Peccato non poter fare sentire il laborioso ronzio sulla chioma fiorita del Susino selvatico, cresciuto sul bordo della siepe di Fotinie, tra una Lagerstroemia e l’altra. Oggi è una giornata decisamente primaverile e a mezzogiorno il sole scalda la pelle. Essere al mare ora, immagino sarebbe una delizia, ma non posso lamentarmi di quello che mi offre il giardino-prato, trapunto di Pratoline e azzurri fiori di Veronica. Anche il vecchio Pirus ha indossato l’abito rosa, mentre dai vasi si elevano Giacinti e Giunchiglie. In un angolo ombreggiato sono risorte le Viole e perfino il Nocciolo esibisce microscopici fiorellini rossi. Bianchi sono i fiori del Susino, mentre per quelli rosati del Melo bisogna aspettare. Ogni mattina è una sorpresa, la bellezza si rigenera e si offre, silenziosa e maestosa ai nostri occhi, sovente distratti. Vorrei fermare i momenti di beatitudine quando fotografo il bello che mi circonda, soverchiati da una preoccupazione che va lontano. Vorrei che l’armonia regnasse sulla terra e tutto il mondo fosse in pace, così la bellezza potrebbe duplicarsi ovunque. Essere stati creati a immagine e somiglianza del Creatore, in certi contesti mi sembra una bestemmia. Attingo linfa dalle creature vegetali del mio giardino, allietate dal canto dei canarini e dalle capriole del gatto sull’erba. Una pioggia di petali bianchi e rosa volteggia lieve sul mio capo. Manca solo la pioggia vera, che disseti la terra riarsa e ammorbidisca i cuori di pietra.
Lettura in primo piano
Oggi 24 marzo, Giornata nazionale della lettura 2022 (Giornata Mondiale del libro il 23 aprile), istituita nel 2009 con lo scopo di promuovere la lettura, attività poco praticata. In Italia si legge poco, anche se si scrive parecchio. Il lockdown del 2020 ha impresso un’inversione di marcia, perché durante l’epidemia i lettori sono aumentati di circa il 30%, che non è poco. Immagino che a scuola soprattutto, ma anche a chi opera in questo settore sia dato spazio ad eventi ed iniziative legati alla promozione della lettura. Il web offre consigli in questo ambito, che lascio al lettore cercare. Da parte mia, che scrivo abbastanza e non leggo altrettanto, posso dire come e quando mi regolo: mattina sempre un quotidiano, tardo pomeriggio/sera un romanzo, oppure un settimanale. Il fatto di avere un blog mi spinge a prestare particolare attenzione all’attualità, anche per compensare la giornalista che avrei potuto essere, se non avessi scelto di fare l’insegnante (ho fatto la corrispondente di zona per il Gazzettino nel 1970). Rileggo volentieri i poeti ermetici, anche se Umberto Saba (Trieste, 1883 – Gorizia, 1957) rimane il mio preferito per la semplicità e l’immediatezza dell’espressione. Credo anzi di ispirarmi a lui quando butto giù qualche verso. Saba, il cui vero cognome era Poli, scrive l’unica opera in prosa, Ernesto, incompiuta, pubblicata postuma nel 1975 a cura della figlia Linuccia (omosessualità adolescenziale l’argomento forte trattato). Nel 1979 ne viene ricavato un film, Ernesto, diretto da Salvatore Samperi. Scambio con alcune amiche i libri che mi piacciono, e viceversa. Mi piace anche seguire sul grande schermo, quando succede, la trasposizione di un’opera letteraria, oppure approfitto della versione cinematografica per andare a leggere la fonte cartacea. Concludendo, non è un caso se l’angolo che preferisco di casa mia è lo studio, con tanti libri su cui mi sono fatta le ossa e ora sono strumenti di cura per tenere allenata la mente. Dunque, buona lettura!
