La vita tra le macerie

La vita tra le macerie Tra le tante immagini drammatiche che giungono dalla Turchia e dalla Siria devastate dal terremoto, una le sovrasta: quella della neonata salvata dai soccorritori, ancora attaccata tramite il cordone ombelicale alla madre morta, insieme coi suoi quattro fratelli: fortunata? Non saprei dire, dato che è venuta al mondo ed è rimasta subito sola. Un’immagine straziante che toccherà il cuore di molte persone. Può darsi che l’ingresso nel mondo tanto drammatico consenta alla piccina di essere attenzionata e doppiamente amata. Dalla morte nasce la vita non è testimoniato solo dal seme che muore per germogliare, come succede al bruco per diventare farfalla: in questo caso la madre passa la vita all’ultima sua creatura che ne raccoglie il testimone… però che pena sapere che il passaggio sia avvenuto in modo apocalittico e irrevocabile. La foto della piccina estratta viva dopo 40 ore dalle macerie dell’edificio crollato in Siria ha già fatto il giro del mondo e chissà quanti altri bambini orfani dovremo piangere. Il bilancio provvisorio del terremoto in Turchia e Siria si aggira sui 15.000 morti, una cifra impressionante. Qualcuno viene estratto vivo dalle macerie dopo 72 ore dal sisma, mentre montano le critiche per il ritardo nei soccorsi e la mancata manutenzione degli edifici, alcuni sgretolatosi miseramente: storia vecchia, la prevenzione non è una priorità neanche da noi, che potremmo imparare qualcosa dai giapponesi riguardo la messa in sicurezza degli edifici. Tornando alla neonata siriana sopravvissuta alla madre che l’ha messa al mondo mentre moriva, non so come la chiameranno. Le starebbe bene il nome Speranza, con l’augurio che possa crescere in un mondo pacificato, liberato almeno dalla guerra se non si possono evitare i terremoti (la guerra civile in Siria è in corso dal 15 marzo 2011)

Un collezionista di attimi

Tutti i giorni succedono incidenti stradali, purtroppo. Mi pare siano la prima causa di morte nei giovani (tra i 14 e i 25 anni), seguita dalle malattie oncologiche e poi dai suicidi. Però ce ne sono di doppiamente sinistri, se posso usare il termine come aggettivo. Mi riferisco a quello occorso all’atleta paralimpico Andrea Silvestrone, 49 anni che ha perso la vita sull’autostrada A14, nella Galleria Castello a Grottammare (Ascoli Piceno), insieme con il figlio Brando di 8 anni e alla figlia 14enne Nicole. Diego, il secondogenito di anni 12 è ricoverato in “prognosi riservata” nell’ospedale di Torrette (Ancona). Prego che l’unico rimasto in vita, Diego, sopravviva: sono le parole della moglie Barbara Carota che mi fa una pena infinita. Nel frontale contro un tir, non si è salvato neanche il barboncino che la famiglia portava sempre al seguito. Affetto da sclerosi multipla, Silvestrone era campione di tennis in carrozzina. Quindi una persona che non si era piegata alla malattia che lo aveva colpito all’età di 33 anni. Dopo i tantissimi incontri con i ragazzi nelle scuole, nel 2022 era stato insignito della laurea ad honorem, evento che aveva commentato così: “Sono un grande collezionista, colleziono attimi. E ringrazio la vita che mi ha dato tanto, molto più di quello che mi ha tolto”, parole che sottintendono una grande sensibilità e generosità. Infatti era volontario della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori). Chissà quanto altro bene avrebbe fatto, se non fosse incappato nel fatale incidente, costato la vita anche a due dei tre figli. Non oso immaginare lo strazio della moglie, privata di quasi tutta la famiglia in un attimo e venuta a saperlo da internet, dato che tutti i cellulari squillavano a vuoto. Sono tragedie esorbitanti che lasciano senza parole. Che l’atleta avesse reagito con coraggio e tenacia alla malattia e limitazioni conseguenti, lo rende un gigante di cui resteranno le tracce.

