Sabato soleggiato

Sabato soleggiato e sempre un po’ di corsa, perché dedico la mattina alla messa in piega e affido la mia testa a Lara che se ne prende cura da anni con passione. Quando salgo in macchina verso mezzogiorno dovrei spogliarmi, perché l’abitacolo esposto al sole si è trasformato in una sauna, parola già di per sé predisponente alle cure termali, di buona memoria. Il tempo di arrivare a casa e mi metto al sole con le braccia scoperte: sentire il tepore sulla pelle, dopo l’inverno è un vero piacere, condiviso anche dai micetti che si arrampicano sulla pergola del glicine, di cui riprendo possesso anch’io. Attorno al tronco aggrovigliato ci sono dei cespi di viole che diffondono un profumo delizioso. Mia madre ne usava uno chiamato Violetta di Parma e nell’associazione intravedo un messaggio di continuità. Quasi silenzio assoluto, rotto dal rombo di un paio di moto da cross, fuoriuscite dai campi vicini. Talvolta, dall’alto giunge il rumore lontano di un aereo. Continuo invece è il canto di un canarino che insiste su un passaggio canoro ripetuto, tipo vinile che si inceppa sotto la puntina di un vecchio giradischi: forse equivale ad un applauso all’amico sole. Per il momento nulla si inserisce a turbare questo angolo di paradiso. So che non durerà, già il cielo si sta oscurando, tuttavia voglio godermelo e possibilmente condividerlo perché sono in buona compagnia di chi ama la natura. Adesso mi sposto con la sedia e offro le spalle al sole, mentre Grey viene a strofinarsi sulle mie gambe. Anche gli amici a quattro zampe percepiscono il benessere del cambio stagionale. Non ho bisogno di spostarmi per godere del ‘posto al sole’, fatto di presenze vegetali e animali a metro zero. Pur non disdegnando la compagnia, sto bene anche da sola, perché il silenzio mi concilia il pensare e lo scrivere, attività che abbelliscono le mie giornate. Saluti e Salute! 🌻👋

Esperienza sensoriale

Il mio albicocco si veste di rosa, ogni mattina di più. Aprire il balcone ed essere avvolti da un piumino di petali è un’esperienza sensoriale intensa che si ripeterà tra un po’ con le altre piante da frutto che bordano il mio giardino: il susino, il ciliegio, il melo. Il nocciolo, tenuto basso, scuote la chioma facendo tremolare al vento le infiorescenze maschili a grappolo (chiamate amenti) con cui giocava mio figlio da piccolo. Lo portavo a passeggiare in una stradina laterale del Tempio Canoviano – abitavamo a Possagno – dove la vegetazione è tuttora rigogliosa. Realizzo ora che ho trasferito in casa un po’ di quel percorso. Seguire lo scorrere del tempo attraverso il risveglio della natura mi carica e mi consola di inevitabili altre perdite. Ad esempio, ho notato che sotto la siepe sono rispuntate le viole, nonostante l’assenza di pioggia. Però la camelia tiene ben stretti i boccioli che a quest’ora dovrebbero essere fioriti. Per inaffiare uso l’acqua dove porto a cottura gli ortaggi, ma è poca cosa. Secondo le previsioni, in giornata dovrebbe arrivare qualcosa…speriamo! Mi immedesimo in chi coltiva la terra e ne condivido le preoccupazioni. Sono diventata più attenta e ‘risparmiosa’ ma ciò che salvo è come una goccia nell’oceano. Tuttavia mi aggrappo alla frase di Madre Teresa di Calcutta: Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno. Grande, anzi enorme la suorina diventata santa! Mentre scrivo, sento un leggero ticchettio sul tetto e vedo i gatti salire sul davanzale dello studio, come per ripararsi da un evento dimenticato: piove!! Non so per quanto ma è un inizio, un sorso d’acqua alla terra riarsa e disseccata. Voglia il cielo essere generoso!!

