Giovanissimi sulle due ruote

A mio padre piaceva fare la staffetta durante le gare ciclistiche. Con la Laverda 750 e la sua prestanza fisica Arcangelo Cusin ci faceva bella figura e forniva un servizio di utilità alla competizione. Lo ricordo stamattina (lui è mancato 40 anni fa) mentre è in corso a Castelcucco il 9° Trofeo Hotel Montegrappa, riservato alla categoria giovanissimi, organizzato dalla società sportiva “UC Asolana”. Il percorso, lungo km. 1,1 si snoda per varie vie del paese, compresa via dei tigli dove abito. Una ghiotta occasione per distrarmi… e per scrivere. L’avviso affisso sul palo della luce prevede “Partecipazione di massimo 250” giovani sulle due ruote, dai 7 ai 12 anni, femminucce comprese (sento nominare Angelica, Matilde, Chiara, Sara) distribuiti in varie squadre: pedalano come fulmini, a testa bassa, con una grinta che invidio, sotto un cielo per fortuna nuvoloso… Però alle 11 sbuca il sole e immagino aumenterà il carico di stanchezza e sudore! Mi piace meno il tifo di certi adulti – talvolta gli stessi genitori – che sbraitano incoraggiamenti che sembrano sferzate… Si mettessero loro a pedalare una domenica di luglio su strade assolate! Viceversa il tifo dei giovanissimi si esprime in gridolini di entusiasmo e simpatia: c’è da riflettere! La competizione si dovrebbe concludere alle 12, con esito che per me è marginale: tutti questi giovanissimi sono da lodare, sperando che spalmino l’entusiasmo anche oltre le due ruote.

Gladiolo fuoriuscito e coraggioso

Alla base del ciliegio giapponese ho fatto mettere del telo di plastica, riempito di sassi, perché non cresca l’erba. Negli anni passati c’erano dei bulbi di gladiolo, trasferiti in altra zona del giardino. Evidentemente uno è sfuggito, si è infilato tra il tronco e i sassi… e sta sbocciando, di un bel colore giallo vivo. Ammetto che parteggio per lui, non mi sogno di toglierlo, lo osservo di ora in ora, gustandomi l’esplosione dei fiori lungo lo stelo. Anche quando sono in studio, sbirciando dalla finestra quasi mi commuovo, pensando alla capacità di adattarsi della natura, che trova soluzioni in contesti problematici. Il gladiolo fuoriuscito si è fatto strada, nonostante gli impedimenti, per donarmi bellezza e spronarmi a non buttare la spugna quando l’apparenza è avversa. Come insegna Leonardo da Vinci, osservare la natura è una grande scuola, tra l’altro a portata di mano e senza costi aggiuntivi. Mi convinco ogni giorno di più che sono in buona compagnia con piante e fiori, cani gatti e canarini, le tortore dei vicini e i merli che zampettano tra muretti ed aiuole. Se proprio devo segnalare una cosa che manca, è l’acqua di un torrente che scorra chiacchierina, ma la trovo a un paio di chilometri a Cavaso, nel paese confinante, presso il supermercato dove vado di preferenza a fare la spesa. A ben condiderare, al netto del mare, qui in Pedemontana del Grappa si sta bene: via dalla grande folla, in un contesto silenzioso e curato. Il tocco festoso della campanella posizionata sopra il Municipio di Castelcucco mi informa che sono le ore 14.30, ora di postare il mio pezzo quotidiano.

In favore del Silenzio e della Poesia

Sabato pomeriggio, non so cosa scrivere. Da sotto il glicine mi godo la pausa pomeridiana, con il ronzio di qualche bombo tra i profumati fiori viola. Tra poco l’ambiente sarà invaso dal ronzio delle due ruote che partecipano ad un motoraduno a ridosso dei campi, vicino al cimitero dove abito. Allora abbandono il mio posto dell’anima e mi rifugio in casa. Non sono contraria alle moto ma al rumore che fanno (specie quelle truccate), vale anche per le auto e per chi racconta i fatti suoi al telefonino, noncurante degli altri. Ammetto di essere diventata fastidiosa e di apprezzare il silenzio molto più adesso, di quando ero giovane. Sarà effetto collaterale dell’età… immagino di essere in buona compagnia. Comunque sia, ritengo il silenzio indispensabile per una efficace introspezione. Per questo mi piace la poesia Il Faro e La Luce del mio amico Noè, che ha lo stesso titolo del dipinto in copertina dell’omonimo romanzo: una triangolazione che ha la sua ragion d’essere. Il poeta crea la poesia che genera il dipinto che sintetizza il contenuto del romanzo. L’ autore si identifica nel faro quando dice: “mi sento/come il solitario faro/”, riferendosi allo stato di isolamento dell’artista, che soffre della condizione di isolamento, tanto da desiderare di essere altro “come l’onda marina/che sospinta/dal docile soffio/s’infrange/sulle lisce scogliere/ Ma prevale il senso di responsabilità e la poesia si chiude con un ritorno al ruolo di guida, specifico del manufatto e dell’artista: “Ma rimango nel faro/per ammirare/il roseo tramonto/nell’attesa/di quell’abbraccio giocondo//. Ecco, ho detto quello che mi è sfuggito giovedì sera, durante la presentazione. A ristoro della suggestiva poesia e del silenzio.

