Amici a quattro zampe

Che meraviglia, il sole! Anche se la temperatura è bassa, godere della luce, della nitidezza del cielo, del tepore che si posa sulle mani e sul volto mezzo coperto dalla mascherina è un piacere garantito e gratuito. Sono stata a salutare un’amica, che mi ha regalato una piccola zucca, prodotto di stagione. Mentre noi ci scambiavamo quattro chiacchiere, i suoi gattini si rincorrevano felici tra le piante di rose ormai sfiorite e le pietre tiepide dell’ampio ingresso: Tigre, Mafalda, Nuccio… batuffoli bianco-grigi che sono parte integrante della famiglia. Priscilla, nera come la mia Puma, osservava altezzosa i giochi dei suoi consimili felini. Non a caso Lina ama i fiori e i gatti, come me e spero tante altre persone. Mi vien da considerare, che in tempo di allerta sanitaria e distanziamento sociale, gli animali da compagnia diventano perfino una terapia, se non per il fisico, sicuramente per lo spirito. Tra le eredità morali ricevute dai miei genitori, mi conforta l’attitudine a convivere con gatti, cani e uccellini. In tempi andati anche con tartarughe e criceti. Se fossi vissuta in campagna, avrei familiarizzato anche con altri animali, tipo caprette, oche e cavalli. Adesso che ci penso, non credo sia un caso che tra le mie frequentazioni, diverse persone vivano insieme con gli animali. Quando porto fuori Astro di sera, incrocio padroni con cane al seguito, e non sono pochi. Il che mi fa dedurre che la complicità uomo-animale sia fruttuosa. Mi è stato riferito che a Londra, durante la pandemia qualcuno si è addirittura procurato un cane, pur di poter uscire di casa. Presumo che il più fedele amico dell’uomo si sia adattato di buon grado…

La lanterna che illumina il cammino

Domenica fredda, piovosa e triste. Sono costretta a rinunciare a due uscite, causa maltempo. L’età non più green richiede prudenza, ma l’umore ne risente, specie se è domenica. Non posso contare su nipoti e parenti, in altre plaghe spalmati. Faccio affidamento su alcune amiche, però di domenica si dedicano giustamente ai loro cari, oppure non sono disponibili per altre ragioni, tipo il maltempo. Cerco di distrarmi in cucina, ma la giornata è lunga. Metto il viso fuori un paio di volte e controllo la temperatura: 10 gradi, non proprio da passeggio. Spero che nel pomeriggio cambi qualcosa, ma non succede. Le gatte escono ed entrano freneticamente, il cane è sempre la mia ombra. Mi sto scoraggiando, non ho voglia di leggere e nemmeno scrivere. Più tardi andrò a mangiare la pizza da sola, ovviamente con la mascherina… Mando qualche messaggio e faccio un paio di telefonate. Mentre avanza la sera, il cielo da lattiginoso diventa cupo. Un po’ come la mia anima. Tento un’ultima telefonata, Pia mi capirà. Così è, per fortuna. Lei ha messo la sua competenza professionale di infermiera a servizio degli altri, ma soprattutto la sua sofferenza che la rende ricettiva e incoraggiante. Secondo me ha pure un animo d’artista, perché usa parole appropriate e immagini poetiche. Sua la metafora che l’amico è come una lanterna che illumina il cammino… proprio quello che rappresenta lei per me, in un momento di scoramento. Mi sento rinvenire. Anche se non ho pranzato fuori e ho dovuto rinunciare al cinema, mi consola avere un’amica che mi illumina il percorso. Grazie, Maria Pia!