Sorellanza letteraria

Premetto che non ho un buon rapporto col volante, peggiorato quando uno sbadato automobilista mi ha tagliato la strada nel 2016, procurandomi la frattura dello sterno. Mi sposto autonomamente per strade familiari, affidandomi alla guida altrui per distanze fuori della mia portata. Tra Combai e Cison di Valmarino (tra i borghi più belli d’Italia) mi sarei persa. Mi affido alla serena guida di Veronica, giovane collega che come me ama scrivere, per raggiungere la biblioteca di Vittorio Veneto dove avviene la premiazione del Concorso Letterario Città di Vittorio Veneto. Marta, la madre si unisce in qualità di simpatizzante e sostenitrice. Elisa, scrittrice coetanea di Veronica, completa il quartetto. Francesca, mia concittadina premiata per il racconto La casa di pietra bianca raggiunge il luogo con il consorte. Rappresento le due concorrenti Valentina e Sara, impossibilitate a presenziare. Giunte sul posto, ho il piacere di rivedere le mie cugine Lucia, Morena e Luisa. Giuliana si candida per la prossima volta. Pubblico numeroso e partecipe. Paola, la simpatica presidente della giuria legge con espressione le poesie vincitrici e la motivazione del premio, che è il dono più importante per uno scrittore. Motivazione esplicitata anche per i testi in prosa, di cui sarebbe stato bello sentire almeno un passaggio. Il cesto di prodotti locali con omaggio floreale e foto-ricordo suggellano il momento clou. Molto spazio è dato a diversi gruppi femminili che operano sul territorio a favore di svariate problematiche, perché la cultura spazia e genera benessere. Noi sei siamo state appellate e premiate come Gruppo Pensieri Poetici Asolano e valuteremo come rendere distintivo il nostro modo di esprimere e comunicare pensieri ed emozioni. Anzi, approfitto di questo spazio per chiedere suggerimenti. Intanto sono lieta di avere realizzato una ‘Sorellanza Letteraria’ che mi inorgoglisce. Grazie a Francesca, Veronica, Elisa, Sara e Valentina! 💐

Donne protagoniste

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, cioè dei diritti della donna, per sottolinearne le conquiste sociali, economiche e politiche. L’ 8 marzo ricorda l’incendio avvenuto nel 1908 in una camiceria a New York dove morirono centinaia di operaie, per la maggior parte immigrate italiane ed ebree. Perciò improprio chiamarla festa, anche perché ancora oggi molte donne sono oggetto di discriminazioni e violenze fisiche e psicologiche. Un esempio su tutti: le studentesse avvelenate in Iran. Dettaglio: sono oltre 50 le scuole coinvolte…come vorrei fosse una bufala! Per non scoraggiarmi mi sposto su qualcosa di bello, che unisce le donne che amano scrivere. Nel tardo pomeriggio sarò a Vittorio Veneto, per la premiazione di un Concorso letterario, alla seconda edizione, riservato alle donne del Vittoriese e ampliatosi ad altre zone, tra cui l’Asolano rappresentato da me, Francesca, Elisa, Veronica, Sara e Valentina. Sono curiosa di sapere cosa potremmo fare, scambiandoci parole ed emozioni. Se scrivere, sia in prosa che in poesia consente di esprimere un talento, condividerlo è una ricchezza che non ha prezzo. Quando l’argomento è di impegno sociale e/o civile, è un ulteriore valore aggiunto. Da parte mia, oggi invio un tenero pensiero alle donne della mia vita: mia nonna Adelaide, mia mamma Giovanna, le amiche Zulay, Marta e Gianna che non ci sono più, alle parecchie che ci sono e mi fanno buona compagnia: salto l’elenco che sarebbe lungo, ma loro sanno che tessono la mia rete affettiva. È uscito il sole, tra poco esco al bar Mirò e scommetto che sul cappuccino Gabriella decora un Buon 8 marzo a tutte le clienti. Che l’attenzione per il pianeta donna non venga mai meno! 💛🍀🌻