Oggi Arte
Sono attratta dall’Arte in tutte le sue declinazioni, pittura e scultura comprese, come sorelle della Letteratura con cui mi esprimo. Col senno di poi, se tornassi indietro mi piacerebbe frequentare il liceo artistico, che cinquant’anni fa era raggiungibile solo a Treviso, quindi praticamente precluso. Non rinnego il liceo classico, a me più congeniale ma qualcosa ha lavorato sottotraccia. Una zia paterna, Maria Cusin, era una buona ritrattista mentre dalla nonna paterna Adelaide ho ereditato l’interesse per la parola. Ho dato alle stampe gli ultimi due romanzi con in copertina i dipinti dell’artista Noè Zardo e lo stesso succederà per il terzo in elaborazione. Questa introduzione fa da cornice emotiva al fatto di cui intendo parlare: il ritrovamento della “Maddalena giacente” del Canova, creduta perduta per circa un secolo. Realizzata su commissione dell’allora primo ministro britannico Robert Jenkinson, era stata acquistata vent’anni fa a un’asta di statue da giardino da una coppia inglese per 5.200 sterline (poco più di 6.000 euro), valore stimato oggi tra i 6 e i 9,5 milioni di euro. Mario Guderzo, eminente studioso del Canova, ex direttore della Gipsoteca che ho avuto il piacere di conoscere quando abitavo a Possagno considera il ritrovamento “di fondamentale importanza per la storia del collezionismo e la storia dell’arte”, un marmo di grande bellezza estetica che ha il suo corrispettivo in gesso in Gipsoteca a Possagno. Mi incuriosisce molto il dietro le quinte di questo ritrovamento, a pochi mesi dalle celebrazioni per il bicentenario della morte del grande scultore (Possagno, 1.11.1757 – Venezia, 13.10.1822), effettivamente da romanzo. Non sarò io a elaborarne la storia, ma è nelle mie intenzioni scriverne una attorno a un’opera d’arte, frutto di fantasia, oppure di ricerca…si vedrà. Se qualcuno tra i lettori volesse offrirmi uno spunto, ben venga: immagino che il nostro territorio sia pieno di opere sconosciute in attesa di essere apprezzate. E come dice l’amico artista Noè: “Anche l’attesa è pensiero”.
Poesia protagonista
Sapevo che Alda Merini era nata il 21 marzo, ma mi era sfuggito che il 21 marzo si celebra la Giornata della Poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo del 2000. Me lo ricorda Elisa, una talentuosa giovane amica scrittrice, che ha vinto di recente il primo premio Città di Vittorio Veneto per un racconto inedito…pieno di poesia! Anche se in ritardo, non posso esimermi dal dire la mia riguardo questa forma di espressione, che pratico anch’io…da quando ero ragazza e che considero la medicina migliore contro diversi disturbi. Nel mio caso, è un’attività veramente terapeutica, che si giova talora della fotografia e che trovo congeniale con l’adultità. Ho anche ricevuto un paio di premi e qualche menzione d’onore in questo ambito, ma produco di più in prosa. Mi piace molto un complimento di Adriana secondo la quale la mia scrittura assomiglia a delle pennellate, il che fa lievitare la mia autostima perché immagino di spaziare in un altro settore artistico. Mi corre l’obbligo di riportare un pensiero di Leonardo da Vinci, per cui la pittura è una poesia muta, giusto per sottolineare i legami tra le diverse espressioni artistiche. La mia è una poesia semplice, del quotidiano, che ha per soggetto spesso i fiori, il paesaggio, gli animali, le emozioni…niente di impegnativo. L’obiettivo che mi propongo è la condivisione con chi vuole connettersi col mio sentire, regalare un momento di leggerezza, strappare un sorriso oppure una riflessione, se l’argomento lo merita. Avviene tutto senza patenti, sul filo sottile di un’empatia di pancia, se posso permettermi questa espressione. In questa giornata dedicata all’acqua, elemento vitale di cui la terra soffre la mancanza, ringrazio tutte le amiche che annaffiano il mio quotidiano con la loro amicizia e le doti di cui ognuna è portatrice. Compresa la poesia, quella fatta di versi e strofe, ma anche di atteggiamenti e sorrisi.
