Sgomento: è la parola giusta che prendo dal titolo di un articolo del Corriere odierno, riguardo alla tragedia successa a Roma, dove due fratellini di cinque e dieci anni e un pensionato accorso in loro aiuto sono stati freddati in un parchetto da uno squilibrato che poi si è tolto la vita. Con un tempismo sempre tardivo, e in possesso di un’arma che apparteneva al padre, guardia giurata deceduta mesi fa, che non avrebbe dovuto essergli accessibile. L’omicida, un giovane ingegnere, era stato in cura per problemi psichiatrici e soggetto a Tso (trattamento sanitario obbligatorio), quindi una persona disturbata che attaccava briga con facilità. Particolare che rende il misfatto ancora più terribile: i bambini erano ospiti della nonna, per godere dei giochi all’aperto, conclusa la scuola. Non oso immaginare come si sentirà questa signora e i sensi di colpa che proverà, magari per non avere trattenuto in casa i nipotini, costretti causa pandemia a un lungo confinamento domestico, appena concluso. Vale anche per i genitori degli sfortunati bimbi. Conosco persone fragili, che combattono con la depressione e disturbi maniaco ossessivi… un paio si sono inferte la morte, senza coinvolgere però familiari o vicini di casa, per fortuna di chi rimane. Perché è l’eredità di questo gesto malsano che fa la differenza: restare isolato a chi lo compie, oppure diventare distruttivo se ingloba altre vittime innocenti. Certo il cervello rimane ancora parecchio sconosciuto e limitati gli interventi per curarne le ferite. Sarebbe già qualcosa non sentirsi omissivi, riguardo alle cautele da prendere: tipo segnalare la presenza di armi in casa, da sottrarre a soggetti fragili. Cosa che pare non sia avvenuta, con danno irreparabile.
Autore: Ada Cusin
Buon Compleanno, Antonietta!
Cara Antonietta, questo post è per te! Ti immagino sotto l’ombrellone a conversare con Gigi o mentre ti godi la spiaggia ancora silenziosa di prima mattina, quando protagonista è il mare con il luccichio delle morbide onde. Finalmente l’estate è arrivata e possiamo nutrirci di ciò che la natura e il paesaggio ci offrono. Condivido “da remoto” il tuo benessere, confidando di venire a salutarti di passaggio a Bibione, appena Adriana avrà concluso i suoi impegni scolastici. Noi pensionate facciamo parte della categoria che ha dato e ora ci godiamo i frutti della semina, senza strafare, sostenendo moralmente le colleghe in servizio attivo. Ci conosciamo da una quindicina d’anni, grazie alla scuola dove siamo state colleghe, poi diventate amiche. Mi hai onorato della tua presenza, durante la presentazione del mio primo libro nel 2008, hai steso una toccante prefazione del romanzo che mi è più caro… ti sei complimentata per le mie foto: a buon titolo sei la mia sorellina ideale, che non vedo spesso ma abita stabilmente il mio cuore. La torta con le candeline è superata, ma gli auguri di buon compleanno nel giorno di Sant’Antonio te li faccio davvero volentieri: te ne mando un vagone o una nave dato che sei al mare, da distribuire secondo le tue esigenze. Con un grandissimo grazie per essermi amica. Evviva evviva evviva! Lunga vita ad Antonietta!
Invidiabile traguardo
Sabato mattina dalla parrucchiera, come di consueto. Ma oggi più impegnativo, per la tinta sulla ricrescita dei capelli che richiede tempi supplementari. Stare troppo seduta mi condiziona l’anca e ogni tanto devo alzarmi. Cerco di distrarmi leggendo e guardandomi attorno: conosco le piante, Lara che si alterna tra me e un’altra cliente, colgo qualche battuta su ciò che è successo in paese… finché la mia attenzione viene catturata da un’anziana signora, accompagnata dalla badante. Non è una novità, anzi fa piacere che le signore in età frequentino il salone dell’amica Lara, ma questa cliente, gesticolando con pollice indice e medio, fa intendere che le manca poco per arrivare ai cent’anni! Mi viene naturale interrogarmi dove sarò io tra trent’anni… forse qualcuno leggerà i miei post, ne sarei lusingata! Tornando alla signora, piccola, con un bastone d’appoggio e i capelli bianchi, scopro che si chiama Lina. In età adulta ha sposato un vedovo ora deceduto e non ha avuto figli. Sostenuta dai vicini, vive insieme con tre badanti che si alternano durante la giornata. Oggi è venuta a farsi bella, per festeggiare insieme a loro il suo recente compleanno: uno scambio di emozioni e di piaceri, alla soglia dei cento anni! Invidiabile davvero! Da sotto il casco, con la coda dell’occhio la vedo congedarsi soddisfatta, con la collana di perle sul golfino nero e il sorriso radioso dietro le lenti scure: mi trasmette l’idea di una lunga vita, ancora in grado di apprezzare le piacevolezze dell’esistenza. Grazie e tanti auguri, signora Lina!
