Merito e demerito

In Italia il merito è una colpa, parole del virologo Roberto Burioni che ha preso le difese della 23enne Carlotta Rossignoli, neo laureata in Medicina, con un anno di anticipo. Sulla parola ‘merito’ avevo già intenzione di dire la mia, dopo che il Ministero della Pubblica Istruzioni, col nuovo recente governo ha acquisito l’aggiunta “e del Merito”, per cui ora si chiama Ministero della Pubblica Istruzione e del Merito. Dalla parrucchiera, mentre ero sotto il casco ho letto il testo di Fabio Fazio che è in disaccordo con la nuova dizione, perché a suo dire non è inclusiva ma selettiva. Lui avrebbe preferito “dell’Inclusione” o “della Formazione”, se ricordo bene. Sono rimasta disorientata, perché a me è subito piaciuta l’aggiunta e non immaginavo che la parola “merito” scatenasse un putiferio. Cerco un sinonimo e lo trovo nei sostantivi: pregio, qualità, valore, virtù e non mi sembrano parole vuote, per quanto siano nomi astratti (come lo sono inclusione e formazione). Il problema, se mai è come favorirli negli alunni, sottoposti a tanti stimoli e distrazioni. Sono d’accordo che la scuola di base deve essere inclusiva, ma incanalare e valorizzare i talenti mi sembra utile, sia per il soggetto che per la comunità dove andrà ad operare. Una scuola piatta dove tutti sono uguali sarebbe pure noiosa. Lo dico da ex insegnante che lavorava in classi molto eterogeneo, dove diversità equivale a bellezza.

Discutibile protesta di una giusta battaglia

Sentii la celebre massima “Il fine giustifica i mezzi” al Liceo, attribuita a Macchiavelli (ma pare che lui non l’abbia mai scritta) che su due piedi non compresi a fondo, forse anche adottandola in qualche alterco privato. Ora torna ‘utile’, per dare un senso all’operato degli attivisti ambientalisti che imbrattano le opere d’arte, al fine di attirare l’attenzione sulla crisi climatica, fenomeno globale sottostimato. Gli ultimi due casi a Roma (Van Gogh) e Madrid (Goya) e chissà se ci sarà un seguito, perché l’emulazione è dietro l’angolo. Ho appena letto l’intervista ad una attivista che non si capacita dell’indignazione suscitata dall’azione dimostrativa sui famosi dipinti, a scapito della fame causata nel mondo dalla siccità e fenomeni paralleli. Va precisato che le opere, protette dal vetro non sono state danneggiate dal lancio di purè, zuppe e quant’altro… forse la cornice in un caso. Il punto è un altro: è lecito usare l’arte, patrimonio di tutti per azioni dimostrative? Mi sforzo di comprendere le ragioni degli ambientalisti, ma è il concetto di bellezza che viene infangato. Penso alle emozioni che stanno dietro e davanti a un’opera d’arte, alla vita dell’artista e a chi ne usufruisce, sollevandosi dal quotidiano grazie ad essa. Quindi mi dissocio senz’altro dalla suddetta forma di protesta, perché l’arte è patrimonio di tutti e non va strumentalizzata per nessun motivo, anche se determinato da legittima indignazione. Ci saranno altre strade da percorrere, con pazienza e tenacia. Lasciamo dormire sonni tranquilli ai capolavori e anche ai direttori dei musei che sovrintendono alla conservazione delle opere d’arte, che essendo immortali non hanno bisogno del pranzo!