Televisione scattante e utile

È bello svegliarsi la mattina e farsi due risate! È ciò che mi succede verso le sette, mentre mi faccio il cappuccino ancora in pigiama, prestando occhio e orecchio a Fiorello che conduce il programma Viva Rai2! Bisogna avere un talento eccezionale per fare sorridere chi sta di qua dello schermo, ponendo in primo piano argomenti di attualità pesanti. Succede stamattina riguardo la corruzione: un’azienda chiamata ‘Filigrana’ si occupa del riciclo di denaro sporco di qualunque provenienza, Quatar compreso. In uno schec di pochi minuti viene fatto il ripasso delle ultime ‘sparizioni’ di denaro: si sorride e ci si aggiorna, grazie all’ironia sapientemente usata dal mattatore, che conosce il pubblico come le sue tasche. E il pubblico televisivo lo ringrazia con audience lusinghieri, in testa quelli della Sicilia – la sua terra – e dell’Emilia Romagna. Dare spettacolo dal lunedì al venerdì per quarantacinque minuti, senza annoiare, in una collocazione oraria sfavorevole è impresa non da poco, prevista fino a giugno. Spero che lo showman tenga duro, supportato da una squadra variegata di artisti con o senza patente (di artista), ma di sicuro nell’animo. Dettaglio non da poco: si esibiscono in strada, spesso svestiti (da record, con le temperature attuali) mentre a pochi metri transitano le macchine. Oppure sul tetto del ‘carrozzone’ dove è raccolto il gruppo di lavoro con l’intrattenitore. Così si alternano volti noti della musica ad altri emergenti, proposti anche nel seguito del programma chiamato ‘Videobox’. Sebbene si verifichino delle interferenze e talora non arrivi il segnale, mi gusto il tango proposto da Lucrezia Lando, bella e brava ballerina di Bassano del Grappa. Insomma, dopo Fiorello la mia giornata prende quota. Un esempio di televisione scattante e utile.

Un gesto di sorellanza

Mia nonna Adelaide, friulana, portava il fazzoletto nero annodato dietro la nuca. Mia madre Giovanna indossava il velo per andare a messa, ma preferiva il foulard che da adulta ingentiliva il suo abbigliamento di foggia sportiva. Nel passato, il velo accompagnava il vestito della sposa il giorno delle nozze (forse anche ora, ma molto meno). Il preambolo per introdurre la Giornata Mondiale del Velo, detta anche World Hijab Day, oggi primo febbraio. Ad istituirla è stata Nazma Khan nel 2013, per sensibilizzare sulla questione del velo islamico ed invitare tutte le donne ad indossarlo per un giorno intero, contro la discriminazione. In sintesi, una protesta laica, un invito alla ‘sorellanza’ nato dall’esperienza discriminante vissuta da Nazma sulla sua pelle. Cresciuta nel Bronx, newyorkese originaria del Banglades, è l’unica ragazza musulmana in classe, l’unica a indossare il velo e a essere verbalmente bullizzata. All’Università la chiamano addirittura ‘terrorista’. Da qui l’idea di chiedere alle donne, di ogni nazionalità o religione di coprirsi il capo con un velo, per sperimentare ciò che le donne musulmane vivono ogni giorno e iniziare così a combattere l’islamofobia. Il copricapo in fondo è solo un oggetto, come può esserlo un cappello oppure un altro accessorio. Diventa un simbolo contro l’oppressione, se imposto. In tal caso vale quanto una maschera e serve a coprire e nascondere, anziché abbellire. Ma potrei sbagliare perché non sono esperta in questo ambito. Mi viene facile pensare al proverbio L’abito non fa il monaco e dedurre che ciò che si vede con gli occhi non corrisponde a ciò che una persona custodisce dentro di sé. In questo senso, andrebbero tolti tutti i simboli che travisano l’essenza di una persona e la sua diversità. Comunque oggi, per solidarietà con le donne, per qualunque motivo discriminate, mi coprirò il capo con la bella sciarpa che Manuel mi ha portato da Singapore, incrociando le dita.