Letteratura “alta” e “bassa”

Per una strana coincidenza, ieri sera ho presentato il mio ultimo libro Il Faro e la Luce, e in tarda serata ho assistito in tivù alle ultime votazioni per la cinquina di scrittori in corsa per il Premio Strega 2021: la letteratura protagonista, anche se in contesti diametralmente opposti. Per esperienza diretta, parlo della mia serata letteraria, compiaciuta che la gente apprezzi ancora i libri e un pochino chi li scrive. Nonostante il tempo avverso, il pubblico c’era, attento e partecipe. Tra i presenti, i miei ex alunni Federico, Manuel e Gloria, un terzetto speciale (erano bravissimi già alle medie), l’amico d’infanzia Roberto, le amiche da una vita Marcella, Alda, Maria, Norina… gli amici recenti Floriano, Gilberto, Noè anche in veste di poeta e pittore, Giancarlo, mio mentore e relatore, Lucia nel ruolo di protagonista, amica e cantante, Lisa che ha letto dei passi con espressività e maestria. Valentina ed Elisa, amiche di mio figlio sono state per me una visione gradevolissima, perché mi hanno considerato indipendentemente dal ruolo genitoriale. Susi era in fondo alla sala ma vicino al mio cuore. Margherita e Chiara, le più giovani, emanavano il profumo stuzzicante del futuro. Il tempo inclemente ha ridotto le presenze ma l’atmosfera creatasi era di empatia e di interesse. Col senno di poi potevo fare meglio, tuttavia ringrazio chi c’era e chi avrebbe potuto esserci, ma ha desistito per il maltempo. Rispetto al Premio Strega, divido la soddisfazione dell’esito della serata con i miei collaboratori e con il pubblico, ringraziando sindaco e vicesindaco Adriano e Giampietro per l’appoggio e la presenza, ormai ricorrenti. Di Antonella, impiegata multitasking onnipresente sentiremo la mancanza quando andrà in pensione. Data l’ora tarda e la mente annebbiata, mi scuso se ho trascurato qualcuno. Verso mezzanotte è stato proclamato il vincitore della LXXV edizione del Premio Strega: Emanuele Trevi, con l’opera Due Vite, Einaudi Editore. Credo che entrambi ci siamo coricati contenti.

Oggi, pesce!

Dico la verità: stare in cucina proprio non mi piace, anche se apprezzo la buona tavola. Sarà che non ho commensali con cui condividere, che ci vuole parecchio tempo per realizzare un buon piatto… e almeno altrettanto per sbrigare, quando posso lo compro già pronto, come nel caso del pasticcio di mare che trovo di giovedì al mercato in paese. Stamattina scopro con rammarico che il banco del pesce fornisce molte insalate, ma niente spiedini e pasticcio, perché in questo periodo la cucina rimane chiusa. Mio malgrado dovrò arrangiarmi, compero un polpo piccolino e lo metto in pentola a pressione, con poca acqua, mezzo bicchiere di vino, una carota e un pezzetto di sedano. Ci starebbe bene anche una foglia di alloro ma lo dimentico. Niente sale. Durante la cottura scrivo il post, che per me è un nutrimento mentale, naturalmente sotto il glicine, che è il mio angolo preferito. Non è piovuto, come da aspettative ma è qualche grado in meno di ieri e una leggera brezza smuove le foglie del ciliegio, quest’anno improduttivo. Anche il cane sta godendo del sole, accucciato in una zona sfiorata dall’ombra, ai piedi del ciliegio giapponese. Mi rendo conto di essere in vacanza, perché sto parlando delle mie abitudini alimentari, piuttosto che considerare argomenti tosti. Però anche gli antichi avevano un occhio di riguardo per il buon cibo, se dobbiamo a loro il proverbio “Mens sana in corpore sano”. Cari visitatori del blog, come mangiate, quale importanza attribuite al cibo? Mi auguro facciate parte della schiera di chi mangia per vivere… e non viceversa! Scusate il gioco di parole, oggi va così. Comunque buon pranzo o colazione a tutti! (vale anche per la cena)

Il blog Verba mea compie un anno!

