Prevedevo che mi sarebbero arrivati i saluti mattutini, accompagnati dal ricordo che oggi è San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti. Due miei amici di penna hanno anche scritto una poesia che a me non viene spontanea. La poesia X Agosto di Giovanni Pascoli ha lasciato il segno: la cavallina storna torna a casa da sola, col corpo del padre ammazzato. Inoltre stamattina ho trovato morta una canarina – me l’aspettavo perché anziana – che ho già sepolto sotto la siepe di fottinie. La tristezza per una perdita confligge con il desiderio da rivolgere alle stelle, secondo la tradizione. Comunque intendo dare il mio modesto contributo e fare un po’ di chiarezza. Intanto non si tratta di stelle, bensì di uno sciame di meteoriti che hanno pure un nome accattivante Perseidi perché c’entrano con la costellazione di Perseo (se sbaglio, la mia collega di scienze e astronomia correggerà), in pratica dei detriti di polvere e ghiaccio lasciati da una cometa chiamata Swift-Tuttle. Tradizionalmente, è il momento perfetto del mese per osservare le stelle cadenti (Il giorno ideale pare sarà il 13). In realtà lo sciame delle Perseidi inizia molto prima e dura oltre un mese, fino al 24 agosto. Milioni di persone si predispongono a godere lo spettacolo. Adesso l’aggancio religioso. La notte del 10 agosto del 258 d.C. avvenne il martirio di San Lorenzo, uno dei sette diaconi di Roma giustiziato sulla graticola durante la persecuzione voluta dall’imperatore Valeriano. Da allora, l’evento delle stelle cadenti – già noto – è stato associato al martirio del santo e alle sue lacrime durante il supplizio. Insomma, storia leggenda, poesia e scienza si danno una mano per sottolineare un momento di metà estate da ricordare. Ognuno ci abbini il desiderio che crede. Con tanti auguri che si realizzi (anche qualche giorno dopo). 🌟🍀
Categoria: Tempo
Nascita del sole (e non solo)
Giornata speciale per me oggi, perché sono diventata mamma giusto 35 anni fa: era l’8.08.’88, una data mitica su cui è stato scritto parecchio. Naturalmente non l’ho fatto a posta, ma sono contenta che sia capitato perché è una data speciale, come lo è mio figlio a cui faccio gli auguri di una vita lunga, serena e appagante. Siccome lui è un tipo riservato che non ama stare sotto i riflettori, sposto l’interesse sul ruolo del genitore nella versione femminile. Ma prima ancora sul dono della vita. Lungi da me fare la filosofa, ma certe situazioni mi fanno riflettere: venire al mondo è un evento grandioso, tanto che lo si definisce ‘lieto evento’. Fondamentale per una buona crescita è il contesto umano culturale e sociale in cui si cresce e qui le variabili sono infinite. Poi però ognuno è protagonista della propria vita, come dice Papa Bergoglio. Ritengo che una persona ricopra diversi ruoli e spetti a lei sola stabilire le priorità. Diffido dagli schemi rigidi e amo la libertà, compresa quella affettiva. Sono orgogliosa di essere la madre di mio figlio ma mi considero una persona autonoma rispetto al mio ruolo di genitore, perché faccio molto altro: scrivo soprattutto che è l’ambito più congeniale. Diversamente, credo che sarei petulante e invasiva, come succede di constatare in certe famiglie. Concludo, descrivendo la foto scattata stamattina, qualche minuto prima delle sei. Assisto alla nascita del sole, evento stupefacente metafora della vita che esplode, si distende, si allarga in sfumature più chiare e più scure. Auguri e Buona Vita! 🌻
A ciascuno la sua vacanza