Una storia d’amore

Tanti anni fa andare a vedere una sposa era un evento. Adesso c’è meno trasporto, anche in relazione al divieto di assembramento. Sarei andata a vedere Annu, mia cara ex alunna indiana, se si fosse sposata nel tempio del Canova, come sperava abitando a Possagno, paese natale del famoso scultore. Invece Annu si è sposata in Germania ed è poi convolata col suo sposo in Canada. Stamattina mi è arrivato il video delle nozze, sontuose e colorite come piace agli indiani. Annu esordisce dicendo “Amore mio”, poi prosegue in rapido inglese di cui colgo lo spirito e immagino il contenuto. Indossa due abiti: quello fastoso da sposa e successivamente un sari rosso con inserti dorati che fa risaltare la carnagione scura. I capelli medio lunghi sono raccolti a elegante chignon basso, abbellito da un fermaglio. Del marito, molto indiano, mi colpiscono la cravatta color bordeaux su completo blu light e la voce, determinata e avvolgente. Credo che il rito sia ortodosso. La musica successiva al clou della cerimonia è indiana, interpretata dagli invitati in stile bollywoodiano. Questa almeno è la mia impressione. Comunque, al di là dell’originalità delle nozze, mi piace pensare al percorso umano di questa giovane donna che ha mantenuto la grazia di quand’era ragazza e ha dimostrato un coraggio notevole nel perseguire un sogno d’amore… non proprio a portata di mano: India, Europa, America. Si merita tutto il bene possibile. La ringrazio di avermi fatta partecipe della sua felicità. Tanti auguri di cuore!

Arte e Valori

Ho visto l’affresco “Carabinieri nella tormenta a Feltre”, che mi era stato segnalato da un amico carabiniere e pittore. Quando l’arte sostiene l’Arma, sensibilizza l’utenza che può coniugare disciplina e bellezza. In tutti gli uffici pubblici sarebbe auspicabile ammirare opere d’arte, specie in quelli soggetti alla sofferenza fisica o psicologica. In tempi passati erano le chiese a elevare lo spirito attraverso le narrazioni pittoriche. Adesso che l’uomo è diventato più laico, può nutrirsi di valori ovunque si svolga la vita civile. Io non sono esperta di arte, ma cerco di interrogare l’opera, per carpirne il messaggio. L’autrice dell’affresco trasmette in sostanza una storia di alto contenuto morale, ambientata a Feltre, sotto la protezione dei santi Vittore e Corona: due carabinieri procedono nell’esercizio del dovere, ostacolati dalla tormenta di neve, che è reale ma anche simbolica, perché sottintende i sacrifici, talvolta sottostimati, sostenuti dai rappresentanti dell’Arma. Ecco, le parole sacrificio e dovere mi suonano come reminiscenze scolastiche che mi inteneriscono e mi commuovono. Andrebbero usate più spesso, senza paura di essere considerati parrucconi. Coi tempi che corrono, il recupero anche linguistico oltre che artistico non può che fare del bene.

Buon Compleanno!

Un tramonto brillante: ecco cosa auguro a Maria Pia e a me stessa, che la seguo nel percorso in discesa della vita! Attenzione: lei è proprio la dimostrazione che età anagrafica e biologica non coincidono. Curata, abbronzata, attiva… va in palestra e in bicicletta. A pranzo elabora manicaretti sfiziosi e arreda la tavola sempre con un bouquet di fiori che raccoglie in giardino. Ha molti amici ma convive serenamente anche da sola. Dietro il sorriso lungimirante nasconde ferite, che l’hanno piegata ma non abbattuta. Credo che la sua dote distintiva sia la sensibilità, che è un’arma a doppio taglio se esonda dal medio sentire. Quanto al nostro rapporto amichevole, è sostenuto da una condivisione della letteratura: io scrivo e lei legge, fornendomi commenti mirati e generosi che mi riempiono di gratitudine e mi spronano a continuare a mettere su carta le mie emozioni. Insomma, è una mia fan che mi onoro di conservare tra le persone positive della mia vita. Che sia nata il giorno di san Francesco è una premonizione, dato il suo stile di vita equilibrato e rasserenante. In tema di amicizia, adeguata mi sembra la definizione di Marcel Proust, che faccio mia: “Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici, sono gli affascinanti giardinieri che fanno fiorire la nostra anima”. Quindi, grazie Maria Pia della tua amicizia e luminoso compleanno!