A ognuno la sua palestra

“Il mio motto è: il meglio deve ancora venire”, parole sante di Larissa Iapichino, campionessa ventenne di salto in lungo, argento all’Europeo Indoor di Instambul con un salto di m. 6.97, nuovo record italiano al chiuso, figlia di Fiona Mai, pure lei campionessa mondiale della stessa specialità. Seguo solo di striscio l’atletica, ma mi congratulo con madre e figlia ‘laureate’ nello stesso ambito. Per l’età più vicina alla mia, ho seguito di più i successi della madre, espresso anche in altri ambiti, pubblicità compresa. Riconosco però che il motto succitato della ragazza mi appartiene, perché è alla base del mio pensiero ‘filosofico’. Giorni fa, allegato al settimanale la Repubblica ho acquistato il libro La gioia di vivere, di Vittorino Andreoli, attratta dall’argomento e anche per simpatia nei confronti dell’autore, intervistato varie volte in tivù, dotato di un sorriso rasserenante (anche se scopro che si considera pessimista, anzi un tragico come si definisce nella dedica). Ho letto di corsa la prima parte, rispolverando Epicuro, Cicerone, Seneca, Schopenhauer, Zola, pensatori di cui ricordavo qualcosa e raccogliendo informazioni su La città della gioia di Dominique Lapierre. Mi prendo del tempo per leggere le altre parti dell’opera che apre una collana dedicata alla ricerca interiore. Epicuro, nella Lettera sulla felicità parla di un “tetrafarmaco” per raggiungerla: filosofare, meditare sulla morte, conoscere e soddisfare i propri desideri, abituarsi a una vita semplice. I desideri ‘necessari’ sono alla base della buona felicità e tra questi ci sono la salute del corpo e la tranquillità dell’animo: bingo, vale quanto il “mens sana in corporea sano” dei Latini (locuzione tratta da un capoverso delle Satire di Giovenale). Ora, facendo un collegamento tra gli antichi saggi e l’atleta Larissa, non vi è dubbio che quest’ultima abbia assecondato il desiderio di primeggiare attraverso l’atletica, che le viene assai bene. Io mi alleno con le parole, che sono la mia palestra quotidiana dove mi rimetto in sesto (spero).

Se il platano potesse parlare

“L’auto non esisteva più, era abbracciata al platano”, sono le parole del vicesindaco di Gorgo al Monticano (TV) Daniel Dalla Nora, sull’incidente successo sabato notte lungo un rettilineo che invita a correre, nonostante i limiti di velocità. Morte due ragazze, Eralda e Barbara di 19 e 17 anni, gravi i due amici che viaggiavano con loro in una Bmw 420 che in fase di sorpasso si è schiantata contro un platano. Alla guida della potente auto prestatagli dal padre, Michele, neo patentato viaggiava a 140 all’ora. Data l’età, credo che non avrebbe potuto guidare quel bolide e, ovviamente, non andare a quell’andatura pazzesca. Fra le cause, si ipotizza che fosse in corso una gara di velocità con la Polo speronata degli amici. Comunque la velocità era molto al di sopra dei limiti segnalati. Leggo sul quotidiano che la fidanzata del giovane alla guida, lo richiamasse spesso nei social a moderare la velocità. “Molto spesso non è la strada che uccide ma sono la velocità, le distrazioni. Che questa strage sia di lezione” dice il vicesindaco ai giovani accorsi sul posto. La mia pena va alle giovanissime vittime, ma confesso che ne provo di più per le loro mamme, di punto in bianco private delle figlie su cui chissà quanti progetti avevano risposto. Parlo da mamma, con il difetto di essere ansiosa e apprensiva, costante suppongo di molti genitori. Ad essere troppo permissivi, si corre il rischio di diventare complici della disgrazia. Non vorrei essere nei panni del padre che ha prestato il bolide a suo figlio, certo sperando in un uso non scellerato della strada. Ho fatto per diverse estati, prima dell’emergenza covid quel tratto, per raggiungere il mare, a Lignano Sabbiadoro oppure Bibione: bei posti, con tanto verde e viabilità scorrevole. Il ricordo piacevole che ne ho si appesantisce ora con la tragedia consumatasi d’un tratto nel cuore della notte, portandosi via due vite e scorticando la pianta. Chissà cosa direbbe, se potesse parlare.