Primo esodo di Agosto: pare che sulle strade e autostrade d’Italia si stiano muovendo, insieme ai turisti venti milioni di Italiani…pertanto è giustificato il bollino nero! Sta piovendo e la temperatura è scesa a picco, al momento sui 18 gradi… perfino troppa grazia! Appena alzata, accendo la vecchia radio in bagno, sulla stazione RTL 102.5 (Very Normal People) da cui mi giungono le voci note dei conduttori che coinvolgono il pubblico con domande abbordabili. Quella di stamattina è: “Raccontaci la tua estate”. Ascolto qualche risposta e poi bado ai fatti miei. Giro la domanda a me medesima e provo a imbastire una risposta credibile. Premetto che non sono mai stata ‘festaiola’ ma quest’anno mi sento ‘involuta’, per nulla propensa a viaggiare e piuttosto rassicurata dallo starmene a casa, di cui ho pieno possesso e gestione. Mi trattengono i tre gatti che, a detta di mia nipote Cristina sono “gli animatori del villaggio” e lo confermo. Seguono i canarini, i fiori, i frutti… e forse una patina di eco-ansia, disturbo recente attribuito ai repentini cambiamenti climatici. Però inserisco anche delle stimolanti novità: frequento due bar nuovi, un ristorante dove al sabato acquisto un ottimo pasticcio da asporto, sto lavorando alla mia prossima opera narrativa, mantengo in vita il mio blog verbamea e collaboro al neonato verbanostra. Vorrei camminare di più e usare la bici, evasioni impedite dal caldo luciferino di luglio. Tapis roulant e fisarmonica sono al momento in pausa. Ah, da ultimo sono una donna di casa che provvede da sola alle faccende domestiche che non sono proprio il mio forte. Mi avvalgo del servizio di un paio di braccia quando serve. Dunque, visto che non siamo ancora a Ferragosto, posso aggiustare qualcosa per il mio benessere. Tuttavia rimane prioritario il bisogno di tranquillità e di viaggio interiore.
“Punture” estive
Primo agosto: piove! Un fatto piacevole su cui scrivere, perché l’attualità è troppo amara. Dopo un luglio torrido, finalmente avvisaglie di una stagione più clemente. Pia sarà contentissima della pioggia, accolta volentieri anche dagli animali, compresi i miei tre gatti che oggi sono più tranquilli. Spero che le vespe siano rintanate in qualche anfratto, perché la loro conoscenza è davvero…pungente! Mai successo prima, ma la settimana scorsa sono stata aggredita da un gruppo di vespe mentre bagnavo i pomodori: ho provato delle fitte intense al polso, ma il peggio è successo di notte quando è iniziato l’intenso prurito. La mattina sono corsa in farmacia per prendere la pomata del caso “da mettere tre volte al giorno”, ha detto il farmacista che mi aveva consigliato di assumere per bocca un antistaminico che ho rifiutato. Col senno di poi, avrei dovuto ascoltarlo perché prurito, gonfiore ed estesa macchia sul polso sono perdurati oltre cinque giorni. E le vespe? Abbattuto il nido costruito su una griglia di ferro vicina ai pomodori sono andate altrove, ma non tutte dato che ho ‘assaggiato’ un’altra puntura. Forse è il tipo di piccoli pomodori fatti a cuore che li attrae: romantiche! Certo anche gli insetti hanno diritto di cittadinanza, però non se la prendano con me per gli eventi meteorologici avversi! A proposito di insetti, non so se sia il bruchetto verde che mi buca le foglie pelose dei gerani che mi hanno regalato colorate fioriture anche col caldo. Per non parlare delle cimici buongustaie che stazionano sopra le more. Di sera accendo i zampironi, per tenere distanti zanzare e pappataci. Mi torna in mente uno scritto del Leopardi – forse una delle 24 Operette morali – dove parla della vita dura degli insetti. D’accordo, caro Giacomo… ma mi lascino in pace, se non le disturbo!