Oggi 27 giugno 2021 il mio blog compie un anno: è stata una bella esperienza che mi ha consentito di esprimermi ogni giorno per 365 giorni e di comunicare con il gruppo di visitatori aumentati nel tempo e con i commentatori, pochi ma buoni, che sento il dovere di ringraziare: tra tutti Lucia, quotidianamente fedele, seguita a ruota da Martina, Manuel, Piero, Adriana B., Antonietta, Paola, Serapia, Rossella, Giancarlo… Roberta, Bruno e mi scuso se scordo qualcuno. Diverse persone tra cui Massimiliano, Lisa, Lina, Pia e Marisa mi leggono e commentano in separata sede, perché preferiscono non esporsi pubblicamente, pur essendo questa una piazza circoscritta e sicura: grazie anche a loro. In questi lunghi mesi di pandemia, l’idea del blog è risultata vincente per farmi sentire “connessa”; adesso mi concedo una pausa, di riflessione e per motivi tecnici ( legati al cambio del tablet ormai obsoleto); continuerò a postare le mie riflessioni, senza però l’assillo quotidiano. Mi farà piacere leggere i commenti di chi vorrà continuare a dirmi la sua, cui mi impegno di rispondere. Una persona mi ha suggerito di raccogliere tutti gli articoli postati e di realizzare una sorta di almanacco: ci sto pensando. Potrebbe essere un’idea, per ripercorrere gli eventi e le emozioni che hanno intessuto i dodici mesi che spaziano dal 27 giugno 2020 al 27 giugno 2021. Potrei intitolate la raccolta POST PER UN ANNO, corredandola di qualche foto significativa. Che ne dite? Sarebbe gradito un vostro parere. Intanto ci penso. Qualcuno ha detto che solo il linguaggio ci distingue dagli animali, che si esprimono in altro modo, non disponendo della parola. Che il blog si chiami Verba mea (=Parole mie) non è un caso; ritengo un’opportunità e un privilegio poterne fare uso e corrispondere con chi vuole, in maniera libera e volontaria. Cari lettori, buone vacanze! Grazie di esserci. A presto!

TEMPO CHE TORNA

Da tanto non tornavo al mercato di Bassano, che frequentavo quasi tutti i giovedì quando ero in servizio a scuola: allora era un diversivo liberatorio che mi distraeva dagli impegni scolastici. A distanza di sei anni, devo ammettere che non trovo più tanto attraente zampettare per le piazze tra la calca di mezza mattinata, anche perché nel frattempo è partito il mercato locale nel mio paese ed è emerso il problema dell’artrosi all’anca che mi limita nella deambulazione. Comunque ogni tanto ci ricasco ed approfitto dell’occasione. Il progetto era di fare una toccata e fuga, ma è andata diversamente. Ero sul posto alle 8 e sono tornata verso mezzogiorno, con un caldo insopportabile, acuito da un paio di soste obbligate sull’asfalto rovente, causa lavori in corso. Di strada mi sono fermata a fare la spesa e al mercato ho comperato varie cosette. L’obiettivo primario era la consegna di alcuni miei libri in biblioteca al Museo per Francesco e in farmacia (cura dell’anima…) per Bruno, quale estensione dell’incontro con l’autore avvenuto lunedì. Per un caso fortunato, grazie a un indizio della mia amica Nadia, dott.ssa Pavin, al Pick bar ho incontrato il dottor Santagati – per me Tanino – che mi ha ragguagliata su come affrontare l’intervento di protesi all’anca, che lui ha subìto tempo fa e per me temo non più procastinabile. Non ci vedevamo da circa… quarant’anni: io l’ho riconosciuto, lui no! Qualcosa vorrà pur dire… però è bello che sia stato riannodato il filo: il tempo che ritorna può essere stupefacente. D’altronde il mio penultimo scritto si intitola TEMPO CHE TORNA, quasi una presagio!

