Forum

Da anni seguo il programma Forum su rete quattro condotto da Barbara Palombelli: perché coincide con il mio bisogno di staccare dalle faccende domestiche, e anche per un’attrazione verso l’ambiente forense, ricco di storie che potrebbero nutrire la mia attitudine a scrivere. Visto che oggi piove, stamattina non sono uscita, perciò ho saltato la seconda colazione e mi trasferisco dallo studio in cucina prima del solito. Accendo la tivù sul quattro e mi imbatto in una causa che ha dell’incredibile. Mio figlio sospetta che le controversie siano create a tavolino… può essere, ma è pure vero che la realtà supera spesso la fantasia. Sintetizzo il motivo del contendere odierno: una moglie matura tradita cita in tribunale il giovane marito nigeriano, sposato in seconde nozze dopo aver lei abbandonato coniuge e figlio minorenne, per averla manipolata allo scopo di sottrarle molto denaro. La giudice in sentenza valuterà in 70.000 euro la cifra che il coniuge di colore, interessato a donne agiate e anziane, dovrà restituire. Gli ingredienti della storia sarebbero piaciuti a Boccaccio, ma durante il dibattimento scorrono sentimenti pesanti. Mi chiedo come sia possibile “perdere la testa” da adulte e madri, anche se la fragilità umana è una costante. Piuttosto mi preoccupano i manipolatori, che fiutano dove andare a parare per sfruttare una situazione a loro favorevole. Certo avere un carattere ben strutturato consente di non farsi imbambolare. In ogni caso, ritengo che la dipendenza affettiva sia una malattia pericolosa, da cui è bene tenersi alla larga, qualunque ruolo si rivesta.

Longevità

La regina Elisabetta, 95 anni e vedova dallo scorso aprile, subisce la perdita di due delle sue cinque dame di compagnia, al suo servizio da vari decenni. Mi fa tenerezza questa donna così importante per il suo Paese, che giustamente l’ammira, costretta a sopravvivere a persone care…e a dirimere i disaccordi dei suoi nipoti. Immagino che si sentirà confortata dai suoi adorati cani, più che dai parenti di sangue reale. Meglio se mi sbaglio. Non so se la longevità sia un valore, dipende da come ci si arriva e con quale spirito. La regina Elisabetta mi dà l’idea di essere una roccia, un forte felino ancora capace di reggere. Giusto stamattina ho visto sul Corriere la foto della donna più vecchia del mondo, giapponese, di 116 anni, un traguardo non invidiabile, a mio dire, cui peraltro mi inchino. Credo che ognuno si chieda quanto potrà abitare questa nostra terra, domanda che mi sfiora e che lascio inevasa, persuasa che conti di più il percorso che l’obiettivo. Come ha detto la grande cantautrice Joan Beaz: “Nessuno può sapere quando e dove uscirà di scena. Ma compete a noi scegliere come vivere il tempo che ci è donato”. Dunque la qualità contro la quantità. Ciò che è contenuto anche nel detto: “Meglio un giorno da leone che cento da pecora”; quindi meglio un’intensa vita da protagonista che un’esistenza lunga e monotona. Non conosco a fondo le abitudini del re della foresta, gran cacciatore che si riposa adeguatamente. Ognuno può identificarsi nell’animale più somigliante. Mi attrae l’idea di un leone che alterna momenti di energia a momenti di riposo. La regina Elisabetta mi fa pensare a un giaguaro (in diminuzione per rischio estinzione).

Chi siamo, dove andiamo

È morto il celebre paleontologo e cacciatore di fossili keniano Richard Leakey. Lo sento dal notiziario in tivù durante l’ora di pranzo. Ammetto che per me è un nome nuovo, viceversa per la mia collega di scienze, immagino. In ogni caso, mi soffermo a riflettere su un paio di domande che lo scienziato si faceva e che vengono riproposte dalla voce del servizio: chi siamo, dove andiamo, interrogativi trasversali a tutte le discipline. Anzi, a mio dire dovrebbero essere considerati fin dai banchi di scuola, per una serena accettazione di tutto ciò che la vita offre, nel bene e nel male. Il dolore non fa sconti e visita tutte le età, come si evince scorrendo il quotidiano e sentendo il telegiornale, generoso di storie così crude da poterne fare a meno. Restando nel privato, sono molto in ansia per una cara persona vittima di incidente stradale la vigilia di Natale. Un paio di giorni prima mi aveva scritto che era molto sotto pressione e l’indomani avrebbe iniziato un periodo di vacanza…che purtroppo non ha neanche percepito, dato che è in coma da allora. Nello stesso giorno se n’è andato un amico più grande, ammalato da tempo e uscito di scena quasi alla chetichella, per una scelta dei familiari, incapaci di reggere all’ondata emotiva delle esequie. Mi chiedo anch’io, come il paleontologo chi siamo e dove andiamo. Alla prima domanda è relativamente facile rispondere, è la seconda che mi mette in crisi. Se la mia sfortunata amica non ha avuto il tempo di farsela, ingannata dall’asfalto viscido, l’altra persona penso di sì e mi auguro che abbia affrontato il distacco con rassegnazione, se non proprio serenamente. In ogni caso, sono dell’idea che sia preferibile dare risalto al percorso, più che alla metà. Entrambe le persone suddette hanno riempito la loro vita di affetti e di opere buone. Lei è ancora tra noi e prego perché continui a restarci.

