In coda a un telegiornale, ieri ho sentito menzionare il “Calendario della Gentilezza”, così stamattina mi documento e scopro che il mese appena trascorso era dedicato alla gentilezza, con tanti suggerimenti per praticarla. L’idea è del Movimento Mezzopieno che si propone la diffusione della cultura della positività, coinvolgendo associazioni, aziende, scuole, insegnanti, artisti…cittadini tutti: bella iniziativa! I tre ambiti di applicazione sono: la gentilezza verso gli altri, la gentilezza verso il mondo e la gentilezza verso se stessi. Tra le proposte da mettere in pratica mi concentro sulle seguenti: Passa la serata a guardare un’opera d’arte; Stai in silenzio ad ascoltare il rumore del mondo attorno; Chiedi ad un anziano di raccontarti la sua storia… e molte altre, consistenti in piccoli accorgimenti dettati dal cuore. Ce ne sono 31, per tutti i gusti. Scopro che il 13 novembre è la Giornata Mondiale della gentilezza, nata in Giappone nel 1988 e da lì diffusasi in tutto il mondo. Gentilezza intesa come cortesia, buona educazione (non ce n’è mai troppa), usare parole gentili come grazie, prego, per favore, scusa, ma anche altruismo e attenzione verso gli altri. Il Giappone, chiamato anche Paese del Sol Levante, è il più lontano dal nostro fisicamente, ma condividiamo con esso molti dati: superficie, popolazione, longevità, pressoché assenza di materie prime…mi piacerebbe condividere anche uno stile di vita improntato alla calma e alla disciplina che non sono congeniali ai Paesi Mediterranei. Comunque la gentilezza è un bene trasversale, applicabile ovunque. Perciò oggi vedo di rinfrescarmi la memoria e di metterla in pratica. Per favore, siete invitati a fare altrettanto, lettori del blog! Grazie 🧡
Uno strano furto
Succedono dei fatti che hanno dell’incredibile. Mi riferisco al furto di libri, o meglio di futuri libri perpetrato da uno scaltro 29enne, finalmente smascherato dall’Fbi. Se ho ben capito leggendo e sentendo notizie su di lui, si spacciava per editore al fine di acquisire i testi di autori, anche famosi…di cui peraltro si ignora cosa avrebbe voluto fare: impossessarsene, per diventare a sua volta famoso? Agisce a nome di qualcuno? Sarà interessante seguire l’evoluzione di questo che sembra un caso letterario, piuttosto che giudiziario. Si tratta di Filippo Bernardini, 29enne, accusato di “frode telematica e furto d’identità”, di nazionalità italiana (mi spiace per l’astuzia nostrana messa a servizio dell’inganno), dipendente di una delle più grandi case editrici statunitensi, arrestato l’altra sera all’aereoporto di New York. Immagino i fiumi d’inchiostro che saranno versati attorno a questa truffa, che non è di identità ma di creatività. Siccome scrivo da almeno un decennio, agli esordi ero stata messa sul chi va là riguardo la possibilità di perdere il “diritto d’autore” e allertata di cautelarmi, anche in modo che allora mi sembrava perfino eccessivo, spedendo a me medesima, prima che a chiunque altro, il frutto del mio pensiero. Nel caso delle foto poi, ero arrivata a dire che mi sarei sentita lusingata, se qualcuno se ne fosse interessato. Allora ero ingenua e ignara di come anche il mondo della letteratura possa essere oggetto di furto. Mi viene in mente un film abbastanza recente che racconta la storia di un falso Nobel, un uomo che in realtà spacciava per suoi i romanzi scritti dalla consorte, finché questa si è stufata e ha svelato l’inganno. Chissà cosa sarà prodotto sul fatto di cronaca del “ladro di libri”. Da dietro le sbarre, adesso avrà tutto il tempo per dedicarsi alla lettura delle opere altrui. E
Festa del Tricolore
Compleanno speciale oggi 7 gennaio: la bandiera italiana compie 225 anni! Infatti nasce a Reggio Emilia nel 1797, a tre bande verticali di colore verde come le pianure, bianco come Alpi e Appennini e rosso come il sangue delle vittime delle guerre. L’articolo 12 della Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948 lo esplicita. Bene che ci siano celebrazioni per la festa del Tricolore, simbolo di unità nazionale. Il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, dice che nei simboli ci si deve riconoscere, in quanto rappresentano valori collettivi. Difficile dargli torto, però percepisco molta disaffezione oggi sia verso la bandiera, sia verso i nostri governanti, sicuramente impegnati a districare tanti nodi creati dalla pandemia e dalla sua gestione. Sentirsi cives, cioè cittadini di una nazione non è scontato, tanto più oggi che l’integrazione è ostacolata dal distanziamento. Il disagio non è solo nostro, e non è questione “di bandiera”. Quando ero in servizio, riservavo una delle mie ore settimanali di lezione all’Educazione Civica: partendo dall’attualità, veniva considerato un fatto di cronaca, per verificare quale diritto fosse stato calpestato, con occhio alla Carta Costituzionale. Gli studenti non si annoiavano, era una sorta di…esercizio sul campo scolastico, una specie di laboratorio. Per me oggi sarebbe molto più difficile, specie se le lezioni fossero in dad come temo succederà a diversi colleghi alla ripresa imminente delle lezioni. Non ci resta che invocare lo spirito unificatore della bandiera e farci incoraggiare da quello dei tanti patrioti, noti e ignoti, caduti per la libertà.
