Tra i prodotti autunnali c’è il radicchio, di cui per fortuna non vado matta. L’articolo a pag. 29 de la tribuna titola “Costi alle stelle, ortofrutta più cara del 20% Il radicchio già in vendita a 16 euro al chilo”. Giorgio Polegato, presidente provinciale di Coldiretti dice: “Bisogna vedere se lo vendono” quando sarà sugli scaffali, a partire dal 2 novembre. Ricordo con nostalgia e gratitudine una persona che me lo portava gratis a domicilio, per un po’ ho tenuto in acqua nei secchi il prezioso ‘fiore dell’inverno’ a maturare, ma non ne ho mai fatto grande uso, salvo qualche risotto col radicchio, influenzata dalla cucina di mia madre dove abbondavano i carboidrati e scarseggiavano le verdure. Da adulta ho preso le distanze e sulla mia tavola non mancano gli ortaggi, spesso elargiti da conoscenti che li coltivano in proprio. Anzi, mi è venuta l’idea di realizzare un piccolo orto il prossimo anno, ma di delegarne la cura a Reginaldo, preferendo io occuparmi dei fiori. Ho sentito per televisione che stanno prendendo piede gli orti sociali: mi pare un’ottima iniziativa per coinvolgere giovani e meno giovani nella coltura a metro zero o quasi. Anche dal punto di vista psicologico, consumare prodotti coltivati direttamente credo sia un nutrimento dell’animo, oltre che un collante sociale, se fatto insieme con altri. Quando ero in servizio, tra compiti da correggere e lezioni da preparare pensavo che avere un orto fosse faccenda da pensionati. Beh, adesso lo sono e vedrò di concretizzare un pensiero di salute, oltre che di risparmio. Perché, diciamo la verità, con tutta la considerazione del lavoro e dei passaggi che ci sono dietro la produzione del radicchio rosso tardivo, pagarlo 15.99 è…molto costoso! Tuttavia per i buongustai può valere la pena.
Autore: Ada Cusin
Una donna premier
Una donna premier: un evento storico per il nostro Paese. Fatto il nuovo governo, il 68esimo della storia repubblicana, adesso si passa dalle parole ai fatti. Giorgia Meloni sembra avere il passo giusto. Era grintosa già a vent’anni, le viene attribuita grande pazienza e credo dovrà averne molta, per districarsi da grovigli vari. A me piace, come parla – con chiarezza – e come si veste – con sobria eleganza, senza fronzoli. Ho apprezzato il suo ricordo di Borsellino. Curiosità: diplomata al Liceo linguistico – non ha proseguito gli studi all’università – parla correntemente inglese, francese e spagnolo. Non mi sono potuta laureare, facevo già politica. Percorso in salita che l’ha portata a ricoprire la seconda carica dello stato, in un mondo di uomini. In più è mamma di Ginevra, sei anni e questo è un valore aggiunto agli altri ruoli. Auguro buon lavoro a lei e a tutta la squadra, che possa restare in sella per tutta la legislatura. Il ritardo da recuperare è tanto e sono molti i punti che il nuovo governo deve affrontare entro la fine dell’anno. I 24 ministri neo eletti – 18 uomini e 6 donne – hanno una strada da affrontare tutta in salita. Voglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Un mio professore consigliava di essere realisti con un pizzico di pessimismo, che a me sembrava un paradosso, successivamente spiegato: nel caso le cose volgano al meglio, il godimento sarà doppio. Viceversa, la delusione è stata messa in preventivo. Non so se sia fattibile, però non mi dispiace usufruire di un doppio paracadute. Fuori di retorica, sono lieta che finalmente ci sia una donna al timone della politica italiana, mi auguro non le vengano i capelli bianchi anzitempo. Il codino che porta le dà un’aria determinata e sbarazzina che porterà ossigeno nelle stanze del Palazzo. Dai Giorgia, siamo con te!
