Tempo di potature

Oggi, giardinaggio! Tre baldi giovanotti che rispondono al nome di Diego, Devis e Davide si stanno occupando di rivitalizzare il mio giardino: potare la siepe, cimare gli arbusti, contenere l’espansione del glicine, selezionare i rami buoni delle Ortensie… un sacco di interventi su uno spazio di medie dimensioni, riempito troppo nel tempo. Da sola non saprei occuparmene, oppure ci vorrebbe un tempo infinito. Mi basta dedicarmi ai fiori, che non sono pochi. Rinuncio all’orto, che richiede tempo e dedizione. Eventualmente sarei favorevole ad una variante pensile, che mi impedisse di piegarmi, per via dell’artrosi all’anca. Valuterò. Certo che vent’anni fa, quando presi possesso della mia casa a un piano e mezzo, con adeguato scoperto, non pensavo che tenere in ordine la zona verde richiedesse tanta cura… non si finisce mai di imparare! Comunque oggi sono in compagnia e questi tre ragazzi, coetanei di mio figlio, sono un inno alla salute e alla competenza in ambito ambientale, settore che richiede molti interventi in questa coda dell’inverno. Tra una decina di giorni sarà marzo e l’idea mi piace, perché spero ci saranno novità positive per l’economia, la sanità, l’umore. Immagino le prime viole sotto il pino della chiesetta di santa Lucia e le lucertole che scorazzano sulle ruvide pareti esterne del millenario edificio. Mi auguro che Astro, il mio amico cane, sia ancora in vita (va per i 17 anni): lo porterò ad annusare la siepe di bosso e insieme ci stupiremo del ritorno della bella stagione.

Quaresima

Oggi, primo giorno di Quaresima: alla fine dei quaranta giorni arriverà la Pasqua di Resurrezione, che mi auguro sarà anche di liberazione da questa asfissiante pandemia! Abbiamo il nuovo governo ed è partito il piano vaccinale: ho fiducia in Draghi e confido nella collaborazione dei Ministri. Cosa posso fare io, minuscola goccia nell’oceano? Intanto non buttare la spugna, anche se a momenti mi verrebbe da farlo, perché mi sento confinata a vivere come sotto una campana di vetro che sta esaurendo l’ossigeno. Vedo mascherine ovunque che hanno messo all’indice quelle belle del carnevale appena passato. Sono sopravvissuti i dolci tipici, ma consumati con moderazione, considerato che per scaricare l’ansia da covid-19 sono state introdotte molte più calorie. Niente sarà più come prima… l’ottimismo della ragione mi sussurra che potrebbe essere meglio di prima! Magari, intanto cerchiamo di arrivarci! I miei conforti sono i fiori, i colori, scrivere… e avere risposte dai frequentatori del blog: Lucia, Piero, Martina, Marcella, Manuel… Antonietta. Se si aggiunge qualcun altro niente di meglio, la rete di sostegno affettivo si irrobustisce. Altre persone leggono soltanto, oppure mi rispondono a parte, per elegante pudore verbale: Pia, Serapia, Rossella, Paola, Marisa… forse altre che ignoro. Comunque grazie a tutti. L’idea del blog mi ha offerto un ponte da percorrere in buona compagnia. Dall’aula del Senato le dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi sulla fiducia al Governo fanno ben sperare.

Ciao, Febbraio!

È noto il proverbio sul mese più corto dell’anno, che spero venga smentito dai fatti. Intanto Febbraio inizia col sole e temperatura quasi gradevole. Da oggi siamo in zona gialla, colore vitaminico per eccellenza, il mio preferito insieme con il celeste. Come di consueto, vado al mercato nel paese vicino, dove il banco dei fiori è un’esplosione di variegate Primule; ne compero una rossa e una gialla, insieme con dei Giacinti, perché ho bisogno di profumo e di colori. Non so come sarà domani, giorno della Candelora, ma oggi va bene così com’è. Tra un mese, atmosfericamente saremo in primavera e trovo questo dato incoraggiante, se sommato all’aumento delle vaccinazioni anti covid e al calo della pandemia. Convinta che siamo in moltissimi in attesa di tempi nuovi, provo a sintetizzare a mente il contenuto dell’articolo della dottoressa Graziottin letto sul Gazzettino, al bar finalmente riaperto. La sua rubrica si intitola Passioni e Solitudini, oggi destinata proprio alla solitudine, di cui individua tre tipi: oggettiva, emotiva e ambientale. Suppongo che la più pesante sia quella emotiva, che può colpire anche chi sta in mezzo alla folla (se interessa il tema, meglio andare a rileggersi l’articolo, perché potrei riferire per errore). Comunque la dottoressa elargisce anche dei suggerimenti per rimediare eventualmente al problema. Ho registrato attività fisica ed esercizio mentale. Beh, anche andare al mercato e passeggiare tra le bancarelle è piacevole per il corpo e lo spirito. Con la lettura del quotidiano nutro la mente. La prima parte della giornata è servita. Domani è un altro giorno.

