Succedono dei fatti che hanno dell’incredibile. Mi riferisco al furto di libri, o meglio di futuri libri perpetrato da uno scaltro 29enne, finalmente smascherato dall’Fbi. Se ho ben capito leggendo e sentendo notizie su di lui, si spacciava per editore al fine di acquisire i testi di autori, anche famosi…di cui peraltro si ignora cosa avrebbe voluto fare: impossessarsene, per diventare a sua volta famoso? Agisce a nome di qualcuno? Sarà interessante seguire l’evoluzione di questo che sembra un caso letterario, piuttosto che giudiziario. Si tratta di Filippo Bernardini, 29enne, accusato di “frode telematica e furto d’identità”, di nazionalità italiana (mi spiace per l’astuzia nostrana messa a servizio dell’inganno), dipendente di una delle più grandi case editrici statunitensi, arrestato l’altra sera all’aereoporto di New York. Immagino i fiumi d’inchiostro che saranno versati attorno a questa truffa, che non è di identità ma di creatività. Siccome scrivo da almeno un decennio, agli esordi ero stata messa sul chi va là riguardo la possibilità di perdere il “diritto d’autore” e allertata di cautelarmi, anche in modo che allora mi sembrava perfino eccessivo, spedendo a me medesima, prima che a chiunque altro, il frutto del mio pensiero. Nel caso delle foto poi, ero arrivata a dire che mi sarei sentita lusingata, se qualcuno se ne fosse interessato. Allora ero ingenua e ignara di come anche il mondo della letteratura possa essere oggetto di furto. Mi viene in mente un film abbastanza recente che racconta la storia di un falso Nobel, un uomo che in realtà spacciava per suoi i romanzi scritti dalla consorte, finché questa si è stufata e ha svelato l’inganno. Chissà cosa sarà prodotto sul fatto di cronaca del “ladro di libri”. Da dietro le sbarre, adesso avrà tutto il tempo per dedicarsi alla lettura delle opere altrui. E
Categoria: Attualità
Festa del Tricolore
Compleanno speciale oggi 7 gennaio: la bandiera italiana compie 225 anni! Infatti nasce a Reggio Emilia nel 1797, a tre bande verticali di colore verde come le pianure, bianco come Alpi e Appennini e rosso come il sangue delle vittime delle guerre. L’articolo 12 della Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948 lo esplicita. Bene che ci siano celebrazioni per la festa del Tricolore, simbolo di unità nazionale. Il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, dice che nei simboli ci si deve riconoscere, in quanto rappresentano valori collettivi. Difficile dargli torto, però percepisco molta disaffezione oggi sia verso la bandiera, sia verso i nostri governanti, sicuramente impegnati a districare tanti nodi creati dalla pandemia e dalla sua gestione. Sentirsi cives, cioè cittadini di una nazione non è scontato, tanto più oggi che l’integrazione è ostacolata dal distanziamento. Il disagio non è solo nostro, e non è questione “di bandiera”. Quando ero in servizio, riservavo una delle mie ore settimanali di lezione all’Educazione Civica: partendo dall’attualità, veniva considerato un fatto di cronaca, per verificare quale diritto fosse stato calpestato, con occhio alla Carta Costituzionale. Gli studenti non si annoiavano, era una sorta di…esercizio sul campo scolastico, una specie di laboratorio. Per me oggi sarebbe molto più difficile, specie se le lezioni fossero in dad come temo succederà a diversi colleghi alla ripresa imminente delle lezioni. Non ci resta che invocare lo spirito unificatore della bandiera e farci incoraggiare da quello dei tanti patrioti, noti e ignoti, caduti per la libertà.
Nella calza della befana
Sono in ritardo con il post, perciò mi affretto. Cosa mi ha portato la befana? Intanto il sole, così ho potuto portare fuori il vecchio cane, che ha conosciuto altri cani e io ho potuto riassaporare l’aria fresca ed il tepore delle ore centrali di questa silenziosa epifania. Ieri sono stata rinchiusa in casa tutto il giorno, causa pioggia e tempo avverso. Neanche preso il giornale, tanto le brutte notizie arrivano per altri canali. A proposito, possibile che ci sia gente che invia minacce (un proiettile calibro 22 spedito dai no-vax) alla virologa Antonella Viola perché fa il suo dovere? Se non è carbone questo! Mi spiace per quanti sono in prima linea e vengono pure bersagliati da attacchi distruttivi e anonimi. La situazione è confusa, tento di comprendere le ragioni di chi ha motivo di dissociarsi dai provvedimenti emergenziali…ma usare minacce e violenza non è un rimedio intelligente. Superato l’inverno, mi auguro che la primavera porti la distensione degli animi e lo sfinimento della pandemia, anzi la sua fine. Anche papa Bergoglio raccomanda di non farsi depredare della speranza, perciò io spero che domani sarà migliore di oggi, che comunque è meglio di ieri. Nella calza virtuale ho trovato un vasetto di legno con dei narcisi ancora chiusi. Li tengo al caldo, perché fioriscano presto e mi inebrino con l’intenso profumo. Buona Epifania a tutti!