Vite sprecate
Non si può sentire: pirata della strada, ubriaca e drogata investe e uccide 18enne mentre cammina sul marciapiede, assieme ad un amico che lo vede morire sotto i suoi occhi. In pratica tre vittime, più i genitori dei ragazzi. Succede a Roma, lui è Francesco, ignara vittima della 23enne Chiara, cui era già stata sospesa la patente due anni fa per lo stesso motivo. Accusata di omicidio stradale, la ragazza rischia da 8 a 12anni. La madre della vittima – giornalista come il padre del CorSera – ha scritto in un tweet: “Gli eroi sono tutti giovani e belli. Lui era semplicemente un ragazzo felice. E io non lo sarò mai più”. Tragedia immane. Chissà quante volte sarà capitato ai genitori di Francesco di leggere e/o scrivere di incidenti mortali, allontanando il pensiero che sarebbe potuto capitare anche a loro. Veramente la sorte è beffarda e il pericolo è dietro l’angolo. Provo infinita pena per il ragazzo e un sentimento misto di rabbia e compassione per l’investitrice, che non aveva imparato la lezione dalla pena precedente: recidiva all’alcol eccetera, chissà se aveva progetti per il futuro. In generale penso che le ragazze siano più mature dei maschi, più strutturate caratterialmente, più toste. Salvo le eccezioni, in cui potrebbe rientrare la sprovveduta guidatrice. Certo che il mix alcol e droga non consente attenuanti. Mettersi alla guida alterati significa candidarsi al suicidio oppure all’omicidio. Le vite sprecate sono quelle che angosciano di più. Sono state fatte campagne per contenere gli incidente stradale e accorciare l’elenco delle vittime, con modesti risultati. Evidentemente bisogna agire su altri fronti, ribadendo che la vita è una e irripetibile. Pertanto bisogna tenersela stretta.
Capolavoro ritrovato
Io, Canova. Genio europeo è la mostra organizzata dai Musei Civici di Bassano del Grappa, curata da Giuseppe Pavanello e Mario Guderzo, con la direzione scientifica di Barbara Guidi, nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della morte di Antonio Canova (Possagno, 1.11.1757 – Venezia, 13.10.1822). Lo sapevo, ma me lo ricorda il programma pomeridiano geo, che dedica particolare attenzione a un’opera dello scultore, recentemente riportata alla luce: la Maddalena Giacente, di cui avevo scritto tempo fa, in un mio post. La vicenda legata a quest’ora meriterebbe un romanzo, anche un film sarebbe adeguato. Realizzata dal Canova tra il 1819 e il 1822 era andata perduta molto tempo fa. Il marmo a grandezza naturale fu acquistato come statua da giardino da una coppia di inglesi, ignari di chi fosse l’autore, per una cifra pari a poco più di 5000 sterline. Grazie all’esistenza di un calco in gesso nella Gipsoteca a Possagno e a vari disegni preparatori, si conosceva già l’opera, ma l’originale ritrovato ne ha modificato il valore: il suo prezzo ora è stimato tra i 5 e gli 8 milioni di sterline (cioè tra i 6 e 9,5 milioni di euro). Trattasi “di un marmo di notevole valore storico e di grande bellezza estetica prodotto dal Canova negli ultimi anni della sua attività artistica”, come afferma Guderzo. Io non sono esperta nel ramo, ma dico con serenità che l’opera è straordinaria: intanto per l’amica di Gesù rappresentata, per la posizione piegata sul fianco, per l’abbandono del capo, per i lunghi capelli che coprono i capezzoli…per la levigatezza del marmo. Non so in che tipo di giardino fosse finita, ma un eden terreno con piante e fiori mi sembrerebbe destinazione più appropriata di una fredda galleria d’arte. Certo riportare alla luce un capolavoro è esperienza di grande soddisfazione. A noi comuni mortali è offerta la possibilità di contemplare la Maddalena Giacente dal vero, al Museo Civico di Bassano del Grappa, dal 15 ottobre al 26 febbraio prossimo.
