Magia tricolore

Oggi domenica, ultima giornata delle Paralimpiadi di Tokyo, che tante soddisfazioni hanno dato all’Italia. Ieri, sabato veramente emozionante per l’atletica azzurra, dove sul podio salgono in tre, conquistando tre medaglie nei 100 metri femminili: Ambra Sabatini, 19 anni, oro, seguita da Martina Caironi, 31 anni, argento e Monica Graziana Contrafatto, 40 anni, bronzo, rimpinguando il medagliere italiano che raggiunge così in questi Giochi le 69 medaglie! Un successo incredibile. Ambra Sabatini – che tra l’altro ha battuto il record del mondo con 14”11 – ha perso la gamba in un incidente, ma dimostra che i limiti non esistono, per chi va oltre. Monica Contrafatto, rimasta ferita in una missione militare in Afghanistan, dedica la medaglia alle donne afgane. Vittima di un pirata della strada, Martina Caironi ha perso metà della gamba sinistra, ma non la voglia di rimettersi in gioco, perché come lei dice: “Un disabile non è un alieno, è solo una persona con esigenze diverse”. Tre donne simbolo che sono andate oltre i limiti fisici, trasformando un sogno in realtà. Vederle gioire insieme, sotto la stessa bandiera, è stato un valore aggiunto alle performance individuali, un omaggio all’Unione, all’Amicizia, alla Sportività, alla Bellezza. E al Coraggio di non arrendersi mai. Che lezione, grazie ragazze! (Oggi alle 13, cerimonia di chiusura dei XVI Giochi Paralimpici Estivi di Tokyo)

Una vita spesa bene

Due giorni fa è morto Mikis Theodorakis, 96 anni, compositore greco, patriota, genio ribelle e tanto altro che ha legato la sua fama al “sirtaki” e alla musica del film “Zorba il greco” (1964), autore delle musiche dei brani interpretati dalle cantanti di casa nostra Milva e Iva Zanicchi. So che era amico di Alekos Panagulis, compagno della giornalista Oriana Fallaci, che gli dedica il romanzo Un uomo, diventato un best seller. Personaggio scomodo per la Grecia dei colonnelli (1967 – 1974) si proclamava comunista e ha pagato con la prigione, la tortura e l’esilio le sue coraggiose scelte politiche. Oltre a tutto ciò – che non è certo poco – scopro che, finito il periodo buio, si era messo in politica e aveva fatto una proposta, a mio dire straordinaria: indire le Olimpiadi dello spirito, in una nazione dove nacquero le Olimpiadi sportive, tuttora in corso nella versione delle Paralimpiadi dove i nostri atleti stanno facendo incetta di medaglie. Grande Mikis, per fare una proposta del genere che avrà fatto sorridere molti, doveva avere la vista lunga: per come vanno le cose in tempo ancora di pandemia, le Olimpiadi dello spirito sarebbero un’ottima terapia, da rendere obbligatoria tutti gli anni, anziché ogni quattro! Chissà che qualche illuminato politico raccolga la sfida e possiamo applaudire tanta gente misconosciuta dal cuore grande. Come quello dell’artista greco, “caro agli dei”.

“La vita è bella ma…”

Nel quotidiano la Repubblica di oggi 3 settembre 2021, in Cronaca a pag. 17 leggo l’articolo “La vita è bella ma io sono malata e domani voglio poter dire basta”, corredato di una bella foto di Laura Santi, 46 anni, in carrozzina, spinta dal marito. Faceva la giornalista, amava viaggiare, nuotare, divertirsi. Entrambi sorridenti, sposati da 17 anni, uniti dalla cultura, dall’amore e dalla sclerosi multipla diagnosticata alla moglie 25 anni fa e che peggiora di mese in mese. Lei è testimonial della campagna per poter morire dolcemente e legalmente in Italia, senza essere costretta ad andare in Svizzera “quando non ce la farò più”. Argomento dolorosissimo del fine vita su cui il possibile referendum a primavera potrebbe chiedere agli Italiani di esprimersi. Non ho convinzioni al riguardo e mi esprimo più che altro per intuizione, consapevole che “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, se non addirittura l’oceano, come in questo caso. Allargando un po’ la visuale, ritengo che bisognerebbe parlare molto presto della possibilità di una morte improvvisa, come tante ne capitano per incidenti anche banali. Peggio della morte credo sia lo stato di perenne sofferenza, la condanna alla dipendenza non temporanea dei propri cari, il limbo senza fine di chi perde il lume della ragione. Non so a che stadio sia la legge sul testamento biologico, me ne dovrò occupare. Appena andata in pensione, mi informai in municipio sulla possibilità di acquistare un loculo e mi venne risposto che la vendita non riguarda chi ha meno di 70 anni, perciò per un po’ sto ancora tranquilla. Sperando di mantenermi in buona salute e che la previsione sia corretta.

