Invadenza della tecnologia

Una tragedia originata da un motivo assurdo: recuperare il cellulare della fidanzata. È successo a un 30enne della provincia di Rovigo, Andrea Mazzetto, precipitato ieri per un centinaio di metri da un massiccio nella Val d’Astico, sull’Altipiano di Asiago. A dare l’allarme dopo l’incidente è Sara Bragante, la fidanzata, sotto shock per l’accaduto. La ragazza posta sui social l’ultima foto che li ritrae insieme, prima del dramma, per cui viene anche pesantemente criticata. Sono disorientata e perplessa, non conosco i protagonisti del dramma, suppongo che avessero condiviso di pubblicare i momenti salienti del loro percorso in mezzo alla natura. Provo pena per entrambi, forse lei è stata sprovveduta a postare dopo l’incidente. Comunque condivido il commento di Guido, che mi pare il più appropriato: “Il telefono si ricomprava, la vita no. Mi dispiace un sacco”. Al di là delle congetture che si possono fare sull’imprudenza, la fatalità, eccetera mi viene spontaneo interrogarmi sull’invadenza della tecnologia nella nostra vita privata… che non è poi tanto privata, se dipendiamo da uno smartphone anche durante le escursioni/scampagnate. A parte i fotografi che lo fanno per lavoro, da dove viene tutta questa smania di apparire? Non si potrebbe vivere senza? Temo che siamo pedine di un gioco perverso, che ci “obbliga” a usare la tecnologia anche se potremmo fare diversamente. Ecco cosa mi è capitato di recente: dovendo fare una tac, scopro che mi costa meno se prenoto online, anziché per telefono. Continuo con la vecchia modalità e mi costa venti euro in più, che pago a malincuore. Di questo passo, non so dove andremo a finire. Se ci sarà consentito di arrivarci spontaneamente.

Una grande donna

Sono senza parole: a Torino è stata imbrattata la targa dedicata a Tina Anselmi, partigiana e prima Ministra donna della Repubblica. La vicesindaca della città, Michela Favaro lo definisce giustamente “Un gesto vile”, mentre la vicepresidente del Senato Anna Rossomando su Facebook scrive: “…nessuno può scalfire ciò che per l’Italia è stata ed è Tina Anselmi”. Assolutamente d’accordo. Mi chiedo se il vandalo/i vandali autori dell’oltraggio conoscessero Tina Anselmi (Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927 – Castelfranco Veneto, 1 novembre 2016), soprannominata dagli amici Tina “vagante”, di cui sintetizzo in parte l’operato: a) a 17 anni partecipa alla Resistenza col nome di battaglia “Gabriella”; b) nel 1976 ottiene la carica di Ministro del lavoro e della previdenza sociale c) si occupa molto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità d) nel 1998 è insignita dell’onoreficenza più alta della Repubblica Italiana: “Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana” e) Rai fiction ha deciso di dedicarle un film A parte che era stata insegnante (Laurea in Lettere) – dettaglio che me la rende collega – ammiro di lei aver saputo mantenere una vita riservata, fuori dai riflettori, pur rivestendo la carica di prima Presidente donna della Camera dei deputati. Anche nell’abbigliamento era sobria, senza fronzoli, come una qualunque donna di casa. Che fosse veneta e abitasse a pochi chilometri di distanza è un valore aggiunto. Io non ho avuto l’opportunità di contattarla direttamente, ma conosco chi l’ha fatto e con successo, perché era disponibile e accogliente. Ad averne di donne così che si spendono per gli altri. Chi infanga la sua memoria è povero di spirito e di conoscenza storica.

Addio stagioni!

