O tempora, o mores! (Oh tempi, oh costumi… ) Cicerone

Edizione straordinaria ieri sera alle 22.30 circa, per quanto successo in America, a Washington, nella sede del Parlamento della più grande democrazia del mondo: un assalto al Campidoglio, da parte dei sostenitori di Donald Trump, con feriti, una vittima (salite stamattina a quattro) e conseguente coprifuoco. Incredibile! Stavo in poltrona, con la gatta che ronfava sulle gambe; un occhio al programma su Rai uno e l’altro sul tablet, a curiosare tra gli ultimi messaggi. Incredula, sono sobbalzata! Mi è venuto in mente il detto “Tutto il mondo è paese”, subito archiviato perché in Italia abbiamo già i nostri problemi. Una ventilata crisi di governo fa già paura, figuriamoci oltre! Istintivamente ammiro gli Stati Uniti, ma devo dire che l’appeal non è più lo stesso da un bel po’. Trascorsi i bei tempi del “Yes, we can”, di Barack Obama sono emerse negli anni successivi delle negatività imbarazzanti in politica, come nella società. Mi spiace che il neo presidente eletto Joe Biden, di cui proprio ieri si ratificava l’elezione, debba affrontare una tale gatta da pelare, con tutto il rispetto per i felini, creature flessuose ed eleganti. Certo governare non è un esercizio da poco. Mi sovviene il detto che riguarda le tre attività più difficili al mondo: educare, sanare, governare. Che meraviglia, se potessero intersecarsi a beneficio della comunità nazionale e mondiale! Mi auguro che la crisi venga prontamente superata, come pare da segnali incoraggianti e auguro al Presidente Joe Biden di tenere testa alle drammatiche provocazioni. Al popolo americano, di fare autocritica.

Inossidabile Befana

Ho sempre preferito la Befana a Babbo Natale: rispetto a lui, in sovrappeso che viaggia con le renne, lei ossuta a cavallo della scopa, piuttosto sgradevole fisicamente, ma credibile, come tante donne che non hanno tempo di imbellettarsi, ma sono dotate di carattere. Anche saggia e giusta nel distribuire carbone ai bimbi cattivi e dolcetti a quelli buoni, senza donare a casaccio, perché i premi vanno meritati. Da un giro di confidenze con i miei coetanei, in età non più evergreen, da bambini noi non aspettavamo i doni né da Babbo Natale né da Gesù Bambino, ma dalla rassicurante Befana, una sorta di zia “madéga” (= nubile). E non mi si venga a raccontare che era la moglie di Babbo Natale, come ho sentito dire da qualche inventore di bufale. Nella mia infanzia, non ricordo molte calze appese alla cappa del camino… piuttosto i pacchi dono che la Ferrero, di cui mio padre era rappresentante, donava ai figli dei dipendenti: belli grossi, pieni di dolciumi e anche di libri. Deve essere partita da lì la mia curiosità per la carta stampata e per le storie, dolcezze per il cuore e per la mente. Anzi, già che ci sono rivolgo un appello alla inossidabile Signora: se dovremo convivere ancora a lungo con il distanziamento sociale, distribuisci anche a noi adulti tanti libri, possibilmente cartacei, senza scordare gli autori antichi che ci trasmettano il senso della misura e le virtù da esercitare nella pandemia… Adriano, Sant’Agostino, Seneca… e qualche raccolta di Poesie farebbero al caso mio. Grazie per l’attenzione e buon lavoro, inossidabile Signora! (Se non sono stata abbastanza buona, farò una capatina in biblioteca)