Un effervescente Leone d’oro

Roberto Benigni è stato insignito del Leone d’oro alla carriera al Festival del Cinema di Venezia, la 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Lui, che è un comico dal cuore grande lo dedica alla moglie Nicoletta Braschi, dicendo: “Io mi meritavo un gattino, un micino, ma non un Leone, e poi addirittura d’oro!”. Quando si dice un grande. Io lo apprezzavo da prima del premiato film La vita è bella, per quel suo modo di fare un po’ fanciullesco e un po’ erudito. Sarebbe stato un ottimo insegnante, ma già lo è per chi si mette in ascolto. Memorabili le sue lezioni sulla Divina Commedia. Credo sia anche un gentiluomo, per come si esprime nei confronti delle donne e della consorte, a cui dice: “Tra me e te è stato amore a prima vista. A ultima vista”. Mi fa piacere che sia quasi mio coetaneo (n. il 27.10.1952), un motivo in più per ammirare le sue performance. Tornando al suo ruolo principale di attore comico, credo che sia molto più difficile far ridere che piangere, specie di questi tempi poco luminosi. L’altra sera mi è capitato di vedere il Il mostro, film del 1994 interpretato e diretto da Benigni, che in passato avevo considerato una pellicola di sottogenere comico. In sintesi Loris, il protagonista viene erroneamente considerato un maniaco sessuale, con tutta una serie di tragicomiche situazioni, legate al pregiudizio e alla casualità. Oltre la facciata ridanciana, ho riflettuto sui danni che può causare un atteggiamento di chiusura mentale. Per arrivarci, Benigni regista e attore gioca tutte le sue carte, e si merita il mio plauso anche per quel film, sebbene tardivo. Assolutamente meritato il Leone alla carriera, modestamente ridimensionato a… micino!

Benvenuto Settembre!

“Aria fresca settembrina… alla sera e alla mattina” recita un messaggio odierno, incorniciato da foglie dorate. Convengo che è proprio così, finalmente dopo settimane torride si dorme meglio, di sera torna utile un golfino e le ore centrali sono una delizia, potendo esporsi al sole. Il nuovo mese si annuncia clemente ed è un buon motivo per dare una sistemata al proprio umore. Sento per tivù che l’economia è in crescita, spero non sia una fake news. Porto l’auto in officina e noto che sono pieni di lavoro, mi fermo a sfogliare il quotidiano al bar e la titolare si affretta a portare cappuccini e aperitivi ai clienti, seduti fuori. Le palestre hanno riaperto, anche se con l’ansia di dover rinchiudere tra un po’. Ecco, come una spada di Damocle grava il pericolo di tornare indietro, dati i precedenti. Ma “I problemi esistono per essere risolti” ha affermato l’ospite di una trasmissione televisiva stamattina, la vaccinazione e il vituperato Green pass servono quantomeno per limitare i danni. So di liti in famiglie dove i componenti sono di idee diverse… e una volta tanto non piango sulla mia situazione di single (anzi ne vado piuttosto fiera) con figlio di opposte vedute. La diversità è stimolante, finché non diventa limitante per le scelte altrui. Ci stiamo avviando verso la parte finale della pandemia, qualcosa abbiamo imparato. Se non vogliamo crocifiggerci, carichiamo le pile e andiamo avanti, assaporando il piacere delle piccole cose. Per esempio una pizza in compagnia, che mi concedo con Manuel e Lucia dopo dieci mesi. Ad altiora semper! (Sempre verso mete più alte!)