Alma
Tra tante notizie di cronaca preoccupanti e sconfortanti, finalmente una bella notizia, di vita e di successo sanitario: nasce la piccola Alma, mentre i sanitari operano al cervello la madre. Due interventi in contemporanea che non potevano essere separati. I genitori della piccola sono Teresa e Francesco, di professione lei ballerina e lui acrobata. È successo alle Molinette di Torino ma l’evento, alla trentunesima settimana, è entrato nel cuore degli Italiani, foriero di vita e di speranza. Che succedano di questi miracoli durante la pandemia solleva il morale. Tra l’altro il nome della neonata, Alma, in latino significa anima, o anche persona magnanima, che più beneaugurante di così non potrebbe. È anche aggettivo accanto a termini come alma universitas, malma mater studiorum nel senso che alimenta, dal latino almus, alma = nutrire. La dichiarazione del padre: “Come stiamo? Come i miracolati, senza renderci conto esattamente di quello che è successo”, la dice lunga sull’emozione dei genitori, abituati per lavoro a spettacoli per stupire il pubblico e in questa circostanza attori passivi di un intervento di eccellenza. Tanto di cappello all’equipe chirurgica (lavoro di coordinamento tra neochirurghi, anestesisti, ginecologi, ostetriche e neonatologi) e benearrivata alla piccina, un fiore sbocciato durante le feste natalizie.
Una vita fruttuosa
È morto Desmond Tutu, Arcivescovo anglicano del Sudafrica, amico di Nelson Mandela: due uomini che hanno lottato per l’emancipazione dei neri. Premio Nobel per la Pace nel 1984, aveva 90 anni ed era malato da mesi. Il suo nome è legato all’Apartheid, contro cui lottò strenuamente, così come per la pace, la salute, i diritti umani. Contestato dai suoi superiori, per aver difeso gli omosessuali, il diritto all’aborto e al suicidio assistito. Che dire, un grande uomo che si è speso per gli altri, i più esposti al dileggio e alla violenza. Per saperne di più, vado a leggere alcune frasi che danno l’idea del suo spessore morale. Ne riporto alcune che parlano da sole: “Io sono prigioniero dell’ottimismo” (invidiabile), “Risentimento e rabbia provocano problemi di pressione e di digestione”, “Mi piacerebbe sapere tacere, ma non ne sono capace e non lo farò”, “Fai la tua piccola parte di bene dove ti trovi; sono quelle piccole parti di bene messe insieme che riempiono il mondo”, “La speranza è la capacità di vedere la luce nonostante le tenebre”. Chiudo la rassegna delle frasi a mio dire più belle, con una umanissima riferita alla famiglia: “Tu non ti scegli i tuoi genitori. Essi sono regali di Dio, come tu lo sei per loro.” Nulla da aggiungere, solo ammirazione per una persona che è vissuta rendendo prezioso ogni attimo della sua vita e la cui eredità continuerà a fruttare. Certo, pochi sono tanto illuminati da spendersi così tanto, ma testimonianze esemplari tirano su il morale e distolgono l’interesse dal male (che colpisce sempre per primo) per farci sentire quanto è benefico il bene. Pensando all’invito di Papa Bergoglio di chiedere il dono dell’ottimismo, adotto la prima frase dell’arcivescovo Tutu, sperando di essere imbrigliata anch’io nell’ottimismo, da spalmare (e magari diffondere) per tutto l’anno che sta per arrivare.