Ci sono frutti e frutti
Gli argomenti che tratto più di frequente nel mio blog riguardano l’attualità oppure il quotidiano, sotto la voce ‘emozioni’. Per una questione di alternanza, avevo deciso che oggi avrei trattato un fatto di attualità. Invece no, !a visita di due persone che mi donano frutti di stagione mi riempie l’animo e mi fa cambiare idea. Alle otto Reginaldo, che ieri mi ha sistemato il giardino viene a ritirare l’enorme sacco con lo sfalcio e le ramaglie da portare in oasi ecologica. Lo aiuto – per quel che posso a issarlo nel bagagliaio, che rimane un poco aperto e lui assicura con uno spago. Prima di andarsene, estrae un sacchetto di plastica dal sedile del passeggero e me lo porge: contiene prodotti suoi, fagiolini e uva bianca dolcissima, già gustata in un’altra occasione. Sa che mi piace e apprezzo la delicatezza. Poco dopo arriva Marta con un presente confezionato da Veronica, avvolto in un bianco sacchetto di carta: contiene grosse castagne che pregusto già bollite o arrostite. Ricambio con quello che ho, ovverosia gelatina di melagrane del mio alberello che quest’anno è stato generoso. Un valore aggiunto ai prodotti stagionali è la spontaneità dell’offerta, accompagnata dallo scambio di informazioni e di confidenze. Quasi mi spiace consumarli, questi prodotti autunnali che testimoniano la ricchezza della natura e la bellezza del dono. Nel portafrutta aggiungo le noci raccolte stamattina sul marciapiede, a bordo strada. Merita che li fotografi, così soddisfo anche il piacere della vista, prima di deliziare il palato. Giusto ieri Adriana commentava sul blog che “far funzionare i sensi può regalare felicità”. Le do pienamente ragione. Ringrazio madre natura…e i miei amici sensibili e generosi.
Cogliere l’attimo
Grazie all’alta pressione e alla temperatura mite ho finalmente tirato fuori dal garage la bicicletta, una vecchia Graziella rosa ritinteggiata bluette e faccio qualche giretto nei paraggi. Niente di speciale, sia perché sono tendenzialmente pigra, sia perché sono reduce dall’intervento all’anca che non vorrei compromettere con sforzi eccessivi. Riconosco che sentire l’aria in faccia e una discreta energia nella pedalata procura una bella sensazione che mi ricorda quando andavo in altalena, vari decenni fa. Tornando ieri dal mercato, verso le undici succede che sbircio una dorata pianta sul bordo del fosso, al limitare della strada. Mi riprometto di tornare per fotografarla al pomeriggio in bicicletta, dato che è vicina a casa. Cosa che faccio. Ne ignoro il nome. Contatto Serapia, che conosce piante e fiori come le sue tasche e scopro che si chiama Pyracantha coccinea, è un arbusto sempreverde di origini asiatiche. In primavera produce moltissimi fiori di colore bianco dall’intenso profumo, mentre d’autunno maturano sulla pianta grappoli di piccoli frutti rotondi, di un colore che vira dall’arancione al rosso. Pensare che non me ne ero mai accorta, sebbene quel tratto di strada l’abbia fatto molte volte in tanti anni. Ci voleva il colpo di luce in tarda mattinata…e la disponibilità a cogliere l’attimo, perché è risaputo che guardare ed osservare non sono la stessa cosa. A questo punto ci aggiungo la mia stagione, ‘l’adultità’ liberata dagli impegni di servizio e disposta a cogliere il bello a portata di mano. Condivido l’osservazione di Pia, cui ho girato la foto: il contesto fotografato restituisce un frammento della cultura contadina che sopravvive in qualche scorcio delle nostre contrade. Anche Rossella apprezza la Pedemontana che io scopro sotto nuova luce, data la diversa disposizione d’animo legata alla stagione della vita. D’altronde l’Italia è anche nota come il Belpaese. Basta concedersi il tempo di fermarsi ed osservarla.
