In attesa dell’arcobaleno

Mi alzo di buonumore perché finalmente e’ Marzo, mese della primavera e della rinascita. Accendo la radio e sento la struggente canzone Caruso, di Lucio Dalla, mancato giusto dieci anni fa. Un paio di canarine si danno da fare con il muschio e i fili d’erba che ho messo a disposizione, per l’auspicato allestimento di un nido. Forse qualcosa cambia anche al tavolo delle trattative tra Russia e Ucraina, sebbene la guerra incalzi. Per un paio d’ore correggo la bozza del mio ultimo scritto DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, che predispone al pensiero positivo. Poi esco, con l’idea di leggere il Corriere al bar, che da oggi è in ferie. Siccome in piazza ce ne sono tre, devio per il Mirò e mi accaparro Il Gazzettino. Gabriella, la titolare, è corrucciata perché Martina, la giovane cameriera, non la aiuterà più nel servizio e lei dovrà rimettersi alla ricerca di una collaborazione stabile. Sfoglio il quotidiano e mi soffermo su una notizia locale confortante: Castelcucco, insieme con Segusino risulta un paese verde, in quanto l’incidenza del covid è scesa sotto la quota 250 casi perp 100.000 abitanti. Non male, anche se Monfumo (con San Zenone) a un tiro di schioppo da Castelcucco risulta sopra quota 1200 contagi. La pandemia sta per fare armi e bagagli, ma un’altra grave emergenza ha scosso l’Europa. Chissà come andrà a finire, siamo in molti a ritenere che una guerra è fuori luogo, e anche tempo, data la vicinanza temporale delle due guerre mondiali. Tornando alla stagione, in coda all’inverno, mi sovviene il proverbio: “Marzo pazzerello, vien col sole, va con l’ombrello”, per dire della volubilità atmosferica, spesso paragonata alle intemperanze adolescenziali. Magari ai tavoli della diplomazia fosse praticata la via di mezzo, per assegnare a ognuno dei contendenti qualcosa, un po’ di sole e un po’ di burrasca. In attesa dell’arcobaleno!

Benedetta Pioggia!

Finalmente è arrivata la pioggia, da tempo attesa. Apro il balcone verso le 7.30 e la sento picchiettare sulle regole delle case di fronte, musica gradevole e gradita. Il cane è recalcitrante, sembra diffidare: si ferma sotto il portico per non bagnarsi le zampe. D’altronde lo capisco, a quasi 18 anni è più che anziano ed è meglio non aggravi i suoi problemi alle ossa…che sono anche i miei, data l’età. La gatta invece saetta fuori dalla finestra, dopo aver gentilmente preteso e avuto la sua abbondate razione di croccantini. Faccio la prima colazione, progettando di uscire a metà mattina, per assaporare la passeggiata sotto la pioggia che avviene verso le dieci. Apro l’ombrello celeste e sento il tintinnio delle gocce caderci sopra, rotolando a terra. È più silenzioso del solito e dalle caditoie ai lati della strada sale un rumore martellante e ritmico. Durante il breve percorso fino alla piazza del paese – che affronto senza stampelle perché a tre mesi dall’intervento sono quasi raddrizzata – non incontro nessuno. Al bar Mirò di Gabriella stamattina la clientela sta dentro, segno che l’umidità non si concilia con le “ciacole” ai tavoli nel plateatico. Però la barista è sempre disponibile e gentile, un peccato saltare la consumazione che mi arriva rapida e personalizzata con il decoro sulla schiuma del cappuccino. Una rapida scorsa al quotidiano, dove non prelevo alcunché di eccezionale. Perciò oggi non tratto un argomento di attualità, ma mi concentro sulla descrizione emotiva prodotta dalla pioggia, bene di Dio come la considera San Francesco nel Cantico delle creature: “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Quando esco dal bar, piove copiosamente e penso che molte persone ne saranno contente, specie chi lavora in agricoltura. Ma anche chi, come la mia amica Pia attribuisce alla pioggia un significato simbolico di purificazione, di leggerezza e di distensione sentimentale. Godiamoci la giornata bagnata!

