La parola riordino mi suona molto ostica: sto meglio nella confusione che in un asettico mondo ordinato. Però quando è troppo è troppo. Ammetto di avere ritardato operazioni che andavano fatte appena pensionata, invece mi sono data alla scrittura creativa, di cui peraltro non mi pento perché mi fa stare bene. Succede che sposti le poltrone in salotto per usufruire di una luce migliore e, già che ci sono faccia lo stesso con le due scrivanie in studio, attorniate da vari scatoloni di libri di scuola, per lo più copie omaggio dei rappresentanti editoriali che cercavano di accaparrarsi il cambio del testo di storia, di geografia e di antologia in uso. Va da sé che, avendo insegnato per una trentina d’anni, l’omaggio cartaceo è cresciuto a dismisura, ed ora non so come smaltirlo senza mandarlo al macero. Se qualcuno ha un’idea, per favore me ne metta al corrente. Oltre ai volumi, sto vagliando fogli e carte in quantità quasi industriale, conservate “perché potrebbero ancora servire”, non in classe ovviamente dove non ci sto più, ma per rinfrescare la memoria. In una cartellina gialla ho rinvenuto il materiale usato per il progetto accoglienza, che si proponeva agli studenti delle tre classi i primi giorni di lezione, perché affrontassero in maniera soft l’anno scolastico. Orbene, mi soffermo su un foglio intitolato I QUATTRO SENTIMENTI, che esplicita obiettivi, istruzioni, possibili sviluppi. I sentimenti sono: FELICITÀ, TRISTEZZA, PAURA, RABBIA. Leggo velocemente e mi torna tutto chiaro: Che cosa vi rende felici? Che cosa vi rende tristi? Che cosa vi spaventa? Che cosa vi fa arrabbiare? Gli studenti potevano scriverlo o disegnarlo nella pagina apposita. Un sorriso mi prende, pensando a ciò che succedeva e sconfinava in discussioni animate. Non mi dispiace l’idea di rifare l’esercizio in privato, e confrontarlo con alcune risposte dei ragazzi che ho trattenuto. E che credo non cestinerò, per una sorta di rispetto generazionale dei sentimenti.
Categoria: Emozioni e pensieri
San Valentino
14 febbraio, San Valentino, vescovo e martire cristiano (Terni, 175 d. Cristo – Roma, 14 febbraio 269), patrono degli innamorati e protettore degli epilettici. Mi sento un po’ imbarazzata ad affrontare questo argomento: per l’età non più evergreen e perché mi sono innamorata poche volte nella vita, credo tre, numero perfetto secondo Dante, piuttosto contenuto per ritenermi un’esperta in materia. Mi soccorre Arletta che mi invia uno scatto fatto al Louvre dell’opera AMORE E PSICHE di Antonio Canova (di cui quest’anno ricorre il bicentenario della morte). Emetto un respiro di sollievo, osservo il gruppo marmoreo e deduco quanto segue: se il grande scultore ha messo le ali sulla schiena di Amore, Eros o Cupido che dir si voglia, oltre al mito, suppongo che abbia pensato alla sublimazione del sentimento, capace di elevare dalla terra al cielo. Allora posso spaziare anch’io e considerare l’amore riferito a tutte le creature senzienti, fiori e animali compresi. In tal caso mi sento coinvolta; eccome, considerato che vivo da sola, in serena compagnia di cane, gatta e canarini, circondata da piante dentro e fuori casa. Tornando all’opera del Canova (realizzata tra il 1787 e il 1793), mi piace come l’artista ha reso l’abbandono di Psiche al partner, destinatario dell’abbraccio. Certo che in clima di pandemia, chi ha sofferto per l’allontanamento dal compagno vivrà questa giornata con particolare intensità. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, di chi è “scoppiato” in casa a contatto forzato con il compagno/a. Diciamo che il covid ha fatto come da cartina al tornasole. La mia percezione è che si siano rafforzate le coppie salde, e sgretolate quelle fragili. Chi è single, guarda con simpatia e un po’ di invidia le coppie autentiche, mentre prende ulteriormente le distanze da legami posticci. Chissà cosa pensa lui, il santo caricato da tante aspettative e tante domande. Chiudo gli occhi e provo a interrogarlo: mi metto in coda, perché la risposta non sarà immediata! Buon San Valentino a tutti!