Raffiche di vento da dieci a cento chilometri orari in pochi minuti al Nord, incendi devastanti al Sud. Dalla Liguria alla Sicilia il maltempo ha provocato disastri e due vittime. Gli effetti collaterali del clima torrido erano temuti e prevedibili. Impressionanti le immagini giunte del ‘fortunale’, che a chiamarlo così fa pensare alla fortuna e non sembra una brutta cosa. In realtà il significato etimologico è chiaro: “Perturbazione atmosferica di eccezionale intensità, con venti fortissimi, che provoca gravi devastazioni a terra e notevoli difficoltà alla navigazione “. Più appropriato chiamarlo ‘tornado’, il più violento e distruttivo fenomeno metereologico, tipico degli Usa e dell’Australia. Tetti scoperchiati, alberi divelti, automobili danneggiate, barche sconquassate, linee ferroviarie intralciate da ingombri piombati dall’alto…significa che siamo in una emergenza climatica con clima tropicale. È tempo che ne prenda atto chi sta in alto e ha ignorato o sottovalutato il problema. Ieri mattina ero al mercato locale, poco distante quando verso le dieci il cielo si è improvvisamente oscurato: sono riuscita a comperare le prugne al banco della frutta e sono corsa a casa che gocciolava. Appena in tempo per chiudere finestre e balconi che è iniziato il temporale, non catastrofico ma piuttosto lungo perché ha continuato fino a sera, con una breve pausa pomeridiana quando è uscito addirittura il sole. Alla ricognizione serale dei danni, una fioriera di edera era stata rovesciata e decine di vasi di plastica galleggiavano per il giardino. Devo ancora controllare come sta il tetto, ma il tutto si è risolto senza danni notevoli, considerato com’è andata nel resto del Paese. Rimangono l’ansia che succeda di nuovo e l’urgenza di non farsi trovare impreparati, perché è evidente che le stagioni di una volta non esistono più.

La corsa del cuore

Emozionante il Palio, per l’energia dei cavalli e per la bellezza della piazza. In diverse culture il cavallo è il simbolo della libertà e del selvaggio. La Piazza del Campo a Siena è rinomata per la sua originalissima forma a conchiglia e per ospitare due volte l’anno il Palio. Programmata per il 16 agosto, la competizione slitta al giorno dopo, per l’acquazzone abbattutosi sulla città a poche ore dall’inizio. Seguo lo spettacolo – dedicato alla Madonna Assunta in cielo – da casa, sullo schermo del televisore, come nelle passate edizioni. Mi piacerebbe seguirlo dal vivo, se abitassi nei pressi…ma è sufficiente l’adrenalina che mi trasmette anche dal video. La preparazione è piuttosto lunga. Fortunatamente ho colto il momento giusto della partenza, dopo la precedente non valida, perché seguire tutto dall’inizio è logorante, se i cavalli fanno le bizze. Stavolta è andata piuttosto bene, ha vinto la contrada del Leocorno con il fantino Giovanni Atzeni, detto Tittia (37enne di padre sardo e madre tedesca) arrivato alla sua quarta vittoria, sul cavallo Violenta da Clodia, una femmina baio di 9 anni che appartiene a un ragazzo inglese. L’ entusiasmo delle 10 Contrade è visibile e inarrestabile. Quello della Contrada del Leocorno è inenarrabile, dopo 15 anni dall’ultimo trofeo portato a casa. Piazza del Campo è il magnifico contenitore urbano dell’evento che si rifà al passato riproposto nella sfilata del Corteo Storico. Credo che il fascino della manifestazione stia proprio nella commistione tra passato e presente, che si fondono e si armonizzano in un mix di forza, di bellezza, di coraggio, di colori, di energia. Una sferzata di vitalità nel cuore dell’estate, per ricordare che ogni vittoria presuppone accurata preparazione. E dura un attimo!