Tecnologia e Umanesimo

Ho seguito il discorso del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, che si è rivolto ai “cari concittadini e care concittadine” con tono paterno e parole chiare, invitando alla “ripartenza”. Eravamo in molti, circa 15 milioni, ad ascoltare il suo accorato messaggio. Capelli bianchi, abito blu, sguardo mite sembrava un importante membri di una allargata famiglia: credibile e rassicurante, pur ricordando le vittime e i danni perpetrati dalla pandemia nel corso del drammatico 2020. Ad un certo punto ha dichiarato che si vaccinerà, appena arriverà il suo turno. Esemplare. Riguardo alla ripartenza, sento il parere di diversi opinionisti, che prendo con le pinze. Oggi 2 gennaio 2021, durante il programma televisivo Unomattina ho selezionato due parole del pensiero di un qualificato ospite, che potrebbero diventare un’accoppiata vincente per la ripresa dell’economia nei prossimi mesi: Tecnologia e Umanesimo. Preciso che non sono affatto un’esperta, mi affido all’intuito più che altro, per definire la mia posizione. Avendo fatto studi classici e amando l’arte, che in Italia è di casa, vedo volentieri qualunque iniziativa volta a valorizzare il nostro immenso patrimonio. Quanto alla tecnologia, se bene utilizzata e non invasiva, perché no? Fa risparmiare un sacco di tempo e di code. La prima mail è stata inviata nell’ottobre del 1971 e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti! Certo non si può semplificare: la didattica a distanza è un palliativo rispetto alla lezione in presenza. Me lo confermano le mie colleghe in servizio. Io da pensionata le sostengo con qualche verso… che devo alla mia cultura umanistica.

Una donna coraggiosa

Il giudice Giovanni Falcone diceva che si muore per tante ragioni, e anche senza ragione. Questa frase si addice al fatto di cronaca nera successo in Trentino poche ore fa, dove Agitu Idea (forte questo secondo nome) Gudeta è stata uccisa da un dipendente ghanese. Etiope 42enne giunta in Italia dieci anni fa, era diventata imprenditrice agricola, allevando capre, che accudiva senz’altro con passione, da chiamare la sua azienda “La capra felice”. Pare che il delitto sia avvenuto per ragione di soldi. Falcone docet. Immagino il passato di questa donna coraggiosa che da profuga era diventata un simbolo di integrazione, le sue lotte, le sofferenze… finalmente il respiro grazie a un progetto realizzatosi. Poi la morte violenta a causa di colpi inferti con un martello (!) da un 32enne: di colore come lei, ma tanto distante dal suo essere grande. Immagino, o meglio intuisco la ricaduta che avrà in Italia e in Etiopia la sua morte. Qualcuno penserà che non sarebbe successo se fosse rimasta a casa sua… magari a morire di fame o di scontri tribali. Mi sento incapace di argomentare sul destino che ci alita addosso, talora come una travolgente raffica. Intendo esternare la mia ammirazione per una donna simbolo di riscatto, troppo presto costretta a deporre le armi. Onore a Agitu Idea Gudeta.

Domenica speciale

Oggi è una bella giornata, sia perché c’è il sole, sia perché è il “Vaccino day” per l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione Europea. Anzi, delle dosi di vaccino anti covid sono destinate a chi non fa parte dell’Unione (Paesi balcanici). Così si è espressa la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per la quale “Oggi iniziamo a voltare pagina”. L’ Europa unita nella sfida alla pandemia è rassicurante, anche se il piano vaccinale seguirà iter differenti. La primula usata per il logo L’ ITALIA RINASCE CON UN FIORE mi pare appropriata, perché fa pensare alla rinascita della Primavera, periodo non lontanissimo quando molti saranno stati vaccinati, sperando in un’alta adesione, dato che la vaccinazione è su base volontaria. Da parte mia ci sarò, anzi non vedo l’ora. Restano molte incognite da risolvere, tra cui quella gravosa del lavoro. Io sono pensionata, mentre mio figlio si era da poco inserito nel circuito delle palestre, ora chiuse. Lo vedo preoccupato… a ragione. Lavorare è un diritto, sancito dalla nostra Costituzione… una bella gatta da pelare per i nostri governanti (e non solo). Tra tante cose che ci sono state tolte, dobbiamo impedire che ci venga sottratta la speranza di tornare a una sana normalità, privata degli orpelli e intessuta di relazioni sociali e culturali. Magari scopriremo di essere dotati di qualità inimmaginabili, rimaste sotto la sabbia ed emerse per necessità a causa dell’emergenza sanitaria. Solo quando tutto sarà passato, potremo pensare a questo flagello come a una grave malattia superata. Intanto continuiamo a rispettare le misure prudenziali e teniamo viva la Speranza.