Ancelle del benessere
Trasloco in casa: quello che ho fatto (fare) in salotto e in studio, il pezzo forte: decine di scatole piene di libri miei, cioè opere mie che sono rimaste invendute negli ultimi due anni e anche prima con il ricco contorno di libri di scuola che i rappresentanti editoriali lasciavano in visione agli insegnanti, contando in una nuova adozione. Si tratta di volumi di Storia, di Geografia, di Antologie dalla copertina patinata, rimasti intonsi, alcuni ancora ricoperti dal cellophane. Li ho selezionati e trasferiti in un’altra stanza, in attesa di migliore destinazione. Ma a chi? I destinatari sarebbero studenti di prima, seconda e terza media…ma anche chi frequenta circoli ricreativi, scuole serali, biblioteche. Ho pensato di metterli a disposizione di qualche mercatino, donarli. Se qualcuno è interessato, si faccia avanti. A me non servono più, o meglio mi basta trattenerne qualche copia. Riguardo quelli di narrativa che ho scritto io, devo trovare un canale per la distribuzione. Ciò detto, rimango affezionata alla carta stampata, a mio dire più avvincente dello schermo. Non nego l’utilità del digitale (sto scrivendo il post sul tablet) che offre molti vantaggi, ma ho nostalgia di quando andavo in biblioteca a Bassano e scrivevo i miei testi con carta e penna, magari dopo aver consultato un volume. Eravamo in molti, alcuni con qualche tic nervoso, ma tutti rispettosi della parola SILENZIO che campeggiava sulle gambe dei tavoli. Molte cose sono cambiate, ma le buone abitudini tentano di riemergere, indicando una soluzione al problema del troppo e ammucchiato. Beh, credo di essere sulla buona strada, dato il maquillage impresso al mio studio, la stanza più importante della casa. Se prima ci entravo come fosse un luna park, a breve ci entrerò con aria reverenziale: per ossigenarmi attraverso la lettura e la scrittura, ancelle del mio benessere.
Erano solo Italiani
Oggi giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalnata: migliaia di vittime scaraventate nelle fosse carsiche e 250.000 persone costrette ad abbandonare la loro terra: dramma nel dramma, per chi si opponeva all’annessione dei territori orientali alla Jugoslavia di Tito. Pulizia etnica, forse: violenza inaudita senza dubbio. Tra l’altro tenuta nascosta per molto tempo. Ero stata con gli alunni delle classi terze a Basovizza, circa dieci anni fa. Fu in quella occasione che venni a conoscenza della canzone 1947, magistralmente interpretata da Sergio Endrigo che divenne per me una sorta di consulente storico. “Da quella volta non l’ho rivista più/cosa sarà della mia città…Vorrei essere un albero/che sa dove nasce e dove morirà/”. Un testo che parla da solo, un’interpretazione struggente. Da qualche anno i media parlano dello spinoso argomento e possiamo vedere alcune aree del Magazzino 26, ora Museo della Memoria, che custodisce le masserizie degli esuli, per lungo tempo raccolte nel Magazzino 18: pile di sedie, quadri, letti…oggetti mai più recuperati ed accatastati fino all’inverosimile. Scorrendo il quotidiano odierno, nell’ultima pagina leggo la lettera di Federica Haglich, esule di Lussianpiccolo, intitolata: “Il dovere di ricordare il sacrificio degli Italiani di Istria e Dalmazia”. Oltre al vagabondare suo e dei genitori, l’autrice ricorda la drammatica fine dello zio 30enne, torturato insieme a due amici 19enni, poi uccisi e finiti in fondo al mare Adriatico. Dopo il recupero dei resti, custoditi nel cimitero di San Martino, sulla lapide è stata incisa la loro “colpa”: Erano Solo Italiani
Bentornata Erica e lunga vita ai gatti!
