Pomeriggio insolito per me, dedicato a due occupazioni impegnative: composta di melagrane e visione bozza tesi di Manuel che il mese prossimo sosterrà l’esame di Laurea e diventerà dottore in Ingegneria elettronica. Solo che a fare le marmellate sono quasi esperta, ma concentrarmi su un materiale a me ignoto mi ha quasi turbato. Per quanto anche aprire le melagrane e passarle alla centrifuga per eliminare i semini interni ai chicchi…sia una grana. Inoltre ho procurato mini vasetti, dato il prezioso materiale e le capsule non tengono la sterilizzazione. Un lavoraccio, con rimedio. Viceversa la visione della bozza della tesi mi ha coinvolta ed anche divertita, perché ho appreso termini nuovi, oppure noti ma usati con altro significato. Ad esempio, la parola ‘spettro’ io la colloco in ambiente favolistico, mentre ‘bus’ per me è la vecchia corriera. Di ‘cablatura’ ho sentito parlare, mentre lo ‘switch’ mi fa pensare al ballo. E che dire delle ‘strighe di testo’ che associo ai libri di scuola portati sottobraccio? La ‘camera anecoica’ poi è il pezzo forte, più interessante della mia con le tende a gladioli blu. Lungi da me banalizzare un lavoro che sono sicura sarà apprezzato dalla commissione ma che è molto lontano da un romanzo, genere che mi è più familiare. Sono orgogliosa che il mio ex studente mi dia la soddisfazione di seguire i suoi ultimi passi verso l’ambito traguardo e sono onorata di essere coinvolta nella lettura della sua ultima fatica, il cui titolo per me è perfino imbarazzante scrivere: MESSA A PUNTO DI SISTEMI DI MISURA AUTOMATIZZATI PER MISURE DI CANALE RADIO Elaborato di Campi Elettromagnetici Doveroso dire che Manuel, oltre alle doti di Ingegnere, possiede molte altre qualità che lo rendono speciale e ricercato. Pertanto intravedo e gli auguro una carriera esorbitante di soddisfazioni professionali e umane. 👌🧑🎓
Categoria: Emozioni e pensieri
Provvedimento encomiabile
Per fortuna ci sono provvedimenti originali che vengono presi a fini rieducativi. È il caso dell’incontro di un detenuto con il proprio cane, ribaltando l’espressione ‘Solo come un cane’, visto che tra i due quello solo è il padrone. Succede a Lecce, nel carcere di Borgo San Nicola dove un senzatetto senza amici o familiari incontra Zair, il suo amico a quattro zampe, grazie alla direttrice del carcere Maria Teresa Susca che precisa: “Si sono spesi tutti per questo incontro: la polizia penitenziaria, il funzionario giuridico pedagogico che segue il detenuto così come anche il suo avvocato”. L’incontro è avvenuto in un’area verde della struttura ed è durato due ore. Potrebbe ripetersi, me lo auguro. Posso solo immaginare l’emozione dei due protagonisti, uniti da un legame interrotto dall’arresto dell’uomo e dall’affidamento del cane a una famiglia della zona. Una storia che conferma – se ce ne fosse bisogno – l’importanza della relazione uomo-animale, raccontata da tante storie vere, trasferite anche sullo schermo. Arcinoto che san Francesco parlava con il lupo e abbastanza diffusa in ambito medico è oggi la pet therapy. Io non riesco a pensarmi senza gatti, creature che mi accompagnano fin dall’infanzia che aprono e chiudono le mie giornate. Tornando al fatto di cronaca succitato, sono certa che rivedere e intrattenersi un paio d’ore col proprio cane abbia fatto un gran bene al suo proprietario e anche al cane, con l’augurio che possano presto ricongiungersi. Mi rattrista pensare al senzatetto ‘senza amici o familiari’, però temo sia la situazione in cui si trovano molte persone soprattutto straniere e/o immigrati indotti a venire in Italia col falso miraggio che sia il Paese di Bengodi. Mi è capitato talora di vedere il cane addestrato per impietosire oppure esibirsi in specialità varie, a scopo di guadagno. Mi piace pensare che l’entrata più importante sia l’amicizia tra due creature.