Lettori come fiori

Stamattina la piantina che Manuel mi ha regalato a Natale mi ha fatto una sorpresa. Premetto che ne ho chiesto il nome a Serapia, esperta di piante e fiori, così ho scoperto che si chiama Tillandsia (il nome deriva dal cognome del botanico svedese Elias Tillands) e viene dal Perù. Ha sottili foglie ricadenti con al centro una spatola seghettata che ha emesso un piccolo fiore doppio di colore viola: una meraviglia. Osservandola bene, vedo dei puntini viola lungo i fianchi della spatola, per cui suppongo che da lì sbocceranno altri fiori come il primo. Secondo la simbologia, il viola rappresenta la spiritualità ed il desiderio di serenità, di cui in questo periodo c’è un grande bisogno. Pertanto mi accordo con la mia piantina, per ricaricarmi e poter emettere, come lei, quantomeno dei pensieri positivi, se non mi riesce di compiere delle buone azioni, peraltro difficili in clima di confinamento sociale. La mia zattera rimane la scrittura, che mi dà delle soddisfazioni quando un lettore si connette per commentare un mio post…peccato che gli affezionati siano pochi e che diverse persone preferiscano non esibirsi pubblicamente, mandandomi i commenti in privato. Approfitto per ribadire che il mio blog è come una piazzetta riservata e controllata da me, che autorizzo i nuovi commenti oppure li scarto, se non adeguati. Perciò spero che la piccola platea si allarghi e che i contatti comunichino tra loro, come in una squadra affiatata che si rispetti. Amici lettori, fatevi avanti che ho bisogno di sostegno. Sarete come i fiori della Tillandsia.

Attesa

Puntualmente mi torna in mente il “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” che Leopardi scrisse nel 1832. Entrambi i protagonisti si interrogano sul futuro, dubbioso per il viandante e migliore dell’anno trascorso per il venditore: due posizioni che ben rappresentano due opposte aspettative riguardo il futuro, con un retrogusto amaro che emerge dalla parte finale dell’operetta morale. Questo è il periodo dei calendari, alias almanacchi che vengono regalati o che si acquistano quale strumento indispensabile per avviare l’anno nuovo. Io ne uso uno dove annotare scadenze e un altro per registrare compleanni e appuntamenti culturali. Quando lavoravo, ne usavo un terzo per le riunioni scolastiche che era tutto un ritocco. Vero che adesso il promemoria si può registrare sullo smartphone oppure sul tablet, ma io preferisco il cartaceo, più sott’occhio e con informazioni anche utili. Non cerco la speranza che devo darmi da sola e non credo nemmeno ai riti scaramantici per imbonirsi l’anno a venire. Sono anzi contraria ai botti e alle luminarie che inquinano l’ambiente e terrorizzano i nostri animali. Leggo sul Venerdì l’articolo a pag. 69 di Marino Niola: “L altro capodanno: sparire, non sparare”. Succede a Bali e in altre località dell’Asia, dove si celebra il nuovo anno col giorno del silenzio “che serve a purificarsi e non a divertirsi”. Niente botti, né luci, né fuochi accesi. La chiamano anche la festa dei quattro divieti. Fantastico, un’immersione nel profondo, senza distrazioni, per fare pulizia dentro e fuori di sé. A ben pensare, assomiglia al resoconto di fine anno, un consuntivo di miglioramento. Se ci saranno meno riunioni e meno affollamento, il covid si sentirà spiazzato e finalmente se ne andrà via.