Quasi Primavera

Finalmente si percepisce che l’inverno sta per finire: le giornate si sono allungate e il sole delle ore centrali irragia tepore e buonumore. Ho cominciato ad occuparmi delle piante interne e di quelle sotto il portico, a spostare un sacco di vasi, a rimestare terra, a fare pulizia in giardino, diventato un ricettacolo di foglie secche dopo le forti folate di lunedì. Per fortuna posso contare sull’aiuto di Reginaldo, un compagno delle elementari, ossuto e forte da non credere. È lui che fa il lavoro “sporco”, nel senso che conosce la terra e sa come trattarla, abituato a fare il contadino. Si muove con destrezza tra gli intrighi di plastica e i legni marci delle precedenti stagioni, depositati provvisoriamente da mio figlio in un angolo e da lì mai più rimossi. Adesso che Saul se n’è andato di casa, prendo in mano io la situazione e trasformo lo scoperto in un tappeto di fiori, lasciando che le poche – e ormai vetuste – piante da frutto si esprimano a piacere. La scorsa primavera, il ciliegio, forse potato troppo, non ha dato frutti, e nemmeno il vecchio albicocco. Vediamo che succederà la prossima stagione. Domani, giorno di mercato locale, comprerò due cassette di mini pansè, più longevi delle primule, da mettere a dimora nei molti vasi distribuiti un po’ dappertutto. A proposito dei quali, chiamati anche viole del pensiero, e’ una grande soddisfazione constatare che alcune piantine, sopravvissute all’inverno, sono fiorite esibendo dei graziosissimi fiori bianchi e viola, col cuore giallo. Da ragazza pensavo che mi sarebbe piaciuto avere una fioreria, magari da pensionata, da gestire in comunione con qualcuno. Considerato però che il mio hobby principale è scrivere, meglio che mi goda il giardino, rigenerato grazie all’aiuto prezioso di Reginaldo, dove comporre versi e progettare storie.

Capodanno 2022

Mattina, ore 8: silenzio assoluto, rotto soltanto da un pigolio di uccello e dal suono delle campane, poco dopo. È sempre così il primo giorno dell’anno. Stanotte, nonostante l’ordinanza del sindaco li vietasse, ho sentito botti e petardi lanciati in prossimità dei campi dove abito. Le abitudini sono dure a morire, specie quelle che riguardano comportamenti superficiali. Io mi sono rintanata in casa, mettendo al sicuro il vecchio cane, Astro che va per i 18 anni. Il gatto voleva uscire ma l’ho dissuaso, dandogli una lauta dose di croccantini. Ho fatto e ricevuto diversi messaggi, telefonato, letto, scritto…poi mi sono addormentata davanti al televisore e mi sono svegliata quando il trillo del tablet mi annunciava l’arrivo di un pensiero da remoto, comunque gradito. Alle 20.30 avevo seguito il discorso del Presidente della Repubblica agli Italiani: sobrio, a tratti tenero, misurato, aperto alla fiducia. A pochi giorni dal suo congedo ha ringraziato tutti quanti si sono spesi per gli altri in questi quasi due anni di pandemia. Ho sentito con piacere menzionare con riconoscenza gli insegnanti, cui appartengo anche se in pensione e i giovani, invitati ad essere protagonisti del loro futuro. Dopo sette anni a capo dell’Italia, il Presidente si merita un giusto riposo. Come per Angela Merkel ne sentiremo la mancanza. Tuttavia spero che la sua testimonianza di sobrietà e di misura venga raccolta da chi seguirà, di qualunque schieramento sia e a qualunque genere appartenga (certo una donna sarebbe una bella novità ma non credo siamo ancora pronti). Quanto alle mie personali aspettative, mi auguro di riprendere a camminare spedita e di godermi quello che ho: tempo e parole. Buon Capodanno!

