Verso le sette assisto a un’alba straordinaria: sembra che abbia acceso la luce che entra dalle finestre con toni caldi e rassicuranti. Milioni di Italiani sono in viaggio verso la montagna, le città d’arte e le terme, obiettivo per me estivo; non me la sento di lasciare soli – fosse anche per un paio di giorni – i miei tre gatti, di cui due poco più che cuccioli. Inoltre preferisco stare a casa quando gli altri si spostano in massa. Anche se vivo da sola – coi gatti, fiori e canarini – ho un figlio che viene a trovarmi una volta alla settimana. Non sono isolata e riempio il tempo, facendo ciò che mi piace, compresi piccoli regali che parlano di me. Però oggi preferisco parlare di quelli che ho già ricevuto da persone a me care: un cuscino fatto all’uncinetto, una borsetta di stoffa, un segnalibro di panno a forma di cuore con una pietruzza al centro, un quadro di fiori realizzato ad olio, un biglietto di auguri personalizzato, un Anturium da Gina, 93 anni e una telefonata da Pio, 88… Se dimentico qualcuno, chiedo venia. E io? Restituisco il pensiero, con la poesia suggeritami dal bulbo di Amaryllis che mio figlio mi ha regalato settimane fa. Forse ne ho già parlato. Interrato in un vaso con buona terra e cure affettuose, si è trasformato in una esplosione di corolle che mi fanno rasserenante compagnia. Riporto il testo, a beneficio dei lettori, cui auguro buona antivigilia di Natale. FIORE GENEROSO Un bulbo di Amaryllis/malandato/s’è trasformato/in nove fiori/rosso natalizio/sbocciati dilazionati/per accrescere lo stupore/e i battiti del cuore./Vorrei carpire/tenacia ed energia/al fiore generoso/entrato malandato/a casa mia/dove ha generato/splendide corolle/amiche delle stelle.// 🌷
Categoria: Hobbies
Un faro d’inverno
L’ inverno meteorologico è iniziato il primo dicembre, mentre quello astronomico è collocato dopodomani venerdì 22 dicembre. Per la precisione, il solstizio d’inverno, momento simbolico per molte culture dell’inizio della stagione invernale nell’emisfero nord cade tra il 20 e il 23 dicembre: fate voi, per me il distinguo non fa molta differenza perché ho percepito i segnali del cambio stagionale da un po’: innanzitutto la diminuzione della luce solare, l’abbassamento della temperatura, la ‘svestizione’ degli alberi del mio giardino: ciliegio, melo, melograno, albicocco, fico. So che si stanno riposando, ma in questa fase mi riesce difficile intrattenere con loro un dialogo che infatti si risolve in un monologo. Quando apro la finestra del bagno rivolto a sud, i lunghi rami dell’albicocco generoso mi ricordano le braccia secche di mia nonna Adelaide e provo una fitta di tristezza. È il tempo dell’attesa: so che a primavera la pianta amata tornerà a riempirsi di gemme, di foglie e poi di frutti. La resurrezione è un altro paio di maniche e mia nonna rivive nel mio ricordo. Dobbiamo abituarci all’alternanza climatica e anche dell’umore: ieri c’era il sole, oggi è una giornata uggiosa, da trascorrere in casa a sfaccendare, oppure dedicandosi a qualche hobby creativo, per me più attraente. Se non scrivessi, mi mancherebbe qualcosa. Infatti il post rientra tra le occupazioni privilegiate e ringrazio i miei sostenitori, pochi ma buoni. Tra l’altro non ho l’obiettivo di espanderli, bensì di mantenere quelli attuali (le statistiche mi dicono 170 alla settimana, con una sessantina di commenti). Uno dei favoriti è Pio, 88 anni, pittore artista di Casoni – padre di artisti – che mi ha appena telefonato per salutarmi e complimentarsi per i post che legge. Che soddisfazione! Un altro faro che illumina il mio cammino.