La vita continua a fiorire…
Ho il piacere di ricevere i saluti mattutini da diverse persone, tra cui Serapia che me li invia nientemeno in musica, con la Primavera di Vivaldi mentre scorrono immagini di cuccioli e di fiori che sbocciano: un tocco di poesia e di note che fanno bene al cuore. Inoltro subito l’allegato a Norina e Gianpietro che oggi festeggiano il compleanno; anche a Erica, sensibile amica che apprezza e dice: “Svegliarsi al mattino con questa musica fa iniziare bene la giornata”. Poi esco e vado al mercato. Su un pilastro nei pressi del bar Milady è affisso un manifesto su un prossimo Concerto di Primavera, ulteriore omaggio alla stagione novella. Scorro velocemente il quotidiano e raggiungo la piazza dove ci sono i banchi. Quello dei fiori è gestito da Lorenzo (uno dei 4/5 rivenditori che conosco) e compero un mazzo di Fresie rosate, perché ho bisogno di bellezza da portarmi a casa, in vista del mio compleanno di domani. Essere nata all’inizio della bella stagione mi obbliga quasi a essere contenta, a inserirmi in un binario di ostinata vivacità, nonostante i motivi di preoccupazione, più esterni che interni a me. Parlandone con alcune coetanee cresciute bene, convengo che l’età biologica che ci sentiamo addosso è molto distante dall’età anagrafica: ringraziamo le nostre mamme…e madre natura! Rientro in tarda mattinata e faccio un giretto in giardino, dove le viole fanno capolino sotto la siepe. In un vaso nei pressi del garage è fiorita la Bergenia cordifolia (ho acquisito il nome dalla super informata Serapia che ringrazio) che offre grappoli di delicati fiorellini rosa, un rilassante naturale. Credo che nel pomeriggio andrò in cerca di altre sorprese. Rubando le parole che spero profetiche alla sensibile Anna: “La vita continua a fiorire in tutta la sua bellezza anche se nel mondo c’è tanta bruttura…la bellezza è sempre segno e frutto dell’amore… vincerà senz’altro sul male!”.
Equinozio di Primavera
Bene arrivato, equinozio…spero che tu abbia scavalcato tutte le rigidità e le brutture invernali, anche se non sono le temperature e la mancanza d’acqua le privazioni maggiori. La terra sta soffrendo il secco – mi è appena giunta la notizia di un grosso incendio sul Massiccio del Grappa, boschi di Borso, complice la siccità – mentre non troppo lontano da noi la popolazione sotto assedio subisce incendi e si rifugia nei bunker. Nel ventre della terra, senza acqua e luce nascono creature, come fuori tra le pietre riarse. Il pianeta che ci è stato prestato potrebbe essere un paradiso: basta guardarsi attorno e lasciarsi stupire dalla bellezza che si anima attraverso i fiori, le piante, i colori. Il passaggio da una stagione all’altra mi commuove, perché lo decodifico come un messaggio di resistenza e di cambiamento in avanti, senza ripetere errori antichi. Purtroppo questo pensiero lineare non collima con chi si è fissato a spostare indietro le lancette dell’orologio e nel terzo millennio la guerra è ancora un argomento di attualità. Ammetto che non lo credevo possibile, eppure è successo! Non so come andrà a finire, la mia pietà va a tutti coloro che soffrono e alle innumerevoli vittime di scelte sconsiderate. Se in Russia la parola guerra è stata bandita – ragion per cui molti giornalisti sono stati costretti a fare armi e bagagli – lascio immaginare lo stato di terrore in cui è costretta a vivere la gente comune. Seguo con trepidazione le notizie, sperando che la diplomazia compia il miracolo. “Con meno di tutto si sta meglio” ha commentato il mio post sul riciclo Antonietta. Sento che siamo in molti a condividere. Chissà che la “ricetta” arrivi nelle alte sfere e ci restituisca la Pace!