Oggi, san Pacifico…

Consulto spesso i nomi dei santi in calendario, per cercare quello più idoneo da dare ai miei personaggi letterari, più che per devozione. Oggi è san Pacifico e mi sta proprio bene, per ridimensionare le ansie da incontro con l’autore, che stasera sarò io. Poco fa sono stata a fare un sopralluogo in Centro Sociale a Castelcucco, dove le sedie sono già state distanziate. Con Manuel, il mio ex alunno talentuoso diventato mio assistente tecnico-informatico, abbiamo fatto delle prove audio, peraltro sul momento non riuscite. Confidiamo nella benevolenza del pubblico se qualcosa andrà storto, anche perché l’ampia sala “risponde” in maniera diversa, a seconda che sia vuota o popolata. Perbacco, quante quisquiglie bisogna considerare! Giovanni, il lettore più giovane coinvolto nel reading, tredici anni appena compiuti, mi ha chiesto come si deve vestire… percependo che l’incontro con l’autore non è cosa di tutti i giorni. Ho apprezzato la delicatezza che ha generato la domanda. Come sto io, che un collega ha definito “veterana” di questi eventi? Bene, in apparenza… se non fosse che da tre mattine mi sveglio verso le quattro e poi non riesco a prendere più sonno. Diciamo che mi do da fare perché la serata riesca bene. Ho anche comperato un’azalea rosa salmone che si intona col dipinto SGUARDO ANTICO di Noè Zardo, riprodotto in copertina, che mi farà compagnia accanto al tavolo della rappresentanza. Se possibile, avanti sera aggiungerò qualche dettaglio, perché “I dettagli fanno la perfezione, la perfezione non è un dettaglio.” Parole sante, di Leonardo da Vinci!

Se il soggetto c’è, il resto vien da sé

Vado a Bassano, in giorno di mercato. Un rapido giro per le bancarelle della piazza e poi punto alla biblioteca, un tempo meta fissa per ricerche e letture. L’emeroteca sulla destra entrando, mesi fa era un accogliente studio aperto dove persone adulte e oltre si trovavano a sfogliare quotidiani in silenziosa compagnia. Chi era frettoloso, chi ci metteva ore, ognuno aveva il suo tempo. Se trovavo il quotidiano prescelto occupato, prendevo una rivista dall’espositore e mi accomodavo sulla poltroncina di pelle bianca, curiosando tra le pagine amene, in attesa che arrivasse il mio turno di lettura. Stamattina ho rilevato che quella stanza è stata dismessa ed è attualmente adibita a deposito libri: che tristezza, ci sono i libri ma mancano i lettori in carne e ossa! L’effetto covid ha azzerato abitudini piacevoli che vorremmo riprendere. Non è lo stesso applicarsi in solitudine da casa. Voglio sperare che la pandemia, finalmente nauseata dalle nostre rinunce, si dissolva e ci consenta di tornare a vivere non come prima, ma se possibile meglio. Poco distante dalla biblioteca, c’è la scuola elementare Giuseppe Mazzini, che di lotte se ne intendeva. Ci passo davanti e mi colpisce all’ingresso un bellissimo ibisco rosa in avanzata fioritura, con decine e decine di fiori violetti caduti a fargli da tappeto. Anche il tronco è interessante, i rami sembrano aperti in una sorta di confortevole abbraccio della sovrastante fioritura. Vabbè, lo ammetto, in certi momenti mi sento ispirata. Se il soggetto c’è, il resto vien da sé.

Il fiore dell’amicizia

Affascinata dagli antichi, ho comprato di recente un libro intitolato COME ESSERE STOICI che ha per sottotitolo “riscoprire la spiritualità dei classici per vivere una vita moderna”. Come mio solito, inizio la lettura scegliendo dall’indice il capitolo più attraente, dedicato all’amore e all’amicizia. L’autore afferma che Aristotele distingueva tre tipi di amicizia: quella basata sull’utile, quella basata su ciò che è piacevole e quella basata su ciò che è buono. Il primo genere di amicizia è quello che oggi definiremmo un rapporto di mutuo vantaggio, “per esempio quello che vi lega al vostro parrucchiere di fiducia” (pag. 221) e qui mi fermo per parlare proprio del mio rapporto più che cordiale con Lara, la mia parrucchiera di fiducia da oltre trent’anni. Lei si prende cura delle mie chiome, assecondando la mia simpatia per i capelli ondulati e mi sta a sentire, mentre le racconto qualcosa o le chiedo notizie sulle sue figlie. Anche attraverso la mascherina si genera una corrente affettuosa che mi fa stare bene dentro, sebbene il casco spari aria calda che mi irrita la pelle e chiazza di sudore la camicetta sulla schiena. Quaranta minuti di asciugatura sono il limite oltre il quale… devo accorciare i capelli, come ho fatto di recente. Stare nel suo salone è per me (e sono certa anche per parecchie clienti) terapeutico, con la sola spesa della piega. Lara si merita un bel geranio rosa, che viene simbolicamente associato all’amicizia fruttuosa.