Caldo e cicale
Mi sono sempre piaciute le cicale, dal tempo in cui d’estate andavo a Lignano dove sentirle frinire, all’altezza della bella chiesetta tra Sabbiadoro e Pineta era uno spasso unico. Bei tempi andati, la Terrazza a mare è stata sostituita dal Campanile sghembo di Caorle, dove peraltro non metto piede da un paio d’anni, complice la pandemia con gli effetti collaterali. Comunque le cicale ci sono anche in Pedemontana e friniscono sui tigli nei pressi di casa mia. Però così vicine non le avevo mai sentite. Mentre leggo qualcosa sotto il portico, aspettando che il ‘sacro fuoco’ dell’arte mi colga per mettermi a scrivere, mi piacerebbe sapere cosa vorrebbe dire la cicala che strepita a un palmo da me: che sia semplicemente un maschio innamorato che chiama la compagna, oppure il grido di allarme contro il rialzo della temperatura? Siamo passati dal ‘riscaldamento globale’ all’era della ‘ebolizzione globale’: è l’allarme lanciato dall’ONU sul clima, rafforzato dall’appello di cento scienziati italiani guidati dal Nobel Parisi che precisa: “Non chiamiamolo maltempo”. Vuoi vedere che le cicale hanno capito tutto prima di noi? Sono andata a curiosare sulle abitudini di questo insetto che vive circa un mese e mezzo (giusto il tempo di riprodursi e morire) e smette di ‘cantare’ se piove, oppure la temperatura scende sotto i 22 gradi. Adesso che ci penso, anni fa mi ero portata a casa dalla Puglia lo scheletro di una cicala ‘esplosa’ che in realtà non esplode affatto, ma passa a un altro stadio della sua trasformazione. Insetto interessante, ritenuto la colonna sonora dell’estate. Nubifragi permettendo. Luglio sta per andarsene e speriamo in un Agosto meno torrido, con cicale canterine, ma non ossessionate dal tempo.
Eventi estremi
Sono stata in Salento un paio di volte, col desiderio di ritornarci. Ho scritto anche una poesia dove immortalo la bellezza del paesaggio marino. Titolo? Salento, una delle trenta poesie corredate di foto della mia Silloge di fotografia e poesia Natura d’Oro (disponibile su Amazon). Se ricordo bene, la mia amica Liliana l’aveva presentata a un Concorso di poesia, facendomi vincere qualcosa, un regalo extra del mio soggiorno pugliese. Anche per questo ricordo che mischia emozioni e poesia mi fa male leggere su IL CORRIERE odierno a pag.6 l’articolo: ‘Il Salento minacciato dagli incendi. Turisti in fuga da resort e spiagge’. La desolazione riguarda ovviamente anche Sicilia e Sardegna dove la catastrofe è iniziata addirittura prima, alimentata dal vento, dall’incuria e, come se non bastasse dalla mano sacrilega dell’uomo. Una cara collega in vacanza a Catania mi ha aggiornato sul disastro. Non oso chiedere ad un altro caro collega com’è la situazione in Sardegna. Il Ministro della Protezione civile Nello Musumeci, nel suo intervento alla Camera dichiara che: “Per domare gli incendi solo tra Puglia, Sicilia, Calabria e Sardegna da domenica sono stati 3.232 gli interventi con l’impiego di 9.846 vigili del fuoco”, numeri che sembrano esorbitanti ma che dovrebbero addirittura lievitare, per contenere i danni. Sento che bisognerebbe agire di più anche in prevenzione, perché alcune zone abbandonate sono un’ottima esca per il fuoco. Agli ingentissimi danni materiali, vanno aggiunti quelli al morale di chi in quelle zone ci vive oppure ci torna. Da parte mia non ho in previsione di tornare a breve in Puglia. Andare in Sardegna al momento rimane un desiderio. L’ammirazione per le terre del Sud e di chi ci abita è ora offuscata dalla constatazione del disastro ambientale verificatosi. Tuttavia anche il Nord combatte con eventi estremi. Sono senza parole.