Ascoltare per comunicare
Oggi 21 ottobre, Giornata Mondiale dell’Ascolto, un aspetto fondamentale delle relazioni interpersonali. Istituita nel 2007 dalla Federazione Internazionale dell’Ascolto per rappresentare gli interessi delle persone con problemi di udito, l’iniziativa intende sensibilizzare sulla comunicazione in un mondo diventato sempre più egocentrico. Giusto sottolineare la rilevanza dell’ascolto attivo e consapevole in ambito privato e sociale, da estendere a quello politico dentro e fuori la nazione. Anche in questa circostanza, per deformazione professionale richiamo le abilità di base obiettivo della scuola media: ascoltare, parlare, leggere, scrivere. Per mia esperienza, contrariamente all’ordine di esposizione, l’ascolto attivo era la meno esercitata, sia davanti che dietro la cattedra. I ragazzi dal posto chiacchieravano volentieri tra loro, compromettendo la loro attenzione e la mia pazienza. Una mia collega che parlava molto diceva che gli studenti hanno bisogno di essere ascoltati, ma non mi è chiaro come combinasse le due cose. A parer mio, in servizio abbondavano le verifiche scritte di storia e geografia – materie orali – per fare gli accertamenti delle nozioni, a scapito dell’esposizione orale che risultava limitata al colloquio d’esame. Adesso il problema non mi tocca più da vicino, ma continua a serpeggiare e temo anzi si sia espanso dopo la pandemia, a causa dell’isolamento sociale. Anch’io che considero le parole un biglietto personale distintivo, non riesco talvolta a farmi ascoltare. Mi interrogo e cerco di ascoltare la mia vocina interna, in attesa che mi suggerisca qualche altra procedura comunicativa. Talvolta registro solo il silenzio. Allora mi conforta il pensiero di un amico: Anche il silenzio è pensiero!
Pace, questa sconosciuta
Mi è stato inoltrato un video da un mio contatto, con richiesta di diffusione. Di solito non lo faccio, ma in questo caso il prodotto lo merita perché è incentrato sulla Pace ed utilizza immagini poetiche. Il testo è di Dora Millaci mentre il video, della durata di 1′ e 36” è stato creato da Francesco Avi. Ne trascrivo parte del contenuto, lasciando al lettore immaginare la successione delle immagini, sostenute in sottofondo da una musica adeguata. Che suono avrà la Pace? Il suono forse è il battito d’ali di una farfalla, o di un cuore appena nato, o forse di una risata contagiosa, forse ancora delle onde del mare o del ticchettio della pioggia o del fruscio del vento tra gli alberi pensieri poetici a cui segue la certezza che il suono della Pace non è quello della guerra fra fratelli, dell’odio o del dolore, pensieri questi accompagnati da poche immagini di desolazione. La risposta giunge in coda al video, con la foto di due piccoli bimbi che si baciano: La Pace ha un suono melodioso, unico e inconfondibile. Ecco, il suono della Pace è l’amore. A mio parere, la parola ‘amore’ è un po’ abusata e ci starebbe meglio umanità o sinonimi, ma convengo che trattasi di distinguo linguistico. Quello che conta è che abbiamo bisogno di agganci positivi, di proposte di bellezza, di emozioni positive in un periodo grandemente visitato dal male. Personalmente il mare mi rilassa e l’immagine delle onde che si frangono ritmicamente sulla riva rende piuttosto bene l’idea dell’armonia, ingrediente della Pace come lo sono altri buoni sentimenti tipo la solidarietà, l’empatia, la pietà e la bontà. Non voglio scadere nella retorica o nel mieloso, ma da più parti si segnala una degenerazione sentimentale preoccupante. È tempo di dare più spazio a ciò che ci fa stare bene e di far prevalere la virtù.