La luce del mattino… e della speranza

Incredibile come il paesaggio muti rapidamente di prima mattina, tra le sette e le sette e mezza: si passa dall’oscurità della notte all’esplosione della luce che pare scaturisca dalle montagne che si tingono di rosa, mentre la luna cala dietro la vetta più alta. Me ne accorgo dallo studio mentre sto scrivendo ed esco per immortalare l’attimo fuggente. Fa freddo, sono i giorni della merla ma è un buon segno perché preannuncia una buona primavera (ne abbiamo bisogno). Ieri sera c’era la luna piena, che da sola è uno spettacolo, stimolatrice di versi poetici e non solo. Febbraio è alle porte e mi aggrappo alla speranza di una primavera non più blindata, ma anzi liberatoria di restrizioni. Ben venga la vaccinazione di massa, a restituirci un po’ di libertà. Siamo tutti provati da dieci mesi di vita sotto vetro, oppure sovraesposta, come nel caso di chi lavora in prima linea, e ne conosco di persone che hanno dovuto rinunciare a ferie e prebende per il bene comune. Bene, oggi concludo col pensiero giunto con un messaggio che mi pare appropriato al contesto: La vita è come il flusso delle maree. Ci sono alti e bassi. Quello che devi ricordare è che durante la bassa marea trovi le conchiglie più belle (le cento porte).

Prima domenica dell’anno

Che bella cosa, il sole! La neve è bella da vedere, ma il sole è energizzante, tira su come una tazza di caffè di prima mattina. All’inizio dell’anno pare un monito incoraggiante, per ricaricare le pile dell’umore ed affrontare la risalita della china. Siamo in zona rossa, domani tregua e poi torniamo in zona rossa fino all’Epifania (tra parentesi, mai piaciuto il colore rosso…). Sono ansiosa di vedere cosa succederà dopo, sperando in un calo dei contagi che in Veneto sono esorbitanti. Mi ero illusa che la seconda ondata sarebbe stata più soft della prima, invece sappiamo com’è andata. Ho modificato le mie abitudini in senso restrittivo: spesa una sola volta la settimana, uscite a piedi in piazza (200 metri) motivate, niente parrucchiera che esercita nel paese confinante, il cane fuori all’imbrunire, se non piove. Non essendo una brava donna di casa, non sono attratta dalle faccende domestiche. Potrei sostituire le passeggiate con il tapis roulant, ma mi manca l’entusiasmo per farlo e ho ridotto le sedute. In compenso ho ingoiato diverse praline di cioccolato fondente per la gioia di colesterolo e trigliceridi. Cosa faccio di piacevole? Scrivo, per me, per le amiche, per il blog. Se capita, fotografo, senza pretese s’intende. Ho avviato una storia realistica da dedicare a una persona cara scomparsa, che pensavo di aver concluso a questa data. L’umore al ribasso ha rallentato il ritmo espressivo. Vorrei fosse già primavera e respirare a pieni polmoni aria nuova. L’anno è appena iniziato, devo dargli tempo di crescere, convengo. Realisticamente mi concentro sulla giornata odierna, con il dono del sole. Il resto seguirà a ruota.

Lettera aperta al nuovo anno

Caro 2021, non vorrei essere nei tuoi panni, perché sarai subissato da richieste, dopo un anno terribile che ci ha prosciugati dentro e fuori. Siamo stanchi di vivere col fiato sul collo per il timore di cadere nelle grinfie del pericolo subdolo che tante vittime ha già fatto. Concedici una tregua, anzi concedici il grande dono di restituirci la vita di prima, fatta di incontri, attività, svaghi, scambi, emozioni… strette di mano ed abbracci. Dopo tante privazioni, credo che abbiamo imparato la lezione: siamo diventati più essenziali, badiamo di più a ciò che vale veramente: la salute, gli affetti, la natura, le relazioni, la libertà di muoversi… il tempo, che non va sprecato. Avrai il tuo bel daffare a tamponare (ops, questo verbo mi ricorda qualcosa) situazioni critiche un po’ dovunque, nelle alte sfere e nei piani bassi. Ma se parti bene attrezzato e ti farai le ossa, avrai un seguito di estimatori che alla fine dell’anno non ti metteranno in croce, ma ti congederanno con i mortaretti e i fuochi d’artificio. Diciamolo: vedere le nostre belle piazze vuote fa tristezza. Basterebbero i palloncini e le grida dei bambini, le risate e le allegre radunate per recuperare il buonumore. Vedi cosa puoi fare. Mettici il cuore!

