Lassù, sulle vette imbiancate avvolte dal silenzio penso che saremmo molto più veri. Spesso rivolgo un pensiero all’Ossario in Cima Grappa che custodisce le spoglie di tanti giovani sacrificati alla Patria. Nella purezza dell’atmosfera, accarezzati dal vento e protetti dal silenzio assoluto, i resti di uomini che non volevano diventare eroi hanno trovato una sede di elezione, dove la folla chiassosa è fuori luogo. Mi sono persuasa che anche il silenzio parli, può raccontare molte storie e dare utili suggerimenti. In una società complessa e dinamica è difficile isolarsi spontaneamente, ma quest’anno il covid ci ha costretto a rallentare, anzi a fermarci proprio e ad ascoltare delle voci prima sottovalutate, come quella del silenzio. Con conseguenze sorprendenti, talora in senso positivo. Durante il distanziamento sociale, c’è chi rischia la depressione e chi si scopre artista. Mi viene spontaneo pensare alla grande anima di Alda Merini che in ospedale psichiatrico poetava, tanto quanto Vincent van Gogh dipingeva, con ottimi risultati. Per dire che non sempre la reclusione porta male, può anche succedere il contrario. Non escludo di esprimermi così, per aiutarmi a tenere duro nell’ultima fase della pandemia, paragonata all’ultimo miglio della marcia del maratoneta. So che sono in buona compagnia di milioni di Italiani, oramai sfiniti da dieci mesi di emergenza sanitaria, incautamente interrotta d’estate con l’illusione che fosse finita. Le imminenti festività natalizie non possono farci dimenticare le tante troppe vittime del contagio. Non siamo in guerra e i caduti che riposano lassù, sulle vette innevate e silenziose ci suggeriscono che abbiamo ancora una chance per venirne fuori salvi!
Categoria: Emozioni e pensieri
Un passo indietro…
Anche stamattina come altri lunedì mi concentro sull’articolo della dottoressa Graziottin, intitolato “Un passo indietro per (ri)aprire la porta della felicità”. Mi attrae soprattutto ciò che sta tra parentesi, che induce a ripescare qualcosa di buono e bello del nostro passato. Prima ancora di leggere l’articolo, mentre il cameriere deposita sul tavolino il cappuccino cremoso col cuore disegnato e una profumata croissant, decido che oggi devo essere contenta, perché ricorre il mio anniversario di laurea, conseguita nel lontano 30 novembre 1976… ero una ragazzina di 23 anni, coi capelli lunghi ramati; indossavo gonna e gilet di velluto celeste, sotto camicetta rosa con chiusura a cravatta. Il particolare della cravatta non è casuale, perché sottintende il mio bisogno di indipendenza e autonomia, guadagnate colpo su colpo. Per diversi anni ho festeggiato il giorno della laurea, ritenuto centrale per la mia carriera professionale. Poi è stato superato da altri importanti eventi. Stamattina il titolo dell’articolo succitato me lo ha riportato alla memoria, procurandomi una sottile emozione. Lo leggo attentamente e comprendo che l’invito è a fare una passeggiata dentro di noi, per recuperare lo spirito dei tempi migliori, forse della gioventù ma non è esclusivo, per godere dei piaceri semplici oppure che vengono dal sacrificio e dalla pazienza. Tra l’altro, la sessuologa definisce l’attività fisica, anche il semplice camminare, il più potente antidepressivo e ansiolitico che esista. Quindi buon cammino a tutti, reale se possibile e soprattutto introspettivo.
