Ho il piacere di ricevere i saluti mattutini da diverse persone, tra cui Serapia che me li invia nientemeno in musica, con la Primavera di Vivaldi mentre scorrono immagini di cuccioli e di fiori che sbocciano: un tocco di poesia e di note che fanno bene al cuore. Inoltro subito l’allegato a Norina e Gianpietro che oggi festeggiano il compleanno; anche a Erica, sensibile amica che apprezza e dice: “Svegliarsi al mattino con questa musica fa iniziare bene la giornata”. Poi esco e vado al mercato. Su un pilastro nei pressi del bar Milady è affisso un manifesto su un prossimo Concerto di Primavera, ulteriore omaggio alla stagione novella. Scorro velocemente il quotidiano e raggiungo la piazza dove ci sono i banchi. Quello dei fiori è gestito da Lorenzo (uno dei 4/5 rivenditori che conosco) e compero un mazzo di Fresie rosate, perché ho bisogno di bellezza da portarmi a casa, in vista del mio compleanno di domani. Essere nata all’inizio della bella stagione mi obbliga quasi a essere contenta, a inserirmi in un binario di ostinata vivacità, nonostante i motivi di preoccupazione, più esterni che interni a me. Parlandone con alcune coetanee cresciute bene, convengo che l’età biologica che ci sentiamo addosso è molto distante dall’età anagrafica: ringraziamo le nostre mamme…e madre natura! Rientro in tarda mattinata e faccio un giretto in giardino, dove le viole fanno capolino sotto la siepe. In un vaso nei pressi del garage è fiorita la Bergenia cordifolia (ho acquisito il nome dalla super informata Serapia che ringrazio) che offre grappoli di delicati fiorellini rosa, un rilassante naturale. Credo che nel pomeriggio andrò in cerca di altre sorprese. Rubando le parole che spero profetiche alla sensibile Anna: “La vita continua a fiorire in tutta la sua bellezza anche se nel mondo c’è tanta bruttura…la bellezza è sempre segno e frutto dell’amore… vincerà senz’altro sul male!”.
Mese: marzo 2022
Equinozio di Primavera
Bene arrivato, equinozio…spero che tu abbia scavalcato tutte le rigidità e le brutture invernali, anche se non sono le temperature e la mancanza d’acqua le privazioni maggiori. La terra sta soffrendo il secco – mi è appena giunta la notizia di un grosso incendio sul Massiccio del Grappa, boschi di Borso, complice la siccità – mentre non troppo lontano da noi la popolazione sotto assedio subisce incendi e si rifugia nei bunker. Nel ventre della terra, senza acqua e luce nascono creature, come fuori tra le pietre riarse. Il pianeta che ci è stato prestato potrebbe essere un paradiso: basta guardarsi attorno e lasciarsi stupire dalla bellezza che si anima attraverso i fiori, le piante, i colori. Il passaggio da una stagione all’altra mi commuove, perché lo decodifico come un messaggio di resistenza e di cambiamento in avanti, senza ripetere errori antichi. Purtroppo questo pensiero lineare non collima con chi si è fissato a spostare indietro le lancette dell’orologio e nel terzo millennio la guerra è ancora un argomento di attualità. Ammetto che non lo credevo possibile, eppure è successo! Non so come andrà a finire, la mia pietà va a tutti coloro che soffrono e alle innumerevoli vittime di scelte sconsiderate. Se in Russia la parola guerra è stata bandita – ragion per cui molti giornalisti sono stati costretti a fare armi e bagagli – lascio immaginare lo stato di terrore in cui è costretta a vivere la gente comune. Seguo con trepidazione le notizie, sperando che la diplomazia compia il miracolo. “Con meno di tutto si sta meglio” ha commentato il mio post sul riciclo Antonietta. Sento che siamo in molti a condividere. Chissà che la “ricetta” arrivi nelle alte sfere e ci restituisca la Pace!
