All’ultima pagina del quotidiano, riservata alle Lettere dei lettori riservo un’attenzione particolare. Nel Gazzettino è intitolata Lettere e Opinioni, titolo che mi pare appropriato perché almeno ad una missiva risponde il direttore. Mi dà l’idea di essere in un gruppo che interagisce, quasi come in una piccola classe. Stamattina mi attrae un titolo, che da solo è tutto un programma: Il potere taumaturgico dei libri da leggere, firmato da Fabio Morandin, Venezia. Intuisco il significato dell’aggettivo taumaturgico, che comunque vado a controllare: chi è ritenuto in grado di operare miracoli, potere tradizionalmente riservato ai santi, come Sant’Antonio. Nel contesto della lettera è l’amore per i libri da parte dell’autore, che raccomanda di leggerli e di regalarli, perché fanno bene. Convinzione condivisa da diversi scrittori e da molti lettori, pare aumentati durante la pandemia, il che è una bella cosa. Il libro è un dono ancora accessibile, perché non costa molto (se non contiene foto a colori), è maneggevole, di vario contenuto, non ha scadenza, fa compagnia senza disturbare. Certo bisogna incontrare il gusto del destinatario, scegliendo accuratamente tra i generi letterari e le proposte commerciali. Io leggo e produco narrativa realistica, non sono in grado di cimentarmi in opere storiche, dove eccelle un mio amico. C’è spazio per tutti, anche per chi non ha scopi editoriali, ma si accontenta di liberarsi, come la sottoscritta. Disposta a soddisfare la curiosità di chi volesse saperne di più, tramite il mio sito verbameaada.com. Ringrazio il signor Fabio Morandin per la bella lettera e auguro buone letture a tutti.
Mese: dicembre 2021
Il paracadute
Stamattina i campi davanti casa erano imbiancati dalla brina o forse si trattava di galaverna, fenomeno atmosferico che si forma in presenza di nebbia con temperatura al di sotto dello zero. Infatti ieri sera c’era la nebbia, era umido e freddo. Non mi sono mossa da casa. Del resto siamo in inverno e non stupisce più di tanto, anzi ci sta con il periodo prenatalizio. Con cautela verso le dieci ho preso la macchina e sono andata a fare la spesa nel supermercato a Fonte, senza passare per il bar perché volevo sbrigarmi in fretta. Strada facendo, sulla strada maestra dal centro verso Bassano mi ha colpito un gigantesco babbo natale di plastica, che suppongo abbia lo scopo di ricordarci il periodo attuale (e magari fare una capatina nei negozi vicini) ma che su di me ha un effetto disturbante: perché rosso, gonfio/obeso, ridicolo…non meno di quelli a penzoloni dai balconi, come ladri improvvisati. Mi spiace se sono in controtendenza, ma apprezzo altri simboli delle imminenti festività, magari più contenuti e di sostanza, tipo i biscottini fatti in casa, le tovagliette realizzate a mano, un pensiero piccolo fatto col cuore. Ho ricevuto da un amico carabiniere un piccolo oggetto artigianale in ceramica, da appendere eventualmente all’albero che rappresenta il Babbo Paracadutista…realizzato in esclusiva per l’Arma dei Carabinieri che mi fa sorridere, ma anche pensare: sorridere perché ha il paracadute, quindi si è cautelato contro le cadute, anziché penzolare dai balconi e pensare che e’ opportuno attrezzarsi di un mezzo per superare gli ostacoli della vita, tanto abbondanti in questo secondo Natale di pandemia non ancora domata. Paracadute come metafora di sopravvivenza. Il mio è intessuto di poche ma buone relazioni, di fiori, di piccoli animali, di lettura e di scrittura. Sono grata per quello che mi viene donato. Per gli eventi avversi tengo a portata di mano un paracadute provvidenziale.