Viaggio apostolico

C’è sempre una prima volta. Succede a Papa Francesco di visitare il Bahrein, la prima volta di un Pontefice nel Paese del Medio Oriente. Viaggio apostolico dal 3 al 6 novembre, il 39esimo viaggio internazionale del Pontefice. Inoltre è la nona volta che Sua Santità visita un paese a maggioranza musulmana, dopo Albania e Turchia (2014), Azerbaijan (2016), Egitto (2017), Emirati Arabi Uniti e Marocco (2019), Iraq (2021) e Kazakistan (lo scorso settembre). Si tratta di un Paese (1,5 milioni di abitanti) con poche libertà, dove vige ancora la pena capitale. “Un viaggio all’insegna del dialogo” ha detto il Papa, in un momento di grandi tensioni internazionali, con la guerra russo-ucraina in corso. La guerra è mostruosa, tacciano le armi: come dargli torto? Ad oggi, non si intravede la Pace all’orizzonte, troppi opposti interessi da conciliare. Se fossi ancora in servizio a scuola, proporrei agli studenti questo evento di attualità per una lezione multidisciplinare, coinvolgendo Cittadinanza, Geografia, Storia, Religione e forsanche Scienze, perché l’età avanzata del Pontefice lo consente. Fa un certo effetto vederlo in carrozzina, all’aereoporto di Roma Fiumicino, a causa dei problemi al ginocchio. Il Papa – quasi 86 anni – ha un problema all’anca che gli provoca un’infiammazione al legamento del ginocchio destro. Giusto un anno fa sono stata operata all’anca e sono contenta di averlo fatto, anzi l’avrei fatto prima se avessi avuto un po’ più di ‘coraggio’ e fiducia nell’equipe ospedaliera. Certo il Santo Padre è seguito da uno staff sanitario d’alto livello, ma è umano che possa avere qualche timore ad andare sotto i ferri. Intanto è andato nel Regno del Bahrein “come pellegrino di pace e fraternità”, nonostante le precarie condizioni di salute. Questo è un messaggio umano che tocca il cuore. Quello spirituale tocca le anime.

4 Novembre 2022

Arrivo a casa verso mezzogiorno, per pratiche varie nei paesi vicini. Accendo il televisore ed è in corso la diretta da Bari della festa delle Forze Armate: Esercito Italiano, Aeronautica Militare e Marina Militare. Se fossi nata maschio, non mi sarebbe dispiaciuto fare parte di uno dei corpi che compongono la Difesa, non tanto per il fascino della divisa, quanto per il riconoscimento dell’importanza del Servizio offerto al cittadino e alla comunità. Vedo sfilare vari Reparti, perfettamente sincronizzati, sento più volte cantare l’Inno Nazionale, ammiro gli Acrobati dell’aria, osservo l’evoluzione delle Frecce Tricolori davanti alla Tribuna d’onore dove il Presidente Mattarella sorride sereno. Mi sono persa il suo discorso e quello del capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Ma recepisco quello del neo ministro della Difesa Guido Crosetto, da cui estrapolo quanto segue: dignità della persona umana e difesa della democrazia sono impegni primari delle Forze Armate, di cui oggi 4 novembre ricorre la Festa, ma che sono in servizio tutti i 365 giorni dell’anno. In questa data ricorre anche l’anniversario dell’armistizio firmato a Villa Giusti il 3 novembre 1918. Giustamente il ministro ricorda i giovani morti a causa della grande guerra, delle altre guerre, di quella in corso e i caduti in operazioni speciali. Ma anche le tante persone anonime che si adoperano in silenzio per il bene comune. Inevitabile che gli venga chiesto di esprimersi sulla guerra russo-ucraina in corso. Nessuno si aspettava una guerra nel nostro continente. Non esiste libertà senza difesa. Va ripensato tutto il paradigma per arrivare alla Pace. Il giornalista lo incalza e gli chiede quali sono i territori da difendere. Cielo, mare, terra e cyberspazio (sottomarino) è la risposta. Poi l’operatore si sposta sugli alunni di una quarta elementare, che agitano festosi le bandierine tricolori. Apprezzo l’attenzione a tutte le età rappresentate e la cura del particolare che sta dietro alla preparazione di una tale cerimonia, giustamente definita “immersiva”. Lunga vita alle Forze dell’Ordine declinate nei vari settori, donne comprese.

