Bella Bassano, ma faticoso per me camminarci in questo periodo di limitazione motoria! Dovevo vedere una persona, per raccogliere la testimonianza sui suoi trascorsi scolastici: incontro andato solo in parte a buon fine, come un altro saltato. Non me ne dolgo, ma l’anca artrosica sì, purtroppo! Raggiungere piazza Libertà significa lasciare l’auto nei pressi del parcheggio santa Caterina, salire per la scalinata a Otto eccetera, scendere per una delle vie laterali e finalmente trovarsi nel cuore di Bassano. Nel mentre scatto un paio di foto che mi servono come documentazione dello scritto. Da studente liceale percorrevo queste vie a passo affrettato, per raggiungere il Liceo Classico G.B.Brocchi, ora ubicato altrove. Ricordo l’aria pungente che saliva dal Brenta…tremenda d’inverno, mentre stamattina procura un piacevole sollievo. Dall’inizio della pandemia, molte vetrine hanno cambiato allestimento e non poche hanno abbassato la saracinesca. Percepisco un’aria triste sulla città, ma può darsi che mi sbagli. Siamo in piena estate e può essere che ci sia chi va ancora in ferie. Le mie sono forzatamente di prossimità, anzi di rivisitazione del passato migliore, quando venivo al museo con annessa biblioteca per scrivere i miei primi romanzi, dieci anni fa. Non so se è nostalgia, oppure felice realismo, stile che mi riconosce Pia. Devo prendere atto che tutto cambia, tutto scorre come l’acqua di un fiume: “panta rhei” afferma il celebre aforisma attribuito al filosofo greco Eraclito. Non mi chiedo se sia bene o male: è così! Il viaggio stamattina non è stato liscio, ha cozzato contro un paio di imprevisti. Come l’acqua del fiume sulle pietre d’inciampo. C’est la vie (così è la vita)!
Autore: Ada Cusin
Sulla Poesia
Paola ha apprezzato il mio post sulla poesia di ieri, argomento che ripropongo anche oggi, in quanto la materia mi è congeniale. Inoltre mi sento psicologicamente in ferie, perciò considero il blog una sorta di salotto virtuale dove chi vuole può accomodarsi per interloquire con me, in maniera anche dissonante. Rispondo alle domande che in altre occasioni mi sono state rivolte: perché scrivo, da quanto scrivo, cosa scrivo… e via discorrendo. Posto che non ho una patente di poeta, scrivo per liberare le emozioni, come il pittore stende l’opera sulla tela; scrivo in prosa praticamente da sempre, ma in versi da non moltissimo, diciamo da adulta. L’argomento mi è suggerito dal caso, dalle associazioni che si creano tra la natura e le persone, dall’attualità… e dal cuore. Spesso parto dalla descrizione di un soggetto, per esempio il tramonto, e poi vado per eliminazione delle parole superflue, fino ad arrivare al testo più essenziale possibile, con scarsa considerazione della punteggiatura, usando se possibile la rima. Tendenzialmente divido il tutto in tre unità, di pari lunghezza. Se il prodotto mi sembra decente, lo giro a un paio di affezionate lettrici che si esprimono al riguardo, concedendomi il loro benestare. A questo punto mi sento motivata a continuare a… poetare: per il mio benessere soprattutto, e per chi vuole condividere. Il mondo è grande e c’è posto per esprimersi, senza ricorrere per forza a concorsi e olimpiadi della parola. Questo almeno è il mio punto di vista. Attendo il vostro!
Oggi poesia
Oggi mi sento un po’… crepuscolare. Sono stata impegnata a raccogliere testimonianze per il mio prossimo libro e sono piuttosto sfasata, perciò mi butto sulla poesia, che mi solleva da terra. Pesco nel mio repertorio recente e sottopongo alla vostra attenzione una delle ultime, che riporto, intitolata: COME INTRICATE LIANE La poesia è una melodia che distende le pieghe dell’anima aggrovigliate come intricate liane permalose. In versi brevi oppure lunghi le parole si appoggiano l’un l’altra disciplinate quali fanciulle affiatate per donare alla mente provata una boccata d’ossigeno.
Il ritorno di Simone
Simone Biles è ritornata in gara e ha appena vinto il terzo posto alla trave: grande prova di coraggio e di tenuta, dopo l’inconveniente dei giorni scorsi. Mi sto appassionando alle Olimpiadi, per l’exploit di atleti dal volto umano (e dal corpo perfetto), credo siano un esempio di disciplina e resistenza, condite da anni di fatiche e sacrifici. Al momento sto seguendo gli uomini alle parallele e devo dire che è una passerella di grandissimi interpreti, atleti di varie parti del globo che consente un ripasso della geografia. Mi piacerebbe avere qualche commento al riguardo. Mi limito ad esprimere grande ammirazione per le prove, esprimendo intensa solidarietà per il duro percorso affrontato. Lunga vita agli atleti!