Natale 2020

Ieri sera ho portato fuori il cane, ora di cena: nessuno per strada, lampioni avvolti da una coltre di nebbia che sembrava pioggerellina, qualche timida luminaria dai terrazzi, nessun rumore salvo il latrato di qualche cane. Siamo in zona rossa e obbediamo. Forse. Di sicuro ci conviene, sia per tutelare la salute, bene individuale e collettivo garantito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, sia per non alleggerire il portafoglio. Mi sono meravigliata di non aver incrociato anima viva nel raggio di trecento metri, laddove incontravo gruppetti di giovani con radio appresso, runner, conduttori di cani… Può essere un buon segno di collaborazione con le istituzioni, si chiarirà nei prossimi giorni. Oggi, mattina di Natale anomala, umida e silenziosa. Non fa freddo e quindi non nevicherà, peccato! I canarini del vicino cantano, non a squarciagola, ma quanto basta per dare il buongiorno in musica. Devo prestare orecchio alle campane, perché le funzioni religiose hanno subito dei cambi orario. Devo accordarmi con l’atmosfera strana che avvolge persone e cose. È una mattina speciale, ma qualcosa condiziona il mio umore: penso a quanti posti a tavola resteranno vuoti, a quanti pacchi non saranno consegnati, alla dilagante sofferenza negli ospedali. Desidero che tutto il male piombatoci addosso come un uragano si esaurisca e possiamo tornare a sorridere. Perché non può durare all’infinito navigare a vista. Mi distoglie dai tristi pensieri il trillo del tablet quando arriva un messaggio, anzi i messaggi dei miei contatti che mi augurano Buon Natale in tutti i modi e in tutte le forme. A questo punto sono caricata per accogliere l’oggi e abbracciare ciò che verrà.

Solidarietà e Volontariato

Tra tante notizie sconfortanti, stamattina ne sento una incoraggiante: l’Italia è il Paese d’Europa con il maggior numero di volontari! Sono lusingata di essere italiana e ringrazio le tante persone che si adoperano, spesso nell’anonimato, per portare un sorriso ed un sollievo a chi è nel bisogno. Ho il piacere di conoscerne qualcuna di persona. Appena pensionata, anch’io mi ero impegnata per un volontariato culturale presso delle case di riposo, dove andavo a leggere poesie o brevi racconti, esperienza umanamente molto coinvolgente. Poi la coxartrosi ha limitato le mie presenze, che l’emergenza sanitaria ha azzerato. Per ora i miei contatti sono telefonici. Mi auguro in futuro di poter riprendere gli incontri che mi davano, a livello emozionale molto più di quanto io offrissi. Ieri era la Giornata Internazionale della Solidarietà, parola bellissima sempre, ma di questi tempi travagliati direi salvifica. Gli Italiani rispondono generosamente a vari enti e/associazioni che sollecitano il sostegno economico, ma mi permetto di dire che esiste anche una povertà esistenziale più difficile da cogliere e sanare. Non per nulla i Latini dicevano che il benessere si realizza nel binomio “Mens sana, in corpore sano”. Il distanziamento sociale ha imposto tante misure restrittive, comprese le palestre, luoghi deputati per l’esercizio fisico, mentre i teatri, i musei e altri luoghi di scambio culturale sono tristemente chiusi. Sono desolata, ma non ho ricette da offrire per rimediare. Se qualcuno ha da suggerirmi qualcosa, ne terrò conto. Intanto incrocio le dita e mi auguro che il prossimo anno sarà tutta un’altra musica.

