Chi può godersi il mare da una barca è un privilegiato. Salvo morirci, come è capitato alla giovane coppia a Salò: lei 25enne studentessa universitaria, bellissima, lui il suo bel compagno 37enne, una coppia affiatata che rientrava dalla cena con il natante, investito in pieno da un motoscafo condotto da due tedeschi che non si sono accorti dell’incidente (!) e pertanto non li hanno nemmeno soccorsi. Lui morto sul colpo, col ventre squarciato dall’elica, lei ripescata in acqua con gli arti inferiori parzialmente recisi. Bruttissima storia, che ne evoca altre successe in mare, a danno di ignari bagnanti o natanti. Quando si dice la jella (mi verrebbe da usare una parolaccia accreditata tra i giovani e non solo): i due sfortunati erano giovani, belli, innamorati, presumibilmente in vacanza, sportivo amatoriale lui proprietario della piccola imbarcazione in legno… e vedi che fine hanno fatto! I due turisti sul motoscafo a nolo che si erano allontanati senza prestare soccorso, sono ora indagati per omicidio colposo e omissione di soccorso, praticamente altre due vite messe a soqquadro, anche se non private dell’esistenza. Di solito gli incidenti si verificano sulla strada, cielo e terra non ne sono esenti… ma in un posto bello come il lago non dovrebbe succedere. L’acqua è un elemento vitale: penso alla Venere del Botticelli che sorge dalle acque, alle poesie dedicate al mare, alla simbologia di riferimento… ai versi “Chiare, fresche et dolci acque” del Petrarca che vengono offuscati dai gravi incidenti causati dall’imperizia e dalla superficialità umana. Quando va bene.
Categoria: Attualità
La prima Rettrice dell’università di Padova
Accolgo con grande piacere la notizia che è stata eletta la prima Rettrice dell’Università di Padova: Daniela Mapelli, 55 anni, docente di Neuropsicologia e riabilitazione psicologica, madre di due figli. Dopo 800 anni dalla fondazione del prestigioso ateneo, ben venga, anche se la neo eletta ha tenuto a precisare: “Mi piacerebbe che un giorno si parlasse di competenza non più di genere”. Del resto Padova annovera la prima donna laureatasi al mondo: in Filosofia, nel 1678, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, simbolo di emancipazione femminile. Nata nel 1222, l’università di Padova è una delle più antiche, dove insegnò anche Galileo Galilei come dottore di Matematica e Fisica, durante “i 18 anni migliori di tutta la mia vita” (parole sue), dal 1592 al 1610. In Prato della Valle, tra le 78 statue dei padovani illustri che cingono l’isola Memmia c’è anche lui, che pure era nato a Pisa, nel 1564. Sono stata diverse volte in visita di istruzione al Bo, sede storica dell’Università, con i miei studenti e la cattedra lignea da cui teneva le lezioni il grande pisano era uno degli obiettivi più interessanti. Era oggetto di riflessione anche il motto: Universa Universis Patavina Libertas = la libertà di Padova è universale e per tutti, a sottolineare la libertà di pensiero che la contraddistingueva. La mia Laurea in Lettere risale al 1976 ed ha rappresentato una tappa importante della mia vita. Oggi credo che molte cose siano cambiate, dopo il covid e le lezioni da remoto. Percepisco nuove difficoltà di relazione tra docenti e discenti e l’approccio allo studio si è in parte disumanizzato. Tuttavia rimane la grande opportunità di .migliorare il proprio bagaglio culturale, accedendo a uno dei tanti corsi universitari, per soddisfare il bisogno di specializzarsi in un qualche ramo del sapere. Condividendo il motto di Socrate: “La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere”… quindi non si finisce mai di imparare!