Tutto si trasforma
Godiamo di giornate fredde e terse. Ieri sera c’era una bella luna che mi ha fatto tornare in mente una quartina di Jacopo Vittorelli che recito quando sono di buonumore: “Guarda che bianca luna!/Guarda che notte azzurra!/Un’aura non sussurra,/non tremula uno stel./ Stamattina ho visto i monti velati da una coltre impalpabile… e la brina in giardino, dove l’altro ieri ho tagliato l’ultima erba. Non era mai successo a Novembre, a mia memoria. In tarda mattinata esco con l’auto, per sbrigare alcune faccende e raggiungo il paese vicino, con l’idea di fare qualche foto. Soggetto preferito: le foglie, di un bellissimo color ruggine, che immortalo da varie angolazioni. Verso mezzogiorno la temperatura è gradevole, il cielo celeste tranquillizzante e il tono del mio umore risente positivamente del gorgoglio del torrente Caniezza accanto al supermercato dove ho parcheggiato. Attorno silenzio, solo qualche cliente che va a fare la spesa. I miei pensieri si librano come uccelli, depositandosi qua e là. Inspiro ed espiro profondamente, pensando a quanto sia facile farlo in una condizione di buona salute, negata alle persone colpite da covid. È stato un anno disastroso per l’emergenza sanitaria, non ancora superata. Comparo le vittime alle foglie, così belle e fragili. Molte sono cadute e formano un tappeto marrone che si frange scricchiolando sotto i tacchi. Mi piace pensare che formeranno humus per le foglie della prossima primavera. Così “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, secondo il pensiero del biologo e filosofo Antoine Laurent Lavoisier.
Sentiero
Stamattina ho partecipato alle esequie di Piergiorgio, nel Tempio del Canova, con la presenza anche degli Alpini. Durante la funzione è stata letta la Preghiera dell’Alpino, di cui riporto un passaggio: “Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall’impeto della valanga, fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, su le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi…”. Il tutto si è svolto nel rispetto delle disposizioni anti covid; in un banco da otto posti c’ero solo io, davanti e dietro a me altre due signore agli estremi opposti. Con questa modalità erano distribuite una sessantina di altre persone. Nonostante le limitazioni, eravamo in molti a salutare Piergiorgio, che in vita aveva portato con il sorriso tante missive, belle e brutte. Finita la cerimonia, mi sono trattenuta nei paraggi del Tempio, per fare qualche foto. Quando mio figlio era piccolo, frequentavo i sentieri limitrofi dove la natura è accogliente e spontanea. Il viottolo alla destra della chiesa era il nostro obiettivo preferito, per brevi passeggiate ristoratrici. A una decina di metri sulla sinistra c’è un’edicola con una Madonnina cui mettevamo dei fiori raccolti nel campo sottostante. Poco oltre una zona con diversi olivi, ad ombreggiare il sentiero che conduce a Cavaso, paese confinante. Ho rivissuto momenti piacevoli e faticosi del passato, archiviato. Ma il viottolo rimane, per viaggiatori fedeli, occasionali, naturalisti, pensatori, turisti… ora rarefatti. Il tema del viandante e del viaggio si incastrano bene con quello della vita e del percorso assegnato a ognuno su questa terra. La meta coglie talora impreparati e lascia sgomenti. Ma è il viaggio che trovo interessante, pieno di sorprese e meraviglie. Come i fiori che raccoglievo insieme con mio figlio quand’era bambino.
La luce della mente
Mentre faccio colazione, dopo aver servito cane e gatti, ascolto le notizie in tivù. Di domenica seguo a tratti la trasmissione UnoMattina in famiglia, di cui apprezzo particolarmente lo spazio del professor Francesco Sabatini. Il linguista, presidente onorario dell’ Accademia della Crusca ha la bellezza di quasi novant’anni (Pescocostanzo, 19.12.1931) e si esprime con invidiabile chiarezza e competenza. Siccome per me è un esempio, anzi meglio un mito, mi chiedo quale sia la ricetta da seguire per diventare longevi e rimanere mentalmente vivaci. Per il professore, oramai noto volto televisivo, ritengo che la prestanza intellettuale sia frutto della professione, ma non solo. Immagino che abbia adottato uno stile di vita sano, favorevole alla mente e al corpo. La sua è una testimonianza invidiabile ed incoraggiante. Apprezzo molto che riesca a spiegare in modo semplice come nascano i modi di dire, nel caso odierno quello che riguarda “Le dolenti note”: prima ricorda il padre che usava l’espressione riferita alle cartelle esattoriali… poi passa a Dante, il padre della lingua, che la usa nel V canto dell’Inferno, a proposito dei dannati che si lamentano (versi 25-27). Solo un grande riesce a passare con disinvoltura dal privato… al classico! Onore al merito e alla vita lunga e illuminante!
