Sento per tivù parlare del “Premio Gratitudine” e la stessa parola “Gratitudine” mi bendispone. È consegnato alla signora Maria Franca Ferrero, vedova di Michele Ferrero, da parte della Fondazione Ospedale Alba Bra Onlus “per aver nutrito le radici affettive del nostro territorio”. Il Premio Gratitudine, istituito nel 2016, è una giornata importante per promuovere e diffondere la cultura della donazione. È risaputo che la nota industria dolciaria Ferrero ha il suo più grande stabilimento italiano ad Alba (Cuneo), il secondo più grande stabilimento dolciario d’Europa, con varie migliaia di dipendenti. Il prodotto più venduto è la Nutella: chi non la conosce? Ma anche Ferrero Rocher, Kinder Gran Sorpresa sono dolci noti al pubblico di grandi e piccini. Introduco a questo punto un dato personale che riguarda mio padre Arcangelo, rappresentante della Ferrero negli Anni Sessanta. Chiamato anche il comaro perché marito della levatrice, mia madre, soprannominata comare, era rincorso dai ragazzini per avere in dono una manciata di caramelle. Una foto sua mi ritrae col grembiule di prima elementare davanti al camion di rappresentanza con le bande marroni su fondo crema. Di certo quel lavoro a contatto col pubblico gli piaceva, perché vinse anche una targa come “venditore primatista”. Il prodotto che forniva alle botteghe/negozi era costituito da cioccolatini, caramelle, bonbon…per addolcire qualunque ricorrenza. Ed io non ne ero estranea. Nel mio romanzo UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO (disponibile su Amazon) racconto come, a sei anni, insieme con la mia amichetta Norina riuscivo a manomettere dal fondo il sacco grande di caramelle (probabili cinque chili) per rifornirci gratis! A proposito di gratitudine, Madre Teresa di Calcutta, nei suoi consigli “Per essere felici in 7 passi”, al punto 2 raccomanda: “Coltiva la gratitudine”: lo dice una persona carismatica, Nobel per la Pace nel 1979, Beata nel 2003, Santa nel 2006. Nessun dubbio che valga crederLe!
Categoria: Emozioni e pensieri
Proverbi e saggezza
Ero molto affezionata a mia nonna materna. Si chiamava Adelaide e le piaceva leggere. Credo che mi venga da lei l’attitudine a scrivere e ne sono orgogliosa. L’ho persa che avevo 13 anni e le ho dedicato un racconto nella mia raccolta Note di vita, oltre ad altre pagine. Profilo alla greca, magra, era riservata e parlava poco. Aveva perso due figlie di tifo, molto giovani, di cui abbiamo ereditato il nome io e mia sorella: Ada e Lina. Mia madre la ricordava commuoversi quando leggeva i romanzi. Di lei ho adottato la pettinatura – scriminatura e chignon – e probabilmente un certo modo di approcciare la vita. Quando andavamo a trovarla a Pravisdomini (allora in provincia di Udine, poi Pordenone), recitava filastrocche e proverbi, uno dei quali era: “Se la rabbia fosse febbre, tutti l’avrebbe”. Mi pareva esagerata l’associazione rabbia-febbre, ma di sicuro è una “malattia” cronica, insinuatasi nei social, dove certe persone si intrufolano per offendere, dietro la maschera dell’anonimato. L’altro ieri ho postato un pezzo sulla modella Gloria Fregonese, a mio dire molto bella ma soprattutto di carattere, perché ha saputo reinventarsi nella moda, dopo il licenziamento da impiegata. Ho dato un’occhiata alla sua pagina Instagram – che ho anch’io perché introduce il mio blog verbameaada.com – e scopro con disappunto, ma sarebbe più appropriato dire disgusto che è stata bersagliata di critiche pesanti. Mi sfugge la vera ragione. È un peccato essere bella e usare ciò che madre natura ha donato? Ha infastidito qualche foto intrigante? Oppure dà fastidio che la ragazza abbia preso un ascensore professionale? Infine, vuoi vedere che aveva ragione mia nonna Adelaide, l’invidia si rigenera e serpeggia ovunque? Comunque io della ragazza apprezzo soprattutto lo spirito. E anche la voglia di conoscere chi e perché la offende.