8 dicembre 2021

La Madonna compiva gli anni l’8 settembre, secondo quanto introdotto in Occidente nel VII secolo da Papa Sergio I. Poi Pio IX individuò la data dell’8 dicembre quella che anticipa di nove mesi esatti la Natività di Maria. Nella devozione cattolica, l’Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) dove Maria apparve a Bernadette, presentandosi come “l’Immacolata Concezione”. Ammetto di non essere ferrata in materia, ma ricordo che la festività odierna è una delle più importanti, da quando mio figlio frequentava l’asilo. Quest’anno coincide, dal punto di vista liturgico con la seconda domenica di Avvento. Leggo sul web che esiste anche l’origine pagana della festa: l’8 dicembre veniva celebrata la festa tiberinalia in onore del dio Tiberino, Dio del Tevere. A me piace il numero 8, simbolo dell’infinito e mi piace la rappresentazione della Vergine in pittura, scultura e letteratura. Mi sovviene la bellissima lauda “Donna de Paradiso o Il pianto della Madonna” di Jacopone da Todi, ma anche la “Vergine madre, figlia del tuo figlio” di Dante, senza trascurare San Francesco che la chiama “ancella” e “madre” del “santissimo Figlio diletto”; il poverello di Assisi ha anche il merito di avere inventato il Presepio. La stessa “Ave Maria” è una delle più diffuse preghiere mariane della Chiesa cattolica occidentale, che mi piace specie in latino. Sul “Salve Regina” mi addormentavo piccina in chiesa, in braccio alla mamma. Beh, siamo proprio in clima natalizio, oggi molti tireranno fuori da cantine e ripostigli i tradizionali addobbi. Comunque, conto su un allestimento poco vistoso e di sostanza, perché dalla capanna mi giunge un messaggio di intimità e di raccoglimento. Al netto di auguri e qualche dono che fanno sempre piacere.

Avvento della luce

Ultimo giorno di novembre, che mi è particolarmente caro perché conseguii la Laurea giusto 45 anni fa! Ero una ragazzina di 23 anni, coi capelli lunghi (rimasti) e diversi sogni nel cassetto (alcuni realizzati). Inoltre oggi è Sant’Andrea, onomastico di diverse persone che conosco a cui auguro buone cose. Sant’Andrea è il patrono dei pescatori e di tutte le località dove si pesca, quindi in suo onore è festa anche nella vicina Chioggia. Leggo che a Viterbo i fidanzati si scambiano dei pesci di cioccolato o di pasta di mandorle, e mi sembra una cosa carina. Mio nonno materno Giacomo – soprannominato Giacomin del pese – vendeva pesce porta a porta, ed è un motivo in più per dare colore alla giornata, fredda e luminosa. Mi sveglio presto, alle sei: faccio colazione e rifocillo il cane e la gatta. I canarini dopo, stanno ancora dormendo. Verso le sette apro i balconi. Dallo studio vedo le cime imbiancate che fanno corona al monte Grappa ancora avvolte dal blu notturno, ma predisposte ad accogliere l’imminente luce del giorno che avanza. Tra una ventina di minuti sarà uno spettacolo osservarle e fotografarle. Così faccio, dopo aver indossato il cappotto perché il termometro sotto il portico segna due gradi. Chissà lassù come fa freddo, a 1776 m. di quota. L’ossario militare con i resti dei 22.950 caduti della grande guerra è il posto più intangibile e sacro, immerso in un immacolato silenzio di rispetto. Nel breve spazio dei click mi sembra di assistere a un dialogo tra i monti e la luce, una sorta di intesa per concordare la linea dell’equilibrio, il mix di bellezza da donare alla terra. Centinaia di persone si stanno alzando, ignorando lo spettacolo, gratuito che sta avvenendo fuori. Fornisco volentieri foto e descrizione, con l’invito a non farselo sfuggire dal vero, una delle prossime mattine.

