Trovo che le Ortensie siano dei fiori stupendi, anche nella fase della decadenza vegetativa, quando scolorano e assumono nuance antiche. È il caso di quelle che ho incontrato stamattina in paese, andando dalla sarta. Anzi sono le sue, cresciute non in giardino dove regnano altre piante verdi e fiorite, ma in un retro ombreggiato della casa, quasi inosservate. Anch’io ho interrato piante di Ortensie, inizialmente rosa e celesti che si sono mischiate, così da offrire capolini variopinti che d’estate sono una meraviglia. I primi freddi determinano il viraggio dei colori, che avviene più o meno dolcemente. Quelle che ho fotografato stamattina sono una meraviglia: grandi, bicolore rosa-verdi, maestose. Mi piace attribuire alla loro trasformazione autunnale un significato positivo: un cambiamento di status incoraggiante, quasi simbolico e perfino metaforico, da estendere ad esempio alla vecchiaia e alle situazioni che implichino perdita di energia o di risorse. In altre occasioni ho omaggiato questo fiore, cui manca solo il profumo. È entrato come soggetto fotografico in due mostre che ho allestite negli ultimi cinque anni, ed ha nutrito qualche mia poesia. Praticamente fa parte della famiglia, come gatti cani e uccellini. Ne ho fatto bouquet sistemati in vaso senza aggiungere acqua, che si conservano a lungo. In passato le ho anche coperte di porporina oro e argento per addobbi natalizi, ma le preferisco al naturale. Quando poi sono totalmente esaurite, le uso come… fuochi d’artificio durante l’accensione della stufa: nel loro sfrigolio percepisco un saluto ed un arrivederci alla prossima primavera.
Mese: ottobre 2020
Lezione dall’alto
– Prima del crepuscolo, gli uccellini si danno appuntamento sulle estremità degli alberi e fanno convegno. Li ho sentiti sugli abeti nei pressi di una chiesetta, sui tigli in prossimità del cimitero, tra il fogliame dei platani nel parchetto vicino a casa mia e mi sono chiesta: cosa mai si diranno, con tanto entusiasmo, gli uccellini al calar della sera? Si daranno informazioni sul tempo, sui luoghi da visitare l’indomani, sulle avventure vissute… un po’ come succede (o dovrebbe succedere) nelle buone famiglie. Ovviamente è una mia proiezione, un botanico direbbe altre cose. A ben pensarci, è un conforto sentire il loro cicaleccio vibrante, non coperto dal frastuono delle auto cittadine, dopo la chiusura delle fabbriche la sera. La Pedemontana del Grappa offre ancora questi spettacoli sonori gratis, che in tempo di corona virus vale la pena di tesorizzare. Chissà, magari loro, gli uccellini, avrebbero altri insegnamenti da trasmetterci: fate squadra come noi, guardatevi bene dai predatori, valutate bene le briciole che trovate disseminate lungo il viale… perché aguzzare la vista non è un optional! Dopo questa immaginaria lezione degli abitanti del cielo, rifletto sulle mie abitudini e convengo che si può sempre migliorare.