San Giuseppe…e non solo
Alle sette di mattina il sole ha fatto il suo ingresso, baciando la terra. Quando apro lo scuro del bagno che dà sull’orto (dove per ora non coltivo alcunché), è come se toccassi i raggi, depositati sui meravigliosi fiori rosa dell’albicocco che credevo spacciato o quasi. Decido di fotografarlo immediatamente e di dedicargli il post odierno. Mentre scatto con il tablet (che fa i capricci; non succedeva con le macchine fotografiche di una volta), un simpatico ronzio mi segnala che le bottinatrici sono già al lavoro. Beppe, il cane del vicino non si è accorto di me, oppure mi ignora. Sono momenti di stupore per le meraviglie offerte a costo zero dalla natura, che mi bendispongono per il seguito della giornata, dedicata oggi a tutti i Giuseppe e alla festa del papà. Ma è anche il compleanno di Marisa, cui rinnovo gli auguri da questo diario speciale. Da liceali condividevamo il posto in corriera, adesso…il blog! (cosa che mi fa piacere): interessante l’evoluzione delle relazioni sulle ali del tempo! Anche se lei abita a Milano da oltre trent’anni, ci sentiamo più vicine di quando abitavamo a Possagno, a circa trecento metri (deve essere un regalo della maturità…). Vale anche per Paola che abita a Nazareth, che leggo sempre volentieri. Mi permetto una similitudine con l’albicocco, che dà il suo meglio dopo una pausa vegetativa, somigliante al tempo del nostro sacrificio durante il quale non c’era quasi spazio per le relazioni, assorbite dagli impegni professionali e sentimentali. Bene, Marisa: deduco che stiamo raccogliendo i frutti della nostra semina. Siamo state fortunate e brave. Adesso lasciamo pure che i petali rosati si spandano per attorno, rendendoci testimoni dello spettacolo della vita. Luminose Primavere!!🌷
Riciclo
Oggi 18 marzo 2022 è la Giornata Nazionale per le vittime del covid (157.000 in Italia, 6 milioni in tutto il mondo): triste e doveroso ricordarle. Ma è anche la Giornata Mondiale del Riciclo, che mi si addice per quanto spiegherò sotto. Voluta dalla Global Recycling Foundation propone per il quinto anno l’educazione sul riciclo, partendo dalle scuole a difesa dell’ambiente. Saranno identificati dieci vincitori, cui verrà dato un premio di 1.000 dollari ciascuno. Ranjit Baxi, presidente fondatore dell’organizzazione ha dichiarato che va considerato eroe del riciclo chiunque sia impegnato in questo ambito, all’interno della propria comunità locale. Proposito che sottoscrivo e condivido. Anzi, senza tema di essere smentita, confesso che da tre settimane sto facendo ripulisti tra le mie carte di scuola, incautamente trattenute per decenni. Molte sono fotocopie: di brani, articoli, schede varie utilizzate durante il Corso serale per la licenza media, in quanto gli studenti lavoratori erano esonerati dall’acquisto dei materiali. È stata un’esperienza intensa, durata un solo anno che mi ha molto arricchito dal punto di vista umano; ho dovuto accantonarla, perché lavorare di sera era per me quasi innaturale. Mi restano i ricordi…e decine di cartelline zeppe di poesie, schede di storia, di geografia, attualità, parole crociate. I frequentatori del mio corso erano una quindicina, per lo più donne che vedevo per cinque sere la settimana, dalle 18 alle 21, se ricordo bene. Se non ho buttato prima il materiale, la ragione è proprio la simpatia per l’esperienza fatta, alla quale è doveroso aggiungere una tendenza all’accumulo, che riguarda anche vecchi tomi di antologie impolverate e testi per la didattica rimasti pressoché intonsi, perché l’esperienza si fa sul campo, cioè in classe. Con la Dad (didattica a distanza) è cambiato molto, il computer ha sostituito il volume, meno carta e più schermi. Non so se ci sia una ragionevole via di mezzo. Io procedo così: regalo i testi, consenso solo alcune fotocopie (per ripassare) e cestino il cartaceo inutilizzabile. Più facile a dirsi che a farsi. Comunque qualche miglioria si vede e per ora mi accontento.
