Una regina inossidabile

La notizia è di qualche giorno fa, ma mi piace riprenderla (mi disgusta parlare di guerra): la regina Elisabetta II, 95anni (96 ad Aprile) e regnante da 70, è risultata positiva al covid, pare trasmesso dal figlio, il principe Carlo, risultato positivo al coronavirus per la seconda volta, assieme alla moglie Camilla. Fonti di palazzo confermano che giorni prima aveva incontrato la madre. Lo staff della sovrana riferisce che Sua Maestà ha sintomi simili a un raffreddore e continuerà a svolgere mansioni leggere dalla sua residenza nel castello di Windsor. Un malizioso commento letto da qualche parte sostiene che Carlo abbia passato il coronavirus alla madre, dato che lei non si decide a cedergli la corona. Ammiro la tenacia di questa donna inossidabile e mi unisco ai messaggi augurali che le giungono dal Regno Unito e dal resto del mondo. Tra l’altro ama i cani, i cavalli e la fotografia, anche i colori pastello, a quanto deduco dai suoi monocromatici tailleur, con cappellino abbinato. Credo che sia una persona piacevolissima, costretta ad essere autoritaria in pubblico mentre nel privato la immagino dolce e saggia. Mi piacerebbe essere una sua “suddita”, per renderle omaggio e magari intervistarla. Diciamo che è un modello di donna tenace vincente, oltretutto longeva, molto longeva e lucida, vedova recente dell’anziano consorte Filippo, con qualche terremoto nel privato, ora provocato da un nipote, ora dalla nuora, ora da un figlio: insomma, complicazioni come in tutte le famiglie che si rispettino. Per certi versi mi fa pensare a Rita Levi Montalcini, la nostra scienziata premio Nobel per la medicina, chiusa in una torre d’avorio/castello, sacrificatasi per la ricerca della salute psico-fisica, mancata a 103 anni. Che la regina Elisabetta possa eguagliarla!

Morta di lavoro

In coda al programma del sabato sera su Rai3, condotto da Massimo Gramellini, ascolto il testo che il giornalista legge, intitolato MORIRE DI LAVORO, pubblicato sul Corriere della Sera del 18 febbraio, nella sezione # ilcaffedigramellini. Sara Sorge, 26ennne, infermiera, smontata dal secondo turno di notte consecutivo, per un colpo di sonno sbatte contro un palo di cemento e muore, a San Vito dei Normanni: non sul posto di lavoro, ma “di lavoro”. Laureata in scienze infermieristiche, lavorava da 20 giorni come infermiera all’Istituto San Raffaele, in provincia di Brindisi. Avevo già appreso la notizia, ma sentirla riproposta dal conduttore televisivo mi ha scombussolato, anche perché il caso sembra l’altra faccia del post che ho scritto ieri sulla lentezza. Soggetta a condizioni di lavoro al limite del sopportabile, la giovane è una vittima del lavoro e il suo incidente non va considerato un banale incidente stradale. L’ultimo sms al fidanzato parla chiaro: “Sono stanca morta”. Mi ritorna alla mente l’immagine dell’infermiera accasciata sul computer, quella per fortuna sopravvissuta. Cerco le foto in internet di Sara – di secondo nome o cognome fa Viva – e noto una bella ragazza sorridente, con lunghi capelli biondi… c’è anche quella del giorno di laurea con la corona di alloro sul capo. Una vita spezzata. Sono desolata e non posso fare niente. Salvo indignarmi come il giornalista, il quale evidenzia come non si possa attribuire l’incidente a un colpevole materiale…tuttavia uno c’è, enorme e inafferrabile: il “sistema”. Abbraccio virtualmente tutte le persone che lavorano in prima linea, oberate da troppo lavoro e impossibilitate a concedersi una salutare lentezza. Che Dio le protegga!

Evviva l’inclusione!