Giulia e Morgana

Giulia Maccaron, 29enne skipper, è morta nella barca a vela in fiamme dove dormiva, dopo una giornata di lavoro. È successo a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Originaria della provincia di Roma, Giulia faceva parte dell’equipaggio della lussuosa barca dove si è innescato l’incendio nel cuore della notte. Era tornata stanca da una mini crociera. Insieme a lei lavoravano uno skipper napoletano e un cuoco. Aveva chiesto di dormire nella barca – che ha un bellissimo nome: Morgana – dove ha incontrato la morte… quando si dice il destino, o meglio la malasorte in questo caso. Il mare, che per lei era una grande passione, se l’è portata via. Non dovrebbero succedere disgrazie in posti tanto belli e a persone nel fiore degli anni… chissà quante volte Giulia, abbronzata al naturale, avrà sorriso agli ospiti che portava in giro per mare, orgogliosa di esibire le bellezze della costa! In seconda liceo feci un viaggio di istruzione con la mia classe a Napoli e Pompei, guidati dal compianto professor Armando Contro, alla cui memoria ho dedicato il mio ultimo scritto Il Faro e la Luce. Fui tanto entusiasta delle bellezze viste, che le raccomandai a mia sorella maggiore per il suo viaggio di nozze, consiglio che lei concretizzò. Mi piange il cuore apprendere che per la skipper romana si è trattato di un viaggio senza ritorno. Mi auguro che il fumo dell’incendio l’abbia colta nel sonno, facendole immaginare il miraggio di un paesaggio fatato, quasi una magia della fata Morgana.

“I love my job” (Io amo il mio lavoro)

È diventata virale la foto della sergente Nicole Gee, 23 anni, morta nell’attentato all’aeroporto di Kabul: sorridente, mentre tiene amorevolmente in braccio un bimbo molto piccolo, durante l’evacuazione dei civili afghani. La ragazza è una dei 13 marine, tutti giovanissimi caduti nell’attacco suicida, ritratta in una foto-simbolo che lei stessa aveva pubblicato nel suo profilo, aggiungendo la frase: “I love my job” (Amo il mio lavoro). Nicole è morta insieme agli altri 12 giovani colleghi, di cui il Pentagono ha pubblicato i nomi e le foto. Più che l’immagine materna, mi attrae la didascalia postata, che non lascia dubbi sulla sua scelta professionale, confermata dalla dichiarazione del cognato: “Credeva in quello che faceva, amava essere un Marine. Non avrebbe voluto essere in nessuna altra parte”. Dietro questa scelta immagino un carattere di ferro e un addestramento coi fiocchi. Tuttavia mi stupisce tanta determinazione, in una persona ancora giovanissima, dell’età di tanti nostri studenti universitari e coetanei disorientati in cerca di una stabilizzazione nel mondo del lavoro. Non siamo l’America, spesso copiata oppure criticata per costumi che adottiamo, oppure subiamo più o meno scientemente… ma credo che a vent’anni succeda ovunque di pensare al futuro. Al servizio degli altri è massimamente lodevole. Pertanto onore a Nicole Gee e a tutti i militari caduti, compresi quelli sconosciuti.

Solidarietà va bene: ma come?

La seguente notizia mi inorgoglisce: l’Italia ha organizzato 86 voli umanitari, uno ogni due ore per accogliere gli afgani in fuga, ma mi preoccupa il seguito dell’operazione: che ne sarà delle migliaia di persone che sbarcano da noi? Il resto d’Europa si pone il problema? Non si tratta di poche unità ma di una moltitudine di persone che non devono cadere “dalla padella alla brace”. L’esperienza degli immigrati giunti coi barconi insegna. Un G 20 straordinario dovrebbe portare a concordare provvedimenti comuni tra i partner europei e mi auguro che prevalgano solidarietà e altruismo su interessi particolari. Lungimiranza è una parola opportuna che dovrebbe circolare tra i grandi, se davvero hanno a cuore la sorte di migliaia di profughi, tra cui orfani di fatto o per scelta delle madri che se ne sono dolorosamente separate, per salvarli. A fine mese, cioè tra un paio di giorni, nessuno potrà più scappate dall’Afghanistan, non si sa bene in mano a chi. Ribadisco la mia posizione di osservatrice dei fatti del mondo da una angolazione laterale, con occhio alle persone e scarsa attenzione alla politica. Incrocio le dita e spero che la realtà, di per sé scoraggiante, non degeneri oltre.