Prime escursioni

Volete ringiovanire di vent’anni? Fatevi un giro in scooter (se è da tanto che non lo fate). A me capita sabato pomeriggio, quando mio figlio mi propone un’escursione mista, nel senso che prevede di camminare per un boschetto (sentiero 28B) da Castelcucco verso Paderno e poi un giro sullo scooter nuovo, per andare a riprendere l’auto parcheggiata ad una discreta altezza. Il tutto in circa due ore, in un pomeriggio chiaro con alternanza di caldo e freddo, a seconda di trovarsi in zone al sole oppure ombreggiate. Posti mai visti, pregni di umori boschivi e di fiori che ovviamente fotografo: trovo bellissimo quello chiamato ‘Dente di cane’ (bulbosa che appartiene alla famiglia delle Liliacee). Si nota però l’assenza di pioggia che speriamo arrivi, sebbene tardiva. Se la passeggiata è stata abbastanza facile, confesso che avevo un certo timore a salire a cavalcioni sullo scooter, un 125 dal nome accattivante ‘Agility’. L’ultima volta risale ad almeno vent’anni fa sul modello ‘Energy’, in dotazione a mio figlio, e solo per prova. In altra sede ho confessato che mio padre, sfegatato motociclista, in mancanza di un maschio aveva invano provato a farmi simpatizzare col roboante cavallo a due ruote. Allora ero bambina, adesso…mi è rimasta la paura della lontana bambina, superata brillantemente in sella, allacciata a mio figlio che affrontava curve e salite con destrezza. Lui aveva pensato al casco con visiera e alla giacca supplementare per me, perché correndo è tutto un altro paio di maniche rispetto a camminare. È stato bello vedere il paese dall’alto e riconoscere la chiesetta di Santa Lucia, vicino a casa mia. Anche incontrare Angelo che ama la natura ed è un apprezzato fotografo. In tutto abbiamo incrociato due ciclisti, una coppia a piedi…un cane che ci osservava da casa sua, sentito degli uccellini parlarsi e una sega lamentarsi. Beh, devo dire che ho trascorso un paio d’ore che mi hanno tolto di dosso molti orpelli, consentendomi di apprezzare un ambiente naturale a costo zero e a portata di mano. Anzi, a portata di piede e di motocicletta!

La natura si risveglia

Quando apro il balcone che affaccia sulla zona a sud della casa destinata all’orto scopro fiorite le estremità dei rami del vecchio albicocco: uno spettacolo! Sullo sfondo azzurro del cielo, fiori rosati si cullano sui rami come neonati benedicenti. I primi giorni di marzo la temperatura è ancora rigida, ma nel mio giardino le piante da frutto sono in agitazione. L’ albicocco fiorisce per primo. Il susino, il ciliegio e il melo seguono a ruota. L’ anno scorso la pianta da me amata ha donato una quantità inimmaginabile di frutti polposi, con cui ho realizzato molta marmellata. Adesso che ci penso, in congelatore ho dei sacchettini con i frutti denocciolati con cui guarnire delle torte, da mettere in agenda. Quest’anno la produzione potrebbe essere al ribasso, ma già la fioritura è un conforto: fiori e frutti è anche un argomento del blog dove confluiscono osservazioni pari a quella in corso. L’ albicocca è anche il mio frutto preferito, di un bel arancione acceso. Ma ritorno ai fiori, di un tenue color rosa. Ne ho anche di plastica, nascosti in qualche scatolone, che usavo per decorare la casa… quando non avevo una casa e abitavo in appartamento. Si parla di oltre vent’anni fa. Con l’esperienza che mi sono fatta da ‘proprietaria’ sostengo che la parte più importante del mio abitare sta fuori, dove regnano piante e fiori, su cui si rincorrono Fiocco, Pepe e Grey. Ma che anch’io mi godo, sotto al glicine, discreto protettore delle mie letture e scritture. Non vedo l’ora che la temperatura si alzi e di trasferirmi, di pomeriggio nel mio posto dell’anima. Al glicine, personalizzato, avevo anche dedicato dei versi, appesi ad un rametto. Una burrasca li ha portati via, ma li ho conservati nel cuore del computer. Una volta o l’altra li faccio riemergere.