Un sano ottimismo
Poco dopo mezzogiorno mi ritiro in cucina, luogo a me poco congeniale. Comunque bisogna pur mangiare e decido di fare il purè, da accompagnare alle quaglie allo spiedo che non facevo da una vita. Oggi sono quattordici anni dalla morte di mia mamma; lei era una buongustaia e apprezzava quel poco che sapevo fare, quaglie comprese che oggi ripropongo in sua memoria. Mentre sbuccio le patate, dal televisore mi giunge la voce di Papa Francesco che sta parlando ai fedeli, come di consueto a quest’ora. Poi reciterà delle preghiere in latino e impartirà la benedizione: bene, mi sento in buona compagnia, anche se la mia postazione è molto…casalinga. D’un tratto poso il coltello e presto attenzione a ciò che il Santo Padre dice e che provo a sintetizzare: la cosa più bella che possiamo fare al nostro prossimo è offrirgli un volto felice, perciò chiediamo un sano ottimismo in dono al Padreterno! Sagace di un papa, è ciò che mi serve oggi, con l’umore un po’ al ribasso. Vediamo su cosa posso contare: sto bene, c’è il sole, ieri è venuta a trovarmi un’amica con una splendida orchidea gialla (il mio colore preferito) e più tardi vedrò un caro amico. Avanti sera farò due passi col cane e un giro di telefonate prima del crepuscolo. Del resto non sono mai stata festaiola ed ora non è tempo di tirare i remi in barca, dato che noi veneti siamo tornati in zona gialla addirittura in anticipo. Mi spiace assai dover rinunciare a baci ed abbracci, limitare le frequentazioni e vivere ancora col fiato sospeso. Come ho detto a un’amica, muffin – di cui sono diventata un’esperta – e scrittura sono la mia copertura, il mio salvagente quotidiano. Chissà che tra un po’ possa dedicarmi anche ad altro, condizione sanitaria permettendo. Intanto cerco di sorridere. Saluti e Salute a tutti!
Pianeta Terra, culla o tomba
18 dicembre, Giornata Internazionale dei Migranti, istituita dall’ONU nel 2000, “per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie”. Da una rapida ricerca sul web, leggo che “Si contano oggi 120 milioni di immigrati in tutto il mondo”. La parola migrante mi tocca anche per un breve romanzo che scrissi qualche anno fa, intitolato Migrante Nuda, dedicato a Zulay, amica ecuadoregna approdata in Veneto come terra promessa e vittima della strada. Conosciuta al corso serale per conseguire la licenza media (perché i titoli conseguiti nella sua terra non erano riconosciuti da noi), era brillante, comunicativa, creativa. Per mantenersi faceva la babysitter e l’ambizione l’avrebbe portata lontano. Purtroppo la sua corsa fu interrotta da un’auto che la centrò, scaraventandola su un platano a considerevole distanza. Era nata lo stesso giorno di mio figlio, aveva enormi occhi neri, una voce melodiosa. La nostra amicizia era appena salpata, come una nave che si perde in alto mare. Mi sento defraudata, privata di un bene appena assaggiato. Ieri in tarda serata, ho visto alcuni servizi del programma tivù 7, tra cui uno dedicato a una giovane coppia pakistana, con figlioletta al collo del padre, in marcia verso i Balcani. La donna, dai tratti orientali ha detto di aver camminato per giorni interi sotto la pioggia e che sdesso deve prendere antinfiammatori per i danni fisici riportati. Quelli morali sono omessi, ma facilmente intuibili. Mi auguro che ora questi sfortunati e coraggiosi genitori siano stati accolti da qualche parte, senza respingimenti. Posso solo intuire la situazione che spinge le persone a lasciare la loro terra e a intraprendere un viaggio pericoloso e spesso mortale, via mare e/o via terra. Siamo tutti abitanti dello stesso pianeta, che può essere una culla o una tomba. Ma non dipende solo dalla sorte.
Evviva i colori!
la Repubblica di oggi venerdì 17 dicembre, a pag.6 propone il seguente articolo di Michele Bocci: Ventiseimila contagi Natale sarà in giallo per un italiano su cinque. Leggerò l’articolo più tardi, per ora mi concentro sul titolo, cui rubo la parola giallo, che è il mio colore preferito, a pari merito col blu in tutte le nuance. Non sto scherzando, chi mi conosce lo sa, perché è da un bel po’ che sono affezionata a questi due colori, che hanno pure delle implicazioni psicologiche (giallo simbolo della gioia, blu dell’armonia). A suo tempo, i pittori mi tinteggiarono la parete nord della casa metà azzurra e metà gialla, con esito temporaneo a causa di subentrata umidità. Ma rimangono tracce cromatiche nel decoro del portico e dei pilastri. Il giallo mi ricorda il sole, i girasoli, l’uva dorata, l’uovo, i pulcini, i canarini…mentre il celeste mi rimanda al cielo, al mare, al manto della Madonna, agli occhi dei bambini. Per non tirarla per le lunghe e tirando le somme (chiedo scusa per il gioco di parole), non mi preoccupa la notizia riguardo la previsione cromatica imminente, perché il giallo è stimolante ed energetico: se ognuno farà la sua parte, senza eccessi ed infrazioni, sarà meglio dell’anno scorso. Anche se non siamo ancora fuori dell’emergenza sanitaria. Personalmente mi sono assuefatta all’aggiornamento ossessivo della pandemia, numeri e istogrammi mi erano ostici anche a scuola. Vorrei sentire proposte di inclusione e vedere in tivù volti incoraggianti, perché la mente ha bisogno di spaziare. Senza nulla togliere alla cronaca essenziale ed obiettiva che spesso è caricata di negatività. Meglio, se mi sbaglio.