Pro domo mea/A mio vantaggio

“Pro domo mea” è una locuzione latina attribuita a Cicerone che tradotta significa “per la mia casa” cioè a mio vantaggio. Infatti oggi me ne servo per parlare di una novità che riguarda la distribuzione dei miei libri, partendo dall’ultimo prodotto DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, da oggi disponibile per l’acquisto nel negozio Amazon. Lo stesso dicasi per il penultimo IL FARO E LA LUCE, autografato, il diario a ritroso TEMPO CHE TORNA e la silloge di foto-poesia NATURA D’ORO. A breve, stessa sorte toccherà ad altre mie opere, rimaste invendute per l’impossibilità di presentarle, a causa della pandemia. Senza rendermene conto, nel giro di un decennio – da quando do alle stampe i miei scritti – ho riempito lo studio di scatoloni con dentro “le mie creature” che, zitte zitte si sono accampate sotto le scrivanie e in angoli periferici, perdendo il contatto con la realtà e il conto del prodotto che lievitava. Se Manuel, il mio braccio destro (e sinistro) non mi avesse proposto di modificare l’arredamento dello studio, spostando le due scrivanie, non mi sarei resa conto della giacenza. Che deve prendere un’altra strada, per fare spazio alle future creazioni – dal momento che continuo a scrivere – e magari recuperare un po’ delle spese sostenute in tipografia. Sì, perché la sottoscritta viaggia da sola, ma gradirebbe essere accompagnata da un editore compiacente, se per miracolo si materializzasse. Intanto la pratica con Amazon è andata finalmente in porto, dopo abboccamenti falliti per la mia inesperienza con il digitale, risolta dal mio fidato scudiero, pardon Manuel che mi ha aperto un nuovo percorso. Se non disturba, chiedo gentilmente ai miei lettori di passare parola e di contattarmi per qualunque chiarimento. Scrivere è la mia malattia – come diceva il mio compianto professore di Liceo Armando Contro, protagonista del romanzo IL FARO E LA LUCE, ma la mia cura sono i Lettori.

Santi e animali

Oggi San Rocco (Montpellier/Francia ? – Voghera, 16.08.1327), protettore dei cani, dei viandanti, dei farmacisti, dei volontari… impossibile dimenticare che il 16 agosto era il compleanno di mio padre Arcangelo, amante dei cani- soprattutto cocker – e pellegrino su questa terra, anche se preferibilmente a cavallo delle due ruote. Un collegamento con il santo odierno gli sarebbe piaciuto. È mancato ancora giovane, 41 anni fa ed è la figura genitoriale che tuttora mi manca. Ovviamente compenso il vuoto in altro modo: avere un figlio maschio è un po’ un risarcimento. Poi ci sono i fiori, un bene di cui non mi privo. Dante, il padre della nostra letteratura, un altro grande pellegrino, ci aveva visto giusto, considerando fiori, stelle e bambini le tre cose rimasteci del paradiso. Stamattina ho comprato due bei gerani rossi, da mettere al posto dei due che non hanno retto alla lunga calura. Quando ho dei fiori per le mani sono contenta, mi distraggo e mi nutro di forme, colori, profumi. Una ‘passione’ che viaggia in parallelo a quella dei gatti, creature eleganti, magnetiche, indipendenti. Non mi stupisco abbiano ispirato molti poeti ed artisti. Anche i felini hanno un santo protettore, anzi una santa: una monaca benedettina del VII secolo che risponde al nome di Gertrude di Nivelles, ricorrenza 17 marzo. Mentre scrivo, Fiocco, il mio micetto color miele sta rincorrendo una mosca d’oro e Pepe, la sua amica bianco-grigia pressoché coetanea (circa quattro mesi) sta giocando con una foglia: stupefacente come riescano a divertirsi con così poco. Da invidiare e copiare! Perfino Grey, la gatta più grande, sei anni, reduce da un blocco intestinale e trauma da competizione automobilistica nei pressi di casa, li ha presi in simpatia e l’ho vista giocarsi insieme. Per chiudere, cani e gatti hanno sempre convissuto tranquillamente a casa mia, in barba al proverbio che li considera incompatibili. Il loro esempio rasserena. La protezione dei santi conforta.