Messaggi del cuore

Sono stata a fare il vaccino, mezza dose di Moderna dopo aver fatto prima e seconda con AstraZeneca, in un Centro allestito in una ex Scuola Elementare plesso di Asolo. Premetto che non ci sono andata a cuor leggero, ma speranzosa di proteggermi dal famigerato e radicato covid. Devo dire che l’operazione si è svolta abbastanza presto ed in maniera organizzata, grazie anche all’aiuto dei volontari, tra cui una gentile ragazza che indirizzava le persone verso la zona giusta con un invidiabile sorriso. Il medico che mi ha fatto l’anamnesi aveva i capelli bianchi ma una buona propensione al dialogo, tanto che si è premurato di spiegarmi la caratteristica degli ultimi vaccini e come funzionano: una lezione gradita e rassicurante. Dopo la sosta di un quarto d’ora in sala d’attesa per verificare eventuali effetti collaterali immediati, mi sono diretta all’uscita, dove troneggiava un semplice albero di Natale, addobbato con i pensierini scritti presumo dagli alunni di prima elementare, su cui mi sono concentrata: una somma di tenerezza e di bontà che vale oro. Plauso alle maestre che avranno orientato i bambini ad aprire il loro cuore e a vergare i messaggi, alcuni corredati di cuoricini e correzioni. Su un cartoncino l’augurio era destinato ai medici e agli infermieri che si sono sacrificati per la salute degli altri, replicato in altri messaggi. L’ho trovato particolarmente pertinente, sia per sottolineare una categoria in prima linea durante la pandemia, sia per la destinazione d’uso della Scuola diventata centro vaccinale. All’ingresso ho apprezzato la targa che il Comitato Genitori di Sant’Apollinare ha dedicato alla Scuola Primaria, con inciso il pensiero di Malala Yousafzai, sempre attuale: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”. Testimonianze da valorizzare.

Incanto

Stamattina ho corso, per una buona ragione: ieri ho fatto la visita ortopedica di controllo, che è andata bene e quindi mi sono permessa di esagerare con il disbrigo di pratiche varie, così da chiudere l’anno senza oneri e in tranquillità. Per ultimo ho fatto una toccata e fuga in Casa di riposo per lasciare un dono alla vicina e sono andata a fare la spesa al supermercato Tosano di Pederobba, dove trovo dei prodotti che non tengono nel piccolo supermercato locale. Per la precisione si tratta di cibo pronto, di cui mi servo nelle situazioni di emergenza, quando torno a casa tardi e non ho tempo né voglia di mettermi ai fornelli. Preciso che sono anche delicata, perciò cerco col lanternino solo il prodotto che conosco, in questo caso trattasi di risotto che scaldo due minuti al microonde e posso degustare seduta stante. Il problema è trovare ciò che serve in uno spazio quasi illimitato, per poi fare la coda presso una delle oltre venti casse attive. Penitenza che mi sobbarco ogni due mesi. Il diversivo lo trovo proprio a ridosso della cassa n. 23, dove un bimbo di circa due anni cattura la mia attenzione: capelli neri, indossa una giacca a vento gialla, come le scarpine che buttano sul verde fosforescente. Gira stupito attorno all’espositore dolciario della Ferrero…e allunga la manina verso un ovetto di cioccolata. Da due metri la madre, che spinge un carrello con un’altra creatura sistemata davanti se ne accorge e blocca la furtiva manina: una scenetta tenera, che avrei voluto avesse un altro epilogo, perché l’incanto del piccino era veramente straordinario. Ho pensato a quanto lavorio (e logorio) c’è dietro a certi cenoni e intrattenimenti, peraltro ridotti dalle raccomandazioni anti covid e l’autentica meraviglia dello stupore infantile, che si accontenta di poco. Una bella lezione contro l’effimero e la riscoperta della semplicità. Senza nulla togliere a chi ha gusti differenti.