Una bella storia
Come da prassi, riempio la mattina del lunedì tra lettura del Corriere al bar Melody di Fonte, spesa al supermercato Alì e capatina al mercato locale. Sarà che sono bendisposta, ma oggi do preferenza alle notizie incoraggianti che trovo a pagina 23 (se ho registrato correttamente) della cronaca, che mi riporta alle mie prime esperienze professionali. Sintetizzo: un ragazzo laureato – studia per una seconda laurea in Economia aziendale – si ritrova a fare il bidello all’istituto d’infanzia Aldo Moro di Recanati e non si lamenta del ruolo che potrebbe sminuirlo, ma anzi ci sta volentieri. Guadagno 650 euro al mese, ma almeno mi pagano. Si chiama Marco Morosini, ha 25 anni, di Macerata. Suona il pianoforte. Dal 2019 è giornalista pubblicista e punta in alto, al sole di mezzogiorno, come recitava la traccia di un compito in classe assegnatomi in quarta ginnasio, tanti anni fa. Anch’io ho fatto (dovrei dire ‘feci’, ma il passato remoto non è proprio nelle mie corde di veneta) la sottoccupata, perché da laureata in Lettere e Filosofia, per ben quattro anni ho fatto senza entusiasmo l’applicata di segreteria in una scuola media. In caso di assenza di un insegnante di Lettere, Il preside mi mandava a sostituirlo: io ci andavo volentieri, ma le mie colleghe d’ufficio avevano da ridire e la cosa mi rammaricava. La mia intenzione era di rinunciare al lavoro fisso, qualora mi fosse arrivata una lunga supplenza, tipo una maternità. Vana attesa. Così a 27 anni mi sono licenziata, per entrare nel mondo della scuola come insegnante, dove ho riscattato il mio bisogno di comunicare con gli studenti e di ricevere gli stimoli culturali che nutrono le persone bisognose di conoscenza. Mi sono adattata a fare la sottoccupata (scrissi anche un articolo sull’esperienza) per un periodo medio-lungo, durante il quale ho imparato a protocollare e a scrivere a macchina. Tutto ciò che si acquisisce da giovani serve, se motivati e consapevoli. Adesso scrivo al pc e sul tablet, commentando con piacere storie positive.
Erbe e Arte
Metà ottobre, domenica: alta pressione, bel tempo, temperatura mite. La mia cucina emana un profumo di erbe aromatiche che è una delizia. Ieri pomeriggio ho ritirato dalla zona caldaia i rametti di salvia messi ad essiccare; ho staccato le foglie che poi ho sbriciolato con le dita, passate quindi al tritatutto. Infine ho inserito il prezioso composto in vasetti ermetici, che probabilmente donerò, magari a Natale insieme con qualche altro prodotto fatto in casa. Mi piace il verde salvia e mi piace la salvia, che i Romani consideravano erba sacra. Del resto il nome Salvia deriva dal latino ‘salvus’ che fa riferimento alla salvezza e alla salute. Potrebbe essere una buona domenica, con il profumo intenso di questa erba aromatica, che ha pure un potere vasodilatatore e mi fa respirare a pieni polmoni. Peccato che la lettura del quotidiano guasti il buonumore. Per una magia, sarebbe salutare che, al girare delle pagine si sollevassero ondate di profumi aromatici. La realtà è tutt’altro che salutare. Mi colpisce una notizia che mischia l’arte con la malasorte: a Kherson i russi hanno ucciso il direttore d’orchestra Yuriy Kerpatenko, direttore del Teatro cittadino che “Si era rifiutato di suonare per Mosca”. In pratica, perché si era rifiutato di collaborare con gli occupanti. Dopo il suo secco no, un commando di soldati ha fatto irruzione nella sua abitazione e lo ha giustiziato sul posto. Vorrei tanto che si trattasse di una fake news. Sono desolata, perché l’arte è un rimedio sempre alle brutture, specie in contesti bellici. Nel frattempo si continua a combattere e la parola ‘Pace’ sembra uscita di scena. Sono avvilita e desolata. Dovrei affogarmi in un bagno aromatico di salvia. Ma quella che ho a casa, rigogliosa e promettente non basterebbe.