Lo sento in coda al Tg1: Sofia Jirau, la prima modella down sfila per Victoria’s Secret, celebre marchio di intimo. Lei è una 25enne portoricana che ha annunciato su Instagram la notizia, confidando che è un sogno che si avvera. Evviva l’inclusione! Per dovere di cronaca, altre colleghe l’avevano preceduta nel panorama della moda: l’australiana Madeline Stuart nel 2015 e nel 2018 la britannica Kathleen Humberstone che dice: “Finalmente ora le persone possono vedere ciò che so fare e non pensare solo alle cose che non posso fare”. Direi che è un’ottima lezione che queste ragazze danno e un esempio incoraggiante delle aziende che le hanno assunte, stravolgendo i canoni di bellezza standardizzati. Del resto lo dice anche il proverbio che: “Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”, pertanto il concetto di bellezza non è assoluto ma relativo, e cambia nel tempo. Basti pensare all’opulenza delle donne rappresentate in pittura nel Cinquecento che oggi verrebbero mese a dieta. Quando insegnavo, ho avuto per allieva una ragazzina down, assai simpatica che tenevo accanto alla cattedra per rassicurarla e tenerla lontano da eventuali dispetti che per fortuna non si sono verificati. Anzi, Monica era diventata una specie di mascotte che con le battute sdrammatizzava momenti di tensione verificatisi per varie ragioni. Poi l’ho persa di vista ma la ricordo con simpatia. In un mondo tanto complesso e provato dalla lunga pandemia, vale la pena attingere risorse là dove incautamente si pensa abbondino le fragilità. Pertanto la notizia di apertura fa davvero sperare in un futuro di qualità.

Energia…che toglie le forze!

Seguo la trasmissione Agorà su Rai3 a colazione: tutto ciò che mi rimanda alla Grecia classica mi attrae e la parola agorà in greco significa piazza, luogo d’incontro e di scambio. Precisamente “La piazza centrale della polis greca, dove si svolgeva la vita politica e commerciale della città”. Però l’argomento di apertura, IL CONFINE DELLA PAURA non è per nulla tranquillizzante, riferito al timore che le Russia invada l’Ucraina. Ammetto di non essere preparatissima sull’argomento, deduco che, nella malaugurata eventualità, saremmo penalizzati a livello di fornitura energetica. È risaputo che l’Italia è pressoché priva di materie prime e che le fonti di energia alternativa sono state ostacolate. Condivido il pensiero di chi ritiene sia urgente un piano a medio termine per procurarsi la materia prima possibilmente coi propri mezzi, senza la pretesa di accontentare tutti. Tensione altissima tra Russia e Stati Uniti. Il caro bollette ci ha colpito duro. Che succederà? L’ultima bolletta della luce è stata una mazzata, oltre € 50 in più rispetto alla precedente. Vero che è tutto rincarato: dal cappuccino al quotidiano, dalla miscela per gli uccelli ai generi alimentari. Ultima la benzina…e non sarà l’ultima! Non voglio fissarmi sul bicchiere mezzo vuoto, ho bisogno di credere che ne usciremo, anche se con le ossa rotte. Imparare a risparmiare è fuori di dubbio, come pensare ad aziende che si autoproducono l’energia, esperienza già avviata da due realtà esistenti in Veneto, secondo l’articolo di Stefano Bensa che leggo in internet. La parola transizione un po’ mi attrae e un po’ mi inquieta. Al Ministero della transizione ecologica (MiTE), istituito nel 2021 in sostituzione del Ministero dell’ambiente è stata attribuita competenza in materia energetica, prima assegnata al Ministero dello sviluppo economico: mi auguro che il passaggio di consegne produca i frutti sperati…senza ulteriore dispendio di energia!

