Non per fare concorrenza a Lucia, ma stamattina mi dedico a quella che io chiamo “Dolceria”, cioè alla realizzazione dei muffin, dolcetti monoporzione con 150 gr. di zucchero, niente burro ma un bicchiere di olio di riso, due uova, un bicchiere di latte, mezza bustina di lievito, 250 di farina, un pizzico di sale… cui aggiungere frutta a pezzetti, marmellata, gocce di cioccolato, carote grattugiate e via nei pirottini per passarli infine al forno una quindicina di minuti a 180 gradi. Come cuoca sono negata, ma come pasticcera mi sono esercitata, facendo felici le mie amiche e, probabilmente anche il mio colesterolo, dopo che ho sostituito le croissant del bar e le merendine industriali con i dolcetti fatti in casa. La cosa che mi piace di più fare, durante la preparazione è setacciare la farina, vederla cadere impalpabile e profumata dentro alla terrina. Non mi stupirei scoprire che ci fosse un rimando alla levità dell’infanzia, di cui peraltro ricordo poco. Molto gradevole è anche il profumo che si diffonde per casa. Essendo la mia a un piano e mezzo, quando salgo in camera, mi accoglie una fragranza da pasticceria che non ha confronti con i deodoranti per ambienti. Beh, il senso dell’olfatto ha il suo momento clou in questa circostanza, che si ripete settimanalmente. Il terzo momento piacevole è quando offro il mio dolcetto, confezionato alla buona alle selezionate persone che lo gradiscono. E che ringrazio di farmi sentire… dolcemente utile!
Categoria: Hobbies
Pizza Lucia
Sono stata invitata dalla mia amica Lucia a fare la pizza. Precisiamo: io come assistente, per usare un eufemismo, perché in realtà non ho fatto nulla, salvo osservare i vari passaggi: da quando ha tolto la pasta dal contenitore dove aveva lievitato per un paio d’ore, al lavorarla sulla spianatoia, sistemarla nelle teglie (una per me), aggiungerci gli ingredienti, infine infilarla nel forno per circa venti minuti. Tra una cosa e l’altra sono trascorse due orette, condite di confidenze e scambio di informazioni. Mi sono portata a casa il tesoro fumante, da consumare con mio figlio, avvolto in una borsa di tela del supermercato che sprigionava un profumo indescrivibile. Ho coperto i trenta metri di distanza da casa sua alla mia, sperando di non incrociare nessuno, per non fare raffreddare la prelibata pietanza, nata sotto ai miei occhi. Per dirla con un’espressione ricorrente in ambito scolastico, per me cuoca riluttante è stato un laboratorio esperenziale che mi ha donato, oltre alla pizza, il piacere della condivisione, evocativo di tempi lontani, in compagnia della mamma e della nonna, intente a realizzare piatti tipici. Prima di gustare la pizza, la fotografo, perché merita. Quando mi metto a tavola, ringrazio il Cielo di avermi concesso la grazia di un’amica genuina, che ama leggere, cantare e fa una pizza strepitosa!
Protagonista, il gatto!
Una lettera pubblicata ieri sul quotidiano la tribuna mi ha ricordato che lo scorso 17 febbraio era la Giornata nazionale del gatto, nata in Italia nel 1990. A una gattofila come me non doveva sfuggire, rimedio con il post odierno. Non è un caso se le persone che frequento più intensamente convivono con uno o più felini: Lisa, Lina, Erica, Adriana, Serapia, Antonietta, Vilma… e la catena si allungherebbe se includessi quelle che il micio lo hanno avuto prima di perderlo. A me è capitato un mese fa, quando Puma mi ha lasciato improvvisamente, dopo oltre un decennio di reciproca amicizia, intensificatasi durante questi lunghi mesi di lockdown. Per questo sono contenta di essere stata invitata dalla maestra Luisa, a incontrare i suoi alunni di quarta elementare nell’ambito di una ricerca storica che riguarda anche i felini. Io ne parlerò dal punto di vista emozionale. Del resto anche gli artisti amano il gatto, protagonista di poesie, dipinti, canzoni. Io lo amo da sempre, per ragioni oggettive ed anche istintive. Ne ammiro l’eleganza, la flessuosità… ma soprattutto lo spirito di indipendenza che cerco di riprodurre nel mio privato. Alda Merini, a chi le chiedeva perché amasse gli animali, rispondeva: “perché io sono uno di loro”. Innumerevoli sono i mici passati per casa, dato che la simpatia verso questo ed altri animali era anche dei miei genitori. Una delle mie prime foto in bianco e nero mi ritrae mentre tiro la coda a un gattino e tuttora per casa ho ritratti e fotografie degli amici a quattro zampe, praticamente in ogni stanza. Ho fatto stampare la foto di Briciola, un dolcissimo soriano tigrato su una maglietta, mentre un artista di strada ha riprodotto su un sasso le fattezze del mio amatissimo Sky. Ovvio che ho scritto e dedicato poesie ai miei animali: anche se la loro vita si è conclusa, continua la mia gratitudine per il bene che mi hanno fatto.