Scuola in affanno

C’è poco da fare: anche se sono in pensione da qualche anno rimango un’insegnante e mi duole leggere notizie preoccupanti riguardo la scuola. Dalla rubrica ULTIMO BANCO che lo scrittore Alessandro D’Avena tiene il lunedì sul Corriere leggo l’articolo intitolato Articolo 3 che contiene una somma di incongruenze comunicate all’autore, a sfavore della continuità didattica che ostacolano la relazione docente-discente, pilastro di apprendimenti duraturi. Sappiamo tutti cos’è successo gli ultimi tre anni, quali categorie sono state particolarmente danneggiate, chi ne ha sofferto di più. È altresì arcinoto che il grado di civiltà di una nazione si vede dalla scuola che ha. Ora, quello che arriva dalle testimonianze dirette di professori e allievi non è rassicurante: sorvolo sui fatti, più o meno recenti successi su e giù per lo stivale. Penso a una giovane e motivata collega di mia conoscenza che in classe stringe i denti; si è posta un limite di sopportazione di due anni, sperando che le cose si aggiustino. Dopodiché potrebbe fare come molti altri laureati che hanno cercato soddisfazione all’estero, privando l’Italia di un cambio di energie salutari ed urgenti. Inoltre perderei una giovane amica che come me coltiva la scrittura. Oppure potrebbe cambiare lavoro, come molti hanno già fatto e potrebbe succedere quello che si sta paventando nella sanità: ricorrere alle cooperative e alle strutture private. Mi viene da invocare Santa Scolastica, se può occuparsene. Quando i legislatori misero mano alla Costituzione Repubblicana – ammirata altrove – erano di sicuro in buona fede e non hanno girato attorno alle parole nella stesura dei Principi fondamentali, Articolo tre compreso sull’eguaglianza di tutti i cittadini, senza distinzione di alcunché. È un articolo fondamentale, perché dice che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli per realizzare l’uguaglianza di tutti i cittadini, cosa sottolineata anche dall’estensione dell’articolo. Dalle parole ai fatti non è scontato né facile. Esprimo un desiderio: ognuno faccia il suo dovere, in qualunque grado della scala si trovi, affinché possiamo compiacerci della Scuola rinnovata e coralmente dire Viva la Repubblica!

Giornata del Croissant! 🥐

La notizia è di quelle che fanno sorridere: mi è capitato ieri quando l’ho letta sul web, e subito archiviata. Ma me la ripropone stamattina quel mattatore di Fiorello su Viva Rai 2! Siccome è lunedì, ritengo che un quid di dolcezza in più serva alla ripartenza, perciò la riprendo e la ripropongo: oggi è la giornata mondiale del croissant o cornetto, come si preferisce. Anzi, c’è una differenza: il croissant non ha uova nell’impasto e ha una superficie più friabile. In Italia le parole cornetto, brioche e croissant si usano spesso come sinonimi ma in realtà non sono la stessa cosa. È chiamato così per la forma di mezzaluna crescente; il croissant più buono del mondo si mangia in Australia, dove il New York Times ha scovato la pasticceria che lo produce. L’invenzione del dolce è attribuita all’ufficiale austriaco August Zang, fondatore della pasticceria viennese di Parigi, la “Boulangerie Viennoise” nel 1839. Sul web si trova ‘la Ricetta originale passo passo per fare i Croissant francesi’; è disponibile anche una ricetta veloce. Però io passo la mano e vado a gustarmeli al bar: da Gabriella al bar Mirò in paese, da Diego allo snack bar Milady a Onè di Fonte, oppure al Pepita Cafè da Paolo a Crespano del Grappa. Li consumo in alternativa ai muffin che faccio in casa, da quando frequento il bar… ovverosia da parecchio, di mattina per la seconda colazione, accompagnata dalla lettura del quotidiano. Anche se l’argomento può sembrare futile, l’alimentazione è importante, tuttavia non mi azzardo in questo ambito dove i dietologi potrebbero fornire dati contrari al consumo di carboidrati. Io mi permetto il dolcetto di mattina – e non sempre – perché poi ci cammino sopra parecchio. In ogni caso, salvo diverse indicazioni mediche, sono convinta che per ‘carburare’ serva anche il dolce, dal tempo del latte materno. E che si chiami come si vuole…magari torta della nonna, ad avercela! Dolce giornata, a domani! 🥐