Tempo di Ciclamini
– Ho fatto un giretto al mercato, non in paese dove capita di giovedì, ma in un paese vicino. Erano circa le undici e nel cortile della scuola media prospiciente il piazzale con le bancarelle gli studenti stavano facendo la ricreazione, diffondendo una nota di gaia spensieratezza. Ho cercato con lo sguardo qualche collega, pensando di avvicinarmi per un saluto. Poi ho desistito, per non mischiare disciplina con nostalgia. Ho puntato la bancarella del pesce e quella dei fiori, così mi sono provveduta del nutrimento per il corpo e per lo spirito: gamberoni e ciclamini, che prenderanno il posto dei tre gerani sotto al portico, ormai prossimi al riposo vegetativo. Prima però ne farò delle talee, dal momento che sono diventata quasi esperta al riguardo. I ciclamini sono di due toni di viola, uno più chiaro e uno più scuro mentre il terzo spicca per il colore rosa intenso. Nel porta fiori di vimini, insieme all’incenso faranno un bel vedere per diverse settimane, finché non farà proprio freddo. Ecco, iniziare la settimana sotto l’auspicio dei fiori, di un po’ di colore, di qualche sorriso… e qualche risata che giunge dai ragazzi in ricreazione mi ben dispone per affrontare il seguito. Incrociando le dita e contando sulla benevolenza del santo protettore… –
Oroscopo
Premetto che non credo agli oroscopi. Se li leggo, lo faccio il giorno dopo, per vedere quanto ci avevano azzeccato. Però quello che leggo stamattina in una rivista che si occupa di cibo riflette bene il mio umore: Ariete – Ultimamente sei impegnato a fare il giocoliere con i birilli della vita quotidiana”. E chi non lo è di questi tristi tempi? Le parole “birilli” e “giocoliere” mi trasmettono una nota gaia, mi fanno pensare al circo e agli artisti di strada. Anche a una poesia che dettavo a scuola e piaceva agli studenti: Chi sono? di Aldo Palazzeschi, dove l’autore si interroga e risponde di essere “il saltimbanco dell’anima mia”. Il poeta dichiara di vendere la propria arte, come un acrobata che vende la sua arte nelle pubbliche piazze: è un’immagine colorita di chi si interroga sulla propria identità e sul ruolo della poesia. Mi sento coinvolta e rispondo: scrivere, in versi e in prosa per me è vitale. Non so fare altro che mi consenta di esprimermi altrettanto intimamente. Se qualcuno si connette con me per condividere le mie emozioni, sono felice. Da quando ho il mio blog verbameaada.wordpress.com su cui posto le mie riflessioni ogni giorno da tre mesi, mi sento “utile” e arricchita dai visitatori e dai commenti, pochi ma buoni. Perciò grazie a chi mi legge e mi sostiene. Buona domenica!
Mondo connesso e isolato
Superata la metà di Ottobre, spero che questo anno terribile si chiuda senza troppi dolori. Percepisco una legittima paura generale che degenera talora in panico, altrettanto pericoloso di una malattia. Anche mio figlio, che abita nell’appartamento contiguo al mio, mi richiama se non mantengo le distanze quando ci troviamo fuori in giardino. Va bene la prudenza, ma imbrigliare i sentimenti rattrista e snatura le emozioni. Non vorrei, con tutte le cautele del caso, trovarmi isolata anche affettivamente. Ho bisogno di sorridere e di concentrarmi sulle cose belle che ci sono ancora: fiori, colori, poesia, scrittura, buone relazioni… A darmi una mano, la notizia che la settimana prossima, se tutto va bene godremo di una “ottobrata”, cioè di buone giornate miti, che potrebbero addirittura prolungarsi fino all’estate di san Martino! Io sono meteoropatica e mi abbatto facilmente col brutto tempo, specie se cade di domenica, giorno in cui sento di più la privazione dei cari che non ci sono più. Col tempo la rete di sostegno affettiva si è assottigliata, un po’ come la pelle che si accontenta di una crema nutriente… ma non è altrettante semplice costruire buone relazioni a distanza. Non voglio scivolare nel lacrimoso, perciò chiudo in fretta, con l’impegno di valorizzare ciò che di bello scoprirò nei paraggi. Magari indossando gli occhiali più forti, quelli che uso per le lunghe distanze…
In medias res stat virtus