La bellezza non basta
Madre Natura non mi ha fatto dono della bellezza, ma non me ne sono fatta un problema, salvo disturbarmi da ragazza quando mi confrontavano con mia sorella più giovane, stupendosi che fossimo parenti. Ho investito in altro, coltivando le mie attitudini. Col senno di poi e la maturità mi sono convinta che la bellezza esteriore, come la intendevo io allora, può essere addirittura un intralcio, una sorta di biglietto da visita fuorviante. Viceversa, non mi spiego il crollo psicologico e, nei casi peggiori, il suicidio di donne belle e corteggiatissime. Come è capitato a Isabella (una profezia nel nome), bellissima 37enne di Crocetta del Montello, che ha deciso di uscire di scena, nonostante l’aspetto da star. Leggo sul quotidiano che doveva rispondere per l’ammanco stratosferico di denaro, sottratto alla madre invalida, di cui era curatrice. Immagino che fosse circondata da borse, vestiti, profumi… forse gioielli che, come dice Marilyn Monroe in un celebre film, sono i migliori amici delle donne. A proposito di amici: chissà se ne aveva, disinteressati della sua bellezza! La sua fine mi ricorda quella di altre donne, sopraffatte dal successo o dall’invidia per averlo raggiunto. Mi torna in mente la fiaba di Cenerentola che però ha un lieto fine. Nel privato, ho un figlio maschio piuttosto aitante. Non so come mi sarei comportata, se fosse nata una femmina, ma dubito che avrei ceduto su cose effimere e apparenti: a reggere i colpi della vita aiuta assai più possedere un temperamento strutturato di un bel corpo e uno splendido volto.
Il Faro e La Luce
Scritto il libro, non è finita: bisogna promuoverlo! Ed è quello che mi accingo a fare, con un po’ di trepidazione perché un’opera prodotta è una propria creatura che va seguita e non ti abbandona mai, secondo il mio saggio amico Giancarlo. Non è la prima e non sarà l’ultima, prevedo, ma questa mi è particolarmente cara per due ragioni: l’ho scritta in memoria del mio professore di liceo, Armando Contro, mancato un anno fa, e si è avvalsa del contributo di una schiera di persone a me care: quindi è un prodotto artistico d’insieme. Il titolo, IL FARO E LA LUCE, allude al ruolo dello stimato docente, divenuto una sorta di guida spirituale e alla luce dell’intelletto che egli ha saputo diffondere, con garbo ed ironia. L’ambientazione marina del dipinto in copertina di Noè Zardo induce a pensare a una buona pesca, come ritengo sia avvenuto nel mio caso, grazie agli stimoli ed agli incoraggiamenti dell’uomo e del Maestro, che ho avuto l’onore di frequentare anche fuori di scuola, partecipando alle vicende dolorose della sua vita. Pugliese trapiantato in Veneto, vi insegna dieci anni nel prestigioso liceo classico G.B.Brocchi (geologo e paleontologo, Bassano del Grappa, 18.02.1772 – Khartum, 25.09.1826), raggiunge infine la Romagna dove dirige i due licei scientifici di Rimini fino alla pensione, guadagnandosi stima e simpatia. Nel privato subisce la perdita prematura dei due figli maschi, sostenuto dalla tenace moglie Liana, dal volontario Massimo e dall’effetto di innumerevoli ex alunni, me compresa. Una vicenda umana intensa, intessuta di soddisfazioni e di dolore. Provo a restituire con la mia scrittura, coadiuvata da vari artisti, parte di quello che ho appreso. Immagino che lui mi sorrida benevolo, illuminando il resto della strada. Grazie, professore!
Non chiamiamole ragazzate!