Donne ovunque impegnate

Una bambola avrà le fattezze di Samantha Cristoforetti (Milano, 26.04 1977), la famosa astronauta, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea. È confortante sentire la notizia di primo mattino, nella Giornata dedicata alle Donne nella Scienza, istituita sette anni fa dall’Assemblea Nazionale delle Nazioni Unite, per combattere i pregiudizi riguardo le donne impegnate in ambito scientifico. Nel mondo le ricercatrici sono il 33,3 % e solo il 12 % hanno posto nelle Accademie Scientifiche. L’aspettativa è il cambio di mentalità riguardo l’educazione delle bambine, per potenziarne le capacità in campi ritenuti di competenza prettamente maschile. Due esempi di casa nostra: Margherita Huck (Firenze, 12.06.1922 – Trieste, 29.06.2013) e Rita Levi Montalcini (Torino, 22.04.1909 – Roma, 30.12.2012). Di entrambe ho letto anni fa la biografia: la Hack era anche una grande amante dei gatti e la Montalcini era molto affezionata alla sorella, due tratti che ne esaltano l’umanità, giusto per non cadere nel pregiudizio che una scienziata sia fredda. Quanto alla giovane Samantha, mi risulta che sia madre di due figli: chissà come farà a conciliare famiglia e lavoro…ma molte donne lo fanno da tempo, anche se non hanno visibilità. Del resto le nostre nonne e bisnonne non battevano certo la fiacca quando andavamo a lavorare nei campi, al servizio del capofamiglia (sento aria di 8 marzo). Percepisco che non è stato del tutto completato il percorso per l’eguaglianza fattiva dei diritti, ma il processo è iniziato e siamo noi donne protagoniste del cambiamento. Mi viene spontaneo uno slogan: meno cioccolatini e fiori, più lavori! Comunque un fiore è sempre gradito, purché non sia un alibi per altre mancanze.

Il giorno di Mattarella

Seguo in diretta la cerimonia per l’insediamento del Presidente della Repubblica, che si appresta a rivolgersi al Parlamento in seduta congiunta e ai Rappresentanti delle Regioni per il secondo mandato. Emozionante seguire il percorso in macchina, affiancata dalla scorta dei carabinieri motociclisti, come sarà altrettanto al ritorno per le belle piazze romane, blindate per l’evento. Lo accolgono la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, sempre elegante, con la mascherina rosso geraneo in tinta con gli orecchini, e il Presidente della Camera, Roberto Fico. Mattarella parla ininterrottamente per quasi quaranta minuti, in piedi come da protocollo, senza mai accusare stanchezza, né bere, fermandosi qualche minuto in concomitanza degli applausi, che si susseguono frequenti. Si saprà alla fine che sono stati 55. Tempra invidiabile di un ottantenne lucido, a tratti timido, ma molto determinato. Sono orgogliosa che sia lui a rappresentare l’Italia nel mondo, che già ha avuto modo di apprezzarlo durante il precedente settennato. Scommetto che si è scritto da solo il testo del lungo discorso, senza dimenticare nessuno: donne, giovani, disabili, immigrati, operatori sanitari, forze dell’ordine, scuola… la scomparsa di Monica Vitti, ma anche di Lorenzo Parelli, lo studente friulano morto in fabbrica l’ultimo giorno di stage, puntando sulle parole “dignità” e “coscienza”, con un’apertura al futuro. Verso la fine del discorso che Monica Maggioni, presidente della Rai e direttrice del Tg1 definisce “potente”, cita le parole sulla speranza di David Sassoli, ex Presidente del Parlamento Europeo recentemente scomparso: speranza che compete a tutti, quale chiave per “costruire un’Italia più moderna, aperta…con la forza della cultura, dell’educazione e dell’esempio”. A proposito della cultura, all’inizio il tenace Presidente aveva affermato che la cultura non è un elemento superfluo ma costitutivo della persona, enunciato che mi trova pienamente d’accordo. Alle 16.10 Mattarella conclude con “Viva la Repubblica, Viva l’Italia” e noto che infila la mano sinistra in tasca. Ingenuamente suppongo che prenda una caramella per umettarsi la gola…invece estrae la mascherina, che indossa per il seguito delle operazioni, tra cui la rassegna dei reparti e infine la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria. Viene suonato il Silenzio e nel cielo sfrecciano le Frecce Tricolori. Dall’alto viene ripresa la bandiera che si muove lieve, come una carezza sul futuro appena iniziato del secondo mandato di Sergio Mattarella e dell’Italia che verrà. Doppi auguri!!

