Una notizia di cronaca bianca – per distinguerla da quella rosa e nera – mi riporta indietro di qualche decennio: compie 80 anni Julio Iglesias, cantante spagnolo con 350 milioni di dischi venduti. Da ragazza ne ero molto ammirata, rappresentando l’artista ciò che cercavo in un uomo: gentilezza, romanticismo, affabilità. Il suo modo di porsi sul palco, con la mano sul cuore era di grande effetto, più da attore che da cantante. Da portiere a star della musica, il cantautore ne ha fatta di strada: è l’artista con più dischi venduti, incisi in diverse lingue. Tra i suoi successi “Pensami”, “Sono un pirata sono un signore”, “Se mi lasci non vale”, “Manuela”… solo per citare quelli che mi tornano facilmente alla mente. Però era ciò che il cantante sapeva trasmettere – lo definirei carisma – che tanto piaceva alle donne, me compresa. Punti forti? Lo sguardo e le movenze da gentiluomo. Nella vita privata so che ha avuto due mogli e ben sette figli, di cui uno, Enrique cantante avviato come lui. Dato che da un po’ disdegna il palco, qualche maligno lo attribuisce a problemi di salute. Ma a ottant’anni, con un successo planetario alle spalle potrà pure riposarsi, dico io. Non so se abbia scritto la sua autobiografia, sui social ha precisato che solo lui conosce il suo stato di salute. Se potessi parlargli, gli chiederei di diffondere la ricetta del suo garbato e originale modo di relazionarsi col pubblico. Oggi abbondano i ‘pirati’ e scarseggiano i ‘signori’. Le belle maniere sembrano fuori moda. La folgorante carriera del bel Julio è anche dovuta alle sue aggraziate performance. Magari abbondassero uomini con le sue qualità, almeno quelle che trasparivano dal palco. Signori, fatevi avanti!
Categoria: Emozioni e pensieri
Un germoglio diventato fiore raro
20 settembre 1870, breccia di Porta Pia e liberazione di Roma: fine del potere temporale del Papa. La prendo alla larga per introdurre il compleanno di Manuel, il mio braccio destro che oggi 20 settembre 2023 compie 23 anni. Siccome dubito che potrò vederlo, in quanto starà concludendo il suo viaggio itinerante per il Nord Europa e raggiungerà nottetempo Cesena per il tirocinio di Laurea, gli dedico questo post come regalo. Perché se lo merita: fondamentale l’aiuto che mi ha dato e continua a darmi con l’uso del pc, annessi e connessi, ma anche per il disbrigo di una varietà di impicci domestici che nomino a caso: pulizia del ferro da stiro, aggiustata guarnizione oblò lavatrice, rivitalizzato? vecchio tablet, sostituito cestino bici, piantato chiodi, pulito frigo 1 e 2 con compressore, sgomberato garage, riordinato soffitta, cambiato lampadine… e tutto l’ambaradan per avviare e disfare pratica venditore con Amazon, sistemare pc e tablet in tilt. Gli farei un abbonamento, se avesse tempo ma è un miracolo che riesca a fare le sue cose, tra andare e tornare dalla città degli studi. Mai avrei pensato che la pensione mi avrebbe offerto su un piatto d’argento di raccogliere un po’ di quello che ho seminato in ambito professionale: un germoglio che è diventato un fiore raro. Adesso che ci penso, ha curato la grafica del mio volume Post per un Anno e risolto presto e bene varie pratiche, compresa quella per avviare lo spid. Mi auguro che in futuro rimanga nei paraggi perché siamo in molti ad apprezzare le sue doti, coltivate con dedizione in famiglia. Entrato con il sorriso tra i miei contatti, è diventato uno di famiglia. Per me è un onore che a un anonimo operatore mi abbia presentata come zia. Pertanto, caro Manuel mantieniti a lungo come sei e tantissimi speciali auguri.