Chissà cosa pensavano i ragazzi sfaccendati che sabato sera hanno imbrattato con pennarello e bomboletta spray, nonché inciso con le chiavi il legno del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, monumento storico nazionale, restaurato dopo sette anni di interventi e sette milioni di euro. Da Montebelluna sono arrivati col treno in città, dove si sono trattenuti oltre il coprifuoco… per fare una “bravata” che ha indignato l’intero Paese. Due hanno fatto l’affare sporco e gli altri sono stati a guardare, comprese le due ragazze, sotto l’occhio attento delle telecamere (per fortuna). Non si tratta proprio di ragazzini: 19 e 21 anni, operai e studenti universitari… e si parla di abbassare la maggiore età ai sedicenni! Mi sa che costoro non erano bravi studenti, quantomeno totalmente ignari di Educazione Civica e anche di senso civico, magari con un bisnonno che ha combattuto durante la Grande Guerra! L’esclamazione di Cicerone “O tempora o mores (che tempi che costumi)” è di sconcertante attualità. La cosa che mi indigna di più è l’uso della parola “ragazzata”, dietro la quale si cela il tentativo di giustificare qualsiasi danno arrecato alla comunità, in nome dell’età, quando l’uso della ragione si acquisisce assai presto. I danni sono danni, anche se a produrli è un anziano, o addirittura vegliardo. Che la noia sia una compagna pericolosa capisco, ma mettere in atto comportamenti teppistici, oltretutto di notte senza essere osservati, mi fa supporre che dietro ci sia una voragine di valori da colmare. Meglio se mi sbaglio.
Bagno di sole…domestico
Con un mese di ritardo rispetto all’anno scorso, causa le bizze del tempo, verso le undici esco in giardino e mi metto a prendere il sole, nel contempo sbrigando un po’ di corrispondenza. La siepe di fotinia (photinia) mi protegge da sguardi indiscreti, per cui mi spoglio abbastanza: se non ricordo male la pelle è un organo che beneficia del sole su tutta la sua superficie, pertanto approfitto della bella giornata e mi concedo un inizio di abbronzatura. Sul mezzodì arriva pure una bava di vento, c’è silenzio e una rondine mi sfreccia davanti. Chissà se è quella che ha nidiato dalla mia collega a Crespano, di cui invidio il portico pieno di svolazzi e pigolii. Di recente mi ha inviato la foto degli ultimi nati, ancora incerti sul filo della luce… neanche Giallo, il gatto di casa si permette di inportunarli! Dalle mie parti imperversano i merli, tozzi e simpatici, cui dedicai tempo addietro una poesia che iniziava così: Merlo dal becco giallo/che zampetti lassù/tra i frutti golosi (ciliegie)/come son dolorosi/i miei rientri da scuola/… stagione da me archiviata ma emotivamente ancora presente, causa l’aggiornamento delle colleghe in servizio, cui va tutto il mio sostegno morale. Le lezioni sono finite, è tempo di esami, aggiornati nei tempi e nei modi. Ma tra un mese la vasca idromassaggio delle terme di Bibione ci restituirà il piacere di un bagno rigenerante, in un’atmosfera soffusa di note aromatiche. Certo che i nostri predecessori, i Romani, avevano scoperto per tempo i benefici termali: non solo condottieri ma attenti al benessere psico-fisico. Tutto torna, manteniamo le buone abitudini.