Scrittura come terapia
Senza volerlo, l’argomento del post di oggi si collega a quello di ieri dedicato alla Medicina Narrativa. Il pretesto me lo offre la trasmissione domenicale Unomattina in famiglia, durante la quale il colonnello Francesco Laurenzi legge la poesia La foglia, di Umberto Saba (Trieste, 9.03.1883 – Gorizia, 25.08.1957). Sono una grande estimatrice del poeta triestino dai tempi dell’Università: per la sua semplicità, per l’attenzione al quotidiano, perché parla di argomenti gravi con leggerezza. Quando insegnavo, ho dettato diverse sue poesie agli studenti: Goal, La mia bambina, A mia moglie, Quasi una moralità, La capra…ma non conoscevo quella che è stata letta ieri, prima delle previsioni meteorologiche della settimana e che riporto sotto. Durante un’uscita didattica a Trieste siamo stati a visitare la libreria antiquaria che Saba aveva acquistato e poi era stato costretto a cedere, durante le persecuzioni razziali. La madre, ebrea era stata abbandonata dal marito prima della sua nascita e lui era stato allevato da Peppa, la tata a cui rimase affezionato. Un po’ per indole e un po’ per difficoltà legate a traumi subiti nell’infanzia e da adulto, Saba – il cui vero cognome era Poli – sofferse di crisi depressive e nei momenti peggiori fu ricoverato in clinica. Per lui scrivere era vitale, tanto che rimaneggiò tutta la vita Il Canzoniere che venne pubblicato in vari tempi. Anche il suo doloroso privato lo tenne lontano dalle correnti letterarie, rendendolo interprete poetico unico. Sono contenta quando lo leggo e ne parlo, perché scrivere per lui era un toccasana, un po’ come per me. Ecco il testo della struggente poesia La foglia – Io sono come quella foglia – guarda – /sul nudo ramo, che un prodigio ancora/tiene attaccata./Negami dunque. Non ne sia rattristata/la bella età che a un’ansia ti colora,/e per me a slanci infantili s’attarda./Dimmi tu addio, se a me dirlo non riesce./Morire è nulla; perderti è difficile.//
In labore fructus/Nel lavoro i frutti
Oggi c’è il sole, mentre ieri giornata umida e uggiosa che mi ha impedito di uscire. Pertanto mi sono messa a riordinare lo studio, la stanza prediletta. Premetto che non mi piace il costume di sfaccendare in prossimità delle feste, che siano natalizie o pasquali e ribadisco di non essere una brava casalinga. Faccio l’essenziale, perché vivo da sola e non ho chi mi controlla (per la precisione, uso aspirapolvere e straccetto il venerdì, perché il sabato viene a trovarmi mio figlio e non voglio che mi colga ‘in flagrante’). Per darmi la carica, prendo in mano un libricino che non a caso tengo sott’occhio, intitolato ‘IN LABORE FRUCTUS’/Nel lavoro i frutti, con sottotitolo Motti, detti e proverbi latini. Si tratta di una vecchia edizione ancora in lire, ma non guasta dal momento che i proverbi sono considerati la saggezza dei popoli. D’altronde gran parte del nostro bagaglio culturale e linguistico ha le radici nel mondo latino. Orbene, mi concedo un po’ di riflessione e poi procedo, immaginando che dopo il riordino delle due scrivanie sarò soddisfatta. Mi preme però precisare che l’ordine maniacale mi inquieta e mi sento a mio agio nel caos creativo. Può darsi che sia una scusa, oppure il prevalere dell’indole artistica su quella ‘sbrigativa’ nel senso di sbrigare. Dopo un paio d’ore ho cestinato una cassetta di carta di varia origine…ma ho anche ritrovato copie di lettere spedite a persone care e/o importanti. Mi viene tra le mani lo scontrino dell’acquisto del tablet su cui scrivo, comperato a Bassano nell’agosto 2019, quindi mi devo preparare a sostituirlo tra non molto, perché la tecnologia va a una velocità pazzesca. Non mi ricordavo di aver partecipato a un concorso fotografico con la foto scattata a dei gabbiani sull’argine del Brenta e nemmeno della foto rubata da una collega mentre sto danzando, a fine pranzo/cena, diversi anni fa. Riconosco che riordinare dà i suoi frutti!