Poesia come terapia
Ho avuto il piacere di apprezzare Simone Cristicchi l’estate 2019, durante uno spettacolo in ricordo della Grande Guerra, sul monte Tomba a Cavaso nella Pedemontana del Grappa. Conoscevo l’artista da prima, per le sue apprezzate canzoni e gli spettacoli di forte impegno sociale. L’altro giorno mi arriva un breve video con la recitazione del testo VADEMECUM PER UN RECLUSO, che mi ha veramente toccato. Mi documento nel web e scopro che il testo è stato scritto durante la prima fase della pandemia – c’è addirittura la data di nascita 7 aprile – ma è attualissimo. In modo semplice e profondo insieme, l’autore dà una serie di consigli per non farsi affondare dal distanziamento sociale, con annessi e connessi. Resto sulle generali, per stimolare l’iniziativa personale ad approcciare la poesia, che sintetizza nel titolo la sua funzione, meglio definirla missione. Mi limito a dire che mi piace molto l’invito alla curiosità e il richiamo al bambino che alberga in noi. Dato che anch’io mi esprimo con le parole trovo congeniali i versi: “Scrivi una lettera, una breve poesia/sconfiggi la noia a colpi di fantasia/”; gli altri distribuiti in cinque avvincenti strofe con rima baciata non sono da meno. Il messaggio dell’artista è persuasivo e chiaro, ognuno troverà risposte alle sue domande. E l’isolamento, pur tra tante privazioni offrirà l’opportunità di diventare migliori.
Distanziamento
Domenica di metà Novembre, ore 9: silenzio innaturale, che si menziona nella bella canzone VITA MERAVIGLIOSA di Diodato. Ma non percepisco nulla di meraviglioso, forse arriverà dopo. Non cantano nemmeno i canarini del vicino, anche se c’è il sole. Per sentire una voce accendo la radio e aspetto di sentire i primi messaggi sul tablet, pochi, ma costanti e rassicuranti. Il paese sembra sepolto sotto la coltre della prudenza e del distanziamento sociale: corretto, ma non usuale. Tre mesi fa era Ferragosto e qualcuno si è divertito troppo, pensando che l’avessimo scampata… mi auguro che a Natale i festeggiamenti saranno contenuti. Del resto sono piuttosto schiva ai cenoni e alle rimpatriate forzate; farò di necessità virtù, come dice san Girolamo. Se qualcosa di positivo lascerà questo terribile anno, sarà da cercare nella condivisione delle limitazioni e del disagio, che ci renderanno più essenziali. Sempre che la memoria breve non abbia il sopravvento. Personalmente mi impongo di essere positiva, perché sono in salute e non mi manca niente di materiale. Certo risento del distanziamento sociale: niente mostra del libro, niente cinema, niente incontri culturali… niente di niente fino al prossimo dpcm, incrociando le dita. È già un miracolo che il Veneto si mantenga in fascia gialla! Non intendo contribuire all’inquinamento dei numeri. Perciò mi mordo le dita e cerco di distrarmi da sola, consapevole che sono in compagnia di milioni di Italiani. Ma non me la sento di avallare, in questa circostanza, il proverbio “Mal comune mezzo gaudio” perché il godimento è fuori discussione. Ciò detto, buona domenica a tutti!