Ognuno dà ciò che ha
Mi secca molto quando sul tablet una cicalina mi avvisa che: “È il momento dell’esercizio”, giusto quando mi sono appena seduta per leggere il settimanale il venerdì in santa pace, col sole che sta tramontando e il gatto accoccolato su una panca di legno dietro di me, seduta su una poltroncina di vimini, intiepidita dai raggi del sole. È stata una bella giornata di fine estate, con le contraddizioni della stagione prossima a passare il testimone: fresco deciso di mattina, sole caldo nelle ore centrali. Sono stata a pranzo da Lina, che è un’ottima cuoca, insieme con un comune collega: una rimpatriata professionale, tolti i panni di servizio, per uno scambio di ricordi e di esperienze. Prima di sederci a tavola, apparecchiata con la tovaglia delle feste, ho fatto un giretto per il giardino, a caccia di qualche foto significativa. Fiori pochi, ma immortalo un cespuglio fiorito sul retro, con un nome difficile (Lespedeza Thunbergii) e una cascatella di fiori viola. Un gradevole profumo di arrosto si spande in prossimità dell’ingresso. Trattasi di coniglio, che non gusto da decenni. Ammetto che le due ore di cottura lenta, con le erbe aromatiche, compresa l’erba limoncina, ne hanno fatto un capolavoro: sono d’obbligo i complimenti alla cuoca, che si è allargata con contorni cotti e crudi, antipasto, primo piatto, frutta e dolci annaffiati con vino di qualità. Dimenticavo il caffè, che da prassi io non prendo a fine pasto. Ecco, ammiro la dedizione di chi sa stare in cucina parecchio tempo, per accogliere ospiti da servire e intrattenere. Chi mi conosce, sa di questa mia debolezza. Se si presenta l’occasione, preferisco uscire a pranzo o cena, riservando il tempo dei fornelli alla scrittura. Del resto, già molto tempo fa Lina aveva sentenziato: “C’è chi produce e chi consuma”, in ossequio al principio che ognuno dà ciò che ha.
A lezione da Madre Teresa
Il calendario ricorda oggi Madre Teresa di Calcutta (Skopje, 26.08.1910 – Calcutta, 5.09.1997), al secolo Anieze Gonxhe Bojaxhiu. Il 19 ottobre 2003 è stata proclamata Beata da Giovanni Paolo II e nel 2006 è stata proclamata Santa da Papa Francesco. Nel 1979 aveva ottenuto il Premio Nobel per la Pace, per l’impegno profuso tra i poveri e il suo rispetto per la dignità di ogni persona umana. Religiosa albanese di fede cattolica, ha fondato la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Ma io intendo valorizzare il suo pensiero, che ho utilizzato in diversi momenti a scuola, quando insegnavo, durante le ore di Poesia oppure di Cittadinanza. Alcune frasi le conosco ora e vale la pena riportarle, per la modernità dei concetti e per l’intensità: Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia; Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso; Ieri non è più, domani non è ancora. Non abbiamo che il giorno d’oggi. Cominciamo…la lista è lunga e lascio al lettore la scoperta degli altri corroboranti pensieri. Chiudo con quello che mi sembra più appropriato in questo tempo di prossime votazioni: Non aspettare che arrivino i leader. Fallo da solo, persona per persona. Interessanti i suoi consigli “Per essere felici in 7 passi”: 1. Scegli consapevolmente di essere felice 2. Coltiva la gratitudine 3. Non portare rancore 4. Contrasta la negatività 5. Ricordati che il denaro non può comprare la felicità 6. Dai valore all’amicizia 7. Impegnati in attività che per te hanno significato. Non c’è che dire: a scuola di vita da Madre Teresa c’è sempre da imparare. Vedo di applicarmi.