Il lunedì pomeriggio, su Rete4, dopo Forum seguo il programma Dalla parte degli animali, durante il quale vedo il servizio I GATTI DEL VERANO. Per una gattofila come me è uno spettacolo: centinaia di mici d’ogni forma e colore che abitano il cimitero di cui sono praticamente i custodi, a ragione soprannominati “I custodi della pace”. I volontari si occupano delle bestiole per passione…trasformatasi in missione, come afferma una signora intervistata. Zampettando tra una tomba e l’altra, donano fusa e colore agli ospiti in visita. Trovo che l’idea di autorizzare una colonia felina in un camposanto sia vincente, perché vivacizza il luogo e non manca di rispetto ai defunti, che così hanno sempre compagnia, in un abbraccio tra creature. Un’amica che abita a Milano mi informa che in città, a breve prenderà il via la Rassegna “La città dei gatti” in concomitanza con la Giornata del gatto, il 17 febbraio prossimo, per la diffusione della cultura felina. Programma che proseguirà fino al 13 marzo, denso di iniziative culturali, compreso “Il concerto in miao”, del 19 febbraio, con musiche di Rossini, Mozart, Ravel e altri compositori. Vale la pena valorizzare questo splendido animale e sensibilizzare chi ancora non ne apprezzasse le caratteristiche. La letteratura è piena di gatti, soggetti presenti in pittura, scultura… spesso usati anche dalla pubblicità. Personalmente è l’animale che preferisco: lo ritengo una creatura complessa e affascinante, indipendente e libera. Non è un caso che le mie amiche abbiano dei gatti! A nominarle, l’elenco sarebbe lungo. Ma Erika sì, devo menzionarla perché del felino, destinatario di sette vite ha mantenuto la vitalità ed è ritornata alla vita, dopo un grave incidente. I gatti suoi e quelli rimasti soli che si è portati a casa sono stati premonitori e le fanno onore. Bentornata Erica e lunga vita ai gatti!
Saluto ad un amico
L’ Amaryllis svetta verso il cielo, tanto che non è stato facile fotografarlo. L’altezza spropositata dei due fiori rossi vuole ricordarmi che il loro proprietario sta in cielo, ma il fiore chiuso che si intravede nello stelo più corto allude ai suoi cari che sono in terra. Mi permetto di inserirmi tra loro. Lui è Luigi, un amico che se n’è andato alla chetichella alla vigilia di Natale. La modalità della sua dipartita mi fa tornare in mente la canzone L’ Arcobaleno, di Mogol, composta per la morte di Lucio Battisti e interpretata da Celentano: un viaggio d’urgenza che impedisce di salutare gli amici, ma suggerisce le strade alternative per rincontrarsi: le foglie, il vento, l’arcobaleno… l’Amaryllis! Luigi conviveva con gli esiti di un ictus ed ultimamente trascorreva buona parte del tempo a letto, assistito dalla moglie e in compagnia degli amati gatti. Eppure, quando andavo a trovarlo mi chiedeva sempre di raccontargli qualcosa di bello, richiesta che mi disorientava perché succedeva che fossi a corto di buone notizie. So che leggeva le mie poesie e ne ha anche imparate a memoria! È stato lui a darmi l’idea di un calendario con foto scattate a fiori e paesaggi, realizzato l’anno scorso. Credo ammirasse il mio lato letterario, che lo portò alla presentazione di una mia opera (forse più di una). Sono stata sua ospite a pranzo in diverse occasioni…ed anche nel suo appartamento al mare a Caorle, dove una sera quando tolsero la corrente, nel terrazzino composi la poesia Voci del Mare. Apprezzavo in lui la semplicità e la tenacia dell’uomo costruitosi da solo, che richiamava spesso le origini umili e i sacrifici compiuti fin da ragazzo per meritarsi il benessere materiale, non disgiunto da un accumulo di valori. Caro Luigi, anche se non ho potuto dirti addio ti ringrazio di avermi considerato una persona vicina alla tua sensibilità. Di certo non ti dimenticherò. E cercherò di trovare qualcosa di bello anche nelle giornate grigie, secondo la tua costante richiesta.