Sorriso contagioso
Come da previsioni, la temperatura è scesa parecchio. Alle nove di stamattina era circa di dodici gradi: rinuncio di andare al mercato e rimango in paese. La voliera con i canarini resta in ripostiglio, forse verso mezzogiorno la sposto sul portico a ovest. Sbrigo un paio di faccende ed esco a piedi, con meta il bar e la posta. Strada facendo, incrocio una signora tipo mediterraneo che mi saluta e si ferma a scambiare quattro chiacchiere. È Mirca, una mia ex alunna delle medie di 30 anni fa che ha mantenuto riccioli neri e sorriso. Se la confronto con la ragazzina gioiosa che era, riconosco che ha conservato le qualità di base. Adesso ha due figlie all’università – che immagino saranno brave almeno quanto lo era lei – abita piuttosto distante da qua dove viene a trovare gli anziani genitori. In pochi minuti di conversazione mi restituisce il buonumore, perché il suo sorriso è davvero contagioso. Le do un biglietto da visita, invitandola a leggere i miei post, per mantenerci in contatto, dato che anch’io ho mantenuto una caratteristica nota dai banchi di scuola: scrivere. Ci salutiamo cordialmente ed entro al bar da Gabriella. Fuori c’è un solo cliente che si sta leggendo il giornale, mentre dentro fa quasi caldo. Dovremo abituarci agli sbalzi di temperatura che non sono il massimo per la salute. Già detto alla gentile titolare che si meriterebbe spazi più ampi. Cambio consumazione e opto per il Crodino dal bel colore ambrato, con un assaggio di cips e oliva. Sono le dieci e trenta e non so ancora cosa mi preparerò per pranzo. La mia ritrosia ai fornelli è arcinota, preferisco di gran lunga scrivere che fare da mangiare, attitudine che invidio a chi ce l’ha. D’altronde ieri sono stata a pranzo fuori, in buona compagnia con Pia. Una tantum ci può stare.
Pro Insegnanti
Giornata mondiale degli Insegnanti, oggi 5 Ottobre, istituita nel 1994 dall’Unesco per sensibilizzare nei confronti di una professione antica che oggi non può prescindere dal digitale. Non so chi abbia detto che è il mestiere più bello del mondo, a me risulta che è tra i tre più difficili – educare, sanare, governare – e lo disse uno che se ne intendeva, il signor Sigmund Freud. Non voglio tirarmi addosso gli strali delle altre categorie, tutte utili e degne di considerazione, ma è naturale che abbia un occhio di riguardo per quella cui sono appartenuta io che ho insegnato per oltre trent’anni. Anche se ora sono in pensione, rimango in contatto con le colleghe in servizio e partecipo per ciò che succede nel mondo della scuola. Oltretutto dove abito l’edificio ce l’ho comodo, a due passi da casa e quando esco lo saluto cordialmente, pur senza nostalgia. Vediamo, sono in contatto con le colleghe: Valentina, Veronica, Paola, Rossella, Adriana, Edy, Roberta, Carmen, altra Valentina, Lisa… e mantengo i contatti con alcune colleghe pensionate. I maschi in servizio sono pochi ma buoni: Massimiliano, Antonio, Andrea… chiedo venia per gli eventuali non menzionati. Per quanto mi riguarda, devo dire che ho fatto l’insegnante volentieri, senza strafare cioè senza dannarmi l’anima, ma forse avrei fatto più volentieri la giornalista. In ogni caso, la parte bella del mio lavoro era lo scambio con gli studenti, l’atmosfera spesso effervescente che si creava in classe per cui le ore passavano veloci. Un effetto collaterale negativo era la raucedine per il troppo parlare e la spossatezza alle ore tredici. Comunque continuo a raccogliere i frutti di ciò che ho spanto – a volte testardamente – attraverso il contatto privilegiato con alcuni ex alunni… germogli diventati fiori, per postillare l’ultima mia opera Dove i Germogli diventano Fiori, guarda caso dedicata al mio maestro di quinta elementare, Enrico Cunial. L’impronta lasciata non si disperde. Buon lavoro a tutti gli Insegnanti!