Serata in musica
Grazie alla mia amica Lucia, che ama la musica e canta partecipo al Concerto I Tre Tenori – I Concerti della Rinascita I Luoghi della Bellezza – con l’Orchestra Sinfonica del Veneto diretta da Marco Titotto, nella Villa Barbaro di Maser, splendida cornice di un evento culturale che coniuga musica, letteratura, interpretazione, recitazione, architettura. Superfluo ricordare che la Villa è stata progettata e costruita da Andrea Palladio nel 1560 e contiene affreschi di Paolo Veronese. Dettaglio non trascurabile: lo spettacolo è gratis, grazie agli sponsor e al padrone di casa, Vittorio Dalle Ore. Arriviamo per tempo: da una strada laterale bordata di lumini che fanno anche atmosfera, raggiungiamo l’ingresso che superiamo verso il Ninfeo sul retro, luogo dell’evento dove abbiamo il piacere di rivedere una cara collega, Rossella con la madre, giunte da Treviso. L’evento era su prenotazione, in in breve tutti i posti a sedere sono occupati e la magia delle note ha il sopravvento. In programma ci sono quindici brani, esaltati dalle voci dei tre tenori Walter Fraccaro, Cristian Ricci e Miro Solman che sostituisce Fabio Armiliato. Tosca, Catilina, Pagliacci… O sole mio, Nessun dorma, sono i primi e gli ultimi del programma. A tratti sento Lucia sussurrare qualche passaggio vocale. Tra una esecuzione e l’altra, Federica Morello, la presentatrice legge versi di Dante e di Catullo che evocano dolci ricordi di scuola. L’Orchestra Sinfonica del Veneto, composta da più di quaranta strumentisti perfettamente armonizzati, è da sola un’attrazione unica. Emozionante e rivitalizzante concedersi il piacere dell’ascolto, in ampia compagnia. Peccato che l’intrattenimento finisca. In circa novanta minuti di spettacolo abbiamo ricaricato le pile per tutta la settimana. Grati agli organizzatori e orgogliosi del patrimonio culturale italiano.
Soddisfazioni quotidiane
Oggi giovedì, mattinata pienissima: esco prima delle nove per delle commissioni nei paesi vicini e ritorno a Castelcucco per le dieci circa, in orario di pieno mercato. Parcheggio in garage l’auto e mi dirigo a piedi in piazza. Mi fermo davanti al banco dei fiori dove compero una verbena bianca e rossa da sostituire con quella morta per il caldo; visto che farò tardi acquisto anche il pranzo al banco del pesce: insalata di mare e spiedino, cui aggiungerò solo l’insalata. Così non perdo tempo ai fornelli e mi occupo di altro. Posso permettermi la puntatina al bar Mirò, dove Gabriella serve ai clienti un cappuccino bello e buono. Stamattina l’aiuta Cristina, la sorella maggiore (sei fratelli, 4 femmine e 2 maschi), una bella signora sorridente, già nonna di Nicolas, figlio di Alessia e Mattia, pronipote della signora Lina). Primo dato che emerge: due sorelle che si aiutano, belle dentro e fuori. Secondo dato: mi arriva il cappuccino decorato con la scritta “Grazie” che evito di smontare, rimestando lo zucchero col cucchiaino. Sono stupita e chiedo perché: giorni fa ho scritto un post nominando il nipotino, che deve essere una delizia (alla nascita, il decoro sul cappuccino era il neonato!). Terzo dato: Gabriella mi concede qualche minuto di confidenze e scopro che ha costruito la sua struttura di attenta barista, approfittando della scuola di vita, quando da piccola doveva tenere testa ai fratelli/sorelle più piccoli. Un esempio di gestione familiare che ha dato i suoi frutti, al netto dei sacrifici e delle rinunce. Intuivo di scegliete il bar per motivi che vanno aldilà della consumazione, ma ora ne ho la certezza. Tra l’altro il “Mirò” è sempre affollatissimo e può darsi che anche altri clienti agiscano spinti da una molla inconscia: peccato che il locale sia piccolo, la titolare meriterebbe di poterlo ampliare. Lo considero un’alternativa alla biblioteca, che pure in paese c’è: ma lì domina il Silenzio, al bar Mirò l’Accoglienza! Brave Gabriella e Cristina: lunga vita al servizio fatto con testa e cuore!