Donne coraggiose
Non so cosa si provi a rivedere la propria madre dopo sei lunghi anni di reclusione, e viceversa la madre nel rivedere la figlia, Gabriella, sottrattale quando aveva 22 mesi. Parlo di Nazanin Zaghari Ratcliffe, l’anglo-iraniana detenuta nel carcere di Evin (Teheran, Iran) dal 2016, con l’accusa di spionaggio e di aver complottato per rovesciare il governo iraniano. Finalmente è una donna libera, dopo i tanti appelli per la sua liberazione, le proteste di suo marito, i suoi digiuni. Una bella giovane donna che faticherà a vivere “normalmente” dopo l’esperienza trascorsa nelle carceri iraniane che l’ha duramente provata. Mi torna alla mente la liberazione di Ingrid Betancourt, politica colombiana, prigioniera delle Farc per sei anni (dal 23 febbraio 2002 al 2 luglio 2008) che ha annunciato di candidarsi per la presidenza, esattamente vent’anni dopo il sequestro. Il parallelismo mi viene suggerito dagli anni di prigionia e dal genere delle protagoniste, donne coraggiose che si impegnano come ce ne sono tante, senza il favore dell’opinione pubblica che non le conosce. L’argomento si è imposto da sé, sebbene preferissi parlare d’altro. Del resto il mio blog è una finestra sul quotidiano e se l’aria che tira è contraria, non posso che adeguarmi. Dopotutto quanto accaduto dispone a sperare che c’è sempre una via d’uscita, per quanto lunga e costellata di difficoltà. Il punto dolente è ciò che può accadere nel mentre, per sfinimento e/o altre cause (leggo con disgusto che nei centri di detenzione iraniani la tortura è praticata sistematicamente). È risaputo che non siamo padroni del tempo e che l’uscita è segnata. Auguro a Nazanin di recuperare almeno un lembo di normalità e di godersi doppiamente gli affetti ritrovati.
Rete ed Emozioni
A malincuore devo pagare la bolletta del gas metano, arrivata come un colpo al cuore: raddoppiata, rispetto alla precedente, già alta. Interpellato l’ufficio clienti, mi confermano che la stima dei consumi è stata fatta, a mio dire per eccesso, senza aver ricevuto la dettatura del contatore (ma non dovrebbe avvenire da remoto?) e qua ci siamo: ero ricoverata e ho dovuto pensare ad altro, riabilitazione compresa. Conto sul conguaglio per verificare se ci sarà un riequilibrio. Intanto devo pagare, e per una pensionata statale ottocento euro non sono bruscolini. Il tentativo fatto ieri in ufficio postale è fallito, perché bisognava fare la coda. Stamattina sono quasi fortunata, perché prima delle nove lo sportello è tutto per me. Novità: oltre al documento, tessera sanitaria…mi viene chiesto il green pass, pena blocco delle operazioni. Provvedo e qui emerge un inghippo: il mio green pass non viene riconosciuto elettronicamente. Esibito varie volte, non me ne capacito. L’impiegata prova con il suo, che pure viene respinto. Anche quello della collega, che telefona all’assistenza. Tra una cosa e l’altra, il tempo passa e fuori dalla posta la coda si allunga, presumo con fastidio. Non so come, riesco a pagare la salatissima bolletta e decido di andare al bar perché ho bisogno di qualcosa di dolce per tirarmi su. E ovviamente leggere il quotidiano. Nella rubrica il caffè di Massimo Gramellini mi attira il titolo dell’odierno articolo “KAMIKAZE DELLA PAROLA” riguardo la protesta della giornalista russa Marina (cognome impossibile da ricordare), che ha rischiato grosso per invocare la pace. Una marea di ammirazione per la coraggiosa professionista mi monta dentro e disperde il malumore diffuso dal disservizio informatico. Nessuna macchina può sostituire le emozioni.