Nella calza della befana
Sono in ritardo con il post, perciò mi affretto. Cosa mi ha portato la befana? Intanto il sole, così ho potuto portare fuori il vecchio cane, che ha conosciuto altri cani e io ho potuto riassaporare l’aria fresca ed il tepore delle ore centrali di questa silenziosa epifania. Ieri sono stata rinchiusa in casa tutto il giorno, causa pioggia e tempo avverso. Neanche preso il giornale, tanto le brutte notizie arrivano per altri canali. A proposito, possibile che ci sia gente che invia minacce (un proiettile calibro 22 spedito dai no-vax) alla virologa Antonella Viola perché fa il suo dovere? Se non è carbone questo! Mi spiace per quanti sono in prima linea e vengono pure bersagliati da attacchi distruttivi e anonimi. La situazione è confusa, tento di comprendere le ragioni di chi ha motivo di dissociarsi dai provvedimenti emergenziali…ma usare minacce e violenza non è un rimedio intelligente. Superato l’inverno, mi auguro che la primavera porti la distensione degli animi e lo sfinimento della pandemia, anzi la sua fine. Anche papa Bergoglio raccomanda di non farsi depredare della speranza, perciò io spero che domani sarà migliore di oggi, che comunque è meglio di ieri. Nella calza virtuale ho trovato un vasetto di legno con dei narcisi ancora chiusi. Li tengo al caldo, perché fioriscano presto e mi inebrino con l’intenso profumo. Buona Epifania a tutti!
Forum
Da anni seguo il programma Forum su rete quattro condotto da Barbara Palombelli: perché coincide con il mio bisogno di staccare dalle faccende domestiche, e anche per un’attrazione verso l’ambiente forense, ricco di storie che potrebbero nutrire la mia attitudine a scrivere. Visto che oggi piove, stamattina non sono uscita, perciò ho saltato la seconda colazione e mi trasferisco dallo studio in cucina prima del solito. Accendo la tivù sul quattro e mi imbatto in una causa che ha dell’incredibile. Mio figlio sospetta che le controversie siano create a tavolino… può essere, ma è pure vero che la realtà supera spesso la fantasia. Sintetizzo il motivo del contendere odierno: una moglie matura tradita cita in tribunale il giovane marito nigeriano, sposato in seconde nozze dopo aver lei abbandonato coniuge e figlio minorenne, per averla manipolata allo scopo di sottrarle molto denaro. La giudice in sentenza valuterà in 70.000 euro la cifra che il coniuge di colore, interessato a donne agiate e anziane, dovrà restituire. Gli ingredienti della storia sarebbero piaciuti a Boccaccio, ma durante il dibattimento scorrono sentimenti pesanti. Mi chiedo come sia possibile “perdere la testa” da adulte e madri, anche se la fragilità umana è una costante. Piuttosto mi preoccupano i manipolatori, che fiutano dove andare a parare per sfruttare una situazione a loro favorevole. Certo avere un carattere ben strutturato consente di non farsi imbambolare. In ogni caso, ritengo che la dipendenza affettiva sia una malattia pericolosa, da cui è bene tenersi alla larga, qualunque ruolo si rivesta.