Nella morsa del clima tropicale
Gli incendi d’estate sono un evento fisiologico nelle isole e al sud, alimentati dalla siccità e dal vento. Il mio collega Max dalla Sardegna mi informa che la temperatura rilevata ieri era di 46 gradi, mentre Antonietta da Falcade ne registrava solo 17, tanto per ricordarci che la penisola è lunga. Però è raccapricciante che si tratti spesso di incendi dolosi, appiccati suppongo per tornaconto economico privato, in totale noncuranza dei danni all’ambiente, alle persone e alle cose. Durante il telegiornale, vedo che un elicottero addetto alla vigilanza sul territorio viene addirittura preso a sassate dal presunto piromane che poi è stato arrestato. Mi auguro che gli venga inflitta una punizione esemplare, da estendere a quanti ripetono le sue gesta. In Grecia, i turisti scappano atterriti da Rodi in fiamme e all’origine di alcuni incendi c’è la mano dell’uomo. Sono stata nell’isola di passaggio, durante la crociera fatta con mamma nel luglio 2006 e ne custodisco un prezioso ricordo. Dubito che ci tornerò, ma il male che viene fatto là si ripercuote di qua, come se venisse oltraggiata la tela di un dipinto. Anche Corfù brucia. I danni fatti all’ambiente sono enormi, però c’è chi non si accontenta e alza l’asticella dello scempio, incurante delle conseguenze di un incendio che investe le case, gli animali e le persone. “Si sta affrontando una vera e propria guerra”, parole del premier greco. in Italia si registrano fenomeni estremi: tempesta e ghiaccio al nord, incendi al sud. In Pedemontana situazione a macchia di leopardo. In tarda serata ho sentito sbattere violentemente le tende frangisole che a stento sono riuscita a fissare con gli elastici ai bordi del portico. Mi sono fatta coraggio coi tre gatti agitati in casa. Di notte ho sentito ululare il vento, ipotizzando ciò che avrei trovato stamattina. Scampato pericolo. Per questa volta.
Canicola
Bollino rosso oggi in 23 città italiane, tra cui la capitale dove vive mia nipote Cristina. Giusto ieri mi diceva che tiene acceso il condizionatore per Coco, il vecchio cane coker, 12 anni molto amato. Non a caso ha il nome della mitica stilista Coco Chanel, anche se è un maschio. In una foto che mi ha girato, l’occhio languido del cane, tipico della razza rende bene la sopportazione della calura. Ma preferisco un’altra istantanea dove ha la lingua fuori. Da parte mia, accendo il clima a tratti in studio, dove trascorro buona parte del tempo, ma mi dà fastidio la ventola come anche ai gatti che preferiscono ripararsi sotto una pianta. Ho sentito un allevatore di mucche che fa passare sopra il manto delle bestie accaldate una pioggia d’acqua, nel tentativo di abbassare la temperatura. Iniziative che confermano essere il caldo eccessivo un tormento anche per gli animali. Il bollino rosso, contrassegno del Ministero della Salute segnala il massimo livello di rischio. Finora l’anno più caldo è stato il 2022 e l’estate 2023 è prevista ‘torrida’ dagli esperti. Chissà che si sbaglino, comunque dovremo boccheggiare fino alla fine del mese. Vittorio Feltri, 80 anni portati con piglio e disinvoltura ricordava che in passati, d’inverno le persone avevano i geloni nelle mani e d’estate ha sempre fatto caldo. Inoppugnabile. È cresciuto però il disadattamento a stagioni in evoluzione, sempre più bizzarre. Ovverosia non siamo più abituati a sopportare i cambiamenti climatici, sempre più ravvicinati e turbolenti. Non resta che accettare ed adeguarsi, evitando di adottare soluzioni che alla fine risultano più dannose del problema stesso. Sto pensando al gelo di certi ipermercati dove se non indossi la giacca a vento, quando esci ti metti in lista dal medico per curare le cervicali (mi è successo). D’altro canto capisco che tutta l’enorme merce contenuta nei frigoriferi vada salvaguardata. Forse, se consumassimo meno si sprecherebbe anche di meno, energia compresa. Ho sentito che in Francia verrà riconosciuto un buono a chi ricicla scarpe e vestiti. Magari potrebbe essere applicato anche per il cibo, a favore del contenimento dello spreco. Meno spreco, meno energia. D’altronde il problema è planetario: in Cina, centro-nord, la temperatura registrata è di 50 (cinquanta) gradi. Da bambina sentivo la battuta ‘Va in Cina’ come luogo lontanissimo dove mandare qualcuno di importuno. Superata anche quella.