Premio Sakharov
Istituito nel 1988, il premio Sakharov (Andrej Sakharov, scienziato e dissidente sovietico) per la libertà di pensiero è assegnato ogni anno dal Parlamento Europeo. Quest’anno ad Alexei Navalny, leader dell’opposizione russa, ora in carcere. Trascrivo la motivazione del Presidente dell’ Eurocamera David Sassoli: “Ha combattuto instancabilmente contro la corruzione del regime di Vladimir Putin. Questo gli è costato la libertà e quasi la vita. Il premio di oggi riconosce il suo immenso coraggio e ribadiamo il nostro appello per il suo rilascio immediato”. Il premio è stato ritirato dalla figlia Daria Navalnaya, che studia e vive negli Stati Uniti. Ho ancora nelle orecchie la sequenza di verbi negativi usati da Sassoli per sintetizzarne la vicenda: “È stato minacciato, torturato, avvelenato, arrestato, imprigionato, ma non sono riusciti a farlo tacere”. Da brivido: in un continente che è il nostro, praticamente un vicino di casa è messo in condizione di non disturbare, zittito se si azzarda a dire la sua riguardo un leader, soprannominato – chissà come mai – satrapo (uno che ostenta il suo potere nell’esercizio delle sue funzioni). Non so molto del 45enne premiato, ma quello che ha subìto fa paura: sopravvissuto a un avvelenamento, ha trascorso mesi in Germania per riprendersi. Al suo ritorno a Mosca è arrestato e poi imprigionato. Deve avere una tempra eccezionale. Se sposto l’attenzione su chi lo vuole morto, beh il brivido aumenta, sommato allo sdegno che succedano ancora queste cose, nel terzo millennio, nella civile Europa. Antonio Gramsci diceva: “La storia è maestra, ma non ha alunni”, salvo quei pochi che si battono con le unghie e con i denti. Lunga vita a Alexei Navalny!
Fiori e pensieri
Geraneo Stoico
Il Geraneo color corallo imperturbabile al rigore non si duole della pandemia che la vita ha seminato d’intralci e di grovigli. Ai figli mancano i padri ai padri mancano i figli la confusione ha creato nel cuore un’inversione: annientato il desiderio, la libertà ferita, un’incognita la vita. Eppure il Geraneo imperturbabile al rigore non se ne duole e si concede al tiepido sole invernale ignaro del male.
Cari lettori, oggi sono in ritardo. Ma stamattina ho scritto una poesia, osservando il mio Geraneo sotto il portico, attribuendogli una sua filosofia, per così dire. Certo è una mia proiezioni sul fiore che personalizzo. Del resto non è una novità che mi riferisca alla natura, per una sorta di scambio di emozioni, che in questo periodo si tingono di varie nuance, degradanti verso i toni freddi. Beh, siamo in inverno, albe e tramonti spettacolari, temperature rigide…caldo della stufa e giornate corte. Per meditare e ritrovarsi. Alla prossima!
Sulla creatività
I danni psicologici della paura si combattono con la creatività, parola di Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta, che dice: “Disegna, scrivi, dipingi”. Lo sento durante la trasmissione Quarta Repubblica e il piglio dello specialista mi attrae. Trovo convincente il suo invito a esercitare la fantasia e a: “Vivere senza pesi mentali”, titolo della sua ultima opera. Mi stuzzicano anche questi altri titoli: “La vera cura sei tu” e “Vincere l’ansia” , che mi riprometto di indagare. Comunque il suo sostegno della creatività mi convince pienamente, perché lo sto esercitando tramite la scrittura, che mi serve per liberarmi, ma anche per agganciare persone sulla mia lunghezza d’onda. Per esempio Rossella, una cara collega che oggi compie gli anni e si accorse anni fa della mia attitudine per la poesia. Il contesto era una seduta d’esami di terza media, tra l’altro in uno stabile in prestito perché la scuola era inagibile, causa lavori di ristrutturazione del tetto. Tra l’emozione e l’ansia per le domande dei vari commissari, Rossella si interessò del quaderno delle poesie del candidato, dove erano state scritte varie opere considerate durante l’anno scolastico, complimentandosi con l’alunno e, di conseguenza con l’operato dell’insegnante che ero io. Ammetto che è stato un apprezzamento tra i più graditi che tuttora mi procura soddisfazione. Non è un caso se la nostra frequentazione è continuata, anche dopo il suo trasferimento. Sono lusingata di averla tra i miei contatti importanti e di avere in comune con lei alcune caratteristiche, che riguardano i fiori e la creatività. In maniera del tutto disinteressata, credo che possiamo considerarci delle buone testimonial del dott. Raffaele Morelli. Tanti cari auguri Rossella, continua a cercare il bello e a diffonderlo!