Tre gatti
Non sono un’esperta di gatti, ma li conosco abbastanza, dal momento che ci convivo da sempre. Ammiro soprattutto il carattere indomito di queste creature che sono flessuose, eleganti, affettuose con riserva. Diversamente dal cane adorante il padrone, l’affetto dei gatti va conquistato ogni giorno. Io ho tre gatti soriani, due femmine e un maschio. Grey ha compiuto sette anni, è tigrata e molto diffidente, ma buona con i due introdotti l’altr’anno: Pepita, dal manto bicolore bianco-grigio, molto affettuosa e Fiocco, rosso ‘malpelo’ mi verrebbe da dire, un caratterino sopra le righe (basti dire che va a pesca di triglie nella piscinetta del vicino e a caccia dove gli capita, portandomi le vittime a casa). Mia nipote Cristina, con acume li ha definiti “gli animatori del villaggio”. Adesso che fa freddo stanno meno fuori e di più dentro, dividendosi gli spazi: Grey occupa la mia poltrona relax, finché non ne prendo possesso io verso le 21. Pepita scala l’armadio dispensa e si acciambella sopra una pila di scatole contenenti materiale didattico, mentre Fiocco ama stendersi sopra la fotocopiatrice in studio. Niente di male, ognuno ha i suoi gusti. Ma ho osservato una cosa strana: l’avvicendamento dei posti, come se si fossero consultati per scambiarseli. Infatti stasera Grey è in studio, Pepita in poltrona e Fiocco si è accomodato sulla poltroncina da regista – ruolo che gli dona – davanti al calorifero. Apprezzo questa flessibilità nelle abitudini che implica adattabilità. I gatti non fanno gli psicologi, ma il loro comportamento può insegnarci molto. Non per nulla il genio Leonardo da Vinci considerava il gatto una creatura straordinaria. Era uno dei suoi soggetti preferiti, che osservava e ritraeva nei dettagliatissimi disegni. Sua la frase: “Il felino più piccolo è un capolavoro”. Onorata di averne tre in casa.
Gruppo letterario Verbanostra
Fare parte di un gruppo è uno dei consigli proposti da un Decalogo del Benessere. Sono lieta di fare parte del gruppo letterario delle sei penne che scrivono, identificato come sixrododactilos che sono: Francesca, Ada, Sara, Valentina, Veronica, Lisa. A metà mattina ci siamo trovate in quattro in pasticceria da Mariano, per uno scambio di opinioni: Elisa è rimasta a Torino per impegni di studio e Valentina è rimasta a casa per impegni materni. Lucia si è unita come sostenitrice. Verbanostra, il blog che ci riguarda è nato lo scorso giugno, quindi deve ancora ‘prendere il volo’ perché, al momento è alimentato quasi esclusivamente dai testi di Francesca. Sara propone di postare anche delle poesie ed io di promuovere i lavoretti artigianali del mercatino, in calendario per quattro weekend sotto le colonne del Tempio canoviano. La raccolta è a favore della missione in Papua, dove Sara ha fatto un’esperienza straordinaria. Lei lavora con perizia diversi materiali. A proposito di mani d’oro, Veronica estrae dalla borsa due originali segnalibri in pannolenci a forma di cuore, con perlina pendente: da postare senz’altro per apprezzare il talento extra di queste colleghe scrittrici. Di Francesca ho apprezzato i disegni e i ricami, che sono l’altra sua espressione artistica. Io non sono altrettanto brava con le mani… salvo che nel preparare marmellate/confetture con i frutti di casa. Ecco che estraggo dal cilindro – pardon borsa – dei mini vasetti di uva fragola per le mie colleghe scrittrici, perché un po’ di dolcezza può fare comodo nelle giornate umide o grigie. Essendo in pasticceria, non facciamo le schizzinose. Io e Veronica gustiamo quanto ordinato oltre l’immaginario: una mega sfoglia con mele per me e un gigantesco croissant con crema di pistacchio per lei. Per oggi, bando a colesterolo e trigliceridi.