Campiello 2023
Vince il Premio Campiello 2023 Benedetta Tobagi, col libro “La resistenza delle donne”. L’autrice, giornalista figlia di Walter Tobagi assassinato nel 1980 lo dedica “A tutte le donne che resistono” e già la dedica mi piace. Mi propongo di conoscere questa giovane scrittrice (ha 46 anni ma in foto sembra più giovane) che ha già ricevuto diversi riconoscimenti per i suoi libri pubblicati e per la sua attività giornalistica. Appena ho letto il nome, o meglio il cognome l’ho subito collegato a quello del padre, noto giornalista del Corriere della Sera, morto a causa di un attentato il 28 maggio 1980 a soli 33 anni. Aveva seguito da vicino tutte le vicende degli “Anni di piombo” ed era stato individuato come un obiettivo sensibile da abbattere. La figlia aveva allora solo tre anni ed è facile pensare che fosse troppo piccola per capire l’enormità del male abbattutosi sulla sua famiglia. Però la dice lunga che da adulta faccia la giornalista come il padre. Il fratello Luca dice: “La memoria viva deve nascere in ognuno di noi”. Se il cognome, attraverso la vittoria del premio ci fa ricordare il tempo doloroso del terrorismo tanto meglio. Per obiettività storica, dobbiamo riconoscere che abbiamo superato una fase altamente drammatica. Oggi non è rose e fiori, abbiamo tante emergenze, ma gli attentati no. Due parole sulla copertina del libro: una foto in bianco e nero di uomini e donne col fucile in spalla su fondo rosso, molto appropriata direi. Cosa curiosa: le donne non indossano una tuta militare, ma gonne al ginocchio e hanno i capelli raccolti, il che induce a pensare al loro ruolo di partigiane di famiglia, una versione ammodernata dell’angelo del focolare. Ovviamente dovrò procurarmi e leggere l’opera per verificare. Comunque sono contenta che abbia vinto il prestigioso premio una giornalista che ha rivisto il ruolo attivo delle donne durante un periodo da non dimenticare.
“La poesia sembra niente…”
Sul Corriere di ieri, alla pagina Spettacoli c’è quello che fa per me: un’intervista al cantante libanese, naturalizzato britannico Mika, che parla della poesia e dell’incontro con la poetessa Patrizia Cavalli (Todi, 17.04.1947 – Roma 22.06.2022) che lui ospitò nel suo programma CasaMica, andato in onda su Rai 2. A parte l’ammirazione per la poetessa, l’artista chiarisce cosa pensa della poesia. “La poesia non smuove denaro ma è una delle cose più importanti della società”. Non conosco la poetessa – mi riprometto di farlo – ma conosco un po’ il cantautore dal sorriso contagioso. Apprendere dalle sue parole che ha in gran conto la poesia, me lo rende ancora più apprezzabile. Nel suo omaggio alla poetessa mancata lo scorso anno, esprime un concetto che condivido: “Questa è la sua forza: la poesia sembra niente, ma quando c’è, in realtà cambia tutto”. Parole chiare e illuminanti che sottoscrivo. Nel mio piccolo, dedico spazio a questa forma espressiva che mi consente di liberarmi e di connettermi con chi ha tempo e modo di mettersi in ascolto. Ho anche dato alle stampe due opere poetiche: Cocktail di Poesie e la silloge di foto-poesia Natura d’Oro, che dicono qualcosa di me. Tuttavia mi sento più portata per la prosa, cui riservo qualche pennellata poetica, almeno a detta della mia collega Adriana che mi ha fatto l’onore di intravedere due arti nelle mie parole. Che sia contagiosa, lo dimostra il fatto che tra i miei contatti c’è chi dipinge, chi scrive, chi scolpisce: Noè, Leonardo, Floriano, Giancarlo, Renato, Gilberto…le amiche del blog Verbamea e quelle del recente Verbanostra. Ma l’ossigeno ci viene da chi consuma, cioè dal pubblico, secondo la valutazione che tempo fa ne diede Lina che saluto.