Una bella storia
Tra tante notizie di cronaca più nera che bianca, stamattina ne leggo una confortante, di quelle che fanno bene al cuore, direi di un colore dorato: in provincia di Padova Greta, una bimba di otto anni, rinuncia alle sue trecce bionde perché possano essere trasformate in parrucche da destinare alle donne che hanno perso i capelli, a causa delle cure per combattere il cancro. Una bella storia, encomiabile la ragazzina, sensibilizzata al problema dal padre che lavora allo IOV (Istituto Oncologico Veneto); quando si dice che la mela non cade mai distante dall’albero! Anche il Presidente della Regione Veneto si è complimentato con Greta, che farà scuola a tante amichette, e non solo. Immagino l’attenzione mediatica che si sposterà su di lei, per un gesto di altruismo che suona straordinario in un periodo di confinamento sociale, per questo ancora più apprezzabile. In ambito femminile, i capelli sono una cornice del volto; lo afferma una che non può contare su dati estetici strepitosi, ma le chiome mi sono care e le curo con particolari attenzioni. Ho sempre avuto i capelli lunghi, con la scriminatura sulla fronte: raccolti a trecce da ragazzina, sciolti e ondulati sulle spalle da giovane, raccolti a coda sulla nuca da studentessa, a chignon da adulta. Sono una parte di me cui non rinuncio, forse legata alle scelte della mia vita: concentrano volontà e determinazione… in forma leggera, come ogni singolo capello nel contesto della chioma (siete autorizzati a ridere!). Tornando al gesto altruistico di Greta, i suoi capelli biondi ricresceranno in fretta e tornerà a goderseli, forse inanellandoli tra le dita, come fanno molte ragazze. Spero che il suo gesto di piccola grande donna produca altrettanta generosità.
Male infinito
Sgomento: è la parola giusta che prendo dal titolo di un articolo del Corriere odierno, riguardo alla tragedia successa a Roma, dove due fratellini di cinque e dieci anni e un pensionato accorso in loro aiuto sono stati freddati in un parchetto da uno squilibrato che poi si è tolto la vita. Con un tempismo sempre tardivo, e in possesso di un’arma che apparteneva al padre, guardia giurata deceduta mesi fa, che non avrebbe dovuto essergli accessibile. L’omicida, un giovane ingegnere, era stato in cura per problemi psichiatrici e soggetto a Tso (trattamento sanitario obbligatorio), quindi una persona disturbata che attaccava briga con facilità. Particolare che rende il misfatto ancora più terribile: i bambini erano ospiti della nonna, per godere dei giochi all’aperto, conclusa la scuola. Non oso immaginare come si sentirà questa signora e i sensi di colpa che proverà, magari per non avere trattenuto in casa i nipotini, costretti causa pandemia a un lungo confinamento domestico, appena concluso. Vale anche per i genitori degli sfortunati bimbi. Conosco persone fragili, che combattono con la depressione e disturbi maniaco ossessivi… un paio si sono inferte la morte, senza coinvolgere però familiari o vicini di casa, per fortuna di chi rimane. Perché è l’eredità di questo gesto malsano che fa la differenza: restare isolato a chi lo compie, oppure diventare distruttivo se ingloba altre vittime innocenti. Certo il cervello rimane ancora parecchio sconosciuto e limitati gli interventi per curarne le ferite. Sarebbe già qualcosa non sentirsi omissivi, riguardo alle cautele da prendere: tipo segnalare la presenza di armi in casa, da sottrarre a soggetti fragili. Cosa che pare non sia avvenuta, con danno irreparabile.
La bellezza non basta
Madre Natura non mi ha fatto dono della bellezza, ma non me ne sono fatta un problema, salvo disturbarmi da ragazza quando mi confrontavano con mia sorella più giovane, stupendosi che fossimo parenti. Ho investito in altro, coltivando le mie attitudini. Col senno di poi e la maturità mi sono convinta che la bellezza esteriore, come la intendevo io allora, può essere addirittura un intralcio, una sorta di biglietto da visita fuorviante. Viceversa, non mi spiego il crollo psicologico e, nei casi peggiori, il suicidio di donne belle e corteggiatissime. Come è capitato a Isabella (una profezia nel nome), bellissima 37enne di Crocetta del Montello, che ha deciso di uscire di scena, nonostante l’aspetto da star. Leggo sul quotidiano che doveva rispondere per l’ammanco stratosferico di denaro, sottratto alla madre invalida, di cui era curatrice. Immagino che fosse circondata da borse, vestiti, profumi… forse gioielli che, come dice Marilyn Monroe in un celebre film, sono i migliori amici delle donne. A proposito di amici: chissà se ne aveva, disinteressati della sua bellezza! La sua fine mi ricorda quella di altre donne, sopraffatte dal successo o dall’invidia per averlo raggiunto. Mi torna in mente la fiaba di Cenerentola che però ha un lieto fine. Nel privato, ho un figlio maschio piuttosto aitante. Non so come mi sarei comportata, se fosse nata una femmina, ma dubito che avrei ceduto su cose effimere e apparenti: a reggere i colpi della vita aiuta assai più possedere un temperamento strutturato di un bel corpo e uno splendido volto.
Non chiamiamole ragazzate!