Seconda Primavera

Sento parlare della seconda primavera durante il programma geo, in un breve servizio molto interessante, girato nel parco del Salento. La prima primavera è quella astronomica, che va dal 21 marzo al 21 giugno; la seconda è in corso da quando le giornate si accorciano, dopo le prime piogge d’autunno: cioè ora! Simbolo di questa rinascita della natura, dopo il grande caldo estivo è il ciclamino, fiore che apprezzo, per la forma il profumo il colore. Il mese scorso mio figlio ne ha fotografato un esemplare tra le rocce, durante le sue escursioni: un messaggio di umiltà e di bellezza! Il ciclamino è un fiore che piaceva molto anche a mia madre, da cui ho ereditato l’attitudine floreale. Adesso che ci penso, ho tre vasetti sotto il glicine che stanno prendendo vigore, con minuti fiori che fanno capolino sotto il fogliame. Due piccoli ciclamini – sono quelli che prediligo – dal davanzale del bagno osservano silenziosi il mio andirivieni. Il nome cyclamen deriva dal termine greco kyklos che significa cerchio, dovuto alla forma arrotondata del fiore, associata a quella dell’utero femminile. Al tempo dei greci era infatti usato per favorire il concepimento. Per secoli fu considerato la pianta sacra a Ecate, divinità dell’oltretomba. Secondo alcune tradizioni cristiane invece, il ciclamino era un tributo a Maria. Nel linguaggio dei fiori simboleggia la diffidenza, per via della tossicità della pianta: le radici contengono infatti modeste quantità di veleno, potenzialmente pericoloso per l’uomo. Era caro a Venere e alla Luna, e utilizzato per realizzare pozioni d’amore. Venendo a noi, di sicuro è gradito a Marcella che adorna i suoi balconi di ciclamini in occasione dell’imminente compleanno. Il significato dipende molto anche dal colore dei petali: bianco rappresenta la tenerezza, rosso l’amore difficile, rosa l’amore puro, fucsia l’erotismo, viola l’allegria. Beh, ce n’è veramente per tutti i gusti. Per me è un dono della natura, simbolo di eleganza e riservatezza. Fate voi!

L’uomo è come un filo d’erba…

Le morti sono tutte dolorose, specie se le vittime sono giovani sane e belle, con tutta la vita davanti. Mi riferisco all’incidente successo a due passi da casa, a Pieve del Grappa, le prime ore del giorno di Ognissanti. Lo so da una collega e poi lo sento per telegiornale. Vittima una 22enne, con bellissimi occhi azzurri, incautamente messasi per strada a piedi da sola di notte, dopo aver litigato con il fidanzato, insieme al quale aveva trascorso la serata. Miriam Ciobanu è il suo nome, studentessa del vicino comune di Fonte. L’investitore, alla guida di una Audi A3, è un suo quasi coetaneo di San Zenone; il 23enne stava rientrando a casa, dopo aver passato la serata ad una festa di Halloween. Sottoposto agli accertamenti del caso, è risultato positivo ad alcol e droga; di conseguenza arrestato per omicidio stradale aggravato. Particolare che rende ancora più dolorosa la vicenda: dopo il diverbio, di notte la giovane aveva chiamato il padre al cellulare, senza esito. Dopodiché si è incamminata verso casa, lungo la strada senza marciapiede da cui sarebbe sbucata all’improvviso, forse per farsi dare un passaggio. Sia come sia avvenuta la dinamica, si contano sessanta le vittime nel Trevigiano da inizio anno. Sono interdetta. Mi torna in mente un pensiero di Blaise Pascal (1623 – 1662) che da ragazza mi aveva colpito: lo avevo ricopiato su un cartoncino, fissato poi sopra il letto per non dimenticarlo: l’uomo è come un filo d’erba ma pensa. Ovverosia è paragonato a una canna pensante. Che purtroppo si spezza con un nonnulla.

