Lo ammetto, i fiori mi fanno buona compagnia. Sono colorati: il che mette allegria; talvolta profumati e questo inebria; sono belli e l’occhio vuole la sua parte. Soprattutto sono ospiti silenziosi del mio giardino. Ciò non significa che manchi il dialogo tra di noi: la corrispondenza avviene su un altro livello, di tipo sensoriale. Quando sfioro i petali del rosso gladiolo mi pare di accarezzare un ritaglio di velluto, le ortensie sono inodori ma vivaci negli svariati colori, le rose con o senza spine rappresentano un altro affascinante capitolo, mentre i gerani coniugano la costanza con la bellezza. Insomma, un pieno di qualità cui attingere gratis, per caricarsi di buonumore. In casa dimorano piante verdi, praticamente in ogni stanza e in salotto non manca mai un bouquet di fiori recisi. Non possiedo un vivaio, come dice una mia amica, ma sono sulla buona strada. Durante la fase uno dell’emergenza sanitaria, non potendo uscire mi sono buttata sui fiori e ho fatto una ventina di talee di gerani che hanno attecchito. Dopo tre mesi, ora ho i davanzali pieni di vasetti colorati che curo con attenzione, perché in realtà loro hanno curato il mio isolamento, impedendomi di angosciarmi. Madre natura non mi ha abbandonato, gliene sono grata.
Autore: Ada Cusin
Tenerezza
La tenerezza è un tema difficile da trattare. L’industria dolciaria ci va a nozze, i fioristi ci campano grazie agli omaggi floreali, la musica popolare ne è piena… ma nel privato possiamo riconoscerla? Mi viene spontaneo pensare alle cucciolate nel mondo animale, oppure ai cuccioli di uomo, a me stessa bambina. Poi il tempo ha steso un velo su questo nobile sentimento, che si è smorzato, fino quasi a dissolversi, camuffato talora da rituali cerimoniosi. Ecco, un’opera d’arte aiuta a pensare, a qualunque ambito appartenga. Nel caso del dipinto cui mi riferisco “ABBRACCI”, trovo la risposta nell’abbandono della figura femminile, protesa sul gruppo che la sostiene: potrebbero essere il padre e la madre, oppure un fratello e una sorella, un figlio e un marito… due amici, due parenti, due compagni di pari genere. La declinazione emozionale può variare a seconda del legame instaurato. La mia interpretazione è opinabile, bisognerebbe interpellare l’autore. In ogni caso, anche solo osservare l’opera senza lambiccarsi il cervello, personalmente mi rilassa e mi fa sperare di poter replicare nella realtà l’abbraccio efficacemente rappresentato.
Abbracci
La foto postata stamattina, dei due gladioli che si incrociano sul fusto robusto dell’albero mi fa pensare, per tematica e per colore, alla immagine del profilo di un amico pittore, che ritrae un suo dipinto intitolato “Abbracci”, abbracci messi al bando dall’emergenza sanitaria. L’ assenza di effusioni ne ha rivalutato l’importanza, aumentando il desiderio di tornare a goderne. Mi auguro che il peggio sia passato, anche se temo ancora molti sacrifici prima di essere liberati dalla pandemia. “Eravamo sul bordo del precipizio, urgeva fermarsi!”, sintetizza qualcuno. Io sono una testimone disorientata di un tempo ribaltato. Ho pubblicato di recente, con Albatros il Filo, TEMPO CHE TORNA, un diario a ritroso, senza sapere che la pausa imposta avrebbe costretto molte persone a fare pulizia, dentro e fuori casa, come è capitato a me la scorsa estate. Dopo il repulisti, conto in un abbraccio di conforto, da estendere a chiunque abbia bisogno di ricaricarsi
Solitudine e bellezza
Ho fatto il mio consueto giretto per il giardino. Ieri è piovuto abbondantemente, la temperatura è scesa. I gladioIi hanno perso la loro fierezza e si sono un poco inclinati, sotto le sferzate che hanno accompagnato i rovesci. Mi concentro sulle rose rampicanti che tappezzano il traliccio di sostegno, una varietà antica, che produce fiori aggruppati. Mi attrae un esemplare isolato, perfetto nella nitida bellezza dei cinque petali bianchi ondulati, spruzzati di giallo in prossimità dei pistilli color oro. Mi viene spontaneo considerare che è solo e bellissimo, la sua condizione di isolato rispetto al contesto pieno di fiori stretti a gruppi di tre o quattro è un’anomalia solo per chi non considera la natura nella sua interezza. Niente di filosofico, forse un apprezzamento per la diversità, e una rivalutazione della solitudine come condizione umana non sempre negativa. Se non è subìta ed è frutto di una scelta, mi pare appropriato il detto latino attribuito a san Bernardo “Beata solitudo, sola beatitudo”. Con auguri di serena domenica!
