Fin da piccola ho avuto grande ammirazione per gli anziani, quelli invecchiati bene, s’intende, tanto che per me sono come un faro che illumina il cammino verso la vecchiaia. Credo che la perdita dei nonni, avvenuta molto presto, abbia influito in questo senso. Ma anche gI studi classici e il De senectude di Seneca, dedicato all’arte di saper invecchiare, obiettivo che mi propongo di perseguire, non senza qualche difficoltà. È per questo che resto assai male, quando in fatti di cronaca nera sono coinvolti anziani, diciamo pure vecchi, usando il termine con rispetto. Leggo stamattina che nel comune di Lana, in Alto Adige, in una Rsa, un 87enne ha accoltellato a morte la compagna 78enne che era andato a trovare: raptus, fine di una storia d’amore, cos’altro? Di sicuro, uscita di scena per lei e entrata in carcere per lui, immagino. Senza contare che ognuno avrà alle spalle dei familiari che della drammatica vicenda non sapranno farsi una ragione. Di tante tristezze di cui è costellata la vita, una morte violenta per mano di un affine, in età avanzata mi sembra assurda e contraddittoria, perché annulla tutte le conquiste precedentemente fatte. Detto in altri termini, vittima e carnefice è come se fossero vissuti invano. Soprattutto il carnefice, a rigor di logica, mentre alla vittima va tutta la mia pietà, estesa anche a chi se ne occupava e non ha potuto impedire che si compisse l’infame delitto.
Categoria: Attualità
Addio fenicotteri rosa!
Mia madre ricamava a mezzo-punto, hobby abbastanza curioso in lei che era una donna molto dinamica. Le piaceva passare i fili sui centri che rappresentavano soprattutto fiori e paesaggi. Alla fine, il ricamo diventava un’opera d’arte artigianale che faceva incorniciare e gustava appesa alle pareti di casa. Dei molti realizzati, ne possiedo una decina, che mi parlano di lei e mi fanno compagnia. Due, piuttosto grandi, rappresentano lo stesso soggetto in due momenti diversi: fenicotteri al tramonto, sui toni del rosso, posizionato in salotto e fenicotteri in notturna, sui torni del blu, appeso in camera. La premessa, per introdurre un fatto d’attualità allarmante: la strage di fenicotteri, dovuta al surriscaldamento globale, diffusa ieri da un notiziario. Riconosco a questi uccelli un portamento regale che mi affascina. Beato Massimiliano che li può osservare nel loro habitat in Sardegna, spero in buona salute. Mi si è stretto il cuore vedere le loro carcasse, vittime di eventi catastrofici dovuti all’inquinamento. Anche l’Italia pare esposta a sovvertimenti climatici, e lo constatiamo di giorno in giorno, assistendo a perturbazioni prossime a quelle che si verificano in ambito tropicale. D’altro canto brucia l’estremo nord, con scioglimento dei ghiacci e orsi polari che boccheggiano. “Dobbiamo muoverci a livello europeo molto velocemente, adottando energie alternative”, ha esortato una scienziata. Non c’è ombra di dubbio che il pianeta sia in agonia. Speriamo di non fare la fine dei bellissimi fenicotteri rosa!
Pensieri aggrovigliati
Fa male leggere certe notizie, non solo per il fatto in sé, ma per la scia di amaro che lasciano nel lettore, praticamente una doppia delusione. Mi riferisco all’articolo letto in tarda mattinata sul Gazzettino, dal titolo: “La pandemia a Nordest”, con sottotitolo: “Un medico offre 100 euro per un certificato vaccinale”. È successo a Vacil di Breda (se ricordo giusto) e il fatto si commenta da solo, un tentativo di corruzione messo in atto da un professionista che dovrebbe avere a cuore la salute, sua e degli altri. Dubito che conosca l’articolo 32 della Costituzione, che invito ad andare a leggere. Ad aumentare la preoccupazione, leggo che in provincia di Treviso hanno rifiutato il vaccino 90 medici e 300 infermieri: un record al ribasso, battuto solo da Verona. Non intendo aprire polemiche, mi limito a dire che ho fatto la prima dose del vituperato AstraZeneca il 4 maggio scorso, senza effetti collaterali, e completerò il ciclo vaccinale a fine mese. Se fosse stato possibile, mi sarei fatta vaccinare anche prima, non perché abbia una fiducia cieca nella scienza, quanto perché ritengo sia al momento l’unica arma disponibile per contrastare la pandemia, a integrazione delle norme igieniche anti-covid. Senza la salute, tutto il resto diventa secondario, perciò mi deprime pensare che in ambito sanitario ci sia tanta resistenza, a fronte delle innumerevoli vittime registrate in corsia, anche tra gli operatori sanitari. Peggio ancora che ci sia chi fa il doppio gioco e finge di vaccinarsi, per il dio denaro. Non so come evolverà la situazione, sento che sta aumentando l’indice di diffusione del contagio, e calando la fiducia nella risoluzione a breve del problema. A novembre sarò operata all’anca, dopo sei anni di convivenza con l’artrosi: spero di tornare a casa con le mie gambe, senza portarmi dietro gli effetti collaterali della mancanza di senso civico e/o ipocrisia altrui, che a quanto pare alberga dovunque.