Lo scrittore degli ‘ultimi’

Ho letto anni fa Capriole in salita, di Pino Roveredo, scrittore triestino morto sabato a 69 anni dopo una lunga malattia. È il libro dell’esordio che gli diede una certa notorietà e che mi impressionò per i temi dell’emarginazione e del male di vivere trattati. L’autore ne scrisse poi altri, attingendo alle sue dure esperienze personali: figlio di genitori sordomuti e poverissimi – il padre era calzolaio – trascorre l’infanzia, tra soprusi e maltrattamenti in collegio, da cui fugge e sperimenta alcolismo, prigione e manicomio. Per fortuna trova una ragione di vita nella scrittura e si crea un suo spazio nel mondo letterario, vincendo nel 2005 il Premio Campiello, con il romanzo Mandami a dire, a pari merito con Antonio Scurati “per la sua penna ispirata, per la caratura morale”. Era diventato volontario, operatore di strada, educatore, garante per i diritti dei detenuti del Friuli Venezia Giulia e della politica. Beh, una vita difficile, vissuta intensamente, trasformando le difficoltà in risorse. Si è sempre occupato degli ultimi che ha messo al centro delle sue storie di emarginazione e solitudine. La Fondazione Il Campiello lo ricorda per il suo impegno sociale e letterario nei confronti degli ‘ultimi’, l’eredità più grande che dovremo raccogliere. È mia intenzione rileggere il primo romanzo autobiografico e prenderne in considerazione qualcun’altro della vasta produzione: La città dei cancelli, Ballando con Cecilia, Mandami a dire, Caracreatura, Attenti alle rose, Mio padre votava Berlinguer, Mastica e sputa… e l’elenco continua. Vasta anche la sua produzione teatrale. Credo amasse i gatti che vedo in alcune foto che lo riguardano, il che lo rende ancora più ‘empatico’ al mio sentire. Uno scrittore che merita.

Comandante Alfa

L’arresto del latitante Matteo Messina Denaro è avvenuto lunedì e ha tenuto banco per tutta la settimana. Durante la trasmissione pomeridiana Diario di Guerra, verso le 15.45 di venerdì vedo – è un eufemismo perché si notano solo gli occhi – il Comandante ALFA, cofondatore del GIS, Gruppo Intervento Speciale (un reparto d’elite dell’Arma dei Carabinieri) intervistato dalla conduttrice Benedetta Corbi. Mi capita talvolta di appisolarmi in questa prima parte del pomeriggio e sul momento credo di assistere a un film, ma mi raccapezzo quando sento di chi si parla: impossibile confondersi, dopo il tam tam riservato dai media all’evento. A cui non intendo aggiungere altro, salvo che mi congratulo sia finalmente avvenuto. Sposto l’interesse sulle forze dell’ordine e le persone che si sono adoperate perché si realizzasse la cattura del boss, dopo trent’anni di latitanza. Cerco notizie sul Comandante ALFA. Nome Antonio, detto anche Comandante Alfa, è un ex militare, classe 1951, considerato il carabiniere più decorato d’Italia. Edito da Longanesi è il testo COMANDANTE ALFA IO VIVO NELL’OMBRA, con in copertina la foto del Luogotenente dell’Arma dei Carabinieri corrispondente alla figura che ho visto in tivù: impressionante, perché traspare la necessità di nascondersi, per non essere tolto di mezzo. Obbligato ad indossare il mefisto nero partecipa ad operazioni ad alto rischio contro il terrorismo, liberazione ostaggi, cattura di pericolosi criminali in Italia e all’estero. Ha alle spalle un curriculum militare impressionante, cui si è aggiunta l’operazione di lunedì. Un esempio di abnegazione, con un grande seguito. Esposti ogni giorno per garantire difesa e ordine ai cittadini sono i tanti militari, le forze dell’ordine e chi in anonimato rischia la vita, quasi senza averne più una privata. Onore al merito, da qualunque parte venga!