Il primo pomodoro
L’attenzione riservata ai fiori, stamattina è stata catturata dal primo pomodoro, giunto a maturazione in vaso, sotto il portico, praticamente a metro zero: una gioia per gli occhi, che non deluderà il palato. Per un riflusso letterario ripenso alla vivace Ode al pomodoro di Pablo Neruda e alle “rosse viscere, freschi soli” del focoso ortaggio, esibite in un invitante spot pubblicitario. Giorni fa ho espresso ammirazione per chi si fa l’orto, ha la pazienza e la costanza di seguirlo. Ammetto di essere una principiante in questo ambito e mi accontento di fare piccoli esperimenti. La soddisfazione di mangiare un prodotto, frutto delle proprie cure è già un’ottima cosa. Ma ritengo maggiore, almeno per me, il benessere derivante dal progetto di coltivarlo, che implica pazienza, controllo, attenzione: una palestra mentale! È così bello e invitante il mio “Cuor di Bue” che già lo vedo accompagnarsi ad una lattea mozzarella. Ma prima lo immortalo con un click, per la gioia imperitura degli occhi!
Oggi, mare!
Oggi, giornata di mare. Non comodissimo, dato che dista da casa un centinaio di chilometri, ma sempre desiderato per auto rigenerarmi. Il protagonista è lui, col suo gioco di onde che si infrangono sulla rena, ma anche altri dati strettamente legati all’ambiente, come gli oleandri e le cicale. Sono queste ultime ad accogliermi, appena scesa dall’auto, con un frinire stratosferico che mi avvolge come una musica festosa. Dall’alto dei pini marittimi, le signore dell’estate si godono un panorama terso e salutare. Poca gente, qualche vociare di bimbi, il cigolio delle biciclette. Forse i vacanzieri devono ancora affrontare la spiaggia, oppure proprio non ci sono. Quest’anno saranno vacanze di prossimità, per chi potrà farle. Inspiro l’aria balsamica mentre mi avvio in spiaggia, quasi deserta, e mi chiedo cosa farò io, quest’estate 2020, che con l’età e la pandemia me ne sto di più a casa mia. Eppure il mare è gratis, come lo sono i fiori, i colori, le emozioni. Basterà identificare il superfluo… e buttarlo a mare, per così dire. Oggi faccio un pieno di iodio e poi si vedrà!
Giorno di mercato
Oggi in paese giorno di mercato, evento che mi attrae da sempre, per il mix di prodotti esposti e per la varietà di persone al di qua e aldilà del banco. Sospeso durante la fase uno della pandemia, ha ripreso l’attività in modalità contenuta e vigilata. La clientela si riconosce dagli sguardi dietro la mascherina ed è già un conforto essere identificati. Poi interviene la voce, che con tono e timbro avvalora l’identità. Tuttavia una nota malinconica cala su un evento prima totalmente esuberante, una cicatrice che rimane. Devo farmene una ragione. La bancarella preferita è quella dei fiori, mio nutrimento dell’anima. Poi penso a rifocillare il corpo, sostando ai banchi della frutta e verdura, dei formaggi e del pesce. Talvolta compro una borsa e un paio di scarpe, provandole su un cartone adagiato sull’asfalto, così alla buona. In tempi non sospetti, dopo gli acquisti facevo una capatina in uno dei tre bar che delimitano la piazza del paese, per dare un’occhiata al quotidiano, anch’esso messo in quarantena e riabilitato di recente. Nel mentre mi sono abituata a scorrere le notizie sul tablet, demandandone l’approfondimento sul cartaceo che compero in cartoleria. Diciamo che è tutto un po’ sotto controllo, legato alla necessità di preservare la salute, evitando il famigerato virus. Con gli auguri che se ne vada presto in vacanza!