Quasi una favola
Mentre ‘sfoglio’ sul monitor le notizie, alla ricerca di quella cui dedicare il mio post, mi imbatto in una che sembra una favola: ‘La principessa di Norvegia sposerà Durek Verret lo sciamano il prossimo anno’. Il matrimonio si terrà il 31 agosto 2024 a Geiranger. Lei è Martha Louise, la figlia maggiore del re Harald e della regina Sonja mentre lui è afroamericano, un guru spirituale di Hollywood. Pare che la storia d’amore tra i due non sia piaciuta nel Paese scandinavo dove lui non gode favore per le dichiarazioni di medicina alternativa. Contenti loro… oltretutto non si tratta di giovanissimi – lei ha 51anni e lui 48, quindi suppongo che non agiscano impulsivamente come potrebbe succedere a degli adolescenti. Lei ha divorziato dal primo marito e ha abbandonato da anni il titolo di Altezza Reale, vive negli USA e lavora nella “formazione in chiaroveggenza e comunicazione con gli angeli”. La cosa che mi intriga è la professione di lui: sciamano. All’incirca ne conosco il significato, ma è doveroso un controllo e leggo: persona ritenuta dotata di facoltà soprannaturali che permettono di guarire e provocare malattie, di condurre le anime al sicuro nell’aldilà eccetera. Il sinonimo di sciamano è santone, stregone. Non voglio farne una questione linguistica, ma lo sposo della principessa Martha Louise deve essere per forza un tipo interessante, oltre che un bell’uomo, come vedo dalle foto. Ritengo da sempre i Paesi del Nord Europa un passo avanti rispetto a noi per servizi, qualità della vita ed altro. Se questo matrimonio regale è in programma, significa che non c’è pregiudizio tra le teste coronate, e ben venga. Forse ci sono gli ingredienti per costruire una bella storia d’amore che mi auguro sia alla base dell’annunciato matrimonio per il 31agosto prossimo. Tante cose possono succedere nel mentre. Confido nel lieto fine.
Sulla libertà di movimento
Lunedì dinamico: prima di andare a fare la spesa, devo fare la marmellata – più precisamente composta – di mele, con i frutti caduti anzitempo dal mio alberello che non oso gettare nel compost, come mi consiglia mio figlio. D’accordo che il frutto migliore va colto dalla pianta, ma se curo le mele segnate posso recuperarne una buona parte, cosa che faccio in considerazione che è roba mia e che profumerò la cucina durante la trasformazione. Agisco di conseguenza ed ottengo sei vasetti di prodotto che userò per fare muffin o crostate, appena si abbasserà la temperatura. Adesso è ancora tempo di dolci al cucchiaio, tipo tiramisù. Con un po’ di ritardo, mi sposto al paese limitrofo dove faccio la seconda colazione e leggo il quotidiano, in cerca della notizia attorno alla quale scrivere il post odierno. La trovo a pag. 33 del Corriere, introdotta dal titolo Spettacoli. Riguarda Seydou Sarr, esordiente 21enne di origine senegalese, protagonista nel film Io capitano che si racconta dopo il premio a Venezia. Alla domanda del giornalista: “Cosa vorrebbe dire ai suoi coetanei italiani” dà una risposta esemplare: “Di essere consapevoli di avere la fortuna di non dover mettere a rischio la vita per avere il diritto di viaggiare. Per noi non è così, il film mostra esattamente cosa succede nel deserto e sul mare ai migranti, i loro sogni, gli orrori che affrontano”. La testimonianza di questo ragazzo che avrebbe voluto fare il calciatore vale, a mio avviso più di tante tavole rotonde. Essersi calato nei panni di tanti coetanei che affrontano viaggi della speranza – per molti trasformatisi in morte – lo avrà sicuramente fatto crescere. E offre uno spunto di riflessione per i tanti giovani che godono dei diritti civili, compreso quello di spostarsi, dandoli per scontati. Lunga vita al buon cinema e ai bravi attori.