Una “romantica” trovata
Quando sono dalla parrucchiera, sotto il casco leggo, oppure scrivo. Stamattina ho lasciato a casa il tablet in carica e mi dedico alla lettura del quotidiano la Repubblica di ieri, dimenticato in macchina. Trascuro le prime pagine dedicate alle ormai note e stancanti vicissitudini parlamentari e mi soffermo su un articolo curioso a pag15, di Gianluca Modolo: Il capo come Cupido, il noto dio dell’amore. In Giappone è la app a cercare l’amore tra colleghi d’ufficio. La creatrice China Toyoshima, 36enne di Tokyo, grazie all’intelligenza artificiale stabilisce la compatibilità della futura coppia, favorendo contemporaneamente la crescita dell’azienda. Da considerare che il progetto è stato pensato e realizzato in un tempo complicato dalla pandemia che rende tutti più tristi e distanti. Verrebbe da dire “magnifico”, se non fosse per l’invadenza della tecnologia perfino nelle pieghe più intime delle persone. Insomma, una specie di agenzia matrimoniale sul posto di lavoro per favorire incontri…a chilometro zero. L’ app è già stata scelta dalla Mitsubishi e da altre compagnie, al fine “di rendere i dipendenti felici e di aumentare la produttività sul lavoro”. Se fosse adottata anche da noi, non so cosa ne nascerebbe: di sicuro confusione, ambito in cui siamo campioni. I giapponesi sono molto più obbedienti e ordinati di noi, sempre col fuoco dentro. Può essere che l’app da loro funzioni. C’è anche un preoccupante risvolto statistico: il numero dei matrimoni in Giappone è diminuito del 12,3% e le nascite del 2,8%. Anche da noi i dati sono preoccupanti. Tuttavia mi limito a sorridere, considerando l’aspetto romanzesco della trovata. In ogni caso, per ora i pensionati sono esclusi.
Importanza dei fiori
Oggi sono a corto di notizie, nel senso di buone notizie. Non voglio dare spago alla votazione presidenziale che arranca e colgo l’invito di Pia a parlare di fiori. “Racconta un fiore, il suo profumo, il suo colore. Abbiamo bisogno di fiori”, chiede la mia amica. Già, ma quali, considerata la stagione di riposo vegetativo… finché immagino la copertina del mio futuro libro cui ho dato il titolo DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI. Giusto ieri ho inviato tutto il materiale in tipografia, grazie all’aiuto prezioso di Manuel, ivi compresa la foto del dipinto intitolato RURALITÀ POETICA, opera del mio amico Noè Zardo: il fianco di un bianco edificio che potrebbe essere la scuola, accanto un cipresso che simboleggia il maestro, un campo a papaveri che richiama gli scolari, attiguo ad un altro di grano dorato, che allude al raccolto sia materiale che intellettuale. Un quadro simbolico e poetico che rende bene l’idea del sacrificio fruttuoso, che si impara sui banchi di scuola. Del resto Leonardo da Vinci diceva che la pittura è una poesia muta, pensiero che condivido. Dedico il lavoro al mio maestro di quinta elementare, Enrico Cunial, conosciuto anche come Rico Croda che ha incoraggiato la mia attitudine a scrivere fin da bambina. Egli ha rivestito diversi ruoli importanti a Possagno, dove vivevamo entrambi, dimostrandoci alla prima occorrenza reciproca simpatia. Scrivere su di lui mi ha consentito di fare un viaggio nel passato, recuperando persone che non ci sono più, ma anche di riallacciare contatti con ex compagni di scuola, o giù di lì, nel senso più grandi o più piccoli di me. Adesso sarà compito della nota tipografia kappa2 di Loria dare al prodotto la visibilità che merita. Conto di presentarlo prima dell’estate. Quando altri fiori saranno sbocciati, anche quelli del mio giardino, che coglierò per farne colorati e profumati bouquet.