San Francesco, patrono d’Italia
4 ottobre, San Francesco d’Assisi, Italia patrono d’Italia. Auguri a Papa Francesco, ai Francesco e Francesca che conosco, a chi compie oggi gli anni ma preferisce non festeggiare. Con gli auguri per l’onomastico si intrecciano le condoglianze per le 21 vittime del disastroso incidente accaduto ieri sera a Mestre. Lui, Francesco d’Assisi ne..l suo bellissimo Cantico delle creature noto anche come Cantico di Frate Sole (Laudes creaturarum il titolo originale composto intorno al 1224) parla della morte in questi termini: Laudato sì mì Signore per sora nostra morte corporale, dalla quale nullo homo vivente po’ scappare… e fa un distinguo tra la morte corporale e quella dell’anima perché specifica: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali. Tra i passeggeri morti nel bus precipitato dal cavalcavia due sono bambini e gli altri sono giovani, per cui immagino una deviazione del viaggio verso il paradiso. Comunque, il messaggio centrale del santo sono le creature e gli animali in cui avverte la presenza di Dio. Prima della conversione, in gioventù Francesco partecipò alla guerra che contrapponeva Assisi e Perugia nel 1202 e pare che volesse partecipare alla quarta crociata, ma si ricredette e cambiò vita dopo una malattia. Per dire che dovette combattere anche lui le sue battaglie. Dopo la conversione, visse in assoluta povertà e rimase sempre profondamente ascetico. Il suo Cantico è il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Quando insegnavo, il poverello di Assisi (figlio di un ricco mercante di stoffe, mentre la madre è di estrazione nobile) apriva l’elenco degli scrittori che gli esaminandi portavano al colloquio d’esame di terza media. Tutt’ora continua a farmi buona compagnia quando scrivo e non solo. Gli raccomando di guardare giù e di proteggerci tutti, in vita e morte.
Festa dei Nonni
2 ottobre festa dei nonni, come stabilito dalla legge n.159 del 31 luglio 2005. In questa data cade anche un’altra ricorrenza prevista dal calendario liturgico cattolico: la festa degli angeli custodi. Mi piace l’associazione perché è bello pensare di avere un angelo custode, anche in mancanza di un nonno. Faccio un rapido inventario tra i miei conoscenti e verifico chi occupa questo prestigioso ruolo: Francesca in primis, con 7 nipoti! Seguono Norina, Marcella, Serapia, Novella, Luisa…coi rispettivi partner, Liliana in Puglia, le mie cugine Luisa, Giuliana e Morena, Piero e Ivano tra i contatti del blog (anche se Piero risulta inattivo).Tra i miei compagni di Liceo: Amedeo Michele, Walter, Anna, Paola, Riccarda “precettata come nonna a tempo pieno a novembre” e forse altri di cui non so. Ad occhio sono numerosi i coetanei nonni, rispetto a quelli che non lo sono, me compresa che poco ho goduto della nonna e zero del nonno. Per nonna Adelaide avevo una sorta di venerazione e l’ho persa a 12 anni. Sono lusingata se qualcuno ravvisa in me delle sue qualità. Forse è per la breve frequentazione concessami che cerco da sempre di mettermi in contatto con chi ricopre questo ruolo. Se non sbaglio, in inglese si dice grandmother e grandfather e quel prefisso grand fa intendere tutto, anche senza traduzione. Data l’inesperienza, non ho titolo per argomentare: capto quello che dicono le mie amiche e immagino sia un po’ come fare… l’istitutore privato, o l’organizzatore di eventi, sempre pronto a dare una mano nello svolgimento dei compiti per i nipoti in età scolare e a giocare con quelli più piccoli. Certo i nonni sono un patrimonio morale e materiale, di sostegno alle famiglie oggi quanto ieri, forse meno disponibili di una volta perché il contesto è cambiato anche per loro che hanno impegni una volta impensabili. Se mi capiterà di diventarlo, vorrei essere una ‘nonna giovane’ nello spirito, per niente ‘bacchettona’ e un po’ pazzerella. Auguri a tutti i nonni in servizio! E che gli angeli custodi ci proteggano!