Ricordo di scuola
Oggi, tuffo nel passato, grazie a una foto in bianco e nero che trovo sul tablet con mia sorpresa e meraviglia: sorpresa perché non me l’aspettavo – ringrazio Mariuccia che me l’ha inviata – e meraviglia perché mi rivedo com’ero a 14 anni, in quarta ginnasio, insieme con i compagni della sezione A. Sette ragazze davanti – io sono la prima a sinistra, accanto a Mariuccia – e sei maschi dietro, con il preside Tranquillo Bertamini, mancato pochi anni orsono. Stiamo parlando di circa 55 anni fa, incredibile! La sottoscritta indossa i calzettoni, come Costanza, mentre altre ragazze hanno le calze, tutte con il grembiule rigorosamente nero. Dei maschi dietro, solo Terenzio ha la cravatta: un pensiero particolare a lui che non c’è più e che era simpaticissimo. Di me, noto che non ho gli occhiali, diventati successivamente indispensabili. Occupavo spesso i banchi davanti, per la mia bassa statura, cosicché la miopia è stata diagnosticata tardi. I capelli sono medio-lunghi ed ho la scriminatura, che mantengo tuttora. Alcuni compagni hanno conservato la stessa fisionomia, viceversa di altri. Preciso che l’anno successivo alla foto, per la fusione di due sezioni, altri allievi vennero a rimpolpare la mia sezione A. L’insegnante al centro, che riconosco, forse in quel periodo sostituiva uno dei/delle titolari. Riferendomi alla meraviglia accennata sopra, mi pare inverosimile che sia trascorso tanto tempo da allora, di cui peraltro mi è rimasto impresso il sacrificio, protrattosi cinque anni, i più duri scolasticamente parlando. Di sicuro formativi, di cui però non provo nostalgia né rimpianto. In seconda liceo ho avuto una crisi dovuta allo stress da impegno (di notte sognavo di tradurre versioni di greco e di !atino), ma ammetto che frequentare l’università è stata una passeggiata. Non so se i miei compagni di classe, originari o acquisiti dopo, proveranno simili emozioni nel rivedersi e ripensare al tempo andato. Io lancio il sasso, chi crede mi risponda, anche in privato. Per noi ora è tempo di raccolta, la palla passa ai nipoti!
È iniziata la XIX legislatura
Giovedì 13 ottobre 2022, prima seduta del nuovo Parlamento. Liliana Segre, 92 anni, presidente provvisoria della seduta di Palazzo Madama in quanto senatrice anziana, chioma candida e completo di velluto blu, prova come una specie di vertigine ad occupare il posto più alto del senato. Intense e commoventi le sue parole, con toccanti passaggi privati. Parlamento rinnovato e sfoltito: 400 eletti alla Camera e 200 al Senato. Ignazio La Russa, 75 anni, siciliano è il nuovo Presidente del Senato, intenzionato a svolgere un compito di servizio e non a ricevere applausi, come dichiara. Mi piace la voce roca di quest’uomo, di cui so che è avvocato, come il padre. L’età mi pare quella giusta per dedicarsi alla cosa pubblica…del resto il Presidente Mattarella è un buon riferimento anagrafico. Sul percorso politico non mi esprimo, perché non ne so molto, salvo che è ex missino. Curiosi – ed espressivi – i nomi che ha dato ai tre figli maschi: Antonino Geronimo, Lorenzo Cochis e Leonardo Apache. Pare che sia stato votato anche da parlamentari estranei al suo partito, e questo lo trovo incoraggiante. Mi è piaciuto che abbia regalato un mazzo di rose bianche alla senatrice a vita Liliana Segre, il cui discorso toccante ha applaudito diverse volte. Indizi positivi. Si vedrà, strada facendo se saranno confermati dai fatti. Sul teatrino dietro le quinte e lo sdegno di Berlusconi non mi esprimo perché sono una signora. Certo gli Italiani si aspettano almeno una risoluzione parziale dei tanti problemi irrisolti: per limitare la disaffezione politica, saranno utili più fatti e meno parole. Mi spiace che tra i seggi del nuovo Parlamento ci siano meno donne, ma mi aspetto che Giorgia Meloni riesca a dare buon esempio. Concludo con un pensiero facile da ricordare e assai difficile da realizzare, con le tre ‘arti’ più impegnative al mondo: governare, curare, educare. Auguri ai nuovi eletti…e a un’Italia finalmente più coesa!