Cultura collante dei popoli
Oggi cultura, inevitabilmente legata a ciò che succede fuori casa: il museo russo Hermitage “con una missiva perentoria” firmata dal direttore del museo Michael Piotrovskij ha chiesto la restituzione delle opere in prestito alle mostre milanesi, ben 23, tra cui due olii su tela: Giovane donna con cappello piumato (1534 – 1536) di Tiziano e Giovane donna con vecchio di profilo (1515 – 1516) di Giovanni Cariani. Richiesta successivamente attenuata. Curiosando sul web, vedo che il prestigioso museo fu voluto da Caterina II di Russia (Stettino, Polonia, 2.05.1729 – 17.11.1796) e l’apertura risale al 1764. Seguace dell’Illuminismo, Caterina modernizzò la Russia occidentale e fondò il primo istituto d’istruzione superiore in Europa. Il periodo del suo regno che durò trentaquattro anni, è considerato l’età d’oro dell’impero russo. Sposata a 16 anni con Pietro III (che detronizzò dopo un colpo di stato), ebbe numerosi amanti e addirittura 13 figli, di cui solo Elisabetta ed Anna raggiunsero l’età adulta. Mi sono trattenuta con Caterina, l’ultima zarina di Russia, conosciuta come Caterina la Grande, perché, al netto dei vizi fu una donna estremamente lungimirante e moderna che amava la cultura. E la cultura è un collante con tutti i popoli, di tutti i tempi e in tutti i luoghi. Sono certa che molte donne si siano distinte, nel corso della storia anche se non hanno avuto l’onore degli altari e/o dei libri. Basta pensare alle nostre nonne e bisnonne che sostituivano gli uomini in tempo di guerra. Come fanno molte ucraine oggi, diplomate e laureate. Nella difesa della patria c’è anche la protezione delle opere d’arte. A nostro godimento e a futura memoria.
Fatalità
Fatalità: avversità, sfortuna, disgrazia sono i sinonimi. Avvenimento dovuto al caso, secondo il dizionario di Italiano il Sabatini Coletti. Questa premessa, per introdurre due fatti di attualità ascrivibili alla parola suddetta. Uno è successo a Novara, dove Ludovica, una 15enne è caduta da una giostra. Andata al luna park per festeggiare il suo compleanno con un gruppo di amici, ci ha trovato la morte. Tra l’altro il luna park era al primo giorno di apertura e l’incidente è avvenuto all’ultimo giro della giostra, un Tagada, attorno alle 23. L’altro fatto è accaduto all’alba, all’altezza di Forlì, tra Cesena e Valle del Rubicone, dove si è ribaltato un autobus – pare per un colpo di sonno dell’autista- con una ventina di persone, tutte di nazionalità ucraina: è morta una 32enne, in fuga dalla guerra. Con lei i figli di 5 e 10 anni. Questo però lo considererei un effetto collaterale della guerra, più che una fatalità…e i figli della giovane vittima dovranno sopportare un doppio incubo. Certo che siamo fili d’erba, come diceva il filosofo e matematico Blaise Pascal; a differenza del filo d’erba, sappiamo di dover morire. Sul dove e come però vige il mistero, mentre ogni persona, libera e sana si augura di avere una vita lunga e piacevole, disseminata di belle esperienze. Tuttavia il quotidiano riporta notizie di persone giovani decedute, molte per incidente o fatalità, come la sfortunata quindicenne. A Paderno, nel paese vicino si stanno svolgendo le esequie di un 17enne, caduto rovinosamente dalla moto che stava provando. La cultura della vita ha bisogno di nutrimento, per godere responsabilmente del tempo che ci è concesso. Con la speranza che sia tanto e clemente.