Ognissanti

Oggi, martedì primo Novembre percepisco aria di festa, come se fosse domenica. D’altronde è la giornata di Ognissanti, approfitto per fare gli auguri a chiunque li riferisca al suo santo protettore. Angeli e santi sono i protagonisti della festività odierna, in compagnia dei defunti, la cui commemorazione cade domani. Siccome sono di buonumore, mi dedico alla realizzazione dei muffin con pere e cacao, che è un ingrediente utilizzato per fare il pane dei morti, che mi è rimasto impresso da quando mi venne offerto a scuola, durante il mio primo servizio. Le sue origini si perdono nel tempo. Pare che già gli antichi greci offrissero un precursore di questo dolce a Demetra, dea delle messi, per ingraziarsela. Si tratta di un dolce della tradizione contadina, fatto con ingredienti di facile reperibilità, tipo frutta secca, biscotti secchi sbriciolati, cacao. Di certo la sua storia è legata alle credenze popolari: ad esempio a Milano, anticamente si credeva che le anime dei defunti, una volta l’anno tornassero nelle case dove avevano vissuto; come omaggio al loro spirito, in tavola veniva messo questo dolce. Un lontano cugino del pane dei morti si trova in Messico, il pan de los muertos, una pagnotta aromatizzata con anice e acqua di fiori d’arancio, con una croce incisa sulla superficie. Al di là delle varie ricette e delle relative tradizioni, è bello l’auspicio che le anime dei morti possano connettersi con i vivi. Anche i cimiteri in questi giorni sono oggetto di particolari cure, un invito al raccoglimento e alla preghiera, valori sempre da sostenere, talvolta screditati proprio in prossimità dei luoghi sacri (abitando vicino al cimitero, constato che spesso la parte retrostante viene usata di pomeriggio/sera per scorribande rumorose in motocicletta e ritrovo di giovani chiassosi). Ritengo che la morte vada rispettata tanto quanto la vita, essendone la naturale conclusione. San Francesco docet (insegna).

Convivio

Ultima domenica d’ottobre. Pranzo fuori casa, a Seren del Grappa, all’agriturismo Albero degli alberi, gestito da Leonardo Valente, mio ex compagno di Liceo, dove ogni sasso e ogni porta trasudano impegno e poesia. Ci troviamo in 12 (come i dodici apostoli), alcuni nuovi di zecca, nel senso che non erano presenti al precedente incontro del mese scorso e non li vedevo… più o meno dalla Maturità! Mariuccia ha conservato la fisionomia di quand’era ragazza, Ernesto ha mutato il colore dei capelli, da scuri a bianchi che gli conferiscono autorevolezza. C’è una “infiltrata”, Adriana che mi accompagna, interessata alle rocce e alle attività naturalistiche e didattiche dei padroni di casa. Dei restanti, mi piace sottolineare lo spirito vivace e cordiale, che alleggerisce l’atmosfera. La giornata è splendida, il posto bellissimo, la struttura sembra incastrata tra il verde delle piante e il ruggine delle foglie cadute. Un cane nero e un gatto bianco accompagnano con discrezione i miei passi, in visita al complesso. Scopro il fojarol, corrispettivo delle casere del Grappa, tipico di Seren del Grappa, locale adibito a ricezione con il tetto realizzato con frasche di faggio. In questo posto dove vive e lavora, Leonardo ha creato una fattoria didattica, costruendo con le sue mani giochi e strutture parallele. La moglie Beatrice è un’ottima cuoca: non avevo mai assaggiato il pasticcio di cipolle – leggero e buonissimo – né il risotto con le castagne e le carote, delizioso. Non parliamo poi dello strudel! Condimento extra: il latino che a Leonardo sta a cuore, perché lo infila tra una pietanza e l’altra, interrogando i commensali. Tra una risposta e una battuta ricordiamo alcuni prof, che nel bene e nel male (nel senso di fatica) ci hanno accompagnato nel percorso scolastico delle superiori, il più formativo, a mio dire: Roberto Roberti (Storia e Filosofia), Armando Contro (Italiano e Latino), la eccentrica professoressa di Storia dell’Arte Flavia Pilo…il preside Tranquillo Bertamini…mentre noi allora non eravamo tranquilli affatto! Poi ognuno ha fatto il suo percorso di vita, che non è al centro delle confidenze. Perché l’obiettivo odierno è gustare serenamente il pranzo, la natura benigna e la compagnia di giovani anziani – è un ossimoro che mi piace – desiderosi di condividere senza rimpianto schegge del passato.