Novità in giardino e sul blog
Il riordino in giardino, in fase di completamento ha favorito anche il riordino dei contatti. Da ieri l’indirizzo del mio blog si è alleggerito in: verbameaada.com e ha assorbito il sito precedente, con un’area, il mio negozietto, dedicata alla vendita dei miei libri. Praticamente, quello che c’era nel sito http://www.adacusin.com con qualcosa in più (e la pubblicità in meno). Il motivo per cui ho proceduto così è che posso giovarmi del supporto prezioso di Manuel (la più importante eredità professionale) e la constatazione che avere il blog mi fa bene. Trascorsi otto mesi dall’apertura (fine giugno 2020) non ho mancato un appuntamento, conto sugli interventi di una rosa di commentatori, visite e visitatori sono considerevolmente aumentati. A questi silenziosi “clienti” della mia pagina, rivolgo l’invito a farsi avanti, per unirsi in una cordata di riflessioni a volte profonde, altre più light che danno la piacevole sensazione di essere una squadra. Senza onori e senza oneri. Provo una particolare soddisfazione, quando si verifica uno scambio di pensieri tra chi commenta, anche se non si conosce di persona; allora ho l’impressione di tenere una rubrica, nella quale io lancio il sasso ma sono le considerazioni altrui a muovere le acque. Perciò grazie tante ai fedeli amici di penna (forse dovrei aggiornare l’espressione) “in servizio”: Lucia, Martina, Marcella, Manuel, Piero, talvolta Serapia, Rossella, Antonietta, Adriana… e a quelli che commentano fuori del blog, cui spalanco la porta: Pia, Paola, Adriana… noto che gli uomini scarseggiano: fatevi avanti, altra metà del cielo! Oggi la giornata è splendida! Ne approfitto e vado a mettere a dimora un sacco di bulbi di Iris e di Tulipani, comprati al mercato locale, per completare il maquillage del giardino, dove mi auguro di scrivere i prossimi post. Buona giornata a chi mi legge e pure agli altri.
Fast food
Rapida puntata al mercato di Bassano. Quando ero in servizio, era una consuetudine lasciare il paesello della Pedemontana, per raggiungere “la città degli studi” liceali ogni giovedì, mio giorno libero e giorno di mercato, il più frequentato dopo quello di Montebelluna, nel raggio di una ventina di chilometri. Stamattina devo vedere Paolo, un ex compagno di classe, che ha un banco di pelli in piazza, di fronte alla chiesa di san Giovanni. Gli devo chiedere conferma di un episodio successo al penultimo anno di Liceo, riguardo il nostro professore di Italiano, cui sto per dedicare un romanzo intitolato… IL PROFESSORE! Parto prestino, per non trovarmi inguaiata nella folla, che verso le dieci sembra un’onda che tracima. Non ho acquisti da fare, salvo il pranzo da prendere alla rosticceria ambulante, già frequentata altre volte. Mai successo: Paolo è al bar, per un giusto ristoro. Provo a raggiungerlo, ma mi va male. Intanto cammino su e giù, scansandomi tra signore elegantissime e vecchiette col deambulatore. L’ artrosi all’anca se ne avrà a male… ritorno al banco e Paolo fortunatamente si materializza, con la coppola color ciclamino e la consueta cordialità. Occhio attento al banco e chiarimento soddisfatto (ma per sapere altro, consiglio di acquistare il romanzo che uscirà dalla tipografia a Pasqua, direttamente dal mio sito e/blog). Intanto si avvicinano un paio di potenziali acquirenti e io tolgo il disturbo. Adesso punto alla rosticceria per il pranzo d’asporto: pasticcio e coscia di pollo per stasera. Sono quasi le undici. Un certo languorino mi consiglia di sostituire cappuccino e croissant con un cartoccio di frittura di pesce: detto fatto! La gentile signora dall’alto del bancone mi fornisce lo stecchino per infilzare le croccanti mazzancolle che vado a gustare su una panchina nel parchetto vicino: lusso da pensionata. Da studente non avrei potuto e saputo apprezzarlo.