La paura…che fa paura
Il covid ha messo sotto silenzio le nostre relazioni sociali: parole di Papa Bergoglio. Esattamente un anno fa arrivavano le prime vaccinazioni anticovid. La situazione è dieci volte meno pesante di un anno fa, ma non ne siamo ancora fuori. C’è ancora chi ha più paura del vaccino che del covid. Un medico intervistato ha detto: “Queste persone hanno scelto la loro causa di morte e noi non possiamo farci niente”. La paura è una brutta bestia. Sono desolata di non poter fare nulla per convincere gli irriducibili a ricredersi. Forse posso fare qualcosa per gli indecisi, ricordando un episodio della mia infanzia. Avevo 6/7 anni quando mia mamma, ostetrica mi portava in ambulatorio del medico condotto che lei aiutava durante la somministrazione dei vaccini antipolio, antidifterite, anti altro che non ricordo in un clima cordiale, quasi festoso. C’era una cesta di giocattoli per ammorbidire i bimbi intimoriti dal camice bianco del medico e di mia mamma che si adopravano ad allentare la tensione. L’operazione si svolgeva in circa un paio d’ore o più – allora c’erano molti più bambini di adesso – e alla fine tornavo a casa con la sensazione di aver partecipato ad un evento importante. Spero anche i piccoli pazienti, di età compresa tra i due e sette/otto anni (vado a memoria). Per dire che anche chi si ostina a non vaccinarsi contro il covid, a suo tempo è stato trattato contro le malattie infantili, senza riportarne danni. Ci saranno le eccezioni, per aver subìto danni collaterali oppure per omessa vaccinazione. Nel complesso sono stati salvati molti bambini da esiti letali o altamente invalidanti di malattie ora sconfitte. Parlo ovviamente da profana, ma va riconosciuto il progresso della scienza in questo ambito. Non vedo perché non dovremmo fidarci degli scienziati contemporanei, coinvolti nella spasmodica ricerca di debellare la pandemia. Conosco le obiezioni e intuisco la paura, che è comprensibile finché non diventa patologica. In tal caso fa altrettanti danni del covid e forse anche di più.
Potere della lettura
All’ultima pagina del quotidiano, riservata alle Lettere dei lettori riservo un’attenzione particolare. Nel Gazzettino è intitolata Lettere e Opinioni, titolo che mi pare appropriato perché almeno ad una missiva risponde il direttore. Mi dà l’idea di essere in un gruppo che interagisce, quasi come in una piccola classe. Stamattina mi attrae un titolo, che da solo è tutto un programma: Il potere taumaturgico dei libri da leggere, firmato da Fabio Morandin, Venezia. Intuisco il significato dell’aggettivo taumaturgico, che comunque vado a controllare: chi è ritenuto in grado di operare miracoli, potere tradizionalmente riservato ai santi, come Sant’Antonio. Nel contesto della lettera è l’amore per i libri da parte dell’autore, che raccomanda di leggerli e di regalarli, perché fanno bene. Convinzione condivisa da diversi scrittori e da molti lettori, pare aumentati durante la pandemia, il che è una bella cosa. Il libro è un dono ancora accessibile, perché non costa molto (se non contiene foto a colori), è maneggevole, di vario contenuto, non ha scadenza, fa compagnia senza disturbare. Certo bisogna incontrare il gusto del destinatario, scegliendo accuratamente tra i generi letterari e le proposte commerciali. Io leggo e produco narrativa realistica, non sono in grado di cimentarmi in opere storiche, dove eccelle un mio amico. C’è spazio per tutti, anche per chi non ha scopi editoriali, ma si accontenta di liberarsi, come la sottoscritta. Disposta a soddisfare la curiosità di chi volesse saperne di più, tramite il mio sito verbameaada.com. Ringrazio il signor Fabio Morandin per la bella lettera e auguro buone letture a tutti.
Pianeta Terra, culla o tomba
18 dicembre, Giornata Internazionale dei Migranti, istituita dall’ONU nel 2000, “per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie”. Da una rapida ricerca sul web, leggo che “Si contano oggi 120 milioni di immigrati in tutto il mondo”. La parola migrante mi tocca anche per un breve romanzo che scrissi qualche anno fa, intitolato Migrante Nuda, dedicato a Zulay, amica ecuadoregna approdata in Veneto come terra promessa e vittima della strada. Conosciuta al corso serale per conseguire la licenza media (perché i titoli conseguiti nella sua terra non erano riconosciuti da noi), era brillante, comunicativa, creativa. Per mantenersi faceva la babysitter e l’ambizione l’avrebbe portata lontano. Purtroppo la sua corsa fu interrotta da un’auto che la centrò, scaraventandola su un platano a considerevole distanza. Era nata lo stesso giorno di mio figlio, aveva enormi occhi neri, una voce melodiosa. La nostra amicizia era appena salpata, come una nave che si perde in alto mare. Mi sento defraudata, privata di un bene appena assaggiato. Ieri in tarda serata, ho visto alcuni servizi del programma tivù 7, tra cui uno dedicato a una giovane coppia pakistana, con figlioletta al collo del padre, in marcia verso i Balcani. La donna, dai tratti orientali ha detto di aver camminato per giorni interi sotto la pioggia e che sdesso deve prendere antinfiammatori per i danni fisici riportati. Quelli morali sono omessi, ma facilmente intuibili. Mi auguro che ora questi sfortunati e coraggiosi genitori siano stati accolti da qualche parte, senza respingimenti. Posso solo intuire la situazione che spinge le persone a lasciare la loro terra e a intraprendere un viaggio pericoloso e spesso mortale, via mare e/o via terra. Siamo tutti abitanti dello stesso pianeta, che può essere una culla o una tomba. Ma non dipende solo dalla sorte.