Il Faro e La Luce

Scritto il libro, non è finita: bisogna promuoverlo! Ed è quello che mi accingo a fare, con un po’ di trepidazione perché un’opera prodotta è una propria creatura che va seguita e non ti abbandona mai, secondo il mio saggio amico Giancarlo. Non è la prima e non sarà l’ultima, prevedo, ma questa mi è particolarmente cara per due ragioni: l’ho scritta in memoria del mio professore di liceo, Armando Contro, mancato un anno fa, e si è avvalsa del contributo di una schiera di persone a me care: quindi è un prodotto artistico d’insieme. Il titolo, IL FARO E LA LUCE, allude al ruolo dello stimato docente, divenuto una sorta di guida spirituale e alla luce dell’intelletto che egli ha saputo diffondere, con garbo ed ironia. L’ambientazione marina del dipinto in copertina di Noè Zardo induce a pensare a una buona pesca, come ritengo sia avvenuto nel mio caso, grazie agli stimoli ed agli incoraggiamenti dell’uomo e del Maestro, che ho avuto l’onore di frequentare anche fuori di scuola, partecipando alle vicende dolorose della sua vita. Pugliese trapiantato in Veneto, vi insegna dieci anni nel prestigioso liceo classico G.B.Brocchi (geologo e paleontologo, Bassano del Grappa, 18.02.1772 – Khartum, 25.09.1826), raggiunge infine la Romagna dove dirige i due licei scientifici di Rimini fino alla pensione, guadagnandosi stima e simpatia. Nel privato subisce la perdita prematura dei due figli maschi, sostenuto dalla tenace moglie Liana, dal volontario Massimo e dall’effetto di innumerevoli ex alunni, me compresa. Una vicenda umana intensa, intessuta di soddisfazioni e di dolore. Provo a restituire con la mia scrittura, coadiuvata da vari artisti, parte di quello che ho appreso. Immagino che lui mi sorrida benevolo, illuminando il resto della strada. Grazie, professore!

Oggi, letteratura

Ieri era il bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte. La notizia della sua fine in solitudine, dopo tanta gloria, suggerì al Manzoni l’ode Il cinque maggio, che ebbe un successo grandissimo. Arcinoto il romanzo I promessi sposi, ambientato in Lombardia tra il 1628 e il 1630, preferisco considerare Ermengarda, un personaggio della tragedia Adelchi, che a mio dire offre spunti di attualità, pur in contesto storico differente. Figlia del re dei Longobardi Desiderio, viene ripudiata come sposa da Carlo Magno nel 771, entrato in guerra contro i Longobardi, col pretesto che non riusciva a dargli un erede. In estrema sintesi, si tratta della vicenda umana della principessa longobarda, sorella di Adelchi, durante la caduta del regno longobardo in Italia, a opera dei Franchi, nell’VIII secolo. Da donna, mi sono interessata alla figura di Ermengarda, disperata per essere stata ripudiata dall’amato sposo “per ragioni di stato”. Merito certo di come me ne aveva parlato al liceo il mio compianto professore di Italiano Armando Contro. I versi del coro “Sparsa le trecce morbide/su l’affannoso petto,/lenta le palme, e rorida/di morte il bianco aspetto,/giace la pia, col tremolo/sguardo cercando il ciel”, si sono impressi nella mia mente – e non solo – restituendomi l’immagine di una eroina, sacrificata per logiche politiche. Facendo due calcoli, considerato che Ermengarda muore 22enne nel 776, ha patito cinque anni d’inferno nel monastero della sorella, fondato a Brescia per volontà del padre Desiderio. Il Manzoni paragona la morte della donna al sole che tramonta, colorando di rosso il cielo, simbolo di buon auspicio. Non proprio un femminicidio, ma quasi, dato che Ermengarda per il rifiuto del coniuge muore: un dramma d’amore d’altri tempi, con la dimensione autodistruttiva della passione. Non per niente l’opera che ne parla, rappresentata in prima assoluta a Torino nel 1843 è una tragedia. Grande il Manzoni che ha spaziato tra vari generi e che riesce ancora a emozionarci.

Oggi, ballo!

Promossa dall’Unesco, la Giornata internazionale della Danza è stata istituita nel 1982. La data commemora la nascita di Jean-Georges Noverre (1727 – 1810), il creatore del balletto moderno. Secondo uno studio svedese, la danza è uno strumento utile contro lo stress e la depressione negli adolescenti (e negli adulti, aggiungo io). È opinione diffusa che il ballo ha il potete di rafforzare i pensieri positivi e l’autostima. A me ha fatto questo effetto per tutto il tempo che l’ho praticato, in età giovanile, per circa quindici anni. Grazie ad un bravo maestro, sono diventata esperta ballerina di liscio, vincendo anche alcune gare di ballo. Niente di straordinario, però volteggiare a passo soprattutto di tango e di beguine mi piaceva molto. Curavo l’abbigliamento che prevedeva boleri e volant, mentre per l’acconciatura optavo per i capelli sciolti oppure per lo chignon con fiore appuntato. Faceva parte del rito che precedeva la pratica sulla pista e che conferiva una nota speciale alla serata del sabato sera. Tempi passati che ricordo con dolce malinconia. La stagione delle danze è archiviata ma seguo volentieri gli spettacoli che la. riguardano. Ogni tanto accenno qualche passo da sola. Ho scritto un racconto intitolato DANCE THERAPY… tanto per dare l’idea! Da piccola, cinque/sei anni avrei voluto fare la ballerina: è andata diversamente. Ma continuo ad apprezzare la danza come una delle sette (o nove) arti per raggiungere il proprio benessere psico-fisico. Provare per credere.