Chissà cosa pensavano i ragazzi sfaccendati che sabato sera hanno imbrattato con pennarello e bomboletta spray, nonché inciso con le chiavi il legno del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, monumento storico nazionale, restaurato dopo sette anni di interventi e sette milioni di euro. Da Montebelluna sono arrivati col treno in città, dove si sono trattenuti oltre il coprifuoco… per fare una “bravata” che ha indignato l’intero Paese. Due hanno fatto l’affare sporco e gli altri sono stati a guardare, comprese le due ragazze, sotto l’occhio attento delle telecamere (per fortuna). Non si tratta proprio di ragazzini: 19 e 21 anni, operai e studenti universitari… e si parla di abbassare la maggiore età ai sedicenni! Mi sa che costoro non erano bravi studenti, quantomeno totalmente ignari di Educazione Civica e anche di senso civico, magari con un bisnonno che ha combattuto durante la Grande Guerra! L’esclamazione di Cicerone “O tempora o mores (che tempi che costumi)” è di sconcertante attualità. La cosa che mi indigna di più è l’uso della parola “ragazzata”, dietro la quale si cela il tentativo di giustificare qualsiasi danno arrecato alla comunità, in nome dell’età, quando l’uso della ragione si acquisisce assai presto. I danni sono danni, anche se a produrli è un anziano, o addirittura vegliardo. Che la noia sia una compagna pericolosa capisco, ma mettere in atto comportamenti teppistici, oltretutto di notte senza essere osservati, mi fa supporre che dietro ci sia una voragine di valori da colmare. Meglio se mi sbaglio.
Quadratura del cerchio
Primo giorno di esami per la licenza media, prova quest’anno solo orale, che non significa semplificata: diversa, come diverso è stato l’anno scolastico, parte in presenza e parte da casa. I candidati presenteranno un elaborato multidisciplinare, che hanno preventivamente sottoposto alla commissione esaminatrice. Insomma, un’unica prova, senza gli scritti di Italiano, Matematica e Lingua straniera. Non ho nipoti in età scolare e sono fuori dal giro, ma di una cosa sono sicura: gli esaminandi proveranno la stessa emozione di quando io sostenni gli esami di terza media, che provo a ricordare. Se non ricordo male, tra gli scritti c’era anche una prova artistica: io feci un disegno che rappresentava il fondo del mare (non mi stupisco, data la mia simpatia per l’ambiente…) e sostenni anche la prova di latino. All’orale dovetti recitare l’ultima poesia dettata e imparata a memoria (allora si faceva) la Preghiera di san Bernardo alla Vergine, canto XXXIII del Paradiso dantesco, con incursione poi nelle tre guerre d’indipendenza. Fui licenziata con il nove (c’erano i voti) e un leggero ammonimento che avrei potuto fare di più! Mah, sono delle frasi superflue perché, se tornassi indietro, mi impegnerei un po’ meno e distribuirei le mie energie in vari settori, non solo in ambito scolastico. Essere impegnata a scuola mi è servito per la prosecuzione degli studi al Liceo classico, percorso strutturante, e poi per frequentare la facoltà di Lettere, da autodidatta all’università patavina, dove mi sono laureata a 23 anni, con 107/110: effettivamente avrei potuto fare un ultimo sforzo per rimediare il massimo… ma va bene così. Anche perché l’esperienza mi fa ritornare da pensionata a scuola, in quella più dura: lunedì prossimo, alle 17, presenterò il mio ultimo impegno letterario, il romanzo Il Faro e La Luce, nella biblioteca dell’istituto G.B.Brocchi di Bassano del Grappa (VI), in memoria del professore di Italiano Armando Contro che insegnò per un decennio a schiere di studenti volenterosi, me compresa. L’edificio non è più lo stesso, ma è rimasto intatto il prestigio che si è meritato nel tempo, grazie al servizio profuso da docenti e studenti.