Il mio ferragosto

Oggi Ferragosto, forse la giornata più desiderata dagli Italiani, non da me che sono poco festaiola: mi dà fastidio la confusione, il rumore… però delle sagre in corso apprezzo i manicaretti che si possono gustare all’aperto. Come è successo ieri a san Bortolo di Castelcucco, dove ho fatto una capatina in compagnia di Lucia. Buona organizzazione, bella giornata, pubblico numeroso. Confortante vedere ex sindaco Adriano al lavoro in cucina e figlioletti biondi trasformati in solerti camerieri. Anche il sindaco neo-rieletto Paolo, in maglietta e calzoncini si aggirava disinvolto tra i tavoli sotto il tendone, dove arrivava l’odore delle carni sulla griglia. Dopo due anni di blocco per la pandemia è salutare il contatto con la natura e il buon cibo. D’altronde l’idea delle “Ferie di Augusto” nacque nell’antica Roma per celebrare lo stacco del lavoro dai campi, a opera dell’imperatore Augusto…quindi sopravvive il collegamento con i prodotti della terra, che quest’estate ha sofferto parecchio per la siccità e altre invadenze umane. Il calendario riporta oggi la Festa dell’Assunta, quindi la giornata si connota anche di significato religioso, per i credenti prioritario sulla festa pagana. Sia come sia, sono contenta che la stagione viaggi verso un clima speriamo migliore, portatore di piogge salutari e non devastazioni, come purtroppo spesso succede. Non sono riuscita finora ad andare al mare e francamente lo evito in alta stagione. Giocoforza mi ritrovo a trascorrere molto tempo in casa, che richiede una assidua manutenzione, più fuori che dentro in questo periodo: le piante sono in sofferenza, i fiori si vedono con il binocolo. Mi gusto l’occhio osservando l’uva fragola che matura sotto la pergola e le mele che si ingrossano di giorno in giorno. Mentre scrivo, non si sente un fiato: credo che buona parte del paese sia a san Bortolo dove la festa alpina continua, tra odori, sapori e speranze di un futuro clemente. Buon ferragosto!

Una persona speciale

Apprendo della morte di Piero Angela mentre sono in cucina, dove tante volte il giornalista e divulgatore scientifico mi ha fatto buona compagnia di sera, intrattenendo con garbo su argomenti impegnativi che sapeva alleggerire. Ultimamente lo vedevo affaticato. Mi sono interrogata sul suo stato di salute, compiacendomi comunque di vederlo tenere le sue interessanti ‘lezioni’ con l’inossidabile sorriso. Scopro che era ammalato, tuttavia ha pensato di congedarsi, lasciando un testo lucido e commovente, un testamento spirituale. Un grande che ha unito l’Italia, seminando cultura scientifica e cultura di vita. Nel lontano 1989 fu anche al Centro Chiavacci di Crespano del Grappa, per la presentazione di un volume sul famoso massiccio. Assistette – senza interrompere – alla lezione di botanica che una giovane collega stava tenendo. Il che la dice lunga sul suo modus operandi. Tra i suoi programmi più seguiti Quark e Superquark, ma Angela ha dedicato 70 dei suoi 93 anni alla divulgazione scientifica e all’intrattenimento. Il figlio Alberto, che ha seguito le sue orme, lo saluta nei social augurandogli buon viaggio, che saremo in molti a rinnovare, me compresa. Rivedrò volentieri la replica di alcune puntate e con commozione le ultime registrate, che andranno in onda in autunno, così da immaginare che sia ancora tra noi. A ben considerare, le tracce lasciate in eredità da questa persona speciale sono così tante e profonde da garantirgli l’immortalità. Come altri che lo hanno preceduto, un faro che illumina il cammino e incoraggia a seguirne le impronte. Lui aveva iniziato a lavorare in Rai e durante la lunghissima collaborazione si era meritato la stima del folto pubblico televisivo, mantenendo tuttavia un signorile distacco dallo star system. Anche la modalità del suo congedo è indice della sua invidiabile saggezza, un monito ad impegnarsi per migliorare la propria condizione e quella dell’amato pianeta. Riporto la parte finale della sua accorata lettera: “Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese. Un grande abbraccio. Piero Angela”. Buona accoglienza tra le stelle, Professore!