Tempo di bilanci

Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha conferito le onoreficenze al merito a 36 cittadini, 15 uomini e 21 donne, dai 18 ai 92 anni, per meriti in svariati campi del sociale: un conforto conoscere queste storie di “eroi comuni” cui va un plauso enorme. Commovente pensare a chi si traveste da uomo ragno per portare un sorriso tra i piccoli ricoverati o alla signora che avvia una sartoria per impegnare altre donne senza lavoro. Tante belle storie dietro volti comuni, dal cuore grande. Suggellano un anno complesso e drammatico, ma non privo di nobili testimonianze, molte realizzatesi nelle corsie degli ospedali. Mancano due giorni alla fine dell’anno ed è tempo di bilanci anche per me: ho perso una persona cara. Mio figlio ha iniziato a lavorare e poi ha dovuto smettere, si sa perché. A fine giugno ho aperto il blog, che continua e mi fa stare bene. A settembre ho presentato il mio ultimo scritto TEMPO CHE TORNA, prima del secondo lockdown. Non mi sono ammalata e ringrazio il Cielo. Non oso lamentarmi e aspetto ansiosamente la vaccinazione… per andare a trovare Luisa, la mia vicina di casa, in una Residenza per anziani, per vedere qualche film sul grande schermo insieme con Serapia, per mangiare una pizza in compagnia di Pia, Lucia… per abbracciare Marcella e Lisa… per respirare l’aria buona della Pedemontana del Grappa senza mascherina. Succederà, lo sento!

È arrivata la neve

È arrivata la neve, “la dama dal bianco mantello”, come la definisce Anna, una mia sensibile amica. Come da previsione, verso le sei di mattina apro mezzo scuro e vedo tutto imbiancato: tetti, piante, siepi, oggetti… in un silenzio assoluto. Solo una stella di Natale blu rompe l’atmosfera sospesa e immette una nota di colore nello spettacolo che decido, seduta stante, di immortalare. Ma si accende la luce di un atrio, che rovina la visione e impedisce il tentativo; lo ripropongo nel mio giardino imbiancato, dove c’è una bassa panchina rossa. Mi viene spontanea la personificazione della neve quale vestale bianco vestita che vi si siede, per scegliere dal sacco dei doni la strenna speciale da depositare sulla soglia di casa: il Silenzio! A questo punto metto le emozioni sulla carta ed esce ciò che segue, che condivido con i lettori del blog BIANCA E SILENZIOSA Bianca e silenziosa/come una vestale/è arrivata la neve./S’è distesa/sulla panchina/rossa/a scegliere/la strenna/di Natale/da depositare/sulla soglia/immacolata./Tra tanta bellezza/la più pregiata?/SILENZIO assoluto!//

Vigilia

Stamattina sento prevalere l’attitudine alla poesia rispetto alla prosa, perciò assecondo l’estro e metto giù qualche verso da deporre idealmente davanti alla capanna. Sperando che il divino bambino accolga la mia preghiera e conceda al mondo avvelenato di uscire dalla pandemia finalmente risanato. Nel mentre auguro a tutti, lettori e non, un sereno raccoglimento.

PREGHIERA LAICA Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che buca il terreno/ricoperto dalla neve./Dinanzi alla capanna/niente ninna nanna/ma il lamento/d’un animo turbato/dalla pandemia/che stenta/ad andare via,/avendo trovato/nella nostra fragilità/terreno per la stabilità./Molti in silenzio/sono trasvolati,/altri restano/e ricalcano turbati/le orme/di quelli andati./Voglio uscire/allo scoperto/come il bucaneve/che non teme più/il gelo e la neve,/perché l’inverno/oltre al candore/offre attimi/d’inatteso /tepore.//

Antivigilia di Natale

Secondo il meteo, pare che stia per arrivare COPIOSA e DIFFUSA anche in pianura la neve. Bene, tutto in regola dunque. Così restare a casa in totale zona rossa da domani peserà meno. Del resto siamo in inverno e nel nostro emisfero è normale che sia freddo. Pertanto le precipitazioni nevose sono di stagione. Quando da ragazzina scrivevo allo zio Sergio in Argentina (adesso non c’è più), mi faceva uno strano effetto leggere che lì a Natale fossero in costume da bagno… poi crescendo ho compreso. La natura segue le sue leggi e non è male assecondarla, prendendo le dovute cautele. Se nevicherà, quest’anno non mi limiterò ad osservare il paesaggio imbiancato: proverò a tornare bambina, metterò i guanti e costruirò un pupazzo in giardino, con i bottoni per gli occhi e la carota al posto del naso. Il cane lo guarderà stupito e gli impedirò di marcarlo. Le gatte non fanno testo, perché è risaputo che evitano il bagnato. Insomma, prevedo di gustare qualche momento d’infanzia, rimasto sotterrato da tante incombenze natalizie, per convenienza adottate ma non digerite. Sarà una liberazione dalle paillettes e dai lustrini, per assaporare ciò che mi circonda. Con un occhio di tenerezza per la capanna, dove si rinnova il mistero della vita.