Ombre sulla nascita
Mia madre faceva l’ostetrica, anzi la levatrice come preferivano chiamarla le donne che partorivano a casa, prima dell’ospedalizzazione del parto. Le ho dedicato un libro intitolato C’era una volta l’ostetrica condotta, piccole storie di donne grandi, presentato nel 2008, l’anno dopo la sua dipartita. In copertina una bella foto di lei sulla lambretta, il suo cavallo di battaglia, con me sul sellino posteriore: foto simbolica del viaggio della vita. Per un certo periodo, mia madre lavorò anche in ospedale, reparto Ginecologia dove le mamme sostavano con i neonati fino alle dimissioni. Una volta la seguii, per assistere a un parto in diretta: super emozionante, provare per credere. La nascita è un evento straordinario, che ti riempie di energia, se tutto va bene. A casa il parto era più naturale, ma rischioso in caso di problemi. Oggi molti considerano la nascita in ospedale alla stregua di una malattia. Comunque sia, quando una creatura viene alla luce, chi assiste al prodigio dovrebbe sentirsi in festa. Clima festoso non doveva esserci nel reparto di Ginecologia dell’ospedale santa Chiara di Trento, se in cinque anni ci sono state 62 dimissioni. La Procura ha aperto un fascicolo sulla scomparsa della ginecologa Sara Pedri, scomparsa dal 4 marzo scorso. Leggo di liti in sala parto e addirittura di lancio di strumenti… spero siano esagerazioni. Sta di fatto che la 31enne di Forlì non era più la stessa e non si sa che fine abbia fatto, anche se il ritrovamento della sua auto nei pressi di un ponte non fa ben sperare. Intanto il direttore generale è stato trasferito e pure il primario del reparto. In attesa di conoscere il seguito della tristissima vicenda, mi chiedo come un evento così luminoso come la nascita può essere oscurato dalla fragilità umana, magari lasciata allo sbaraglio.
Stasera incontro con l’autore
Giovedì, giorno di mercato in paese, oggi quasi trascurato perché stasera c’è l’incontro con l’autore – che sarei io – e devo fare le prove audio in Centro Sociale. Per fortuna c’è quel mago che risponde al nome di Manuel che sopperisce a tutti i difetti strumentali dell’attrezzatura obsoleta: lui porta da casa proiettore e microfoni, pc portatile, cuffie, chiavette… e soprattutto il suo entusiasmo giovanile che unito alla competenza sono una doppia risorsa. Io ci metto una pianta di curcuma, la più simile ai fiori viola di Iris che compaiono magicamente sulla parete, per accogliere il pubblico in entrata. In uscita ci penserà Lucia, che interpreterà il dolce brano di Biagio Antonacci intitolato Iris. Quello che succederà tra l’inizio e la fine dell’incontro rimane per ora top secret e dovrete venire a vederlo coi vostri occhi. Spero che il tempo sia clemente e non comprometta ciò che abbiamo preparato con cura, perché trattasi di lavoro sinergico, dove confluiscono diverse arti: poesia, pittura, scrittura, lettura espressiva, musica, pedagogia… e umanità generosa, illuminata dalla conoscenza. Ringrazio pubblicamente i miei collaboratori e chi mi ha sostenuto nell’impresa di offrire un momento di leggerezza, dopo tanti mesi di distanziamento sociale. La mia gratitudine si estende all’amministrazione comunale, sempre sensibile alle proposte culturali. La presenza del pubblico costituisce il prezioso corollario dell’evento. Non è obbligatorio acquistare il libro, ma sarebbe un conforto se potessi avere un riscontro della lettura. Perché temo che continuerò a scrivere.