In armonia con la natura
Oggi 5 Giugno ricorre la Giornata Mondiale dell’Ambiente, giunta alla 47esima edizione. Quindi non una novità, che quest’anno propone come tema il ripristino degli ecosistemi. Molti volontari di varie associazioni ambientaliste, ma anche comuni cittadini sono impegnati a ripulire viottoli, valli, spiagge, ambienti inquinati da plastiche e micro plastiche. Iniziative lodevoli, finalizzate a sensibilizzare chi ancora recalcitra per mettersi nell’ottica della salvaguardia dell’ambiente, la culla che ci ospita. Non ho il polso della situazione, ma mi pare che nel complesso qualche punto di rispetto sia stato guadagnato. Vivo in Pedemontana del Grappa, in un paese tranquillo e pulito. Cerco di mantenere potata la siepe che delimita il perimetro di casa mia, perché non ostacoli il passeggio sul viale, curo le mie piante e annaffio col contagocce, consapevole che l’acqua è un bene primario. Faccio la raccolta differenziata da molto tempo e accedo di frequente all’oasi ecologica comunale, in occasione di sgomberi e pulizie varie. Mi godo ciò che mi regala il giardino, dove zampetta Astro, il vecchio cane e Grey, la giovane gatta, si rotola sulla terra sotto il glicine che trasmette una visione boschiva. A conti fatti, ci ho messo un bel po’ di tempo per stare bene a casa mia. Con un po’ di fortuna, tanta pazienza, sacrificio e adattamento devo ammettere che mi sono ritagliata un angolo fatto su misura per me, in armonia con la natura.
Esami di terza media
Mi sono trovata in piazza all’ora della ricreazione. Ho dato una sbirciatina al cortile della scuola, per incrociare lo sguardo di qualche collega addetta alla vigilanza… ma poi ho tirato dritto perché avevo i minuti contati. Oggi è il penultimo giorno di scuola e da domani gli studenti delle classi intermedie saranno in vacanza. Tour de force solo per chi dovrà sostenere l’esame di terza media, che quest’anno sarà solo orale ma verterà su tutte le materie, una novità che preoccupa gli studenti – a quanto sento – e pure gli insegnanti, che saranno costretti ad allungare il colloquio. Come docente in pensione, posso permettermi delle considerazioni “di breve durata”, nel senso che sono consapevole che “Tra dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Correggere gli elaborati degli esaminandi (ca una ventina) in un solo pomeriggio era impegnativo ma anche gratificante: corrispondeva a raccogliere quanto seminato. D’altro canto il parlato, per forza di cose, era subordinato all’esito degli scritti nelle materie che lo prevedevano, e pertanto era un po’ sminuito d’importanza. Adesso diventa prioritario, per esporre competenze acquisite e dimostrare padronanza nella gestione della emotività. Il che non è proprio male, dato che comunicare è essenziale, specie dopo tanti mesi di confinamento sociale tra quattro mura e/o dietro il monitor. Mi auguro che gli studenti la prendano per il verso giusto e che i colleghi, come sempre, sappiano fare di necessità virtù. Con l’augurio di archiviare definitivamente la pandemia e di affrontare insieme una nuova rinascita.
Cronaca nera: una costante!
In gioventù ho fatto per un anno la corrispondente per il Gazzettino, esperienza che ha migliorato la mia scrittura. Conservo gelosamente il tesserino, tessera n. 1417 del 1.04.1980 con la migliore foto che mi sia stata fatta. Avrei voluto farlo diventare un lavoro a tempo pieno, ma era forte, e più facilmente attuabile il richiamo dell’insegnamento. Inoltre la cronaca nera mi metteva in difficoltà, specie se le vittime erano di mia conoscenza, come nel caso di un vicino di casa e addirittura di mio padre, Arcangelo Cusin, “globe trotter” morto per infarto. Non so come avrei retto a notizie riguardanti tragiche storie familiari, tipo quella di stamattina: suocero spara in faccia alla nuora e poi si suicida. Pare, infastidito dal cane che abbaia troppo e che si chiama Leone, sebbene di piccola taglia. Assiste allo scempio la nipotina dodicenne, dettaglio che rende ancora più angosciante la drammatica vicenda successa a Spresiano. Scorrendo l’articolo, suocero e nuora abitavano sotto lo stesso tetto, non però in armonia. Il che mi fa rivalutare lo stato di solitudine anche fisica, talvolta lamentato dalla sottoscritta, che invidia le unioni familiari riuscite. Non per nulla mi è cara la frase latina: “Beata solitudo sola beatitudo” (= Beata solitudine, sola beatitudine). Tornando alla tragedia succitata, la vittima più danneggiata è sicuramente la ragazzina, che ha assistito impotente all’assassinio della madre Bruna, 51enne, per mano del nonno, fors’anche amato. Non so cosa succeda nella testa delle persone… che perdono la testa, magari per un nonnulla come l’abbaio di un cane. Certo sarebbe stato meglio che il nonno si fosse suicidato prima di diventare un assassino, così la nipote avrebbe ancora sua madre.