Tempo di bilanci

Oggi sono in ritardo con il post, perché sono stata dal dentista per l’estrazione di un dente, operazione per fortuna divenuta quasi indolore negli ultimi tempi. Non me ne voglia la categoria, tra cui annovero un’amica del Liceo, ma non frequento volentieri lo studio di questi professionisti. Rincuorata dall’esito dell’operazione, ho fatto una puntatina al supermercato per prendere due cosucce e non ho visto ressa. All’ingresso uno zelante controllore si è accertato che non fossi in compagnia di altri familiari. Nel mentre è scesa la sera e ho visto uno spicchio di luna acquistare colore nel cielo che imbruniva. Durante il rientro, qualche alberello luccicava con moderazione. Spero che anche nei prossimi giorni prevalga la misura, sia negli spostamenti che negli acquisti. Sento per televisione la reclame di vari prodotti e una merita il mio apprezzamento: un bambino in età scolare scrive la letterina a Babbo Natale, esprimendo il desiderio di non vedere più le persone con la mascherina e di poter abbracciare i nonni senza timore: come non condividere? A volte calarsi nei panni dei più piccoli accorcia le distanze espressive e restituisce il piacere della comunicazione che ho l’opportunità di esercitare nel blog. Approfitto anzi per fare gli auguri a chi mi segue e a chi commenta, da estendere anche a chi non lo fa ma forse lo farà in seguito. Dopo sei mesi dall’apertura, mi permetto di fare un bilancio: le statistiche dicono che il “traffico” aumenta e la cosa mi conforta. Grazie lettori, siete la mia famiglia adottiva!

Un compleanno speciale

Sorpresa: oggi 17 dicembre ho fotografato un bocciolo di rosa gialla, con la rugiada che lo ricopre: chissà se sboccerà… la stagione è troppo avanzata e il sole, quando c’è, non si può dire che scaldi. Comunque è stata una consolazione vedere che la natura ci prova a rinnovarsi, anche in condizioni difficili, per non dire proibitive. In altri contesti avrei reciso il fiore, ma in questo caso preferisco non separarlo dalla pianta madre. Idealmente lo dedico a papa Francesco, che compie oggi 84 anni. Sicuramente un esempio di resistenza anche lui, in un mondo ecclesiastico dove c’è chi gli rema contro, procurando lacerazioni e ferite come le spine di una rosa colta incautamente. Il santo padre mi ricorda spesso il poverello di Assisi, di cui non a caso ha adottato il nome. Nel suo fare e dire mi sembra molto umano, attento alla sostanza più che alla apparenza, come si addice a un uomo di chiesa, pur non essendo io una esperta in materia. Mi è giunta notizia che da giovane argentino, anziché demonizzarlo apprezzasse il tango, danza che anch’io ho volentieri praticato da ragazza: un altro indizio che me lo rende simpatico e, oserei dire familiare. Il riferimento alla musica argentina mi ricorda lo strumento di eccellenza per suonarla, la fisarmonica, che in questo periodo prenatalizio ho ripreso in mano. Per Natale vorrei suonare decentemente “Tu scendi dalle stelle”, anche senza pubblico, nel rispetto del distanziamento. Per omaggiare qualunque nascita.

La luce in fondo al tunnel

Leggo sul quotidiano che tra qualche settimana inizierà il piano vaccinale, su base volontaria degli Italiani. Io ci sarò, spero. Dopo tanti mesi vissuti col fiato sul collo, tra ansie timori e restrizioni, mi sembra una liberazione da accettare con la speranza di venirne fuori. Conosco i dubbi di chi esita, rispettabilissimi. Io mi fido degli scienziati che si occupano dell’efficacia dei vaccini e che non sono degli sprovveduti. Poi incrocio le dita e penso positivo (non senza qualche cedimento). Mi sembra lo spirito giusto per accogliere l’anno prossimo, che ci auguriamo tutti seppellisca questo drammatico 2020. Nello stesso giornale leggo la lettera di una persona affetta da una seria problematica che la costringe a lunghe degenze ospedaliere, impedendole di stare a casa, da dove molti domenica scorsa si sono allontanati, riversandosi in massa nelle piazze e nei centri commerciali. Tra l’altro per distrarsi e curiosare, più che per fare acquisti. Non ho argomenti per bacchettare nessuno, la situazione è complessa e penosa da tutte le angolazioni. Ma sono disposta a rinunciare al superfluo, a salvaguardia della mia e altrui salute.