Autore ‘esordiente’
Dura la vita dello scrittore esordiente, che poi nel mio caso non è proprio così perché scrivo da almeno un decennio. Quando ho iniziato (per meglio dire iniziai) a dare alle stampe le mie prime opere, nel 2008 non sapevo quanto avrei scritto. Mi sono fatta prendere la mano e ad oggi ho scritto dodici opere (la 13esima è appena conclusa, ma ci vorrà tempo per presentarla), quasi tutte autoprodotte meno un paio affidate a case editrici online. Causa pandemia e anche una mia latente pigrizia, ho fatto poche presentazioni con la conseguenza di accantonare in casa parecchio invenduto. Giusto un anno fa mi è venuta l’idea di provare a vendere i miei libri (otto titoli su dodici perché i primi quattro sono esauriti) su Amazon, pratica assai complessa gestita da Manuel, il mio braccio destro. Così divento venditore quasi inconsapevole. Qualcosa è andato venduto ma la pubblicità che mi sarei aspettata era affidata all’algoritmo e l’ho scoperto dopo. Giorni fa vengo a sapere (in realtà è scritto nel contratto, però non analizzato a dovere) che dopo 365 gg di deposito, la ‘merce’ invenduta va al macero, se non viene richiesta la restituzione. Apriti cielo! Manuel da Cesena, dove sta facendo il tirocinio per la tesi di Laurea deve risolvere la cosa e rimediare alla mia sbadataggine. Morale della storia: sono tornati a casa un centinaio di libri, in svariati cartoni/buste, mesti come immagino fosse il figliol prodigo…ma lieti di tornare dalla loro ‘mamma’ che ne avrà la massima cura. Perché un libro non è una merce e va trattato con il rispetto che si deve ad ogni prodotto dell’ingegno (anche se non fa vendere il distributore). Per ora le creature letterarie sono al sicuro. Valuterò come fargli prendere il largo quando raggiungeranno la maggiore età (si accettano consigli).
Il libro non è una merce
Dura la vita dello scrittore esordiente, che poi nel mio caso non è proprio così perché scrivo da almeno un decennio. Quando ho iniziato (per meglio dire iniziai) a dare alle stampe le mie prime opere, nel 2008 non sapevo quanto avrei scritto. Mi sono fatta prendere la mano e ad oggi ho scritto dodici opere (la 13esima è appena conclusa, ma ci vorrà tempo per presentarla), quasi tutte autoprodotte meno un paio affidate a case editrici online. Causa pandemia e anche una mia latente pigrizia, ho fatto poche presentazioni con la conseguenza di accantonare in casa parecchio invenduto. Giusto un anno fa mi è venuta l’idea di provare a vendere i miei libri (otto titoli su dodici perché i primi quattro sono esauriti) su Amazon, pratica assai complessa gestita da Manuel, il mio braccio destro. Così divento venditore quasi inconsapevole. Qualcosa è andato venduto ma la pubblicità che mi sarei aspettata era affidata all’algoritmo e l’ho scoperto dopo. Giorni fa vengo a sapere (in realtà è scritto nel contratto, però non analizzato a dovere) che dopo 365 gg di deposito, la ‘merce’ invenduta va al macero, se non viene richiesta la restituzione. Apriti cielo! Manuel da Cesena, dove sta facendo il tirocinio per la tesi di Laurea deve risolvere la cosa e rimediare alla mia sbadataggine. Morale della storia: sono tornati a casa un centinaio di libri, in svariati cartoni/buste, mesti come immagino fosse il figliol prodigo…ma lieti di tornare dalla loro ‘mamma’ che ne avrà la massima cura. Perché un libro non è una merce e va trattato con il rispetto che si deve ad ogni prodotto dell’ingegno (anche se non fa vendere il distributore). Per ora le creature letterarie sono al sicuro. Valuterò come fargli prendere il largo quando raggiungeranno la maggiore età (si accettano consigli).