Azzurri alle Olimpiadi
– Sono molto contenta che Vanessa Ferrari abbia vinto l’argento a Tokyo: leggera, flessuosa, potente! Ma la ammiro ancora di più da quando so quanto le è costato raggiungere il livello attuale di espressione artistica: cinque interventi e la pausa per il covid. Se non è resilienza questa! Brava ragazza, tenace e coraggiosa come ce ne vorrebbero tante. Per fortuna le Olimpiadi ci raccontano belle storie, come quella di Jacobs (100 metri) e Tamberi (salto in alto) che si abbracciano sotto la bandiera italiana. Le emozioni che trasmettono valgono quanto l’oro conquistato. Credo che a scuola dovrebbe essere incentivata l’attività motoria, come fattore di benessere psico-fisico da coltivare sempre, anche in maniera agonistica da giovani, ma quale strumento per vivere meglio da adulti e infine per invecchiare bene. Giusto stamattina sul quotidiano Il Gazzettino, nella rubrica Passioni e solitudini, la sessuologa Alessandra Graziottin si appella alle istituzioni perché prendano provvedimenti per i danni causati soprattutto agli anziani dal lungo periodo di isolamento emozionale e sociale da lockdown. Ma anche tanti giovani non ne sono esenti. Da bambina mi sarebbe piaciuto fare danza… mi sono dovuta accontentare di partecipare a qualche gara di ballo da adulta, di cui conservo un piacevole ricordo. Ho camminato in maniera spedita, senza essere una maratoneta. Adesso la coxartrosi mi limita, ma dopo l’intervento nessuno mi fermerà più!
Il costo del successo
Seguo “di profilo” le Olimpiadi, nel senso che mi aggiorno sulle gare e partecipo con gli atleti delle varie specialità… ma mi attrae ancora di più il dietro le quinte dei giochi, dove gli sportivi smettono di essere semidei e diventano uomini. Come è successo alla ginnasta statunitense Simone Biles, a 24 anni detentrice di ori e medaglie… e ritiratasi dalle gare per un cedimento mentale che ha compromesso la sua eccezionale performance. Intanto complimenti per aver avuto il coraggio di comunicare questa sua fragilità. Le auguro di rimettersi a volteggiare come una farfalla, appena si sarà ristabilita fisicamente e psicologicamente. Immagino la pressione cui è sottoposta: essere sempre in prima linea produce anche effetti collaterali negativi. Personalmente sono per una seconda fila, senza sbagliare. Parlo per me che da piccola ero “bullizzata” perché brava. Il termine ancora non era in auge, ma i dispetti sì. In terza elementare coprivo in bicicletta il tratto casa- scuola, di circa un chilometro. Un giorno, tornando, mi sono sbucciata un ginocchio contro un ruvido muretto, perché i freni erano stati messi fuori uso da qualcuno invidioso delle mie prestazioni scolastiche. E non è stata l’unica volta. Tanto che da insegnante dissuadevo i genitori troppo ambiziosi, dall’opprimere i figli con richieste di valutazioni stratosferiche. Erano sempre loro a protestare, se ritenevano che il giudizio assegnato fosse al di sotto del merito. Con sceneggiate talora imbarazzanti. Ritengo che l’equilibrio psico-fisico sia prioritario in qualunque ambito, anche nelle competizioni sportive. Solo il singolo sa quando è ora di dedicargli più attenzioni.
Addio luglio!
È arrivata anche la fine di luglio, mese stressante per vari motivi: vorrei essere tutta da un’altra parte, magari insieme alle amiche che sono al mare, invece sono costretta a casa, per non aggravare l’anca ormai debilitata dalla “grave artrosi”, così ha scritto il chirurgo che mi opererà tra un paio di mesi o giù di lì. Devo fare buon viso a cattiva sorte, come si dice. Da sotto il glicine mi godo il primo pomeriggio, mentre dal fondo del campo mi giunge il rumore della sega che sta tagliando legna. Il cane gironzola per il giardino e aspetta paziente che rientri in salotto per il consueto riposino pomeridiano che facciamo in simbiosi. Immagino che la gatta si sia intrufolata tra le canne di mais, di fronte casa, in cerca di fresco. Ho cambiato opinioni sulle stagioni e l’estate non è più la preferita: troppe perturbazioni climatiche, gente disinvolta a passeggio senza mascherina, diffusi latrati di cani che vorrebbero uscire, con e senza padrone. Di positivo, segnalo che ho concluso il ciclo vaccinale martedì, ripetendo Astra Zeneca, con zero effetti collaterali, così tra una decina di giorni potrò fare visita alla mia vicina in R.s.a. senza tema di procurare guai. Nelle residenze per anziani, da noi diffuse, la pandemia ha colpito duro. Ma i danni a livello psicologico, per le persone fragili, sono inimmaginabili. Mi auguro che Agosto porti un po’ di sollievo.