Ciao, Raffaella!
Non so se posso definirmi una fan di Raffaella Carrà, nel senso che non ero abbonata ai suoi programmi televisivi. Però ne ammiravo l’esuberanza e la disinvoltura nell’intrattenere il pubblico, sia grazie alle sue performance fisiche, sia alla gentilezza della conversazione soprattutto telefonica. Che fosse bionda (ossigenata) poteva essere un deterrente, perché preferisco i capelli al naturale, ma nel suo caso ho sorvolato. Da ragazza le ammiravo il ventre piatto, mentre mi lasciava del tutto indifferente l’ombelico esibito, che pare abbia dato uno scossone all’Italia bacchettona. Mi sarebbe piaciuto averla come zia, o sorella maggiore, perché la percepivo affidabile e rassicurante. Dietro la smagliante figura di soubrette, credo fosse una persona di spessore, amata dal pubblico che l’aveva a cuore. Anche impegnata con discrezione nel sociale, il che le fa onore. Leggo che ha vissuto con riservatezza la malattia, per non turbare i moltissimi fan, come fece il grande Fabrizio Frizzi. Concordo con chi ritiene sia stato un atto di delicatezza nei confronti del suo pubblico, preservarlo da interesse talora morboso verso un personaggio che aveva rifiutato la parte di diva. Insomma, una lezione di eleganza nel mare magnum dello star system. Brava Raffaella, vera Signora della tivù.
Un velo di pietà
Leggo dei fatti che sembrano usciti dai libri di storia, oppure dalla trama di un film. Mi riferisco a quanto successo nell’ovest del Canada: il ritrovamento di 761resti umani, moltissimi di bambini, rinvenuti nelle adiacenze di un collegio gestito dai preti per nativi, ossia di indigeni sottratti alle famiglie di origine, per introdurli alla cultura bianca. Per associazione, mi è tornato alla mente il bellissimo film Philomena, del 2013, che scopre una storia vera: nel 1952, in Irlanda, l’adolescente Philomena, rimasta incinta, viene scacciata dalla famiglia e confinata in un convento dove partorisce il figlio che le viene sottratto e poi dato in adozione a una coppia americana. Con l’aiuto di un giornalista, da adulta lo cerca, scoperchiando abusi commessi e fosse comuni di vittime innocenti. Quando la realtà supera la fantasia. Stamattina ho sentito che in Canada si sono verificati incendi dolosi appiccati alle chiese dai nativi, per ritorsione contro la drammatica scoperta che lascia stordito anche Papa Francesco. Voglio sperare che i decessi di tanti minori siano da attribuire a morti naturali… ma non annulla la pietà per la perdita della vita tanto lontana da casa. Il che aprirebbe un dibattito sull’invadenza dell’Occidente nel colonizzare parti del mondo sottomesse con la forza. A scuola parlavo malvolentieri delle crociate e delle guerre di religione, argomenti piuttosto scomodi da alleggerire, per rimanere obiettivi. Assodato che il male esiste, e che sa anche camuffarsi bene, per il momento mi limito a prendere atto della notizia, stendendo un velo di pietà sulle centinaia di vittime tornate allo scoperto.
Sardegna in lutto
Muore dopo aver salvato la figlia e due amiche in mare. È successo in Sardegna, la vittima un 60enne di nome Fernando Porcu. Sono angosciata di scrivere di decessi in posti che hanno sapore di vacanza. In Sardegna non ci sono ancora stata, ma è come se ci fossi nata, grazie alla lettura di vari romanzi di Grazia Deledda, sarda di Nuoro, ripetente la quinta elementare perché “intelligentina”, secondo il giudizio della sua maestra, unica donna italiana insignita del Nobel per la Letteratura nel 1926. A sostenere la mia simpatia per l’isola, come ho scritto in un precedente post, ci pensa Massimiliano, un caro collega sardo, peraltro legato al Veneto dove insegnò Scienze Motorie anni fa, che da lì mi invia foto stupende. Ma ci deve essere un’attrazione inconscia per ciò che rappresenta l’isola in generale, luogo di silenzio e di pace, posto dell’anima per una persona creativa, o che si ritiene tale, come me. Non so quanto incida nella sventura la voglia di riprendersi dopo un anno e mezzo di isolamento sociale, però ho l’impressione che la bellezza della rinascita (qualcuno preferisce il termine ripartenza o addirittura ripresa) sia offuscata da un eccesso di disgrazie, proprio nei luoghi deputati al benessere psico-fisico. Tornando al caso segnalato, lo sforzo compiuto dal signor Fernando gli è stato fatale e non c’entrano disattenzioni altrui. Forse un’imprudenza immergersi in acque col mare mosso? La figlia se ne farà una colpa e le bambine non scorderanno cos’è successo. E proveranno per sempre gratitudine per chi ha sacrificato la sua vita, per tutelare la loro.