Longevità
Due circostanze mi fanno riflettere: prossimamente il pranzo coi miei coetanei settantenni – classe 1953 – e lo Speciale Petrolio sul tema della ‘longevità’, trasmesso ieri sera su Rai 3. Vedere e sentire parlare il farmacologo Silvio Garattini che di anni ne ha 95 e guida ancora l’automobile è alquanto incoraggiante. Il medico e scienziato Luigi Fontana che studia la longevità dimostra la connessione tra malattie metaboliche e scorretta alimentazione. Siamo il Paese dove si vive di più ma piuttosto male, cioè con diverse malattie evitabili con adeguata prevenzione. Invecchiare è comunque una fortuna e vale la pena cercare di arrivarci in buona salute. Durante il servizio interviene anche l’mmunologa Antonella Viola che è favorevole alla restrizione calorica, cioè invita a mangiare di meno rispetto a quanto facciamo. Anche con gli integratori bisogna andarci piano, da assumere solo se c’è una reale carenza. Sembra che fermare il tempo sia un obiettivo della scienza ed anche di qualche miliardario/personaggio danaroso che segue diete particolari. Io ritengo che invecchiare sia una prerogativa da tenere cara, non concessa a tutti. Sarebbe un buon argomento da considerare prossimamente a pranzo con i miei coetanei, di cui tre sono passati a miglior vita. Esprimo il mio punto di vista sull’invecchiamento nella poesia Longevità che chiude la mia raccolta di foto-poesia Natura d’Oro dedicata a Camilla, un’amica mancata a 97 anni cui vorrei assomigliare, per l’accettazione serena del suo tempo lungo. Riporto la parte finale del testo, abbellito da una calla, fiore che piaceva molto a Camilla: Vorrei invecchiare come te,/che ti commuovi per un fiore,/un prato e un cielo stellato./Vorrei invecchiare come te,/che mi hai chiamata perla./Se avrò la fortuna d’invecchiare/vorrei essere anch’io/una perla preziosa/come te, Camilla!//
‘Inno alla vita’
5 settembre, Giornata Internazionale della Carità, voluta dall’ONU nel 2012 per sensibilizzare persone e istituzioni sull’importanza del donare e per creare una società più giusta ed inclusiva. La data non è stata scelta a caso: il 5 settembre 1997 venne a mancare Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la Pace nel 1979, proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II e poi Santa nel 2016 da Papa Francesco. Lei ha fondato la Congregazione religiosa delle Missionarie della Carità che si occupa dei “più poveri tra i poveri”. Nata a Skopje (Macedonia) il 26 agosto 1910, col nome di Anjezë Gonxhe, la religiosa albanese, naturalizzata indiana di fede cattolica è una delle persone più famose al mondo per il lavoro instancabile profuso tra le vittime della povertà di Calcutta. Il dizionario, alla voce carità dà due spiegazioni: 1) una delle tre virtù teologali 2) compassione affettuosa, commiserazione, pietà. Non sono competente in ambito religioso, ma la suorina piccola fisicamente e un gigante spitualmente è autrice di pensieri e frasi di cui mi sono servita a scuola, durante l’ora di Poesia. Credo anzi che sia entrata in un colloquio d’esame, e questo l’ha resa una preziosa collega. Nella borsa di cuoio che mi portavo appresso c’è un porta-listini con le poesie selezionate da sottoporre alla lettura e riflessione dei candidati. Vale la pena di lasciare la parola a Madre Teresa di Calcutta. Inno alla vita La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./La vita è un sogno, fanne una realtà./La vita è una sfida, affrontala./La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./La vita è preziosa, abbine cura./La vita è una ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo./La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, accettala./La vita è un’avventura, rischiala./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila.//