Il caldo non perdona
Dopo Cerbero arriva l’anticiclone Caronte: previste temperature record in tutta Italia. Dubito che i nomi dati agli eventi favoriscano la lettura, o rilettura dell’Inferno dantesco, sebbene rendano l’idea di qualcosa di insopportabile. L’ ondata di caldo africano promette temperature eccezionali. Mi difendo stando in casa e se proprio devo uscire, lo faccio di mattina presto. Questa settimana ho già rinunciato a una puntata a Bibione e a malincuore declino un invito a pranzo fuori casa. Non essendo evergreen, accetto i limiti dell’età e mi proteggo di conseguenza, viaggiando con la mente in buona compagnia delle mie colleghe-amiche che ringrazio: Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. A proposito, ricordo a chi volesse leggerci l’indirizzo da digitare: sixrododactilos.wordpress.com Certo non invidio i ciclisti che nel fine settimana arrancano sull’asfalto bollente. Giusto domani è prevista in paese la gara ciclistica 9° TR. HOTEL MONTEGRAPPA RISERVATA AGLI ATLETI VENETI che coinvolge anche i GIOVANISSIMI di primo pomeriggio: non vorrei essere nei loro panni, e meno che mai in quelli dei genitori, se li spronano a cotal fatica. Ammetto di essere condizionata per un fatto successo in famiglia molto tempo fa: sui 10 anni, mia sorella Lina con tuta e caschetto faceva felice mio padre, pedalando sulle due ruote e partecipò anche a qualche gara… finché non venne colpita per lo sforzo e forse altro da un grave attacco di asma che richiese l’intervento ospedaliero a Padova. Fine della storia. Da allora mai più bicicletta e ambizione ridimensionata paterna di avere un campione in casa. Col tempo anagrafico tutto assume una coloritura più soft. È il tempo meteorologico che si aggrava e non perdona.
Comunque l’estate c’è
Il Gladiolo è un altro bellissimo fiore estivo. Per fortuna, a casa mia alcuni sono sbocciati ed altri lo stanno per fare, mentre l’estate scorsa il miracolo non si è avverato, causa la siccità. Mi stupiscono i tre fiori emersi dalla base del Ciliegio, dove avevo sistemato dei sassi per impedire ai gatti di andare a dissotterrarli. Evidentemente hanno trovato la strada per uscire allo scoperto e la loro resilienza è per me un monito. Oltretutto sono gialli, un colore che mi stimola e mi rincuora. Invece sono blu su fondo verde quelli dipinti sulle tende della mia camera, a sottolineare la predilezione per questo fiore elegante, originario dell’Africa e del nostro Mediterraneo. Simbolo di virilità e di vigore, sembra che diversi secoli fa le donne più giovani lo utilizzassero per adornare le vesti e i capelli. La forza di carattere è rappresentata anche dal nome ‘gladio’ che in latino significa spada. Le sue foglie infatti hanno la forma di una spada e per questo motivo è associato alla forza. Come l’Ortensia è privo di profumo, ma per me non è una limitazione. Osservandolo, ieri mi è venuto di buttar giù due versi che lo vedono apripista di una poesia estiva che trascrivo così, tanto per sopportare il caldo. COMUNQUE L’ESTATE C’È Vorrei essere un gladiolo variegato/verso l’alto proiettato,/incurante dell’estate afosa./Anche una mora gustosa,/nascosta tra il fogliame dell’orto/in apparenza morto/con la scorsa siccità/ed ora straripante/di lavanda e pomodori/tesori della natura sorprendente./ Non oso lamentarmi di niente,/salvo mosche, zanzare e tanto rumore/che non fa proprio bene al cuore./Comunque l’estate c’è:/prendiamola com’è!//.