Oggi, San Bortolo
San Bartolomeo, il santo del giorno, oggi 24 agosto. In paese c’è il colle di San Bortolo dove è già avvenuta la Festa Alpina, cui ho partecipato anch’io, che avrà un seguito a fine settimana con la Festa del Cacciatore. A Possagno, dove ho abitato da ragazza, in contrada Vardanega c’è la chiesetta dedicata al santo, protettore dei bambini nella città di Pistoia, che gli dedica un culto particolare esteso su tre giorni. Il suo nome significa “dono di Dio” oppure “figlio del valoroso” e il colore del nome Bartolomeo, secondo l’arte dell’ onomanzia è il viola. Discepolo di Gesù, uno dei dodici che ne seguì la vita pubblica, predicò e diffuse il Vangelo in India e in Armenia dove subì il martirio, avendo suscitato le antipatie dei sacerdoti pagani. È uno dei santi più amati e venerati in Italia, protettore di macellai, pellicciai, conciatori, calzolai e lavoratori di pelli, per via del martirio subìto, tramite scorticazione. È anche Patrono delle Isole Eolie dove, secondo la leggenda giunsero le sue spoglie dentro una cassa di marmo, gettata in mare dagli infedeli. Se penso alla diffusione del nome, non mi è mai capitato di spuntarlo negli elenchi di scuola, ma un Bartolomeo – Vanzetti – è stato nominato e ricordato varie volte. Insieme con l’amico Nicola Sacco fu giustiziato in Massachusetts sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927, perché attivista anarchico: esecuzione di due immigrati italiani, imprigionati e ingiustamente accusati. Insomma, considerati “due agnelli sacrificali”, immolati sull’altare non della religione ma della politica. Per deformazione professionale, mi sovviene anche la strage compiuta a Parigi, in Francia nella notte di San Bartolomeo del 1572, contro gli Ugonotti, dalla fazione cattolica. Ordinata dalla regina madre Caterina de’ Medici, provocò la morte di migliaia di protestanti francesi. Mi rendo conto che attorno a un nome…viaggiano tante storie. Per restare in ambito e tempi recenti, mi sovviene che Bartolomea si chiamava la superiora della Scuola Materna frequentata da mio figlio (una trentina d’anni fa). Auguri a chi porta questo nome e saluti cordiali ai lettori!
Dietro le quinte (di casa)
Stamattina lavoro con Manuel, la mia spalla destra e sinistra a collocare altre mie opere in internet, tramite Amazon, di cui sono diventata “partner venditore”. Si tratta dei romanzi PASSATO PROSSIMO, UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO e della raccolta di 365 articoli POST PER UN ANNO, postati sul mio blog vebameaada.com lo scorso anno. Approfitto per ricordare che il blog è attivo e ogni giorno accoglie una mia riflessione, oggi di ambito privato, anche se gli argomenti più frequentemente trattati riguardano l’attualità. D’altronde c’è bisogno pure di leggerezza, tra tante notizie pesanti, come sottolinea una mia lettrice. Al netto del tempo trascorso per capire come muoversi, la cosa funziona così. Avviata la procedura per diventare “cliente venditore” di libri, il testo va registrato con le misure richieste – peso, altezza, numero di pagine, genere letterario, copertina davanti/dietro/di profilo, quantità, prezzo, codice ISBN…e si attende l’ok con l’invio delle etichette da apporre sul retro. Questa parte mi coinvolge, perché mi limito a tagliare lo scock da posizionare sopra le etichette che Manuel provvede a stampare e a tagliare con la taglierina, passando dallo studio/laboratorio ad altra stanza/didattica. L’ultima parte riguarda l’imballaggio del prodotto, che va pesato, sia per unità che nella somma degli articoli. Anche il contenitore, cioè lo scatolone deve indicare le misure, prima di essere bene sigillato ed essere munito di scheda di riconoscimento, nel mentre arrivata via stampante. Un lavoretto niente male, se il pc non fa le bizze e allunga i tempi di attesa. Comunque, dopo un lacerante apprendistato posso dire che adesso, col secondo carico di libri proposti – finora sette – mi sto quasi divertendo! Manuel è semplicemente indispensabile e in sua compagnia imparo e mi diverto. Lui è l’eredità più bella ricevuta dalla scuola con il pensionamento. Spero che Amazon mi dia una grossa mano nella distribuzione e a dare visibilità alle mie opere. Cosicché possa dedicarmi alla creazione di un’altra creatura letteraria. Cari lettori, oggi vi ho informato di ciò che succede dietro le quinte. Non lasciatemi sola!