Parole come pietre

In prima pagina la notizia dell’attentato a Salman Rushdie, scrittore indiano 75enne (nasce a Bombay il 19 giugno 1947), naturalizzato britannico, autore de “I versi satanici” che lo hanno trasformato in un obiettivo da eliminare per gli estremisti islamici. Khomeyni ne decretò la condanna a morte per bestemmia. Attaccato al respiratore, rischia di perdere un occhio, con danni al braccio e al fegato. Dalla prima pubblicazione dell’opera – definita un romanzo epico di realismo magico – che risale al 1988, pende sulla testa dell’autore una maledizione, per cui ha dovuto spostarsi continuamente e servirsi di guardie del corpo. Eppure è successo, durante una festa letteraria a New York, da parte di un giovane 24enne: l’attentatore così giovane mi fa pensare che l’odio nei confronti di Rushdie non sia affievolito ed anzi che gli sia stata messa contro una generazione. Il che è impressionante. Ad oggi, lo scrittore ha pubblicato undici romanzi, due libri per bambini e quattro testi di saggistica, quindi è abbastanza prolifico ma deve il suo successo – e la conseguente persecuzione degli avversari – ai Versetti satanici “il cui ruolo non è mai stato offensivo” (da un’intervista rilasciata al New York Times il 28.12.1990). Tuttavia ci sono state violente manifestazioni in vari Paesi e copie del romanzo sono state bruciate in molti paesi islamici. Anche attacchi terroristici contro librerie, editori e traduttori…persino in Italia. Giusto ieri ho dedicato il post all’importanza della parola scritta. Ora non so se il clamore suscitato dai Versetti sia stato gradito dall’autore; non conosco la sua opera, perché preferisco un altro genere di narrativa. Comunque deve essere una persona tosta, considerata la risposta data ad un giornalista che gli chiedeva se avesse dei rimpianti: “Io sono come Edith Piaf, non rimpiango niente”. Grande!

Meta culturale alternativa

Un paio di giorni fa, precisamente il pomeriggio del 10 agosto ho visto una puntata del programma di viaggi Overland, di cui apprezzo la squadra composta da valenti viaggiatori, in testa Beppe e Filippo Tenti. Armenia era l’obiettivo della carovana, presentata attraverso brevi filmati, interviste, fotografie. Mi sono incuriosita quando Beppe, il padre ha nominato Il Parco delle Lettere dell’Alfabeto, che si trova appunto in Armenia, nei pressi del monte Aragats. L’alfabeto armeno è un vero capolavoro della sua epoca. Fu creato nel 405 d.C dal linguista e teologo armeno San Mesrob “Per conoscere la sapienza e la disciplina, per capire i detti profondi, per acquistare un’istruzione illuminata” (è la prima frase con cui si apre il ‘Il Libro dei proverbi’ di re Salomone). Al di là del valore del manufatto, 36 lettere cui ne furono aggiunte in seguito altre due, trovo geniale l’idea di avergli dedicato un parco, cosicché la gente rifletta sull’importanza del linguaggio e della comunicazione scritta, unica cosa che ci differenzia dagli animali. L’invenzione della scrittura avviene in Mesopotamia ad opera dei Sumeri, 5000 anni prima di Cristo, per motivi commerciali – registrare le merci in uscita – ed è legata allo sviluppo della vita urbana. Da questo evento inizia la Storia. Grazie alla scrittura, possiamo metterci in contatto con il nostro passato, anche lontanissimo e ‘interrogare’ gli antichi su svariate questioni. Le biblioteche custodiscono un patrimonio di immenso valore, solo in parte utilizzato. Ecco, a mio dire un luogo da esplorare il prima possibile è proprio la biblioteca, da frequentare poi in tutte le fasi della vita, dove documentarsi, leggere, incontrarsi…per nutrire mente e cuore. Ma anche i Parchi Letterari possono fare la loro parte. In Italia sono circa trenta (in Veneto quello dedicato a Francesco Petrarca) e costituiscono un fiore all’occhiello della proposta turistica italiana, un tesoro guardato con interesse e invidia da molti Paesi. Nascono alla fine degli Anni Ottanta, da un’idea di Stanislao Nievo, nipote del celebre Ippolito, autore delle Confessioni di un Italiano. A conferma che buon sangue non mente. Le proposte culturali ci sono: basta considerarle.