Due vicine importanti
Oggi 13 dicembre, santa Lucia, 21enne siciliana morta (il 13 dicembre 304 a Siracusa) per essersi rifiutata di lasciare la fede in Cristo, durante le persecuzioni di Diocleziano. Dante l’ha inserita più volte nella Divina Commedia, Garcia Lorca le ha dedicato un poemetto e Caravaggio l’ha dipinta. È tra le sante più venerate. Dal nome latino Lux (luce), è la Patrona della vista, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini. Quando insegnavo, dedicavo un’ora alla settimana alla poesia; in prossimità del 13 dicembre ne dettavo una dedicata alla Santa, intitolata “Santa Luzia”, in dialetto bellunese, dove la santa è descritta mentre si sposta con l’asinello carico di doni da consegnare ai bimbi buoni. Autore Giacomo Floriani, poeta dialettale di Riva e Santa Lucia; ma ci sono testi e canzoni di vari autori dedicati alla Santa. Io ho due vicine importanti con questo bel nome: la mia amica Lucia, fedele lettrice e commentatrice dei miei post quotidiani, di cui oggi ricorre l’onomastico e…la chiesetta millenaria di Santa Lucia, che intravedo da casa, a pochi minuti di strada, in mezzo ai campi. Altre volte ho parlato di questo gioiello architettonico, inserito in un contesto agreste di assoluta tranquillità, che dispone tra l’altro di un’ottima acustica, apprezzata durante performance musicali, ora purtroppo contenute causa pandemia. Ma la chiesetta rimane là, con tutta la sua carica attrattiva, degna di un abile pittore. Io mi sono limitata a fotografarla, con un risultato rasserenante. Quando mi sposto con la macchina verso Crespano, all’andata e al ritorno le rivolgo una preghiera laica, di gratitudine e di protezione. Dall’altra Lucia vado volentieri a bere il caffè e a fare due chiacchiere. Non potrei avere vicine migliori!
Piccoli doni
Non sono tra le persone che addobbano l’albero e fanno il presepe per tempo, anzi aspetto quasi l’ultimo minuto. Preferirei proprio evitarlo, se fosse possibile, per una sorta di contestazione dell’obbligo a fare in un certo modo. In anni passati era diverso e delegavo l’incombenza a mia madre oppure a mio figlio. Una volta dovevo recuperare le lucette tutte aggrovigliate, un’altra rimediare alle visite che il gatto faceva al muschio davanti alla capanna… così mi sono stufata ed ora mi accontento dei simboli della festa, rappresentati da un alberello di legno e da un piccolo presepe, originario dell’Ecuador. Può darsi che aggiunga qualcosa strada facendo, c’è ancora tempo…ma sono contraria ai lustrini e alle lucette schizofreniche. Preferisco scambiare e ricevere piccoli doni, che cominciano ad arrivare. Io non mi sono ancora attrezzata, ma ci sto pensando. Finora è andata così: ieri ho portato a Piero una copia del mio almanacco POST PER UN ANNO; lui mi ha regalato cinque bei cacki polposi tolti dalla pianta e messi a completare la maturazione sul bordo soleggiato della casa. Stesso regalo a Liliana, salita dalla Puglia in Veneto per festeggiare ieri il compleanno che mi ha donato un paio di orecchini neri traslucidi. Grazia, la mia fidata estetista, mi ha messo in mano… un’ottima crema per le mani, parte del corpo oggetto delle mie cure. Stamattina una focosa Stella di Natale è entrata in casa mia, insieme con lo spirito buono e generoso di Pia, che spero gusterà i miei muffin alle mele e cannella. Piccole cose che sottintendono attenzione e affetto da parte di chi le fa e generano altrettanto in chi le riceve. D’altro canto non sono tempi di stravaganze e dispersione del danaro, stiamo ancora cavalcando la tigre, per usare una metafora rubata al mondo animale (tra l’altro, se non sbaglio anche il maestoso felino non se la passa tanto bene). Oggi c’è il sole, ed è una bella cosa, ma notizie di disastri dentro e fuori casa consigliano moderazione, prudenza e solidarietà, questi sì bei doni da porre sotto l’albero. Intanto godiamo delle piccole cose. Buona domenica!