Cultura e Amicizia: ottimo salvagente!
Mi piace lo slogan adottato dal G20 Cultura “La cultura unisce il mondo”. Creato nel 1999, il gruppo dei 20 è un forum dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei Paesi più industrializzati che si incontrano per “favorire l’internazionalità economica e la concertazione tenendo conto delle nuove economie in sviluppo”. Non sono un’esperta ma intuisco che il buono della definizione stia nella parte finale, che si chiude con la parola sviluppo. La cerimonia di apertura della riunione G20 Cultura al tramonto, nel Colosseo, nel cuore dell’antica Roma, con il Presidente Draghi è di grande suggestione. Il Ministro della Cultura Dario Franceschini, con voce ferma dichiara che sarà la cultura la chiave della ripresa, perché “La cultura parla ai popoli e ha il potere di unire il mondo”. L’Italia è il Paese con il maggior numero di siti Patrimonio dell’Umanità Unesco, che con i tre recenti: Montecatini, Cappella degli Scrovegni, portici di Bologna giunge a quota 58 (contro i 55 della Cina e i 48 della Spagna e Germania). Tra l’altro, oggi è la giornata mondiale dell’Amicizia, sentimento che unisce persone, ma per estensione anche popoli. Considerato che abitiamo tutti lo stesso pianeta, mi pare che sia di buon auspicio per studiare e avviare relazioni sulla base di questi due grandi valori: Cultura e Amicizia, da parte dei grandi della terra ma anche di ognuno di noi.
Dopo il temporale, l’arcobaleno!
Certo, dopo il temporale può uscire l’arcobaleno che è sempre uno spettacolo, specie se si forma dietro a un gioiello architettonico come la millenaria chiesa di san Martino, in località Castelcies di Cavaso del Tomba. Anch’io ieri sera ho visto disegnarsi l’arco colorato dietro le casette a schiera, davanti casa mia: mi sono stupita e ho pensato a Iride, la messaggera degli dei che tiene i contatti tra terra e cielo. Ho anche pensato di fotografarlo, ma avrei replicato un soggetto già immortalato. Poi mi arriva da un’amica la foto che Floriano ha scattato alla sua “vicina di casa”, abitando nei pressi della storica chiesetta, ubicata su un’altura da cui si gode un ottimo panorama. Non per niente Floriano scrive poesie e la sua foto poetica parla da sola. Cosa dice? La natura è uno spettacolo, se abbiamo occhi per osservare e cuore per sentire… oltretutto gratuito e a cielo aperto. Peccato che per arrivarci, sia obbligatorio subire prima l’inferno, con temporale, nubifragio e altre calamità. Certo succedeva anche una volta, ma adesso i repentini cambiamenti climatici ci stanno disorientando, limitando molto il gusto di uscire, già compromesso dalla pandemia. Tornando alla chiesetta, anni fa era bello ritrovarsi lassù durante le giornate settembrine di Arte e Natura, cui anch’io ho partecipato con un banco dove promuovevo i miei libri. Artisti di varie branche operavano all’aperto, in uno scenario simbiotico tra creature e creato. Voglio sperare che siamo alla fine della pandemia. L’arcobaleno sulla chiesa di san Martino è incoraggiante.
Omaggio al limone
Scopro che oggi è la giornata nazionale del limone, pianta preziosa per i suoi frutti con alto quantitativo di vitamina C ma anche per i profumatissimi fiori chiamati zagare. Mi occupo da parecchio di una pianta di limoni, più per i fiori che per i frutti, dalle molteplici proprietà benefiche che non oso quasi raccogliere, nel senso che mi piace guardarli e li stacco un attimo prima che avvizziscano. Pare che la pianta sia un ibrido tra l’arancio amaro e il cedro, coltivata per la prima volta nella regione di Assam, dell’India del nord-ovest. Apprezzato il limone anche in cucina, giuro che provo la ricetta “Spaghetti al limone e basilico”. La mamma aveva una tovaglia con disegnati tanti limoni gialli su fondo nero… un’anziana preparava il limoncello fatto in casa e lo serviva in deliziosi bicchierini di cristallo, il giallo è il mio colore preferito, da solo e/o in abbinamento col celeste. Di mattina, quando do da mangiare ai canarini, inserisco nell’abbeveratoio delle gocce di succo di limone, pratica che seguo anch’io per aromatizzare l’acqua. A ben considerare, sia pianta che frutti accompagnano la mia giornata e quella del vicino, che coltiva un esemplare più in salute del mio (in realtà l’ho ereditato da mio figlio che non se ne occupa più). Data la storia del limone e l’ampio impiego dei suoi fiori foglie e frutti, si merita di essere ricordato con la dedica dell’odierna giornata.