Fiori e Arte
La vista su un balcone pieno di fiori: giacinti bianco e rosa, primule in tono, ciclamini sul lilla, helleboro rosa che guardano un giardinetto sottostante dove occhieggiano delle roselline… il tutto a febbraio, meraviglioso! Sono a pranzo da Maria Pia. Ha apparecchiato la tavola con la consueta cura, aggiungendo come tocco finale un mazzolino di narcisi da giardino che poi mi dona, precisando che fioriscono a gennaio! La mia memoria era rimasta alla fioritura di maggio, quando mio padre mi aveva immortalato, bambina, tra i narcisi del Monte Tomba (ora è proibito raccoglierli). In una giornata grigia e piovosa, trovarmi in un’oasi rosa è un piacere imprevisto, la cui onda lunga mi accompagna. Il pranzo è accurato, la conversazione tutt’altro che frivola: parliamo dei rapporti generazionali, di alimentazione, di animali… e di quanto è importante per ognuno essere creativi, coltivare una dote. Anche senza fare dei corsi! Poi prende la foto di un signore, ora mancato, che viveva da solo e sapeva fare di tutto, non con la puzza sotto il naso, bensì col sorriso sulle labbra. Personaggi mitici, creature fantastiche in era digitale. Arte, artigiano… che belle parole! Rammento che a casa mia, sull’anta interna di un pensile della cucina penzola la vecchia pagina di un quotidiano, con l’immagine di una scimmia (tanto per ricordarci da dove veniamo) sovrastata dalla scritta: Se non fosse per l’arte l’uomo sarebbe una bestia. Non solo quella custodita nei musei, ma quella a portata di mano, a cui possiamo attingere semplicemente con un po’ di buon gusto.
Fiori e capelli
Sabato uggioso, ma non freddo. Come d’abitudine, vado dalla parrucchiera Lara, nel paese vicino, che si occupa delle mie chiome da vari decenni. È evidente che tra noi si è creato un rapporto d’amicizia, che le restrizioni imposte dal covid ha rafforzato, dal momento che si occupa di una cliente alla volta e la mia permanenza si aggira sulle due ore, delle quali quaranta minuti trascorsi sotto il casco, perché ho i capelli lunghi, da cui non intendo separarmi. D’accordo, non ho più l’età, però non li porto sciolti, ma raccolti sulla nuca con un elastico oppure a crocchia, che mi pare un’acconciatura pure elegante (che mi ricorda, tra l’altro mia nonna Adelaide e le ballerine di flamenco). Ammetto di essere, in questo ambito, conservatrice. Lara mi aggiorna sulle novità in paese ed io su come procedono i miei racconti, che lei è sempre ben disposta a diffondere tra le sue clienti. Quando entro, mi fa piacere vedere appeso alla parete il calendario con i fiori che le ho donato a Natale, insieme alla poesia “Il Giacinto”, ancora “vitale” dopo parecchio tempo. Piante e fiori sono un altro argomento della nostra conversazione. Nel salone vive un Ficus maestoso che Lara sostiene con tutori vari, finché è costretta a potarlo, distribuendo le talee alle sue affezionate clienti. Anch’io ne ho una, che ha attecchito e continua a darmi soddisfazione. È evidente che la pianta nell’ambiente luminoso e umido del salone sta bene, ma anche la talea-figlia non si smentisce. Così abbiamo reciprocamente una cosa di ognuna, come l’anello di una catena. A questo punto ciò che emerge è Il rapporto emozionale, nato su base professionale, come un fiore poi sbocciato in una bella amicizia.
“Dolce” sabato…
Oggi piove e trascorro parte della mattina in cucina per fare i muffin. Più tardi passa Adriana, che mi fa il piacere di apprezzarli e così godo di un momento di condivisione. Al pomeriggio, Manuel verrà a darmi una mano con i capricci del computer, così ho la giusta merenda da offrirgli. Il bello di questi dolcetti americani sta nella possibilità di variarne sempre il cuore, che nel mio caso è di frutta, di quella che matura in frutta una volta prelevata dalla confezione di plastica, tipo le pere. Infatti il ripieno di oggi sono le pere abate, con una bella spolverata di cacao e annaffiate con fialetta di mandorla. Per una cuoca negata come me, un bel risultato. Diciamo che ultimamente mi sono esercitata parecchio in “dolceria”, abbandonando del tutto le merendine industriali, con ridimensionamento del colesterolo. Il che è un bel vantaggio. E non finisce mica qui! Fotografo il prodotto finito e lo invio a Lisa, che nel suo giorno libero sta facendo gli gnocchi che consumerà a pranzo con Roberta, la sorella, al ritorno dal lavoro. Impegnarsi in cucina è un modo sano di volersi bene e di dimostrarlo ai propri cari. La dolce amica mi risponde con un complimento che mi fa entrare nella storia (personale): Ada masterchef e mi manda in foto un bel vassoio di gnocchi, pronti per essere calati in acqua. Ecco, oggi il benessere mi viene dalla creatività in cucina e dallo scambio di ricette via smartphone. In attesa di poter condividere in presenza le pietanze realizzate con le proprie mani, il più presto possibile!