Sangue sul Piave
Da ragazza andavo anch’io a prendere il sole sul greto del Piave, una sorta di spiaggia alternativa che qualcuno definiva dei poveri, e si intuisce il perché: accesso libero, niente divieti, adattamento obbligatorio. Il bagno no, l’acqua del fiume è fredda, al massimo il pediluvio. Tra le pietre calde e l’acciottolato che delimita le sponde circolavano molti insetti, uno dei quali mi ha lasciato un ricordo sulla pelle che sembra una scottatura. L’abbronzatura di fiume costa in termini psicologici, perché è scomoda e faticosa. A un tiro di schioppo se uno abita nei pressi del fiume sacro alla Patria, come la sfortunata barista di Pieve di Soligo, accoltellata ieri da uno squilibrato 35enne che si sentiva preso da una grande rabbia! Sono desolata e pietosa verso la vittima, pare scelta a caso, e mi disorienta la malattia mentale che esplode improvvisa ed irreparabile. Non dovrebbero mai succedere questi misfatti, in luoghi di alto valore simbolico e di bellezze naturali gratuite, offerteci dal Padreterno per sollevarci il corpo e l’anima. È dell’altro giorno l’incidente nautico sul Garda. Temo che anche dai monti arriverà qualche triste notizia… eppure non possiamo rinchiuderci in casa dopo tanti mesi di penitenza, proprio ora che l’Italia è quasi del tutto in zona bianca. Certo che l’ansia di scontrarmi col matto di turno mi turba più di venire a contatto con un soggetto no vax, non credo che sarò presa dalla smania della villeggiatura, mi accontento di essere in salute e mi impegno a mantenerla. Se ci scappa una giornata al mare o in montagna in compagnia, ben venga! Mentre scrivo sono sotto il glicine, che dopo la drastica potatura di febbraio si è già ricoperto di fogliame ombreggiante. Un delizioso venticello si insinua tra i capelli… se chiudo gli occhi immagino di essere sotto un gazebo al mare, senza odore di crema solare, schizzi e schiamazzi!
Bimbo scomparso ritrovato
Una bella notizia: è stato ritrovato Nicola, il bimbo di 21 mesi sparito dalla sua abitazione, in una zona isolata in provincia di Firenze tre giorni fa. Sembra si fosse allontanato da solo, è stato ritrovato in buone condizioni e tanto basta: una storia a lieto fine, che poteva avere risvolti tragici. Mi ha girato la notizia Paola, che abita a Nazareth e ciò dà l’idea di come la vicenda abbia tenuto col fiato sospeso dentro e fuori “casa”. Immagino l’angoscia della madre, che ha un altro figlio di quattro anni e la trepidazione delle centinaia di persone che si sono messe alla ricerca del bimbo scomparso. Nel privato vissi anch’io un paio d’ore tremende, quando mio figlio di sette anni si era perso… dietro una gran coppa di gelato, col terrore di non poterlo rivedere. Lo avevo lasciato seduto a un tavolo della gelateria, per comprare delle cartoline nella tabaccheria di fronte… una leggerezza che mi ha sconvolto la vita per due ore infinite, risoltasi in un pianto liberatorio alla sua ricomparsa, per mano di un ragazzetto che si era messo generosamente sulle mie tracce. Quando ricordo l’episodio, provo ancora un brivido di sgomento. Chissà se il piccolo Nicola potrà chiarire, forse è meglio per lui di no… Comunque la vicenda mi suggerisce altre considerazioni che riguardano il rapporto genitori-figli: succede che una madre perda di vista il figlio quando questi è cresciuto, è maggiorenne e vuole rompere il legame con la famiglia, per indipendenza, per dissapori, per svariate ragioni, e nessuno può restituirglielo. Queste sono le perdite più dolorose, non infrequenti, che nessuna ricerca può sanare. Salvo un aggiustamento dei ruoli e degli equilibri, con reciproca salutare comprensione.