I 7 migliori medici

Tra gli oggetti che mi fanno compagnia c’è il tablet, che per me è un ponte sul mondo: ci scrivo, fotografo, annoto pensieri, comunico in internet, scambio e ricevo messaggi. Credo di dargli lo spazio che occupava la televisione durante la mia fanciullezza (da giovane studiavo parecchio e mi divertivo poco). Spero che sopravviverei anche senza, ma oggi, anche a causa del lockdown il telefonino/tablet è uno strumento sostitutivo di altre privazioni. Tengo molto ai miei contatti, pochi e selezionati. Stamattina la mia amica Antonietta mi invia una vignetta con la seguente perla di saggezza, moltiplicata per sette: I 7 migliori medici sono, nell’ordine: il sole, l’aria fresca, l’esercizio fisico, l’acqua, l’amore, il riposo, le risate. Mi sembra ben congegnato, credo che il suggerimento terapeutico affondi le radici nell’antica Grecia. Lo faccio mio con qualche spostamento. Darei senz’altro più spazio alle risate, perché ce n’è un gran bisogno, di questi tempi poi… Anche il riposo si merita una considerazione in più, e qui il distanziamento sociale ci può dare una mano a selezionare tra impegni inderogabili e abitudini acquisite senza riscontro di beneficio. Quanto all’esercizio fisico, perfino gli antichi romani erano concordi sul progetto “mens sana in corpore sano”, estendendo la pratica sia nelle palestre che a domicilio (io mi accordo col tapis roulant, mio figlio fa l’istruttore in palestra). L’amore, argomento troppo personale e impegnativo; ognuno lo insegue a modo suo. Rimangono il sole, l’acqua e l’aria fresca che erano preziose pure per il poverello di Assisi, che le menziona nel famoso Cantico delle Creature. Beh, tutto considerato sembra che per stare bene in salute non serva poi sbracciarsi tanto: prendere il sole, bere, riposare… farsi anche qualche risata liberatoria, pensando che se avesse da piovere, anche l’acqua è un bene di Dio (purché non sia troppa!)

Amore di mamma

Credo che la nascita di di un bimbo sia paragonabile al sorgere del sole, quando lo spettacolo della luce inonda la terra che esce dalle ombre notturne. Tutto si rianima e la vita pulsa frenetica. Stamattina ho fatto visita ad una giovane collega e a suo figlio: un angioletto di due anni tutto riccioli e paroline. L’ingresso occupato da giocattoli di ogni sorta mi ha richiamato la stessa situazione da me vissuta trent’anni fa, senza nostalgia ma con garbato pudore. Piccolo dettaglio: il bimbetto riconosce già le lettere dell’alfabeto, sarà un leader alla scuola materna! Immagino che agli occhi della madre, insegnante, sarà l’alunno preferito. Se confronto la velocità di apprendimento dei pargoletti odierni con quella di sessant’anni fa c’è da restare basiti! Pensare che in prima elementare io ho cominciato i miei esercizi di scrittura con le aste… sembra che siano passati secoli! Se il contesto o la cornice, per restare in ambito artistico sono cambiati, mi tranquillizza constatare che le emozioni profonde sono rimaste. In questo caso mi riferisco all’amore materno, intessuto di attenzioni, pazienza, sacrificio… coniugati con spontaneità, intuito, meraviglia e tante altre sfumature sentimentali. Poi i figli crescono e cercano la loro strada, com’è giusto che sia. Però è tanto bello vedere nuove mamme ripercorrere un tratto di cammino all’unisono con il proprio erede.