Neve sui monti

Stamattina…sorpresina: quando apro gli scuri vedo la neve sulle cime dei monti. Un evento annunciato, accompagnato da un sensibile calo della temperatura. Del resto oggi è l’ultima domenica di novembre, inizia il periodo dell’avvento e dicembre è alle porte. Siamo nella norma. Forse per questa coincidenza temporale, ieri sera mi sono affannata a recuperare nel pc due foto scattate sul monte Grappa qualche anno fa, per farle stampare su altrettanti cuscini da donare a mio figlio, amante della montagna. Naturalmente mi ha supportato da remoto quel genio dell’elettronica di Manuel, senza il quale non saprei cavarmela. Però ieri sera la rete ha dato problemi a entrambi e l’operazione, conclusasi dopo un’ora e mezza è andata finalmente in porto. Alla fine lui era sudato e io quasi addormentata davanti allo schermo, in attesa che i vari passaggi fossero abilitati. Merita che racconti com’è andata. Per motivi che ignoro, a lui risultava che non fossi connessa, perciò a un certo punto si sono invertite le parti: io ho videochiamato lui che mi istruiva via voce, con tablet alla mano e successivamente anche vecchio Nokia. Ho selezionato le foto scelte per la stampa e gliele ho spedite, operazione che ha richiesto qualche minuto buono, che mi ha consentito di osservare sullo schermo del pc l’andamento del trasferimento: sembrava una gara tra le foto, lanciate…a scaricarsi. Partita la prima, la seconda seguiva col fiato corto, fino a raggiungerla e a completare l’operazione, mentre io facevo la radiocronaca. Ci siamo sbellicati dalle risa, mentre io sentivo in sottofondo le urla dei tifosi di pallavolo, al seguito della partita in corso di Gaia, sorella di Manuel che la madre Nadia seguiva in diretta. Insomma: una serata insolita per me, che mi alzavo ogni tanto per rinfocolare la stufa e sbirciare sullo schermo in tivù i ballerini di Ballando con le stelle. L’immagine rasserenante della neve sui cuscini, che ho visto prima di dare l’ok finale all’acquisto, e quella della neve reale sulle cime innevate stamattina mi predispongono a una buona domenica, che estendo anche ai lettori del blog.

Primo Novembre

Oggi il tempo è lacrimoso, più in sintonia con la giornata di domani rispetto all’odierna di Ognissanti. Del resto le persone anticipano la visita in cimitero, accogliente come un giardino. Prevalgono i crisantemi ma è un tripudio anche di lilium, iris e altri fiori colorati. Lo spettacolo più emozionante sarà alla sera, con tante fiammelle che si animano, come il palpitare delle anime dei defunti. Ho fatto una capatina in camposanto per salutare mamma e papà, cui ho acceso due candele giganti perché domattina non potrò replicare la visita, causa ricovero. Lei dalla foto mi sorride e mi trasmette serenità. Lui, il globe trotter, sta trafficando sulla Laverda, in previsione di uno dei tanti viaggi, stavolta ultraterreni. Sulla stessa linea, un poco discosto a sinistra riposa il mio maestro Enrico Cunial, alias Rico Croda, di cui sto scrivendo una sorta di biografia parallela alla mia. Sotto i baffi austeri mi incoraggia a procedere. Mi incuriosiscono due lapidi, decorate da oggetti infantili carichi di tenerezza. Attorno al lume di vetro di una è stato appeso un lavoretto infantile: un cartoncino a forma di candela con riportata sul retro la preghiera “L’eterno riposo”. Sull’altra, una mano gentile ha attorcigliato un fiocco rosa. Ecco, queste testimonianze mi confermano quello che in sostanza credeva Ugo Foscolo, autore dei Sepolcri: i defunti continuano ad esistere nella nostra mente e nel nostro cuore, attraverso la cura delle tombe. D’altronde già dalla preistoria le prime civiltà che si sono segnalate praticavano il culto dei defunti. Sarebbe confortante che il ricordo, concentrato in questo periodo, fosse spalmato durante tutto l’anno. Di sicuro qualcuno lo fa, con ammirevole abnegazione. Oberati da svariati impegni, altri trascurano. Sì spera che le anime perdonino e intercedano con benevolenza.