Addio a Monica Vitti

Anche Monica Vitti se n’è andata. A novant’anni, di cui oltre quaranta dedicati al cinema dove ha dato il meglio delle interpretazioni, da quelle comiche a quelle drammatiche. L’ho apprezzata in diversi film, ma di lei ho bene impressa la voce roca, a mio dire sensuale e accattivante, “sgranata”. Musa di vari produttori cinematografici e partner di attori famosi, si era ritirata dalle scene molti anni fa, a causa di una malattia degenerativa. Ed è qui che si concentra il mio dire: un’attrice si cala nei panni di diverse persone e alla fine della vita non sa più chi è, costretta a cedere il testimone della sua identità a un male insidioso che non guarda in faccia a nessuno. Mi viene in mente il romanzo Uno nessuno centomila di Pirandello (1926), che ne sapeva qualcosa della malattia mentale, per via della moglie che ne era affetta, tanto che l’ha considerata nei suoi scritti. D’altronde l’argomento della malattia neurovegetativa è stato considerato anche da film piuttosto recenti come Still Alice, The Father, Ella e John che ho visto al Cineforum in paese prima della pandemia. Approfitto per dire che mi manca molto quell’appuntamento, che era un’occasione per riflettere, ma anche per piacevolmente incontrarsi e scambiare quattro chiacchiere. A Novella che egregiamente se ne occupava va il mio grato pensiero, permeato di nostalgia. Tornando alla regina della commedia italiana, che aveva accumulato numerosi e prestigiosi premi, singolare che la sua attitudine alla comunicazione – caratteristica di ogni attore – sia stata messa a tacere dall’ Alzaimer. Il che mi persuade che siamo tutti attori, più o meno consapevoli, nel palco della vita.

2 febbraio 2022

Se un detto popolare su febbraio non mente, oggi, festa della Candelora, dovremmo essere fuori dall’inverno. Infatti è una bella giornata, c’è il sole e fuori si sta bene. Immagino che ieri in Sardegna fosse altrettanto e fosse temperatura anche più invitante per uscire. È quello che deve avere pensato la giovane mamma che a Cagliari spingeva il passeggino col figlio Daniele di 15 mesi ed è stata investita da uno scooter in prossimità delle strisce pedonali, con esito devastante: bimbo morto sul colpo. L’investitore, sulle prime fuggito, si è consegnato ai carabinieri, dicendo che non aveva visto la donna: accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso. Ogni giorno si registrano disgrazie sulle strade, ma che la vittima sia un bambino che appena sapeva camminare mi pare insopportabile. Non oso immaginare il trauma della madre che se lo è visto strappare dalla violenza della moto pirata e scaraventato a distanza col passeggino. Tra l’altro, il padre dello sfortunato piccolo è un vigile del fuoco nato in Russia, stabilitosi nell’isola con la famiglia: chissà quanti interventi di salvataggio avrà effettuato…e deve subire una perdita così assurda, non imputabile al brutto tempo che non c’era, né a un mancamento dell’autista del mezzo, o all’incuria della madre, ma alla velocità e all’imprudenza assoluta di chi sulla strada si comporta come un bisonte. Chissà che belle cose avrebbe fatto in vita il piccolo Daniele, quante soddisfazioni avrebbe dato ai genitori, che adesso lo piangeranno per sempre. Lo zio del bimbo dice: “Nessuno ci ridarà Daniele ma voglio giustizia”. Come dargli torto? Anche se abbiamo una legge che considera certi comportamenti al pari di omicidi, non mi sembra che la coscienza (ma sarebbe più appropriato parlare di incoscienza) di chi guida sia adeguata allo stare in strada, rispettando gli altri e le regole della circolazione. Forse le sanzioni sono troppo leggere, e di converso è troppo elevato l’indice di inciviltà. Pochi anche i controlli. Bisognerebbe partire da lontano. Contenta di sbagliarmi.