San Giuseppe…e non solo
Alle sette di mattina il sole ha fatto il suo ingresso, baciando la terra. Quando apro lo scuro del bagno che dà sull’orto (dove per ora non coltivo alcunché), è come se toccassi i raggi, depositati sui meravigliosi fiori rosa dell’albicocco che credevo spacciato o quasi. Decido di fotografarlo immediatamente e di dedicargli il post odierno. Mentre scatto con il tablet (che fa i capricci; non succedeva con le macchine fotografiche di una volta), un simpatico ronzio mi segnala che le bottinatrici sono già al lavoro. Beppe, il cane del vicino non si è accorto di me, oppure mi ignora. Sono momenti di stupore per le meraviglie offerte a costo zero dalla natura, che mi bendispongono per il seguito della giornata, dedicata oggi a tutti i Giuseppe e alla festa del papà. Ma è anche il compleanno di Marisa, cui rinnovo gli auguri da questo diario speciale. Da liceali condividevamo il posto in corriera, adesso…il blog! (cosa che mi fa piacere): interessante l’evoluzione delle relazioni sulle ali del tempo! Anche se lei abita a Milano da oltre trent’anni, ci sentiamo più vicine di quando abitavamo a Possagno, a circa trecento metri (deve essere un regalo della maturità…). Vale anche per Paola che abita a Nazareth, che leggo sempre volentieri. Mi permetto una similitudine con l’albicocco, che dà il suo meglio dopo una pausa vegetativa, somigliante al tempo del nostro sacrificio durante il quale non c’era quasi spazio per le relazioni, assorbite dagli impegni professionali e sentimentali. Bene, Marisa: deduco che stiamo raccogliendo i frutti della nostra semina. Siamo state fortunate e brave. Adesso lasciamo pure che i petali rosati si spandano per attorno, rendendoci testimoni dello spettacolo della vita. Luminose Primavere!!🌷
Riciclo
Oggi 18 marzo 2022 è la Giornata Nazionale per le vittime del covid (157.000 in Italia, 6 milioni in tutto il mondo): triste e doveroso ricordarle. Ma è anche la Giornata Mondiale del Riciclo, che mi si addice per quanto spiegherò sotto. Voluta dalla Global Recycling Foundation propone per il quinto anno l’educazione sul riciclo, partendo dalle scuole a difesa dell’ambiente. Saranno identificati dieci vincitori, cui verrà dato un premio di 1.000 dollari ciascuno. Ranjit Baxi, presidente fondatore dell’organizzazione ha dichiarato che va considerato eroe del riciclo chiunque sia impegnato in questo ambito, all’interno della propria comunità locale. Proposito che sottoscrivo e condivido. Anzi, senza tema di essere smentita, confesso che da tre settimane sto facendo ripulisti tra le mie carte di scuola, incautamente trattenute per decenni. Molte sono fotocopie: di brani, articoli, schede varie utilizzate durante il Corso serale per la licenza media, in quanto gli studenti lavoratori erano esonerati dall’acquisto dei materiali. È stata un’esperienza intensa, durata un solo anno che mi ha molto arricchito dal punto di vista umano; ho dovuto accantonarla, perché lavorare di sera era per me quasi innaturale. Mi restano i ricordi…e decine di cartelline zeppe di poesie, schede di storia, di geografia, attualità, parole crociate. I frequentatori del mio corso erano una quindicina, per lo più donne che vedevo per cinque sere la settimana, dalle 18 alle 21, se ricordo bene. Se non ho buttato prima il materiale, la ragione è proprio la simpatia per l’esperienza fatta, alla quale è doveroso aggiungere una tendenza all’accumulo, che riguarda anche vecchi tomi di antologie impolverate e testi per la didattica rimasti pressoché intonsi, perché l’esperienza si fa sul campo, cioè in classe. Con la Dad (didattica a distanza) è cambiato molto, il computer ha sostituito il volume, meno carta e più schermi. Non so se ci sia una ragionevole via di mezzo. Io procedo così: regalo i testi, consenso solo alcune fotocopie (per ripassare) e cestino il cartaceo inutilizzabile. Più facile a dirsi che a farsi. Comunque qualche miglioria si vede e per ora mi accontento.