Piaceri d’autunno

Mattina nebbiosa, più da novembre anche se siamo il 20 di ottobre, data che rende frenetici gli utenti della tivù. Io ho provveduto a suo tempo, con il decoder installato da Manuel. Del resto guardo abbastanza poco i programmi, presa da altri programmi (sembra un gioco di parole ma non lo è): presentazione del romanzo Il Faro e la Luce mercoledì prossimo e intervento all’anca il mercoledì successivo. Tra l’altro oggi è la Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, problema alle ossa che affligge soprattutto la popolazione femminile, ma non mi sento di parlarne, anche se ci penso. Per tenere al caldo le mie, ieri sera ho acceso la stufa che integra il riscaldamento a metano, per ora a ore. Ho usato la legna secca avanzata dall’anno scorso ed è stato un bello spettacolo vedere attivarsi il fuoco, che fa caldo e compagnia. San Francesco lo aveva ben detto nel Cantico delle Creature: Si’ laudato per Frate Foco/che ci illumina la notte/et è bello, giocondo e robusto e forte. Anche Astro, il vecchio cane sonnecchiava ieri sera beato sul cuscino a quadri, a tre metri dalla stufa di maiolica. Piccoli piaceri che alleggeriscono la giornata. Io sono attratta dalla luce, dal sole e dal calore, pertanto mi adeguo al cambio stagionale con una certa difficoltà. Tuttavia cerco il lato positivo del periodo: meno schiamazzi, zero zanzare, ritirata anticipata in casa, più tempo da dedicare a lettura e scrittura. Può essere che mi colga in flagrante la “Signora Solitudine” cantata da Gianni Morandi, quella che “Bussa sempre di notte ad ogni ora”, ma intendo farmela amica, anziché combatterla. Credo fosse di Leonardo l’appunto: “Se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo”. Beh, lui era un genio e non so se colgo appieno il messaggio. Mi piace pensare che non sia un invito a piangersi addosso, ma ad ottimizzare ogni minuto che ci è concesso di vivere. Anche da soli.

Tramonto

Poco prima del tramonto, ieri sera il cielo mi ha regalato una visione spettacolare: il sole allungava i suoi raggi oltre una nube scura, quasi a voler offrire una stretta di mano. A me poi piacciono i contrasti e vedere combinate nuance chiare e scure è come ammirare un suggestivo dipinto creatosi da solo sulla volta celeste. Ho preso videocamera e l’ho immortalato, pensando che Martina ha colto nel segno, preferendo la stagione fredda che regala cieli straordinari. Stamattina alle sette, la temperatura registrata sotto il portico è di otto gradi. Senza contare che adesso le fioriture esterne sono al declino. Beh, cambio soggetto da immortalare e ci ricamo sopra, senza nessuna pretesa. Del resto la Natura è la grande maestra, offre sempre visioni e suggerisce riflessioni. Leonardo da Vinci docet! In poesia è protagonista quanto l’amore ed altrettanto in pittura. Tornando al crepuscolo, di cui ho già detto qualcosa in precedenti post, mi attrae l’enigma rappresentato dal buio, cioè dall’ignoto e siccome sono tendenzialmente curiosa, mi faccio un sacco di domande…che rimangono inevase. Mi torna in mente l’intensa poesia di Ungaretti intitolata LA MADRE (poesia composta nel 1930) dove l’autore immagina che la madre, morta, interceda a suo favore presso il Padreterno dopo che la morte avrà fatto cadere “il muro d’ombra” tra la terra e l’ignoto, e che quindi anche lui avrà lasciato la vita terrena. Per il poeta, l’oscurità non fa parte della morte, ma anzi è indispensabile per accedere alla nuova vita ultraterrena. Ne riporto l’inizio, perché merita: E il cuore quando d’un ultimo battito/avrà fatto cadere il muro d’ombra,/per condurmi, Madre, sino al Signore,/come una volta mi darai la mano. Una lirica che è anche una preghiera, che mi induce alla speranza in un aldilà sereno.