Il buon sonno
Oggi, 13 marzo, Giornata Mondiale del sonno, istituita nel 2008 dalla World association of sleep medicine, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi del sonno e sui relativi costi per la collettività. Ne soffre il 45 % della popolazione mondiale; in Italia una persona su cinque riposa male, mentre uno su quindici soffre di insonnia cronica (come sempre, uso i dati che trovo in internet). Per fortuna, non ho questo problema che però affliggeva mia madre e che disturba diverse persone che conosco. Lei ricorreva con disinvoltura al sonnifero che le toglieva memoria e lucidità mattutina. Leggendo qua e là, apprendo che i fattori indispensabili per un sonno corretto, secondo gli esperti sono tre: regolare la temperatura della stanza (tra i 15 e i 20 gradi), allontanare i dispositivi elettronici, leggere un libro. Quest’ultimo suggerimento fa particolarmente piacere a una persona che scrive. So che Vilma se ne serve ampiamente. Io trovo soporifera certa tivù, specie con la stufa accesa e la abat jour di spalle. Mi sono rimproverata diverse volte di non ritirarmi prima in camera da letto…ma è troppo confortante osservare Astro che dorme (e russa) sul tappeto sotto il tavolino e Grey acciambellata sulla poltrona. Capita che mi svegli molto presto, se devo sbrigare qualcosa di importante – in questo periodo la correzione delle bozze del mio prossimo libro – ma poi recupero al pomeriggio, quando riesco a concedermi un pisolino. Rispetto a quando insegnavo, adesso gestisco meglio il mio tempo: sono più riposata e non ho bisogno di recuperare ore di sonno perse per svariate ragioni. Sono persuasa che dormire bene sia fondamentale per l’equilibrio psico-fisico. Ovviamente a poterselo permettere, perché ci sono lavoratori in prima linea a tutte le ore, cui va il mio grato saluto e l’invito a resistere.
Guerra mediatica
Sapevo che dal giorno 8 marzo bisognava sintonizzare i canali, o risintonizzarli nel mio caso, visto che mi ero provveduta per tempo del decoder. Nonostante ciò, per un paio di giorni sul primo canale vedo tele Lombardia, anziché Veneto e ricevo un paio di altre reti. Poco male, tanto le brutte notizie tengono banco dappertutto. Aspetto Manuel che con un click risolva il problema legato alla nuova ricezione digitale; per ora mi accontento di ciò che passa il convento. Mi colpisce la frase della giornalista Tiziana Ferrario, a proposito del conflitto Ucraina-Russia in corso: “È la guerra più mediatica della storia”. Convengo, ma sento il bisogno di approfondire e cerco la spiegazione della parola mediatico: “imposto o generato dalla cultura dei mass media”, cui appartiene anche la televisione. Semplificando, significa che vediamo le azioni di guerra, come se fossimo in prima fila al cinema (sempre che i filmati siano reali e non datati). Non so dire se questo sia un bene, oppure no. Intuisco che devo cercare io, utente del mezzo televisivo la risposta. Le conseguenze psicologiche degli orrori perpetrati in Ucraina negli ultimi sedici giorni di conflitto e trasmessi dal video avranno una lunga coda. Credo che perfino il premier Vladimir Putin li abbia sottovalutati, tant’è che molti giornalisti sono stati silenziati e le reti televisive oscurate; viceversa credo che il presidente ucraino Zelensky, abituato al confronto con il pubblico per il suo precedente lavoro ci guadagni in popolarità. I veri protagonisti dell’esodo in corso verso l’Europa, donne e bambini per il 90 % ignorano come sarà il loro futuro. Anche l’Europa dovrà cambiare passo e non mettere la testa sotto la sabbia. Al momento pare che le nazioni della UE abbiano ritrovato unità di azione, il che sarebbe una buona base di partenza, per un autentico rinnovo. Finalmente arriva Manuel, sorridente ed esperto di Elettronica: purtroppo è di fretta, perché deve sistemare diversi televisori. In quattro e quattrotto sistema le reti scompaginate del mio apparecchio. Adesso posso selezionare un programma che mi restituisca un po’ di serenità. Senza scordare tutto il resto.