Longevità
La regina Elisabetta, 95 anni e vedova dallo scorso aprile, subisce la perdita di due delle sue cinque dame di compagnia, al suo servizio da vari decenni. Mi fa tenerezza questa donna così importante per il suo Paese, che giustamente l’ammira, costretta a sopravvivere a persone care…e a dirimere i disaccordi dei suoi nipoti. Immagino che si sentirà confortata dai suoi adorati cani, più che dai parenti di sangue reale. Meglio se mi sbaglio. Non so se la longevità sia un valore, dipende da come ci si arriva e con quale spirito. La regina Elisabetta mi dà l’idea di essere una roccia, un forte felino ancora capace di reggere. Giusto stamattina ho visto sul Corriere la foto della donna più vecchia del mondo, giapponese, di 116 anni, un traguardo non invidiabile, a mio dire, cui peraltro mi inchino. Credo che ognuno si chieda quanto potrà abitare questa nostra terra, domanda che mi sfiora e che lascio inevasa, persuasa che conti di più il percorso che l’obiettivo. Come ha detto la grande cantautrice Joan Beaz: “Nessuno può sapere quando e dove uscirà di scena. Ma compete a noi scegliere come vivere il tempo che ci è donato”. Dunque la qualità contro la quantità. Ciò che è contenuto anche nel detto: “Meglio un giorno da leone che cento da pecora”; quindi meglio un’intensa vita da protagonista che un’esistenza lunga e monotona. Non conosco a fondo le abitudini del re della foresta, gran cacciatore che si riposa adeguatamente. Ognuno può identificarsi nell’animale più somigliante. Mi attrae l’idea di un leone che alterna momenti di energia a momenti di riposo. La regina Elisabetta mi fa pensare a un giaguaro (in diminuzione per rischio estinzione).
Chi siamo, dove andiamo
È morto il celebre paleontologo e cacciatore di fossili keniano Richard Leakey. Lo sento dal notiziario in tivù durante l’ora di pranzo. Ammetto che per me è un nome nuovo, viceversa per la mia collega di scienze, immagino. In ogni caso, mi soffermo a riflettere su un paio di domande che lo scienziato si faceva e che vengono riproposte dalla voce del servizio: chi siamo, dove andiamo, interrogativi trasversali a tutte le discipline. Anzi, a mio dire dovrebbero essere considerati fin dai banchi di scuola, per una serena accettazione di tutto ciò che la vita offre, nel bene e nel male. Il dolore non fa sconti e visita tutte le età, come si evince scorrendo il quotidiano e sentendo il telegiornale, generoso di storie così crude da poterne fare a meno. Restando nel privato, sono molto in ansia per una cara persona vittima di incidente stradale la vigilia di Natale. Un paio di giorni prima mi aveva scritto che era molto sotto pressione e l’indomani avrebbe iniziato un periodo di vacanza…che purtroppo non ha neanche percepito, dato che è in coma da allora. Nello stesso giorno se n’è andato un amico più grande, ammalato da tempo e uscito di scena quasi alla chetichella, per una scelta dei familiari, incapaci di reggere all’ondata emotiva delle esequie. Mi chiedo anch’io, come il paleontologo chi siamo e dove andiamo. Alla prima domanda è relativamente facile rispondere, è la seconda che mi mette in crisi. Se la mia sfortunata amica non ha avuto il tempo di farsela, ingannata dall’asfalto viscido, l’altra persona penso di sì e mi auguro che abbia affrontato il distacco con rassegnazione, se non proprio serenamente. In ogni caso, sono dell’idea che sia preferibile dare risalto al percorso, più che alla metà. Entrambe le persone suddette hanno riempito la loro vita di affetti e di opere buone. Lei è ancora tra noi e prego perché continui a restarci.
Lettori come fiori
Stamattina la piantina che Manuel mi ha regalato a Natale mi ha fatto una sorpresa. Premetto che ne ho chiesto il nome a Serapia, esperta di piante e fiori, così ho scoperto che si chiama Tillandsia (il nome deriva dal cognome del botanico svedese Elias Tillands) e viene dal Perù. Ha sottili foglie ricadenti con al centro una spatola seghettata che ha emesso un piccolo fiore doppio di colore viola: una meraviglia. Osservandola bene, vedo dei puntini viola lungo i fianchi della spatola, per cui suppongo che da lì sbocceranno altri fiori come il primo. Secondo la simbologia, il viola rappresenta la spiritualità ed il desiderio di serenità, di cui in questo periodo c’è un grande bisogno. Pertanto mi accordo con la mia piantina, per ricaricarmi e poter emettere, come lei, quantomeno dei pensieri positivi, se non mi riesce di compiere delle buone azioni, peraltro difficili in clima di confinamento sociale. La mia zattera rimane la scrittura, che mi dà delle soddisfazioni quando un lettore si connette per commentare un mio post…peccato che gli affezionati siano pochi e che diverse persone preferiscano non esibirsi pubblicamente, mandandomi i commenti in privato. Approfitto per ribadire che il mio blog è come una piazzetta riservata e controllata da me, che autorizzo i nuovi commenti oppure li scarto, se non adeguati. Perciò spero che la piccola platea si allarghi e che i contatti comunichino tra loro, come in una squadra affiatata che si rispetti. Amici lettori, fatevi avanti che ho bisogno di sostegno. Sarete come i fiori della Tillandsia.