Uno straordinario animale
Che splendido animale, il cavallo! Elegante, forte, bello… simbolo di libertà e indipendenza. In un test online proposto tempo fa, si chiedeva di scegliere un animale su quattro (compreso il gatto) ed uscì che mi identificavo in un cavallo: non mi sorpresi, pur circondata dai gatti, più economici e adatti a stare in uno spazio ristretto. Cristina, mia nipote ne ha ‘adottato’ uno che vive nella scuderia delle due amiche in provincia di Ascoli e che lei “campa” da oltre dieci anni, per una scelta di cuore “che non ha prezzo”. Lui – non esso – si chiama Egoist, ha 22/23 anni e faceva le corse al trotto. Finita la carriera sportiva e smesso il ruolo di animale da reddito, l’incontro con mia nipote lo ha salvato da un futuro incerto. La premessa, perché stamattina Rai1 alle 7.15, in coda al telegiornale trasmette un servizio dedicato all’ IHP Italiano Horse Protection Onlus, Centro di recupero cavalli a Montaione (FI). Scopro essere una struttura che ospita una sessantina di cavalli in difficoltà, abbandonati, maltrattati… salvati dal macello e bisognosi di cure. Come la cavalla rimasta gravemente ustionata giorni fa in un tremendo incendio – pare doloso – durante il quale è morta la sua padrona nel tentativo di salvare i suoi animali. È morta anche la cavalla, perché troppo gravi le ustioni riportate. Provo ribrezzo al pensiero che ci sia dietro la mano dell’uomo. Oltretutto questo animale dall’aspetto indomito viene usato come terapia in svariate problematiche umane. Durante il breve servizio, dicono che un esemplare era stato trovato in una scarpata e un altro abbandonato perché cieco. Meno male che esiste questo centro di recupero per equini maltrattati che offre visite guidate gratuite tutto l’anno! Il Centro – il primo a ricevere l’autorizzazione ad operare da parte del Ministero della Salute nel 2009 – cerca personale da assumere per prendersi cura degli animali ospiti. Se abitassi là, una visita la farei senz’altro. Grazie a quanti si occupano di questo straordinario animale, compresa mia nipote Cristina.
Natalità e decrescita demografica
Esco e scendo in piazza. Supero il Municipio di Castelcucco dove diversi decenni fa frequentai le tre classi della scuola media, adesso ubicata nell’edificio soprastante dove ho insegnato Lettere fino al 2015. Per me è spontaneo considerare entrambi gli edifici ‘familiari’, perciò ci butto volentieri uno sguardo quando passo, cogliendone un dettaglio. Stamattina è un fiocco rosa appuntato sul portoncino del Municipio che annuncia un lieto evento. Mi avvicino per leggere il nome del nuovo nato e scopro che sono due bambine, Angela e Isabella, nuove concittadine. Misure di sostegno alla natalità vengono messe in agenda dal governo per fermare il cosiddetto ‘inverno demografico’ e i nuovi nati sono particolarmente benvenuti. Trovo carino il pensiero dell’Amministrazione di segnalare le nascite alla comunità con un fiocco colorato e il nome del nuovo cittadino. Mi incuriosisco, entro e chiedo alla gentile Tiziana quanti bambini sono nati finora: 24 l’anno scorso, mentre ora siamo a 13, tra i quali il settimo nipote di Francesca, Raffaele. Per un Comune di 2.320 abitanti (al 30.06.23) mi sembra un dato incoraggiante. La mia curiosità è anche legata al fatto che mia mamma faceva l’ostetrica; io sono nata negli Anni Cinquanta quando i parti avvenivano a domicilio ed erano molto numerosi. Di conseguenza, anche le classi scolastiche erano assai affollate, come ho evidenziato nella mia ultima opera Dove i Germogli diventano Fiori: insomma, un piccolo terremoto. Mi limito a fare una considerazione sui numeri e non mi addentro sui motivi del calo demografico, lamentato anche dal Papa. In linea di massima, propendo per la qualità piuttosto che esaltare la quantità: una meraviglia se le due opzioni potessero andare a braccetto. Ciò detto, benearrivati e lunga vita ai nuovi nati! 🌻