Oggi tempo incerto, ma almeno non piove. Esco per procurarmi le cartucce d’inchiostro per la nuova stampante: modello base, economica… ma le cartucce costano un botto, dovrò farne uso con parsimonia. Mi sposto di qualche chilometro, perché nei paraggi della cartoleria c’è un bar con diversi quotidiani, compreso quello che leggo più volentieri. Il cameriere sa già che mi apparto in un angolo, perché voglio leggere in pace. Dopo aver preso cappuccino e croissant, che consumo solo di rado; infatti il mio palato si è abituato ai muffin che preparo personalmente, con soddisfazione del colesterolo. Tra le tante notizie di cronaca, mi colpisce la vicenda umana di Jole Santelli, presidente della Calabria, morta a 51 anni. Bella donna, piena di coraggio e sempre sorridente, come confermano le foto. Mi interesso q. b. di politica che ha tante ombre e poche luci. Dai tempi del liceo, studiando la civiltà greca mi ero persuasa che fosse meglio non pagare i politici… ma in tal modo si tagliavano fuori i meritevoli non abbienti. Nella locuzione latina “In medias res stat virtus” si potrebbe magari cercare la soluzione… Tuttavia, per non disperdere il filo conduttore del mio pensiero, intendo rendere omaggio all’opera di questa donna, ancora giovane, dedicatasi alla politica per oltre vent’anni, durante i quali avrà fatto degli errori ma avrà anche seminato qualcosa, rinunciando a qualcos’altro. Ecco, il nocciolo del discorso riguarda il darsi: a chi, come, quando, dove e perché. Sono ricaduta nei panni dell’insegnante… che non insegna più, ma si interroga su come ha impiegato le sue facoltà. Il percorso dell’avvocato Jole mi stimola un esame di coscienza, che faccio in punta di penna, sperando di avere tempo per rimediare agli errori.
Emozioni autunnali
Adriana mi ha regalato dei finferli e un bel porcino che preparo per pranzo. Fuori piove e tira vento, dubito che ci saranno le bancarelle del mercato locale. Per pranzo farò tagliatelle ai funghi. Ho il prezzemolo, l’aglio e la materia prima, custodita in un sacchetto da pane dove è attaccato lo scontrino con il nome della rivendita, LA BOTTEGA DEL BORGO. Ecco, la parola “borgo” mi colpisce e mi riporta a una dimensione umana temo persa, quando le persone si trovavano allegramente fuori casa, per fare la spesa e scambiare quattro chiacchiere. Un medioevo temporale ed emozionale ritenuto oscuro, scavalcato da altre abitudini. Facciamo decine di chilometri per andare a fare acquisti – spesso solo a curiosare – nei supermercati/ipermercati, mentre il piccolo negozio, la bottega appunto chiude o ha chiuso da tempo. La rivoluzione industriale ha rivoluzionato a oltranza, ed ora presenta il conto. Magari ci voleva un fermo, per guardarci indietro e recuperare qualche istruzione del passato che possa rivitalizzare il presente tormentato. Il messaggio che mi viene dall’etichetta dell’umile sacchetto di pane mi persuade a riprendere vecchie abitudini: esco a piedi e vado in panificio, augurandomi di percepire la fragranza del pane appena sfornato. Poi preparerò le tagliatelle ai funghi, che mentalmente mi porteranno nel bosco, a gustare profumi, colori, suoni. E soprattutto il silenzio.
Una foglia
Com’è tenera una foglia che nasce! Una talea di Ficus elastica, messa a dimora diversi mesi fa, dà segni di aver attecchito. Me ne accorgo dall’involucro sulla punta contenente una nuova foglia, che si srotola e finalmente si stacca dalla guaina protettiva: un parto silenzioso, chissà se anche doloroso. La neonata foglia è molto piccola rispetto a quelle sottostanti, circa un terzo, di un bel verde brillante, liscia e perfino luminosa. Sicuramente è nata con un potenziale che promette bene. L’osservazione di questo processo mi commuove, perché è metafora della nascita, grazie alla quale siamo nati tutti… e la foglia stessa, nel suo percorso è simbolo vitale. Ci sono foglie di tutti i tipi, come ci sono persone di vario genere, con tante storie e diversi percorsi esistenziali. Adesso che ci penso, uno dei miei romanzi si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Di qualche anno fa , mi ha dato una certa soddisfazione, perché le alunne di terza media che lo avevano adottato, ci hanno costruito attorno un raffinato spettacolo, con l’aiuto di Carmen, la loro insegnante di Lettere, che è stato rappresentato con successo alla fine dell’anno scolastico. Beh, senza tirare in ballo competenze che non ho, mi sento di dire che anche un’umile foglia può fare compagnia e portare lontano. Senza scomodarsi da casa.