Capodanno 2022
Mattina, ore 8: silenzio assoluto, rotto soltanto da un pigolio di uccello e dal suono delle campane, poco dopo. È sempre così il primo giorno dell’anno. Stanotte, nonostante l’ordinanza del sindaco li vietasse, ho sentito botti e petardi lanciati in prossimità dei campi dove abito. Le abitudini sono dure a morire, specie quelle che riguardano comportamenti superficiali. Io mi sono rintanata in casa, mettendo al sicuro il vecchio cane, Astro che va per i 18 anni. Il gatto voleva uscire ma l’ho dissuaso, dandogli una lauta dose di croccantini. Ho fatto e ricevuto diversi messaggi, telefonato, letto, scritto…poi mi sono addormentata davanti al televisore e mi sono svegliata quando il trillo del tablet mi annunciava l’arrivo di un pensiero da remoto, comunque gradito. Alle 20.30 avevo seguito il discorso del Presidente della Repubblica agli Italiani: sobrio, a tratti tenero, misurato, aperto alla fiducia. A pochi giorni dal suo congedo ha ringraziato tutti quanti si sono spesi per gli altri in questi quasi due anni di pandemia. Ho sentito con piacere menzionare con riconoscenza gli insegnanti, cui appartengo anche se in pensione e i giovani, invitati ad essere protagonisti del loro futuro. Dopo sette anni a capo dell’Italia, il Presidente si merita un giusto riposo. Come per Angela Merkel ne sentiremo la mancanza. Tuttavia spero che la sua testimonianza di sobrietà e di misura venga raccolta da chi seguirà, di qualunque schieramento sia e a qualunque genere appartenga (certo una donna sarebbe una bella novità ma non credo siamo ancora pronti). Quanto alle mie personali aspettative, mi auguro di riprendere a camminare spedita e di godermi quello che ho: tempo e parole. Buon Capodanno!
Attesa
Puntualmente mi torna in mente il “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” che Leopardi scrisse nel 1832. Entrambi i protagonisti si interrogano sul futuro, dubbioso per il viandante e migliore dell’anno trascorso per il venditore: due posizioni che ben rappresentano due opposte aspettative riguardo il futuro, con un retrogusto amaro che emerge dalla parte finale dell’operetta morale. Questo è il periodo dei calendari, alias almanacchi che vengono regalati o che si acquistano quale strumento indispensabile per avviare l’anno nuovo. Io ne uso uno dove annotare scadenze e un altro per registrare compleanni e appuntamenti culturali. Quando lavoravo, ne usavo un terzo per le riunioni scolastiche che era tutto un ritocco. Vero che adesso il promemoria si può registrare sullo smartphone oppure sul tablet, ma io preferisco il cartaceo, più sott’occhio e con informazioni anche utili. Non cerco la speranza che devo darmi da sola e non credo nemmeno ai riti scaramantici per imbonirsi l’anno a venire. Sono anzi contraria ai botti e alle luminarie che inquinano l’ambiente e terrorizzano i nostri animali. Leggo sul Venerdì l’articolo a pag. 69 di Marino Niola: “L altro capodanno: sparire, non sparare”. Succede a Bali e in altre località dell’Asia, dove si celebra il nuovo anno col giorno del silenzio “che serve a purificarsi e non a divertirsi”. Niente botti, né luci, né fuochi accesi. La chiamano anche la festa dei quattro divieti. Fantastico, un’immersione nel profondo, senza distrazioni, per fare pulizia dentro e fuori di sé. A ben pensare, assomiglia al resoconto di fine anno, un consuntivo di miglioramento. Se ci saranno meno riunioni e meno affollamento, il covid si sentirà spiazzato e finalmente se ne andrà via.