Oggi, musica!
Almeno una volta al giorno ascolto un cd di musica moderna, che mi fa compagnia mentre scrivo al computer, preferibilmente di tardo pomeriggio quando ho sbrigato le faccende domestiche. Tra gli interpreti preferiti annovero Aznavour, Mia Martini, Cocciante, Lucio Dalla. Ultimamente però ascolto in maniera quasi ossessiva Cesaria Evora (27.08.1941 – 17.12.2011), cantante capoverdiana dallo stile inconfondibile, un mix di tanti generi, una miscela armoniosa di sodade (=nostalgia) con sonorità africane e cubane. L’antologia dei suoi brani musicali probabilmente è entrata a casa mia per ragioni scolastiche: ricordo che mi ero documentata sul fado (musica popolare portoghese, dal 2011 riconosciuta dall’Unesco patrimonio intangibile dell’umanità) per introdurre la lezione di Geografia sul Portogallo ai ragazzi di seconda media e da lì il passo è stato breve. Infatti il Portogallo ha colonizzato per 500 anni l’isola di Capo Verde, nell’oceano Atlantico, al largo del Senegal. I due brani che ascolto, senza stancarmi si chiamano SODADE e MAR AZUL, che hanno reso famosa Cesaria in età adulta, dopo una vita da romanzo. Rimasta orfana di padre a sette anni, vive per un po’ in orfanotrofio, perché la madre deve occuparsi dei numerosi fratelli maschi. Da adolescente, Cesaria inizia a cantare nelle taverne di Mindelo e nelle barche attraccate al porto, ricevendo come compenso bibite alcoliche che le mineranno il fisico. Da adulta, per dieci anni combatte con l’alcolismo ed esce di casa solo per vedere il mare. La sua carriera di cantante professionista inizia verso i cinquant’anni e da lì sarà tutta in salita, fino a meritare negli Stati Uniti il prestigioso Grammy nel 2004. Una carriera tormentata almeno quanto la vita piena di turbolenze, da cui si è sempre ripresa. Lasciandoci in eredità una voce straordinaria e delle canzoni struggenti.
Potere della musica
“Nessuno incrocia il nostro cammino per caso” è la frase che accompagna un messaggio di stamattina. Mi chiedo se sia estensibile alle cose. Mi piace pensarlo, nel caso della fisarmonica, che ho ripreso a suonare. Appartiene a mio figlio, che la suonava da ragazzino prima di passare alla chitarra elettrica, poi accantonata pure quella. Non ho voluto togliere i due strumenti dalla vista, in ricordo delle emozioni procurate; adesso arredano lo spazio d’ingresso della zona notte, in compagnia di leggio e spartiti. Mi auguro, un giorno o l’altro di sentirli nuovamente suonare, confidando nel ritorno della passione musicale accantonata. Un po’ per noia e un po’ per curiosità, mi sono accostata alla fisarmonica, da autodidatta, cercando di rispolverare i pezzi più semplici, sentiti a suo tempo interpretati da mio figlio: i primi semplici valzer e “Tu scendi dalle stelle”, un classico del tempo natalizio. Ecco, mi sono posta l’obiettivo di imparare a suonarlo (più realistico dire strimpellarlo) per Natale e proporlo all’ascolto indulgente delle mie amiche. Mia madre apprezzerebbe e immagino che da lassù mi sostenga nell’arduo progetto. Dopotutto non faccio male a nessuno e la fisarmonica, circa dieci chili di peso, mi consente un esercizio di equilibrio fisico e di coordinazione tra le due casse armoniche. Succede che Grey, la gatta più giovane, si intrufoli tra le gambe mentre mi esercito e strofini il muso sul polpaccio. Deduco che gradisca. Del resto anche l’amatissimo Sky si esercitava, a suo modo, con il popolare strumento musicale…