Tempo di Libri
Sul quotidiano Il Gazzettino mi attrae l’articolo: “Aspettativa di vita, la Marca prima in Italia” con 84 anni contro quella nazionale di 82,3. Questo dato fa piacere, sebbene non vada confuso con la qualità della vita che introdurrebbe tutt’altro discorso. Leggo con interesse l’articolo che però fornisce anche l’altra faccia della medaglia: per la presenza di librerie noi veneti siamo messi male, al 106esimo posto, praticamente penultimi. Non c’è dubbio che l’offerta culturale scarseggi, nonostante qualche lodevole eccezione. La pandemia e il conseguente isolamento hanno distanziato lo spazio tra libri e lettori, o meglio tra libri e autori perché le vendite online di libri sono aumentate. Parlo per esperienza personale, in quanto un mio romanzo Passato Prossimo, uscito dalla tipografia nel novembre 2018 ha avuto l’onore di un’unica presentazione a Castelcucco dove abito ed è ambientato. Custodisco negli scatoloni le copie invendute che potrebbero essere un buon regalo nelle prossime festività. Vi narro la vita di un paesino di provincia – Castelcucco appunto – mentre sullo sfondo si agitano i cambiamenti degli Anni Settanta che alludono al ‘passato prossimo’ del titolo. In fondo all’opera, le testimonianze di cinque compaesani. Già che ci sono, approfitto per un mio aggiornamento letterario. Per chi apprezza la poesia è disponibile la raccolta Natura d’Oro, con fotografie riferite ai versi. Calata nei panni di una giornalista freelance, ho raccolto 365 brevi articoli nel volume Post per un Anno (quello a cavallo tra giugno 2020 e giugno 2021), da cui si capisce come ho investito il tempo durante il covid. Per farla breve, e magari stimolare l’acquisto di qualche copia informo che sono otto i titoli che ho a disposizione, alcuni reperibili nella locale cartoleria e in Municipio. Per gli altri, basta un colpo di telefono o un messaggio. Un libro costa poco e arricchisce molto. A mio dire, è alimento per la mente e benessere per lo spirito.
Gioco dei dadi
Quando non so cosa scrivere (in realtà la proposta della cronaca nera è abbondante ma voglio limitarla) guardo che Giornata Mondiale è legata al giorno corrente. Talvolta mi intriga e mi faccio ‘ispirare’. Oggi ad esempio è la Giornata Mondiale del Gioco dei Dadi che hanno un’origine antichissima. Sofocle riteneva che fossero stati inventati da Palmede, un astuto condottiero greco durante la guerra di Troia, mentre Erodoto ne attribuiva l’invenzione ai popoli della Lidia. Il primo riferimento scritto al gioco del dado è stato fatto nel 600 a.C. nell’antica Grecia. Si ritiene che fosse molto simile a quello che conosciamo oggi, con i giocatori che lanciano i dadi e aspettano il risultato. Oggi, il gioco del dado è uno dei più diffusi e popolari di sempre, anche nell’ambito dei giochi online, con molti siti web dedicati. Fatta questa introduzione, io ho giocato molto poco in vita mia, preferendo comunque giochi di parole. Qualche dado l’ho lanciato. A scuola utilizzavo un sacchettino con dadi numerati dove prelevavo – anzi facevo prelevare per evit contestazioni – il numero del registro attribuito allo studente da interrogare: una mezza farsa! Poi mettevo in azione la clessidra con il tempo da riempire di parlato. Con il senno di poi, rilevo che le interrogazioni erano anticipate da mezzo spasso e gli studenti stavano al gioco. Approssimandosi le festività natalizie, può essere che tolga dallo scatolone dei giochi quelli supportati dai dadi, senza strafare perché mi riconosco un’indole poco festaiola e piuttosto meditativa. Con le sue sei facce numerate, il dado offre uno spunto per discutere sulla nozione di ‘caso’ e cosa sia la casualità, ma preferisco sorvolare. In araldica, il dado simboleggia liberalità, fortuna e vittoria. Questo mi piace, potrei regalarlo.