Momento Poetico

Cari lettori del blog, data la giornata speciale mi sono concessa un momento poetico, che ho intitolato IL NATALE CHE VORREI. Lo posto quale augurio di poter finalmente uscire dalla crisi che tanto ci ha provato e ancora ci attanaglia. Le previsioni meteo davano pioggia, elemento purificatore. Qui non ha ancora piovuto, come da previsione e di primo pomeriggio si intravede un certo chiarore. Attendo il crepuscolo, per verificare se il mio desiderio potrà avere un riscontro, conforme la parte finale della poesia. La giornata è carica di ansie e di aspettative…ognuno ci metta qualcosa di suo per accogliere al meglio il futuro che mi auguro benevolo. Ecco il testo: VORREI UN NATALE/BAGNATO, CON LA PIOGGIA/LEGGERA SUI CUORI RIGONFI/DI ANSIE E DI TREMORI/ANCORA RADICATI/DOPO TANTI MESI/PRIVATI/DI SALUTE E LIBERTÀ./MAGARI AL MEZZODÌ/UN RAGGIO DI SOLE/IRROMPESSE/TRA LE NUBI SPESSE/A CAMBIARE/ATMOSFERA/E REGALARCI/ALLA SERA/UN TRAMONTO/SUGGESTIVO/INDICATIVO/D’UN FUTURO/CLEMENTE/PER LA GENTE/FIDUCIOSA CHE DOPO/SARÀ MIGLIORE DI ADESSO.//

Doni

Vigilia di Natale: fisioterapia e parrucchiera alla mattina, così mezza giornata è già occupata. Niente cenone e riunioni endofamiliari, telefonate e visite brevi per consegnare pensierini e fare gli auguri. Percepisco una certa fretta nelle persone, che anticipano i messaggi augurali forse temendo di trovare le linee intasate il dì di festa, la più importante per i cristiani. Io mi adeguo e non me ne faccio un cruccio, perché è il pensiero che conta: se è fatto col cuore, va bene anche in anticipo. In questo senso ho provveduto anch’io stamattina, rinviando a domani l’augurio ad altri contatti. Mi piace pensare che ci siano persone “intimiste” che apprezzano il lato privato della festa, quello meno appariscente, in consonanza con la semplicità della capanna e l’umiltà dei personaggi di contorno alla Sacra Famiglia. Però mi sovviene il dubbio che dipenda dal fatto che non ho mai goduto a fondo della spettacolarità della festa, fatta anche di lustrini e cotillons (regali). Comunque ho ricevuto dei doni da persone care, che sono il dono più apprezzato (le persone care): un libro, una tovaglietta con un cuore, biscotti fatti in casa, un’orchidea gialla e una focosa Stella di Natale, un Babbo Paracadutista, salviette per il viso, un calendario con i gatti, un’altra stella di Natale…e presumo che l’elenco si allunghi. Graditi anche i pensieri da parte della farmacia di fiducia, dell’estetista e della parrucchiera personali. Da ultimo mi fanno molto piacere le telefonate impreviste e i messaggi non scontati, della serie: “ci sono e ti ricordo”. Nelle prossime ore farò una rassegna dei piccoli regali fatti con il cuore e li deporrò ai piedi dell’albero o nei pressi del presepe, offrendo magari una poesia (se mi viene). Intanto, buona vigilia a tutti!

Armonia

Casualmente sento la canzone L’odore Del Mare, di Tiromancino e Carmen Consoli, di cui mi cattura la parola Armonia verso la fine del brano, quando la cantante dice: Cerca l’armonia/Continua a respirare/l’odore del mare… Ovviamente cerco di saperne di più: cerco il testo, intenso e malinconico, con il video clip, a mio dire un’autentica chicca. Venendo a me, confesso che la parola “Armonia” mi è molto cara, la più importante del mio personale alfabeto, un obiettivo da raggiungere. Convengo con chi afferma che l’armonia è la chiave della felicità. Fulcro del pensiero filosofico di Pitagora (Samo, 580 a.C – Metaponto, 495 a.C circa), corrisponde alla “capacità di mantenere equilibrio e serenità anche in situazioni difficili”. Per la cultura cristiana indica la pace interiore. Non mi dilungo sul significato che la parola ha in musica. Mi riprometto di rivedere il pensiero dell’illustre matematico e filosofo, aggiungendo qualcosa di mio. Per me l’armonia corrisponde al benessere continuo, a debita distanza dalla felicità e dall’emozione temporanea, uno stato di soddisfazione interiore, forse noto solo agli asceti o ai santi. Ciò nonostante mi attrae l’idea di poterlo raggiungere, anche solo in alcune situazioni di emergenza oppure per fortunate coincidenze. Se dovessi abbinare l’armonia ad un colore, sarebbe un tono dell’azzurro oppure ad un giacinto in ambiente floreale. Se si potesse comperare, mi piacerebbe metterla sotto l’albero di Natale tra i doni da fare ma anche da scartare per me, che mi ritrovo a volte disarmonica. Beh, diciamo che la canzone L’odore Del Mare, sentita stamattina mi ha fatto fare un tuffo dentro di me, pregustando l’elemento naturale che più amo, il mare.