Scontro generazionale

Sospeso da scuola, la mamma lo prende a schiaffi: il 16enne la denuncia ai carabinieri per maltrattamenti è il titolo di un articolo che leggo online e e poi sul quotidiano al bar, che fa il paio con quanto trattato sul post di ieri, riguardo le problematiche giovanili. La vicenda è accaduta nell’alta padovana; il ragazzo, italiano, era già stato sospeso in precedenza e denunciato per furto, porto d’armi, spaccio e ricettazione. Da madre solidarizzo con la madre che ha reagito d’impeto all’ennesima ricaduta dell’indomito figlio che pare abbia intrapreso la carriera sbagliata. Certo bisognerebbe sentire anche lui, i servizi sociali, i compagni, i professori, il resto della famiglia. Assodato che fare il genitore è un compito arduo, credo che anche il tempo per intervenire faccia la differenza: a 16 anni è molto oltre, anche se ‘Mai dire mai’. Non so se in una casa per soggetti difficili, con operatori specializzati il giovanotto, minorenne, troverà pane per i suoi denti. Si dice che le violenze nascano in famiglia: lui dal ceffone si è difeso alla grande, ma chi difendeva la madre dalle sue provocazioni? C’è tanta carne al fuoco, alimentata da episodi simili, fors’anche ripetuti per emulazione. Lo scontro generazionale non è una novità, però oggi si è allargato, gettando nello sconforto soprattutto i genitori. Vero che i modelli positivi scarseggiano, i giovani sono bombardati da stimoli che li illudono la vita sia una passeggiata lineare anziché un percorso a curve e che il sacrificio sia un retaggio del passato. Diverse volte mi sono detta fortunata, per non avere più responsabilità educative in servizio scolastico dove navigano a vista diversi insegnanti, di varie età. Quando mi capita, se invitata a scuola dico la mia, però col distacco garantito dalla ‘periferia pensionistica’. E poi parlano i miei scritti. Collegata con l’argomento odierno è la scuola primaria, il luogo DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, che è il titolo della mia ultima opera letteraria. La presenterò a breve, sabato 25 marzo, ore 16.30 in Auditorium a Cavaso del Tomba. Siete tutti invitati!

Aggressività moderna

Sconcerto è la parola più adatta per rendere ciò che provo difronte a quanto accaduto nel Mantovano pochi giorni fa: una 13enne colpita a forbiciate da una coetanea compagna di classe, in compagnia di un’altra ragazzina di pari età. Motivo al momento sconosciuto. Di positivo che la vittima dell’aggressione, soccorsa grazie al provvidenziale intervento di una vicina, dall’ospedale dov’è ricoverata dia segni di miglioramento. Le tre protagoniste dell’increscioso episodio frequentano la terza media. Da insegnante ho avute parecchie alunne che a questa data si stavano già preoccupando dell’esame da sostenere a giugno. Sempre un po’ più ambiziose dei maschi – salvo eccezioni – e perciò un passo avanti. A tredici anni ero così anch’io. Non so come siano adesso le allieve di terza media, chiederò alle colleghe. Anticipo alcune ‘scuse’: colpa della società sempre più violenta, colpa della scuola ‘noiosa’, colpa dei social, colpa dell’assenza di valori, colpa di genitori poco presenti e via discorrendo. Tra l’altro le tredicenni, per l’età non sono imputabili ma dovranno essere edotte su quanto successo. Però quella che ha usato la forbice ‘da sarta’ – chissà se sottratta da casa o in dotazione per attività didattiche – la maneggiava con abilità su viso e collo della vittima, attirata con inganno in un campetto. Devo riconoscere che il livello di deriva culturale e umana non fa distinzione di genere, nonostante in ambito lavorativo abbia avuto prova di più razionalità e progettualità da parte femminile. Giusto ieri mentre mi dirigevo al bar mi ha fermato la mamma di una mia ex allieva, oggi 36enne affermata professionalmente, spesso in giro per il mondo a promuovere prodotti del made in Italy. Con orgoglio ha fatto scorrere le immagini sul telefonino. Ecco, auguro che succeda altrettanto tra un paio di decenni alle madri delle tredicenni di cui sopra. Ma bisognerà lavorarci parecchio.