Non sempre il cane è il migliore amico dell’uomo

Ho provato sgomento alla notizia della morte di Simona Cavallaro, 20 anni, a Satriano, sbranata da un branco di cani pastore maremmani. Ma come, non è il cane il migliore amico dell’uomo? La ragazza, in compagnia di un amico era andata in ricognizione per trovare un luogo adatto per un pic-nick, da concedersi domenica. Al momento dell’aggressione, lui se la dà a gambe e lei resta in balia del branco, senza via di scampo. Sembra incredibile, sia per l’età della ragazza (purtroppo è capitato a danno di bambini inermi), sia per la modalità. Credo che non starà bene neanche l’amico, che ha pensato a ragione di mettersi in salvo, pensando erroneamente di essere seguito. Indagato il pastore del gregge “accudito” dai cani, le cui condizioni e stato saranno passati al vaglio. Potrebbe anche trattarsi di un caso di randagismo, ancora molto diffuso al Sud. Mi sembra incredibile che un cane, di solito utilizzato per badare al gregge, sia diventato tanto aggressivo, anche nei confronti dei Carabinieri che hanno avvicinato il branco. Comunque sia andata, povera ragazza nel pieno della giovinezza, magari amante degli animali e con cani a casa. Adesso che ci penso, avevo circa nove anni quando a casa della nonna di una amichetta fui morsa da un lupo – peraltro a catena – che era stato aizzato da un paio di ragazzi più grandi e che se la prese con me, azzannandomi il braccio su cui il medico mise un paio di graffette. Mia madre si spaventò più di me e da allora si diradarono le mie visite nelle case altrui. Credo che elaborai da allora la mia diffidenza contro i maschi. Dopo tanti anni, l’episodio è stato ridimensionato ma, col senno di poi considero che avrebbe anche potuto andare peggio. Peccato che i cani non possano dire cosa li ha disturbati e contro chi intendevano prendersela: la povera Simona ha fatto da cavia, purtroppo!

Povera Kabul!

Sono desolata per quanto successo in Afghanistan, e preoccupata per quanto potrà succedere. I morti per il duplice attentato sono già un centinaio e chi scappa dall’inferno non sa se vedrà la sera. Il ritiro degli Americani, peraltro programmato, sta colpendo duramente il Presidente Biden, che un po’ mi fa pena e ha sperimentato di persona cosa significa perdere un figlio. Io credo che la globalizzazione, così come ci era stata presentata circa 15 anni fa, abbia evidenziato le maglie deboli e che il cambiamento non sempre coincida col progresso. Adesso pare che il peggior nemico sia rappresentato dall’Isis, non dai Talebani, che santi non sono, sia chiaro e gli Americani, dopo vent’anni di “vigilanza” in loco non sono riusciti a “cavare un ragno dal buco”. Devo respirare a fondo per immaginare uno scenario non apocalittico, in un’area del mondo che i testi di Geografia collocano tra vicino e medio Oriente. Sugli attentati c’è poco da dire: sono azioni criminali contro persone innocenti, intenzionate a scappare, perfino con bambini ignari di quanto sia profondo il male. Se vivessi là, anch’io avrei cercato una via di fuga, a potermela permettere. Mi rendo conto che sono parole, non so cosa potrei fare di concreto. Magari scrivere una storia che tocchi le coscienze addormentate di chi imbraccia tanto facilmente il kalasnicov o il pugnale per tagliare gole. In una cartoleria di un paese vicino, c’è una bellissima ragazza pakistana (il Pakistan confina con l’Afghanistan) che fa la commessa: disponibile, gentile, lunghi capelli neri, mani curste, uno sguardo dolce dietro cui immagino cicatrici, se non ferite. La prossima volta che andrò a provvedermi di qualcosa, le offro la mia amicizia.