Velo sì, velo no

Curioso: scopro che oggi è La Giornata Mondiale del Velo, creata per combattere ogni forma di discriminazione. Aderisce all’iniziativa anche l’associazione palermitana donne islamiche FATIMA. In questa occasione, le donne rivendicano il diritto di indossare il velo islamico, senza essere perseguitate né discriminate. Di fatto si celebra da 7 anni in 140 Paesi del mondo per dare coraggio alle donne di tutte le religioni che lo indossano. Ne prendo atto e recupero la parola iniziale “curioso”, dal momento che varie leggi nei Paesi occidentali vietano di coprirsi il capo per motivi di sicurezza. Non mi addentro nell’argomento del velo sì o no e dico che la dedica della giornata mi ha attratto, pensando a mia nonna Adelaide, tenace friulana che portava sempre un copricapo annodato sulla nuca, non credo per motivi religiosi. Poi ricordo anche mia madre, che negli Anni Cinquanta entrava in chiesa col velo annodato sotto il capo. Anche le donne più giovani o più grandi di lei facevano altrettanto. Finché il velo ha ceduto il posto al foulard, che non è proprio la stessa cosa. Inevitabile pensare alle spose del passato e/o di alto rango con lo strascico, che mi fa venire in mente una mia poesia, composta anni fa e premiata, dove paragono le radici sviluppatesi in acqua del giacinto al velo da sposa. La poesia è intitolata Giacinto Blu ed è contenuta nella raccolta Natura d’Oro. Riporto la prima strofa: Nella boccia di vetro/ho spiato/le radici avvolgenti/distendersi/come velo da sposa. La commissione del Premio Letterario così motivò: “Lo svilupparsi delle radici nella trasparenza del vetro rivela il magnifico divenire della natura e della vita, nel gioco dell’intravedere che richiama il ruolo del velo da sposa”. Le parole trasparenza e divenire, simboleggiate dal velo mi inducono a ben sperare che si stia lavorando per una società migliore, dove non conti l’apparenza ma la sostanza delle persone, mediata o meno dal velo.

Ennio

Ho visto in anteprima Ennio, il film documentario di Giuseppe Tornatore, dedicato a Ennio Morricone. È una specie di biografia in musica che ripercorre la vita e le opere del compositore, dall’esordio fino al premio Oscar, con interviste, registrazioni, spezzoni tratti da alcuni film e filmati vari: due ore e 47 minuti emozionanti che consentono di rivedere opere del passato e apprezzare l’eccezionale bravura di Morricone. Curioso che da ragazzo pensasse di fare il medico, ma il padre trombettista lo avviò al conservatorio, dove Ennio capì quale sarebbe stata la sua strada. Autore di circa 500 colonne sonore, personalmente trovo esaltante quella composta per il film Mission (1986), eccezionale anche per la storia. Avere lavorato per il cinema, gli procurò critiche tanto che fu riabilitato tardi e non credeva avrebbe vinto l’Oscar. Commovente la cerimonia della consegna, dalle mani di Clint Eastwood – altro grande vecchio – quando Ennio dedica la statuetta alla moglie Maria, la sua prima critica e sostenitrice. Dalle testimonianze, egli scriveva musica in una specie di stato di grazia, come se la vedesse nella testa prima di trasferirla sul pentagramma, riuscendo a combinare nello stesso brano musica classica e moderna. Ovvio che fosse tenuto in gran conto da vari produttori, suscitando le invidie di qualcuno. Di temperamento tenero ma determinato, era al di sopra delle maldicenze. Lo si deduce anche dallo sguardo, mite e profondo. Perché lui è la voce narrante dell’opera e fa compagnia allo spettatore per buona parte del docufilm. Alla fine del quale si esce con l’impressione di essere stati in compagnia di una persona veramente geniale.