Sostegno
In tempo di pandemia, anche la natura si sostiene come può. Mi provoca simpatia il focoso gladiolo che si appoggia al fusto dell’albero, realizzando un abbraccio inconsueto. Si potrebbe farne una lettura trasversale, per incoraggiare manifestazioni affettuose alternative! Leonardo da Vinci, geniale osservatore, apprendeva dalla Natura. Un effetto collaterale da covid potrebbe essere l’esigenza di fermarsi ed osservare, senza fretta, ciò che ci circonda. Magari rivalutando quello che abbiamo a portata di mano, banalizzato dall’abitudine. Parlo per me, ma credo di essere in buona compagnia con chi, in questo periodo di distanziamento sociale ha avuto qualche difficoltà di adattamento. Senza scomodare i proverbi al riguardo, mi torna in mente la canzone “Meraviglioso” di Modugno, che ritengo una iniezione di ottimismo. Con tutto il rispetto per chi combatte ogni giorno la sua battaglia.
Addio a Ennio Morricone
Mi rasserena la musica di Ennio Morricone, su alcuni brani credo anche di avere ballato. Molte sono le colonne sonore di film diventati famosi, dai western a quelli più poetici. Su uno, di Giuliano Montaldo, a suo tempo lavorai a scuola: SACCO E VANZETTI, uscito nel 1971. Di impegno civile, ricostruisce la storia dei due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, emigrati in America, dove furono ingiustamente accusati di omicidio durante una rapina e condannati a morte sulla sedia elettrica nel 1927 (riabilitati giusto 50 anni dopo dal governatore del Massachusetts). La colonna sonora del film è di Ennio Morricone, durante la quale Joan Baez interpreta magistralmente la celebre ballata Here’s to You: il contributo artistico si intona perfettamente con il contenuto drammatico, senza mai scivolare nel patetico. Per esperienza, sono convinta che la buona scuola si può fare anche con film mirati e musica emozionante. In questo senso Ennio Morricone si merita l’appellativo di Maestro a tutto tondo, dando a questa parola il massimo del valore. Inoltre, data la modalità del suo congedo, motivata dal desiderio di non disturbare, la sua testimonianza umana supera addirittura quella artistica. D’ora in poi, quando sentirò una delle sue colonne sonore, oltre al piacere per l’ottima musica, sorriderò di gratitudine per la raffinata chiusura di una vita da Grande.
Tempo di orto e di gladioli
Ho fatto una breve esperienza di orto, trasformato per mancanza di tempo in orto dei semplici, riservato alla coltivazione delle aromatiche. Qua e là avevo interrato dei bulbi di tulipani e gladioli, che ogni tanto mi sorprendono con un’inattesa fioritura. La meraviglia ha generato la poesia “Tra menta e rosmarino” che riporto sotto. Tornando all’orto, riconosco un grande merito a chi se lo fa e riesce a stargli dietro (perché ci sono le infestanti da togliere, deviare le lumache, annaffiare…), specie coi tempi che corrono, gravati da perturbazioni meteo e aumento dei prezzi. Comunque ho voluto togliermi lo sfizio, creando un orto… a metro zero. Chiarisco: sotto al portico davanti alla cucina ho distribuito in vasi ciò che mi serve: prezzemolo, salvia, basilico, una pianta di pomodoro cuor di bue, con cinque bei pomodori che acquistano colore di giorno in giorno. In due fioriere avevo messo a dimora, rispettivamente insalatina e spinacio da taglio, ora esauriti e rimpiazzati da fiori gialli a trombetta, chiamati “Gigli degli Incas”, così sento che un mondo lontano ha messo piede a casa mia, per rallegrarmi. Il resto dello spazio del portico, abbastanza ampio, è occupato da Gerani, grandi consolatori degli occhi da marzo a novembre. Per la prima volta, a causa dell’isolamento imposto dall’emergenza sanitaria, ho provato a realizzare delle talee di Gerani, che hanno attecchito e dopo tre mesi esibiscono ora i primi boccioli: una soddisfazione! Che dire? “Non di solo pane vive l’uomo”, recita un proverbio e nel mio caso i fiori sono un nutrimento dell’anima! TRA MENTA E ROSMARINO Tra menta e rosmarino scorgo dal balcone un gladiolo arancione, sbocciato di primo mattino per strapparmi un sorriso da fanciulla estasiata. Il percorso s’è accorciato la ragazza se n’è andata. Pur resta inalterata la gioia d’ammirare le meraviglie del Creato.