Santi e animali
Oggi San Rocco (Montpellier/Francia ? – Voghera, 16.08.1327), protettore dei cani, dei viandanti, dei farmacisti, dei volontari… impossibile dimenticare che il 16 agosto era il compleanno di mio padre Arcangelo, amante dei cani- soprattutto cocker – e pellegrino su questa terra, anche se preferibilmente a cavallo delle due ruote. Un collegamento con il santo odierno gli sarebbe piaciuto. È mancato ancora giovane, 41 anni fa ed è la figura genitoriale che tuttora mi manca. Ovviamente compenso il vuoto in altro modo: avere un figlio maschio è un po’ un risarcimento. Poi ci sono i fiori, un bene di cui non mi privo. Dante, il padre della nostra letteratura, un altro grande pellegrino, ci aveva visto giusto, considerando fiori, stelle e bambini le tre cose rimasteci del paradiso. Stamattina ho comprato due bei gerani rossi, da mettere al posto dei due che non hanno retto alla lunga calura. Quando ho dei fiori per le mani sono contenta, mi distraggo e mi nutro di forme, colori, profumi. Una ‘passione’ che viaggia in parallelo a quella dei gatti, creature eleganti, magnetiche, indipendenti. Non mi stupisco abbiano ispirato molti poeti ed artisti. Anche i felini hanno un santo protettore, anzi una santa: una monaca benedettina del VII secolo che risponde al nome di Gertrude di Nivelles, ricorrenza 17 marzo. Mentre scrivo, Fiocco, il mio micetto color miele sta rincorrendo una mosca d’oro e Pepe, la sua amica bianco-grigia pressoché coetanea (circa quattro mesi) sta giocando con una foglia: stupefacente come riescano a divertirsi con così poco. Da invidiare e copiare! Perfino Grey, la gatta più grande, sei anni, reduce da un blocco intestinale e trauma da competizione automobilistica nei pressi di casa, li ha presi in simpatia e l’ho vista giocarsi insieme. Per chiudere, cani e gatti hanno sempre convissuto tranquillamente a casa mia, in barba al proverbio che li considera incompatibili. Il loro esempio rasserena. La protezione dei santi conforta.
Il mio ferragosto
Oggi Ferragosto, forse la giornata più desiderata dagli Italiani, non da me che sono poco festaiola: mi dà fastidio la confusione, il rumore… però delle sagre in corso apprezzo i manicaretti che si possono gustare all’aperto. Come è successo ieri a san Bortolo di Castelcucco, dove ho fatto una capatina in compagnia di Lucia. Buona organizzazione, bella giornata, pubblico numeroso. Confortante vedere ex sindaco Adriano al lavoro in cucina e figlioletti biondi trasformati in solerti camerieri. Anche il sindaco neo-rieletto Paolo, in maglietta e calzoncini si aggirava disinvolto tra i tavoli sotto il tendone, dove arrivava l’odore delle carni sulla griglia. Dopo due anni di blocco per la pandemia è salutare il contatto con la natura e il buon cibo. D’altronde l’idea delle “Ferie di Augusto” nacque nell’antica Roma per celebrare lo stacco del lavoro dai campi, a opera dell’imperatore Augusto…quindi sopravvive il collegamento con i prodotti della terra, che quest’estate ha sofferto parecchio per la siccità e altre invadenze umane. Il calendario riporta oggi la Festa dell’Assunta, quindi la giornata si connota anche di significato religioso, per i credenti prioritario sulla festa pagana. Sia come sia, sono contenta che la stagione viaggi verso un clima speriamo migliore, portatore di piogge salutari e non devastazioni, come purtroppo spesso succede. Non sono riuscita finora ad andare al mare e francamente lo evito in alta stagione. Giocoforza mi ritrovo a trascorrere molto tempo in casa, che richiede una assidua manutenzione, più fuori che dentro in questo periodo: le piante sono in sofferenza, i fiori si vedono con il binocolo. Mi gusto l’occhio osservando l’uva fragola che matura sotto la pergola e le mele che si ingrossano di giorno in giorno. Mentre scrivo, non si sente un fiato: credo che buona parte del paese sia a san Bortolo dove la festa alpina continua, tra odori, sapori e speranze di un futuro clemente. Buon ferragosto!