Quante disabilità
Domenica 3 dicembre 2023, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita dall’ Onu nel 1992. Lo sapevo da qualche giorno, ma non pensavo di scriverci il post, data la delicatezza dell’argomento e la mia incompetenza a considerarlo. Poi mi arriva sul tablet l’annuncio della Mostra “Art Inclusive” a Villa Marini Ribelli a San Zenone degli Ezzelini e trovo la mia chiave di scrittura: l’arte come terapia. Da sabato 2 dicembre per cinque settimane nei fine settimana e il mercoledì su prenotazione, si possono ammirare 100 opere di artisti in difficoltà mentale che “sanno come valicare i confini del nostro universo, esplorandone un altro”. I materiali utilizzati sono diversi: fotografia, mandala, polaroid, olio su tela, mosaici, acquerello, collage, tempera, sculture. Considero l’iniziativa lodevole perché credo alla funzione terapeutica dell’arte, in qualunque modo l’artista si esprima. Mi vengono in mente Van Gogh per la pittura e Alda Merini per la poesia, entrambi alle prese con disturbi della psiche. Rivisitando il mio passato di insegnante, ho avuto diversi alunni con certificazione di handicap e devo dire che non mi hanno mai dato grossi problemi di comportamento, viceversa frequenti da parte dei cosiddetti ‘normali’. Ricordo con simpatia Monica, un’alunna con sindrome di down che aveva il banco attaccato alla cattedra che non disturbava affatto, mentre un paio di maschi erano ingestibili in classe per provocazioni e intemperanze. Uno bestemmiava di brutto. Convocata la madre, temendo una sua reazione alla notifica dello sproloquio del figlio…ammise tranquillamente che succedeva anche a casa. Tale a casa, tale a scuola. Per restare in tema, il maleducato è uno a cui manca (handicap in inglese) il rispetto per sé e per gli altri. Nessuno escluso.
Artisti come perle
Sabato culturale: nella Sala Riunioni del Municipio di Cavaso del Tomba viene inaugurata la Mostra Collettiva d’Arte di Disegno, Pittura e Scultura intitolata Perle disseminate nella Valcavasia (18 – 26 Novembre 2023). Espongono dodici artisti, alcuni dei quali miei amici, conoscenti o compagni delle elementari. Non potrei mancare, perché mi sento sostenuta dal filo di seta che intesse relazioni ed emozioni. Il sindaco Gino Rugolo attribuisce alla Valcavasia la qualità di una perla e si congratula con gli artisti che migliorano Cavaso con le loro opere. Il concetto di circolarità dell’arte, che ritengo molto appropriato e’ implicito nel titolo della mostra: come perle di una collana gli artisti collaborano a comporre un gioiello che abbellisce il territorio. Ognuno con la propria peculiarità e sensibilità si mette in comunicazione con l’osservatore, consentendogli di fare un viaggio rasserenante tra tele e sculture. Anche i titoli delle opere sottintendono la scelta di parole che da sole favoriscono un tuffo nel folclore, nella poesia oppure nella mitologia: è il caso dell’acrilico su tela El larin dea Rosina di Silvio Reato, dell’olio su tela La germogliatrice di Noè Zardo e della terracotta Le Muse di Renato Zanini. Ho apprezzato gli uccelli dipinti da Aldo Vidorin e la natura morta di Pietro Salvestro. C’è molto altro da vedere e non voglio privare il visitatore di fare la sua immersione nella bellezza, declinata in varie forme. L’ evento culturale testimonia quanto sia diffusa la creatività artistica nel territorio e quanto sia percettiva l’Amministrazione Comunale che si è fatta carico di realizzarlo. Quando è capitato alla scrivente di presentare un’opera letteraria a Cavaso, ha sempre trovato calorosa accoglienza. Nel terreno fertile, il seme fiorisce. Complimenti agli Artisti e a chi li sostiene.