Quadratura del cerchio
Primo giorno di esami per la licenza media, prova quest’anno solo orale, che non significa semplificata: diversa, come diverso è stato l’anno scolastico, parte in presenza e parte da casa. I candidati presenteranno un elaborato multidisciplinare, che hanno preventivamente sottoposto alla commissione esaminatrice. Insomma, un’unica prova, senza gli scritti di Italiano, Matematica e Lingua straniera. Non ho nipoti in età scolare e sono fuori dal giro, ma di una cosa sono sicura: gli esaminandi proveranno la stessa emozione di quando io sostenni gli esami di terza media, che provo a ricordare. Se non ricordo male, tra gli scritti c’era anche una prova artistica: io feci un disegno che rappresentava il fondo del mare (non mi stupisco, data la mia simpatia per l’ambiente…) e sostenni anche la prova di latino. All’orale dovetti recitare l’ultima poesia dettata e imparata a memoria (allora si faceva) la Preghiera di san Bernardo alla Vergine, canto XXXIII del Paradiso dantesco, con incursione poi nelle tre guerre d’indipendenza. Fui licenziata con il nove (c’erano i voti) e un leggero ammonimento che avrei potuto fare di più! Mah, sono delle frasi superflue perché, se tornassi indietro, mi impegnerei un po’ meno e distribuirei le mie energie in vari settori, non solo in ambito scolastico. Essere impegnata a scuola mi è servito per la prosecuzione degli studi al Liceo classico, percorso strutturante, e poi per frequentare la facoltà di Lettere, da autodidatta all’università patavina, dove mi sono laureata a 23 anni, con 107/110: effettivamente avrei potuto fare un ultimo sforzo per rimediare il massimo… ma va bene così. Anche perché l’esperienza mi fa ritornare da pensionata a scuola, in quella più dura: lunedì prossimo, alle 17, presenterò il mio ultimo impegno letterario, il romanzo Il Faro e La Luce, nella biblioteca dell’istituto G.B.Brocchi di Bassano del Grappa (VI), in memoria del professore di Italiano Armando Contro che insegnò per un decennio a schiere di studenti volenterosi, me compresa. L’edificio non è più lo stesso, ma è rimasto intatto il prestigio che si è meritato nel tempo, grazie al servizio profuso da docenti e studenti.
Riguardo… l’uscita di scena
Che idea bizzarra farsi ibernare, per risvegliarsi magari dopo 400 anni! Eppure qualcuno la persegue, pagando anche una bella cifra. Ne sento parlare di primo pomeriggio per televisione, nel primo sabato di giugno (ieri). Fuori la temperatura è finalmente estiva e mi concedo un riposino dentro, con il programma in sottofondo. Succede in America, dove non mancano le idee stravaganti. Ovviamente parlo per me che già questa vita mi riempie e, ora come ora, non vorrei averne una “extension” in un futuro lontano e ignoto. Un conto è allungare le chiome per una serata di festa, un altro ritardare l’uscita di scena, certa e irrinunciabile. L’argomento può sembrare futile o fantascientifico, ma al momento l’unica resurrezione riuscita mi risulta sia quella di Gesù Cristo. Mi piacerebbe un ritorno materiale dei cari scomparsi, magari per un chiarimento o un saluto, ma progettare un prolungamento della mia vita in un tempo lontano dalla mia esperienza terrena, non se ne parla. Non oso immaginare il disorientamento, del resto ipotizzato da certo cinema futurista. Vivo il momento attuale, sperando di fare un buon raccolto di ciò che mi viene offerto, magari lasciando un’impronta positiva per chi resta. La natura rimane una maestra affidabile: i fiori, le piante, gli animali, gli esseri viventi seguono un ciclo che prevede un inizio e una fine, per i credenti una trasformazione. Comunque sia, vivere è una grande occasione che dipende da noi valorizzare al meglio. Lasciando alla Provvidenza l’uscita di scena.
In armonia con la natura
Oggi 5 Giugno ricorre la Giornata Mondiale dell’Ambiente, giunta alla 47esima edizione. Quindi non una novità, che quest’anno propone come tema il ripristino degli ecosistemi. Molti volontari di varie associazioni ambientaliste, ma anche comuni cittadini sono impegnati a ripulire viottoli, valli, spiagge, ambienti inquinati da plastiche e micro plastiche. Iniziative lodevoli, finalizzate a sensibilizzare chi ancora recalcitra per mettersi nell’ottica della salvaguardia dell’ambiente, la culla che ci ospita. Non ho il polso della situazione, ma mi pare che nel complesso qualche punto di rispetto sia stato guadagnato. Vivo in Pedemontana del Grappa, in un paese tranquillo e pulito. Cerco di mantenere potata la siepe che delimita il perimetro di casa mia, perché non ostacoli il passeggio sul viale, curo le mie piante e annaffio col contagocce, consapevole che l’acqua è un bene primario. Faccio la raccolta differenziata da molto tempo e accedo di frequente all’oasi ecologica comunale, in occasione di sgomberi e pulizie varie. Mi godo ciò che mi regala il giardino, dove zampetta Astro, il vecchio cane e Grey, la giovane gatta, si rotola sulla terra sotto il glicine che trasmette una visione boschiva. A conti fatti, ci ho messo un bel po’ di tempo per stare bene a casa mia. Con un po’ di fortuna, tanta pazienza, sacrificio e adattamento devo ammettere che mi sono ritagliata un angolo fatto su misura per me, in armonia con la natura.