Premio Sakharov
Istituito nel 1988, il premio Sakharov (Andrej Sakharov, scienziato e dissidente sovietico) per la libertà di pensiero è assegnato ogni anno dal Parlamento Europeo. Quest’anno ad Alexei Navalny, leader dell’opposizione russa, ora in carcere. Trascrivo la motivazione del Presidente dell’ Eurocamera David Sassoli: “Ha combattuto instancabilmente contro la corruzione del regime di Vladimir Putin. Questo gli è costato la libertà e quasi la vita. Il premio di oggi riconosce il suo immenso coraggio e ribadiamo il nostro appello per il suo rilascio immediato”. Il premio è stato ritirato dalla figlia Daria Navalnaya, che studia e vive negli Stati Uniti. Ho ancora nelle orecchie la sequenza di verbi negativi usati da Sassoli per sintetizzarne la vicenda: “È stato minacciato, torturato, avvelenato, arrestato, imprigionato, ma non sono riusciti a farlo tacere”. Da brivido: in un continente che è il nostro, praticamente un vicino di casa è messo in condizione di non disturbare, zittito se si azzarda a dire la sua riguardo un leader, soprannominato – chissà come mai – satrapo (uno che ostenta il suo potere nell’esercizio delle sue funzioni). Non so molto del 45enne premiato, ma quello che ha subìto fa paura: sopravvissuto a un avvelenamento, ha trascorso mesi in Germania per riprendersi. Al suo ritorno a Mosca è arrestato e poi imprigionato. Deve avere una tempra eccezionale. Se sposto l’attenzione su chi lo vuole morto, beh il brivido aumenta, sommato allo sdegno che succedano ancora queste cose, nel terzo millennio, nella civile Europa. Antonio Gramsci diceva: “La storia è maestra, ma non ha alunni”, salvo quei pochi che si battono con le unghie e con i denti. Lunga vita a Alexei Navalny!
Due vicine importanti
Oggi 13 dicembre, santa Lucia, 21enne siciliana morta (il 13 dicembre 304 a Siracusa) per essersi rifiutata di lasciare la fede in Cristo, durante le persecuzioni di Diocleziano. Dante l’ha inserita più volte nella Divina Commedia, Garcia Lorca le ha dedicato un poemetto e Caravaggio l’ha dipinta. È tra le sante più venerate. Dal nome latino Lux (luce), è la Patrona della vista, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini. Quando insegnavo, dedicavo un’ora alla settimana alla poesia; in prossimità del 13 dicembre ne dettavo una dedicata alla Santa, intitolata “Santa Luzia”, in dialetto bellunese, dove la santa è descritta mentre si sposta con l’asinello carico di doni da consegnare ai bimbi buoni. Autore Giacomo Floriani, poeta dialettale di Riva e Santa Lucia; ma ci sono testi e canzoni di vari autori dedicati alla Santa. Io ho due vicine importanti con questo bel nome: la mia amica Lucia, fedele lettrice e commentatrice dei miei post quotidiani, di cui oggi ricorre l’onomastico e…la chiesetta millenaria di Santa Lucia, che intravedo da casa, a pochi minuti di strada, in mezzo ai campi. Altre volte ho parlato di questo gioiello architettonico, inserito in un contesto agreste di assoluta tranquillità, che dispone tra l’altro di un’ottima acustica, apprezzata durante performance musicali, ora purtroppo contenute causa pandemia. Ma la chiesetta rimane là, con tutta la sua carica attrattiva, degna di un abile pittore. Io mi sono limitata a fotografarla, con un risultato rasserenante. Quando mi sposto con la macchina verso Crespano, all’andata e al ritorno le rivolgo una preghiera laica, di gratitudine e di protezione. Dall’altra Lucia vado volentieri a bere il caffè e a fare due chiacchiere. Non potrei avere vicine migliori!