Amici a quattro zampe
Che meraviglia, il sole! Anche se la temperatura è bassa, godere della luce, della nitidezza del cielo, del tepore che si posa sulle mani e sul volto mezzo coperto dalla mascherina è un piacere garantito e gratuito. Sono stata a salutare un’amica, che mi ha regalato una piccola zucca, prodotto di stagione. Mentre noi ci scambiavamo quattro chiacchiere, i suoi gattini si rincorrevano felici tra le piante di rose ormai sfiorite e le pietre tiepide dell’ampio ingresso: Tigre, Mafalda, Nuccio… batuffoli bianco-grigi che sono parte integrante della famiglia. Priscilla, nera come la mia Puma, osservava altezzosa i giochi dei suoi consimili felini. Non a caso Lina ama i fiori e i gatti, come me e spero tante altre persone. Mi vien da considerare, che in tempo di allerta sanitaria e distanziamento sociale, gli animali da compagnia diventano perfino una terapia, se non per il fisico, sicuramente per lo spirito. Tra le eredità morali ricevute dai miei genitori, mi conforta l’attitudine a convivere con gatti, cani e uccellini. In tempi andati anche con tartarughe e criceti. Se fossi vissuta in campagna, avrei familiarizzato anche con altri animali, tipo caprette, oche e cavalli. Adesso che ci penso, non credo sia un caso che tra le mie frequentazioni, diverse persone vivano insieme con gli animali. Quando porto fuori Astro di sera, incrocio padroni con cane al seguito, e non sono pochi. Il che mi fa dedurre che la complicità uomo-animale sia fruttuosa. Mi è stato riferito che a Londra, durante la pandemia qualcuno si è addirittura procurato un cane, pur di poter uscire di casa. Presumo che il più fedele amico dell’uomo si sia adattato di buon grado…
La lanterna che illumina il cammino
Domenica fredda, piovosa e triste. Sono costretta a rinunciare a due uscite, causa maltempo. L’età non più green richiede prudenza, ma l’umore ne risente, specie se è domenica. Non posso contare su nipoti e parenti, in altre plaghe spalmati. Faccio affidamento su alcune amiche, però di domenica si dedicano giustamente ai loro cari, oppure non sono disponibili per altre ragioni, tipo il maltempo. Cerco di distrarmi in cucina, ma la giornata è lunga. Metto il viso fuori un paio di volte e controllo la temperatura: 10 gradi, non proprio da passeggio. Spero che nel pomeriggio cambi qualcosa, ma non succede. Le gatte escono ed entrano freneticamente, il cane è sempre la mia ombra. Mi sto scoraggiando, non ho voglia di leggere e nemmeno scrivere. Più tardi andrò a mangiare la pizza da sola, ovviamente con la mascherina… Mando qualche messaggio e faccio un paio di telefonate. Mentre avanza la sera, il cielo da lattiginoso diventa cupo. Un po’ come la mia anima. Tento un’ultima telefonata, Pia mi capirà. Così è, per fortuna. Lei ha messo la sua competenza professionale di infermiera a servizio degli altri, ma soprattutto la sua sofferenza che la rende ricettiva e incoraggiante. Secondo me ha pure un animo d’artista, perché usa parole appropriate e immagini poetiche. Sua la metafora che l’amico è come una lanterna che illumina il cammino… proprio quello che rappresenta lei per me, in un momento di scoramento. Mi sento rinvenire. Anche se non ho pranzato fuori e ho dovuto rinunciare al cinema, mi consola avere un’amica che mi illumina il percorso. Grazie, Maria Pia!