Artemisia Gentileschi

A pag.37 de la Repubblica di Venerdì 28 ottobre leggo l’articolo “Ercole tra le macerie Scoperta a Beirut un’opera di Artemisia”, di Lara Crinò. La pittrice è Artemisia Gentileschi (Roma, 8.07.1593 – Napoli, 1653) e il dipinto Ercole con la regina Onfale di Lidia risalirebbe al 1635 e sarebbe stato dipinto dalla pittrice durante il suo soggiorno a Napoli. Dopo l’esplosione devastante che in corso d’anno ha provocato la morte di oltre 200 vittime, il quadro è stato trovato tra le macerie di un ricco palazzo della capitale libanese dal critico d’arte Gregory Buchakjian. Gravemente danneggiata, l’opera è stata inviata al Getty Museum negli Stati Uniti dove è stata restaurata e attribuita ad Artemisia. Ho avuto la fortuna di vedere una mostra sulla famosa pittrice circa un decennio fa, a Bassano del Grappa, di cui successivamente lessi La passione di Artemisia, di Susan Vreeland, libro bellissimo. Mi sono appassionata alla vita privata della pittrice, in competizione col padre Orazio, già famoso pittore e violentata da un suo collega. A seguito della violenza, subì un processo condotto anche con la tortura, per estorcerle una verità di comodo: le vennero stritolate le dita con un rozzo congegno, che per un pittore significa non esercitare più. Ma alla fine Artemisia venne prosciolta da accuse infamanti e fu condannato Agostino Tassi, l’aggressore che doveva farle da maestro. Si tratta di uno dei primi processi per stupro documentato nella storia (fine febbraio 1612) e Artemisia diventa una femminista del XVII secolo. Nei suoi quadri prevalgono le tinte forti e le scene di violenza, riconducibili all’esperienza subita. La sua pittura mi ricorda il Caravaggio, altro artista tormentato. Al di là delle indubbie qualità artistiche, che le consentirono di accedere a una Accademia riservata fino ad allora solo agli uomini, mi affascina il temperamento di questa donna che si rifiutò di essere considerata un oggetto di piacere e trasferì nell’arte pittorica emozioni e sentimenti universali.

Novembrata

Da Ottobrata a Novembrata, neologismo (nuova parola) creato in riferimento alla anomalia metereologica che determina temperature 10 gradi sopra la media. In pratica, Halloween come giugno. Al di là del piacere di fare ancora una puntatina in spiaggia e alla soddisfazione dei ristoratori degli stabilimenti balneari, le temperature fuori stagione mettono a rischio l’ecosistema e i raccolti. Da metà della settimana prossima, pare che si verificherà un temporaneo – e atteso – abbassamento delle temperature al Nord e su parte del Centro. Se “Il bel tempo non viene mai a noia”, come recita uno dei tanti proverbi sul tempo, bisogna considerare anche gli effetti collaterali di una stagione fuori del normale, compresa la difficoltà di adattarsi a due stagioni in una. Di mattina serve la giacca, che a mezzogiorno e’ superflua. Mentre scrivo, un bombo laborioso volteggia tra i fiori delle Ipomee, illudendomi che sia maggio. I canarini hanno ripreso a cantare, ma non danno segno di cambiare piumaggio, come succedeva di questo periodo gli anni scorsi. Ho visto una rigogliosa fioritura di gladioli rossi, solitamente agostana. Non so che dire. Prendo nota e cerco di farmene una ragione. Mia madre diceva che il tempo non si è sposato, per fare ciò che vuole, adattamento birichino di una credenza popolare inneggiante alla singletudine. A parte gli aforismi e i proverbi, credo che madre natura ci stia mandando un messaggio inequivocabile: abbiamo sprecato troppe risorse e vissuto un carnevale senza fondo. Se non invertiamo la rotta, la vita sulla terra ci farà rimpiangere l’eden perduto.