Donne coraggiose
Non so cosa si provi a rivedere la propria madre dopo sei lunghi anni di reclusione, e viceversa la madre nel rivedere la figlia, Gabriella, sottrattale quando aveva 22 mesi. Parlo di Nazanin Zaghari Ratcliffe, l’anglo-iraniana detenuta nel carcere di Evin (Teheran, Iran) dal 2016, con l’accusa di spionaggio e di aver complottato per rovesciare il governo iraniano. Finalmente è una donna libera, dopo i tanti appelli per la sua liberazione, le proteste di suo marito, i suoi digiuni. Una bella giovane donna che faticherà a vivere “normalmente” dopo l’esperienza trascorsa nelle carceri iraniane che l’ha duramente provata. Mi torna alla mente la liberazione di Ingrid Betancourt, politica colombiana, prigioniera delle Farc per sei anni (dal 23 febbraio 2002 al 2 luglio 2008) che ha annunciato di candidarsi per la presidenza, esattamente vent’anni dopo il sequestro. Il parallelismo mi viene suggerito dagli anni di prigionia e dal genere delle protagoniste, donne coraggiose che si impegnano come ce ne sono tante, senza il favore dell’opinione pubblica che non le conosce. L’argomento si è imposto da sé, sebbene preferissi parlare d’altro. Del resto il mio blog è una finestra sul quotidiano e se l’aria che tira è contraria, non posso che adeguarmi. Dopotutto quanto accaduto dispone a sperare che c’è sempre una via d’uscita, per quanto lunga e costellata di difficoltà. Il punto dolente è ciò che può accadere nel mentre, per sfinimento e/o altre cause (leggo con disgusto che nei centri di detenzione iraniani la tortura è praticata sistematicamente). È risaputo che non siamo padroni del tempo e che l’uscita è segnata. Auguro a Nazanin di recuperare almeno un lembo di normalità e di godersi doppiamente gli affetti ritrovati.
Rete ed Emozioni
A malincuore devo pagare la bolletta del gas metano, arrivata come un colpo al cuore: raddoppiata, rispetto alla precedente, già alta. Interpellato l’ufficio clienti, mi confermano che la stima dei consumi è stata fatta, a mio dire per eccesso, senza aver ricevuto la dettatura del contatore (ma non dovrebbe avvenire da remoto?) e qua ci siamo: ero ricoverata e ho dovuto pensare ad altro, riabilitazione compresa. Conto sul conguaglio per verificare se ci sarà un riequilibrio. Intanto devo pagare, e per una pensionata statale ottocento euro non sono bruscolini. Il tentativo fatto ieri in ufficio postale è fallito, perché bisognava fare la coda. Stamattina sono quasi fortunata, perché prima delle nove lo sportello è tutto per me. Novità: oltre al documento, tessera sanitaria…mi viene chiesto il green pass, pena blocco delle operazioni. Provvedo e qui emerge un inghippo: il mio green pass non viene riconosciuto elettronicamente. Esibito varie volte, non me ne capacito. L’impiegata prova con il suo, che pure viene respinto. Anche quello della collega, che telefona all’assistenza. Tra una cosa e l’altra, il tempo passa e fuori dalla posta la coda si allunga, presumo con fastidio. Non so come, riesco a pagare la salatissima bolletta e decido di andare al bar perché ho bisogno di qualcosa di dolce per tirarmi su. E ovviamente leggere il quotidiano. Nella rubrica il caffè di Massimo Gramellini mi attira il titolo dell’odierno articolo “KAMIKAZE DELLA PAROLA” riguardo la protesta della giornalista russa Marina (cognome impossibile da ricordare), che ha rischiato grosso per invocare la pace. Una marea di ammirazione per la coraggiosa professionista mi monta dentro e disperde il malumore diffuso dal disservizio informatico. Nessuna macchina può sostituire le emozioni.