Progetto “Felicità”
Leggo sul quotidiano locale riguardo la curiosa ed apprezzabile iniziativa del Comune di Pieve del Grappa, per attivare iniziative volte al benessere dei cittadini residenti, dai 12 anni in su, tramite un questionario. Il progetto “Felicità” è stato presentato alla Regione Veneto, che l’ha finanziato. Il questionario va compilato e restituito entro il 20 novembre 2020. Io abito a Castelcucco, paese confinante e l’iniziativa non mi riguarda materialmente, ma la ricerca della felicità sì, eccome. Se ricordo bene, già nella Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio 1776 un articolo recita che “A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla felicità”. Di recente ho letto INCHIESTA SULLA FELICITÀ, di Gianni Bisiach, Rizzoli, 1987, lettura interessante ma non risolutiva, nel senso che le centinaia di persone intervistate hanno espresso la loro personale convinzione, senza ovviamente fornire ricette. Plausibile che anch’io mi sia interrogata e data una risposta, o meglio più risposte, in relazione a parametri quali salute, libertà, ambiente, relazioni, benessere economico… che fanno da contenitori della felicità. Volendo stringere, per me la felicità assomiglia molto alla serenità, obiettivo agognato e ostacolato parecchio dalla pandemia attuale. Può darsi che chi conduce vita di clausura abbia raggiunto il distacco per elevarsi sopra le umane debolezze e goda dell’armonia generatrice di felicità. Oggi è san Martino, che seppe privarsi del superfluo per darlo al povero. È pure una bella giornata di sole. Il progetto “Felicità” è comunque stimolante. Due più due fa quattro. Speriamo…
La vita è un’avventura
Primo sabato di Novembre, pomeriggio mite. Mi dovrei accontentare… i canarini maschi stanno cantando sotto il portico, paghi del sole e delle foglie di tarassaco che abbondano attorno alle aiuole, il cielo è azzurro, le foglie color ruggine punteggiano il manto erboso del mio giardino, che riesco a godermi ancora nelle ore centrali della giornata. Tuttavia mi sento in gabbia… oggi compie gli anni una mia amica, ma devo festeggiarla “da remoto”, come era successo a me in primavera. Anche Manuel proverà a risolvere un problema al pc da casa, perché la seconda ondata picchia duro ed è meglio evitare il contatto diretto. Diciamo che la casa è diventata contemporaneamente un rifugio e una prigione. Mi solleva non avere familiari da contagiare, considerato che mio figlio mi vive accanto come un estraneo, ma mi impoverisce essere privata dello scambio umano, quello fatto di una stretta di mano, oppure di una rincuorante pacca sulla spalla. Prevedo molte cadute malinconiche, sebbene Pia sostenga che è meglio essere giù di tono che ammalati: e qui devo darle ragione! Se ascolto le notizie, è un bollettino di guerra: oggi se ne è andato Stefano D’Orazio, un altro artista, il batterista gentiluomo dei mitici Pooh, ancora giovane rispetto all’età media dei decessi. Sono ammutolita e desolata, in compagnia di tanti estimatori. Il Dopo si fa sempre più avanti. A suo tempo scrissi una poesia, intitolata appunto DOPO, di cui riporto l’inizio: Che resterà di me/dopo che me ne sarò andata/disseminata la via d’impronte/volatili come soffioni?/ Credo che molti se lo chiedano, anche se l’argomento non è proprio di intrattenimento, volendo giocare con la rima baciata. Eppure bisognerebbe parlarne di più, nelle sedi e nei modi giusti, perché, come ha sentenziato qualcuno, la vita è un’avventura da cui nessuno esce vivo. Ma preferisco chiudere il mio dire con la frase di Madre Teresa di Calcutta: La vita è un’avventura, rischiala!
Sapere e Comunicare
Pomeriggio insolitamente tiepido oggi, quasi settembrino. Anziché fare il riposino pomeridiano, resto fuori a guardarmi in giro, tra le foglie cadute e le ultime rose, che sono sempre uno spettacolo: non finiscono mai, ottimo esempio di resilienza. Un amico mi ha inviato una poesia intitolata AMICO LIBRO, che di questi tempi è un conforto unico. Anche lui attinge alla risorsa della poesia, per elevarsi sopra le privazioni odierne. Mi permetto di rubargli la strofa centrale, dove si realizza l’identificazione tra l’autore e l’oggetto: “Prendimi, aprimi, leggimi che ti donerò tutto il mio Sapere”. È la parola Sapere con l’iniziale maiuscola che mi intenerisce e mi chiedo: quant’è profondo il Sapere? Mi sovviene un grande dell’antichità, Socrate cui è attribuita la frase “So di non sapere nulla” rispetto allo scibile umano. In questo senso abbiamo la possibilità di attingere all’infinito, per addolcire la nostra anima e rafforzare il nostro equilibrio. Nel recente passato siamo stati disturbati da tanto rumore, tanta fretta, tanto troppo distante da ciò che nutre lo spirito. Anche la lettura pareva un privilegio da intellettuali sfaccendati… e ora, in tempo di divieti e rinunce diventa un soccorso salutare. Per quanto mi riguarda, ringrazio il Cielo di avermi consegnato da gestire la comunicazione verbale, anche se a volte straparlo. Devo aver ereditato da mia nonna Adelaide, che si commuoveva leggendo i romanzi. Le affianco la lettura, che diventa spesso rilettura. Il miracolo della comunicazione avviene quando posso condividere con gli altri.
