candeline! Tanti cari auguri alla signora coi capelli grigiazzurri (il riferimento alla fata dai capelli turchini non è casuale) che ho “adottato” come parente e tanto di cappello a Marcella, che se serve si occupa anche della mia chioma. In questo periodo di convalescenza mi fa soprattutto da autista e da spalla, dopo essersi occupata dei miei amici animali durante la degenza in ospedale. Riconosco che questo periodo di parziale inabilità mi ha fatto toccare il cuore di diverse persone, che costituiscono la tessitura della mia rete affettiva. In presenza o tramite messaggi e telefonate mi sono state vicine, trasformando un periodo potenzialmente difficile ed impegnativo in una mezza vacanza, come l’ha definito Lara, la mia storica parrucchiera (ma lei è ancora giovane). Valutando com’è andata la prima fase della mia convalescenza, ammetto che ho raccolto molto più di quanto ho dato: dovrei aprire una pasticceria, per ricompensare quanti mi hanno dimostrato attenzione e affetto. Credo che San Benigno abbia un occhio di riguardo anche per me, da come sono andate le cose. Pertanto oggi è un’ottima vigilia della festa della Madonna della Salute, cui mi raccomando e raccomando i miei amici. Gina fa da apripista, dato che oggi è il suo compleanno: auguri di ❤️ e grazie tante agli amici vicini e lontani!
Artista senza età
Oggi sono in ritardo: mattinata dedicata alle cure riferite al recente intervento e alla dolceria, come chiamo la realizzazione dei muffin, infornati in doppia dose e con due ripieni diversi, destinati a due persone speciali che svelerò domani. Ricollegandomi al post di ieri, dove ricordo la “ricetta” di Schopenhauer per elevarsi: arte, morale, ascesi… mi concedo una ripassatina delle mie poesie recenti e ne scelgo una, che trascrivo per dare sostanza al mio pomeriggio volto frettolosamente al crepuscolo. Il titolo la dice lunga: Artista senza età. L’ho composta un paio di mesi fa, dopo aver conosciuto Pio Zardo, un anziano signore dal cuore fanciullo che ancora dipinge e recita a memoria le poesie. Una testimonianza invidiabile di creatività e di longevità, che sarebbe un dono potessi copiare. Ecco il testo: Se avrò la fortuna/d’invecchiare/vorrei diventare/tale e quale l’artista/smemorato/del tempo e dello spazio/alla sua opera/applicato/con fanciullesca/tensione./La creazione/prende vita/sotto le flessuose dita/intinte nel colore/mentre il cuore/dell’artista/senza età/vaga tra una/e l’altra amenità//. Se vi va, ditemi cosa ne pensate. Grazie, a domani!
Diamo voce alla Filosofia
Oggi 18 novembre 2021 Giornata Mondiale della Filosofia. Creata dall’Unesco, fu celebrata la prima volta nel novembre 2002. Filosofia deriva dalla parola greca phílosophía, che significa “amore della saggezza” e si occupa dello studio della natura, della realtà e dell’esistenza: aspira a cogliere il senso stesso della vita e ci fornisce gli strumenti per un pensiero critico, analitico e creativo. Personalmente ritengo che il ruolo della Filosofia in questo lungo periodo di crisi non sia marginale, anche se ai tempi del Liceo circolava la frase accomodante: “La filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale si vive lo stesso”. Suppongo sia stato un buontempone a metterla giù. Come professore di tale disciplina, circa un paio di ore a settimana, avevo Roberto Roberti, che già nel nome evoca qualcosa di speciale. La materia non mi dispiaceva, anche se non mi sono appassionata, privilegiando la Letteratura in generale: greca, latina, italiana e un cenno di staniera. Le mie simpatie andavano per Arthur Schopenhauer (filosofo tedesco, 1788 – 1860), per un’identità di sentire, più che di pensare. Fautore del “pessimismo cosmico”, individua tre vie di liberazione dal dolore: l’arte, la morale e l’ascesi…che non mi pare male. Sue queste frasi: “Non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo”; !”Dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace”; “Solo la luce che uno accende a se stesso risplende in seguito anche per gli altri”. Poi all’Università mi sono iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia, con Laurea in Lettere moderne, conseguita giusto 45 anni fa (era il 30/11/1976; ero una ragazzina di 23 anni… Adesso che ci penso, credo che le lezioni di Filosofia siano state produttive più da adulta che da studente liceale, nel senso che hanno agito nella formazione del mio carattere, come l’acqua che scava nella roccia. Perciò ben venga una giornata che invita ad interrogarci su chi siamo e dove andiamo. Alla ricerca di una identità nel mondo che cambia.