Gina Lollobrigida

Il film Pane amore e fantasia di Luigi Comencini, in cui compare ‘la bersagliera’ è del 1953, il mio anno di nascita. Forse anche per questo si presta per avviare il mio omaggio a Gina Lollobrigida, mancata domenica a 95 anni, portati a mio dire meravigliosamente: mi riferisco sia alla bellezza – straordinaria – sia a come ha saputo reinventarsi dopo aver dismesso la carriera d’attrice, dedicandosi alla fotografia, alla pittura e alla scultura. Negli Anni Settanta, come fotoreporter intervista Fidel Castro, di cui diviene amica. Nel privato non deve essere stata altrettanto fortunata. Sposata all’attore e medico sloveno Milko Skofic da cui ha il figlio Andrea, poi si separa. In seguito si lega all’imprenditore spagnolo Javier Rigau, molto più giovane di lei che la truffa ripetutamente. Nel 2021 il figlio ottiene dal tribunale che le venga assegnato un amministratore di sostegno. Mi ricordo l’intervista fattale non tanto tempo fa da Mara Venier a Domenica In durante la quale l’attrice si difendeva alla grande dalle accuse attribuitele di ‘incapace’ e chiedeva “Lasciatemi morire in pace”. Ora, che una persona a novant’anni abbia qualche cedimento psico-fisico è fisiologico; che ce ne siano molte interessate a mettere le mani sul suo patrimonio temo sia di conseguenza. Peggio se parenti stretti. E dire che l’attrice si era fatta da sé, costruendo da sola la sua carriera, usando un volto e un corpo bellissimi. La Bersagliera e la Fata Turchina le sue interpretazioni più note, ma sapeva anche cantare. Nel film La donna più bella del mondo (1955) interpreta la cantante lirica Lina Cavalieri alla quale presta la sua voce, da soprano di buon livello. In sintesi, una star per niente vittima del divismo ed anzi visitata da turbolenze sentimentali varie, che la sua straordinaria bellezza non le aveva evitato. Sarà sepolta a Subiaco, sua città d’origine dove il Comune le ha dedicato una tomba monumentale.

Giornata storica

Un giorno di festa per persone perbene, così si è espressa la premier Giorgia Meloni commentando l’arresto di Matteo Messina Denaro, dopo trent’anni di latitanza e il sacrificio di tante persone, tra le quali il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Trent’anni fa, il 15 gennaio veniva arrestato Totò Riina (morto in carcere il 17.11.2017). Giornata storica oggi come allora. Il boss mafioso è stato arrestato in ospedale, a Palermo dove usufruiva di cure mediche sotto falso nome. Plauso alle forze dell’ordine e lunga vita alla legalità. Sento parlare di ‘carcere ostativo’ per chi appartiene a un’organizzazione mafiosa, di rieducazione, di percorso culturale…contrapposti a vittime, attentati, crudeltà varie messe in atto. La più efferata: aver fatto sciogliere il ragazzino Giuseppe Di Matteo nell’acido, dopo due anni di prigionia come ritorsione contro il padre collaboratore di giustizia. Figlio di boss mafioso, educato al crimine fin da bambino, Matteo Messina Denaro compie il primo omicidio a 18 anni; accusato di venti omicidi e delle stragi del ’93 è stato condannato all’ergastolo decine di volte. Soprannominato ‘Diabolik’, ricchissimo, una vita nel lusso e un’infinità di fiancheggiatori, improbabile che possa pentirsi. Forse il tumore al colon e la consapevolezza di avere ormai i giorni contati lo rende meno ‘diabolico’ e/o ha perso importanza per l’organizzazione mafiosa. Certo per lo Stato la sua cattura è tanto importante che la premier pensa di fare del 16 gennaio un giorno di festa, in ricordo delle innumerevoli vittime di mafia, alle quali va il mio pensiero. In camera ho il poster di Falcone e Borsellino, che mi emoziona ogni volta che lo vedo riproposto in televisione. Ma penso anche ai giovani della scorta, a Rita Atria, 17enne testimone di giustizia, suicidatasi dopo la strage di Via d’Amelio…alle tante forze dell’ordine che hanno sacrificato la vita. E a quelle che tuttora la rischiano per consentirci di godere del bene supremo della Libertà e della Giustizia in un Paese Civile.