Conversione di San Paolo
Oggi 25 gennaio il calendario riporta la conversione di San Paolo, ex Saulo di Tarzo, data che considero l’onomastico di mio figlio che si chiama Saul, nome non scelto a caso: infatti significa desiderato ed è stato portato dal primo re degli Ebrei, dal Nobel per la letteratura Saul Bellow, oltre ad essere il titolo di una tragedia dell’Alfieri. Insomma, a suo tempo pensai molto a scegliere un nome speciale per me, come suppongo sia ogni figlio per la propria madre. Tra l’altro, oggi è il compleanno della mia parrucchiera di fiducia, la dolce Lara, a cui rinnovo gli auguri attraverso questo canale. Ma della ricorrenza sul calendario mi attrae anche la parola conversione, che deriva dal latino conversio e significa trasformazione, cambio direzione: ciò che mi auguro succeda sia a livello sanitario, con la decrescita della asfissiante pandemia, sia a livello politico-istituzionale. Mi riferisco alla elezione del Presidente della Repubblica, iniziata ieri senza successo. Chissà se in settimana sapremo chi sarà, uomo o donna, purché di alto profilo, competente e in grado di rappresentarci in Europa. Comprendo la risoluzione di Sergio Mattarella a non ricandidarsi, tuttavia sembra che si ripeta in Italia, Paese assai poco governabile il disagio lasciato da Angela Merkel in Germania. Spero di ricredermi, d’altronde non faccio politica e la seguo q. b. (quanto basta) come nelle ricette. Solo che per governare, non ce ne sono di pronte.
Sant’Antonio Abate
Oggi, 17 gennaio, Sant’Antonio Abate. Protettore delle attività agricole e dell’allevamento, non va confuso con Sant’Antonio da Padova. Detto anche Sant’Antonio il Grande, Sant’Antonio d’Egitto, Sant’Antonio del Fuoco, Sant’Antonio del Deserto, Sant’Antonio l’anacoreta (eremita) nasce in Egitto il 12 gennaio 251 dopo Cristo dove muore il 17 gennaio 356, quindi ultracentenario. Figlio di agiati agricoltori cristiani, rimasto orfano distribuisce i beni ai poveri e si ritira a vivere nel deserto egiziano, dedicandosi alla preghiera. Raggiunto dai devoti, si dedica ai sofferenti, operando guarigioni ed esorcismi, specie per gli afflitti dal fuoco sacro, noto anche come fuoco di Sant’Antonio, malattia provocata da una intossicazione alimentare, curata in antichità con il grasso del maiale. Per questo il santo viene rappresentato con accanto il maiale ed è invocato come patrono dei macellai, salumai e degli animali domestici, ragion per cui gli dedico il post odierno perché considero gli animali domestici parte integrante della famiglia. Affinità con San Francesco me lo rendono simpatico, come tutti gli estimatori delle creature, con e senza aureola. Nel paese vicino, a Cavaso del Tomba nel giardino delle Suore Dorotee, fin prima dell’epidemia, in questa giornata venivano portati vari animali per la benedizione, con intrattenimento gastronomico, fuoco d’effetto acceso dentro un tronco, strette di mano e incontri salutari. Purtroppo la bella iniziativa, giocoforza è stata sospesa. Mi auguro riprenda nel prossimo futuro. Nel frattempo raccomando al santo i miei amici pet: cane, gatto e canarini che ora stanno cantando, suppongo felici di godersi un paio d’ore di sole.
